Fuso (strumento)

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Fuso peruviano (sinistra) e fusi italiani
Greco antico fusi in terracotta, del Museo archeologico del Ceramico, Atene.

Il fuso è uno strumento che permette di filare a mano. La filatura si ottiene con la torcitura di fibre tessili in modo da trasformare un ammasso di fibre in un filato.

Veniva usato insieme alla conocchia o rocca, bastone a cui veniva legato l'ammasso di fibre da filare, tradizionalmente lana, lino e canapa. La filatura è stata per millenni incombenza femminile. Con tutte le fasi della lavorazione delle fibre, dal preistoria alla rivoluzione industriale ha occupato una grossa parte del lavoro domestico, tanto che l'accoppiata rocca e fuso era compresa nella dote di una sposa.

I primi fusi risalgono al neolitico del tutto identici al modello usato ancora oggi in sud America e Africa e tradizionalmente nel sud Italia e nord America.
Composti da due parti:

  • un bastoncino di legno lungo venti-trenta centimetri del diametro di un centimetro circa appuntito su una estremità
  • un tondino forato (fusarola) largo 4-6 centimetri in legno, pietra, terracotta, ossidiana

Il legnetto è infilato nel foro del tondino in modo che ne fuoriesca la punta per pochi centimetri. La rotazione impressa al bastoncino, prolungata dall'effetto centrifugo del tondino torce le fibre che vengono legate la fuso, che nel girare accumula sul bastoncino il filo fatto.

Il fuso in uso in Europa ha forma affusolata, da qui il nome, è costruito generalmente in legno tornito con le estremità appuntite e il centro panciuto. Lungo da venti a trenta centimetri ha due rigonfiamenti bene accentuati nei pressi delle estremità che servono a legarvi il filo per bloccarlo durante l'operazione della torcitura.

Indice

[modifica] Funzionamento

Il lavoro di filatura con il fuso si svolge in due fasi:

  • nella prima si imprime una rotazione al fuso (come ad una trottola) per torcere le fibre, mentre il fuso gira si tira il pelo dalla scorta che sta sulla rocca fornendone la quantità sufficiente per la dimensione che si vuole dare al filato, fino a quando si è costruito un pezzo di filo lungo fino a terra (quando il fuso tocca terra si ferma)
  • nella seconda si slaccia il nodo all'estremità e si avvolge il filo appena fatto sulla pancia del fuso.

Venne usato nelle campagne fino all'inizio del XX secolo, anche se preesistevano macchinari per filare, soprattutto dalle donne che pascolavano le greggi o si spostavano (e intanto filavano) perché di poco ingombro e peso e quindi utilizzabile ovunque.

Filare è un lavoro lungo che occupava una considerevole fetta della popolazione, soprattutto donne e bimbi, la produzione di un alacre filatore poteva essere di pochi etti nella giornata, l'esigenza di velocizzare la lavorazione portò, fin dal medioevo, alla costruzione di apparecchi in legno che azionati da un pedale sveltivano di molto la produzione, detti: arcolaio, filerina o filarello.

[modifica] Oggi

Nonostante il suo uso sia scomparso dalla vita quotidiana rimane fortemente legato all'immaginario collettivo.
Citata in numerosi proverbi e canzoni, la frase ciapa la roca e l'fus in Lombardia vuol dire prendi tutto quello che serve.
Con la punta di un fuso, probabilmente in ossidiana, si punse il dito la bella addormentata dell'omonima fiaba.

[modifica] Bibliografia

  • Scheuermeier P. Bauernwerk in Italien des italienischen und rätoromanischen Schweiz, II, Bern 1956
  • Wild J. P. Textile Manufacture in the Northern Roman Provinces, Cambridge 1970
  • Gottschalk R. Ein spätrömischer Spinnrocken aus Elfenbein, in Archäologisches Korrespondenzblatt, 26, pp. 483-500 1996
  • Larsson Lovén L. The Imagery of Textile making. Gender and Status in the Funerary Iconography of Textile Manufacture in Roman Italy and Gaul, Göteborg 2002

[modifica] Voci correlate

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