Medioevo inglese

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Storia dell'Inghilterra

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Il Medioevo inglese è quel periodo che va dal V al XVI secolo. Inizia tradizionalmente con la partenza delle legioni romane dalla Britannia e l’invasione degli Anglosassoni (agli inizi del V secolo) e termina con Enrico VIII e la riforma di John Knox in Scozia (XVI secolo).

All'interno del Medioevo inglese, i secoli V e VI (quelli della conquista anglosassone) sono conosciuti coi nomi di periodo sub-romano o secoli bui, a cui seguì il periodo noto come eptarchia anglosassone. Sul finire dell'VIII secolo giunsero invece i Vichinghi, che provocarono molti cambiamenti nell'isola. Da tutto ciò nacquero importanti contatti con l'Europa, che portarono alla "fine" dell'Inghilterra anglosassone (che tradizionalmente termina con la conquista normanna). Il processo di sostituzione del potere celtico con quello germanico continuò, in maniera frammentaria nelle diverse aree britanniche, fino al X secolo. Una frattura all’interno del Medioevo inglese si ebbe appunto con la conquista normanna del 1066, che rappresentò un vero e proprio spartiacque.

Invasione anglosassone: vecchie e nuove teorie[modifica | modifica wikitesto]

L'elmo di Sutton Hoo

Quando i Romani lasciarono l’isola intorno al 410 d.C.[1], i popoli che vivevano a nord del Vallo di Adriano (Pitti, Scoti e Caledoni) iniziarono a penetrare nelle fertili pianure meridionali dell'isola. Per difendersi dai loro attacchi, i Britanni chiesero aiuto alle tribù germaniche d'Europa degli Juti, dei Sassoni e degli Angli, che iniziarono così a penetrare in Britannia. Nel giro di pochi anni si giunse alla creazione di diversi regni germanici: Kent, Sussex, Wessex, Essex, Northumbria, Anglia orientale e Mercia. I Britanni, divisi tra di loro in una miriade di regni e potentati, si difesero con tenacia da questa invasione.

La Britannia attorno al 600.

Si è a lungo creduto che la migrazione anglosassone in Britannia fosse stata caratterizzata da un vasto movimento di genti che, nei secoli V e VI, avrebbero sommerso i Britanni, spingendoli nelle zone montuose e meno accessibili del Galles e della Scozia. La pensa così, ad esempio, lo storico Frank Stenton, secondo cui la maggior parte dell'Inghilterra meridionale fu conquistata molto presto. Questa interpretazione è basata sulle fonti scritte (soprattutto su Gildas ma non solo), che descrivono l'arrivo degli Anglosassoni come un evento violento. Quest'interpretazione sarebbe supportata anche dalla toponomastica e dalla linguistica, che dimostrerebbero la sopravvivenza di pochi toponimi britannici nell'Inghilterra orientale e la presenza di poche parole celtiche nell'antico inglese. Questa visione dei fatti è ancora oggi accettata da alcuni storici quali James Lawrence, che ha scritto che l'Inghilterra "è stata sommersa da una corrente anglosassone che ha spazzato via la popolazione romano-britannica".

Oggi, però, questa interpretazione dei fatti è poco seguita. Invece, viene seguita un'altra basata su una nuova stima numerica degli Anglosassoni giunti in Inghilterra in questo periodo e secondo la quale gli invasori sarebbero stati di meno di quanto si pensasse in passato. Quindi, la scarsità di toponimi e parole celtiche potrebbe essere spiegata con il fatto che i nuovi venuti furono così politicamente e socialmente dominanti nel sud e nell'est della Britannia che anche la loro lingua e la loro cultura sarebbero divenuti tali. Quindi, a differenza di quanto si pensò in passato, i Britanni sarebbero rimasti anche nelle regioni centro-meridionali dell'isola colonizzate dagli Anglosassoni.

Del resto, una recente ricerca genetica condotta dall’University College di Londra ha smontato l'idea che gli Inglesi fossero composti essenzialmente da Anglosassoni. È infatti stato dimostrato come la diffusione dei geni anglosassoni sarebbe minore di quanto pensato fino a oggi.

Esistono infatti alcune prove archeologiche del fatto che gli invasori e i Britanni abbiano vissuto insieme. Ad esempio, nel cimitero di Wasperton, nella contea del Warwickshire, è possibile vedere una famiglia autoctona adottare la cultura anglosassone per un periodo lungo. Quindi, alcuni Britanni adottarono la cultura anglosassone, identificandosi con gli invasori, mentre altri vissero in comunità separate, sotto il dominio anglosassone. Una testimonianza del genere appare chiaramente nel codice di re Ine del Wessex, realizzato tra la fine del VII secolo e gli inizi dell'VIII.

Tuttavia, non si può misconoscere la violenza che dominò questo periodo, come dicono le fonti scritte, e che, probabilmente, portò alla morte di un considerevole numero di Britanni. Va anche detto che nelle fonti ci sono riferimenti a delle pestilenze che colpirono in ugual modo sia gli invasori sia i popoli autoctoni, anche se sembra che la "Peste di Giustiniano" abbia devastato maggiormente le comunità romano-britanniche (poiché commerciavano con il Mediterraneo). È infatti evidente una diminuzione di produttività, che potrebbe essere connessa a un decremento di popolazione. Inoltre, è anche stata dimostrata l'esistenza, nel corso del V e VI secolo, di un cambiamento di clima, divenuto più freddo e umido. Si sa anche di migrazioni britanniche in Bretagna (Gallia nord-occidentale) e in Galizia (parte nord-occidentale della Penisola iberica).

Intanto, in Britannia nascono i regni anglosassoni, che vengono per la prima volta menzionati da Gildas nel De Excidio Britanniae. Alcuni insediamenti urbani romani, come Wroxeter, continuarono a essere occupati forse grazie alla presenza della Chiesa. In questo periodo, inoltre, sarebbe stato attivo re Artù che, secondo alcuni studiosi, sarebbe un personaggio storico realmente esistito: un romano-britanno che in questa fase avrebbe conquistato un considerevole potere, e che sembra essere l'Ambrosius Aurelianus citato da Gildas. L’esistenza di questo personaggio, per alcuni, potrebbe essere testimoniata dalla costruzione di luoghi come Tintagel o Wansdyke. Non si tratterebbe, dunque, di una figura leggendaria.

L'arrivo degli Anglosassoni e la nascita dell'eptarchia (400-600)[modifica | modifica wikitesto]

Eptarchia anglosassone.

È davvero difficile stabilire con precisione cronologica gli eventi compresi tra la partenza dei romani dalla Britannia e la nascita dei regni Anglosassoni. La storia del ritiro delle legioni romane è narrata nella Historia Regum Britanniae di Geoffredo di Monmouth, opera che però è notoriamente poco credibile e in molte parti leggendaria. L'archeologia mostra innegabili segni di decadenza nell'ultimo periodo della dominazione romana nell'isola. La Britannia romana ebbe effettivamente fine quando nel 407 Costantino III fu eletto Imperatore dalle truppe britanniche, attraversando la Manica con l'esercito e lasciando l'isola senza difese. Costantino III alla fine fu ucciso in battaglia. Nel 410, l'imperatore romano d'Occidente, Onorio, disse ai Romano-Britanni che dovevano pensare da soli alla propria difesa. Ma ancora nel tardo V secolo i Romano-Britanni chiesero al console romano Flavio Ezio di soccorrerli contro gli invasori (vedi I lamenti dei Britanni).

Dalle evidenze archeologiche sembrerebbe di poter dedurre che ci fu una commistione tra i nuovi venuti e le popolazioni autoctone. Comunque, ci furono anche romano-britanni che emigrarono in Armorica, che diventerà la Bretagna (Francia), e nella Spagna. Sembra inoltra che la battaglia del Monte Badon (vinta dai romano-britannici sotto il comando di Ambrosius Aurelianus, secondo Gildas) abbia segnato una battuta d'arresto (e ritiro) dell'invasione anglosassone dell'Inghilterra, che rallentò per un periodo di circa mezzo secolo. In seguito riprese, portando verso la fine del sesto secolo alla formazione della cosiddetta eptarchia anglosassone, cioè la formazione dei sette regni anglosassoni: Northumbria, Mercia, Kent, Anglia orientale, Essex, Sussex e Wessex. Tuttavia, studiosi moderni hanno mostrato che altri regni sorsero in questo periodo: Hwicce, Magonsete, Lindsey e Middle Anglia. A questi regni anglosassoni si opponevano inoltre quelli britannici nel centro-nord della Britannia, come lo Strathclyde, il Reghed, l'Elmet e i diversi regni del Galles.

Anglosassoni e Cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

La cristianizzazione dell'Inghilterra anglosassone iniziò attorno al 600, per influenza del cristianesimo celtico e del cristianesimo romano. Infatti, il Cristianesimo, che era quasi scomparso nell'isola, riprese vigore e gli invasori pagani iniziarono a convertirsi. Il primo arcivescovo di Canterbury, Agostino assunse questo ufficio nel 597 e nel 601 battezzò il primo sovrano anglosassone Ethelbert del Kent. La completa cristianizzazione dell'isola fu operata dai monaci celti di Lindisfarne nel VII secolo. L'ultimo grande sovrano pagano degli anglosassoni fu re Penda di Mercia, che morì nel 655. Sempre nella seconda metà del VII secolo, il cristianesimo celtico entrò in conflitto con il cattolicesimo romano sulla data della celebrazione della Pasqua, questione che in Northumbria aveva diviso il paese. I Celti cristiani volevano che venisse fissata una data precisa, mentre da Roma si voleva mantenere l'usanza della data variabile. Nel 644 la controversia si risolse a favore della chiesa di Roma, ragion per cui tutta la Britannia entrò sempre a più stretto contatto con la tradizione romana e con l'Europa. I primi missionari britannici partirono per il continente nell'VIII secolo. Per influenza dei benedettini e del clero secolare, sin dal VII secolo la Britannia fu suddivisa in diocesi vescovili.

Le vicende dell'eptarchia[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso dei secoli VII e VIII, i diversi regni della cosiddetta eptarchia anglosassone conobbero vicende alterne, con i diversi reami impegnati nel tentativo di conquistare la supremazia gli uni sugli altri. Potente fu il regno di Northumbria, nato dall'unione dei due regni minori di Bernicia e di Deira. Ma il suo potere andò in frantumi nella seconda metà del VII secolo, a seguito delle sconfitte militari inflitte dalla Mercia (battaglia del Trent nel 679) e dai Pitti (battaglia di Dunnichen nel 685).

Nell'VIII secolo si ebbe la supremazia della Mercia, tant'è che re Offa fu riconosciuto come sovrano di tutta la Britannia del sud da Carlo Magno. Ma la crescente potenza del regno del Kent e i problemi creati dai regni minori, portò alla fine del dominio marciano attorno alla fine di quello stesso secolo.

I Vichinghi e l'ascesa del regno del Wessex (IX secolo)[modifica | modifica wikitesto]

Statua di Alfredo il Grande.

La Cronaca anglosassone data al 793 il primo attacco dei vichinghi in Britannia, sferrato contro il monastero di Lindisfarne, anche se è probabile che dall'insediamento dei vichinghi nelle Orkney e nelle Shetland ci furono altre incursioni. Nel 794 avvenne il primo attacco a Iona. L'arrivo dei nuovi invasori, in particolare della loro Grande armata, squassarono profondamente l'assetto geografico, politico e sociale dell'Inghilterra (provocando la riduzione e la scomparsa di alcuni regni anglosassoni) come anche in Irlanda, tra i Pitti e gli Scoti (e in seguito anche nel Galles). È infatti ai Vichinghi che si attribuisce una parte di responsabilità per la nascita del regno di Alba, che poi diventerà la Scozia.

L'eptarchia e il regno del Wessex

Dopo un periodo fatto di raid e razzie, i vichinghi si insediarono in Inghilterra: un centro importante fu York (Jorvik in vichingo), sede di un regno che strinse e ruppe diverse alleanze con quello vichingo di Dublino. Questi insediamenti ebbero un impatto forte, tanto da lasciare tracce significative nella lingua inglese, tanto che alcune importanti parole di questa lingua derivano dall'antico norvegese. E tracce si trovano anche nella toponomastica: ad esempio il Sutherland. Un evento importante del IX secolo fu l'espansione del regno anglosassone del Wessex, che, grazie ad Alfredo il Grande, arrivò ad estendere il suo dominio su altri reami anglosassoni e sulla Cornovaglia. Dopo aver battuto i Vichinghi (Danesi) a Edington nell'878 ed aver riconquistato Londra (885), Alfredo il Grande pose il confine settentrionale del suo regno sulla linea Londra-Chester.

Formazione dell'Inghilterra (X secolo)[modifica | modifica wikitesto]

Re Alfredo il Grande del Wessex morì nell'899 e a lui successe il figlio Edoardo il Vecchio, che, insieme al cognato Ethelred di Mercia, diede vita a un programma di espansione basato sulla costruzione di città e fortilizi. Alla morte di Ethelred, sua moglie Ethelfleda (cioè la sorella di Edoardo) regnò come Signora dei merciani, continuando l'espansione. Alla morte di Edoardo, il figlio Atelstano salì sul trono di Mercia e, in seguito, anche sul Wessex.

Atelstano continuò il programma d'espansione dei suoi parenti, arrivando a essere il primo vero sovrano di quella che ora è chiamata Inghilterra. Nel corso delle sue guerre di conquista, sconfisse un'armata di scozzesi e vichinghi nella battaglia di Brunanburh, scontro che fu una delle tappe più importanti per la formazione dell'Inghilterra. Tuttavia, con i successori di Atelstano, Edmondo, Eadred e Edwy, il regno andò in frantumi. Tuttavia, Edgardo, che alla fine regnò sullo stesso territorio di Atelstano, sembra aver consolidato il regno, mentre al tempo del regno del figlio Etelredo, l'Inghilterra appare come un'entità sicura e consolidata.

Danesi e Normanni (978-1066)[modifica | modifica wikitesto]

Sul finire del X secolo si ebbe un rinnovato interesse degli scandinavi nei confronti dell'Inghilterra. Aethelred perdette il suo regno a opera di Sweyn di Danimarca, riprendendoselo però alla morte di quest'ultimo. Il figlio di Aethelred, Edmondo II morì poco dopo, permettendo così al figlio di Sweyn, Canuto, di salire sul trono d'Inghilterra.

L'arazzo di Bayeux con la descrizione della battaglia di Hastings (1066).

Il potere supremo sull'Inghilterra fluttuò tra i discendenti di Aethelred e quelli di Canuto fino alla prima metà dell'XI secolo. Nel 1066, sul trono salì Harold Godwinson, che fu però sconfitto e ucciso combattendo a Hastings contro i normanni di Guglielmo il Conquistatore, discendente di Aethelred e della moglie di Canuto, Emma. Guglielmo fu incoronato il giorno di Natale di quello stesso anno. Il suo regno fu però segnato da molti problemi. Molti sassoni dopo la battaglia di Hastings andarono ad arruolarsi nella guardia imperiale dell'Impero bizantino, per poter combattere contro i normanni di Sicilia per vendicare quanto era successo in Inghilterra.

Il Basso Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

La sconfitta di Harold da parte di Guglielmo, che salì sul trono inglese, e la conseguente conquista normanna dell'Inghilterra segnò una frattura nella storia di questa terra, portando con sé molti cambiamenti. Il nuovo sovrano ordinò la compilazione del Libro di Domesday, in cui erano registrati popolazioni e proprietà da tassare nel suo territorio. Col dominio normanno andarono formandosi anche una classe dirigente e una popolazione anglo-normanna.

Durante questo periodo l'Inghilterra conobbe la guerra civile, le insurrezioni, gli intrighi di corte e fece molte guerre fuori dai suoi confini. Ebbe un'economia basata sulla produzione e l'esportazione di lana verso l'Europa, dove veniva lavorata. Solo nel XV secolo, infatti, l'Inghilterra sviluppò una propria industria tessile.

Enrico lavorò duramente per riformare il paese e ridargli stabilità, ma la sua opera fu compromessa dalla morte del figlio Guglielmo nel novembre 1120, aprendo problemi di successione, che gettarono un'ombra sulla storia dell'Inghilterra.

Durante il debole regno di Stefano I (1135 - 1154), la situazione dell'Inghilterra andò precipitando, oscillando tra la guerra civile e il potere feudale dei baroni. A questa instabilità si aggiunsero scorrerie di razziatori scozzesi e gallesi. Stefano entrò anche in contrasto con la cugina, l'Imperatrice Matilda, per ragioni dinastiche, che, dalla Francia, nell'autunno del 1139 invase l'Inghilterra insieme al marito Goffredo di Angiò e al fratellastro Roberto di Gloucester, catturando Stefano e ponendo fine al suo governo.

La firma della Magna Carta (1215)

Matilda divenne regina, ma entrata in contrasto coi suoi sudditi fu espulsa da Londra. Ne derivò un periodo di instabilità e guerra civile terminò nel 1148, quando Matilda tornò in Francia. Stefano tornò sul trono, regnando fino alla morte (1154). Dopo la morte dei suoi eredi, Stefano si accordò proprio con Matilda, riconoscendone il figlio, Enrico di Angiò, il futuro Enrico II, il cui regno segnò un ritorno al centralismo monarchico, a scapito del potere feudale dei baroni e di quello legislativo della Chiesa.

Il successore di Enrico, Riccardo I "Cuor di Leone", fu impegnato in guerre all'estero, partecipando alla Terza crociata e difendendo i suoi possedimenti francesi dagli attacchi di re Filippo II di Francia.

Il suo successore, il fratello più giovane Giovanni, perdette molti territori in Francia e non riuscì a far fronte ai nobili e alla chiesa e fu alla fine costretto a firmare la Magna Carta, che impose grossi limiti al potere personale del sovrano. Suo figlio, Enrico III, salì sul trono a soli 9 anni. Il suo regno fu caratterizzato da molte rivolte (tra cui quella guidata da Simone V di Montfort) e guerre civili, spesso provocate dall'incompetenza e dal cattivo governo del potere centrale.

Il regno riprese vigore con re Edoardo I (sul trono dal 1272 al 1307), che ridiede potere al governo centrale, conquistò il Galles e tentò di porre sotto il suo controllo la Scozia. Più disastrosi i regni del figlio Edoardo II e quello di Edoardo III, che fu costretto a concedere terre alle famiglie nobiliari, accrescendo così il loro potere.

Intanto, nel 1349 in Inghilterra giunse un'epidemia di peste bubbonica, che stava devastando tutta l'Europa. La morte nera uccise 1/3 della popolazione dell'isola. Il regno fu anche impegnato in guerre contro i gallesi, gli irlandesi, gli abitanti della Cornovaglia e contro la Francia, alleata con la Scozia, nella Guerra dei cent'anni, durante la quale l'Inghilterra vinse alcune importanti battaglie, tra cui quelle di Crécy e di Agincourt. Inoltre, la definitiva soppressione da parte del futuro re Enrico V d'Inghilterra della rivolta guidata dal principe gallese Owain Glyndŵr (1412), segnò la fine delle grandi ribellioni gallesi contro il dominio inglese.

Fu infatti in questo periodo che il potere dei nobili andò accrescendosi ancora una volta, così da creare nuovi problemi alla Corona, con molti pretendenti che si fecero avanti dalle file della nobiltà. La situazione precipitò durante il debole regno (dal 1422) di Enrico VI, che aveva problemi di instabilità mentale: scoppiò infatti una guerra civile conosciuta col nome di Guerra delle due rose che indebolì enormemente il potere della Corona, che fu almeno in parte restaurato da Edoardo IV.

La Guerra delle due Rose terminò con la vittoria, nella battaglia di Bosworth Field (1485), di Enrico Tudor, che salì sul trono col nome di Enrico VII. Durante il suo regno, si fecero avanti due nuovi pretendenti al trono. Il primo fu Lambert Simnel, sconfitto nella Battaglia di Stoke Field (che per alcuni segnò davvero la fine della Guerra delle due Rose e che fu l'ultima volta in cui un re inglese combatté contro un pretendente al trono), mentre il secondo fu Perkin Warbeck, giustiziato nel 1499.

Nel 1509 sul trono d'Inghilterra salì Enrico VIII, che entrò in conflitto con la Chiesa cattolica perché voleva divorziare dalla moglie, Caterina d'Aragona. Enrico non era un convinto protestante, ma per ragioni politiche diede vita a uno scisma, che portò alla nascita della Chiesa anglicana. Intanto, anche in Scozia la chiesa fu investita dalla Riforma protestante per opera di John Knox. Questi due eventi segnano per gli storici la fine del Medio Evo inglese.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Popoli[modifica | modifica wikitesto]

Liste di sovrani[modifica | modifica wikitesto]

Stati[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura e storiografia[modifica | modifica wikitesto]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Fasi storiche[modifica | modifica wikitesto]

Varie[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Secondo alcuni storici nel 407 quando Costantino III abbandonò la Britannia con le ultime legioni romani presenti sul territorio, secondo altri nel 410 quando l'imperatore Flavio Onorio invitò per iscritto le popolazioni romane o romanizzate della provincia a provvedere da sole alla propria difesa

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Mappe della Britannia post-romana[modifica | modifica wikitesto]