Guerra civile inglese

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Storia dell'Inghilterra

Voci principali
Età di Giacomo I
Età di Carlo I
Guerra civile inglese
Protettorato di Cromwell
Restaurazione inglese
Gloriosa rivoluzione

La guerra civile inglese (conosciuta anche come rivoluzione inglese) fu una guerra civile svoltasi in Gran Bretagna tra il 1642 e il 1660. Essa rientra fra le cosiddette Guerre dei tre regni.

Indice

[modifica] Il Corto Parlamento

Nel 1628 Carlo I, per sostenere le spese necessarie all'appoggio militare francese contro gli ugonotti, convocò il Parlamento. I parlamentari però, invece di concedere sussidi al re, gli chiesero conto di tutte le illegalità commesse, chiedendogli di firmare la cosiddetta Petizione dei Diritti (Petition of Rights) con la quale si decretava che ogni imposizione fiscale dovesse essere approvata dal Parlamento stesso, mentre altre pratiche - quali i prestiti forzosi, l'arruolamento obbligato, gli arresti immotivati (contro l'Habeas Corpus della Magna Charta) - venivano dichiarate illegali. Per questo motivo il re sciolse il Parlamento appena un mese dopo la riconvocazione. Durante i dieci anni d'assenza del Parlamento, Carlo I, sostenuto dall'arcivescovo di Canterbury William Laud e dal Consiglio della Corona, tentò di racimolare denaro attraverso l'imposizione di nuovi tributi, come ad esempio lo ship money - esteso non più soltanto alle città portuali - e combatté strenuamente il puritanesimo, applicando una pesante censura ai testi religiosi allora in circolazione. Tentò inoltre di diffondere l'Anglicanesimo in Scozia, regione di antica tradizione calvinista, provocando una rivolta. Carlo I si trovò costretto a convocare il Parlamento per chiedere l'approvazione di ulteriori tasse necessarie a formare di un esercito da inviare contro gli insorti. Ciò avvenne il 13 aprile 1640, ma il 5 maggio dello stesso anno, a causa delle proteste dei parlamentari, il monarca sciolse l'assemblea.

[modifica] Il Lungo Parlamento

I successi dei rivoltosi scozzesi e lo scoppio della rivolta in Irlanda costrinsero però il re a riconvocare il parlamento e ad accettare, pur di farsi concedere sussidi, una limitazione (almeno formale) del proprio potere in favore di quello del parlamento stesso; quest'ultimo non si sciolse fino al 1653, ed è perciò denominato "Parlamento Lungo".

[modifica] La guerra civile

Il re cercò di liberarsi dei parlamentari che gli erano più ostili ma questi, avvertiti in tempo, riuscirono a salvarsi (anche con l'appoggio della popolazione di Londra, sempre più insofferente all'atteggiamento di Carlo I). Scoppiò così una guerra civile tra monarchici e parlamentari (soprannominati Roundheads - teste rotonde - dai loro avversari perché portavano capelli piuttosto corti paragonati a quelli delle truppe del re). La guerra all'inizio vide prevalere i monarchici, ma dopo breve tempo la situazione si capovolse. Il re, disperato, tentò di negoziare con gli scozzesi, i quali lo arrestarono e lo vendettero ai parlamentari. Il re riuscì però a fuggire e la guerra continuò ancora per un anno. Alla fine vinsero i parlamentari. Il leader di questi ultimi, Oliver Cromwell, espulse dal parlamento i seguaci del re. Il parlamento condannò a morte il sovrano e fu proclamata la repubblica inglese o Commonwealth , di cui Cromwell assunse la guida con il titolo di Lord Protettore del Regno.

[modifica] Il periodo storico

Ritratto di Carlo I, opera di van Dyck
Ritratto di Oliver Cromwell

Dopo la morte di Elisabetta I Tudor (1603), che non lasciò eredi diretti, il trono di Inghilterra e di Irlanda passò al parente più prossimo, Giacomo Stuart, già re di Scozia col nome di Giacomo VI, il quale assunse anche la corona inglese con il nome di Giacomo I d'Inghilterra. Per la prima volta si trovavano riunite sotto lo stesso sovrano l'Inghilterra anglicana, l'Irlanda cattolica e la Scozia calvinista. Il regno di Giacomo (durato fino al 1625) fu un’età di forti contrasti e lacerazioni che investirono tutti gli ambiti, ma in particolare quello religioso.

Il re infatti si impegnò nel diffondere l'Anglicanesimo, sempre più vicino a posizioni quasi cattoliche, in un paese che invece richiedeva una riforma pericolosamente (dal punto di vista della Corona) vicina a posizioni protestanti. Il movimento puritano, diffuso soprattutto nelle classi più abbienti, teorizzava il ripristino del più ortodosso calvinismo e si ispirava a un modello di società fondata sul primato dell’individuo, della sua religiosità e delle sue scelte autonome. Da Giacomo il trono passò al figlio Carlo I Stuart; in questo periodo esplose il conflitto tra il re e il Parlamento, principalmente a causa di questioni fiscali.

Il Parlamento nel 1628 votò il Petition of Right con il quale chiese al re:

  • di non imporre tasse senza l'approvazione del parlamento;
  • di non imprigionare un uomo libero senza regolare processo;
  • di non sottoporre uomini liberi a tribunali speciali;
  • di non costringere uomini liberi ad alloggiare truppe nelle loro case.

Il re, contestando questi diritti, istituì tribunali monarchici negando a tutti gli uomini liberi di essere giudicati da altri loro pari, provocando così forti tensioni tra rappresentanti del popolo e monarchia.

Inoltre, Carlo I stava riscuotendo tributi con la consapevolezza di non poterlo fare: vi era infatti, tra le altre, una tassa che le città marinare dovevano pagare in tempo di guerra (ship money). Il re eluse la petizione dei diritti ed estese la tassa a tutti i suoi sudditi. Dal momento che tale pretesa avrebbe avuto senso solo se ci fosse stata una guerra, il re decise quindi di prendere parte al conflitto in atto in Scozia, suo paese di origine, con l'intento di conquistare e portare ordine in Irlanda; tuttavia per far ciò gli era necessario un esercito. La questione irlandese divenne un problema tale da creare le basi per la rivoluzione inglese.

Nel 1629 Carlo sciolse il Parlamento e diede vita ad un governo personale. In questo modo il malcontento si spostò verso la figura del sovrano. Una delle concause che portarono il re allo scioglimento del parlamento fu la questione religiosa: continuando ad appoggiare la chiesa anglicana, Carlo si dimostrò ostile alle tendenze riformate di molti dei suoi sudditi inglesi e scozzesi; un numero sempre maggiore di questi ultimi, ormai, auspicava lo smantellamento della chiesa anglicana. Nel 1628 sorse un movimento puritano che chiedeva una chiesa molto simile a quella scozzese, cosa che il re non poté concedere: ciò avrebbe richiesto nomine elettive, e la corona non poteva allora rinunciare ai vescovi e ai parroci, attraverso i quali esercitava il proprio potere. Davanti alla richiesta di un nuovo ordine sociale, oltre che economico, il parlamento fu nuovamente sciolto ed il re cominciò una politica decisamente assolutistica.

Per non apparire in contraddizione con le sue posizioni in materia religiosa, Carlo volle allora imporre il sistema di culto inglese anche alla Scozia calvinista; ma gli scozzesi respinsero questa pretesa: rifiutarono di abbandonare le proprie le terre e prepararono un’armata, dichiarando guerra a Carlo.

In quel periodo però l'esercito era di stanza in Irlanda, dove erano emersi conflitti di natura religiosa fra cattolici e calvinisti che provocavano non pochi problemi alla Corona inglese. Infatti nel 1641 era scoppiata in Irlanda una rivolta: proprietari, uomini liberi, contadini cattolici insorsero contro la nascente classe di coloni protestanti inglesi. Carlo, dunque, fu costretto a cedere e, ritornando sui suoi passi, tollerò la chiesa presbiteriana in Scozia.

Il re dovette riconvocare il parlamento, tra i cui membri vi era anche John Pym, una delle figure più importanti di questo periodo. Quest'ultimo, prontamente, approfittò della situazione per incitare il popolo a puntare i fucili contro il re, di origine scozzese. L'esercito reale, tornato dall'Irlanda, passa di fatto sotto il comando di John Pym (che divenne "l'altro re"). Il parlamento, con la Grande Rimostranza, approva 200 articoli della Magna Charta; ogni articolo era diretto contro la famiglia Stuart, soprattutto contro il re.

L’opposizione al re si faceva sempre più forte non solo nella società civile, ma anche nella rappresentanza parlamentare; tuttavia le forze parlamentari erano discordi: i 200 articoli vengono approvati con una maggioranza di soli 11 voti. John Pym deve rinunciare a proclamare la sua vittoria, e i 200 articoli, piuttosto che edificare un nuovo ordine, provocano la guerra civile.

[modifica] La prima fase: 1642-1649

Si creano due partiti:

  • il partito del re (aristocrazia e Chiesa anglicana)
  • l'opposizione parlamentare (ceti in ascesa come gentry, professionisti, mercanti, artigiani).

Il parlamento, un tempo unito nella lotta contro la ship money, è ora spaccato a metà; per capire la storia inglese dobbiamo entrare nelle chiese, dove ci sono parroci arrabbiati, che si rivolgono dal pulpito alla popolazione:

« Contro il re e contro la religione stanno avidi mercanti, possidenti impoveriti e rozza plebaglia; dalla parte del re stanno tutti gli uomini privilegiati e tutti gli uomini istruiti, e cioè tutti i vescovi, tutti i lords (principi, duchi, marchesi, conti), tutti eccetto due. Dalla parte del re stanno ancora tutti i gentiluomini, eccetto una quarantina di atei. »
(...dal punto di vista di un parroco anglicano)
« I liberi possidenti e gli onesti commercianti che stanno dalla parte del parlamento sono la forza della civiltà; i cavalieri, i contadini asserviti e i mendicanti che stanno dalla parte del re sono la forza della iniquità. »
(... dal punto di vista di un parroco puritano)
Mappa raffigurante l'Inghilterra nel periodo della guerra civile

Nel 1642 la cavalleria fedele al re Carlo, composta principalmente dall’aristocrazia e ricordo della società medioevale, si scontra con l’esercito del Parlamento, le Teste rotonde. Londra e il sud sono in mano alle teste rotonde, Nottingham ed il centro in mano al re. I cavalieri avanzano, senza giungere però a conquistare, in due anni di guerra, la città di Londra; questo perché le teste rotonde cominciano a conseguire alcune vittorie, grazie soprattutto ad un nuovo capo militare puritano ed esponente della gentry: Oliver Cromwell. Questi organizza un esercito di nuovo modello formato da volontari altamente specializzati e qualificati, con ferrea disciplina militare (New Model Army). Cromwell va all’attacco dell’esercito di Carlo e, nel giro di quattro anni, i cavalieri non esistono più; il re non può più avanzare la richiesta di guidare un esercito. Governano le teste rotonde (nient'affatto incolte, ma ben istruite) trovando la forza nella cultura: il contadino che si impegna guiderà prima il plotone, poi il battaglione e poi diventa generale; e prima di combattere l'esercito legge la Bibbia.
La guerra civile sembra concludersi nel 1646, con la Battaglia di Oxford; il parlamento si impegna a legiferare per lo smantellamento dei sistemi feudali, sancisce l'istituzione della proprietà privata e la legittimazione delle recinzioni. Vengono smantellate le figure dei vescovi, e con essi la chiesa anglicana, a favore di un modello presbiteriano. In compenso il re è rimasto solo un simbolo, non può più contare sulla vecchia aristocrazia. Alcune forze vorrebbero l'abolizione della monarchia, ma i presbiteriani la vogliono mantenere: temono infatti che il decadimento della casa reale prepari il terreno a riforme più radicali da parte del popolo. Il re però non accetta di restare al potere se non viene restaurato il vecchio ordine; Cromwell è costretto a riprendere l'esercito per garantire le conquiste rivoluzionarie: si creano 4 partiti: il partito degli indipendenti (coloro che volevano ancora il re), dei presbiteriani, degli zappatori (coloro che volevano assegnare la terra a chi la lavora) e dei livellatori (coloro che volevano assegnare la terra agli affittuari). I presbiteriani, attraverso accordi con la corona, vogliono la restaurazione, ed il re arriva a chiedere che la Scozia, con il suo esercito, invada l'Inghilterra; l'esercito di Cromwell, costituito da livellatori e zappatori, interviene, scacciando dal parlamento i presbiteriani e destituendo la monarchia. Il re viene processato e condannato per alto tradimento. Nel 1649 Carlo viene giustiziato: cade così il principio del diritto divino dei sovrani e nasce un nuovo principio di sovranità, quella popolare.

[modifica] La seconda fase: 1649-1653

Cromwell e il Parlamento dichiarano decaduta la monarchia e fondano la Repubblica Unita di Inghilterra, Scozia e Irlanda (Commonwealth). Gli obiettivi di Cromwell sono: salvaguardia del diritto di proprietà, indipendenza della chiesa dallo stato, libertà religiosa, eliminazione di tutte le opposizioni estremistiche. Alla Scozia viene garantita una maggiore tolleranza, con l’Irlanda invece si usa il pugno di ferro. Una carta costituzionale nomina Cromwell "Lord protettore del Regno".

[modifica] La terza fase: 1653-1658

Inizia una vera e propria dittatura militare; il territorio viene diviso e sottoposto a fidati governatori militari. Nel 1658 il dittatore Cromwell muore.

[modifica] La quarta fase: 1658-1660

Con Cromwell viene a mancare il leader: suo figlio, che gli succede, non riesce a sostituire degnamente la figura paterna. Appare necessaria, perciò, la restaurazione di un ordine politico più solido. Un esercito guidato da George Monk, un uomo che fu fedele a Cromwell, marcia su Londra e restituisce i poteri al Parlamento. Carlo II Stuart, figlio di Carlo I, rientra in Inghilterra dall'esilio olandese: la monarchia, la Camera dei Lord e la Chiesa anglicana sono così restaurate. La ricostituzione dei tre pilastri del potere, tuttavia, non significa affatto un ritorno puro e semplice al passato: grazie al potere che il Parlamento aveva rivendicato, in reazione alla politica di accentramento posta in atto da Giacomo I e Carlo I, e dopo la condanna a morte di quest'ultimo, l'Inghilterra non vedrà mai più sovrani assolutisti sul proprio trono.

[modifica] Battaglie principali


Per approfondire, vedi la voce Guerra civile inglese (dibattito storiografico).

[modifica] Voci correlate

[modifica] Bibliografia

  • Lawrence Stone, "Le cause della Rivoluzione Inglese 1529-1642", Einaudi, Torino 1982.
  • Peter Linebaugh e Marcus Rediker,I ribelli dell'Atlantico. La storia perduta di un'utopia libertaria, Feltrinelli, Campi del sapere, 2004.
  • Christopher Hill, Il mondo alla rovescia. Idee e movimenti rivoluzionari nell'Inghilterra del '600, Einaudi, 1981.
  • Aurelio Musi,Le vie della modernità, Sansoni.

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