Ossidiana

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Ossidiana
ObsidianOregon.jpg
Classificazione Strunz  
Formula chimica silicati
Proprietà cristallografiche
Gruppo cristallino amorfo
Sistema cristallino amorfo
Classe di simmetria  
Parametri di cella  
Gruppo puntuale  
Gruppo spaziale  
Proprietà fisiche
Densità 2-3 g/cm³
Durezza (Mohs) 5-6
Sfaldatura assente
Frattura concoide
Colore da grigio scuro
Lucentezza vitrea
Opacità da trasparente ad opaca
Striscio bianco-giallastro
Diffusione relativamente comune
Si invita a seguire lo schema di Modello di voce - Minerale
Ossidiana
Lipari - affioramento di ossidiana. È ben osservabile la struttura vetrosa di tipo fluidale.
Lipari - affioramento di ossidiana. È ben osservabile la struttura vetrosa di tipo fluidale.
Categoria Roccia magmatica
Sottocategoria Roccia magmatica effusiva
Composizione chimica silicatica
Minerali principali plagioclasio, anfiboli, pirosseni
Minerali accessori olivina
Struttura amorfo
Tessitura amorfo

L'ossidiana è un vetro vulcanico la cui formazione è dovuta al rapido raffreddamento della lava.

All'interno dei vulcani le temperature e le pressioni sono così elevate da fondere i silicati dando origine al magma. La lava a contatto dell'aria, si raffredda molto rapidamente dando origine all'ossidiana. Il veloce raffreddamento non consente agli atomi di ordinarsi per formare un cristallo. L'ossidiana è un vetro naturale, del tutto simile a quello di produzione umana. È utilizzata per fabbricare collane preziose.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Plinio la chiamò lapis obsianus o obsidianus in onore di un certo Obsius o Obsidius, che citò la pietra per primo in alcune zone dell'Etiopia. Alcuni ritrovamenti fanno ipotizzare la conoscenza della pietra in epoca antica: gli antichi Egizi usavano l'ossidiana per fabbricare scarabei e sigilli mentre in America centrale veniva utilizzata dalle civiltà precolombiane.[1]

Varietà[modifica | modifica sorgente]

  • Ossidiana nera: è la più comune con i bordi traslucidi;[1]
    • Ossidiana fiocco di neve: molto rara con inclusioni biancastre con i bordi traslucidi;[1]
    • Ossidiana dorata: con inclusioni giallastre;[1]
    • Ossidiana bruna o rossa: con chiazze rossastre su sfondo nero e venature chiare traslucide;[1]
    • Ossidiana verde: tipica di Pantelleria, si presenta nera a luce riflessa e verde scuro a luce trasmessa;
  • Perlite: di colore grigio perla a fessurazione concentrica;[1]
  • Pechstein o Pietra di pece: di colore bruno-giallastra, di aspetto piceo;[1]
  • Marekanite: di colore grigio fumo, proveniente dal Monte Marekan in Siberia;[1]
  • Tokayer-Luchsaphir: originaria dell'Ungheria il cui nome, in tedesco, significa blu zaffiro;[1]

Origine e giacitura[modifica | modifica sorgente]

L'ossidiana è un vetro vulcanico composto per il 75% da biossido di silicio che si forma per il rapido raffreddamento di rocce effusive di tipo acido. Il litotipo si trova associato a colate con chimismo da riolitico a basaltico.[1]

Località di ritrovamento[modifica | modifica sorgente]

L'ossidiana in Italia[modifica | modifica sorgente]

I principali centri di estrazione delle ossidiane in Italia sono: Isola di Lipari, Pantelleria, Sardegna (Massiccio del Monte Arci). L'ossidiana si presenta di colore nero a luce riflessa e di colore variabile (nero, grigio, marrone bianco) a luce trasmessa, a causa di inclusioni al suo interno.

L'ossidiana del Monte Arci, nera traslucida, è di tipo riolitico; si raccoglie prevalentemente in grossi ciottoli (arnioni), sia in "giacimenti" a cielo aperto che nei greti dei torrenti.
Fra i giacimenti in filone, il più importante di tutti è sicuramente quello di Roia Cannas presso il territorio di Masullas (OR), mentre altri piccoli filoni sono presenti a Cuccuru Porcufurau presso il territorio comunale di Marrubiu e anche a Sennixeddu in territorio di Pau, lungo il sentiero di Scaba Crobina, dove Alfonso La Marmora notò la presenza di Ossidiana in giacitura primaria.
Ogni giacimento è caratterizzato da un tipo di ossidiana differente: "SA" quella del versante meridionale del Monte Arci (Conca Cannas), "SB" quella del versante occidentale, nell'area di S. Maria Zuarbara (in italiano Zuràdili) - Marrubiu ed "SC" quella del settore orientale (Perdas Urias).
L'ossidiana di Pantelleria, unica del Mediterraneo ad avere colore verde a luce trasmessa, si trova lungo la falesia sud-occidentale dell'isola. Da non dimenticare l'isola di Palmarola (Isole Ponziane), molto frequentata nel Neolitico e nell'Eneolitico da tribù dedite al commercio di questa materia prima, che introducevano nel continente. Sono stati ritrovati resti di ceramica e alcuni oggetti di ossidiana lavorati di età eneolitica.

Utilizzi[modifica | modifica sorgente]

Attualmente l'ossidiana viene utilizzata per fabbricare la lana di roccia; una sorta di vetro in fibre sottilissime ottenuto fondendo l'ossidiana a 1300 °C e poi per la creazione di collane molto preziose.[1]

In passato gli Aztechi (come ogni civiltà che ne disponeva localmente) usavano l'ossidiana per ottenere le punte delle frecce, coltelli e rasoi.

Punta di ossidiana

La tecnica per realizzare oggetti appuntiti dai ciottoli di ossidiana è detta scheggiatura e consiste nell'asportazione di schegge tramite la percussione. Appassionati riscopritori della tecnica producono oggi esemplari destinati al mercato turistico.

Ancora oggi vengono prodotte lame per bisturi in ossidiana, che alcuni chirurghi preferiscono rispetto all'acciaio per il taglio più netto e l'assenza di particolato metallico, possibile causa di allergia.

Il taglio[modifica | modifica sorgente]

Le ossidiane si possono tagliare a cabochon o a sfera per le collane preziose.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p Autori Vari, Scheda Ossidiana in Il magico mondo di Minerali & gemme, De Agostini (1993-1996), Novara

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]