Masullas

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Masullas
comune
Masullas – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Sardegna-Stemma.svg Sardegna
Provincia Provincia di Oristano-Stemma.png Oristano
Amministrazione
Sindaco Mansueto Siuni (lista civica) dal 31-5-2010
Territorio
Coordinate 39°42′00″N 8°47′00″E / 39.7°N 8.783333°E39.7; 8.783333 (Masullas)Coordinate: 39°42′00″N 8°47′00″E / 39.7°N 8.783333°E39.7; 8.783333 (Masullas)
Altitudine 129 m s.l.m.
Superficie 18,88 km²
Abitanti 1 152[1] (31-12-2010)
Densità 61,02 ab./km²
Comuni confinanti Gonnoscodina, Gonnostramatza, Mogoro, Morgongiori, Pompu, Simala, Siris, Uras
Altre informazioni
Cod. postale 09090
Prefisso 0783
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 095026
Cod. catastale F050
Targa OR
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona C, 1 121 GG[2]
Nome abitanti masullesi
Patrono Madonna delle Grazie
Giorno festivo 2 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Masullas
Posizione del comune di Masullas all'interno della provincia di Oristano
Posizione del comune di Masullas all'interno della provincia di Oristano
Sito istituzionale

Masullas (Masùddas in sardo) è un comune italiano di 1.152 abitanti della provincia di Oristano in Sardegna, nella antica regione della Marmilla.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale si estende per 18,88 km2, è di forma trapezoidale ed è limitato a nord dai comuni di Siris e Pompu, a est da quelli di Simala, Gonnoscodina e Gonnostramatza, a sud da Mogoro e a ovest da Uras e Siris. Il paesaggio è quello tipico della Marmilla, verde e collinare e perlopiù incolto. Al suo interno scorre il Rio Mannu, fiume a carattere torrentizio che va a sfociare nel lago artificiale di Mogoro, realizzato nel periodo fascista per attuare la bonifica di Arborea.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La fondazione di Masullas risale presumibilmente al periodo romano. Durante il periodo giudicale Masullas faceva parte del Giudicato di Arborea. In seguito entrò a far parte del Regnum Sardiniae, e fu occupato dalle truppe del feudatario di Quirra Berengario Bertran Carroz, che sposando Eleonora Manriquez ne ottenne ufficialmente dal re il controllo.

Dopo l'estinzione dei Bertran Carroz nel 1511, Masullas passò prima alla famiglia dei Centelles che governarono sino al 1670, poi ai Català e infine agli Osorio (dal 1766. Il villaggio in questo periodo faceva sempre parte del feudo di Quirra, e dovette subire l'aumento della pressione fiscale, anche se la distanza dal feudatario consentiva una diffusa evasione che permise all'economia del villaggio una maggiore prosperità.

Nel 1821 Masullas fu annesso alla provincia di Oristano, da cui poi si distaccò nel 1848 quando vennero abolite le provincie, entrando a far parte della divisione amministrativa di Cagliari.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio di Masullas sono presenti numerosi resti di nuraghi e altri segni di civiltà preistoriche e storiche:

  • Area archeologica di su Colombariu
  • Tomba dei giganti Carongiu Arrubiu
  • Nuraghe Bia Mogoru
  • Nuraghe Corongiu Arrubiu
  • Nuraghe de Preidis
  • Nuraghe Monti Miana
  • Nuraghe Murranca o Tramesu e Bruncu
  • Nuraghe Mustazzori o Enna Pruna
  • Nuraghe Onigu o Nuraccioni
  • Nuraghe Santu Stevi
  • Nuraghe su Para
  • Nuraghe Tanca Tamis
  • Ruderi abbazia di San Michele di Thamis
  • Ruderi casa rurale Tanca Tamis
  • Vecchia miniera di Monte Onigu

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

A Masullas è legato un famoso testo di poesia popolare campidanese, Sa scomuniga de predi Antiogu arrettori de Masuddas, databile intorno a metà dell'Ottocento.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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