Galleria Palatina

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 43°45′56.33″N 11°15′01.99″E / 43.765648°N 11.250552°E43.765648; 11.250552

Galleria palatina
Palazzo Pitti
Palazzo Pitti
Tipo arte
Indirizzo Piazza Pitti 1, Firenze
Sito http://www.polomuseale.firenze.it/musei/palatina/
Raffaello, La Velata

La Galleria Palatina è un museo ospitato in palazzo Pitti a Firenze. Ospitata all'interno del complesso architettonico, si trova al piano nobile, articolandosi in 28 sale che si estendono nell'ala laterale settentrionale posteriore del complesso architettonico e nella parte laterale settentrionale e nella parte centrale posteriore del corpo di fabbrica principale del palazzo. Si tratta della "quadreria" dei Granduchi di Toscana: l'allestimento infatti rispetta il gusto dei secoli passati, con i dipinti collocati su più file, selezionati per criteri decorativi, e non per periodo e scuole. Cronologicamente, a parte qualche eccezione, i dipinti coprono soprattutto i secoli XVI e XVII, facendone uno dei musei più importanti in Italia nel suo genere, nonché una tappa obbligata per la conoscenza della storia del collezionismo europeo.

Nel 2013 il circuito museale di Galleria Palatina, Galleria d'arte moderna e Appartamenti monumentali è stato il tredicesimo sito statale italiano più visitato, con 386.993 visitatori e un introito lordo totale di 1.983.028,75 Euro[1].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La Galleria è situata in alcuni fra i più bei saloni del palazzo (dal quale deriva appunto il nome "Palatina" cioè "del Palazzo"), ricchi di decorazioni ad affresco (sopreattutto di Pietro da Cortona e altri) e a stucco. La superba collezione di dipinti è centrata sul periodo del tardo Rinascimento e il barocco, l'epoca d'oro del palazzo stesso, ed è il più importante esempio in Italia di "quadreria", dove, a differenza di un allestimento museale moderno, i quadri non sono esposti con criteri sistematici, ma puramente decorativi, coprendo tutta la superficie della parete in schemi simmetrici, molto fedele all'allestimento originario voluto dal granduca Pietro Leopoldo tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento[2].

In particolare in quel periodo si provvide a sistemare nel palazzo una parte delle opere dell'immenso patrimonio mediceo che non potevano essere tutte esposte agli Uffizi per ragioni di spazio fisico, lasciandovi, in linea di massima e con le dovute eccezioni, le opere del primo periodo del Rinascimento, fino ai primi del Cinquecento.

La sistemazione a quadreria, esaltata dalle ricche cornici intagliate e dorate, aveva lo scopo di stupire e meravigliare i visitatori dei saloni di rappresentanza. Oltre che dai dipinti, le sale sono arricchite anche da sculture e pezzi di mobilio pregiato, come i tavoli e i cabinet magnificamente intarsiati di pietre dure secondo l'arte del commesso fiorentino, praticata fin dal Seicento dall'Opificio delle Pietre Dure.

Lo stesso biglietto oggi dà accesso anche al museo degli Appartamenti monumentali ed alla Galleria d'arte moderna

Storia delle collezioni[modifica | modifica wikitesto]

Il fondo base del museo è composto da circa 500 dipinti che testimoniano il personale gusto collezionistico di vari componenti della famiglia Medici e che passarono nel 1743 alla città di Firenze per volontà testamentaria dell'ultima erede della dinastia Anna Maria Luisa de' Medici, che riuscì in questo modo a impedirne la dispersione. A palazzo Pitti erano anche conservate le eccezionali raccolte di Vittoria della Rovere, sposa del granduca Ferdinando II e ultima erede dei duchi di Urbino, delle quali facevano parte un gran numero di tele di Raffaello e Tiziano.

Pietro Leopoldo, come accennato, nel suo programma di razionalizzazione di ogni aspetto della città, divise grosso modo le opere di pittura e scultura (antica e moderna) tra gli Uffizi e Palazzo Pitti, mentre le gemme, le curiosità naturalistiche e scientifiche divennero il nucleo originario del Museo di Storia Naturale.

La prima apertura al pubblico risale al 1833, con un nucleo eccezionale di opere Raffaello, Andrea del Sarto e Tiziano, nonché tutti i maestri della scuola fiorentina tra Cinque e Seicento, notevoli esempi della scuola veneta coeva ed alcune famose opere di Caravaggio, Rubens e Van Dyck.

Spesso i quadri a soggetto sacro, nati per abbellire gli altari di varie chiese, vennero acquistati sia dai Medici che dai Lorena in cambio di copie o di opere moderne fatte fare per l'occasione; tuttavia il cambio di collocazione, dalla chiesa al palazzo, comportava spesso una manomissione dei dipinti, con tagli ed aggiunte necessari a uniformare le dimensioni per creare composizioni di fantasiose geometrie sulle pareti. Spesso quadri di epoche ed autori diversi venivano accostate in pendant per il loro tema, o per la composizione delle scene, o più semplicemente per la similarità estetica.

Il percorso espositivo[modifica | modifica wikitesto]

La galleria si trova al primo piano nel braccio sinistro del palazzo, dove si trovano alcune della sale più belle dell'intero complesso. Dopo il maestoso scalone dell'Ammannati, si arriva alle sale che venivano per lo più usate dal Granduca, sia per la residenza privata, sia per le udienze pubbliche. Il percorso espositivo inizia nel vestibolo e prosegue con alcune sale dedicate alla scultura (interessanti i busti dei granduchi, soprattutto di Cosimo I ritratto come un imperatore romano) e al mobilio antico, come la sala degli Staffieri, la Galleria delle Statue e la sala del Castagnoli,oltre la quale a sinistra inizia la galleria vera e propria. Le sale seguenti prendono il nome dal tema degli affreschi che le decorano sulle volte. Il ciclo è dedicato alla mitologia greco-romana, ma celebra anche la dinastia di casa Medici secondo un preciso e articolato sistema simbolico. In particolare i soggetti mitologici rappresentano degli esempi che alludono al tema della Vita e educazione del Principe, e rappresentano un'opera fondamentale del barocco a Firenze, che produssero profonda influenza sugli artisti locali dal Seicento in poi. Gli affreschi delle prime cinque sale furono realizzati dal più celebre pittore dell'epoca, Pietro da Cortona, mentre le altre sale sono opera di artisti neoclassici della prima metà dell'Ottocento.

Opere nell'Anticamera degli Staffieri
Opere nella Galleria delle Statue
  • Arte romana, Ritratto cosiddetto di Ovidio
  • Arte romana, Settimio Severo
  • Arte romana della prima età repubblicana, Testa del Doriforo, 450-440 a.C.
  • Arte romana del I secolo, Mercurio
  • Arte romana del I-II secolo d.C., Afrodite Cnidia
  • Arte romana del II secolo d.C., Atleta
  • Arte romana del II secolo d.C., Atena
  • Arte romana del II secolo d.C., Esculapio
  • Arte romana del II secolo d.C., Ritratto di Marco Aurelio, 160-180
  • Arte romana del II secolo d.C., Ritratto di Caracalla
  • Arte romana del II secolo d.C., Ritratto maschile, 130-140
  • Arte romana del II secolo d.C., Ritratto giovanile di Marco Aurelio, 144-147
  • Arte romana del II secolo d.C., Igea, 100-150
  • Arte romana del II secolo d.C., Satiro e Pan, 150 circa
  • Arte romana del II secolo d.C., Satiro e Pan
  • Arte romana del II secolo d.C., Ritratto maschile, 130-140
  • Arte romana di età antonina del II secolo d.C., Antonino Pio
  • Arte romana di età antonina del II secolo d.C., Ritratto femminile, circa 170
  • Arte romana di età antonina del II secolo d.C., Ritratto di Lucio Vero, 160-169
  • Arte romana di età antonina del II secolo d.C., Ritratto di Antonino Pio, 138-161
  • Arte romana di età antonina del II secolo d.C., Mercurio
  • Innocenzo Spinazzi, Ritratto di Pietro Leopoldo, 1773
  • Scuola fiorentina del XVII secolo (?) Ritratto del cosiddetto Virginio
  • Scuola fiorentina del XVIII secolo, Ritratto di Cosimo II
  • Scuola fiorentina del XVIII secolo, Ritratto di ignoto
  • Giovan Battista Ferrucci del Tadda e collaboratori, Ritratto del Granduca Cosimo I, 1587
Opere nella Sala del Castagnoli

Quartiere del Volterrano[modifica | modifica wikitesto]

Baldassarre Franceschini, detto il Volterrano, fu pittore di corte nel Seicento ed affrescò la sala detta Delle Allegorie, anche se anche i quattro ambienti successivi vengono generalmente indicati con il suo nome. Queste sale, che danno sul maestoso cortile interno dell'Ammannati, non erano usati come galleria originariamente, ma furono adibiti a questo scopo solo nel 1928 quando si resero necessari nuovi spazi per ospitare opere provenienti soprattutto dalla soppressione di monasteri e chiese.

Opere nella Sala delle Allegorie
Opere nella Sala delle Belle Arti
Opere nella Sala dell'Arca
Opere nella Cappella delle Reliquie
Opere nella Sala di Ercole
Opere nella Sala dell'Aurora
Opere nella Sala di Berenice

Sala di Psiche[modifica | modifica wikitesto]

La Sala di Psiche dedicata interamente all'opera del grande vedutista napoletano Salvator Rosa, vissuto nel Seicento. Fra le opere più importanti la Selva dei filosofi e la Battaglia fra turchi e cristiani.

Opere nella Sala di Psiche
  • Salvator Rosa, Filosofo (Diogene?) seduto in un bosco
  • Manifattura fiorentina, specchiera, 1790-1800
  • Manifattura fiorentina del sec. XVIII, tavolo, post 1813
  • Manifattura toscana della fine del sec. XVIII, tavolo, circa 1790-1810
  • Antonio Cioci, tavolo, 1790-1800

Sala della Musica[modifica | modifica wikitesto]

Segue la Sala della Musica, dalla decorazione neoclassica, detta anche dei Tamburi per via della curiosa forma cilindrica dei mobili.

Opere nella Sala della Musica
  • Francesco Carradori, quattro busti di imperatori romani
  • Pierre-Philippe Thomire, tavolo, 1819
  • Manifattura fiorentina del sec. XIX, serie di mobili comprendente dodici credenze e sedici sgabelli (tamburetti), 1820
  • Manifattura francese del sec. XIX, quattro candelabri, circa 1805
  • Manifattura francese del sec. XIX, orologio, circa 1856
  • Manifattura francese del sec. XIX, due orologi

Galleria del Poccetti[modifica | modifica wikitesto]

Per accedere alle sale seguenti si deve tornare indietro fino alla Sala di Prometeo, quindi si entra nella Sala del Poccetti, dal nome di Bernardino Poccetti a cui era attribuita tradizionalmente la decorazione ad affresco di questa, che era una loggia aperta, mentre oggi è chiusa e ospita opere seicentesche.

Opere nella Galleria del Poccetti

Sala di Prometeo[modifica | modifica wikitesto]

Filippo Lippi, Tondo Bartolini

La sala è dedicata al primo rinascimento fiorentino, con innanzitutto un capolavoro di Filippo Lippi, il Tondo Bartolini (Madonna con Bambino) (1450 circa), di delicata armonia tipica della maturità dell'artista, e con alcune pitture di Botticelli e della sua bottega.

Si trova qui anche la Sacra Famiglia con una santa, un tondo di Luca Signorelli. Il primo manierismo toscano è rappresentato dall'Adorazione dei Magi (1523) e dagli Undicimila martiri (1530 circa) di Jacopo Pontormo.

Opere nella Sala di Prometeo

Corridoio delle Colonne[modifica | modifica wikitesto]

Il Corridoio delle Colonne contiene diverse opere di piccolo formato di scuola olandese e fiamminga dei secoli XVII e XVIII, collezionate spesso dalle corti europee per il loro minuto realismo e squisita fattura.

Opere nel Corridoio delle Colonne

Sala della Giustizia[modifica | modifica wikitesto]

Questa sala ospita soprattutto pittura veneta del XVI secolo, come il Ritratto del Mosti, opera giovanile di Tiziano dove già risplendono i virtuosismi coloristici del grande pittore, o il Ritratto di gentiluomo (1570 circa) di Paolo Veronese.

Opere nella Sala della Giustizia

Sala di Flora[modifica | modifica wikitesto]

La sala, dedicata alla scuola fiorentina del Cinquecento, è stata riallestita e le sue opere spostate altrove.

Sala dei Putti[modifica | modifica wikitesto]

Sono qui raccolte soprattutto opere olandesi e fiamminghe, come le Tre Grazie a monocromo (1620-1623 circa) di Rubens, realizzato su tavola con la tecnica del monocromo, cioè solo con il chiaroscuro, o le miniature ingrandite della serie delle Nature morte di fiori e frutta di Rachel Ruysch (1715-1716).

Opere nella Sala dei Putti

Sala di Ulisse[modifica | modifica wikitesto]

Anche qui spicca una notevole opera di Raffaello, la Madonna dell'Impannata (1514 circa) eseguita durante il soggiorno romano dell'artista. Qui si trova anche uno dei rari capolavori quattrocenteschi della galleria, la Morte di Lucrezia, opera giovanile di Filippino Lippi.

Opere nella Sala di Ulisse

Sala dell'educazione di Giove[modifica | modifica wikitesto]

Questa stanza era la camera da letto del Granduca e la sua funzione è in qualche modo richiamata dall'Amore dormiente di Caravaggio, dove il soggetto classico del Cupido addormentato è realizzato con un inconsueto realismo, dato dal forte contrasto fra luci ed ombre. Di fronte a quest'ultimo, in perfetto richiamo stilistico, la 'Giuditta con la testa di Oloferne' di Cristofano Allori.

Opere nella Sala dell'educazione di Giove

Sala della stufa[modifica | modifica wikitesto]

Collocata accanto alla camera da letto conteneva le condutture del sistema di riscaldamento e che fungeva da stanza per la toeletta e per l'abbigliamento del Granduca. Straordinari sono qui gli affreschi di Pietro da Cortona con le Quattro età dell'uomo (1637), opera fondamentale del barocco in città, che diede nuovo impulsa alla scuola pittorica fiorentina.

Opere nella Sala della stufa
  • Manifattura di Sèvres, vaso
  • Arte romana, Figura femminile ammantata con testa velata
  • Arte romana, Figura femminile con rotulo e flauto
  • Arte romana, Figura femminile con cornucopia (Cibele?)
  • Arte romana, Vibia Aurelia Sabina

Atrio dello Scalone Del Moro[modifica | modifica wikitesto]

In questa zona si trova l'accesso a uno scalone monumentale iniziato da Pasquale Poccianti nel 1831 e interrotti nel 1835, senza essere ripresi. Solo nel 1892 lo scalone fu riprogettato da Luigi del Moro e completato nel 1897. La sala ospita la vasca di una fontana proveniente dalla villa di Castello, importante lavoro scultoreo attribuito ad Antonio Rossellino e Benedetto da Maiano, con interventi e rifacimenti successivi.

Opere nell'Atrio dello scalone Del Moro

Sala della Tazza[modifica | modifica wikitesto]

La sala è stata l'ingresso della Galleria dal 1849, quando i visitatori accedevano dalla porta accanto al cancello del Giardino di Boboli, adiacente al Rondò di Bacco. Deve il suo nome alla monumentale vasca ("tazza") in porfido, del II secolo, arrivata a Firenze da Villa Medici. Due colonne dello stesso materiale, che ornano la parete di fondo, foruno invece acquistata da Francesco I de' Medici e sistemate originariamente a decorare una fontana nel parco della villa di Pratolino; risalgono alla prima età imperiale.

Sala dell'Iliade[modifica | modifica wikitesto]

La sala è decorata con gusto spiccatamente neoclassico, rivelando la datazione degli ornamenti di fine del Settecento di Luigi Sabatelli e aiuti. Anche qui un'opera di Raffaello, La Gravida (1506 circa), dai brillanti colori esaltati dallo sfondo nero, tipico della pittura fiamminga coeva. Sono inoltre esposte due opere di Andrea del Sarto, l'Assunta Passerini (1526) e l'Assunta Panciatichi (1522-1523), opere del periodo tardo e più solennemente monumentale della pittura dell'artista fiorentino, il Ritratto di Valdemaro Cristiano, Principe di Danimarca di Giusto Suttermans e il Battesimo di Cristo di Paolo Veronese (1575 circa).

Opere nella Sala dell'Iliade

Sala di Saturno[modifica | modifica wikitesto]

Qui è situato il più consistente nucleo di opere di Raffaello, che permette di ripercorrere diversi periodi e stili della sua attività: dalla Madonna del Granduca (1506 circa) ancora legata alle vicende artistiche di Pietro Perugino e di Leonardo, ai Ritratti di Agnolo e di Maddalena Doni (1506-1507), di grande forza psicologica, all'incompiuta Madonna del Baldacchino, fino alle opere della piena maturità stilistica come il Ritratto di Tommaso Inghirami (1510 circa) e la famosissima Madonna della Seggiola (1513-1514 circa) di grande tenerezza e sublime nella stesura della pittura, monumentale e al tempo stesso dolce scena familiare. Completa la eccezionale serie la Visione di Ezechiele, un'opera più tarda del 1518, dalla spiccatissima composizione monumentale, secondo lo stile romano del pittore che tanto influenzerà gli artisti successivi legati alle scuole del classicismo e del barocco.

Altre opere importanti nella sala sono il Compianto sul Cristo morto (1495) di Pietro Perugino, maestro di Raffaello, il Salvator Mundi di Fra Bartolomeo (1516) e due dipinti di Andrea del Sarto: la Disputa sulla Trinità del 1517 circa e l'Annunciazione.

Opere nella Sala di Saturno
Arredi

Sala di Giove[modifica | modifica wikitesto]

Una delle più belle sale del palazzo, in origine era destinata al trono del granduca. Autentici capolavori decorano le pareti, come la Velata di Raffaello (1516), ideale femminile di bellezza, forse ritratto della celebre Fornarina sua amante, e le Tre età dell'uomo (1500 circa), uno dei rarissimi quadri di Giorgione, maestro indiscusso della scuola veneta del Rinascimento.

Qui sono concentrate anche le tele di scuola toscana del primo Cinquecento, come il Compianto sul Cristo morto di Fra Bartolomeo (1511-12 circa), un'Annunciazione coeva, opera del secondo periodo artistico di Andrea del Sarto (quello più legato all'arte di Michelangelo), e il San Giovanni Battista (Andrea del Sarto) dello stesso autore, con chiari influssi della statuaria classica. Agnolo Bronzino è qui rappresentato dal Ritratto di Guidobaldo della Rovere (1530-32), mentre la tavola delle Tre Parche, risalente al 1537 circa, fu in passato attribuita a Michelangelo, ma oggi si crede più probabile che sia l'opera di un seguace, probabilmente Francesco Salviati.

Opere nella Sala di Giove

Sala di Marte[modifica | modifica wikitesto]

In questa sala sono collocati due capolavori di Rubens: le Conseguenze della guerra (1638), un'allegoria grandiosa in sintonia con il tema degli affreschi di Pietro da Cortona sul soffitto, e i Quattro filosofi, di grande intensità. Entrambe le tele sono ricche di citazioni letterarie e filosofiche e vi compaiono spesso figure della mitologia classica.

Corredano la sala anche una serie di ritratti, fra i quali i più importanti sono di Van Dyck, Tiziano, Tintoretto e Paolo Veronese.

Opere nella Sala di Marte

Sala di Apollo[modifica | modifica wikitesto]

Domina la sala una grande pala con la Sacra Conversazione di Rosso Fiorentino (1522), il più importante artista fiorentino del primo manierismo assieme a Jacopo Pontormo, la cui tela fu ampliata in epoca barocca per essere adattata alla cornice.. Qui si trovano anche due opere di Andrea del Sarto, la Pietà di Luco (1523-1524), maestosa ed equilibrata, e la Sacra Famiglia Medici, uno dei suoi ultimi lavori, mentre altre due opere di Tiziano sono esposte vicino: l'Uomo dagli occhi glauchi (1540 circa) e la famosa Maddalena penitente, anteriore al 1548 e molto copiata dagli artisti che ebbero modo di ammirarla.

Si trovano qui anche altre importanti opere della scuola veneziana, come il Ritratto di Vincenzo Zeno di Tintoretto, la Ninfa e il satiro di Dosso Dossi (in realtà il titolo tradizionale è incorretto perché si tratta di una scena ispirata dall'Orlando Furioso).

L'Ospitalità di san Giuliano (1612-1618 circa) esemplifica lo stile monumentale del fiorentino Alessandro Allori, mentre la Risurrezione di Tabita del giovane Guercino e la Cleopatra, opera matura di Guido Reni, mostrano la grandiosità della scuola bolognese del Seicento.

Anche l'arte fiamminga è qui ben rappresentata dal celebre Doppio ritratto di Carlo I d'Inghilterra e di Enrichetta di Francia ispirato a Van Dyck, dal Ritratto dell'infanta Isabella Clara Eugenia di Spagna in abito di clarissa di Rubens (1625), e dal Ritratto della Granduchessa Vittoria della Rovere di Giusto Suttermans (1640 circa).

Opere nella Sala di Apollo

Sala di Venere[modifica | modifica wikitesto]

Oltre al movimentato affresco sulla volta di Pietro da Cortona, dedicato all'operato di Venere e Cupido, qui si conserva una famosa Venere italica di Antonio Canova. Sono ben quattro i capolavori di Tiziano: Concerto, opera giovanile, Il Ritratto di Giulio II, copiato da Raffaello (opera alla National Gallery di Londra), ma diverso nei risultati soprattutto legati al magistrale uso del colore tipico di Tiziano, La Bella, dipinto per il duca di Urbino (1536), e il Ritratto di Pietro Aretino, (1545) dove si manifesta appieno la ricchezza cromatica e la complessità stilistica delle opere della maturità del maestro, per esempio con il contrasto tra i rossi della barba e il blu della veste che esalata la figura e da una sfumatura inquietante al personaggio, girato schivamente di profilo.

Non potevano mancare nella sala un rimando a Rubens, maestro ideale di Pietro da Cortona e equivalente fiammingo di Tiziano, infatti qui sono collocati due suoi grandiosi e solenni paesaggi, il Ritorno dei contadini dai campi e Ulisse nell'isola dei Feaci. Infine sono degne di nota due marine (Marina del Faro e Marina del Porto) dipinte tra il 1640 e il 1649 dal celebre paesaggista napoletano Salvator Rosa.

Opere nella Sala di Venere

Depositi[modifica | modifica wikitesto]

Opere nei depositi

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Visitatori e introiti dei musei
  2. ^ Galleria Palatina e Appartamenti Reali, la guida ufficiale, Sillabe Edizioni

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marco Chiarini, Galleria palatina e Appartamenti Reali, Sillabe, Livorno 1998. ISBN 978-88-86392-48-8
  • Marco Chiarini, Galleria Palatina in "Marco Chiarini (a cura di). Palazzo Pitti, tutti i musei, tutte le opere (la guida ufficiale): pag. 26-61. Livorno, Sillabe, 2001". ISBN 978-88-8347-046-2
  • Guida d'Italia, Firenze e provincia "Guida Rossa", Touring Club Italiano, Milano 2007

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]