Bernardino Poccetti

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Bernardino Poccetti

Bernardino Poccetti o Barbatelli (Firenze, 26 agosto 1548Firenze, 9 novembre 1612) è stato un pittore italiano. Nacque a Firenze nel popolo di San Frediano, figlio di Bartolomeo, vasaio nativo di San Mariano di Valdelsa. Compì il suo apprendistato nella bottega di Michele Tosini, iscrivendosi nel 1570 nell'Accademia del Disegno. Da quest'anno fino a circa il 1580 l'artista si specializzò nella pittura di facciate, attività da cui gli derivarono i soprannomi di Bernardino delle Facciate, di Bernardino delle Grottesche e di Bernardino delle Muse; di questa iniziale attività di pittore di grottesche e di decoratore a graffito restano tracce nel palazzo di Bianca Cappello e nel palazzetto Pitti.

È documentato come pittore indipendente almeno dal 1574, anno in cui aprì una bottega in via del Palagio, e ebbe contatti con Bernardo Buontalenti, decorando facciate progettate dall'architetto fiorentino, che Bernardino considerò sempre suo maestro, avendo studiato con lui architettura e prospettiva.

Probabilmente intorno al 1579 fu a Roma, tornandone, scrive il biografo Baldinucci "tanto mutato da quel di prima". Non si occupò più di decorazioni di facciate di palazzi e iniziò a competere con i maggiori pittori fiorentini contemporanei.

Al suo ritorno, sono documentati affreschi eseguiti nel 1582 nel convento di Santa Maria Annunziata a Montedomini, distrutti nel XIX secolo; collaborò alla decorazione del Chiostro grande di Santa Maria Novella, vedendosi affidate sei lunette, e la decorazione di Palazzo Capponi-Vettori, eseguita tra il 1583 e 1l 1586, ove esalta i personaggi illustri della famiglia di Ludovico Capponi, rifacendosi alla pittura celebrativa del Vasari e dei fratelli Zuccari.

Negli affreschi della compagnia della Santissima Annunziata, eseguiti fra il 1585 e il 1590, mostra la sua conoscenza delle incisioni del Dürer.

Del 1589 è l'affresco raffigurante il Miracolo della Neve nella cappella Canigiani di Santa Felicita appare ormai matura manifestazione del suo stile, insieme con la tavola dell' Andata al Calvario del Museo comunale di Arezzo e l' Ultima Cena di Casa Vasari.

L'apparizione della Madonna al vescovo di Firenze e ai Sette Santi Fondatori Chiostro Grande della Santissima Annunziata, Firenze

Nell'ultimo decennio del '500 divenne l'agiografo prediletto dei certosini, realizzando le decorazioni nelle certose di Firenze, Siena e Pisa), aderendo alle esigenze di propaganda devozionale propugnate dalla Controriforma con un linguaggio pittorico chiaro e popolare. Nell'abside della Certosa di Firenze eseguì, dal 1591 al 1593, gli affreschi con le Scene della vita di san Bruno e dal 1597 ne decorò il soffitto della Cappella delle Reliquie. Nella Certosa di Siena firmò e datò 1597 l' Ultima Cena, stesso soggetto affrescato nel 1598 nel refettorio della Certosa di Pisa.

La decorazione della Cappella del Giglio nella chiesa fiorentina di Santa Maria Maddalena de' Pazzi è il capolavoro del pittore: la disposizione ampia e disinvolta, le figure sciolte e grandiose, i panneggi morbidi richiamano Andrea del Sarto e i senesi Vanni e Salimbeni.

Verso la fine del secolo realizzò le decorazioni per la cappella della Madonna del Soccorso e i quella di Sant'Ignazio alla Santissima Annunziata (1598 circa); l'affresco con La Vergine, Maddalena e San Giovanni nella chiesa di Santa Monaca; la tela del Miracolo di Sant'Andrea Corsini, la tavola dell' Annunciazione e l'affresco del Sacrificio di Sant'Elia nella chiesa del Carmine.

A testimonianza dell'apprezzamento dei contemporanei sta l'intensa attività svolta anche nell'ultimo decennio della sua vita, con le nove lunette del chiostro della Sagrestia nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, affrescate nel 1601, quelle della Santissima Annunziata di Pistoia e di San Marco a Firenze del 1602 oltre a quelle del chiostro grande della Santissima Annunziata di Firenze. Oltre alla produzione per così dire istituzionale, numerose commesse pervennero da ricchi possidenti fiorentini che ordinarono per i propri palazzi le pitture grottesche, come in Borgo Pinti in alcune sale del Palazzo Caccini e del Palazzo Marzichi-Lenzi.- Sempre a riprova della sua fama, si può ricordare che gli sono stati a lungo attribuiti gli affreschi della volta della cappella di San Mercuriale, nella Abbazia di San Mercuriale, a Forlì, oggi ritenuti invece di Livio Modigliani.

Fra le ultime opere del Poccetti si ricordano anche gli affreschi nella loggia dell'ospedale degli Innocenti e la decorazione della cupola della chiesa di Santa Apollonia, nella quale si riconosce l'influsso della pittura di Federico Barocci.

Bibliografia[modifica]

  • Jane Turner (a cura di), The Dictionary of Art. 25, pp. 58-59. New York, Grove, 1996. ISBN 1884446000
  • Serie degli uomini, i più illustri nella pittura, scultura e architettura con i loro elogi e ritratti, tomo VII, Firenze 1773

Altri progetti[modifica]

Controllo di autorità VIAF: 14878241 LCCN: no89007559