Basilica della Santissima Annunziata

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Basilica della Santissima Annunziata (disambigua).

Coordinate: 43°46′38.36″N 11°15′42.56″E / 43.777322°N 11.261822°E43.777322; 11.261822

Basilica della Santissima Annunziata
Esterno
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Toscana
Località Firenze
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Arcidiocesi di Firenze
Stile architettonico rinascimentale, barocco
Inizio costruzione 1250
Completamento 1857

La basilica della Santissima Annunziata è il principale santuario mariano di Firenze, casa madre dell'ordine servita. La chiesa, è collocata nell'omonima piazza nella parte nord-est del centro cittadino, vicino allo Spedale degli Innocenti.

Indice

Storia della chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Esisteva in questa zona, tradizionalmente dal 1081, un oratorio fondato ai tempi di Matilde di Canossa come ex-voto per la fine dell'assedio di Enrico IV e dedicato alla Madonna. Nel 1233 era pressoché abbandonato, e fu chiesto al vescovo Ardengo Trotti da sette giovani fiorentini che avevano avuto una doppia visione della Vergine piangente per le continue discordie cittadine, il 15 agosto e l'8 settembre di quell'anno. Con la dedica a Maria Addolorata, fondarono una compagnia, ritirandosi in penitenza e in preghiera su un monte ai limiti del Mugello detto "Asinario", oggi contratto in Montesenario, a 18 km a nord della città. La strada per tale romitorio passava proprio fuori dalla Porta di Balla che affacciava sull'attuale via de' Servi, e l'oratorio sul sito della futura basilica era particolarmente conveniente nei loro spostamenti.

Nel 1250 la compagnia, che intanto era stata rititolata popolarmente come dei Servi di Maria, pose la prima pietra per la costruzione di una più grande basilica. Questa prima chiesa, e il convento annesso, furono detti di Santa Maria dei Servi di Cafaggio, dai nomi dell'Ordine religioso e del luogo dove venne edificata, situato fuori delle mura di Firenze e della Porta di Balla. La prima notizia sicura sulla sua costruzione è un atto notarile del 17 marzo 1250 con il quale il vescovo di Siena Bonfiglio - la sede di Firenze era allora vacante - concesse ai frati di edificare una chiesa presso le mura, consegnando anche la prima pietra. La prima pietra fu evidentemente posta il 25 marzo 1250, festività dell'Annunciazione che in quell'anno cadeva il Venerdì Santo. L'anno dopo la chiesa era terminata almeno nelle strutture principali.

L'affresco miracoloso

Nel 1252, secondo una leggenda, i Servi di Maria vollero far dipingere l'affresco della loro Vergine Gloriosa, l'Annunciazione, da un pittore chiamato Bartolomeo, che mise tutta la sua perizia per rappresentare degnamente la scena. Ma nonostante diversi tentativi, fu preso da sfiducia perché non riusciva a dipingere il volto della Vergine. Cadde così in una strana sonnolenza e al risveglio, per miracolo, il volto apparve già dipinto, completato da un angelo. L'affresco che nei tempi successivi darà il nome alla chiesa, tuttora conservato nella cappella dell'Annunziata, divenne presto oggetto di grande venerazione e di profonda devozione da parte dei fiorentini. Infatti nel 1255 il Comune di Firenze fece tracciare una strada, l'odierna via dei Servi, che dalla Porta di Balla conduceva a Santa Maria dei Servi, mentre i frati comperavano il terreno per creare la piazza (1299, grazie alla donazione da parte del Comune di 400 fiorini d'oro). Nel secolo successivo la chiesa e il convento vennero inclusi nella cinta muraria trecentesca.

Intorno al 1280 la chiesa doveva avere una pianta rettangolare, facciata a capanna volta a meridione e una piccola abside circolare. Verso la fine del secolo fu rifatto il pavimento e gli stalli del coro vennero intagliati dal maestro Guglielmo di Calabria. Altri maestri che lavorarono a Santa Maria dei Servi in questo periodo furono Datuccio dal Palagio, Daldo e il pittore Calandrino, che decorò l'occhio della chiesa. Nella prima metà del Trecento sono costruite varie cappelle e altari: S. Anna, San Biagio, San Martino della famiglia Guadagni, Sant'Iacopo, San Michele Arcangelo, Santa Maria del Purgatorio, Sant'Ansano e la SS. Annunziata. A metà del Trecento i maestri Neri di Fioravante e Giovanni di Fioravante ampliano la chiesa, creando una crociera e le cappelle di San Donnino dei Falconieri. Nel 1384 fra Andrea da Faenza, padre Generale dei Servi di Maria, affidò la direzione di altri lavori importanti all'architetto Antonio Pucci.

Il 18 ottobre 1444 fu posta la prima pietra della tribuna. Progettista e direttore dei lavori fu Michelozzo di Bartolommeo che costruì o restaurò anche la sagrestia, la cappella Villani, la cappella della Madonna, il chiostro dei Voti, l'oratorio di San Sebastiano e la parte sinistra della navata. I lavori durarono fino al 1453 e ripresero nel 1460 sotto la direzione di Antonio Manetti (sua è la parte centrale del porticato). A seguito di problemi finanziari, i frati offrirono il patronato della fabbrica a Ludovico III Gonzaga, marchese di Mantova e finalmente, nel 1477, dopo lievi modifiche al progetto precedente di Leon Battista Alberti, la tribuna fu inaugurata.

Nel 1481 furono terminati i lavori alla navata centrale. La chiesa si presentò così coperta con un tetto a capriate, con pilastri, archi e cornicioni in pietra serena.

Nel Cinquecento i lavori alla chiesa subirono un rallentamento. Tuttavia furono dipinti gli affreschi del chiostro dei voti, in fretta e furia prima dell'arrivo solenne di Leone X in città nel 1513; in quell'occasione fu collocato anche lo stemma mediceo sulla piazza e gli affreschi dei un giovanissimo Pontormo, oggi sostituiti da copie. Il 17 gennaio 1516, il cardinale Antonio del Monte, legato di Leone X, consacrò solennemente la chiesa.

Negli ultimi decenni del XVI secolo fu aggiunto il portico esterno su finanziamento della famiglia Pucci (dei quali è presente lo stemma con la "testa di moro" marmorea sia nel pavimento sia ai lati del portico sui pilasti angolari) nel 1601 dall'architetto Giovanni Battista Caccini, per raccordare la facciata alla decorazione della piazza. Rispetto alle analoghe arcate dello Spedale degli Innocenti e del Loggiato dei Serviti, le colonne furono impostate più alte, perché per accedere alla chiesa non esisteva la scalinata come negli altri edifici: in tal modo si poté mantenere l'altezza degli archi dei tre loggiati tutti allo stesso livello.

Nel 1664 Mattia de' Medici figlio di Cosimo II dette il suo aiuto a costruire il soffitto della chiesa. Fu disegnato da Baldassarre Franceschini detto il Volterrano che vi dipinse la Madonna Assunta. Il coro fu rivestito all'esterno di marmi e pietra serena e nel 1680 il Volterrano cominciò ad affrescare la cupola, terminandola tre anni dopo.

Nel 1687 i frati decisero di rivestire la parte inferiore della chiesa con marmi, stucchi e dipinti. Tra il 1783 e il 1795 fu ripavimentata e le molte e ricche lapidi tombali che erano nel pavimento andarono disperse.

Nel 1857 fu effettuato un ultimo grandioso restauro ad opera dell'architetto Giuseppe Poggi. La chiesa fu riaperta al pubblico il 20 agosto dello stesso anno alla presenza di papa Pio IX che celebrò all'altare della Madonna.

Per donare l'olio da ardere che doveva servire tutto l'anno per le lampade della cappella dell'Annunciazione miracolosa, si effettuava una peculiare cerimonia, alla mattina della domenica in Albis da parte di una compagnia laico-religiosa, con il parroco della parrocchia d'appartenenza che si muoveva dalla propria sede per raggiungere in processione l'altare della Santissima Annunziata. La pittoresca cerimonia vedeva alla testa del corteo un somarello che portava a bastina, cioè sulla groppa, coperta da una bella gualdrappa, due mezzi barili d'olio ed un bambino di tre o quattro anni vestito da angioletto. La gente era attratta dalla semplice ma particolare cerimonia, definita "dell'Angiolino".

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Sopra l'arco centrale del portico esterno sono rimaste tracce di affreschi, eseguiti fra il 1513 e il 1514 dal Pontormo, mentre il portale centrale è sormontato da un'Annunciazione a mosaico di Davide Ghirlandaio (1509).

L'atrio anteriore[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiostrino dei Voti.

Dal portico si accede ad un piccolo atrio antistante la chiesa, detto "chiostro dei Voti", perché vi furono esposti nel corso dei secoli quadretti votivi e statue di legno o gesso decorate, tolti dalla sede e distrutti definitivamente nel 1785 sembra per suggerimento del granduca giansenista Pietro Leopoldo di Lorena.

A forma di quadrilatero, il chiostrino fu iniziato nel 1447 su disegno di Michelozzo ed è abbellito da svelte colonne di ordine corinzio che reggono gli archi.

Notissimi sono gli affreschi che ne decorano le pareti, eseguiti per narrare la vita della Madonna e la storia di Filippo Benizzi, fucina della "maniera" a Firenze in cui lavorarono Andrea del Sarto, Pontormo, Rosso Fiorentino.

L'interno[modifica | modifica wikitesto]

Il sontuoso interno ricorda più le basiliche romane che le sobrie chiese fiorentine

La chiesa presenta una bella decorazione barocca ben visibile nel soffitto del Volterrano e nella profusione di marmi, stucchi e dorature. I grandi quadri in alto, tra i finestroni, narrano i più famosi Miracoli della Madonna e furono dipinti quasi tutti da Cosimo Ulivelli (1671). Il primo a destra invece è di Giovanni Fiammingo, e l'ultimo a sinistra, di Ferdinando Folchi. I cori d'angeli sopra i due organi sono di Alessandro Nani a destra, e di Alessandro Rosi a sinistra.

Le pitture dei medaglioni (1693-1702) sono di Tommaso Redi, di Pietro Dandini, di Alessandro Gherardini, e gli stucchi di Vittorio Barbieri, Carlo Marcellini e Giovanni Battista Comasco. Da notare sopra il secondo medaglione a destra una finestra con grata dorata: la finestra dei Principi, dalla quale la famiglia del Granduca, venendo dal Palazzo della Crocetta (oggi Museo Archeologico), poteva assistere in privato alle funzioni liturgiche che si svolgevano nella Cappella della Madonna.

Controfacciata[modifica | modifica wikitesto]

Cappella della Santissima Annunziata[modifica | modifica wikitesto]

La Cappella della Santissima Annunziata

Si hanno notizie di un altare nella chiesa con l'immagine di Maria Santissima Annunziata fin dal 1341: i documenti non fanno che parlare di offerte, di lampade, di ex voto. Quivi - disse Michelangelo Buonarroti - non è arte di pennelli, onde sia stato fatto il volto della Vergine, ma cosa divina veramente.

Tanta devozione provocò nel corso dei secoli vari interventi di ammodernamento e restauro nella cappella, come dimostrano le diverse consacrazioni dell'altare, il 13 gennaio 1443 da parte di Eugenio IV; il 1º gennaio 1452 dal cardinale Guillaume d'Estouteville; il 14 ottobre 1628 dal cardinale Alessandro Ludovisi, arcivescovo di Bologna (poi Papa Gregorio XV).

Nel 1447 i frati Servi di Maria, con l'aiuto di Piero di Cosimo dei Medici, decisero di innalzare l'attuale tempietto che fu terminato nel 1448 su disegno di Michelozzo ed esecuzione di Pagno di Lapo Portigiani. L'edicola è composta di quattro colonne corinzie di marmo di Carrara, alte m. 5,25, che reggono la trabeazione intagliata, mentre nel fregio sono scolpiti festoni, nastri e simbolici medaglioni. Il soffitto della cappella, in marmo, con dorature e smalti proviene probabilmente dalla bottega di Luca della Robbia. Chiude l'edicola un reticolato di bronzo, opera di Maso di Bartolomeo (1447) e sopra il tempietto si innalza una specie di cuspide barocca, intagliata in legno da Luca Boncinelli su disegno del Volterrano (1674).

L'altare, fatto costruire in marmo da Piero de' Medici (oggi al Museo Bardini) aveva la forma di urna romana, sulla quale poggiava la mensa sorretta da quattro balaustre. Nel 1600 il Granduca Ferdinando I de' Medici lo sostituì con quello attuale in argento e pietre dure, sbalzato da Egidio Leggi.

Quasi tutta la decorazione della cappella e che incornicia l'affresco, ha subito nei secoli restauri e rifacimenti. La parte più antica consiste nel fregio con simboli riguardanti i privilegi della Madonna e la cortina che simula un tendaggio di stoffa finissima, ideata da Giulio Parigi ed eseguita da Cosimo Merlini (1629). I due angeli che in alto sorreggono la corona sono dello scultore Stefano Ricci e di Vincenzo Scheggi (1816); i due bracci alle colonne furono donati dal granduca Leopoldo II di Lorena nel 1839; i grandi candelieri ai lati dell'altare (disegno di Luigi Sabatelli) sono del 1820. La cateratta che serve a chiudere l'affresco fu donata da Leopoldo II e dalla consorte. Molte lampade sono appese dentro e intorno alla cappella. La prima a sinistra dell'Immagine fu posta dai fiorentini in ringraziamento per lo scampato pericolo del terremoto del 1895; la seconda (che pende dall'architrave a sinistra), è dello scultore De Angelis, e rappresenta il mistero dell'Annunciazione, offerta nel 1952 a chiusura delle feste centenarie dell'incoronazione dell'immagine da parte del Capitolo Vaticano (8 settembre 1852).

Il coretto[modifica | modifica wikitesto]

Piero de' Medici e i suoi successori non intesero mai di avere diritti di patronato sulla cappella della Santissima Annunziata. Infatti per sé e per la famiglia Medici, Piero di Cosimo fece adattare ad oratorio o coretto l'ambiente a destra dell'edicola. L'inizio dei lavori è del 1453, ma ebbero termine solo nel 1463. L'intaglio dei marmi dell'arco che unisce la cappella con il coretto, e le finestre e tutto il progetto dell'ambiente sono dovuti a Giovanni di Bettino. Alla decorazione della volta e delle pareti partecipò Alesso Baldovinetti.

Il grande Armadio degli Argenti, incassato nella parete principale, veniva chiuso a cateratta, da una tavola dipinta con storie della Vita di Cristo, ad opera del Beato Angelico (1453), del Baldovinetti, e della scuola dell'Angelico (le diverse parti di questa tavola sono ora al Museo Nazionale di San Marco). Piero dei Medici fece anche costruire adiacente al coretto un piccolo organo la cui mostra è visibile dalla chiesa. Lo strumento che era opera di Matteo di Paolo da Prato non esiste più; al suo posto è ora un organo costruito da Michelangelo Paoli nel 1842. Tutto il coretto è rivestito fino all'altezza delle finestre da marmi e intarsi in pietre dure, formanti cinque pannelli che esaltano nei simboli della rosa, del giglio, della luna, del sole, della stella la Madre di Dio. Il disegno di quest'opera è di Giovan Battista Balatri, e l'esecuzione è dell'Opificio fiorentino delle pietre dure (1671). Nel vano dell'armadio degli argenti è ora collocata una mostranza di ex voto che incornicia il Salvatore di Andrea del Sarto (1515).

La Sagrestia della Madonna[modifica | modifica wikitesto]

Si trova nel corridoio del Chiostro Grande, non nell'interno della chiesa, ma è ugualmente legata alla Cappella della Santissima Annunziata. Fu costruita nel 1635 da Alessandro e Antonio di Vitale dei Medici (esponenti di un ramo secondario della famiglia), e serviva a custodire paramenti, arredi, argenteria della cappella.

Il progetto fu di Matteo Nigetti che fornì il disegno dei grandi armadi di noce della porta intagliata con simboli che si riferiscono alla Vergine. Sulla parete superiore interna del muro dove fu praticata la porta è stata rimessa in luce una Madonna e Bambino, con decorazione di broccato rosso, gigli e fregi d'oro. Sull'altare è una tavola di Iacopo Vignali, l'Assunta con San Vitale, Sant'Alessandro e San Gregorio; sulla parete destra un affresco di Cecco Bravo.

Cappelle a destra nella navata[modifica | modifica wikitesto]

Cappella di San Nicola da Bari[modifica | modifica wikitesto]

Appartenuta fin dal 1353 alla famiglia del Palagio. Taddeo Gaddi aveva affrescato le pareti con alcune scene della vita di San Nicola, ma nel 1623 Matteo Rosselli vi sostituiva i suoi affreschi. La tavola dell'altare è di Iacopo Chimenti detto l'Empoli, e rappresenta la Vergine con san Nicola e altri santi. Anche i Quattro Evangelisti della volta, e i due episodi della vita di San Nicola nelle lunette, sono del Rosselli.

Cappella del Beato Giovacchino da Siena[modifica | modifica wikitesto]

Fu patronato, nel 1371 della famiglia Macinghi. Nel 1677, al posto della tavola della Natività di Nostro Signore, dipinta da Lorenzo di Credi (ora agli Uffizi), fu messa l'attuale, il Beato Giovacchino, di Pietro Dandini. Sulla parete sinistra è appeso il Crocifisso in legno, già appartenente all'altare maggiore e intagliato da Antonio e Giuliano da Sangallo nel 1483. Il monumento sepolcrale al marchese Luigi Tempi, fu scolpito da Ulisse Cambi (1849).

Cappella dei Sette Santi Fondatori[modifica | modifica wikitesto]

Già detta di Santa Lucia, dal 1387, vi ebbe sepoltura la famiglia Cresci. Nel 1643 Matteo Nigetti disegnò la presente architettura, e la cupoletta fu affrescata dal Volterrano, che raffigurò Santa Lucia davanti alla Trinità . Il quadro dei Sette Santi Fondatori fu qui collocato nel 1888 ed è del pittore Niccolò Nannetti. Il monumento marmoreo a Fabrizio Colloredo è opera di Orazio Mochi.

Cappella di San Pellegrino Laziosi[modifica | modifica wikitesto]

Fu fondata verso il 1425 e intitolata alla Pietà. Nel 1456 la cappella, che presentava nell'ancona l'affresco di un Calvario di Dello Delli, passò in patronato di Andrea di Gherardo Cortigiani. Nel 1675 Cosimo Ulivelli dipinse la tela dell'altare: il Crocifisso che risana da cancrena san Pellegrino.

Il monumento di marmo della parete di destra, in memoria del medico Angelo Nespoli, è opera di Lorenzo Bartolini (1840); quello a sinistra, di Lorenzo Nencini ricorda l'incisore Luigi Garavaglia da Pavia (1835).

Cappella dell'Addolorata[modifica | modifica wikitesto]

Fu edificata da Michelozzo intorno al 1450 per Orlando di Guccio de' Medici (di un ramo secondario della famiglia), di cui si vede sulla parete di sinistra il monumento marmoreo attribuito a Bernardo Rossellino. Nel 1455 Andrea del Castagno dipinse nell'ancona dell'altare una Santa Maria Maddalena piangente ai piedi della croce (oggi distrutta). Al presente in una nicchia è collocata la statua della Madonna Addolorata.

Prima dell'alluvione era ricoperta da una tela di Raffaello Sorbi, rappresentante San Filippo Benizi, al quale era stata dedicata la cappella nel 1885. Sulla parete destra un monumento marmoreo della fine del secolo XVI, raccoglie le ceneri di Tommaso de' Medici, condottiero della flotta del granducato operante nel Tirreno. Gli affreschi delle pareti sono di Cosimo Ulivelli (I Sette Fondatori dell‘Ordine dei Servi di Maria; e, nelle lunette: i Beati Martiri di Praga, il Martirio del Beato Benincasa e del Beato Piriteo Malvezzi).

Cappella del Salvatore[modifica | modifica wikitesto]

Si trova sotto l'organo di destra e risale almeno al 1486. Fu adornata di marmi nel 1520 e sull'altare venne posta una tavola di Fra Bartolomeo della Porta: Il Salvatore, i quattro Evangelisti (oggi al Museo di Palazzo Pitti), e ai lati: due quadri, con Isaia e Giobbe, dello stesso autore. Queste tavole furono tolte dal cardinale Carlo de' Medici (1556) e al loro posto furono messe delle copie eseguite dall'Empoli. Una copia dell'Empoli si può vedere oggi nella chiesa di San Jacopo tra i Fossi.

Fino alla piena del 1966 era sull'altare una tavola di Maso da San Friano, con l'Ascensione di Gesù al cielo. Al suo posto oggi è presente un mosaico di Anna Brigida, rappresentante Sant'Antonio Pucci dei Servi di Maria, canonizzato nel 1962. I due angeli oranti sui lati, sono attribuiti all'Empoli. La coppia di piccole colonne di marmo a sostegno della mensa apparteneva all'altare della cappella dell'Annunziata.

Cappella di Santa Barbara[modifica | modifica wikitesto]

Si trova a destra della crociera. Nel 1448 fu affidata alla Compagnia dei Tedeschi e dei Fiamminghi che vivevano e lavoravano a Firenze. Fino a poco tempo era chiamata Cappella degli Sposi. Qui la Compagnia dei Tedeschi e dei Fiamminghi ebbe il proprio luogo sepoltura ed ancora ne rimane la lapide sul pavimento. Un'altra lapide in graffito ricorda Arrigo Brunick, l'artista tedesco che sbalzò in argento il paliotto dell'altare maggiore. Sul pilastro di sinistra, in alto, è il ritratto in marmo del pittore belga Giovanni Stradano. Sull'altare, il quadro di Santa Barbara fu dipinto da Giuseppe Grisoni.

Cappella del Santissimo Sacramento[modifica | modifica wikitesto]

Detta anche di Santa Giuliana Falconieri, era già esistente nel 1350 e chiamata di San Donnino; ospitò la sepoltura della famiglia Falconieri. La cappella venne poi detta della Concezione, per una tavola di Matteo Rosselli, posta sull'altare (1605), e rappresentante la Vergine Immacolata.

Nel 1676 fu trasportato sotto l'altare il corpo di Santa Giuliana Falconieri, fondatrice delle Suore Mantellate Serve di Maria. Dopo la sua canonizzazione (1737), i Falconieri arricchirono con marmi rari la cappella secondo un progetto di Ferdinando Fuga, adattato da Filippo Cioceri; nel 1767 i lavori erano terminati.

La cupoletta e la tela dell'altare sono di Vincenzo Meucci, e i due quadri laterali, Morte di Santa Giuliana e Morte di Sant'Alessio Falconieri sono di Giuseppe Grisoni. Nel 1937 fu progettata una nuova urna in bronzo per racchiudere le reliquie della Santa, su disegno di Giuseppe Cassioli. Nel 1957, oltre all'urna in bronzo (realizzata dalla ditta Bearzi di Firenze su disegno del Cassioli) veniva applicata al teschio della Santa una maschera di plastica, opera dello scultore E. Bava. Sempre nello stesso anno si restauravano i marmi dellaltare e di tutta la cappella, ad opera della ditta Tosetti di Firenze. Recentemente è stato collocato sopra il ciborio dell'altare il Crocifisso delle Misericordie, attribuito ad Alesso Baldovinetti e datato intorno al 1456.

Cappella della Pietà[modifica | modifica wikitesto]

Pietà di Baccio Bandinelli

Appartenne dal 1340 alla famiglia Pazzi, ma nel 1559 passò allo scultore Baccio Bandinelli e ai suoi discendenti. Il gruppo della Pietà è dello stesso Bandinelli, che qui è sepolto accanto alla moglie.

Cappelle a sinistra nella navata[modifica | modifica wikitesto]

Cappella di San Giuliano o di San Giuseppe[modifica | modifica wikitesto]

Detta anche cappella Feroni, fu eretta nel 1451 e Andrea del Castagno vi affrescò, tra il 1455-56, il San Giuliano e il Redentore. Nel restauro, ricco di marmi e stucchi, eseguito da Giovanni Battista Foggini (1693), fu messa sull'altare la tela del Transito di san Giuseppe, del bavarese Johann Carl Loth.

Sui due monumenti sepolcrali, della famiglia Feroni, patrona della cappella, la statua di San Francesco è del fiorentino Camillo Cateni, quella di San Domenico, di Carlo Marcellini. Le altre sono di Francesco Andreozzi, Isidoro Franchi, Giuseppe Piamontini; i medaglioni di bronzo dorato sono di Massimiliano Soldani Benzi. Una lampada d'argento (1694) pende dall'arco della cappella.

Cappella di San Girolamo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1451 il convento cedeva alla famiglia Corboli questa cappella. Fino a poco tempo fa essa era chiamata del Giudizio Universale, per la tavola di Alessandro Allori, posta sull'altare, ma rimesso in luce (1933) l'affresco della Trinità e santi di Andrea del Castagno (1454 circa), la cappella ha ripreso il suo antico nome. Gli affreschi delle pareti, i Profanatori scacciati dal Tempio, Gesù tra i dottori e quelli della volta, il Paradiso terrestre, Profeti e Sibille, Annunciazione, Natività, Presentazione di Gesù al Tempio, Fuga in Egitto sono di Alessandro Allori.

Cappella della Crocifissione[modifica | modifica wikitesto]

Cappella di San Giuliano o di San Giuseppe

Fu patronato dal 1450, della famiglia Galli. Sull'altare Giovanni Stradano dipinse la tavola della Crocifissione. I due affreschi dei profeti Isaia e Abacuc sono di ignoto, la Resurrezione di Lazzaro, nella parete destra è di Nicola Monti (1837). Nella parete di sinistra, il Giudizio Universale, copia di un particolare del Giudizio di Michelangelo, è di Alessandro Allori.

Cappella dell'Assunta[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia dei da Rabatta fu la patrona della cappella fin dal 1451. Venne restaurata nel 1667. L'Assunzione di Maria del Perugino, fu qui trasportata dall'altare maggiore. In origine la pala aveva due facciate, ma venne divisa ed oggi un lato si trova nella Galleria dell'Accademia a Firenze. Sulle pareti, il David e Golia e l'Arca Santa sono di Luigi Ademollo (1828). In questa cappella si vedono ancora bene i resti dei pilastri originali che separavano la navata centrale da quelle laterali, prima che quest'ultime venissero trasformate in cappelle.

Cappella dell'Organo[modifica | modifica wikitesto]

Era un tempo dedicata a san Rocco e sull'altare si vedeva la statua in legno del santo che ora è nella cappella della Resurrezione. Essendo stato costruito l'organo nel 1634, la cappella fu affidata alla famiglia Palli che pensò alla ricca decorazione marmorea a opera di Bartolomeo Rossi, e fece dipingere a Cesare Dandini il quadro dell'altare, Assunta che protegge Firenze.

Cappella di San Biagio[modifica | modifica wikitesto]

Al suo posto era un tempo la cappella di Sant'Ansano. Infatti vi si conserva un affresco con il martire senese, di Bicci di Lorenzo (1440). La tela di San Biagio e altri santi martiri è del secolo XV ma di autore ignoto, mentre di Jacopo Vignali sono le due piccole tele dei Santi Pietro e Paolo. La volta fu affrescata dal Volterrano, che vi effigiò Santa Cecilia in mezzo agli angeli musicanti. Il paramento di marmi è opera di Alessandro Malavisti.

Cappella del Crocifisso[modifica | modifica wikitesto]

Si trova nella crociera di sinistra, già vecchia sagrestia della chiesa. Nel 1445, divenne cappella padronale della famiglia Villani e fu ristrutturata da Michelozzo. Sull'altare il Crocifisso in legno, è uno di quelli detti dei Bianchi (ante 1404). Ai piedi del Crocifisso due pregevoli statue di terracotta a grandezza naturale, la Vergine e san Giovanni Evangelista della bottega di Luca della Robbia, databili al 1430-1450 circa.

La tela che a volte ricopre l'ancona fu dipinta nel 1855 da Ferdinando Folchi, e rappresenta una Deposizione. La decorazione in finta architettura (1746) è di Giuseppe Sciaman (Jean-Joseph Chamant), e la volta, di Vincenzo Meucci. La grande statua in terracotta del San Giovanni Battista sembra sia il modello del S. Giovanni ideato da Michelozzo (1452) per il dossale dell'altare del Battistero (ora al Museo dell'Opera del Duomo). Il fonte battesimale è opera di Giuseppe Cassioli (1958); il paliotto dorato dell'altare e l'urna che accoglie san Fiorenzo, sono di Luca Boncinelli (1689).

Altare maggiore[modifica | modifica wikitesto]

Fu forse Leon Battista Alberti, nel 1471, a disegnare l'altare per il quale nel 1483 Antonio e Giuliano da Sangallo scolpirono in legno il Crocifisso ora collocato nella cappella di San Gioacchino da Siena. Nel 1504 venne alzato dietro la mensa e, a separazione dal coro, un arco ad ancona in legno, realizzato da Baccio d'Agnolo. Il fornice era chiuso da una grande tavola dipinta sulle due facce (oggi sezionata e divisa): dalla parte del Coro, un'Assunzione del Perugino (ora nella cappella dell'Assunta), e verso il corpo della chiesa una Deposizione di Filippino Lippi, terminata dal Perugino (oggi nella Galleria dell'Accademia). Nel 1546 la tavola venne tolta e al suo posto fu collocato un grande ciborio intagliato in legno da Filippo e Giuliano di Baccio d'Agnolo.

Nel 1655 Antonio di Vitale de' Medici donò alla chiesa l'attuale Sancta Sanctorum d'argento, sormontato da una croce di cristallo di rocca. Disegnatore fu Alfonso Parigi ed esecutori furono Giovanni Battista e Antonio Merlini. Il paliotto d'argento dell'altare, disegnato da Giovan Battista Foggini fu eseguito nel 1682 dall'argentiere fiammingo Arrigo Brunick. L'altare fu terminato nel 1704 su disegno di Giovacchino Fortini, al quale appartengono anche le statue di San Filippo Benizi e di Santa Giuliana Falconieri (1705) sopra le due porte del coro.

Ai lati del presbiterio, si trovano due edicole monumentali in marmo di Giovanni Caccini, con le statue di San Pietro e San Paolo. Il San Pietro, gli angeli e i puttini sono opera di Gherardo Silvani. Sul pavimento una lapide segna dove fu sepolto Andrea del Sarto. Addossati ai pilastri che formano l'arco del presbiterio, due monumenti sepolcrali di Monsingnor Angelo Marzi-Medici, a sinistra, e del senatore Donato dell'Antella, a destra. Il primo monumento è opera di Francesco da Sangallo (1546); l'altro, di Giovan Battista Foggini (1702).

Coro e cupola[modifica | modifica wikitesto]

Costruito da Michelozzo nel 1444 in forma circolare come rotonda riservata alla meditazione per i frati, fu successivamente trasformata in grande spazio coperto a cupola su disegno di Leon Battista Alberti, che costruì anche il grandioso arco di collegamento con la navata della chiesa, sfondando l'antica cappella di Santa Giuliana Falconieri. Il coro ebbe nel 1668 l'attuale sistemazione esterna ad opera di Alessandro Malavisti su disegno di Pier Francesco Silvani. La porta centrale con il gruppo della Carità (in stucco) è del Giambologna (1578). Altre sei statue in marmo posano sulla spalletta del recinto: San Filippo Benizi è attribuita a fra Vincenzo Casali, servita; il Redentore, San Gaudenzio e il San Girolamo sono di Giovanni Angelo Montorsoli, servita (1542 circa); l'Addolorata è di Alessandro Malavisti (1666), il Beato Lottaringo della Stufa è di Agostino Frisson (1668 circa).

All'interno del coro il pavimento di marmo risale al 1541; gli stalli di noce su modello dei precedenti, intagliati da Giovanni d'Alesso Unghero nel 1538 furono rifatti nel 1846. I due leggii di ottone, con aquila ad ali spiegate, sono opera pregevole del XIV e XV secolo. Del più antico è stata riconosciuta la provenienza inglese. Il grande leggio in noce al centro del Coro è di Antonio Rossi (1852).

La Cupola fu dipinta dal Volterrano in soli tre anni (1680-83): rappresenta l'Assunzione della Vergine Maria che, tra una folla di santi del Vecchio e del Nuovo Testamento, viene sollevata dagli Angeli al trono dell'Altissimo.

Cappella di San Filippo[modifica | modifica wikitesto]

Le prime notizie risalgono al 1464 con il titolo di San Giovanni Evangelista. Nel 1671 fu restaurata ed abbellita. La tavola dell'altare che rappresenta il Santo in gloria e il piccolo quadro di San Giovanni Evangelista, sono del Volterrano.

Cappelle della tribuna[modifica | modifica wikitesto]

La Tribuna, interno

A sinistra della cappella di San Filippo si entra nel vestibolo di sagrestia, che ha sul fondo il passaggio (1937) alla tribuna. Fu creato da Michelozzo, fu trasformato nel 1625 in Cappella della Presentazione, di cui rimane ancora l'architettura, al posto dell'altare. Le due piccole statue in pietra nelle nicchie laterali, sono di autore ignoto. Il tondo sopra il vano è lo stemma di Parte Guelfa. A destra, un busto di stucco, qui posto nel 1592, ci tramanderebbe la vera effigie di San Filippo Benizi.

Cappella della Natività[modifica | modifica wikitesto]

Fu eretta nel 1471 dalla famiglia dei dell'Antella. La sua architettura è dell'anno 1600 su disegno dello scultore Bartolommeo Rossi. La pala d'altare, la Natività della Vergine (1602), è di Alessandro Allori. Sulle pareti, altri quattro pregevoli dipinti narrano alcuni fatti della vita di san Manetto dell'Antella, uno dei Sette Fondatori osm. Il primo dipinto in alto a destra è di Jacopo Ligozzi, e rappresenta San Manetto al piedi di papa Clemente IV; quello inferiore, San Manetto che risana uno storpio, è di Cristoforo Allori; a sinistra, il primo in alto, i Sette Santi Fondatori diretti a Montesenario, di Alessandro Allori; sotto, San Manetto eletto Generale dell'Ordine, di Domenico Cresti detto il Passignano.

La volta fu affrescata da Bernardino Poccetti, che vi rappresentò il Paradiso.

Cappella di San Michele Arcangelo[modifica | modifica wikitesto]

Appartenuta dal 1470 ai Benivieni passò poi a quella dei Donati che la restaurò nel 1666. Il dipinto dell'altare, la Vergine e san Michele (1671) e i due laterali, San Carlo Borromeo e Santa Maria Maddalena dei Pazzi, sono di Simone Pignoni. Gli affreschi della volta sono di Cosimo Ulivelli.

Cappella di Sant'Andrea Apostolo[modifica | modifica wikitesto]

Fu eretta nel 1456 da Francesco Romoli dei Bellavanti; ma nel 1721 fu patronato dei Malaspina che la restaurarono nel 1726. La tavola dell'altare, Madonna e santi, è attribuita alla cerchia del Perugino; due dipinti laterali rappresentano il Martirio di sant'Andrea.

Cappella della Risurrezione[modifica | modifica wikitesto]

La Resurrezione del Bronzino

Così chiamata dalla pala d'altare di Agnolo Bronzino. Pietro del Tovaglia fu il primo patrono della cappella, ma nel 1552 il patronato veniva assunto dalla famiglia Guadagni che la restaurò nel 1742. Degna di nota è la statua di San Rocco, in legno di tiglio di Veit Stoss. Il San Francesco di Paola, in marmo, nella nicchia di fronte è di Giuseppe Piamontini (1700).

Cappella della Madonna del Soccorso[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1444 la famiglia Pucci pensò di erigere qui la sua cappella. Ma terminata la tribuna con gli aiuti finanziari del Marchese di Mantova, questi si riservò il patronato della cappella che, in seguito era ceduto alla famiglia Dolci, e quindi, nel 1559, passava allo scultore Giambologna. L'architettura in pietra serena e il Crocifisso in bronzo, sono dello stesso Giambologna, come anche sei bassorilievi in bronzo, con scene della Passione. Le statue in marmo sono del suo allievo Pietro Francavilla (Vita attiva e Vita contemplativa), le altre di stucco sono di Pietro Tacca (Angeli e Apostoli).

Sull'altare, rifatto in marmo e decorazioni bronzee nel 1749, la tavola della Madonna del Soccorso, attribuita a Bernardo Daddi. Dietro l'altare, al di sopra del sarcofago che racchiude le spoglie del Giambologna e di Pietro Tacca, è il quadro della Pietà di Jacopo Ligozzi. Degli altri due dipinti, la Resurrezione è opera del Passignano, e la Natività di Cristo di Giovan Battista Paggi.

Cappella di Santa Lucia[modifica | modifica wikitesto]

Già detta dei Santi Martiri e San Francesco, prima appartenne alla famiglia del Giocondo, ma nel 1723 passò a quella degli Anforti che la restaurò nel 1727.

Sull'altare vi era un tempo il quadro delle Stimmate di san Francesco di Domenico Puligo (ora alla Galleria Palatina), poi vi fu posto quello dei Sette santi fondatori, e infine l'attuale Santa Lucia, di Jacopo Vignali. I due quadri delle pareti, Storia dei santi Martiri e San Francesco, sono di autore ignoto.

Cappella del Cieco nato[modifica | modifica wikitesto]

Prende il nome dalla pala del Passignano, che rappresenta il Miracolo operato da Cristo al cieco nato. Nel 1534, erano patroni della cappella gli Scala, e qui fu sepolto il letterato e Cancelliere della Repubblica di Firenze Bartolommeo Scala. Nel 1604 i Brunaccini subentrarono nel patronato della cappella, e cancellarono ogni vestigio dei precedenti curatori, ivi compresi uno stemma ed un'iscrizione dedicata a Bartolommeo[1]. A destra l'Adorazione del cieco nato è dell'Empoli; il quadro di sinistra, di Piero Sorri, artista senese; le pitture della volta, di Ottavio Vannini.

Cappella di Santa Caterina[modifica | modifica wikitesto]

I primi patroni di questa cappella furono i Bardi, quindi gli Accolti e nel 1612 i Buontalenti, che l'adornarono su disegno di Gherardo Silvani. Il quadro dell'altare che rappresenta le Nozze mistiche di santa Caterina d'Alessandria (1642) è di Giovanni Bilivert, e i due laterali, Santa Maria Maddalena e Santa Margherita da Cortona con gli affreschi della volta, sono del Vignali.

Cappella di Sant'Anna[modifica | modifica wikitesto]

Questa cappella appartenne alla famiglia Giacomini-Tebalducci. Nel 1543 fu dipinto, da Antonio Mazzieri, il quadro di Sant'Anna con i santi Stefano, Lorenzo, Filippo Benizi e Giuliana Falconieri.

Organi[modifica | modifica wikitesto]

Organo in Cornu Epistulae[modifica | modifica wikitesto]

Sopra la cappella del Salvatore (sulla parete di destra della navata entrando in chiesa) si trova un bellissimo organo con basamento e ringhiera scolpiti in marmo da Piero Rosselli, mentre il prospetto in legno, ricco d'intagli e dorature è, in parte, di Giovanni d'Alesso Unghero. L'organo è un capolavoro di Domenico di Lorenzo da Lucca, che lo terminò nel 1521. Una tela dipinta nel 1705 da Antonio Puglieschi con la Presentazione al Tempio copre la mostra.

Lo strumento, a trasmissione meccanica ha un'unica tastiera di 62 note con prima ottava scavezza ed una pedaliera a leggio scavezza di 18 priva di registri propri e costantemente unita al manuale. Di seguito, la sua disposizione fonica:

Manuale
Tiratutto
Principale 12'
Ottava 6'
Decimaquinta
Decimanona
Ripieno 3 file[2]
Flauto in XV
Contrabbasso 16'

Organo in Cornu Evangelii[modifica | modifica wikitesto]

L'organo in Cornu Epistolae

Di fronte a quest'organo, sul lato sinistro della navata, ve n'è uno simile costruito da Cosimo Ravani da Lucca nel 1634. Il basamento in marmo è scolpito da Bartolommeo Rossi; la ringhiera di pietra tinta a marmo è di Alessandro Malavisti; la parte lignea è intagliata da Benedetto Tarchiani; il progetto è opera di Matteo Nigetti. Il pittore Giuseppe Romei dipinse la tela che ricopre la mostra con la Morte di Santa Giuliana Falconieri (1772). Ambedue gli organi, nel 1763 furono ridotti alla medesima tonalità da padre Bonfiglio Vambré dei Servi di Maria.

Attualmente (2012), dello strumento originario non rimane che la cassa: l'organo attuale, infatti, è opera di Carlo Vegezzi Bossi che lo realizzò nel 1911. A trasmissione mista (pneumatica per i registri, i manuali e il pedale, meccanica per le unioni), ha due tastiere di 56 note ciascuna ed una pedaliera retta di 27. Di seguito, la sua disposizione fonica:

Prima tastiera - Grand'Organo
Ripieno 6 file
Decimaseconda 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Ottava Forte 4'
Unda Maris 8'
Flauto Traversiere 8'
Salizionale 8'
Principale 8'
Principale 16'
Tromba 8'
Seconda tastiera - Espressivo
Oboe 8'
Viola Gamba 8'
Viola Celeste 8'
Concerto Viole 8'
Bordone 8'
Flauto armonico 4'
Tremolo
Pedale
Basso 16'
Contrabbasso 16'
Bordone 8'
Violoncello 8'

Organo della Rotonda[modifica | modifica wikitesto]

Nella rotonda, dietro l'altare maggiore si trova l'organo a canne utilizzato durante le liturgie e per alcuni concerti. Questo fu costruito da Carlo Vegezzi-Bossi nel 1912, ma dopo la piena del 1966, nel 1969, la consolle fu rifatta da Giovanni Bai, fu sistemata nel presbiterio. Lo strumento, a trasmissione elettrica (ma fino al 1992 era pneumatica), ha tre tastiere di 58 note ciascuna ed una pedaliera concavo-radiale di 30; delle tre tastiere, soltanto la seconda e la terza comandano quest'organo: la prima, infatti, comanda l'organo positivo del coro (2002). Di seguito la disposizione fonica:

Prima tastiera - Positivo[3]
Principale 8'
Ottava 4'
Decimaquinta 2'
Flauto in Ottava 4'
Seconda tastiera - Grand'Organo
Principale I 8'
Principale II 8'
Flauto 8'
Ottava 4'
Decimaquinta 2'
Ripieno 5 file
Unda Maris 8'
Terza tastiera - Espressivo
Bordone 8'
Flauto 4'
Nazardo 2.2/3'
Ripienino 3 file
Tremolo
Pedale
Subbasso 16'
Bordone 8'
Violoncello 8'

Organo della Cappella della Santissima Annunziata[modifica | modifica wikitesto]

Di fianco alla cappella della Santissima Annunziata, fra la prima e la seconda cappella di destra, si trova l'organo a canne costruito da Michelangelo Paoli nel 1842. Lo strumento, a trasmissione meccanica, ha un'unica tastiera di 50 note con prima ottava scavezza ed una pedaliera a leggio scavezza di 9 note costantemente unita al manuale e priva di registri propri. Di seguito la sua disposizione fonica in base alla posizione dei pomelli che azionano i vari registri nelle due colonne della registriera:

Colonna di sinistra - Concerto
Nazardo Soprani
Decimino Soprani
Sesquialtera Soprani
Flauto 4' Soprani
Voce Angelica 8' Soprani
Colonna di destra - Ripieno
Principale I 8' Bassi
Principale I 8' Soprani
Principale II 8' Soprani
Ottava
Decimaquinta-nona
Vigesimaseconda
Vigesimasesta
Vigesimanona

Organo della Cappella dei Pittori[modifica | modifica wikitesto]

Nella cappella dei Pittori, si trova un organo positivo costruito dal faentino Tommaso Fabbri nel 1702. Questo strumento, originariamente destinato alla Sagrestia Nuova e solo in un secondo tempo collocato nella cappella, è a trasmissione meccanica sospesa ed ha un'unica tastiera di 45 note con prima ottava scavezza ed una pedaliera a leggio scavezza di 9 note costantemente unita al manuale e priva di registri propri. Di seguito, la sua disposizione fonica:

Manuale
Principale [8']
Ottava
Decimaquinta
Decimanona
Vigesimaseconda

I chiostri e l'ex-convento[modifica | modifica wikitesto]

Il Chiostro Grande[modifica | modifica wikitesto]

Bernardino Poccetti, San Filippo Benizi converte due peccatrici

Il chiostro "grande" o dei "morti", venne risistemato su un lato della chiesa da Michelozzo e da altri, e terminato nel secolo XV. L'orologio risale al secolo XVI, anche se ha subito modifiche nei secoli successivi. La piccola campana porta la scritta Ave Maria e la data 1567.

Le venticinque lunette dipinte che ammiriamo sotto gli archi, sono dovute al pennello di diversi autori. Le prime tre lunette a sinistra sono di Ventura Salimbeni (1605): San Manetto dell'Antella e il Pontefice Clemente IV (da notare il ritratto di Dante); Ampliamento di Santa Maria di Cafaggio, Morte di San Bonfiglio Monaldi, primo Generale dell'Ordine.

La quarta lunetta è di Bernardino Poccetti (1612): Morte di San Bonagiunta Manetti. La quinta e la sesta furono dipinte da Matteo Rosselli (1614): San Bonfiglio rassegna le dimissioni da superiore; Approvazione dell'Ordine dei Servi di Maria.

Continuando sul lato che segue troviamo ancora una lunetta del Salimbeni (1608), Visione di San Filippo Benizi. Nell'ottavo affresco (1625), il padre pittore Arsenio Mascagni racconta la tradizione devota del Volto della Madonna dipinto da un Angelo. La nona lunetta è dì Matteo Rosselli (1616): Innocenzo IV e il cardinale Fieschi protettore dell'Ordine dei Servi. Nel decimo affresco di Arsenio Mascagni: Posa della Prima Pietra di Santa Maria di Cafaggio, e nell'undicesimo, del Rosselli (1616): San Manetto alla presenza del re di Francia.

Le sei lunette che seguono nel braccio nord sono affrescate da Bernardino Poccetti. Rappresentano: l'Apparizione della Madonna al vescovo di Firenze e ai sette Fondatori; Fondazione del Monastero di Montesenario; Il vescovo di Firenze assegna al nuovo Ordine la regola di Sant'Agostino; I sette fiorentini si ritirano a villa Camarzia; Vocazione alla vita eremitica; Nascita del nuovo Ordine nella Compagnia dei Laudesi. La lunetta sopra la porta secondaria di entrata alla chiesa, è il capolavoro di Andrea del Sarto: la Madonna del Sacco (1525). Poco lontano, a sinistra, il sepolcro di Chiarissimo dei Falconieri.

Anche le altre sette lunette lungo il lato della chiesa, sono affrescate dal Poccetti: Morte di Sant'Alessio Falconieri, San Filippo Benizi converte due peccatrici; Morte dei Santi Uguccione e Sostegno; Sant'Uguccione alla presenza di Rodolfo I conte d'Asburgo; San Sostegno a Parigi davanti al re Filippo; San Manetto rinunzia al governo dell'Ordine in favore di San Filippo Benizi; Sant'Amadio degli Amidei risuscita un fanciullo annegato.

Sotto la quarta e la quinta lunetta di questo braccio del chiostro, si trova il monumento sepolcrale di Guglielmo di Durfort, morto nella battaglia di Campaldino (11 giugno 1289). Il fiordaliso di Francia e il giglio di Firenze, ricordano l'amicizia dei due popoli.

Cappella del Capitolo[modifica | modifica wikitesto]

Tre importanti ambienti artistici che hanno il loro ingresso nel Chiostro. Il primo è la Cappella del Capitolo. Fu cosiddetta perché in essa i frati solevano tenere i loro raduni comunitari. Prima essa era la cappella della famiglia Macinghi, e fu costruita nel 1384. Nel 1722, su disegno di Giovacchino Fortini, fu portata allo stato attuale. La decorazione e le pitture sono di Matteo Bonechi e di Antonio Puglieschi. Nella parete dietro l'altare, in una ricca cornice intagliata e dorata, è un antico dipinto dei primi Sette Fondatori dell'Ordine dei Servi di Maria.

Secondo chiostro[modifica | modifica wikitesto]

Un corridoio e una porta introducono dal Chiostro Grande nel Secondo Chiostro. Di esso abbiamo notizie fin dal 1322, ma nel 1371 fu ricostruito in colonne di pietra serena e a due piani. Oggi è murato e solo le colonne d'angolo sono state liberate.

Sono interessanti due affreschi di Francesco Montelatici detto Cecco Bravo, la Carità e la Speranza, che si trovano ai lati della nicchia dove un tempo era la statua della Vittoria (ora al Museo Nazionale del Bargello) scolpita dall'Ammannati. Al presente nella nicchia è posta una grande statua policroma di San Filippo Benizi, intagliata da Luca Boncinelli per la sua canonizzazione (1671). Sulle pareti del lato nord, sono stati ritrovati frammenti d'affresco sulla vita di Sant'Agostino, dipinti da Stefano d'Antonio nel 1480.

Cappella dei pittori o di San Luca[modifica | modifica wikitesto]

Pontormo, Vergine e santi

Questa cappella è legata ai nome dello scultore fiorentino dell'Ordine dei Servi di Maria, Giovanni Angelo Montorsoli, il quale diede nuova vita alla Compagnia del Disegno, destinandole come sede questo locale. Restaurata la cappella a proprie spese, la inaugurò nel 1562 alla presenza di quarantotto tra pittori, scultori e architetti che avevano dato il proprio nome alla risorta Compagnia.

La cappella fu dedicata alla Santissima Trinità di cui è presente a destra l'affresco (1571) eseguito da Alessandro Allori. Sotto questo affresco era in origine l'altare, e dalla parte opposta si apriva l'entrata che dava nel secondo Chiostro.

Eustache d'Osmond, vescovo di Nancy mandato a Firenze da Napoleone come arcivescovo, si prese una parte del convento per abitazione, la Cappella dei Pittori per cappella privata, facendo chiudere l'ingresso primitivo. Al posto dell'antica entrata fu in seguito messo l'affresco del Pontormo, la Vergine e santi (già della chiesa di San Ruffillo), e l'altare finì sotto l'affresco di Giorgio Vasari, San Luca che dipinge la Vergine.

Il gradino della mensa è attribuito all'Empoli: Annunciazione, Ultima Cena, Pentecoste e due gruppi di santi.

Nella parete di fronte all'altare, Santi di Tito dipinse la Fabbrica del Tempio di Salomone (secondo alcuni: Costantino che presiede alla prima costruzione delle basiliche cristiane); mentre il quadro della volta, la Vergine e san Bernardo, è di Luca Giordano (1685).

Le statue intorno alla cappella sono del Montorsoli (Mosè e San Paolo (1536), di fra Vincezo Casali (San Giovanni Evangelista), di fra Giuseppe Salvetti (David, 1719). Per le altre statue c'è una certa difficoltà di attribuzione. Al centro del pavimento una lapide marmorea mostra il luogo ove sono sepolti il Pontormo, lo stesso Montorsoli, il Franciabigio, Benvenuto Cellini, Lorenzo Bartolini ecc. L'arte della Musica è presente nella cappella con l'organo positivo di Tommaso Fabbri da Faenza (1702).

Nel piccolo ambulacro che serve da sagrestia, il bassorilievo, Madonna con Bambino e angeli, è il calco di un originale scolpito da Agostino di Duccio, oggi al Museo Nazionale del Bargello. Nella piccola lunetta, sull'ingresso, il San Giovanni Evangelista, è una terracotta di scuola robbiana. Il Cristo ligneo è opera di Francesco da Sangallo. La sinopia con Vergine in trono e santi fu trovata dietro l'affresco de Pontormo, nel distacco e restauro che questo subì dopo l'alluvione; sembra sia da attribuirsi a Raffaellino del Garbo.

Oratorio di San Sebastiano[modifica | modifica wikitesto]

Sotto il loggiato, la porta a destra dell'entrata centrale conduce nell'Oratorio di San Sebastiano, eretto dalla famiglia Pucci nel 1452 su progetto di Michelozzo. Il corpo della chiesetta e l'arco divisorio delle volte non hanno subito trasformazioni. Il presbiterio fu rifatto nel 1608 su disegno di Giovanni Caccini e terminato da Gherardo Silvani. La volta è affrescata dal Poccetti, le tele sono del Paggi e del Lomi, e le due statue, del Novelli. Sull'altare, la Natività di Maria è copiata dal Cigoli.

Per questo oratorio Piero del Pollaiolo nel 1475 dipinse il suo capolavoro, il Martirio di san Sebastiano, oggi alla National Gallery di Londra.

Opere già nella Santissima Annunziata[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Sul fianco destro è presente un piccolo arco che collega la basilica con il palazzo della Crocetta, sede del Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Questo passaggio venne costruito affinché la principessa Maria Maddalena de' Medici, sorella del granduca Cosimo II, in quanto debole di salute e forse malforme, potesse recarsi a messa senza scendere in strada: all'interno della chiesa è infatti presente una grata dorata, corrispondente a un piccolo vano al termine dell'arco.
  • Nel 2007, nella parte ovest del convento oggi sede dell'Istituto Geografico Militare, vennero scoperti alcuni ambienti, tra cui uno scalone realizzato da Michelozzo, precedentemente nascosto, una lunetta con un'Annunciazione attribuita dubitativamente a Paolo Uccello, delle grottesche di Morto da Feltre e degli affreschi di uccelli in volo di mano forse di Leonardo da Vinci e della sua scuola. Leonardo risiedette infatti nel convento della Santissima Annunziata per due anni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ M. Ricci (1876) Il Santuario della Santissima Annunziata di Firenze: guida storico-illustrativa, pagg. 178-179.
  2. ^ sulla consolle la denominazione è Tre file di Ripieno
  3. ^ collegato all'organo positivo del coro

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Casalini Eugenio M. La SS. Annunziata di Firenze. Guida storico-artistica, Firenze. Prima edizione Firenze 1957. Seconda edizione, riveduta dall'autore, Firenze 1980. Ristampata nel 2008 con nuove fotografie.
  • Casalini Eugenio M. Una icona di famiglia. Nuovi contributi di storia e d'arte sulla SS. Annunziata di Firenze, Biblioteca della Provincia Toscana O.S.M. Collana Colligite 10, Firenze 1998.
  • Petrucci Francesca. Le chiese di Firenze. Santissima Annunziata, Fratelli Palombi Editori, Roma 1992.
  • Taucci Raffaello M. Un Santuario e la sua città. La SS. Annunziata, Edizioni Convento SS. Annunziata, Firenze 1976.
  • Tonini P. Il santuario della Santissima Annunziata di Firenze. Guida storico illustrativa compilata da un religioso dei Servi di Maria, Firenze, Tipografia di M. Ricci, 1876.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]