Vittoria del Regno Unito

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Vittoria
Ritratto ufficiale della regina Vittoria.
Ritratto ufficiale della regina Vittoria.
Regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda
Stemma
In carica 20 giugno 1837 -
22 gennaio 1901
Incoronazione 28 giugno 1838
Predecessore Guglielmo IV
Successore Edoardo VII
Imperatrice d'India
In carica 1º maggio 1876 -
22 gennaio 1901
Predecessore Nessuno
Successore Edoardo VII
Nome completo Alexandrina Victoria
Trattamento Maestà
Altri titoli Signora di Man
Capo Supremo della Chiesa d'Inghilterra
Nascita Kensington Palace, Londra, 24 maggio 1819
Morte Osborne House, Isola di Wight, Inghilterra, 22 gennaio 1901
Sepoltura Royal Burial Ground, Frogmore, Windsor, 4 febbraio 1901
Casa reale Hannover
Padre Edoardo Augusto
Madre Vittoria di Sassonia-Coburgo-Saalfeld
Consorte Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha
Figli Imperatrice Vittoria
Re Edoardo VII
Principessa Alice
Principe Alfredo
Principessa Elena
Principessa Luisa
Principe Arturo
Principe Leopoldo
Principessa Beatrice
Firma Queen Victoria Signature.svg
La regina Vittoria nel giorno della sua incoronazione.

Vittoria (Alexandrina Victoria; Londra, 24 maggio 1819Isola di Wight, 22 gennaio 1901) fu regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda dal 20 giugno 1837 e Imperatrice d'India dal 1876 fino alla sua morte. Il suo regno, durato più di 63 anni e mezzo, è il più lungo di tutta la storia britannica. Oltre ad essere regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, fu la prima a fregiarsi del titolo di imperatrice d'India. Il suo lunghissimo regno viene anche conosciuto come "epoca vittoriana".

Il suo regno fu segnato da una grande espansione dell'Impero Britannico, e fu preceduto dalla prima rivoluzione industriale, un periodo di grandi cambiamenti sociali, economici e tecnologici nel Regno Unito. Vittoria fu l'ultimo sovrano britannico del Casato di Hannover, poiché il suo successore, nonché suo figlio, appartiene alla Casa dei Sassonia-Coburgo-Gotha, ossia la casata del padre.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Il padre di Vittoria, principe Edoardo Augusto, Duca di Kent e Strathearn, era il quarto figlio del Re Giorgio III. Il Duca di Kent, come molti altri figli di Re Giorgio III non si sposò da giovane; il primogenito di Giorgio III, Principe di Galles, il futuro Re Giorgio IV, si sposò ma ebbe solo una figlia, la Principessa Carlotta Augusta di Galles.

Quando questa morì nel 1817 gli altri figli di Re Giorgio III si affrettarono a sposarsi e ad aver figli per assicurare un erede al Re. A cinquanta anni il duca di Kent e Strathearn si sposò con la principessa Vittoria di Sassonia-Coburgo-Saalfeld, sorella del principe di Sassonia-Coburgo-Saalfeld vedovo della principessa Carlotta, e a sua volta vedova di Emilio Carlo, principe di Leiningen; Vittoria, la sola figlia della coppia, nacque a Kensington Palace, a Londra, nella notte del 24 maggio 1819 alle ore 4.15[1][2].

Alexandrina Victoria

Con grande dispiacere del duca di Kent, che avrebbe preferito il nome Elisabetta, la bambina fu chiamata Alessandrina Vittoria, in quanto il Re, sempre desideroso di irritare il fratello minore, aveva invitato a fare da padrino lo zar Alessandro I di Russia. Tuttavia, dalla nascita ella venne formalmente chiamata Sua Altezza Reale Principessa Vittoria di Kent, ma in seno alla famiglia venne chiamata Drina[3].

Alla nascita, Vittoria era la quinta nella linea di successione dopo il padre ed i suoi tre fratelli maggiori, rispettivamente il Principe reggente, il Duca di York ed il Duca di Clarence ma nessuno negli zii della principessa riuscì ad avere un erede (il Principe reggente ed il Duca di York erano in contrasto con le moglie e le figlie del Duca di Clarence erano morti poco dopo la nascita)[4].

Suo padre morì di polmonite otto mesi dopo la sua nascita; il nonno, il re Giorgio III, morì pazzo e cieco meno di una settimana dopo. Lo zio della principessa Vittoria, il Principe di Galles, ereditò la corona diventando Re Giorgio IV. Nonostante occupasse una posizione molto alta nella linea di successione al trono britannico, a Vittoria venne insegnato solo il tedesco, ma dall'età di tre anni venne istruita all'inglese. In seguito imparò a parlare anche italiano, greco, latino, francese. Il suo precettore fu il reverendo George Davis e sua governante fu Louise Lehzen[5].

Erede al Trono[modifica | modifica wikitesto]

Quando la principessa Vittoria di Kent ebbe l'età di undici anni, suo zio re Giorgio IV, morì senza figli lasciando il trono a suo fratello, il Duca di Clarence e St. Andrews che divenne re con il nome di Guglielmo IV. Dato che anche il nuovo re era senza figli Vittoria divenne automaticamente sua erede al trono. A quei tempi non c'erano particolari restrizioni ad avere un monarca bambino, per cui Vittoria poteva essere incoronata come un adulto. Per evitare uno scenario di questo tipo il Parlamento promulgò il Regency Act 1831 ("Atto per la Reggenza 1831"), in cui si prevedeva che sua madre, la Duchessa di Kent e Strathearn, sarebbe stata reggente fino alla sua maggiore età[6]: ignorando i precedenti, il Parlamento non previde un consiglio per limitare i poteri del reggente sebbene lo stesso sovrano, Guglielmo IV, non apprezzasse le capacità della cognata al punto da dichiarare pubblicamente (nel 1836) che avrebbe cercato di vivere finché la nipote avesse avuto 18 anni, pur di evitare una reggenza[7][8].

In ogni caso, nonostante il suo futuro ruolo pubblico, la principessa passò una giovinezza, da lei stessa descritta "alquanto malinconica"[9][10]: la madre, infatti, estremamente protettiva teneva la figlia isolata dagli altri coetanei al palazzo di Kensington, sede di una vera e propria corte parallela, completamente dominata dalla figura di Sir John Conroy, da molti ritenuto l'amante della Duchessa Vittoria di Sassonia[11][12]; rari erano, infine, i rapporti con la corte di Londra dal momento che la madre della principessa era in contrasto con Re Guglielmo e poi poiché desiderava preservarla da ogni rapporto sconveniente (in particolare con i figli illegittimi del sovrano)[13][14].

Incontro con il Principe Alberto[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1836, la principessa Vittoria, sedicenne, probabilmente mediante l'interessamento dello zio materno, il re dei Belgi Leopoldo I[15], incontrò il suo futuro marito principe Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha. Il principe Alberto e Vittoria erano primi cugini, suo padre era fratello della Duchessa di Kent e Strathearn.

Lo zio, re Guglielmo IV, preferendo un matrimonio con Alessandro di Orange-Nassau[16], disapprovava l'unione ma le sue obiezioni non dissuasero la coppia[17]. In ogni caso, molti studiosi hanno suggerito che il principe Alberto non fosse particolarmente coinvolto emotivamente dal possibile matrimonio con la giovane Vittoria, e che entrò in relazione con lei solo per elevare il suo status; in effetti era un principe tedesco di minore importanza, e le chiacchiere di corte suggerirono che la sua azione fosse dovuta anche al desiderio di assecondare la propria famiglia, che avrebbe ambito a quel matrimonio.[18]

Regno di Gran Bretagna
Casato di Hannover
Royal Arms of the Kingdom of Hanover.svg

Giorgio I (1714-1727)
Giorgio II (1727–1760)
Giorgio III (1760–1820)
Giorgio IV (1820–1830)
Guglielmo IV (1830–1837)
Vittoria (1837–1901)

Data la giovane età della principessa, che comunque dimostrava di essere assai interessata al fidanzato[19], il matrimonio fu posticipato[20] [21]

Ascesa al Trono[modifica | modifica wikitesto]

Re Guglielmo IV morì di una malattia al fegato all'età di 72 anni il 20 giugno 1837, lasciando il trono a Vittoria appena diciottenne (pertanto si evitava la reggenza che lo zio, Re Guglielmo IV, aborriva). Nel suo diario, Vittoria ha lasciato scritto: "Io sono stata svegliata alle 6 da Mamma, che mi ha detto che l'Arcivescovo di Canterbury e Lord Conyngham erano qui e desideravano vedermi. Scesi dal letto e andai nel mio salotto (indossando solo la mia vestaglia) e, sola, li incontrai. Lord Conyngham poi mi fece sapere che il mio povero zio, il Re, non c'era più, e che era spirato 12 minuti dopo le 2 di questa mattina, e di conseguenza che io sono la regina."[22].

I documenti ufficiali preparati per quel giorno recavano l'intestazione Alexandrina Victoria ma, per l'espressa volontà della sovrana, il primo nome fu omesso e mai più usato[23]; uno dei primi atti da sovrana fu quello di chiedere alla madre di rimanere da sola per un'ora e questo fu l'inizio, come scrive Litton Strachey, autore di una accurata biografia di Vittoria, dell'estromissione della duchessa dalla vita della regina.

Secondo la Legge Salica, una donna non poteva regnare sullo stato di Hannover e dato che questo stato era collegato con la Gran Bretagna dal 1714, Hannover andò allo zio di Vittoria. Il duca di Cumberland e Teviotdale assunse il titolo di re Ernesto Augusto I di Hannover; inoltre, finché Vittoria rimase nubile e senza figli, egli rimase anche il primo in linea di successione[24].

Quando Vittoria ascese al trono (venne incoronata il 28 giugno 1838), il governo era controllato dal partito Whig, che era al potere dal 1830. Il primo ministro Whig, Lord Melbourne, si trovò nella posizione di avere una forte influenza sulla giovane e politicamente inesperta regina, che contava sui suoi consigli[25][26].

Fu incoronata il 28 giugno del 1838 e divenne la prima sovrana a prendere residenza a Buckingham Palace [27]ottenendo, inoltre, le rendite dei ducati di Lancaster e Cornwall, una lista civile di 385.000 sterline annue che usò per estinguere i debiti paterni[28].

All'inizio del regno fu assai popolare[29], ma la sua reputazione soffrì quando, nel 1839, una delle dame di compagnia della madre, Lady Flora Hastings, iniziò ad ingrossarsi e presto la voce pubblica affermò che fosse incinta di Sir John Conroy; la regina, che detestava sia Conroy sia Lady Flora, su consiglio del primo ministro Melbourne, la costrinse a sottoporsi a visite mediche per attestare la gravidanza ma queste dimostrarono la verginità della donna[30]. Pertanto Conroy, la famiglia Hastings ed i loro alleati, i Tory, condussero una campagna di stampa contro la regina che si intensificò quando Lady Flora morì di un cancro allo stomaco (responsabile dell'ingrossamento dell'addome); a causa dello scandalo, per un certo periodo di tempo, la regina alle apparizioni pubbliche fu schernita con il nomignolo di "Mrs Melbourne"[31][32].

Sempre nello stesso anno, Melbourne si dimise quando una coalizione di conservatori e radicali votò contro un disegno di legge per sospendere la costituzione della Giamaica (allo scopo di ridurre il potere dei proprietari delle piantagioni che si opponevano alla abolizione della schiavitù)[33].

La Regina assegnò l'incarico di formare un nuovo governo a sir Robert Peel, un appartenente al partito Tory, ma non ci riuscì a causa della Bedchamber Crisis (Crisi della camera da letto): a quei tempi era consuetudine che le persone che frequentavano la famiglia Reale (specialmente le signore nobili) fossero scelte dal primo ministro fra i fedeli al suo partito; Vittoria riteneva, invece, che i membri della corte (Bedchamber) fossero degli amici oltre che membri di una istituzione cerimoniale e pertanto non intendeva che il primo ministro potesse allontanare persone a lei care. Sir Robert Peel non accettò le restrizioni imposte dalla regina e rassegnò le dimissioni, permettendo così a Lord Melbourne di riprendere il posto con grande gioia di Sua Maestà[34][35].

Matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Alberto, Principe consorte, marito della regina Vittoria.

Nei mesi seguenti, la regina si distanziò ulteriormente dalla madre che fece confinare in un remoto appartamento in Buckingham Palace ed alla quale, spesso, negava le visite; a riguardo occorre sottolineare che la stessa Vittoria scrisse, in alcune lettere indirizzate a Lord Melbourne quanto la stretta vicinanza della madre fosse stata un tormento[36][37].

Poco tempo dopo, una raggiante Vittoria, il 10 febbraio 1840, sposò il principe Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, secondogenito del duca Ernesto I di Sassonia-Coburgo-Gotha e di Luisa di Sassonia-Gotha-Altenburg, nella Cappella Reale di St. James's Palace, avendo, quattro giorni prima, concesso il titolo di Sua Altezza Reale al consorte[38].

Alberto era cugino di primo grado di Vittoria, in quanto entrambi erano nipoti del duca Francesco Federico di Sassonia-Coburgo-Saalfeld. Egli in un primo momento, a causa delle sue origini tedesche e della sua timidezza, non fu molto amato dall'alta società inglese, che lo guardava con molta diffidenza. Tuttavia, grazie agli insegnamenti del barone Stockmar, già medico e consigliere di suo zio, Re Leopoldo I del Belgio, diventò un vero e proprio mentore per la moglie, soppiantando prima la baronessa Lehzen e poi lo stesso Lord Melbourne[39]. Fu, inoltre, grazie ai consigli del principe Alberto che Vittoria poté, sia pure lentamente, riavvicinarsi alla madre, la duchessa di Kent[40].

Alberto, pur essendo stato educato in un regime di estrema semplicità, aveva ricevuto un'ottima educazione, dandone prova in più occasioni durante la sua vita da Principe Consorte, titolo con il quale era comunemente noto (lo avrebbe ottenuto in via ufficiale solo nel 1857); in ogni caso, non gli fu mai data pari dignità nobiliare della moglie[41].

Il principe, infine, apparteneva alla casa reale di Sassonia-Coburgo-Gotha, e questo faceva sì che non fosse chiaro quale fosse il suo cognome (spesso non usato dalle famiglie reali o principesche): Vittoria, pertanto, ordinò di compiere ricerche genealogiche ed infine dall'esame documentale emerse che il cognome corretto era Wettin. Wettin (ancorché alla regina non piacesse) rimase comunque il cognome della casa regnante fino al 1917 quando il nipote di Vittoria, re Giorgio V fuse il nome della casata reale ed il cognome, sostituendoli entrambi con uno dal suono spiccatamente inglese Windsor.

Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

La prima figlia della coppia reale venne battezzata Vittoria, nacque il 21 novembre 1840. Dalla coppia nacquero altri otto figli durante il felicissimo matrimonio fra Vittoria ed il Principe Alberto. Alberto non fu soltanto il compagno della Regina, ma anche un importante consigliere politico, e rimpiazzò lord Melbourne nel ruolo di figura dominante della sua vita. Avendo trovato un partner per la vita Vittoria non aveva più bisogno della compagnia delle signore legate al partito Whig. Così quando il partito Whig guidato da Melbourne perse le elezioni e venne rimpiazzato dai Tories di Peel, e questi rimpiazzò le signore fedeli al suo partito alla corte Reale, la crisi della Bedchamber non si ripeté.

Durante la prima gravidanza di Vittoria, il 10 giugno 1840 il diciottenne Edward Oxford tentò di assassinarla mentre stava passeggiando in carrozza con il Principe Alberto nelle strade di Londra. Oxford sparò due volte, ma entrambi i colpi mancarono il bersaglio. Fu processato per alto tradimento, ma fu riconosciuto malato di mente[42]. In molti si sono interrogati sui motivi dell'atto, ma probabilmente Oxford semplicemente cercava la notorietà. Alcuni sostengono che una cospirazione del movimento del Chartism (Organizzazione degli anni trenta che chiedeva riforme sociali) fosse dietro il tentativo di assassinio, altri attribuiscono il colpo a persone legate al suo erede il re di Hannover, suo zio. Queste teorie di cospirazione portarono ad un'ondata di patriottismo e lealtà[43].

Il tentativo di assassinio della Regina da parte di Edward Oxford in una illustrazione d'epoca.

Fortunatamente, l'attentato non ebbe alcuna conseguenza sulla salute della Regina o sulla sua gravidanza.

Il 13 giugno 1842, Vittoria fece il suo primo viaggio in treno, partendo da Slough (vicino al Castello di Windsor) arrivò a Paddington (nel centro di Londra) a bordo di una carrozza Reale offerta dalla compagnia Great Western Railway. Compagni di viaggio furono l'inseparabile marito e l'ingegnere della compagnia ferroviaria, Isambard Kingdom Brunel.

Tre tentativi di assassinare la Regina vennero compiuti nel 1842. Il 29 maggio John Francis (molto probabilmente alla ricerca di notorietà) puntò la pistola contro la Regina (mentre era in carrozza), ma l'arma non sparò. Il giorno successivo tentò nuovamente l'attentato ma sbagliò la mira. Fu condannato a morte per alto tradimento, ma la pena fu commutata nell'esilio a vita nelle colonie[44]. Il principe Alberto ebbe la sensazione che i tentativi di assassinio fossero incoraggiati dal proscioglimento del primo attentatore (Edward Oxford) del 1840.

Il 3 luglio, appena dieci giorni dopo che la pena di Francis venne commutata, un altro ragazzo, John William Bean, attentò alla vita della Regina. Anche se la pistola era stata caricata con carta e tabacco, il crimine era comunque perseguibile con la pena di morte; tuttavia il Principe Alberto riuscì a far promulgare dal Parlamento un provvedimento che prevedeva che qualunque tentativo di spaventare la regina utilizzando un'arma, tirandole qualunque oggetto, colpendola in qualunque maniera era passibile di una pena di sette anni di carcere e con la fustigazione; Bean venne quindi condannato al massimo della pena[45].

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Vittoria del Regno Unito

Il primo ministro Peel si trovò a fronteggiare una crisi a causa della revoca delle Corn Laws (leggi sui cereali). Molti Tories (da allora conosciuti anche come Conservatori) si opponevano alla revoca, ma altri (i Peelisti) e molti Whigs lo volevano. Peel rassegnò le dimissioni nel 1846, dopo che la revoca passò con poco scarto alle votazioni e fu rimpiazzato da lord John Russell [46].

In politica estera, Vittoria ebbe un costante interesse al miglioramento delle relazioni diplomatiche tra Regno Unito e Francia [47]: nel 1843 e nel 1845, accompagnata dal marito, fece visita in Normandia a re Luigi Filippo, il primo incontro tra un re di Francia ed Inghilterra dal 1520 [48]; Luigi Filippo ricambiò nel 1844 e quando fu esiliato dalla Rivoluzione del 1848, si ritirò a Londra [49]; sempre in tale circostanza (nel timore di proteste che poi furono meno impetuose di quanto temuto[50]), la regina e la sua famiglia si trasferirono da Londra ad Osborne House nell'Isola di Wight, che Alberto aveva comprato nel 1845 e fatto restaurare [51].

Il ministero di Russell, nonostante fosse Whig, non fu favorito dalla Regina [52]. Particolarmente offensivo nei riguardi della Regina fu il ministro degli esteri, lord Palmerston, che spesso agì senza consultare né il consiglio dei ministri, il primo ministro o la Regina [53]. Nel 1849 Vittoria inviò una nota di lamentela a lord John Russel perché Palmerston aveva inviato note ufficiali a leader stranieri senza che lei ne fosse a conoscenza. Vittoria ripeté le sue rimostranze nel 1850, ma senza effetto. Fu solo nel 1851 che lord Palmerston fu rimosso dal suo incarico, annunciando l'approvazione del Governo Britannico al colpo di Stato di Napoleone III, senza che il primo ministro ne fosse informato preventivamente[54].

Il periodo durante il quale Russell fu primo ministro fu molto faticoso per la regina Vittoria. Nel 1849 un Irlandese disoccupato e rancoroso (John Hamilton) tentò di spaventare la Regina scaricando una pistola a salve in sua presenza. Hamilton fu condannato ai sensi della legge del 1842 con il massimo della pena. Nel 1850 la Regina, mentre passeggiava in carrozza, fu colpita da un ex ufficiale dell'esercito, Robert Pate, con il bastone da passeggio, colpendo il suo cappello e graffiandola; il responsabile fu processato, e non riuscendo a provare di essere malato di mente, subì la stessa condanna di Hamilton [55].

Oltre a tali problemi, la regina dovette subire le conseguenze degli ultimi parti: infatti, nel 1853, Vittoria diede alla luce Leopoldo con l'aiuto del cloroformio che ella, in contrasto con il parere dei medici e l'opposizione dei membri del clero, volle adottare nel 1857 per il parto di Beatrice, sua ultima figlia [56]; in ogni caso, tali gravidanze la stressarono molto cagionandole diversi episodi di isteria, documentati dal carteggio con il marito [57].

Irlanda[modifica | modifica wikitesto]

La giovane regina Vittoria si innamorò dell'Irlanda, scegliendo, nel 1849, per le vacanze la città di Killarney nel Kerry, facendone una delle prime località turistiche del XIX secolo [58].

Il suo amore per l'isola fu corrisposto da un iniziale sentimento di amicizia da parte del popolo irlandese per la giovane regina. Nel 1845 l'Irlanda fu colpita da una malattia delle patate che in quattro anni costò la vita a oltre mezzo milione di irlandesi e vide l'emigrazione di un altro milione di abitanti. In risposta a quello che venne chiamata la grande carestia, in inglese Great Famine (An Gorta Mor), la regina donò personalmente 5000 sterline e fu coinvolta in molte operazioni di carità contro la carestia. Ciononostante la politica del primo ministro Lord John Russell, largamente accusata di peggiorare le conseguenze della carestia, oscurò la fama delle Regina. Agli occhi dei repubblicani estremisti, Vittoria fu soprannominata «Regina della carestia», e vennero comunemente accettate storie in cui la Regina aveva donato 5 sterline per combattere la carestia.

Il primo viaggio ufficiale della Regina venne organizzato da Lord Clarendon, che aveva l'incarico di Luogotenente dell'Irlanda. Egli era a capo dell'amministrazione britannica e tentò sia di distrarre l'attenzione degli irlandesi dalla carestia, sia di avvisare i politici britannici per mezzo della presenza della Regina della serietà della situazione irlandese. Nonostante l'impatto negativo della carestia sulla popolarità della Regina, ella riuscì a far cantare God save the Queen (l'inno del Regno Unito) alla fine dei raduni del Partito Nazionalista Irlandese.

Comunque negli anni settanta l'amore verso la monarchia diminuì notevolmente a causa del rifiuto di visitare l'Irlanda a seguito della decisione della Corporazione di Dublino di rifiutarsi di congratularsi per le nozze del figlio Principe di Galles con la Principessa Alessandra di Danimarca e di congratularsi con la coppia reale per la nascita del loro primo figlio Principe Alberto Vittorio.

Vittoria si oppose ripetutamente alla pressione di diversi primi ministri, Luogotenenti d'Irlanda e anche membri della Famiglia Reale, di creare in Irlanda una residenza ufficiale. Lord Midleton ex capo del Partito Unionista Irlandese scrisse nelle sue memorie (Irlanda: pazza o eroina?) che questa decisione portò ad un vero disastro nelle relazioni fra il popolo irlandese e la Regina e di conseguenza sul regno Britannico sull'isola.

Vittoria visitò per l'ultima volta l'Irlanda nel 1900 quando andò personalmente a chiamare gli irlandesi alle armi per la guerra Boera. I nazionalisti che si opponevano alla sua visita furono guidati da Arthur Griffith che creò appositamente un'organizzazione dal nome Cumann na nGael per riunire gli oppositori. Cinque anni più tardi Griffith utilizzò i contatti creatisi in questa occasione per creare il partito Sinn Féin, ancora attivo ai giorni nostri [59].

Dal 1851 al 1860[modifica | modifica wikitesto]

Rara foto della regina Vittoria durante la visita a Manchester nel 1851.

Nel 1851 venne tenuta la prima Esposizione Universale. L'esibizione, organizzata dal Principe Alberto, venne aperta ufficialmente dalla Regina il 1º maggio 1851. Nonostante i timori di molti, la mostra fu un incredibile successo, tanto che con i proventi furono utilizzati per finanziare la costruzione del South Kensington Museum, che in seguito ebbe l'attuale nome di Victoria and Albert Museum.

Il governo di lord John Russell collassò nel 1852, quando il primo ministro Whig fu rimpiazzato dal conservatore lord Derby che, tuttavia, non mantenne a lungo la maggioranza in parlamento e fu costretto a dimettersi dopo meno di un anno. A questo punto Vittoria decise di porre fine al periodo di primi ministri deboli che aveva caratterizzato fino ad allora il suo regno: la Regina (ed il consorte) incoraggiò vigorosamente la formazione di una forte coalizione fra i Whigs e i Tories fedeli a Peel, i Peelisti e conferì l'incarico di formare il governo al Peelista lord Aberdeen.

Uno degli atti più significativi di questo governo fu di portare il Regno Unito a combattere la guerra di Crimea nel 1854, dalla parte dell'Impero Ottomano e contro la Russia. Immediatamente prima dell'ingresso in guerra voci che il Regno Unito si sarebbe schierato con lo Zar ebbero l'effetto di diminuire la popolarità della coppia Reale. Comunque Vittoria pubblicamente esortò a supportare le truppe al fronte e, dopo la conclusione della guerra, istituì la Victoria Cross come riconoscimento di valore.

La guerra permise, inoltre, di saldare i rapporti con la Francia di Napoleone III che decise di visitare Londra nell'aprile del 1855 mentre in Agosto Vittoria ed Alberto furono accolti all'Esposizione universale di Parigi.

A metà del 1855, Lord Aberdeen, indebolito dalle critiche sull'operato dell'esercito in Crimea, si dimise: la regina consultò sia Derby sia Russel ma poiché nessuno riuscì ad ottenere la maggioranza, ricorse a Palmerston (col quale si era riconciliata)[60] [61].

Lo stesso Palmerston fu costretto a ritirarsi per l'impopolarità causatagli dalla cattiva conduzione della seconda guerra dell'oppio nel 1857 e sostituito da Lord Derby dopo la crisi diplomatica seguita all'attentato di Felice Orsini contro Napoleone III [62] [63]; la circostanza indebolì molto la regina, affranta poiché 11 giorni dopo l'evento la figlia maggiore, Principessa Vittoria, sposò l'erede al trono di Prussia, Federico, lasciando Londra poco dopo [64] [65].

Gli eventi principali dell'amministrazione di lord Derby furono la ribellione dei Sepoys contro il controllo da parte della Compagnia Britannica delle Indie Orientali sull'India. Dopo che la ribellione fu sedata, l'India fu messa sotto il controllo diretto della Corona Britannica (anche se il titolo di Imperatrice d'India non venne creato immediatamente); il secondo governo di lord Derby non durò più del primo, infatti cadde nel 1859, permettendo a Palmerston di tornare al potere[66].

Vedovanza[modifica | modifica wikitesto]

La regina Vittoria tra le figlie e le nipoti nel 1884 a Balmoral. Da sinistra a destra: Maria di Edimburgo, futura regina di Romania (seduta); Alessandra di Edimburgo; Vittoria Melita di Edimburgo; la Duchessa di Edimburgo; la regina Vittoria (seduta); la principessa Vittoria di Prussia; la principessa della corona di Prussia, Vittoria e madre di Vittoria di Prussia; la principessa Beatrice.

Nel marzo del 1861, la madre della regina, Vittoria duchessa di Kent morì, poco dopo essersi riconciliata con la figlia[67] [68]; per sollevare l'animo pesantemente afflitto della moglie [69], Alberto fece di tutto ma ormai era malato di cancro allo stomaco[70].

Nell'agosto di quell'anno, Vittoria ed Alberto visitarono il Curragh Camp, in Irlanda, dove il principe di Galles stava prestando servizio militare[71]. Dal novembre, Vittoria e Alberto tornarono a Windsor ed il principe di Galles fece ritorno a Cambridge dove era studente; nel contempo, il principe di Galles venne coinvolto in un'avventura galante con l'attrice irlandese Nellie Clifden e Alberto non esitò a recarsi personalmente dal figlio per discutere con lui della scandalosa relazione che stava intrattenendo[72][73].

Lo scandalo, unito al dolore per la morte dei cugini, Pietro V e Ferdinando del Portogallo, indebolirono ancor di più la salute del principe Alberto[74]: il 9 dicembre di quell'anno William Jenner, gli diagnosticò una febbre tifoidea alla quale si aggiunse poi un'improvvisa congestione polmonare che portò Alberto alla morte alle 22:50 del 14 dicembre 1861 nella Blue Room del Castello di Windsor, alla presenza della regina e di cinque dei suoi figli[75].

La regina fu sconvolta dalla morte del marito ed entrò in uno stato di lutto e di sconforto: indossò sempre abiti neri a ricordo per il resto della sua vita, cessò di apparire in pubblico e smise di visitare Londra[76] al punto che presto guadagnò il nomignolo di Widow of Windsor (Vedova di Windsor, con evidente gioco di parole fra la parola "Widow", vedova, ed il castello della famiglia Reale, Windsor)[77] mentre parallelamente si indeboliva l'immagine della monarchia[78].

Infatti, sebbene non mancasse di svolgere i suoi doveri costituzionali, trascorreva il suo tempo nelle residenze di campagna, a Windsor, presso Osborne House e soprattutto a Balmoral in Scozia e nei giardini del castello, attorniata da pochissime fidate persone, fra le quali preferiva la giovane lady Florence Trevelyan, la bella e malinconica orfana, figlia della sua dama di corte Catherine Anne Trevelyan, la cui nonna Lady Maria Wilson era cugina della Regina Vittoria e che questa allevava come una figlia.

Con essa trascorreva il tempo libero e condivideva uno smisurato amore per i cani, per la botanica, per gli uccellini e la passione per il ricamo. Lei considerava il suo primo figlio, Edoardo il Principe di Galles, il futuro re Edoardo VII sposato con l'austera Alessandra di Danimarca, un ragazzo frivolo ed indiscreto, accusandolo anche della morte del padre. L'accusò anche di avere una relazione adulterina con la giovane "cuginetta" Florence Trevelyan (molto più giovane dell'austera Alessandra) che dovette, a 29 anni, per evitare lo scandalo nell'Inghilterra vittoriana e puritana, per volere della regina Vittoria, lasciare velocemente e per sempre l'Inghilterra rifugiandosi in Sicilia, a Taormina, dove visse in esilio con un cospicuo vitalizio regio.[79].

Vittoria, quindi, iniziò ad infittire una relazione con un cameriere scozzese, John Brown e si parla di una relazione romantica ed un matrimonio segreto fra i due, fatto per cui divenne nota anche con il nome di "Signora Brown" per quanto l'effettiva celebrazione del matrimonio sia controversa: infatti, un diario recentemente scoperto riporterebbe la confessione fatta sul letto di morte dal cappellano della Regina il quale avrebbe detto ad un politico di aver celebrato le nozze clandestine fra la Regina ed il cameriere John Brown ma tale testimonianza non è accolta da molti storici[80][81][82]. Va, infine, aggiunto che Vittoria pretese alla sua morte di essere seppellita con due ricordi nella bara: a destra venne posto un cappello del Principe Alberto mentre nella sinistra vennero messi dei capelli di Brown con un suo ritratto[83].

In questo periodo convulso, l'isolamento della regina ridusse notevolmente la sua presa sul governo della nazione che nel frattempo era travagliato dallo scontro tra sostenitori e oppositori del progetto di estensione del diritto di voto a molti membri della classe operaia (Reform Act 1867)[84]: lord Palmerston era un forte oppositore e riuscì ad impedirne l'approvazione fino alla sua morte, avvenuta nel 1865; i suoi successori, lord Russel e lord Derby, invece, riuscirono a superare le perplessità della sovrana e ottennero l'approvazione della riforma nel 1867 (cui la regina concesse il suo assenso)[85].

Gladstone e Disraeli[modifica | modifica wikitesto]

La Regina Vittoria e Lady Florence Trevelyan

Nel 1868, lord Derby fu costretto alle dimissioni e fu sostituto dal conservatore Benjamin Disraeli il quale, sin dall'insediamento, acquisì la fiducia e la simpatia della Regina; il suo ministero, però cadde presto e fu rimpiazzato da William Ewart Gladstone, membro del Partito Liberale (nome assunto dalla coalizione Whig-Peelisti) che, invece, non fu particolarmente apprezzato dalla sovrana[86][87][88].

Nel 1870, la rivoluzione parigina ridestò il movimento repubblicano già in crescita sin dalla morte del principe Alberto e dall'isolamento della regina Vittoria: infatti, una manifestazione repubblicana pretese l'abdicazione della sovrana ed il partito radicale continuò con ancor maggiore veemenza l'opposizione alla politica della regina[89][90]. Inoltre, tra l'agosto ed il settembre del 1871, Vittoria subì le conseguenze di un ascesso nel braccio che, fortunatamente, fu curato dal medico Joseph Lister[91] mentre a dicembre, nel pieno delle proteste repubblicane, il Principe di Galles, si ammalò di febbre tifoidea e la regina temette per la salute del figlio[92].

Al decimo anniversario della morte del principe Alberto, la regina rimase accanto al figlio convalescente[93]; solo il 27 febbraio del 1872 madre e figlio riapparvero in pubblico ad una parata e ad una messa di ringraziamento alla cattedrale di St Paul a Londra mentre ormai le manifestazioni repubblicane andavano spegnendosi[94][95].

Due giorni dopo la cerimonia, mentre Vittoria stava scendendo da una carrozza, il diciassettenne irlandese Arthur O'Connor, si rivolse alla Regina con una pistola in una mano e una petizione per liberare prigionieri irlandesi nell'altra: l'intento era dimostrativo, infatti, la pistola era scarica e l'attentatore confidava di convincere la sovrana ad accogliere la petizione; in ogni caso, John Brown, al fianco della Regina, buttò il ragazzo a terra prima che essa stessa potesse vedere la pistola, e fu ricompensato con una medaglia per il suo coraggio mentre O'Connor fu condannato ad un anno di carcere[96]. L'attentato fece riacquistare a Vittoria numerosi consensi[97].

Questo fumetto Nuove Corone per i soliti vecchi da una antica favola araba, rappresenta Disraeli come un venditore ambulante mentre offre a Vittoria la corona imperiale.

Le elezioni del 1874 premiarono i conservatori di Disraeli il quale, seguendo il sentimento imperialista assai diffuso nella società europea e britannica, dedicò notevoli cure nell'amministrazione dell'India, la maggiore delle colonie britanniche: infatti, a seguito della rivolta del 1857 i domini della Compagnia Inglese delle Indie orientali così come numerosi principati indigeni, furono annessi direttamente anche per evitare, nelle parole della regina, un nuovo bagno di sangue e per garantire una maggiore comprensione e la tolleranza religiosa[98][99].

Tale politica di amalgama dell'India all'interno dell'impero britannico fu, infine, conclusa da Disraeli che, con il Royal Titles Act 1876 ("Atto dei titoli Reali 1876"), conferì alla regina Vittoria il titolo di "imperatrice d'India" dal 1 marzo del 1876[100][101]. La Regina ricompensò il gesto del suo primo ministro nominandolo Conte di Beaconsfield[102].

Sempre in questo periodo, inoltre, su impulso della Regina, fu approvato il Public Worship Regulation Act 1874 che rimosse definitivamente i rituali cattolici dalla liturgia anglicana in modo da garantire una maggiore comunanza con la semplicità dei riti e delle pratiche della Chiesa presbiteriana scozzese verso la quale Vittoria provava notevole simpatia[103].

Tra l'aprile del 1877 ed il febbraio del 1878, Vittoria minacciò cinque volte di abdicare in favore del figlio in modo da costringere Disraeli ad intervenire nella Guerra russo-turca del 1877-78 in modo da bloccare l'espansionismo russo ma, in ogni caso, tali intendimenti non influirono sul corso del conflitto e sul Trattato di Berlino[104]. A tali preoccupazioni, poi, si aggiunse il dolore provocato dalla morte della secondogenita della regina, principessa Alice, morta di difterite il 14 dicembre del 1878, anniversario della morte del principe consorte Alberto[105].

Sempre in questi anni, la regina sostenne la necessità di mantenere in efficienza le forze armate per mantenere una posizione di prestigio nella comunità internazionale ed appoggiò la politica espansionistica del suo primo ministro che condusse alla seconda guerra anglo-afgana e alla guerra anglo-zulù considerando che, l'espansione di un impero come quello inglese avrebbe maggiormente protetto le popolazioni native rispetto ad altre potenze europee[106].

L'amministrazione di lord Beaconsfield cadde nel 1880 quando il partito Liberale vinse le "Elezioni generali del 1880": Gladstone aveva riconquistato la leadership dei Liberali quattro anni prima, fu così che la Regina invitò lord Hartington, capo dei Liberali alla Camera dei Comuni, per formare un governo. Lord Hartington non accettò l'incarico intuendo che non ci sarebbe stato un governo Liberale senza Gladstone, il quale non sarebbe stato secondo a nessuno e Vittoria dovette, suo malgrado, cedere l'incarico a Gladstone[107][108].

L'ultimo degli attentati alla vita di Vittoria fu perpetrato nel 1882: un pazzo scozzese, Roderick Maclean, sparò un proiettile verso la Regina mentre era seduta in carrozza, ma mancò il colpo. L'attentatore fu arrestato con l'accusa di alto tradimento, punibile peraltro con la pena capitale (non fu, infatti, applicata la legge del 1842); riconosciuto colpevole, fu imprigionato in un manicomio criminale[109]. Il verdetto, tuttavia, non soddisfece la sovrana e suscitò aspre polemiche per l'uso della formula "non colpevole, ma pazzo" e Vittoria, negli anni seguenti, incoraggiò l'introduzione della formula "colpevole, ma pazzo"[110].

L'anno seguente, il 17 marzo, Vittoria cadde dalle scale a Windsor e da quel momento iniziò a soffrire di reumatismi mentre 10 giorni dopo l'incidente si spense John Brown lasciando la regina nell'amarezza più totale[111][112].

I conflitti di Vittoria con Gladstone continuarono durante gli anni a seguire. Fu costretta ad accettare le sue proposte di riforma della legge elettorale, incluse il Representation of the People Act 1884 (Atto di rappresentanza del popolo 1884), che aumentò considerevolmente il numero degli elettori. Il governo Gladstone cadde nel 1885 e venne rimpiazzato dal conservatore lord Salisbury. Gladstone tornò al potere nel 1886 ed introdusse il Irish Home Rule Bill, 1886 (Corpo legislativo autonomo per l'Irlanda), che garantiva una legislazione separata all'Irlanda. Vittoria si oppose a questo provvedimento, che lei supponeva minasse l'autorità dell'Impero. Quando il Bill non venne ratificato dalla Camera dei comuni, Gladstone si dimise e la Regina conferì l'incarico di nuovo primo ministro a lord Salisbury[113][114].

Ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia Reale nel 1880.

Nel 1887 il Regno Unito celebrava il Golden Jubilee (50 anni di Regno). Vittoria segnava il 20 giugno 1887 il cinquantesimo anniversario della sua ascesa con una banchetto a cui parteciparono 50 fra re e principi europei; il giorno dopo partecipò ad una processione che nelle parole di Mark Twain "andava da orizzonte ad orizzonte"[115][116]. In quei giorni Vittoria giunse probabilmente all'apice della sua popolarità (anche poiché la morte di Brown aveva sopito i pettegolezzi sulla sua vita privata e questo aveva reso Vittoria un vero e proprio simbolo morale) .

Vittoria dovette accettare ancora una volta il governo di William Ewart Gladstone, nel 1892. Nel 1894, quando ancora una volta l'Irish Home Rule Bill non venne approvato, Gladstone si ritirò e venne rimpiazzato dal liberale imperialista lord Rosebery. A lord Rosebery successe nel 1895 lord Salisbury che rimase in carica fino alla morte della Regina[117].

Nel settembre 1896 Vittoria superò il record di durata di ogni altro monarca inglese, scozzese o britannico. Su richiesta della Regina ogni manifestazione pubblica dovette essere posticipata al 1897, il Diamond Jubilee (Sessanta anni di Regno)[118]. Il Ministro per le Colonie Joseph Chamberlain, propose che i festeggiamenti per il sessantennale fossero estesi anche a tutto l'impero e così fu disposto l'invito a parteciparvi anche ai primi ministri dei dominion (insieme alle rispettive famiglie)[119]. Inoltre, la rivista a cui partecipò la Regina includeva truppe di ogni colonia britannica e protettorato, assieme a soldati inviati dai principi indiani e capi (che erano subordinati alla regina, imperatrice d'India). Le celebrazioni del Diamond Jubilee furono segnate da grandi dimostrazioni d'affetto per la settantenne Regina che da allora fu costretta su una sedia a rotelle[120].

Durante gli ultimi anni di Vittoria, il Regno Unito fu coinvolto nella guerra Boera, che ricevette il supporto entusiastico della Regina la quale, nell'aprile del 1900, decise di recarsi in Irlanda riconoscendo il contributo dato dagli irlandesi nel conflitto[121] mentre nel giugno dello stesso anno si spense il principe Alfred, secondo figlio maschio della regina[122].

Morte e successione[modifica | modifica wikitesto]

Seguendo un'usanza che mantenne durante tutta la sua vedovanza, Vittoria passò tutti i Natali a Osborne House (il cui restauro era stato progettato dal principe Alberto in persona) all'Isola di Wight[123]. Ormai anziana, spesso confusa e gravemente minata dai reumatismi[124][125], la regina morì il 22 gennaio 1901, dopo un regno di sessantatré anni sette mesi e due giorni, più di ogni altro monarca britannico prima o dopo. I suoi funerali furono celebrati il 2 febbraio, e, dopo due giorni di lutto nazionale, venne tumulata al Mausoleo Frogmore accanto al marito[126].

A Vittoria succedette il primogenito, il principe di Galles, che regnò con il nome di Re Edoardo VII e che fu incoronato il 9 agosto 1902. La morte di Vittoria segnò la fine della dinastia degli Hannover, appartenendo Re Edoardo VII, come suo padre, principe Alberto, alla Casa Reale dei Sassonia-Coburgo-Gotha. Il figlio di Edoardo VII e suo successore Re Giorgio V cambiò il nome del casato in Windsor, dal suono più inglese durante la prima guerra mondiale. Il nome dei Sassonia-Coburgo-Gotha era troppo vicino a quello del nemico Kaiser Guglielmo II (anch'egli nipote della regina Vittoria)[127].

Eredità[modifica | modifica wikitesto]

Vittoria nel 1887, anno del suo giubileo d'oro.
Frogmore: tomba della regina Vittoria e del principe consorte Alberto

La regina Vittoria fu il primo monarca Britannico moderno. I precedenti monarchi avevano avuto un ruolo molto più attivo di lei nel governo del Paese. Una serie di riforme videro l'aumento del potere della Camera dei Comuni a scapito della Camera dei Lord e della Corona stessa, con il ruolo del monarca sempre più simbolico dell'unione del Paese. Dal regno di Vittoria in avanti il monarca aveva, usando le parole di Walter Bagehot ", il diritto di essere consultato, il diritto di consigliare ed il diritto di avvisare".

La monarchia di Vittoria divenne più simbolica che politica, con forte enfasi sulla moralità e sui valori della famiglia vittoriana, in contrasto con gli scandali sessuali, finanziari e personali legati ai precedenti membri della famiglia degli Hannover che avevano portato discredito alla monarchia. Il regno di Vittoria creò per i britannici il concetto di 'monarchia di famiglia' in cui anche la crescente (anche di importanza) classe media potesse identificarsi.

Internazionalmente Vittoria fu una figura di primo piano, e non solo come rappresentante dell'influenza dell'impero britannico, ma anche a causa dei legami familiari attraverso tutta l'Europa che le fecero guadagnare l'affettuoso soprannome di "bisnonna d'Europa". Un esempio di questa situazione può essere trovato nel fatto che tre dei maggiori regnanti coinvolti nella prima guerra mondiale su lati opposti fossero o suoi nipoti o sposati a suoi nipoti:

Otto dei nove figli di Vittoria sposarono membri di famiglie reali Europee e l'ultima la principessa Luisa, sposò un Duca scozzese.[128]

Vittoria fu la prima portatrice conosciuta di emofilia e di porfiria nella famiglia Reale, per verosimile mutazione spontanea, potrebbe anche aver ereditato l'allele emofilico A da sua madre.
L'emofilia per questo motivo è anche nota come "emofilia reale" Si mormora anche che il Duca di Kent non fosse il padre biologico della Regina, ma che invece sia stata figlia del segretario personale di sua madre che era ritenuto anche amante di lei, l'irlandese Sir John Conroy. Mentre ci sono prove della relazione fra la Duchessa di Kent e Sir Conroy (Vittoria stessa dichiarò al duca di Wellington di essere stata testimone di un incontro fra i due), la storia medica di Conroy non mostra segni di emofilia nella sua famiglia.

Comunque, portatrice sana, lei passò la malattia ad almeno tre dei suoi figli, di cui un maschio malato e due portatrici certe. Il più famoso emofilico della sua discendenza fu il suo bisnipote, il piccolo zarevič Alessio Romanov, ma vi sono anche: Federico, zio materno di zarevič Alessio Romanov; il principe Leopoldo, duca di Albany; la zia materna di zarevič Alessio Romanov, principessa Irene d'Assia e del Reno era anch'essa una portatrice del gene e, attraverso il suo matrimonio con il cugino Enrico di Prussia, portò l'emofilia nel ramo cadetto della famiglia reale prussiana. La principessa Vittoria Eugenia di Battenberg, un'altra nipote della regina Vittoria e prima cugina di Alessandra Feodorovna, madre di zarevič Alessio Romanov, fu anch'essa una portatrice del gene dell'emofilia: sposò il re Alfonso XIII di Spagna e due dei suoi figli nacquero emofiliaci.

Nel 2004 i discendenti regnanti, ex-regnanti e pretendenti di Vittoria sono: Elisabetta II regina britannica, Harald V re di Norvegia, Carlo XVI Re di Svezia, Margherita II regina di Danimarca, Juan Carlos re di Spagna, Costantino II re di Grecia (deposto) Michele re di Romania (deposto) e Amedeo di Savoia, duca d'Aosta (pretendente).

La regina Vittoria fu impopolare durante i primi anni della vedovanza, ma divenne estremamente amata durante gli anni "80 e "90. Nel 2002 la BBC condusse una ricerca sui 100 Britannici più importanti e Vittoria ottenne il diciottesimo posto.

Le innovazioni che furono introdotte durante il Regno di Vittoria includono: il francobollo, il primo dei quali fu il celeberrimo Penny Black (prodotto nel 1840, riproducente un'immagine della Regina) e il trasporto ferroviario.[129]

Nome e stendardo[modifica | modifica wikitesto]

Stendardo reale britannico.

Il primo nome ufficiale come monarca fu "Vittoria Regina, per Grazia di Dio, del Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda, Difensore della Fede". La frase "Imperatrice d'India" fu aggiunta nel 1876.

Lo stendardo di Vittoria è così formato: Inquartato; I e IV quarto: di rosso ai tre leoni passanti d'oro (per l'Inghilterra); II quarto: d'oro al leone rampante di rosso con bordo fiorito e controfiorito pure di rosso (per la Scozia); III quarto: d'azzurro all'arpa d'oro con corde d'argento (per l'Irlanda). Questo stendardo è stato utilizzato da ogni sovrano britannico da Vittoria in poi.

Luoghi dedicati a Vittoria[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Victoria.

Molti luoghi sono stati dedicati alla memoria di Vittoria, lo stato australiano di Vittoria, la capitale della Columbia Britannica Victoria e quella della Provincia Canadese del Saskatchewan, Regina. Inoltre la città di Port Victoria capitale delle Seychelles, il più grande lago Africano, il Lago Vittoria, e le Cascate Vittoria, che sono le più grandi al mondo. A Londra c'è il Victoria and Albert Museum.

La statua della Regina Vittoria a La Valletta, Malta.

Monumenti a Vittoria[modifica | modifica wikitesto]

La regina Vittoria rimane il monarca britannico più commemorato nella storia, con statue che vennero erette in sua memoria in tutto l'impero. La statua più grande è quella di fronte a Buckingham Palace che fu eretta come parte del rifacimento della facciata del palazzo una decade dopo la sua morte.

La statua che ha avuto una storia più controversa è quella che fu eretta a Kildare Street davanti a Leinster House a Dublino, l'allora quartier generale della Royal Dublin Society. Fu inaugurata da Re Edoardo VII. Nel 1924, dopo aver affittato la proprietà per scopi parlamentari, il palazzo fu comprato e convertito nella sede del Dail Eireann, il parlamento del Libero stato d'Irlanda. Dopo molte discussioni sull'opportunità di avere di fronte alla sede del parlamento una statua della Regina della carestia, la statua venne spostata nel 1947. Dopo decenni di declino la statua fu regalata all'Australia negli anni ottanta. Un monumento molto significativo è quello eretto a Calcutta in India, il Victoria Memorial Hall: una grande costruzione in marmo, progettata secondo uno stile che si rifà al rinascimento italiano ma anche al moghul, circondata da giardini e inaugurata nel 1921.

Va citata la statua della regina a La Valletta, al centro dell'omonima piazza, a Malta.

Discendenti[modifica | modifica wikitesto]

Nome Nascita Morte Note
Vittoria, principessa reale 21 novembre 1840 5 agosto 1901 sposata 1858, Federico III, imperatore di Germania e re di Prussia; ebbero figli
Re Edoardo VII 9 novembre 1841 6 maggio 1910 sposato 1863, principessa Alessandra di Danimarca; ebbero figli
Alice 25 aprile 1843 14 dicembre 1878 sposata 1862, Luigi IV, granduca d'Assia e del Reno; ebbero figli
Alfredo, duca di Sassonia-Coburgo e Gotha e duca di Edimburgo 6 agosto 1844 31 luglio 1900 sposato 1874, granduchessa Marija Aleksandrovna Romanova; ebbero figli
Elena 25 maggio 1846 9 giugno 1923 sposata 1866, Federico Cristiano di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Augustenburg; ebbero figli
Luisa 18 marzo 1848 3 dicembre 1939 sposata 1871, John Douglas Sutherland Campbell, IX duca di Argyll; non ebbero figli
Arturo, duca di Connaught e Strathearn 1º maggio 1850 16 gennaio 1942 sposato 1879, Principessa Luisa Margherita di Prussia; ebbero figli
Leopoldo, duca di Albany 7 aprile 1853 28 marzo 1884 sposato 1882, principessa Elena di Waldeck e Pyrmont; ebbero figli
Beatrice 14 aprile 1857 26 ottobre 1944 sposata 1885, Enrico di Battenberg; ebbero 4 figli, di cui 2 maschi affetti da emofilia e un femmina portatrice sana

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Vittoria d'Inghilterra Padre:
Edoardo Augusto di Hannover
Nonno paterno:
Giorgio III d'Inghilterra
Bisnonno paterno:
Federico di Hannover
Trisnonno paterno:
Giorgio II d'Inghilterra
Trisnonna paterna:
Carolina di Brandeburgo-Ansbach
Bisnonna paterna:
Augusta di Sassonia-Gotha-Altenburg
Trisnonno paterno:
Federico II di Sassonia-Gotha-Altenburg
Trisnonna paterna:
Maddalena Augusta di Anhalt-Zerbst
Nonna paterna:
Carlotta di Meclemburgo-Strelitz
Bisnonno paterno:
Carlo Ludovico Federico di Meclemburgo-Strelitz
Trisnonno paterno:
Adolfo Federico II di Meclemburgo-Strelitz
Trisnonna paterna:
Cristiana Emilia di Schwarzburg-Sondershausen
Bisnonna paterna:
Elisabetta Albertina di Sassonia-Hildburghausen
Trisnonno paterno:
Ernesto Federico I di Sassonia-Hildburghausen
Trisnonna paterna:
Sofia Albertina di Erbach-Erbach
Madre:
Vittoria di Sassonia-Coburgo-Saalfeld
Nonno materno:
Francesco Federico di Sassonia-Coburgo-Saalfeld
Bisnonno materno:
Ernesto Federico di Sassonia-Coburgo-Saalfeld
Trisnonno materno:
Francesco Giosea di Sassonia-Coburgo-Saalfeld
Trisnonna materna:
Anna Sofia di Schwarzburg-Rudolstadt
Bisnonna materna:
Sofia Antonia di Brunswick-Wolfenbüttel
Trisnonno materno:
Ferdinando Alberto II di Brunswick-Lüneburg
Trisnonna materna:
Antonietta Amalia di Brunswick-Wolfenbüttel
Nonna materna:
Augusta di Reuss-Ebersdorf
Bisnonno materno:
Enrico XXIV di Reuss-Ebersdorf
Trisnonno materno:
Enrico XXIX di Reuss-Ebersdorf
Trisnonna materna:
Sofia Teodora di Castell-Remlingen
Bisnonna materna:
Carolina Ernestina di Erbach-Schönberg
Trisnonno materno:
Giorgio Augusto di Erbach-Schönberg
Trisnonna materna:
Ferdinanda Enrichetta di Stolberg-Gedern

Ascendenza patrilineare[modifica | modifica wikitesto]

Ascendenza patrilineare
Este
Brunswick-Lüneburg
Hannover
Hannover
  1. Alberto Azzo II, signore di Este
  2. Guelfo, duca di Baviera
  3. Enrico il Nero, duca di Baviera
  4. Enrico l'Orgloglioso, duca di Baviera e di Sassonia e margravio di Toscana
  5. Enrico il Leone, duca di Sassonia e di Baviera
  6. Guglielmo, signore di Lüneburg
  7. Ottone I di Brunswick-Lüneburg, duca di Brunswick-Lüneburg
  8. Alberto I, duca di Brunswick-Lüneburg
  9. Alberto II, detto il Grasso, duca di Brunswick-Lüneburg
  10. Magnus I, detto il Pio, duca di Brunswick-Lüneburg e principe di Wolfenbüttel
  11. Magnus II, duca di Lüneburg e Wolfenbüttel
  12. Bernardo, duca di Brunswick-Lüneburg
  13. Federico II, duca di Brunswick-Lüneburg
  14. Ottone V, duca di Brunswick-Lüneburg
  15. Enrico, duca di Brunswick-Lüneburg
  16. Ernesto, duca di Brunswick-Lüneburg
  17. Guglielmo, duca di Brunswick-Lüneburg
  18. Giorgio, duca di Brunswick-Lüneburg
  19. Ernesto Augusto, elettore di Hannover
  20. Giorgio I, re di Gran Bretagna e Irlanda
  21. Giorgio II, re di Gran Bretagna e Irlanda
  22. Federico, principe del Galles
  23. Giorgio III, re di Gran Bretagna e Irlanda
  24. Edoardo Augusto, duca di Kent
  25. Vittoria

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Trattamenti di
Vittoria
Stemma
Regina del Regno Unito e Imperatrice d'India
Trattamento di cortesia Sua Maestà
Trattamento colloquiale Vostra Maestà
Trattamento alternativo Ma'am
24 maggio 1819 – 20 giugno 1837: Sua Altezza Reale la principessa Alessandrina Vittoria di Kent
20 giugno 1837 - 22 gennaio 1901: Sua Maestà la Regina
1º maggio 1876 – 22 gennaio 1901: Sua Maestà Imperiale la Regina-Imperatrice (nell'Impero Anglo-Indiano)
I trattamenti d'onore
Il monogramma personale della regina Vittoria.
Il monogramma personale della regina Vittoria e del principe Alberto.

Onorificenze inglesi[modifica | modifica wikitesto]

Sovrano dell'ordine della Giarrettiera - nastrino per uniforme ordinaria Sovrano dell'ordine della Giarrettiera
Gran maestro dell'ordine del Cardo - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'ordine del Cardo
Gran maestro dell'ordine di San Patrizio - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'ordine di San Patrizio
Sovrano dell'ordine del Bagno - nastrino per uniforme ordinaria Sovrano dell'ordine del Bagno
Gran maestro dell'ordine della Stella d'India - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'ordine della Stella d'India
Gran maestro dell'ordine della Corona d'India - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'ordine della Corona d'India
Gran maestro dell'ordine dei Santi Michele e Giorgio - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'ordine dei Santi Michele e Giorgio
Gran maestro dell'ordine dell'Impero indiano - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'ordine dell'Impero indiano
Sovrano dell'Ordine reale vittoriano - nastrino per uniforme ordinaria Sovrano dell'Ordine reale vittoriano
Gran maestro dell'ordine reale di Vittoria ed Alberto - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'ordine reale di Vittoria ed Alberto
Gran maestro del Distinguished Service Order - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro del Distinguished Service Order
Gran maestro dell'Ordine al merito del Regno Unito - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'Ordine al merito del Regno Unito
Gran maestro del Venerabile ordine di San Giovanni - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro del Venerabile ordine di San Giovanni
Dama di I classe dell'ordine familiare di Giorgio IV - nastrino per uniforme ordinaria Dama di I classe dell'ordine familiare di Giorgio IV
— 1820

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Dama di gran croce dell'ordine del Leone d'oro (Granducato d'Assia) - nastrino per uniforme ordinaria Dama di gran croce dell'ordine del Leone d'oro (Granducato d'Assia)
Dama di gran croce dell'ordine imperiale di Pietro I (Impero del Brasile) - nastrino per uniforme ordinaria Dama di gran croce dell'ordine imperiale di Pietro I (Impero del Brasile)
Dama di gran croce dell'ordine del Sigillo di Salomone (Impero d'Etiopia) - nastrino per uniforme ordinaria Dama di gran croce dell'ordine del Sigillo di Salomone (Impero d'Etiopia)
Dama di gran croce dell'ordine di Santa Caterina (Impero di Russia) - nastrino per uniforme ordinaria Dama di gran croce dell'ordine di Santa Caterina (Impero di Russia)
Dama dell'ordine di Santa Isabella (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Dama dell'ordine di Santa Isabella (Portogallo)
Dama di gran croce con collare dell'ordine reale di Kamehameha I (Regno delle Hawaii) - nastrino per uniforme ordinaria Dama di gran croce con collare dell'ordine reale di Kamehameha I (Regno delle Hawaii)
— 1881
Dama di gran croce dell'ordine del principe Danilo I (Regno del Montenegro) - nastrino per uniforme ordinaria Dama di gran croce dell'ordine del principe Danilo I (Regno del Montenegro)
Dama dell'ordine dell'Aquila nera (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria Dama dell'ordine dell'Aquila nera (Regno di Prussia)
Dama di I classe dell'ordine di Luisa (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria Dama di I classe dell'ordine di Luisa (Regno di Prussia)
Dama nobile dell'ordine della regina Maria Luisa (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Dama nobile dell'ordine della regina Maria Luisa (Spagna)
— 23 novembre 1833[130]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Hibbert, pp. 3-12.
  2. ^ Stratchey, pp. 1-17.
  3. ^ Hibbert, pp. 12-13.
  4. ^ Longford, p. 24.
  5. ^ Sitwell, p. 30.
  6. ^ Hibbert, p. 31.
  7. ^ Hibbert, p. 46.
  8. ^ Longford, p. 54.
  9. ^ Hibbert, p.19.
  10. ^ Marshall, p. 25.
  11. ^ Hibbert, p. 27.
  12. ^ Longford, pp. 35-38 e 118-119.
  13. ^ Marshall, p. 19.
  14. ^ Lacey, pp. 133-136.
  15. ^ Longford, p. 29.
  16. ^ St. Ayubin, p. 43.
  17. ^ Longford, p. 51.
  18. ^ Stratchey, p. 46.
  19. ^ Hibbert, p. 102.
  20. ^ Waller, pp. 363-364.
  21. ^ Hibbert, p..
  22. ^ St Aubyn, pp. 55-57.
  23. ^ Woodham-Smith, p. 140.
  24. ^ Stratchey, p. 50.
  25. ^ Hibbert, pp. 66-69.
  26. ^ St Aubyn, p. 76.
  27. ^ St Aubyn, p. 69.
  28. ^ Hibbert, p. 58.
  29. ^ St Aubyn, p. 63 e 96.
  30. ^ Hibbert, pp. 77-79.
  31. ^ Hibbert, p. 83.
  32. ^ St Aubym, p. 105.
  33. ^ St Aubyn, p. 107.
  34. ^ Heinz, p. 57.
  35. ^ St Aubyn, pp. 109-112.
  36. ^ Longford, p. 72.
  37. ^ Woodham-Smith, p. 175.
  38. ^ Hibbert, p. 123.
  39. ^ St Aubyn, p. 151.
  40. ^ St Aubyn, pp. 174-175.
  41. ^ Urbach, p. 39.
  42. ^ St Aubyn, pp. 160-161.
  43. ^ Urbach, p. 60.
  44. ^ St Aubyn, pp. 162-163.
  45. ^ Stratchey, p. 68.
  46. ^ St Aubyn, p. 215.
  47. ^ St Aubyn, p. 238.
  48. ^ Longford, p. 175 e 187.
  49. ^ Hibbert, p. 198.
  50. ^ Longford, pp. 196-197.
  51. ^ Hibbert, pp. 161-164.
  52. ^ St Aubyn, p. 216.
  53. ^ Hibbert, pp. 196-198.
  54. ^ St Aubyn, pp. 244-254.
  55. ^ Sitwell, p. 79.
  56. ^ Hibbert, pp. 216-217.
  57. ^ Woodham-Smith, pp. 328-331.
  58. ^ Longford, p.191.
  59. ^ Heinz, p. 90.
  60. ^ Hibbert, pp. 227-228.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

In inglese
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  • Doroty Marshall, The Life and Times of Queen Victoria, Londra, Weidenfeld & Nicolson, 1972 (ristampa 1992), ISBN 0-297-83166-6.
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  • Cecil Woodham-Smith, Queen Victoria: Her Life and Times 1819–1861, Londra, Hamish Hamilton, 1972, ISBN 0-241-02200-2.
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In italiano
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  • Anka Muhlstein, Victoria Regina, Milano, Bompiani, 1970.
  • Edith Sitwell, La Regina Vittoria, Milano, Longanesi, 1979.
In Tedesco
  • Karina Urbach, Queen Victoria. Eine Biografie, Monaco, C.H. Beck, 2011.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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