Fra Bartolomeo

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Ritratto di san Tommaso d'Aquino
Ritratto di Girolamo Savonarola, 1498 circa

Fra Bartolomeo, al secolo Baccio della Porta (Firenze, 21 agosto 1473Firenze, 31 ottobre 1517), è stato un pittore italiano, frate domenicano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Origini e formazione[modifica | modifica sorgente]

Figlio di Paolo di Jacopo, mulattiere e carrettiere – di qui il nome di Bartolomeo di Paolo di Jacopo "del Fattorino" - visse dal 1478 nella casa fiorentina in Porta San Pier Gattolini, da cui gli venne anche il nome di Baccio della Porta.

Nel 1483 o 1484, su raccomandazione di Benedetto da Maiano, entrò a far parte della bottega di Cosimo Rosselli, dove conobbe anche Piero di Cosimo. Scrisse Vasari:

« Era Baccio amato in Firenze per la virtù sua, che era assiduo al lavoro, quieto e buono di natura et assai timorato di Dio, e gli piaceva assai la vita quieta e fuggiva le pratiche viziose e molto gli dilettava le predicazioni, e cercava sempre le pratiche delle persone dotte e posate »

Si trova menzionato per la prima volta in un documento del 1485, insieme con Cosimo Rosselli, relativo a un pagamento effettuato dalle monache di Sant'Ambrogio per un affresco eseguito da Cosimo. Insieme con Mariotto Albertinelli lasciò la bottega nel 1490 o 1491 per iniziare una reciproca collaborazione, interrotta momentaneamente nel 1493 e ripresa l’anno successivo.

Prime opere e contatti con Savonarola[modifica | modifica sorgente]

Annunciazione di Volterra

La sua prima opera datata è l'Annunciazione del Duomo di Volterra, in cui mostra influssi di Domenico Ghirlandaio e di Leonardo, del quale adotta il trattamento chiaroscurale; l’opera risale al 1495, nel periodo in cui il domenicano Girolamo Savonarola, priore del convento di San Marco, cercava di imporre una severa moralità alla città di Firenze, attaccando la corruzione dei costumi e le gerarchie ecclesiastiche, finendo per essere scomunicato da papa Borgia nel maggio 1497.

Bartolomeo fu uno degli artisti più influenzati dalla predicazione del frate ferrarese. Ancora Vasari scrisse:

« Continovando Baccio la udienza delle prediche sue, per la devozione che in esso aveva, prese strettissima pratica con lui [con Savonarola] e dimorava quasi continuamente in convento avendo anco con gli altri frati fatto amicizia »

Per via degli strali savonaroliani contro l'amoralità della città, contro le "pitture lascive" e il rinato paganesimo dei neoplatonici, Bartolomeo arrivò a distruggere le sue stesse opere, probabilmente disegni, in cui comparivano "figure dipinte di uomini e donne ignude".

È forse del 1498 il Ritratto di Girolamo Savonarola, al Museo nazionale di San Marco.

Bartolomeo tra i frequentatori del convento di San Marco quando, l'8 aprile 1498, venne assalito dagli avversari del Savonarola. In quell'occasione, sempre secondo quanto testimonia Vasari, l'artista spaventato fece voto di prendere l'abito domenicano se "campava da quella furia".

Dopo la cattura e la prigionia, Savonarola venne bruciato come eretico il 23 maggio 1498 in piazza della Signoria.

Il Giudizio Universale[modifica | modifica sorgente]

Il 22 aprile 1499 Gerozzo di Monna Vanna Dini gli aveva nel frattempo commissionato, per una cappella del cimitero dell’Ospedale di Santa Maria Nuova, un affresco del Giudizio Universale,

« il quale condusse con tanta diligenza e bella maniera in quella parte che finì che, acquistandone grandissima fama, oltra quella che aveva, molto fu celebrato per aver egli con bonissima considerazione espresso la gloria del Paradiso e Cristo con i dodici Apostoli giudicare le dodici tribù, le quali con bellissimi panni sono morbidamente colorite. Oltra che si vede nel disegno, che restò a finirsi, queste figure che sono ivi tirate all'Inferno, la disperazione, il dolore e la vergogna della morte eterna, così come si conosce la contentezza e la letizia, che sono in quelle che si salvano, ancora che questa opera rimanesse imperfetta, avendo egli più voglia d'attendere alla religione che alla pittura »

Del grande Giudizio Universale, completato da Mariotto Albertinelli e Giuliano Bugiardini, si può attribuire a Bartolomeo la parte superiore col Cristo, gli Apostoli e gli angeli che suonano le trombe del Giudizio; la composizione costituì poi un modello per la Disputa del Sacramento di Raffaello. L'opera non fu terminata da Baccio poiché il 26 luglio 1500 si fece frate a Prato, nel convento di San Domenico, lasciando ogni suo bene al fratello Piero; nel dicembre del 1501 tornò poi al convento fiorentino di San Marco.

Ritorno alla pittura[modifica | modifica sorgente]

Sollecitato dal suo stesso priore che e' facesse qualche cosa di pittura, et era già passato il termine di quattro anni che egli non aveva voluto lavorar nulla, nel 1504 Fra Bartolomeo ritornò al lavoro, aprendo un piccolo atelier nello stesso convento di San Marco. Essendo frate tutti i suoi guadagni andavano nelle casse del proprio convento, fatti salvi i costi per i colori e gli altri strumenti.

Il 18 maggio 1504 si impegnò con Bernardo Bianco a dipingere una pala con l'Apparizione della Vergine a san Bernardo oggi agli Uffizi, per la sua cappella di famiglia nella Badia Fiorentina. Scrisse ancora Vasari a proposito:

« Un non so che di celeste che resplende in quella opera, a chi la considera attentamente, dove molta diligenza et amor pose »

La tavola fu finita nel 1507, dopo che il committente ebbe saldato i pagamenti arretrati.

L'amicizia con Raffaello[modifica | modifica sorgente]

Nel 1504 il giovane Raffaello Sanzio si stabilì a Firenze, desideroso di studiare le novità di Leonardo e Michelangelo di cui gli era giunta eco. Qui strinse amicizia con alcuni artisti locali, tra cui lo stesso Fra Bartolomeo. Vasari stesso ricorda lo stretto legame tra i due:

« [Raffaello] insegnò i termini buoni della prospettiva a fra' Bartolomeo; perché, essendo Raffaello volonteroso di colorire nella maniera del frate e piacendogli il maneggiare i colori e lo unir suo, con lui di continuo si stava »

Le influenze reciproche tra i due pittori sono uno degli argomenti più complessi degli studi sul soggiorno fiorentino di Raffaello. Sicuramente gli scambi furono reciproci: Raffaello apprese da Bartolomeo una rinnovata e posata monumentalità, visibile in opere come la Trinità e santi che ripescava lo schema del Giudizio Universale di Fra Bartolomeo; il frate a sua volta restò influenzato dalla misura classica di Raffaello e dal suo colorire ardente ed elegante, dall'equiulibrio della composizione, esaltando la rappresentazione della luce e i suoi effetti sulle forme e il movimento.

La misura di questi scambi e le ipotesi se prevalsero da una direzione verso l'altra o viceversa è ancora argomento di studio e ricerca.

Venezia[modifica | modifica sorgente]

All’inizio del 1508 Fra Bartolomeo si recò a Venezia, ufficialmente per accordarsi sulla pittura di un Dio Padre in gloria tra le sante Maria Maddalena e Caterina da Siena per i domenicani di San Pietro Martire a Murano. L'occasione fu anche una preziosa opportunità per aggiornare il proprio stile sulle novità veneziane di Giovanni Bellini e Giorgione, nonché venire in contatto con lo straordinario emporio dei colori veneziano, che lasciò segni indelebili nella sua tavolozza.

Problemi con i pagamenti fecero sì che l'artista se ne partisse da Venezia portandosi dietro la tavola, che finì a Lucca. Sempre a Lucca, nell'ottobre 1509, con Mariotto Albertinelli dipinse per l'Opera del Duomo la pala della Madonna col Bambino tra i santi Stefano e Giovanni Battista.

Grandi pale d'altare[modifica | modifica sorgente]

Il 26 novembre 1510 ottenne l’importante commissione pubblica della pala per la Sala del Consiglio di Firenze, ora nel Museo di San Marco:

« gli fu da Piero Soderini allogata la tavola della sala del consiglio, che di chiaro oscuro da lui disegnata ridusse in maniera ch'era per farsi onore grandissimo nella quale sono tutti è protettori della città di Fiorenza, e que' Santi che nel giorno loro la città ha avute le sue vittorie; dov'è il ritratto d'esso fra' Bartolomeo fattosi in uno specchio »

In quest'opera, mai terminata, sono evidenti le influenze raffaellesche, derivate dalla Madonna del Baldacchino.

Nel 1512 portò a termine con l’Albertinelli la Pala Ferry Carondelet per la Cattedrale di Besançon; nello stesso anno il governo fiorentino donò a Jacques Hurault, vescovo di Autun e ambasciatore del re di Francia, il Matrimonio mistico di santa Caterina da Siena, ora al Louvre, composta l’anno prima e firmata “Orate Pro Pictore MDXI Bartholom Floren”.

In cambio di questa, ne fece un'altra analoga in San Marco,

« nella quale sono alcuni fanciulli in aria che volano tenendo un padiglione aperto, [...] sono molte figure in essa intorno a una Nostra Donna tutte lodatissime e con una grazia et affetto e pronta fierezza vivaci. [...] Fecevi innanzi, per le figure principali, un San Giorgio armato, che ha uno stendardo, in mano, figura fiera, pronta, vivace e con bella attitudine. Èvvi un San Bartolomeo ritto, che merita lode grandissima insieme con due fanciulli che suonano uno il liuto e l'altro la lira »

Roma[modifica | modifica sorgente]

Interrotta il 5 gennaio 1513 la collaborazione con l’Albertinelli, Bartolomeo andò a Roma a dipingere i Santi Pietro e Paolo, ora nella Pinacoteca Vaticana, su incarico di fra Mariano Fetti, ma poiché

« non gli riuscì molto il far bene in quella aria, come aveva fatto nella fiorentina, atteso che fra le antiche e moderne opere che vide, et in tanta copia, stordì di maniera che grandemente scemò la virtù e la eccellenza che gli pareva avere, deliberò di partirsi: e lasciò a Raffaello da Urbino che finisse uno de' quadri il quale non era finito; che fu il San Piero il quale, tutto ritocco di mano del mirabile Raffaello, fu dato a fra' Mariano »

In realtà si tratta di opere dove la monumentalità mistica dei personaggi è forte più che mai, entro una resa sensibile della natura e del paesaggio.

A detta del Vasari il confronto con le opere di Michelangelo e Raffaello in Vaticano lo lasciò turbato: nelle opere successive al suo rientro a Firenze il suo stile si ripiegò su sé stesso, diminuendo il vigore e l'entusiasmo innovativo.

Ultime opere[modifica | modifica sorgente]

Madonna col Bambino (1514-1516)

Di ritorno da Roma, nel 1514 dipinse il San Marco evangelista di Palazzo Pitti e gli affreschi di due Madonne, mentre il 4 ottobre 1515 finì l’affresco di una Annunciazione al Pian del Mugnone. Per la chiesa di San Romano di Lucca produsse la Madonna della Misericordia, oggi nel Museo nazionale Guinigi,

« posta su un dado di pietra et alcuni Angeli che tengono il manto, e figurò con essa un popolo su certe scalee, chi ritto, chi a sedere, chi in ginocchioni, i quali riguardano un Cristo in alto, che manda saette e folgori a dosso a' popoli. Certamente mostrò fra' Bartolomeo in questa opera possedere molto il diminuire l'ombre della pittura e gli scuri di quella con grandissimo rilievo operando, dove le difficultà dell'arte mostrò con rara et eccellente maestria e colorito, disegno et invenzione; opra tanto perfetta quanto facesse mai »

Il 23 maggio 1516, a Ferrara, curiosamente accettò da Alfonso I d'Este una commissione profana, l’unica di cui si abbia notizia, una Festa di Venere, che non dipinse ma della quale resta il disegno; in compenso, in una lettera del 14 giugno 1517, promise al duca tre quadri di soggetto religioso.

Nel 1517 terminò l'affresco del Noli me tangere per il convento di Pian del Mugnone, l'ultima sua opera.

Secondo Vasari il frate morì per colpa della sua golosità di frutta, dopo un'indigestione di fichi. Dopo una febbre durata quattro giorni, morì a quarantotto anni, venendo sepolto dai frati in San Marco.

La sua eredità stilistica si andò perdendo a Firenze, dove invece si affermavano le stravaganze manieriste, ma venne ripresa a lungo nell'ambito della pittura religiosa provinciale, con seguaci come Fra Paolino e suor Plautilla Nelli, diventando una delle componenti fondamentali della pittura controriformata.

Valutazione critica[modifica | modifica sorgente]

Madonna della Misericordia (1515)

Le sue prime opere riflettono lo stile dell'assistente di Cosimo Rosselli, Piero di Cosimo, dal quale egli prese la delicatezza della linea e l’interesse per la pittura fiamminga, di Ghirlandaio e Filippino Lippi. Successivamente si avvicinò a Raffaello, infondendo una nuova monumentalità alle sue opere

A Venezia dovette rimanere impressionato soprattutto dalle opere di Giovanni Bellini, che gli trasmise una nuova resa atmosferica della luce e del colore.

Anche le sue Sacre Conversazioni, prodotte dal 1509 al 1513, traggono ispirazione dalle pale belliniane delle chiese veneziane di San Giobbe e di San Zaccaria, dove la Madonna in trono, entro un'abside e incoronata da un baldacchino, è circondata da santi. Successivamente, durante la sua permanenza a Roma, Bartolomeo ebbe l’opportunità di conoscere le opere romane di Raffaello e Michelangelo che lo influenzeranno per tutto il resto della vita.

Il programma di fra Bartolomeo è di ribadire la finalità religiosa della pittura, aggiornandone il contenuto con le forme espresse dai migliori artisti del suo tempo: lo sfumato di Leonardo, il plasticismo di Michelangelo, il caldo colorismo di Bellini, di Giorgione e del giovane Tiziano e l’equilibrio compositivo di Raffaello; in questo modo il messaggio devozionale non potrà che essere meglio compreso e perciò accolto più favorevolmente.

Nella Visione di san Bernardo le cose mantengono la solidità del reale, normalizzando il miracolo a fatto quotidiano, enfatizzato soltanto dall’imponenza delle forme michelangiolesche.

Anche nella Madonna della Misericordia vi è una “reale” apparizione al centro della tela di Cristo, degli angeli e della Madonna, persona fra persone, nell’enfasi del gesto mediatore fra la misericordia divina e la folla inginocchiata; il gruppo del Bambino con la Madonna e Sant’Anna, in primo piano, raccorda la realtà della presenza del Cristo in terra con la sua sussistenza in cielo, mostrando l’attualità della sua presenza, ma si risolve in una citazione della famosa tavola di Leonardo.

In queste due tele Bartolomeo mostra bene che cosa egli intenda per rappresentazione religiosa: “il quadro davanti a cui il popolo prega non è l’oggetto ma lo strumento del culto, come il suono dell’organo, che induce in tutti il medesimo stato di commozione, la stessa disposizione alla preghiera”.

Benché la sua pittura rimandi alle grandi correnti pittoriche del suo tempo ma solo “sul piano del compromesso e non del confronto dialettico, la funzione storica di fra Bartolomeo è importante. Nella sua oratoria sacra v’è qualcosa dell’ardore e della fierezza del Savonarola e vi si mescola, anche per l’audace richiamo a Leonardo e a Michelangelo” (Giulio Carlo Argan).

Opere[modifica | modifica sorgente]

Pala Corondolet (1512), Besançon, Cattedrale
Giobbe (1516 circa)
Cristo tra i quattro evangelisti (1516)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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