Purga di Pride

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La Purga di Pride (in inglese Pride's Purge) è l'avvenimento del 6 dicembre 1648 svoltosi durante la Guerra civile inglese quando il colonnello Thomas Pride, appartenente al New Model Army, fece ritirare forzatamente i membri moderati dalla Camera dei Comuni del Parlamento.

Contesto storico[modifica | modifica sorgente]

Nel 1628 Carlo I per sostenere le spese necessarie all'appoggio militare in Francia per il soccorso degli ugonotti, convocò il Parlamento.

I parlamentari però, invece di concedere sussidi al re, gli chiesero conto di tutte le illegalità commesse, chiedendogli di firmare la cosiddetta Petizione dei Diritti (Petition of Rights) con la quale si decretava che ogni imposizione fiscale dovesse essere approvata dal Parlamento stesso. Per questo motivo il re sciolse il Parlamento appena un mese dopo la riconvocazione.

Durante i dieci anni d'assenza del Parlamento, Carlo I tentò di racimolare denaro attraverso l'imposizione di nuovi tributi e di diffondere l'Anglicanesimo in Scozia, regione di fede calvinista, provocando una rivolta.

Carlo I si trovò costretto a convocare il Parlamento per chiedere l'approvazione di ulteriori tasse necessarie a formare un esercito da inviare contro gli insorti. Ciò avvenne il 13 aprile 1640, ma il 5 maggio dello stesso anno, a causa delle proteste dei parlamentari, il monarca sciolse l'assemblea.

Oliver Cromwell

I successi dei rivoltosi scozzesi e lo scoppio della rivolta in Irlanda costrinsero però il re a riconvocare il parlamento e ad accettare, pur di farsi concedere sussidi, una limitazione, almeno formale, del proprio potere in favore di quello del parlamento stesso che non si sciolse fino al 1653 e fu perciò denominato "Parlamento Lungo".

Il re cercò di liberarsi dei parlamentari che gli erano più ostili ma questi, avvertiti in tempo, riuscirono a salvarsi anche con l'appoggio della popolazione di Londra, sempre più insofferente dell'atteggiamento di Carlo I.

Scoppiò così una guerra civile tra monarchici e parlamentari che alla fine vinsero guidati da Oliver Cromwell.

Nel 1647 Carlo I fuggì dall'Inghilterra e si rifugiò in Scozia che riprese la guerra contro gli inglesi. Il 17 agosto del 1648 Cromwell a capo del New Model Army sconfisse a Preston gli scozzesi che gli consegnarono Carlo I.

La "purga"[modifica | modifica sorgente]

Il colonnello Thomas Pride rifiuta di lasciar entrare nel Lungo Parlamento i membri presbiteriani

Una parte dei membri del Parlamento, soprattutto i presbiteriani, cercarono di negoziare con il re un nuovo assetto istituzionale del Regno. Gli elementi più radicali dell'esercito si opposero a queste trattative e inviarono il 20 novembre 1648 una rimostranza al re.

Le risposte del re furono ben al di sotto di quello che si sperava, ma la Camera dei Comuni invece il 5 dicembre 1648 le giudicò accettabili con 129 voti contro 83.[1].

Il giorno dopo il colonnello Thomas Pride, un ufficiale compagno d'armi di Cromwell, si presentò in cima alle scale che portavano al Parlamento[2] occupandone le entrate con due reggimenti di soldati per impedire l'accesso o arrestare i deputati moderati, elencati in una lista d'esclusione.

L'operazione "Purga di Pride" proseguì nei giorni seguenti fino al 12 dicembre. Da allora furono imprigionati 45 membri, di cui 25 vennero rilasciati prima di Natale. Si giunse probabilmente all'epurazione di 130 deputati presbiteriani e a una complessiva riduzione dei parlamentari ad una sessantina.[3]

Londra venne occupata per la seconda volta dall'esercito e «si gettarono le basi di dodici anni di dominio militare nel paese.»[4]

Nacque così il "parlamento tronco" (Rump Parliament) che interruppe le trattative e giudicò il re colpevole di alto tradimento condannandolo a morte. La sentenza, che recava la firma di Oliver Cromwell, venne eseguita il 30 gennaio 1649.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Michel Duchein, 50 années qui ébranlèrent l'Angleterre, Fayard 2010, p.221-222
  2. ^ Firth, Charles Harding (1898). "Pride, Thomas" . In Sidney Lee . Dizionario della biografia nazionale 56 . Londra: Smith, Elder & Co. p. 349.
  3. ^ Robert Ashton, L'Utopia Nella Storia: La Rivoluzione Inglese, Edizioni Dedalo, 1992 p.124
  4. ^ R. Ashton, Op. cit., ibidem

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]