Banqueting House

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Coordinate: 51°30′15.84″N 0°07′32.16″W / 51.5044°N 0.1256°W51.5044; -0.1256

Banqueting House
Banqueting House London.jpg
Esterno
Ubicazione
Stato Regno Unito Regno Unito
Regione/area/distretto Grande Londra
Località Londra
Indirizzo Whitehall London SW1A 2ER, Regno Unito
Informazioni
Condizioni In uso
Inaugurazione 1619-1622
Stile manierista
Uso sala per cerimonie
Realizzazione
Architetto Inigo Jones
 
Interno

La Banqueting House (in italiano: Casa dei Banchetti) di Whitehall, a Londra, è la meglio conservata delle Banqueting Houses fatte costruire dai sovrani inglesi. È inoltre l'unica componente superstite del complesso di Whitehall, distrutto dal grande incendio di Londra del 1666.

La storia[modifica | modifica sorgente]

L'edificio, destinato agli spettacoli e ai ricevimenti di corte, fu commissionato da re Giacomo I Stuart nel 1619 all'architetto Inigo Jones ed è considerato uno dei migliori prodotti del Classicismo inglese, presentando una serie di elementi dedotti dall'architettura rinascimentale e dal Manierismo italiano. Nel 1622 i lavori terminarono. Qualche decina di anni più tardi, re Carlo I d'Inghilterra venne giustiziato proprio davanti al palazzo[1].

L'architettura[modifica | modifica sorgente]

La costruzione che è costituita da un unico grande vano a doppio volume, si ispira allo schema tipologico della basilica romana desunto, con tutta evidenza, da Andrea Palladio. Tale corrispondenza doveva essere maggiormente evidente al momento della costruzione, quando ancora non era stata demolita l'abside semicircolare posta sul lato sud[2].

L'interno è uno spazio luminoso a doppio cubo i cui lati longitudinali, con doppia finestratura, sono scandito da due ordini sovrapposti (ionico e corinzio) interrotto da un ballatoio su mensole. Il soffitto cassettonato accoglie pannelli dipinti da Pieter Paul Rubens raffiguranti l'apoteosi di Giacomo I.

L'esterno è mutuato dai palazzi urbani di Palladio e, per adeguarsi a tale modello, Jones rinuncia ad alcuni elementi architettonici manieristici presenti dei disegni di studio e persino al frontone triangolare sul prospetto principale[3] visto che l'ingresso è posto sul lato minore. La facciata è scandita da sette campate di due ordini sovrapposti di lesene; i tre intercolumni centrali sono evidenziati con l'uso di semicolonne. L'aspetto attuale non corrisponde a quello originario in quanto un intervento ottocentesco di John Soane, ha eliminato il cromatismo dovuto all'uso di materiali lapidei diversi[4], mediante l'uso esclusivo della pietra di Portland, anche se i dettagli della facciata originaria sono stati fedelmente riprodotti.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La piattaforma per l'impiccaggione venne realizzata proprio su una delle finestre dell'edificio: Patrick Nuttgens, Storia dell'architettura
  2. ^ J. Summerson, Inigo Jones, tra. italiana, 1973.
  3. ^ J. Summerson, Op. cit., 1973.
  4. ^ J. Summerson, Op. cit., 1973.

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