Enrico IV di Francia

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« Enrico il Grande stava per sottrarre la Francia alla calamità e alla barbarie in cui trent'anni di discordia l'avevano di nuovo gettata, quando fu assassinato nella sua capitale in mezzo a un popolo di cui egli cominciava a procurare il benessere. »
(Voltaire, Le siécle de Louis XIV, Introduzione)
Enrico IV di Borbone
Enrico IV di Francia, Frans Pourbus il Giovane (ante 1622)
Enrico IV di Francia, Frans Pourbus il Giovane (ante 1622)
Re di Francia e di Navarra
Stemma
In carica 2 agosto 1589 – 14 maggio 1610
Incoronazione 27 febbraio 1594
Predecessore Enrico III (Francia)
Giovanna III (Navarra)
Successore Luigi XIII di Francia
Nome completo Enrico di Borbone-Navarra
Nascita Pau, 13 dicembre 1553
Morte Parigi, 14 maggio 1610
Luogo di sepoltura Basilica di Saint-Denis, Francia.
Dinastia Borbone
Padre Antonio di Borbone-Vendôme
Madre Giovanna III di Navarra
Coniugi Margherita di Valois
Maria de' Medici
Figli Luigi XIII
Elisabetta
Maria Cristina
Nicolas Henri
Gastone
Enrichetta Maria

Enrico IV di Borbone, detto Enrico il Grande (le grand) (Pau, 13 dicembre 1553Parigi, 14 maggio 1610), è stato re di Francia, primo della dinastia Borbone. Figlio di Antonio di Borbone e della regina Giovanna III di Navarra, nel 1572 ereditò la corona di Navarra dalla madre, divenendo Enrico III di Navarra. Nel 1589 subentrò a Enrico III di Francia, essendo erede presuntivo per la morte del duca d'Angiò, aprendosi la strada per Parigi solo nel 1594, dopo aver commesso abiura, primo monarca del ramo Borbone della dinastia dei Capetingi ad assurgere al trono.

Fu detto il Grande, ma ebbe anche il soprannome di Vert Galant, espressione letteraria che designa l'intraprendenza che caratterizzò Enrico, nonostante l'età avanzata in cui conquistò il trono.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nascita e battesimo cattolico[modifica | modifica sorgente]

Enrico a quattro anni, ritratto durante il soggiorno parigino, opera di François Bunel, 1557 ca.

Enrico IV nacque nella notte tra il 12 e il 13 dicembre 1553 a Pau, all'epoca capitale del Viscontado di Béarn, all'epoca situato in Aquitania. Era figlio di Antonio di Borbone, duca di Vendôme e di Giovanna III, regina di Navarra. La nascita avvenne nel castello della cittadina francese, di proprietà del nonno materno, Enrico II, che si allietò dell'avvenimento, dato che desiderava da molto tempo che la sua unica figlia generasse un erede maschio. Al Castello di Pau si può ancora osservare il carapace di tartaruga che fu utilizzato come culla di Enrico IV: questo curioso oggetto faceva parte della "Camera di Enrico IV", situata negli appartamenti della regina Giovanna. Fu insignito del titolo di principe di Viana. Il 6 marzo 1554 fu battezzato nella cappella del castello dal vescovo di Rodez, il Cardinale d'Armagnac. Ebbe come padrini il re Enrico II di Francia e il nonno materno Enrico, come madrine la regina di Francia, Caterina de' Medici e la prozia Isabella di Navarra, all'epoca vedova di Renato I di Rohan. Non potendo presenziare di persona alla cerimonia, il re di Francia inviò quale suo rappresentante il cardinale vescovo di Nevers Carlo di Borbone-Vendôme.

L'infanzia e la giovinezza[modifica | modifica sorgente]

Miniatura estratta da un libro di preghiere di Caterina de' Medici, raffigurante Enrico III di Navarra e Margherita di Valois, in realtà meno grassa di come appaia, Bibliothèque Nationale de France

Crebbe nel castello di Coarraze, conoscendo in prima persona la vita e la condizione dei contadini francesi. La cosa gli valse il soprannome di "mugnaio di Barbaste". La madre Giovanna, convertitasi al Calvinismo, decise di educare il figlio secondo i precetti di questa religione.

Nel 1572, alla morte della madre, divenne sovrano del regno di Navarra e della contea di Foix. Come conseguenza di ciò, Caterina De Medici lo indusse a sposarsi con Margherita di Valois, sorella di Carlo IX di Francia. Fu obbligato ad abiurare a seguito dei fatti di San Bartolomeo, che si verificarono in occasione delle nozze, sette giorni dopo la cerimonia, in una posizione di chiara debolezza politica. Nel 1576 sfuggì volutamente alla stretta sorveglianza cui era sottoposto, riprendendo la guida della fazione protestante, ritrattando così l'abiura forzata.

Con la pace di Beaulieu, nel maggio 1576, che concedeva una momentanea libertà di culto e otto piazzeforti ai protestanti, Enrico riotteneva la conferma della sua carica di governatore della Guienna, ereditata dal padre, facendola divenire un focolaio protestante all'interno del regno.[1] In questa fase si affermò alla guida del partito riformato, divenendo l'antagonista principale della famiglia dei Guisa, ritornando alla fede ugonotta già nel giugno del 1576.

Il 17 settembre 1577, l'editto di Poitiers conferisce ulteriore garanzie agli ugonotti, inaugurando un periodo di relativa pace, che si protrarrà fino al 1583. Il culto riformato veniva consentito nei sobborghi cittadini e s'istituivano camere bipartite per riformati e cattolici in alcuni parlamenti del regno, oltre a concedere garanzie in campo matrimoniale e civile. Il raggiungimento di questo equilibrio si dovè all'opera di diplomazia di Enrico.[1]

La "guerra dei tre Enrichi"[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerre di religione francesi.

La morte dell'ultimo erede Valois, Francesco d'Anjou, accelerava però la ripresa del conflitto. A partire dal 1585, iniziava quella che verrà ribattezzata la "guerra dei tre Enrichi", ovvero il conflitto armato combattuto da Enrico di Navarra contro i suoi rivali al trono: Enrico III, legittimo titolare del regno, ma privo di successori, e Enrico di Guisa, guida della fazione cattolica, sostenuto da Filippo II di Spagna, cui giovava la situazione di caos in Francia, per poter avviare la campagna contro l'Inghilterra, retta dall'eretica e "bastarda" Elisabetta, e dal duca di Savoia, dall'alta nobiltà e da numerose province francesi, tra le più ricche (la Champagne, la Borgogna, la Piccardia, il Berry).[2] Enrico, capo della fazione riformata, era invece finanziato collateralmente da Elisabetta d'Inghilterra, regina protestante. In questa posizione, Enrico aspirava legittimamente al trono, in quanto erede presuntivo dal 1584, a seguito della morte del duca d'Angiò, ultimo figlio di Caterina dei Medici.

Finché visse Enrico III, ormai divenuto un mero strumento dei Guisa contro di lui e contro la Francia, Enrico di Navarra volle evitare di apparire un sedizioso, cercando di conferire alla propria guerra personale il carattere di lotta in difesa della monarchia legittima contro gli abusi di una fazione al soldo delle potenze straniere, Spagna in testa.[1]

Enrico IV alla battaglia di Arques, scuola francese, XVI secolo

Il 18 luglio 1585 il re, sotto la pressione della Lega e dei Guisa, attraverso l'editto di Nemours, annullò in un sol colpo tutte le precedenti concessioni agli ugonotti, intimando loro di convertirsi entro sei mesi o di lasciare il paese. Il 9 settembre la situazione si aggravò con la scomunica di Enrico da parte di papa Sisto V, cui il Borbone rispose (per bocca del giurista Pierre de l'Estoile) indirizzandogli una missiva che apostrofava il pontefice con lo sprezzante richiamo "Monsieur Sixte soidisant pape" (Signor Sisto, sedicente papa), mentre François Hotman dava alle stampe il libello polemico Brutum fulmen papae Sixti Quinti.[2] Con questa misura, Enrico risultava in quel momento decaduto da ogni diritto alla successione. L'anno dopo la sua provincia, la Guienna, cuore della regione sud-occidentale francese schierata con lui, veniva invasa contemporaneamente da tre eserciti.[1]

Vari furono i teatri degli scontri, il Poitou, il Delfinato, la Linguadoca e la Guienna (province prevalentemente ugonotte), mentre numerose decine di migliaia furono gli uomini schierati in campo. Enrico era certamente il più debole, ma ad animare l'esercito si riveleranno decisive le sue doti di capitano.[2] Il 20 ottobre 1587, Enrico sorprese un forte esercito reale comandato dal duca di Joyeuse Anne, nel Poitou, a Coutras. In quell'occasione, la fazione riformata ottenne il completo annientamento dell'esercito reale cattolico della Lega Santa.[3] Ottenne altre due importanti vittorie successivamente ad Arques il 21 settembre 1589, contro il duca di Mayenne, e ad Ivry il 14 marzo 1590, ancora contro il Mayenne, assestando il colpo definitivo alla fazione cattolica.

Regno[modifica | modifica sorgente]

Ritratto di Enrico IV di Francia, 1600

Con la morte di Enrico di Guisa, ucciso assieme ad altri Guisa per ordine del monarca Enrico III, timoroso del loro potere crescente, le sorti del conflitto si ribaltarono. Nell'aprile 1589, il re s'incontrò con Enrico di Borbone e i due strinsero un'alleanza contro la Lega. In maggio la vittoria delle forze realiste e riformate contro quelle cattoliche precedette la scomunica di Enrico III da parte di Sisto V.

Quando, però, Enrico III, ultimo membro del ramo dei Valois-Angoulême, morì assassinato da un giovane domenicano, Jacques Clement, senza lasciare un erede diretto, per individuare il legittimo pretendente alla corona di Francia secondo la legge salica si dovette risalire a Luigi IX, il Santo.

Attraverso il figlio cadetto di quest'ultimo, Roberto di Clermont, si discese fino ad Enrico III di Navarra che, divenendo re di Francia, assunse il nome Enrico IV. Egli fu il primo re francese della dinastia borbonica. Enrico, che era ugonotto,[4] si convertì al cattolicesimo il 25 luglio 1593, nella Basilica di Saint-Denis, per poter spezzare definitivamente l'unità della Lega, ancora tenace nell'opporglisi alla ricerca di candidati alternativi. In quell'occasione si dice abbia pronunciato la frase:

« Parigi val bene una messa. »
(Frase attribuita a Enrico IV[5])
Nozze di Maria de' Medici ed Enrico IV di Francia, Jacopo Chimenti, 1600

Va detto che Enrico era convinto che si rendesse obbligata la conversione al cattolicesimo e pare che lasciasse già intendere il suo proposito in tempi non sospetti, sia pure con la dovuta circospezione, a partire dalla lettera agli stati di Blois nel 1588, come nella dichiarazione di Saint-Cloud del 4 agosto 1589.[1] Il 27 febbraio 1594 venne consacrato re ufficialmente a Chartres, entrando a Parigi, schierata con i Guisa e per questo più volte assediata, un mese dopo.

L'azione di Enrico, appena ottenuto il completo controllo della situazione, fu diretta a completare e organizzare la pace interna contro il duca di Mayenne e l'anti-re, suo zio, il cardinale di Borbone, riconosciuto come Carlo X dalla fazione cattolica, al tentativo di emancipare il regno dalle influenze straniere, quindi al ristabilimento dell'autorità monarchica e al rifiatamento dell'apparato economico, dilaniato da decenni di guerre.[1]

Egli pose fine alle Guerre di religione, iniziate diversi anni prima (1562) tra cattolici ed ugonotti, nell'aprile 1598, emettendo il cosiddetto Editto di Nantes, primo esempio su vasta scala di norma di tolleranza religiosa[6] con il quale, a certe condizioni e con certi limiti anche territoriali, veniva concessa la libertà di culto in tutto il territorio francese.[7]

Politica estera[modifica | modifica sorgente]

L'obiettivo, in materia di politica estera, fu di ridare alla Francia l'antico posto di potenza continentale che aveva avuto un tempo, trovando nell'intesa con le potenze protestanti un modo per contrastare l'egemonia asburgica. Enrico procedé a livello internazionale secondo un programma anti-spagnolo: prese accordi con le Province Unite, con Venezia, con i Savoia (trattato di Bruzolo del 25 aprile 1610) e con principi calvinisti tedeschi.

Già nel gennaio del 1595 non poté che dichiarare ufficialmente guerra alla Spagna di Filippo II, che aveva cercato in tutti i modi di ostacolarne l'ascesa al trono. Il 5 giugno ottenne un'importante vittoria a Fontaine-Française, dove attaccò con soli 300 uomini un corpo di 1200 cavalieri.[1] A seguito dell'apertura ufficiale del conflitto, nel maggio 1596 veniva conclusa un'alleanza tra le potenze protestanti, ovvero tra Francia (anche se ufficialmente cattolica), Inghilterra e Province Unite, contro il predominio asburgico. Nel settembre 1597 Enrico riprese Amiens, occupata dagli spagnoli in marzo. La pace di Vervins tra Francia e Spagna (5 maggio 1598) condusse infine alla liberazione del territorio francese dalla truppe straniere.

Un capitolo a parte costituì lo scontro latente col ducato di Savoia. Carlo Emanuele I aveva occupato Marsiglia nel 1590, mentre proseguiva nella contribuzione alla causa cattolica. Con il trattato di Lione del 1601 si raggiunse un accordo, cedendo ai Savoia il marchesato di Saluzzo in cambio della Bresse, del Bugey e del Pays de Gex. Il ducato così rientrava lentamente nella sfera francese: con il trattato di Bruzolo, infine, si realizzava un'alleanza stretta fra il ducato e la Francia in chiave antispagnola.

Politica economica[modifica | modifica sorgente]

Per quanto riguarda la politica economica, Enrico IV si affidò al suo Ministro delle Finanze Massimiliano di Béthune, duca di Sully, un ugonotto capostipite di una scuola economica molto importante e famosa. Egli riuscì a realizzare l'opera di ricostruzione interna in una Francia stremata da più di trent'anni di guerre civili.

Nel 1604 introdusse la tassa detta paulette (dal nome del primo finanziere che ne ebbe l'appalto, Charles Paulet), pagando la quale il funzionario acquistava, oltre agli emolumenti che gli sarebbero derivati dalla sua attività, anche la possibilità di trasmettere in eredità il suo ufficio. Rinasceva in questo modo una nobiltà giovane, come aveva fatto Filippo il Bello, la noblesse de robe (nobiltà di toga), un corpo di funzionari distinto e contrapposto all'antica nobiltà feudale, la noblesse d'epée (nobiltà di spada), la quale si vedeva lentamente sottrarre potere e prestigio soprattutto a livello locale. In questa prospettiva, la monarchia poteva disporre, per i suoi progetti assolutistici, della fedeltà di questo nuovo ceto contro le spinte centrifughe dell'antica nobiltà. Infatti, l'obiettivo che Enrico e i suoi ministri si proponevano era esattamente quello di dissociare a livello locale le vecchie clientele dagli obblighi verso l'aristocrazia feudale.

Così facendo, però, siccome il denaro guadagnato non veniva più investito, ma rifluiva nella rendita e nell'acquisizione di altri titoli, si assistette ad una graduale frenata dello sviluppo economico del paese.

La morte[modifica | modifica sorgente]

Assassinio di Enrico IV e arresto di Ravaillac, dipinto di Charles-Gustave Housez

Il 14 maggio 1610, un fanatico cattolico di nome François Ravaillac, invasato dalle teorie del legittimo tirannicidio (in precedenza, il sovrano era scampato a un tentativo di assassinio eseguito da Jean Châtel il 27 dicembre 1594), lo colpì a morte mentre si recava in carrozza all'arsenale della Bastiglia. Il corpo venne imbalsamato e sepolto nella Basilica di Saint-Denis. Durante la rivoluzione francese, nel 1793, la tomba fu aperta e ne venne asportata la testa, di cui si persero le tracce fino ai primi anni del XXI secolo, quando venne rinvenuta.

Il ritrovamento della testa[modifica | modifica sorgente]

Testa mummificata, detenuta dal rigattiere Joseph-Émile Bourdais e ritrovata nel 2010, attribuita a Enrico IV

Nel 2008 un cranio, che si presumeva appartenere al corpo perduto di Enrico IV, riemerse a seguito di un'indagine condotta da due giornalisti francesi. I cronisti vennero a conoscenza del possessore della mummia tramite una lettera spedita da quest'ultimo allo storico francese Jean-Pierre Babelon, biografo di Enrico IV.[8] La testa, che era stata acquistata dall'uomo presso un rigattiere parigino (tale Joseph-Émile Bourdais, che l'aveva acquistata a un'asta nel 1919 per 3 franchi) diversi decenni prima, fu così consegnata agli studiosi per essere esaminata. Il cranio venne con tutta evidenza staccato dal corpo nel corso del saccheggio delle tombe dei re, custodite nella basilica di Saint-Denis, decretato con provvedimento della Convenzione nazionale il 1º agosto del 1793.[9] Il corpo, dopo essere stato esumato, fu gettato in una fossa comune ed è in questa circostanza che la testa potrebbe essere stata acquisita, forse dal conservatore museale Alexandre Lenoir, che fu presente a Saint-Denis.[10]

Un team di scienziati francesi, guidati dal medico legale Philippe Charlier, pervenne all'autenticazione del teschio tramite l'incrocio tra dati antropologici e storici.[11] Il raffronto computerizzato tra la tomografia assiale della testa e i ritratti più fedeli del sovrano, tra i quali una maschera di cera, conservata nella Biblioteca Sainte-Geneviève, presumibilmente il calco del viso più vicino all'originale impresso dopo la morte del sovrano, consentì di pervenire all'identificazione osteo-archeologica del teschio.[12][11] I risultati dell'indagine di Charlier, condotti nel 2010, furono resi pubblici sul British Medical Journal,[13] evidenziando la perfetta coincidenza tra il cranio e lo stampo del viso, così come con il ritratto marmoreo conservato nel Castello di Pau, ritenute tra le più fedeli attestazioni del reale aspetto del monarca.[14] Questi esiti hanno trovato una conferma nella datazione al carbonio 14, che ha collocato il reperto in un arco di tempo tra la fine del XV secolo e la metà del XVII. Il riconoscimento è stato possibile inoltre grazie all'identificazione di una lesione ossea sopra il labbro superiore sinistro, che corrisponde con l'esito di un precedente tentato assassinio subito dal re per mano di Jean Chastel nel 1594.[12] Nel 2012 un ulteriore studio condotto dall'Istituto di biologia evolutiva di Barcellona parrebbe aver confermato questi risultati ricorrendo alla comparazione genetica tra il dna della mummia e quello presuntivo del sangue di Luigi XVI.[15] Altri storici, genetisti e paleopatologi (in particolare uno studio pubblicato sull’European Journal of Human Genetics), smentiscono però queste ricostruzioni.[16][17][18]

Famiglia[modifica | modifica sorgente]

Matrimoni e figli legittimi[modifica | modifica sorgente]

Enrico IV e la famiglia reale. Da sinistra Luigi (cui il padre stringe la spalla sinistra), Elisabetta, Cristina e Nicola ancora in fasce, in basso Guillaume Fouquet, ministro del re. Opera di Frans Pourbus il Giovane, 1607 ca.

Il 18 agosto 1572 sposò Margherita di Valois, detta la "regina Margot", figlia di Enrico II di Francia e di Caterina de' Medici. Il matrimonio fu dichiarato nullo nel 1599. La coppia non ebbe figli.

Il 5 ottobre 1600, sposò in seconde nozze Maria de' Medici, figlia di Francesco I de' Medici granduca di Toscana e di Giovanna d'Austria, dalla quale ebbe sei figli. Il matrimonio, celebrato per procura (Enrico IV non era fisicamente presente, ma era rappresentato da un suo procuratore), è importante anche per la storia della musica: il giorno dopo la sua celebrazione, contestualmente ai festeggiamenti, durati per una settimana, fu rappresentato il primo melodramma pervenuto fino a noi, l'Euridice di Jacopo Peri.

Nome Nascita Morte Note
Luigi 1601 1643 Delfino di Francia fino alla morte del padre. Dal 1610 al 1616, la madre ebbe un periodo di reggenza, dal quale Luigi si liberò facendo uccidere Concino Concini, favorito della regina madre. Incoronato Luigi XIII, nel 1624 iniziò la collaborazione con il cardinale Richelieu, che durò fino alla morte di quest'ultimo. Nel 1615 aveva sposato Anna d'Austria, figlia di Filippo III di Spagna, dalla quale ebbe il futuro Luigi XIV e Filippo d'Orléans.
Elisabetta 1602 1644 Data in sposa al futuro re di Spagna Filippo IV. La coppia ebbe sette figli, fra cui la futura regina di Francia Maria Teresa di Spagna, moglie di Luigi XIV.
Maria Cristina 1606 1663 Nel 1619 sposò Vittorio Amedeo I di Savoia. La coppia ebbe sette figli. Alla morte del marito, nel 1637, Maria Cristina divenne reggente in nome prima del figlio Francesco Giacinto e successivamente, deceduto quest'ultimo, dell'altro figlio, il futuro Carlo Emanuele II di Savoia.
Nicola Enrico 1607 1611 Insignito del titolo di duca d'Orléans, morì nella prima infanzia, probabilmente di febbre letargica.
Gastone 1608 1660 Era chiamato Monsieur, poi Grand Monsieur in contrapposizione con Petit Monsieur, cioè suo nipote Filippo d'Orléans. Gastone era una persona colta e raffinata (fu collezionista appassionato di antiche statue e dipinti, di monete e rarità), ma di volontà debole e piuttosto volubile. In prime nozze sposò la duchessa di Montpensier, Maria di Borbone, che morì in gravidanza. In seconde nozze Margherita di Lorena. Ebbe discendenza.
Enrichetta Maria 1609 1669 Nel 1625 sposò Carlo I d'Inghilterra, dal quale ebbe nove figli. Venne allevata in un ambiente colto e raffinato, legato alla fede cattolica romana, che l'avrebbe resa poco gradita nel paese del marito. Durante la rivoluzione inglese, il crollo della posizione del re portò, nel 1644, Enrichetta Maria a fuggire insieme ai figli in Francia, alla corte della cognata Anna d'Austria.

Figli illegittimi[modifica | modifica sorgente]

Enrico IV ebbe nove figli illegittimi, la maggior parte dei quali furono in seguito legittimati:

Ascendenza[modifica | modifica sorgente]

Enrico IV di Francia Padre:
Antonio di Borbone
Nonno paterno:
Carlo di Borbone
Bisnonno paterno:
Francesco di Borbone
Trisnonno paterno:
Giovanni VIII di Borbone-Vendôme
Trisnonna paterna:
Isabelle de Beauvau
Bisnonna paterna:
Maria di Lussemburgo-Saint-Pol
Trisnonno paterno:
Pietro II di Lussemburgo-Saint-Pol
Trisnonna paterna:
Margherita di Savoia
Nonna paterna:
Francesca di Valois
Bisnonno paterno:
Renato di Valois
Trisnonno paterno:
Giovanni II d'Alençon
Trisnonna paterna:
Maria d'Armagnac
Bisnonna paterna:
Margherita di Lorena
Trisnonno paterno:
Federico II di Vaudémont
Trisnonna paterna:
Iolanda d'Angiò
Madre:
Giovanna III di Navarra
Nonno materno:
Enrico II di Navarra
Bisnonno materno:
Giovanni III di Navarra
Trisnonno materno:
Alain I d'Albret
Trisnonna materna:
Françoise de Châtillon
Bisnonna materna:
Caterina di Navarra
Trisnonno materno:
Gastone di Foix-Navarra
Trisnonna materna:
Maddalena di Valois
Nonna materna:
Margherita di Valois
Bisnonno materno:
Carlo di Valois-Angoulême
Trisnonno materno:
Giovanni di Valois-Angoulême
Trisnonna materna:
Margherita di Rohan
Bisnonna materna:
Luisa di Savoia
Trisnonno materno:
Filippo II di Savoia
Trisnonna materna:
Margherita di Borbone

Opere ispirate alla sua figura[modifica | modifica sorgente]

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Teatro[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Gran Maestro dell'Ordine dello Spirito Santo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dello Spirito Santo
Gran Maestro dell'Ordine di San Michele - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di San Michele
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Rosa d'Oro della cristianità - nastrino per uniforme ordinaria Rosa d'Oro della cristianità
— 1592

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g Luigi Foscolo Benedetto, Enrico IV re di Francia da Enciclopedia Italiana (1932), Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani
  2. ^ a b c C. Vivanti, Le guerre di religione nel Cinquecento, cit., p.84.
  3. ^ Subito dopo, però, in due occasioni, il 26 ottobre e il 24 novembre, i mercenari svizzeri e i cavalieri tedeschi arruolati dai riformati venivano sconfitti da Enrico di Guisa.
  4. ^ La madre Jeanne d'Albret era una convinta calvinista ed aveva allevato il figlio in questa fede. In realtà, Enrico abiurò e ritrattò la propria fede due volte: la prima a seguito della Notte di San Bartolomeo (24 agosto 1572), aderendo al cattolicesimo e rinnegando l'abiura quattro anni dopo (1576), la seconda in occasione dell'assunzione al trono.
  5. ^ La frase trae verosimilmente origine dai propositi attribuiti a Massimiliano di Béthune, duca di Sully (Les Caquets de l'accouchée, da una narrazione anonima del 1622): «Come disse un giorno il duca di Rosny ad Enrico il Grande, Dio l'abbia in gloria, una volta che questi gli chiese perché non andasse alla messa come lui: Sire, la corona val bene una messa, così come una spada di connestabile data ad una vecchia volpe di guerra merita bene di mascherare per qualche tempo la sua coscienza e di fingere di essere un grande cattolico» Les Caquets de l'accouchée, p. 172 dell'edizione di Le Roux de Lincy, digitalizzata su Google books
  6. ^ La parola "tolleranza", tuttavia, non compare mai nell'Editto: essa aveva allora presso entrambe le fedi un significato negativo, essendo considerato da entrambe le parti, e in particolare da quella cattolica, un dovere convertire l'avversario alla propria, anche con la coercizione.
  7. ^ Morto Enrico, i suoi successori rispettarono sempre meno l'Editto, finché, circa un secolo dopo, il nipote Luigi XIV non lo abolì ufficialmente.
  8. ^ La testa ritrovata di Enrico IV (Passaggio a Nord-Ovest). URL consultato il 6 aprile 2014.
  9. ^ Francia, ritrovata la testa di Enrico IV. URL consultato il 6 aprile 2014.
  10. ^ Lenoir, responsabile per i monumenti storici al tempo, e il benedettino Dom Germain Poirier assistettero personalmente all'esumazione nell'ottobre 1793, lasciando un'accurata descrizione del corpo imbalsamato del re e registrando il distacco della testa dalla mummia (la seguente descrizione, citata in A. Boureau, Le simple corps du roi, 1988, è ritenuta posteriore al 1793 e non veritiera secondo gli storici J. P. Babelon e B. Galland):
    « Il giorno sabato 12 ottobre 1793 [...] il suo corpo fu trovato ben conservato, i tratti del suo volto possono essere perfettamente riconosciuti [...] Il cranio del cadavere, essendo la mummia asciutta, è stato staccato via con una sega e al posto del cervello, che è stato rimosso completamente, è stata posta della stoppa intrisa di un liquido aromatico che emanava un odore così forte da essere insopportabile. »
    (Citato in G. Fornaciari, Was it Henri IV's head?, BMJ 2011;342:d293)
  11. ^ a b P. Charlier, J. P. Babelon, B. Galland, Author's reply, in BMJ 2011; 342:d301
  12. ^ a b Identificata la testa di re Enrico IV. URL consultato il 6 aprile 2014.
  13. ^ P. Charlier, I. Huynh-Charlier, J. Poupon, C. Keyser, E. Lancelot, D. Flavier, et al., Multidisciplinary medical identification of a French king's head (Henri IV), BMJ 2010; 441: c6805. (20 december)
  14. ^ (EN) Multidisciplinary medical identification of a French king’s head (Henri IV). URL consultato il 6 aprile 2014.
  15. ^ (EN) Philippe Charlier, Iñigo Olalde, Neus Solé, Oscar Ramírez, Jean-Pierre Babelon, Bruno Galland, Francesc Calafell and Carles Lalueza-Fox, Genetic comparison of the head of Henri IV and the presumptive blood from Louis XVI (both Kings of France). URL consultato il 20 aprile 2014.
  16. ^ G. Fornaciari, Was it Henri IV's head?, BMJ 2011;342:d293
  17. ^ Philippe Delorme, La mauvaise tête de Henri IV, contre-enquête sur une prétendue découverte, F. Aimard Éditeur/Y. Briend Éditeur, 2013
  18. ^ (EN) Maarten H D Larmuseau, Philippe Delorme, Patrick Germain, Nancy Vanderheyden, Anja Gilissen, Anneleen Van Geystelen, Jean-Jacques Cassiman and Ronny Decorte, Genetic genealogy reveals true Y haplogroup of House of Bourbon contradicting recent identification of the presumed remains of two French Kings. URL consultato il 20 aprile 2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (FR) Mémoires de Marguerite de Valois, reine de France et de Navarre
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  • André Castelot, Regina Margot: una vicenda umana tra fasto, amore, crudeltà, guerre di religione e esilio, Milano, Fabbri Editore, 2000.
  • Ivan Clouas, Caterina de' Medici, Firenze, Sansoni editore, 1980.
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  • Antonia Fraser, Gli amori del Re Sole. Luigi XIV e le donne, Milano, Mondadori, 2007, ISBN 88-459-1999-4.
  • Janine Garrisson, Enrico IV e la nascita della Francia moderna, Milano, Mursia, 1987.
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  • Dara Kotnik, Margherita di Navarra. La regina Margot, Milano, Rusconi libri, 1987, ISBN 88-18-23016-6.
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  • Orsola Nemi & Henry Furst, Caterina de' Medici, Milano, Bompiani, 2000, ISBN 88-452-9077-8.
  • Jean Orieux, Caterina de' Medici. Un'italiana sul trono di Francia, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1988, ISBN 88-04-30464-2.
  • Marcello Vannucci, Caterina e Maria de' Medici regine di Francia, Roma, Newton&Compton Editori, 2002, ISBN 88-8289-719-2.
  • Éliane Viennot, Margherita di Valois. La vera storia della regina Margot, Milano, Mondadori, 1994, ISBN 88-04-37694-5.
  • Corrado Vivanti, Le guerre di religione nel Cinquecento, Roma-Bari 2007 ISBN 978-88-420-8388-7

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Predecessore Re di Francia Successore Arms of the Kingdom of France (Moderne).svg
Enrico III 2 agosto 1589–14 maggio 1610
Enrico IV
Luigi XIII
Predecessore Re di Navarra Successore Escudo del reino de Navarra.png
Giovanna III 9 giugno 1572–14 maggio 1610
Enrico III
Luigi XIII
Predecessore Coprincipe di Andorra Successore
Enrico III di Francia 1572-1610 Luigi XIII
Predecessore Duca di Vendôme, Duca di Beaumont, Conte di Marle, Conte di La Fère, Conte di Soissons Successore
Antonio di Borbone-Vendôme 1562-1607 Unito alla corona francese
Predecessore Conte di Diois Successore
Enrico III di Francia 1589-1601 Unito alla corona francese
Predecessore Conte di Provenza e Forcalquier, Conte e Delfino del Valentinois Successore
Enrico III di Francia 1589-1610 Unito alla corona francese
Predecessore Duca di Albret, Conte di Limoges, Conte di Foix, Conte di Armagnac, Comminges, Bigorre, Périgord Successore
Giovanna III di Navarra 1572-1607 Unito alla corona francese
Predecessore Visconte di Béarn, Signore di Donezan Successore
Giovanna III di Navarra 1572-1610 Unito alla corona francese

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