Quinta crociata

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Durante il papato di Innocenzo III, il Concilio Lateranense IV aveva deciso l'indizione di una nuova crociata. Federico II, in occasione della sua incoronazione a Rex romanorum, nel 1215, giurò solennemente di prendervi parte, ma poi rimandò più volte, il che provocò tensioni con il papa. Papa Onorio III stabilì infine che la crociata dovesse aver inizio il 1º giugno 1217.

Oliviero da Courson iniziò a predicare la crociata in Francia, ma con scarso successo; al contrario Oliviero da Paderborn destò l'entusiasmo popolare nelle regioni al di là del Reno, che fino a quel momento avevano fornito pochi soldati, in primo luogo l'Austria e l'Ungheria, i cui sovrani Andrea II d'Ungheria e il duca Leopoldo VI d'Asburgo furono riconosciuti capi della crociata. Gli eserciti ungherese ed austriaco proprio il 1º giugno 1217 salparono per Acri. I crociati, in gran parte, vennero trasportati via mare dai veneziani.

Svolgimento della crociata[modifica | modifica sorgente]

I primi crociati giunti in Terrasanta iniziarono ad attaccare i musulmani, ma senza ottenere alcun risultato positivo, perché il nemico rimase asserragliato nelle sue fortezze, evitando scontri diretti. Molti crociati decisero di tornare in patria, seguendo l'esempio del re d'Ungheria; quelli rimasti decisero di attendere rinforzi per attaccare in seguito e nel frattempo fortificarono la città di Cesarea ed iniziarono la costruzione della fortezza di Castelpellegrino. Dopo l'arrivo di nuove milizie provenienti da tutto l'Occidente, Giovanni di Brienne convinse i crociati che sconfiggendo il sultanato degli Ayyubidi in Egitto si sarebbe aperta la strada per la riconquista di Gerusalemme.

I crociati, infatti, avevano stretto un'alleanza con il sultano dei Selgiuchidi, che all'epoca dominavano l'Anatolia: mentre i crociati si sarebbero diretti a sud, in Egitto, i Selgiuchidi avrebbero mosso le loro truppe verso la Siria, attaccando su due fronti il sultanato degli Ayyubidi. Il 29 maggio 1218 la flotta crociata raggiunse la città di Damietta, porto egiziano sul Mediterraneo, e la cinse d'assedio. Fin dall'inizio delle operazioni militari nacque il dissidio tra Giovanni di Brienne e Pelagio, il legato pontificio, aggregatosi da poco alla crociata. Quest'ultimo volle essere il comandante supremo ed inoltre si oppose all'annessione al regno di Gerusalemme delle terre egiziane eventualmente conquistate.

Nel 1219 San Francesco d'Assisi si porta in Oriente sorretto da una precisa concezione missionaria che si scontrava con la diversificata strategia crociata condotta nelle terre del Medio Oriente[1]. Dopo aver chiesto il permesso al legato pontificio di avventurarsi nei territori musulmani, si recò dal Sultano ayyubide al-Malik al-Kāmil per dare testimonianza della fede cristiana. Ricevuto con grande cortesia dal Sultano ebbero un lungo colloquio, al termine del quale dovette tornare nel campo crociato.

La cattura di Damietta (Cornelis Claesz van Wieringen)

Il 5 novembre 1219 la città di Damietta fu conquistata dai crociati e nell'anno successivo si provvide a rafforzarne le difese. Il 27 agosto 1221 però, i crociati, che si accingevano a penetrare nel delta del Nilo, vennero sconfitti ad al-Mansūra da truppe fresche provenienti dalla Siria e dalla sagace strategia del sultano e di suo fratello al-Ashraf di Damasco che minacciarono di rompere le dighe impantanando di fatto il pesante esercito cristiano. Visti i crescenti problemi logistici, Damietta fu sgomberata in settembre, e i crociati si ritirarono senza aver raggiunto alcun risultato.

Federico II, per via della sua mancata partecipazione, si vide addossare la responsabilità del fallimento dell'impresa. Con il trattato di San Germano, del 1225, si impegnò ad intraprendere una crociata, al più tardi entro il 1227, la cosiddetta sesta crociata.

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La quinta Crociata

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  1. ^ A. Cacciotti e M. Melli (a cura di), I Francescani e la crociata, Milano, Edizioni Biblioteca Francescana,, 2014, ISBN 978-88-7962-219-6.