Philip Herbert, IV conte di Pembroke

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Philip Herbert, IV conte di Pembroke
Ritratto di Philip Herbert, IV conte di Pembroke, nelle vesti dell'Ordine della Giarrettiera, 1615.
Ritratto di Philip Herbert, IV conte di Pembroke, nelle vesti dell'Ordine della Giarrettiera, 1615.
Conte di Pembroke
In carica 1630 –
1649
Predecessore William Herbert, III conte di Pembroke
Successore Philip Herbert, V conte di Pembroke
Altri titoli Barone Herbert di Cardiff
Nascita Wilton House, 16 ottobre 1584
Morte Westminster, 23 gennaio 1649
Sepoltura Cattedrale di Salisbury
Dinastia Herbert
Padre Henry Herbert, II conte di Pembroke
Madre Mary Sidney
Consorte Lady Susan de Vere
Anne Clifford, baronessa Clifford

Philip Herbert, IV conte di Pembroke (Wilton House, 16 ottobre 1584Westminster, 23 gennaio 1649), è stato un politico e scrittore inglese, celebre per aver contribuito alla pubblicazione del First Folio, prima raccolta delle opere di William Shakespeare.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato nella residenza di famiglia, Wilton House, Philip era figlio di Henry Herbert, II conte di Pembroke e della sua terza moglie, Mary Sidney, figlia del poeta Philip Sidney. All'età di nove anni venne mandato a studiare presso Oxford.

Nel 1600, sedicenne, Philip fece il suo ingresso alla corte di re Giacomo I Stuart. Molti storici ritengono che Giacomo I avesse tendenze omosessuali; quello che è certo è che il re tenesse a corte una cerchia di favoriti. Grazie all'intervento congiunto di Eward Hyde e di John Aubrey, il re notò il giovane Philip, molto abile nella caccia. Nel 1603 Philip divenne gentiluomo del re e nel luglio dello stesso anno entrò a far parte dell'Ordine del Bagno. Nel 1604 Philip prese in moglie, su consiglio del re, Susan de Vere, figlia del conte di Oxford mentre nel 1605 divenne Gentleman of the Bedchamber, barone Herbert di Shurland e primo conte di Montgomery.

Appassionato di gioco d'azzardo, Philip si coprì di debiti. Nel 1608 il re, dopo aver risollevato la situazione economica del suo favorito, lo nominò cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera. Le fonti ci parlano di Philip come di una persona litigiosa e dotata di un pessimo carattere: fu infatti protagonista di numerosi litigi, come quello con il conte di Southampton, tutti risolti dall'intervento del sovrano.

Alla morte di Giacomo I nel 1625 continuò ad esercitare la sua influenza anche alla corte del suo successore, Carlo I. Assieme al fratello ebbe interessi nella colonizzazione del Nuovo Mondo e fu protettore di artisti; In una dedica i due vengono definiti come "la più nobile e incomparabile coppia di fratelli".[1] A dimostrazione del favore che gli accordò il nuovo re, Philip fu scelto come uno dei gentiluomini che scortarono la nuova regina Enrichetta Maria a Londra da Parigi e nel 1626 venne nominato Lord Ciambellano, la più alta carica politica del regno. Assunse il titolo di terzo conte di Pembroke alla morte del fratello nel 1630.

Amante di arte e cultura, possedeva una grande collezione d'arte con lavori di Raffaello, Hans Holbein, van Dyck. Si dedicò alla ristrutturazione dei palazzi reali e della sua residenza, Wilton House chiamando un architetto della fama di Inigo Jones. Nel 1641 tradì il re passando dalla parte del Parlamento durante la guerra civile inglese.

Matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Sposò Susan de Vere (26 maggio 1587-1629), figlia di Edward de Vere, XVII conte di Oxford. Ebbero quattro figli:

Il 1 giugno 1630, sposò Anne Clifford, baronessa di Clifford (30 gennaio 1590 - 22 marzo 1676), figlia di George Clifford, III conte di Cumberland, e vedova di Sackville, conte di Dorset. Non ebbero figli.

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Nel mese di maggio 1649, Pembroke si ammalò e trascorse il resto dell'anno costretto a letto. Morì nel suo studio a Westminster il 23 gennaio 1650.

Venne imbalsamato e trasportato a Salisbury per essere sepolto nella cattedrale di Salisbury.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Brown, Antonie van Dyck 1599-1641, p.266

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Christopher Brown, Antonie Van Dyck 1599-1641, Milano, RCS Libri, 1999, ISBN 88-17-86060-3.

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