Enrico IV di Francia
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| Enrico IV il Grande | ||
|---|---|---|
| Re di Francia e di Navarra | ||
| Regno | 2 agosto, 1589 – 14 maggio, 1610 | |
| Incoronazione | 2 agosto, 1589 | |
| Nome completo | Enrico di Borbone-Navarra | |
| Nascita | 13 dicembre 1553 | |
| Pau | ||
| Morte | 14 maggio 1610 | |
| Parigi | ||
| Predecessore | Enrico III di Francia (Francia) Giovanna III di Navarra (Navarra) |
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| Successore | Luigi XIII di Francia | |
| Figli | Luigi XIII Elisabetta Maria Cristina Nicolas Henri Gastone d'Orléans Maria Enrichetta |
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| Dinastia | Borbone | |
| Padre | Antonio di Borbone-Vendôme | |
| Madre | Giovanna III di Navarra | |
Enrico III di Navarra, in seguito Enrico IV di Francia (Pau, 13 dicembre 1553 – Parigi, 14 maggio 1610), fu re di Francia dal 1589 alla sua morte.
Fu detto il Grande (ma ebbe anche il soprannome di Le Vert Galant: verde per il colore con il quale più amava vestirsi, galante in riferimento alla sua grande passione per le donne).
Era figlio di Antonio di Borbone, duca di Vendôme e di Giovanna III regina di Navarra.
Alla morte del predecessore Enrico III, ultimo membro del ramo dei Valois-Angoulême rimasto privo di eredi, per individuare il legittimo pretendente alla corona di Francia secondo la legge salica si dovette risalire al Luigi IX, il Santo. Attraverso il figlio cadetto di quest'ultimo, Roberto di Clermont si discese fino ad Enrico III di Navarra che, divenendo re di Francia, assunse il nome Enrico IV. Egli fu il primo re francese della dinastia dei Borboni.
Enrico, che era ugonotto,[1] si convertì al cattolicesimo il 25 luglio 1593, su suggerimento del Granduca di Toscana Ferdinando I de' Medici, per poter salire sul trono di Francia. Egli pose fine alle Guerre di religione iniziate diversi anni prima (1562) tra cattolici ed ugonotti: nell'aprile 1598 emise il cosiddetto Editto di Nantes, primo esempio su vasta scala di norma di tolleranza religiosa[2] con il quale, a certe condizioni e con certi limiti anche territoriali, veniva concessa la libertà di culto in tutto il territorio francese.[3]
Indice |
[modifica] Politica economica
Per quanto riguarda la politica economica, Enrico IV si affidò al suo ministro duca di Sully, un ugonotto capostipite di una scuola economica molto importante e famosa: riuscì sostanzialmente a realizzare l'opera di ricostruzione interna in una Francia stremata da più di trent'anni di guerre civili.
Nel 1604 introdusse la tassa detta paulette[4] pagando la quale il funzionario acquistava, oltre agli emolumenti che gli sarebbero derivati dalla sua attività, anche la possibilità di trasmettere in eredità il suo ufficio. Rinasceva in questo modo una nobiltà giovane, come aveva fatto Filippo il Bello, la noblesse de robe (nobiltà di toga), un corpo di funzionari distinto e contrapposto all'antica nobiltà feudale, la noblesse d'epée (nobiltà di spada), la quale si vedeva lentamente sottrarre potere e prestigio soprattutto a livello locale. In questa prospettiva, la monarchia poteva disporre, per i suoi progetti assolutistici, della fedeltà di questo nuovo ceto contro le spinte centrifughe dell'antica nobiltà: infatti, l'obiettivo che la monarchia si proponeva era esattamente quello di dissociare a livello locale le vecchie clientele dagli obblighi verso l'aristocrazia feudale. Così facendo però, siccome il denaro guadagnato non veniva più investito ma finiva in terreni e titoli, si assistette ad una graduale frenata dello sviluppo economico del paese.
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Raggiunta una certa stabilità interna, Enrico IV nuovamente si occupò di politica estera secondo un programma anti-spagnolo: prese accordi con gli Olandesi, con Venezia, con Carlo Emanuele I di Savoia e con principi calvinisti tedeschi. Il progetto era ormai pronto quando nel 1610 un fanatico cattolico, di nome François Ravaillac, invasato dalle teorie del legittimo tirannicidio, uccise Enrico IV, mandando a monte il disegno del re.
[modifica] Matrimoni
Il 18 agosto 1572 sposò Margherita di Valois, ma le nozze furono annullate nel 1599. La coppia non ebbe figli.
Il 17 dicembre 1600 sposò, in seconde nozze Maria de' Medici dalla quale ebbe sei figli:
- Luigi (27 settembre 1601 - 14 maggio 1643), futuro re di Francia con il nome di Luigi XIII, che sposò Anna d'Austria figlia di Filippo III di Spagna.
- Elisabetta di Francia (22 novembre 1602 - 6 ottobre 1644), che sposò Filippo IV di Spagna il 25 novembre 1615 a Bordeaux.
- Maria Cristina (12 febbraio 1606 - 27 dicembre 1663), che sposò Vittorio Amedeo I di Savoia il 10 febbraio 1619 a Parigi.
- Nicholas Henri, Duca d'Orléans (16 aprile 1607 - 17 novembre 1611).
- Gastone d'Orleans (25 aprile 1608 - 2 febbraio 1660) che sposò in prime nozze (1626) Maria di Borbone, duchessa di Montpensier (1605 - 1627), morta in gravidanza, ed in seconde nozze (1632) Margherita di Lorena (1615 - 1672).
- Maria Enrichetta (25 novembre 1609 - 10 settembre 1669), che sposò Carlo I d'Inghilterra il 13 giugno 1625.
[modifica] Figli illegittimi
Enrico IV ebbe 9 figli illegittimi (la maggior parte dei quali legittimati successivamente):
- Da Gabriella d'Estrées (†1599):
- Cesare, duca di Vendôme (1594 – 1665), titolare del Ducato omonimo, già assorbito dalla corona con l'ascesa al trono del padre, lo ricevette in appannaggio. Fu anche duca di Beaufort (legittimato)
- Caterina Enrichetta (1596 – 1663), mademoiselle de Vendôme (legittimata)
- Alessandro (1598 – 1629), cavaliere di Vendôme (legittimato)
- da Caterina Enrichette de Balzac d’Entragues (†1633):
- da Giacomina di Bueil (†1651):
- Antonio di Borbone (1607 – 1632), conte di Moret (legittimato)
- da Carlotta di Essart (†1651):
- Giovanna Battista di Borbone (1608 – 1670), badessa di Fontevrault (legittimata)
- Maria Enrichetta (1608 – 1629), badessa di Chelles
[modifica] Note
- ^ La madre Giovanna d'Albret era una convinta calvinista ed aveva allevato il figlio in questa fede. Dopo la Notte di San Bartolomeo (24 agosto 1572) dovette abiurare e riabbracciare la fede cattolica. Quattro anni dopo tuttavia (1576) egli rinnegò l'abiura, tornando alla fede protestante.
- ^ La parola "tolleranza" tuttavia non compare mai nell'Editto: essa aveva allora presso entrambe le fedi un significato negativo, essendo considerato da entrambe le parti un dovere convertire l'avversario alla propria, anche con la coercizione
- ^ Morto Enrico, i suoi successori rispettarono sempre meno l'Editto finché, circa un secolo dopo, Luigi XIV non lo abolì ufficialmente.
- ^ Dal nome del primo finanziere che ne ebbe l'appalto, Charles Paulet.
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[modifica] Collegamenti esterni
| Predecessore: | Re di Francia |
Successore: | |
|---|---|---|---|
| Enrico III | 2 agosto 1589–14 maggio 1610 | Luigi XIII |
| Predecessore: | Re di Navarra |
Successore: | |
|---|---|---|---|
| Giovanna III | 9 giugno 1572–14 maggio 1610 | Luigi XIII |

