Pieter Paul Rubens

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Pieter Paul Rubens Autoritratto (1623)

Sir Pieter Paul Rubens /ˈpi:tər pɑʊ̯l ˈry:bəns/ (Siegen, 28 giugno 1577Anversa, 30 maggio 1640) è stato un pittore fiammingo. La sua opera, secondo Giuliano Briganti, «può considerarsi l’archetipo del "barocco"»;[1] per Luigi Mallè, ha aperto la via al tumultuante barocco europeo, nordico e francese in particolar modo.[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Rubens nacque a Siegen, in Westfalia, Germania, il 28 giugno 1577 da Jan Rubens, avvocato fiammingo Calvinista, e da Maria Pypelynckx. Trascorse l'infanzia a Colonia dove il padre si rifugiò con la famiglia per sfuggire alla persecuzione spagnola contro i protestanti. In seguito, nel 1589, si trasferì ad Anversa dove ricevette una educazione umanista, grazie allo studio del latino e della letteratura classica e si convertirà al cattolicesimo.
Alla età di quattordici anni, incominciò il suo apprendistato artistico con Tobias Verhaeght (1561-1631).

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

San Sebastiano soccorso da angeli (dopo il 1604)

Sappiamo che nel 1596 Rubens eseguì alcuni dipinti, tra cui un perduto Parnaso insieme al maestro Otto van Veen (1558-1629) e Jan Brueghel il Vecchio. Di questo primo periodo sono sia il Peccato originale, conservato al Rubenshuis di Anversa, in cui i personaggi sono resi con proporzioni classicheggianti, che la Battaglia delle amazzoni, della Bildergalerie di Potsdam, ove le piccole figure sono inserite in un paesaggio realizzato da Jan Brueghel, secondo la tradizione anversana della divisione dei compiti nei paesaggi con figure. Nel 1598 venne iscritto come maestro alla corporazione dei pittori della gilda cittadina.

Rubens in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Compianto sul corpo di Cristo deposto o Sepoltura Borghese, 1605/1606[3], Roma, Galleria Borghese.
Cristo morto, 1612 circa, Berlino, Gemäldegalerie.

Nel maggio del 1600 partì per l'Italia dove rimase per i successivi otto anni, facendo tappa prima a Venezia dove studiò Tiziano, Veronese e Tintoretto, poi, entrato in contatto con Vincenzo I Gonzaga duca di Mantova il giovane pittore accettò l'incarico di pittore di corte, conservando tale carica fino alla fine del suo soggiorno italiano, arricchendo ulteriormente la sua cultura figurativa studiando le opere della ricca collezione dei Gonzaga e copiando dipinti famosi.

Nel 1601 venne inviato dal duca a Roma per copiare alcuni quadri, in questo soggiorno romano, ha modo di ampliare ulteriormente i suoi orizzonti figurativi, grazie alla copia di modelli di Michelangelo e Raffaello, allo studio dell'antico, ma guardando anche alla coeva produzione artistica del Carracci, di Caravaggio e di Federico Barocci. Entro il 1602, realizzò per la cappella di Sant’Elena nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme il Trionfo di sant’Elena, l’Incoronazione di spine e l’Innalzamento della croce. Di questo stesso periodo, in cui entra in contatto con la cerchia del cardinal Scipione Borghese, sono anche il Compianto sul corpo di Cristo, ora conservato alla Galleria Borghese e il Martirio di san Sebastiano di Palazzo Corsini.

Nel 1603, fu in missione per il duca di Mantova presso il re di Spagna. Tornato a Mantova all'inizio del 1604, vi rimase fino al 1605, quando, l'anno successivo, tornò a Roma presso suo fratello Philipp, dopo un breve soggiorno genovese ove dipinse il Ritratto di Brigida Spinola Doria, ora conservato alla National Gallery of Art di Washington, ricevette la commissione per la decorazione dell'abside di Santa Maria in Vallicella, terminando l'opera, ora al Museo di Grenoble, alla fine del 1607, con riuniti in un unico dipinto la Madonna e cinque santi. Quando Rubens si accorse che la posizione del dipinto sull'altare attirava una luce eccessiva che rendeva l'opera poco leggibile, decise di ritirarlo e di sostituirlo nel 1608 con tre dipinti su ardesia, materiale più adatto alla luce della chiesa: la Madonna della Vallicella, i Santi Gregorio, Papia e Mauro e i Santi Domitilla, Nereo e Achilleo. La tavola centrale, dall'intenso dinamismo con una composizione che sembra dilatarsi verso lo spazio circostante, anticipa soluzioni che saranno adottate dalla successiva pittura barocca, infatti come scrisse Giuliano Briganti: «... lo spazio sembra vibrare e dilatarsi per accogliere le gigantesche figure che lo occupano in tutti i sensi con l'eloquenza solenne del loro gestire e sfogarsi poi liberamente nella fuga prospettica della gloria angelica centrale ove i raggi della luce divina, che partono da un punto focale così alto e lontano da suggerire una profondità infinita, irrompono per i fessi delle nubi e tra i corpi degli angeli in controluce, disposti in una vorticosa continuità.».

Ad Anversa[modifica | modifica wikitesto]

Fin dal ritorno in patria Rubens ebbe il sostegno di due potenti protettori: lo scabino e borgomastro Nicolas Rockox e l’arciduca Alberto, governatore dei Paesi Bassi meridionali. In questo periodo il suo stile evolve verso composizioni caratterizzate da contrasti luministici molto accentuati, di parziale ascendenza caravaggesca, con figure michelangiolesche disposte in gruppi poco simmetrici e in atteggiamenti vari e come compressi sul quadro, come per esempio avviene nel Sansone e Dalila del 1609-10 circa, ora conservato alla National Gallery di Londra e nel trittico con l'Erezione della croce, realizzato tra il 1610 e il 1611 per la Cattedrale di Anversa, dalle forme possenti ma dinamiche.

Venere al bagno, 1612-15 circa, Vaduz, Fürstlich Liechtensteinische Gemäldegalerie

Lo stile eroico[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 1612 circa lo stile dell'artista cambia, probabilmente anche in rapporto con le coeve istanze della Controriforma Cattolica; ora le sue composizioni sono più chiare e vicine a toni cromatici più freddi, con un equilibrio più marcato e una scansione maggiormente simmetrica dei personaggi, distribuiti in modo più armonioso e dotati di un forte risalto plastico sull'esempio delle statue ellenistiche che Rubens aveva copiato a Roma. Il cambiamento si può vedere nella classicheggiante Discesa dalla croce, realizzata da Rubens per la Cattedrale anversate tra il 1612 e il 1614, ispirandosi per il corpo del Cristo al Laocoonte.

Ritratto di Agrippina e Germanicus, 1614.

Tra il 1613 e il 1614 realizza l'Incredulità di san Tommaso, ora al Koninklijk Museum di Anversa, prendendo a modello per il Cristo un Giove antico. Di questo periodo è anche il Martirio di san Sebastiano della Gemäldegalerie di Berlino, con figure modellate su prototipi antichi.

Grandi commissioni[modifica | modifica wikitesto]

In questo periodo di intensa attività organizza una bottega, applicando al lavoro artistico quelli che erano i metodi dell'industria e impiegando i suoi collaboratori con criteri razionali, scegliendoli in base alle singole specializzazioni. Il Rubens, per far fronte alle numerose e imponenti commissioni, preparava un cartone e lasciava alla bottega la trasposizione dell’idea figurativa nella sua forma ultima, in definitiva divide nettamente l'idea prima dall'esecuzione, riallacciandosi alla coeva teoria artistica classicheggiante italiana, questo metodo andò progressivamente scomparendo nel corso della sua ultima attività.

Tra il 1617 e il 1618, lavora ai progetti per una serie di sette arazzi rappresentanti la Storia di Decio Mure su commissione di nobili genovesi, i bozzetti oggi sono conservati nella Galleria dei principi del Liechtenstein a Vaduz, una sorta di ciclo apologetico dello stoicismo romano. Del 1620 è la decorazione dei soffitti della chiesa di San Carlo Borromeo ad Anversa, andati distrutti nell’incendio del 1718, rimangono gli schizzi, ora divisi tra vari musei e collezioni europee. La decorazione delle volte era composta da circa quaranta grandi dipinti con scene tratte dall’Antico, dal Nuovo Testamento e dalle vite dei santi, disposte l’una di fronte all’altra in due file su due registri.

Il ciclo di Maria de' Medici[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Maria de' Medici

Alla fine del 1621, il Rubens riceve, da Maria de' Medici, madre del re francese Luigi XIII, l'incarico di dipingere una serie di quadri monumentali per ornare la galleria del Palazzo del Luxembourg con un ciclo allegorico-encomiastico che illustrava la vita e la concezione politica della committente.

Il ciclo, completato nel 1625 e realizzato nei modi tipici della pittura secentesca (unendo allegorie e ritratti), rappresenta non un avvenimento storico lontano nel tempo, ma un capitolo recente della politica francese: Maria de' Medici nei suoi sette anni di reggenza tra il 1610 e il 1617, aveva cercato di assicurare la pace con l'impero asburgico sconfessando il segreto Trattato di Bruzolo (antispagnolo) del 25 aprile 1610, e, attraverso i matrimoni dei figli (Elisabetta col re di Spagna Filippo IV e Luigi XIII con Anna d'Austria, sorella del re spagnolo), aveva cercato di porre le basi per una pace duratura con la potenza spagnola.

All'interno la sua politica volta alla pacificazione, venne sostenuta da concessioni politiche e finanziarie ai suoi rivali, affidando gli affari al suo favorito italiano Concino Concini. Nel 1617, con l'assassinio di quest'ultimo, il diciassettenne Luigi XIII assunse la reggenza, Maria fu allontanata da Parigi e costretta dal re a risiedere nel castello di Blois; nel 1619 fuggì da quest'ultimo per rifugiarsi presso il duca di Empernon, guida dei ribelli, schierandosi con questi. Dopo vari negoziati, nel 1620 si riconciliò definitivamente col figlio e con la pace di Angers ottenne di essere prosciolta da ogni accusa.

Probabilmente Maria decise allora di giustificare il suo operato attraverso un grande ciclo pittorico: tornata a Parigi, prese un primo accordo col pittore che prevedeva quattordici quadri raffiguranti scene della gioventù di Maria e della sua vita come moglie di Enrico IV:

  1. La nascita della regina, a Firenze il 26 aprile 1573;
  2. L'educazione della regina;
  3. Enrico IV riceve il ritratto di Maria de' Medici e si lascia disarmare dall'Amore;
  4. Il matrimonio per procura di Maria de' Medici e Enrico IV, a Firenze il 5 ottobre 1600;
  5. L'arrivo della regina a Marsiglia, il 3 novembre 1600;
  6. L'arrivo della regina a Lione, il 9 dicembre 1600;
  7. La nascita del Delfino, futuro Luigi XIII, a Fontainebleau, il 27 settembre 1601;
  8. L'incoronazione della regina all'abbazia di Saint-Denis, il 13 maggio 1610;
  9. Apoteosi di Enrico IV e la proclamazione della reggenza, il 14 maggio 1610;
  10. La presa di Jülich, il primo settembre 1610;
  11. La pace della reggenza
  12. Il consiglio degli dei per il matrimonio della Francia e della Spagna.

Vennero anche progettati tre o quattro dipinti con ritratti allegorici sul tema del doppio matrimonio tra la Francia e la Spagna, ovvero sui matrimoni fra Luigi XIII e Anna d'Austria e Filippo IV e Isabella di Francia, infine La maggiore età di Luigi XIII, il 20 ottobre 1614.

Realizzate le prime nove scene, si decise di limitare ad una sola tela Le Nozze spagnole, realizzando la scena con Lo scambio delle due principesse di Francia e Spagna sulla Bidassoa a Hendaye, il 9 novembre 1615. Per iniziativa di Nicolas de Peiresc, prima dell'Incoronazione, venne dedicato un quadro alla consegna della reggenza da parte di Enrico IV a Maria prima della partenza del primo per la guerra contro Jülich, il Rubens realizzò la tela con i Preparativi del re per la guerra, o La regina riceve la reggenza, il 20 marzo 1610.

Apportate queste variazioni rimasero libere cinque zone, il 26 agosto fu il Peiresc stesso a comunicare i restanti temi, invitandolo a trattarli «con figure mistiche e con ogni rispetto al figlio»: La partenza di Maria da Parigi, successivamente rimosso, e sostituito per volontà del re Luigi XIII, con la tela con La felicità della Reggenza, La regina fugge dal castello di Blois nella notte tra il 21 e il 22 febbraio 1619, Il trattato d'Angoulême, il 30 aprile 1619, Il rinnovato inizio delle ostilità presso Pont de Cé, soggetto abbandonato, ma ancora menzionato nella corrispondenza dell'artista dell'agosto 1622, e La conclusione della pace ad Angers, il 10 agosto 1620, con questo il ciclo doveva concludersi facendo retrocedere la Maggiore età di Luigi XIII al quattordicesimo posto.

Questi temi, ad una prima lettura, possono apparire problematici, per i delicati equilibri politici, tra la regina e il figlio: il primo narra la precipitosa fuga di Maria dalla capitale francese a seguito di una sollevazione provocata dal pessimo governo del suo favorito e il suo confinamento nel castello di Blois ad opera del re, nel secondo la fuga da Blois significava l'aperta ribellione al re, nel terzo è l'accordo di Angoulême, che se non aveva fatto finire la guerra civile, aveva almeno gettato un ponte per un primo accordo, nel quarto, mai realizzato, le truppe di Maria erano sonoramente battute.

La scelta di questi temi ad una lettura più attenta e tenendo conto dell'influsso allora esercitato dal cardinale Richelieu, allineato durante la ribellione dalla parte delle regina, successivamente relegato da Luigi XIII ad Avignone, dove accolse positivamente la notizia della riconciliazione fra madre e figlio, adoperandosi prima nelle trattative di Angoulême poi di Angers, tendono a presentare Maria de' Medici come incolpevole, la sua temporanea inimicizia col figlio come opera dei nemici della Francia e a sottolineare la loro nuova intesa come opera del Richelieu. Secondo le Memorie del cardinale fu il favorito del re il Conestabile Luynes il vero responsabile dell'inimicizia tra la madre e il figlio, infatti nella Galleria, l'ultimo quadro eseguito successivamente dal Rubens, venne intitolato Riconciliazione della regina col figlio dopo la morte del Conestabile di Luynes, il 15 dicembre 1621.

Anche se la Partenza da Parigi, venne successivamente rimossa, nelle Memorie del Richelieu la fuga da Parigi viene spiegata come necessità in seguito alla morte di Concino Concini, la fuga da Blois, venne lasciata in quanto la regina voleva conservare almeno in un quadro il ricordo delle sofferenze subite, La Pace di Angoulême, narrava le trattative svolte a Angoulême tra la regina e il plenipotenziario del re, queste rimaste senza risultati videro l'attiva partecipazione del Richelieu che ottenne per questo l'abito cardinalizio. Tra il 1621 e il 1622, preparò i cartoni per dodici arazzi con la Storia dell’imperatore Costantino, su commissione di Luigi XIII.

Ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Adorazione dei magi, 1634, Cambridge, King's College Chapel

Tra il 1625 e il 1628, preparò i bozzetti di quindici grandi arazzi col Trionfo dell'eucaristia, su commissione dell’arciduchessa Isabella e destinati al convento madrileno delle Carmelitane scalze. Tra il 1627 e il 1631, su commissione di Maria de' Medici, iniziò la decorazione della Galleria di Enrico IV, del progetto abbandonato rimangono due grandi composizioni, ampiamente abbozzate, alla Galleria degli Uffizi e alcuni schizzi al Museo di Bayonne e alla Wallace Collection di Londra.

Nel 1627 acquistò una casa di campagna ad Ekeren. L'anno successivo Rubens è in missione diplomatica alla corte del re spagnolo Filippo IV e tra il 1629 il 1630 fu alla corte di Carlo I d'Inghilterra. Tra il 1629 e il 1634 lavorò, su commissione di Carlo I d'Inghilterra, alla decorazione della Banqueting House di Whitehall a Londra realizzando nove dipinti con la Glorificazione di Giacomo I.

Tra il 1630 e il 1632 realizzò la serie di otto arazzi con la Storia di Achille. Nel 1635, comperò la tenuta dello Steen a Elewyt, nello stesso anno realizzò gli apparati per l'entrata trionfale ad Anversa del nuovo governatore generale dei Paesi Bassi, l'arciduca Ferdinando d'Austria. Tra il 1637 e il 1638, venne chiamato a realizzare la decorazione della Torre de la Parada, o meglio venticinque stanze del padiglione di caccia del re spagnolo Filippo IV, realizzando una serie di 53 bozzetti tratti dalle Metamorfosi di Ovidio su un totale di 163 dipinti censiti in un inventario di inizio 1700. Di sua mano anche la realizzazione di 14 dipinti dagli stessi bozzetti da lui realizzati mentre i restanti bozzetti sono serviti ad allievi e pittori fiamminghi per realizzare i quadri.

Venere e Cupido con uno specchio dopo Tiziano(1650-1700)

La vena artistica di Rubens mescolò linee classicheggianti con quelle barocche di dilatazione delle forme, di ritmo infinito, di fastosità e di bellezze decorative, e uno sfondo di realismo che fa da scenario alla trasfigurazione dei sensi.[4]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di bambina (Clara Serena Rubens), 1618, Vaduz, Fürstlich Lichtensteinische Gemäldegalerie
San Domenico e San Francesco preservando il mondo dall'ira di Gesù Cristo, 1618-1620, Lione, museo di belle-arti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ www.ilgiornale.it - Il Barocco? Nasce così, nelle Marche
  2. ^ "Atlante della pittura - Maestri fiamminghi" di Luigi Mallé, ediz. De Agostini, Novara, 1965 (alla pag.45 - voce "Pieter Paul Rubens")
  3. ^ Compianto sul corpo di Cristo deposto opera del 1601/1602 secondo il Puyvelde (1950) 1605/1606 secondo Oldenbourg (1916), Gluck (1933) e Longhi (1928). Citata nel Fidecommesso Borghese del 1833 come opera di Antoon van Dyck, attribuita definitivamente al Rubens alla fine del XIX secolo da Jacob Burckhardt
  4. ^ "Atlante della pittura - Maestri fiamminghi" di Luigi Mallé, ediz. De Agostini, Novara, 1965 (alla pag.48 - voce "Pieter Paul Rubens")

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. P. Bellori, Vite dei pittori, scultori ed architetti moderni, Roma 1672.
  • A cura di W. von Bode, Peter Paul Rubens. Sammlung der von Rudolf Oldenbourg veröffentlichten oder zur Veröffentlichung vorbereiteten Abhandlungen über den Meister, München-Berlino 1922, pp. 63-80.
  • F. Zeri, Un ritratto di Pietro Paolo Rubens a Genova, in «Paragone», n. 67, 1955.
  • M. Jaffé, Rubens, in «Enciclopedia Universale dell’Arte», volume XII, Venezia-Roma 1964, ad vocem.
  • J. Müller-Hofstede, Rubens und Tizian: Das Bild Karls V, in «Neue Zürcher Zeitung», n. 266, 1º ottobre 1966, pp. 19 sg.
  • J. Müller-Hofstede, Rubens in Italien, catalogo della mostra, Köln 1977.
  • J. Rowlands, Drawings and Sketches, Londra 1977.
  • M. Jaffé, Rubens and Italy, Oxford 1977.
  • M. Jaffé, Rubens, Milano 1989.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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