Francisco de Quevedo

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Francisco de Quevedo.

Francisco de Quevedo y Villegas (Madrid, 14 settembre 1580Villanueva de los Infantes, 8 settembre 1645) è stato uno scrittore e poeta spagnolo.

Di famiglia nobile, fece i primi studi presso i Gesuiti, compì quelli classici all'Università di Alcalà de Henares e studiò teologia a Valladolid. Amico di Pedro Téllez-Girón terzo duca di Osuna, lo seguì prima a Palermo e poi a Napoli, e quando il duca vi fu nominato Viceré, ebbe la segreteria delle Finanze.

Tornato in Spagna nel 1634, si sposò con una vedova, Esperanza de Mendoza, dalla quale però si separò poco tempo dopo. Pur desiderando un amore ideale, disprezzava le donne e di fatto non ebbe mai una relazione duratura. Esplicò importanti missioni diplomatiche, in particolare presso la Repubblica di Venezia (fu tra l'altro accusato di essere coinvolto in una congiura contro quest'ultima). Fu poi segretario del re a corte, ma ebbe a soffrire varie persecuzioni politiche: dapprima a causa dell'alterna fortuna del suo mecenate, indi a causa di un memoriale contro il re a lui attribuito. Imprigionato per quattro anni dal 1639, morì due anni dopo aver riacquistato la libertà.

Oltre ad avere un'ottima formazione umanistica, Quevedo conosceva perfettamente l'italiano, il francese, il latino, il greco, l'arabo e l'ebraico. Quando fu sospettato di aver preso parte ad una congiura contro Venezia, riuscì a fuggire travestito da mendicante senza essere riconosciuto grazie al suo perfetto accento italiano.

Pensiero e stile[modifica | modifica sorgente]

Quevedo è forse l'ingegno più vigoroso, inquieto e complesso della letteratura spagnola. È considerato inoltre una delle figure più significative del barocco europeo.

Della letteratura barocca egli rappresenta l'ala concettista, come Luis de Góngora ne rappresenta l'ala culterana, sebbene le due correnti, fieramente contrapposte nelle personalità rivali dei due principali esponenti e per molto tempo considerate separatamente, finiscano per confondersi e comporsi nella superiore unità della poetica barocca: ora tesa ad astruse e problematiche scalate concettuali, ora ad ermetiche e desuete forme metaforiche.

Certo è che Quevedo, nella sua vasta e assai variegata opera, ha lasciato un'orma inconfondibile della sua acuta sensibilità morale che, di fronte alla crisi dei valori, alla corruzione dei costumi ed alla decadenza politica (del regno di Filippo IV), prende via via l'aspetto di aspra critica, di rivolta, di amarezza o disinganno.

Opere in poesia[modifica | modifica sorgente]

Poeta di altissime qualità intellettuali e visionarie, Quevedo diede il meglio di sé nei sonetti: alcuni di tema ascetico, altri d'intento dottrinale, altri a sfondo politico e altri ancora di ispirazione amorosa. L'opera poetica fu raccolta e pubblicata postuma ne El Parnaso español (1648; Il Parnaso spagnolo) e ne Las tres ultimas musas castellanas (1670; Le tre ultime muse castigliane). Buona parte delle restanti composizioni di Quevedo hanno carattere satirico con chiari riflessi di Giovenale, Marziale e Petronio, ma profondamente originali per la varietà di temi e per le audacie stilistiche del suo concettismo.

Opere in prosa[modifica | modifica sorgente]

Monumento a Quevedo a Madrid (A. Querol, 1902).

Il Pitocco [modifica | modifica sorgente]

Tra le opere in prosa spiccano il romanzo picaresco La Historia de la vida del Buscòn llamado Don Pablos (La storia della vita del pitocco chiamato Don Paolo: scritta verso il 1603 e pubblicata nel 1626) che, nell'arco tracciato da quella particolare letteratura, raggiunge l'estremo limite della rappresentazione cruda e grottesca dell'umana miseria.

Sueños y discursos[modifica | modifica sorgente]

Sueños y discursos (1627; Sogni e discorsi), è una serie di stupende narrazioni satirico-morali, per lo più in forma di dialogo alla maniera di Luciano di Samosata, nelle quali, valendosi dell'espediente del sogno, e della visione, Quevedo passa in rassegna vizi, falsità e meschinità della vita del suo tempo, con grande profondità di pensiero e paradossali descrizioni dai contrasti violenti.

Altre opere[modifica | modifica sorgente]

Infine, oltre ad un gruppo di entremeses di carattere burlesco, che testimoniano l'interesse di Quevedo per il teatro, vanno ricordate di lui le numerose opere di carattere politico, tra cui Politica de Dios, gobierno de Cristo y tiranìa de Satanàs (Politica di Dio, governo di Cristo e tirannia di Satana; scritta nel 1617 e pubblicata nel 1635) e la vita di Marco Bruto del 1644, commento all'opera di Plutarco: dove viene tracciata una linea politica antimachiavellica e storico-cristiana.

Lo stoicismo di Seneca, che influì notevolmente su Quevedo, è alla base dei suoi scritti di carattere ascetico e dottrinale, fra i quali ricordiamo La Providencia de Dios (Provvidenza di Dio), del 1641 e La vida de San Pablo (La vita di San Paolo) del 1644. Inoltre anche gli scritti di carattere filosofico come La cuna y la sepultura del 1635 e Las quatro pestes del mundo y los cuatro fantasmas de la vida (I quattro flagelli del mondo e i quattro fantasmi della vita), pubblicato postumo nel 1651, in cui il pessimismo e la concezione negativa della vita si risolvono nell'idea della morte, tema dominante dell'opera di Quevedo.

Opere principali[modifica | modifica sorgente]

Ano Opera Genere Letterario
1626 El Buscón (Vita dell'avventuriero Don Pablos de Segovia) Romanzo
1627 Sueños y Discursos(Suogni e Discursi) Filosofia
1635 la Doctrina stoïciana Filosofia
- Politica di Dio e governo di Cristo, la Rivoluzione di Barcelona Politica
- Los refranes del viejo celoso Teatro
- Diego Moreno Teatro
- La Venta Teatro
- La Destreza Teatro
- El marido pantasma Teatro
1634 La cuna y la sepultura(la Culla e la Tomba) Filosofia
1630 Doctrina moral del conocimiento propio, y del desengaño de las cosas ajenas Filosofia
1633 La Perinola Critica letteraria

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