Basilica di San Marco (Firenze)

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Coordinate: 43°46′41.94″N 11°15′32.62″E / 43.778317°N 11.259061°E43.778317; 11.259061

Basilica di San Marco
Facciata
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Toscana
Località Firenze
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Marco Evangelista
Diocesi Arcidiocesi di Firenze
Stile architettonico barocco
Inizio costruzione XII secolo
Completamento XVIII secolo

La basilica di San Marco a Firenze è una delle chiese del centro storico cittadino, che domina un'affollata piazza e che fa da punto di riferimento per l'area urbana circostante. La chiesa faceva parte originariamente del grande complesso del convento di San Marco, in cui vissero ed operarono molti fra i più importanti rappresentanti della spiritualità e della cultura quattrocentesca: Cosimo il Vecchio, sant'Antonino, il Beato Angelico, Ambrogio Catarino Politi, Fra Bartolomeo, Tommaso Caccini (noto per aver inquisito Galileo Galilei) e, soprattutto, fra Girolamo Savonarola, che predicò contro la decadenza dei costumi, finendo poi impiccato ed arso in piazza della Signoria nel 1498. Dal 1934 vi dimorò anche il sindaco di Firenze Giorgio La Pira, il cui corpo riposa ancora nel complesso monastico.

Dal 1869 l'ex-convento ospita il Museo Nazionale di San Marco, di cui però non fanno parte né la chiesa né l'attiguo chiostro di San Domenico.

Storia del complesso[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Museo Nazionale di San Marco#Storia.

Anticamente esisteva un Oratorio dedicato a San Giorgio poi annesso al convento. L'attuale convento sorse nel luogo dove fin dal XII secolo si trovava un monastero vallombrosano, passato poi ai Silvestrini che provenivano dalla chiesetta del contado di San Marco Vecchio, da cui la dedica all'evangelista. All'epoca questa zona si chiamava Cafaggio, per cui nei primi documenti la chiesa è citata come San Marco al Cafaggio.

Nel 1418 questi ultimi furono costretti ad abbandonarlo dal papa "Domenicano" Eugenio IV il convento fu affidato nel 1435 ai Domenicani osservanti. Nel 1437 Cosimo il Vecchio, su suggerimento di Antonino Pierozzi, allora vicario generale di quest'ordine, decise di avviare la ristrutturazione di tutto il complesso. La chiesa era infatti nell'area di maggior influenza della famiglia Medici che risiedeva nelle vicinanze (nell'odierno Palazzo Medici Riccardi). I lavori furono affidati a Michelozzo, mentre della decorazione parietale si occupò, fra il 1439 e il 1444, il Beato Angelico insieme ai suoi collaboratori, fra i quali Benozzo Gozzoli. La chiesa venne consacrata la notte dell'epifania del 1443 dal cardinale e arcivescovo di Capua Niccolò d'Acciapaccio, alla presenza di papa Eugenio IV.

Confiscato definitivamente nel 1866 fu in parte trasformato in museo nel 1869. La chiesa e una parte del monastero (attorno al chiostro di San Domenico) hanno ospitato fino al 2014 una comunità di frati domenicani.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Veduta di San Marco nel panorama cittadino

La facciata[modifica | modifica wikitesto]

La facciata di San Marco è in stile neoclassico e risale al 1777-78. Fu realizzata da fra' Giovan Battista Paladini, come ricorda un'iscrizione sulla finestra. Divisa su tre ordini è scandita da paraste in tre fasce orizzontali con un unico portale sormontato da una finestra. Nelle fasce laterali è decorata da due nicchie con statue (in basso) e da nastri e festoni (in alto); il registro superiore presenta un bassorilievo decorativo e un timpano sormontato dalla croce in ferro.

Il campanile[modifica | modifica wikitesto]

La torre campanaria fu realizzata nel 1512 su disegno di Baccio d'Agnolo.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Internamente è ad unica navata e presenta numerose cappelle laterali, disegnate nell'ultimo quarto del Cinquecento dal Giambologna (dal 1579) e ornate soprattutto da tavole cinque-seicentesche. Anticamente era coperta da affreschi trecenteschi, dei quali restano tracce ritrovate qua e là sotto gli intonaci. Questi resti suggeriscono un lungo arco di interventi pittorici, collocabili tra il 1380 e il 1420 circa. A Michelozzo competerono la riedificazione della sagrestia e dell'abside.

Dal 1679 vennero realizzate la tribuna ed il soffitto intagliato su progetto di Pier Francesco Silvani. La tela al centro del soffitto con l'Assunzione della Vergine e di Giovanni Antonio Pucci (1725).

Controfacciata[modifica | modifica wikitesto]

Altare Nettoli Becchi, Jacopo di Cione (stile di), Annunciazione (1371 circa)

La controfacciata presenta i migliori resti di pitture trecentesche, tra i quali un grande Crocifisso, della scuola dell'Orcagna (1365 circa) e un'Annunciazione (documentata al 1375), vicina allo stile di Jacopo di Cione e modellata a partire dalla famosa Annunziata miracolosa della basilica della Santissima Annunziata.

A sinistra è appesa inoltre una tela di Giovan Battista Paggi con la Trasfigurazione (1596), che sostituì la Pala di San Marco di Botticelli oggi agli Uffizi (1488-1490).

Altari di destra[modifica | modifica wikitesto]

Il primo altare di destra è decorato dalla pala di Santi di Tito raffigurante San Tommaso in preghiera davanti al crocifisso, del 1593.

Nel secondo altare una Madonna e santi di Fra' Bartolomeo (1509 circa), mentre il terzo presenta un grande mosaico della Vergine, che proviene dall'antica basilica di San Pietro in Vaticano: arrivò a Firenze verso il 1596, quando venne realizzato l'altare. Gli angeli e i santi Domenico e Raimondo in adorazione attorno alla Vergine furono aggiunti a Firenze e sono dipinti a imitazione del mosaico, da qualcuno vicino allo stile di Fabrizio Boschi.

Il quarto altare presenta la tela di Matteo Rosselli con la Madonna del rosario e angeli che portano in cielo San Domenico (1640), mentre la statua di San Zanobi sull'arco che incornicia l'altare è del Giambologna.

Gli altari di sinistra[modifica | modifica wikitesto]

Il primo altare, quello più vicino alla controfacciata, è decorato dal Miracolo di San Vincenzo Ferrer, del Passignano (1593), mentre il secondo dal Matrimonio mistico di Santa Caterina, copia da Fra Bartolomeo di Antonio Domenico Gabbiani (1690).

Il terzo altare è ornato dalla tela di Eraclio che porta la croce del Cigoli (1594), ed ai lati sono collocati i due monumenti agli umanisti qui sepolti: Pico della Mirandola e Poliziano.

Abside e cupola[modifica | modifica wikitesto]

Altare maggiore

Si può accedere all'abside dalla sagrestia, chiedendo il permesso. Creata da Michelozzo, vi si trovano due mostre di portali in pietra.

La cupola venne innalzata su progetto di Angelo Ferri entro il 1712 ed è decorata da affreschi di Alessandro Gherardini (1717).

Presbiterio e altare maggiore[modifica | modifica wikitesto]

Gli affreschi sulle pareti del presbiterio sono di Ignace Parrocel, mentre la tela sotto l'organo è di Pier Dandini e rappresenta l'Ultima cena (1686).

Sull'altare maggiore si trova il prezioso Crocifisso del Beato Angelico (1425-1428).

La Cappella Serragli o del Sacramento[modifica | modifica wikitesto]

La Cappella Serragli o del Sacramento si trova a sinistra del presbiterio e vi si accede da un portale barocco. Venne iniziata verso l'ultimo decennio del Cinquecento e dedicata all'esaltazione del mistero dell'eucarestia.

La volta affrescata è distinta in tre zone. Nella prima vi sono raffigurate le personificazioni come figure femminili dei Doni dello Spirito Santo, opera di Santi di Tito (1594 circa), disposte attorno ad una colomba in stucco; nella seconda zona vi si trovano un Cristo in gloria e la Speranza di Bernardino Poccetti (1603 circa); nella terza i Frutti della dolcezza della Comunione, quattro figure femminili attorno a un alveare dorato in stucco, opera sempre del Poccetti.

Sulle pareti egli affrescò anche la serie di santi e sante legati al Sacramento.

La pala d'altare presenta la Comunione degli Apostoli, iniziata da Santi di Tito e finita da suo figlio Tiberio. Completano la decorazione della cappella quattro tele alle pareti:

  • La storia della manna, opera del Passignano (firmata e datata 1625);
  • Cena in Emmaus di Francesco Curradi
  • Miracolo dei pani e dei pesci di Francesco Curradi
  • Sacrificio di Isacco dell'Empoli

La Cappella Salviati[modifica | modifica wikitesto]

Passignano, Traslazione del corpo di sant'Antonino, vestibolo della cappella Salviati

A sinistra nella navata si accede alla Cappella Salviati o di Sant'Antonino, dove sono conservate le spoglie del santo e arcivescovo fiorentino. La cappella fu progettata alla fine del XVI secolo come ambiente a parte, dotato di un accesso privato dall'esterno e diversa dalla chiesa sia in pianta che in alzato.

Venne iniziata dalla cripta, dove sono sepolti i membri della famiglia Salviati, presumibilmente nel 1580, come riporta un cartiglio sulla parete.

La cappella superiore, con le spoglie del santo sotto l'altare, fu progettata dal Giambologna e decorata in larga parte da Alessandro Allori. A quest'ultimo si deve la decorazione a grisaille (completata nel 1588) e la pala d'altare con la Discesa al Limbo 8commissionata prima del 1584). Le tavole laterali sono coeve e rappresentano Gesù che guarisce il lebbroso (a sinistra, del Poppi) e la Vocazione di San Matteo (a destra, di Giovan Battista Naldini).

I bassorilievi in bronzo sono del Giambologna e collaboratori, e raffigurano Episodi della vita di Sant'Antonino (1581-1587).

Nel vestibolo della cappella due grandi affreschi del Passignano decorano le pareti: la Traslazione e la Ricognizione del corpo di Sant'Antonino.

La sagrestia[modifica | modifica wikitesto]

Nella sagrestia, con arredi sacri dal Quattrocento al Seicento, si trova il primo sepolcro di Sant'Antonino Pierozzi, arcivescovo di Firenze dal 1446, con la figura del santo in bronzo. Il sarcofago in marmo nero è decorato dalla statua bronzea del santo, opera del Giambologna con l'ausilio per la fusione di Domenico Portigiani.

Il prezioso parato di Sant'Antonino, qui collocato, fu realizzato su disegno di Alessandro Allori.

Opere già in San Marco[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Guida d'Italia, Firenze e Provincia ("Guida Rossa"), Edizioni Touring Club Italiano, Milano 2007.
  • Le grandi città d'Europa. Firenze, Touring Club Italiano, Milano 2002.
  • Franco Cesati, Le chiese di Firenze, Newton Compton Editori, Roma 2002.

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