Fra Bartolomeo
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Fra Bartolomeo (Savignano di Prato, 28 marzo 1472 – Firenze, 6 ottobre 1517) è stato un pittore italiano, frate domenicano.
| « Vicino alla terra di Prato che è lontana a Fiorenza dieci miglia, in una villa chiamata Savignano, nacque Bartolomeo, secondo l'uso di Toscana chiamato Baccio… » | |
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(Vasari.)
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Indice |
[modifica] Biografia
Figlio di Paolo di Jacopo, mulattiere e carrettiere – di qui il nome di Bartolomeo di Paolo di Jacopo del Fattorino - visse dal 1478 nella casa fiorentina in Porta San Pier Gattolini, da cui gli venne anche il nome di Baccio della Porta.
Nel 1483 o 1484 su raccomandazione di Benedetto da Maiano entra a far parte della bottega di Cosimo Rosselli. Era Baccio amato in Firenze per la virtù sua, che era assiduo al lavoro, quieto e buono di natura et assai timorato di Dio, e gli piaceva assai la vita quieta e fuggiva le pratiche viziose e molto gli dilettava le predicazioni, e cercava sempre le pratiche delle persone dotte e posate.
Viene menzionato per la prima volta insieme con Cosimo Rosselli in un documento del 1485 relativo a un pagamento effettuato dalle Monache di Sant'Ambrogio per un affresco eseguito da Cosimo. Insieme con Mariotto Albertinelli lascia la bottega del Rosselli nel 1490 o 1491 per iniziare una reciproca collaborazione, interrotta nel 1493 e ripresa l’anno successivo.
La sua prima opera datata è l' Annunciazione del Duomo di Volterra, ove mostra influssi di Domenico Ghirlandaio e di Leonardo, del quale adotta il trattamento chiaroscurale; l’opera risale al 1495, nel periodo in cui il domenicano Girolamo Savonarola, priore del convento di San Marco, cerca di imporre una severa moralità alla città di Firenze, attaccando la corruzione dei costumi e le gerarchie ecclesiastiche, tanto da essere scomunicato da papa Borgia nel maggio 1497.
… trovandosi in questi tempi in San Marco fra' Girolamo Savonarola da Ferrara, dell'ordine de' Predicatori, teologo famosissimo, e continovando Baccio la udienza delle prediche sue, per la devozione che in esso aveva, prese strettissima pratica con lui e dimorava quasi continuamente in convento avendo anco con gli altri frati fatto amicizia.
Bartolomeo è fra coloro che sono fortemente impressionati dalla predicazione del domenicano ferrarese: scrive Vasari che "avenne che continovando fra' Ieronimo le sue predicazioni e gridando ogni giorno in pergamo che le pitture lascive e le musiche e libri amorosi spesso inducono gli animi a cose mal fatte, fu persuaso che non era bene tenere in casa, dove son fanciulle, figure dipinte di uomini e donne ignude, per il che riscaldati i popoli dal dir suo il carnovale seguente, che era costume della città far sopra le piazze alcuni capannucci di stipa et altre legne, e la sera del martedì per antico costume arderle queste con balli amorosi… si condusse a quel luogo tante pitture e sculture ignude molte di mano di Maestri eccellenti, e parimente libri, liuti e canzonieri che fu danno grandissimo, ma particolare della pittura, dove Baccio portò tutto lo studio de' disegni che egli aveva fatto degli ignudi, e lo imitò anche Lorenzo di Credi e molti altri, che avevon nome di piagnoni".
È forse del 1498 il Ritratto di Girolamo Savonarola, al Museo di San Marco: per l'affezione che Baccio aveva a fra' Ieronimo fece in un quadro el suo ritratto che fu bellissimo, il quale fu portato allora a Ferrara e di lì non è molto che gli è tornato in Fiorenza….
Bartolomeo frequenta il convento di San Marco, che l’8 aprile 1498 viene assalito dagli avversari del Savonarola: "il che vedendo, gli amici del frate si ragunarono essi ancora, in numero più di cinquecento, e si rinchiusero dentro in San Marco; e Baccio insieme con esso loro, per la grandissima affezione che egli aveva a quella parte. Vero è che essendo pure di poco animo anzi troppo timido e vile, sentendo poco appresso dare la battaglia al convento e ferire et uccidere alcuni, cominciò a dubitare fortemente di sé medesimo. Per il che fece voto, se è campava da quella furia, di vestirsi subito l'abito di quella religione et interamente poi lo osservò".
Il Savonarola viene bruciato come eretico il 23 maggio 1498 in piazza della Signoria. Il 22 aprile 1499 Gerozzo di Monna Vanna Dini gli commissiona, per una cappella del cimitero dell’Ospedale di Santa Maria Nuova, un Giudizio Universale a fresco, "il quale condusse con tanta diligenza e bella maniera in quella parte che finì che, acquistandone grandissima fama, oltra quella che aveva, molto fu celebrato per aver egli con bonissima considerazione espresso la gloria del Paradiso e Cristo con i dodici Apostoli giudicare le dodici tribù, le quali con bellissimi panni sono morbidamente colorite. Oltra che si vede nel disegno, che restò a finirsi, queste figure che sono ivi tirate all'Inferno, la disperazione, il dolore e la vergogna della morte eterna, così come si conosce la contentezza e la letizia, che sono in quelle che si salvano, ancora che questa opera rimanesse imperfetta, avendo egli più voglia d'attendere alla religione che alla pittura".
Del grande Giudizio Universale del 1499 - 1500 del Museo di San Marco, di 380 x 360 cm, con 75 figure, completato da Mariotto Albertinelli e Giuliano Bugiardini, si può attribuire a Bartolomeo la parte superiore col Cristo, gli Apostoli e gli angeli che suonano le trombe del Giudizio; la composizione costituì poi un modello per la Disputa del Sacramento di Raffaello. L’affresco non fu terminato da Baccio perché il 26 luglio 1500 si fece frate a Prato, nel convento di San Domenico, lasciando ogni suo bene al fratello Piero; nel dicembre del 1501 entra nel convento fiorentino di San Marco.
Sollecitato dal suo stesso priore che e' facesse qualche cosa di pittura, et era già passato il termine di quattro anni che egli non aveva voluto lavorar nulla, fra Bartolomeo il 18 maggio 1504 si impegna con Bernardo Bianco a dipingere una pala con la Visione di San Bernardo per la sua cappella di famiglia nella Badia Fiorentina:..."in fine cominciò quella tavola di San Bernardo che scrive, e nel vedere la Nostra Donna portata col Putto in braccio da molti Angeli e putti da lui coloriti pulitamente, sta tanto contemplativo che bene si conosce in lui un non so che di celeste che resplende in quella opera, a chi la considera attentamente, dove molta diligenza et amor pose....".
La tela, ora nella Galleria dell'Accademia fiorentina, fu finita nel 1507, dopo che il committente ebbe saldato i pagamenti arretrati. Secondo il Vasari "venne in questo tempo Raffaello da Urbino pittore a imparare l'arte a Fiorenza et insegnò i termini buoni della prospettiva a fra' Bartolomeo; perché, essendo Raffaello volonteroso di colorire nella maniera del frate e piacendogli il maneggiare i colori e lo unir suo, con lui di continuo si stava".
All’inizio del 1508 va a Venezia a dipingere un Dio Padre, Santa Maria Maddalena e Santa Caterina da Siena per i domenicani di San Pietro Martire a Murano, adottando il colorismo veneziano; i domenicani non pagano però l’opera che Bartolomeo riporta a Lucca dove è conservata nella pinacoteca del Museo nazionale Guinigi. Sempre a Lucca, nell’ottobre 1509, con Mariotto Albertinelli dipinge per l’Opera del Duomo la pala della Madonna col Bambino e i santi Stefano e Giovanni Battista.
Il 26 novembre 1510 ottiene l’importante commissione pubblica della pala per la Sala del Consiglio di Firenze, ora nel Museo di San Marco: "gli fu da Piero Soderini allogata la tavola della sala del consiglio, che di chiaro oscuro da lui disegnata ridusse in maniera ch'era per farsi onore grandissimo nella quale sono tutti è protettori della città di Fiorenza, e que' Santi che nel giorno loro la città ha avute le sue vittorie; dov'è il ritratto d'esso fra' Bartolomeo fattosi in uno specchio".
Nel 1512 porta a termine con l’Albertinelli la pala Ferry Carondelet per la Cattedrale di Besançon; nello stesso anno il governo fiorentino dona a Jacques Hurault, vescovo di Autun e ambasciatore del re di Francia, la sua Sacra Conversazione col matrimonio mistico di santa Caterina, ora al Louvre, composta l’anno prima e firmata “Orate Pro Pictore MDXI Bartholom Floren”.
In cambio di questa, ne fa un’altra analoga in San Marco, "nella quale sono alcuni fanciulli in aria che volano tenendo un padiglione aperto, con arte e con buon disegno e rilievo tanto grande, che paiono spiccarsi da la tavola e coloriti di colore di carne mostrano quella bontà e quella bellezza, che ogni artefice valente cerca di dare alle cose sue, la quale opera ancora oggi per eccellentissima si tiene. Sono molte figure in essa intorno a una Nostra Donna tutte lodatissime e con una grazia et affetto e pronta fierezza vivaci. Ma colorite poi con una gagliarda maniera che paion di rilievo perché volse mostrare che, oltra al disegno, sapeva dar forza e far venire con lo scuro delle ombre innanzi le figure, come appare intorno a un padiglione ove sono alcuni putti che lo tengono, che volando in aria si spiccano dalla tavola, oltre che v'è un Cristo fanciullo che sposa S. Caterina monaca, che non è possibile, in quella scurità di colorito che ha tenuto, far più viva cosa. Èvvi un cerchio di Santi da una banda che diminuiscono in prospettiva, intorno al vano d'una gran nicchia, i quali son posti con tanto ordine che paion veri e parimente dall'altra banda. E nel vero si valse assai d'imitare in questo colorito le cose di Lionardo e massime negli scuri, dove adoprò fumo da stampatori e nero di avorio abruciato; è oggi questa tavola da' detti neri molto riscurata, più che quando la fece, ché sempre sono diventati più tinti e scuri.
Fecevi innanzi, per le figure principali, un San Giorgio armato, che ha uno stendardo, in mano, figura fiera, pronta, vivace e con bella attitudine. Èvvi un San Bartolomeo ritto, che merita lode grandissima insieme con due fanciulli che suonano uno il liuto e l'altro la lira; all'un de quali ha fatto raccorre una gamba e posarvi su lo strumento, le man poste alle corde in atto di diminuire, l'orecchio intento all'armonia e la testa volta in alto, con la bocca alquanto aperta, d'una maniera che chi lo guarda non può discredersi di non avere a sentire ancor la voce. Il simile fa l'altro, che acconcio per lato, con uno orecchio appoggiato alla lira, par che senta l'accordamento che fa il suono con il liuto e con la voce mentre che facendo tenore egli con gli occhi a terra va seguitando, con tener fermo e volto l'orecchio al compagno, che suona e canta, avvertenzie e spiriti veramente ingegnosi, e così stando quelli a sedere e vestiti di velo, che maravigliosi et industriosamente dalla dotta mano di fra' Bartolomeo sono condotti e tutta l'opera con ombra scura sfumatamente cacciata".
Interrotta il 5 gennaio 1513 la collaborazione con l’Albertinelli, Bartolomeo va a Roma a dipingere il Pietro e Paolo, ora nella Pinacoteca Vaticana, su incarico di fra Mariano Fetti, ma perché "non gli riuscì molto il far bene in quella aria, come aveva fatto nella fiorentina, atteso che fra le antiche e moderne opere che vide, et in tanta copia, stordì di maniera che grandemente scemò la virtù e la eccellenza che gli pareva avere, deliberò di partirsi: e lasciò a Raffaello da Urbino che finisse uno de' quadri il quale non era finito; che fu il San Piero il quale, tutto ritocco di mano del mirabile Raffaello, fu dato a fra' Mariano".
Di ritorno da Roma, nel 1514 dipinge il San Marco evangelista di Palazzo Pitti e gli affreschi di Due Madonne nel convento domenicano di Pian di Mugnone, mentre il 4 ottobre 1515 vi finisce l’affresco di una Annunciazione. Per la Chiesa di San Romano di Lucca produce la Madonna della Misericordia, oggi nel Museo nazionale Guinigi, "posta su un dado di pietra et alcuni Angeli che tengono il manto, e figurò con essa un popolo su certe scalee, chi ritto, chi a sedere, chi in ginocchioni, i quali riguardano un Cristo in alto, che manda saette e folgori a dosso a' popoli. Certamente mostrò fra' Bartolomeo in questa opera possedere molto il diminuire l'ombre della pittura e gli scuri di quella con grandissimo rilievo operando, dove le difficultà dell'arte mostrò con rara et eccellente maestria e colorito, disegno et invenzione; opra tanto perfetta quanto facesse mai".
Il 23 maggio 1516, a Ferrara, curiosamente accetta da Alfonso I d'Este una commissione profana, l’unica di cui si abbia notizia, una Festa di Venere, che non dipinge ma della quale ci resta il disegno; in compenso, in una lettera del 14 giugno 1517, promette al duca tre quadri di soggetto religioso.
Nel 1517 termina l’affresco del Noli me tangere per il convento di Pian del Mugnone, l’ultima sua opera.
"Era fra' Bartolomeo delle frutte amicissimo et alla bocca molto gli dilettavano, benché alla salute dannosissime gli fossero. Perché una mattina avendo mangiato molti fichi, oltra il male ch'egli aveva, gli sovragiunse una grandissima febbre; la quale in quattro giorni gli finì il corso della vita, d'età d'anni 48, onde egli con buon conoscimento rese l'anima al cielo. Dolse agli amici suoi et a' frati particolarmente la morte di lui, i quali in San Marco nella sepoltura loro gli diedero onorato sepolcro, l'anno 1517, alli otto di ottobre.
Era dispensato ne' frati che in coro a ufficio nessuno non andasse; ed il guadagno dell'opere sue veniva al convento, restandogli in mano danari per colori e per le cose necessarie del dipignere. Lasciò discepoli suoi Cecchino del Frate, Benedetto Cianfanini, Gabriel Rustici, e fra' Paolo Pistoiese, al quale rimasero tutte le cose sue, fece molte tavole e quadri con que' disegni dopo la morte sua, e ne sono in San Domenico di Pistoia tre et una a Santa Maria del Sasso in Casentino. Diede tanta grazia ne' colori fra' Bartolomeo alle sue figure e quelle tanto modernamente aumentò di novità, che per tal cosa merita fra i benefattori dell'arte da noi essere annoverato".
[modifica] Valutazione critica
Le sue prime opere riflettono lo stile dell’assistente di Cosimo Rosselli, Piero di Cosimo, dal quale egli prende la delicatezza della linea e l’interesse per la pittura fiamminga, di Ghirlandaio e Filippino Lippi. Nei quattro anni, dal 1500 al 1503, in cui non dipinge nulla, sembra riflettere sulla strada artistica da intraprendere, interessandosi alla pittura di Raffaello, dal quale apprende a legare le figure fra loro, in modo da equilibrare la composizione, esaltando la rappresentazione della luce e i suoi effetti sulle forme e il movimento.
A Venezia dovette rimanere impressionato soprattutto dalle opere di Giovanni Bellini, che gli trasmette una nuova resa atmosferica della luce e del colore: il Dio Padre, Maria Maddalena e Caterina da Siena, dipinto a Venezia e conservato a Lucca nel Museo nazionale Guinigi, è una composizione armonica di figure rappresentate plasticamente con colori caldi e luminosi.
Anche le sue Sacre Conversazioni, prodotte dal 1509 al 1513, traggono ispirazione dalle pale belliniane delle chiese veneziane di San Giobbe e di San Zaccaria, dove la Madonna in trono, entro un'abside e incoronata da un baldacchino, è circondata da santi. Successivamente, durante la sua permanenza a Roma, Bartolomeo ha l’opportunità di conoscere le opere romane di Raffaello e Michelangelo che lo influenzeranno per tutto il resto della vita.
Il programma di fra Bartolomeo è di ribadire la finalità religiosa della pittura, aggiornandone il contenuto con le forme espresse dai migliori artisti del suo tempo: lo sfumato di Leonardo, il plasticismo di Michelangelo, il caldo colorismo di Bellini, di Giorgione e del giovane Tiziano e l’equilibrio compositivo di Raffaello; in questo modo il messaggio devozionale non potrà che essere meglio compreso e perciò accolto più favorevolmente.
Nella Visione di San Bernardo riprende una composizione di Filippino Lippi spalancandola su un paesaggio proposto nello sfumato leonardesco; e se nella tela del Lippi l’evento miracoloso dell’apparizione della Vergine si trasmette alle cose trasfigurandole, in quella di Bartolomeo le cose mantengono la solidità del reale, normalizzando il miracolo a fatto quotidiano, enfatizzato soltanto dall’imponenza delle forme michelangiolesche.
Anche nella Madonna della Misericordia vi è una “reale” apparizione di Cristo, degli angeli e della Madonna, persona fra persone, al centro della tela nell’enfasi del gesto mediatore fra la misericordia divina e la folla inginocchiata, rappresentata a comprendere realtà e natura del sovrannaturale, come mostra il gesto oratorio del santo domenicano sulla destra; il gruppo del Bambino con la Madonna e Sant’Anna, in primo piano, raccorda la realtà della presenza del Cristo in terra con la sua sussistenza in cielo, mostrando l’attualità della sua presenza, ma si risolve in una citazione della famosa tavola di Leonardo.
In queste due tele Bartolomeo mostra bene che cosa egli intenda per rappresentazione religiosa: “il quadro davanti a cui il popolo prega non è l’oggetto ma lo strumento del culto, come il suono dell’organo, che induce in tutti il medesimo stato di commozione, la stessa disposizione alla preghiera”.
Benché la sua pittura rimandi alle grandi correnti pittoriche del suo tempo ma solo “sul piano del compromesso e non del confronto dialettico, la funzione storica di fra Bartolomeo è importante. Nella sua oratoria sacra v’è qualcosa dell’ardore e della fierezza del Savonarola e vi si mescola, anche per l’audace richiamo a Leonardo e a Michelangelo, un sentimento dell’attualità storica, quasi d’orgoglio per la supremazia spirituale fiorentina. La sua religiosità è autentica ma, più che in dotte dimostrazioni, si traduce in atti di devozione; più ancora della predicazione, gli sta a cuore la preghiera corale…in questo senso la pittura di fra Bartolomeo, in sé stessa debolmente problematica, è una delle radici del Manierismo fiorentino: rivolto a produrre immagini che forse non appagano gli occhi con lo spettacolo del bello, ma che mettono in moto meccanismi profondi della psiche” (Giulio Carlo Argan).
[modifica] Opere
- Arezzo, Casa Vasari: Cristo sorretto da due angeli, olio, ca 1514.
- Berlino, Kaiser – Friedrich – Museum, Assunzione di Maria, olio, 1508, distrutta nel 1945
- Besançon, Cattedrale, Madonna in gloria con santi e donatore, o pala Ferry Carondelet, olio, 1512, con l’Albertinelli
- Bezenas, Francia, collezione Alaffre, San Sebastiano, olio, 1515
- Firenze, Galleria dell'Accademia, Sacra Conversazione, olio, 1512; Giobbe, olio, 1516; Isaia, olio, 1516.
- Firenze, Museo di San Marco, Cristo in Emmaus, affresco, ca 1506; Ritratto di Girolamo Savonarola, olio, ca 1498; Ecce Homo e i santi Maddalena, Antonio, Giovanni Battista, Caterina da Siena, Caterina d’Alessandria, Tommaso d’Aquino e Domenico, affresco, 1508 - 1511 con aiuti; Ecce Homo, affresco, ca 1511; Pala del Gran Consiglio, 1510; San Vincenzo Ferrer, olio, 1512; Due Madonne, affresco, 1514; Deposizione, olio, ca 1514; I santi Domenico, Tommaso, Vincenzo Ferrer e Ambrogio Sansedoni, affresco, 1514
- Firenze, Palazzo Pitti: Ecce Homo, affresco, ca 1508; San Marco, olio, 1514; Pietà, olio, ca 1516
- Firenze, chiesa di San Marco, Sacra Conversazione, olio, 1509
- Firenze, Uffizi: Due portelli d’altare con Annunciazione, Presentazione al Tempio e Adorazione dei Magi, olio, ca 1499; La visione di San Bernardo, olio, 1504
- Grenoble, Musée de Peinture et Sculpture, Madonna col Bambino, olio, ca 1516
- Lewes, Sussex, Gage Collection, Sacra famiglia con san Giovannino, olio, 1509 – 1512
- Londra, National Gallery, Adorazione dei Magi, olio, ca 1509
- Louisville, Speed Art Museum: Adorazione dei Magi, olio
- Lucca, Museo nazionale Guinigi, Dio Padre, Santa Maria Maddalena e santa Caterina da Siena, olio, 1508; Madonna della Misericordia, olio, 1515
- Lucca, Duomo, Madonna col Bambino e i santi Stefano e Giovanni Battista, olio, 1509, con Mariotto Albertinelli
- Madrid, Museo Thyssen - Bornemisza: Sacra Famiglia con san Giovannino, olio, 1505 - 1506
- Milano, Museo Poldi – Pezzoli, Sacra Famiglia, olio, 1510.
- Napoli, Museo di Capodimonte: Ascensione di Maria, olio, 1516.
- Parigi, Louvre: Noli me tangere, olio, 1506; Sacra Conversazione, olio, 1511; Incarnazione di Cristo, olio, 1515
- Pian di Mugnone, chiesa di S. Maria Maddalena, I santi Francesco e Domenico abbracciati, affresco, 1516.
- Pisa, chiesa di Santa Caterina, Madonna col Bambino e i santi Pietro e Paolo, olio, 1511.
- Richmond, Cook Collection, Madonna col Bambino, Elisabetta e san Giovannino, olio, 1516
- Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica, Sacra Famiglia, olio, 1516
- San Pietroburgo, Ermitage, Madonna col Bambino e quattro angeli, olio, 1515
- Seattle, Collezione Kress, La creazione di Eva, olio, ca 1510
- Stoccarda, Staatsgalerie, Incoronazione di Maria, olio, 1512, con l’Albertinelli
- Vienna, Kunsthistorisches Museum, Presentazione al Tempio, olio, 1516; Il ratto di Dina, olio, 1517, col Bugiardini
- Volterra, Duomo, Annunciazione, olio, 1495
[modifica] Bibliografia
- Giorgio Vasari, Le Vite de piu eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri: descritte in lingua Toscana, da Giorgio Vasari Pittore Aretino, Firenze 1550.
- Giulio Carlo Argan, Storia dell’arte italiana, Sansoni, Firenze 1968
- Fra Bartolomeo la Pietà di Pitti restaurata a cura di M. Ciatti e S. Padovani, Firenze 1988
- André Chastel, La crisi della pala mariana italiana agli inizi del Cinquecento: la pala Carondelet di fra Bartolomeo, Roma 1989
- Fra' Bartolomeo e la scuola di San Marco, a cura di S. Padovani, Marsilio, Venezia 1996
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