Spedale degli Innocenti

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Coordinate: 43°46′34.71″N 11°15′40.37″E / 43.776308°N 11.261214°E43.776308; 11.261214

Veduta del loggiato
Questa voce riguarda la zona della:
Santissima Annunziata
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Lo spedale degli Innocenti ("ospedale dei bambini abbandonati") si trova in piazza Santissima Annunziata a Firenze. Fu il primo brefotrofio specializzato d'Europa e una delle prime architetture rinascimentali, forse la prima in assoluto, su progetto iniziale di Filippo Brunelleschi. Il nome si ispirò all'episodio biblico della Strage degli Innocenti. Tuttora, nella tradizione di assistenza all'infanzia, ospita due asili nido, una scuola materna, tre case famiglia destinate all'accoglienza di bambini in affido familiare e madri in difficoltà, ed alcuni uffici di ricerca dell'Unicef. Inoltre, con la legge 451/97, l'Istituto è divenuto Centro nazionale di documentazione e analisi sull'infanzia e l'adolescenza, punto di riferimento nazionale ed europeo per la promozione della cura dei diritti dell'infanzia.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Stemma dell'Arte della Seta, sulla facciata esterna dello spedale

L'edificio fu edificato su un orto situato accanto alla chiesa della Santissima Annunziata, ceduto a un prezzo di favore da Rinaldo degli Albizi. L'istituzione venne creata nell'ambito di un vasto programma di centri benessere, promosse dall'oligarchia al potere per migliorare la vita della cittadinanza, assicurando una migliore assistenza sociale e sanitaria.

Il progetto venne affidato a un membro dell'arte stessa, l'orafo Filippo Brunelleschi, che elaborò un progetto della planimetria generale, con un cortile ottagonale al centro e un portico in facciata, che riprendeva la tradizione di altri ospedali, come quello di San Matteo (della fine del XIV secolo). L'Arte della Seta venne nominata, per delibera del Comune, nel 1421 patrona dall'ospedale in quanto già impegnata dal 1419 nei lavori di edificazione. La costruzione era stata infatti avviata il 19 agosto 1419 e nel gennaio del 1421 veniva innalzata la prima colonna del portico, rifacendosi dalla zona antistante la chiesa. I pagamenti documentano la presenza di Brunelleschi al cantiere fino dal 1427, dopo di che subentrò probabilmente Francesco della Luna. Nel 1429 erano completati il portico trasverso (senza la parte inferiore della facciata), la chiesa e due lati dell'edificio sul cortile, dove ebbe poi sede il dormitorio dei fanciulli. Il 25 gennaio 1445, sebbene i lavori non fossero ancora conclusi, l'ospedale divenne funzionale.

Aggiunte e modifiche al progetto originario di Brunelleschi sono oggi di controversa identificazione, ma sicuramente ci furono e furono rilevanti, come testimonia Antonio Manetti riportando nella biografia di Brunelleschi la notizia che il maestro aveva mosso critiche alle proporzioni ed all'aggiunta di elementi decorativi. Per esempio si sa che criticò la mancata prosecuzione delle paraste al secondo piano, che sottolineasse la partizione tra il portico e le strutture laterali e colmasse il vuoto maggiorato nella distanza tra le finestre in quel punto.

Architettura[modifica | modifica sorgente]

Il portico[modifica | modifica sorgente]

Il portico esterno fu sicuramente opera di Brunelleschi. Esso è lungo 71 metri e composto da nove campate con volte a vela e archi a tutto sesto poggianti su colonne in pietra serena. Rispetto alla piazza è rialzato da una gradinata ed alle estremità è affiancato da due corpi pieni, delimitati da paraste scanalate e con un portale ciascuno. La parte superiore è composta da una serie di finestre, sottolineate da una cornice marcapiano e con copertura a falda inclinata del tetto con grondaia sporgente.

La scelta dei materiali e del modulo[modifica | modifica sorgente]

Dettaglio della decorazione esterna

Una serie di elementi scelti per contenere i costi fu alla base di una delle più felici realizzazioni architettoniche, che ebbe uno straordinario influsso sull'architettura successiva, anche se reinterpretato in infiniti modi. Innanzitutto vennero scelti dei materiali a basso costo come la pietra serena, fino ad allora poco usata in architettura per via della sua fragilità agli agenti atmosferici, e l'intonaco bianco, che crearono quell'equilibrata accoppiata di grigio e bianco che divenne un tratto caratteristico dell'architettura fiorentina e rinascimentale in generale.

Inoltre, sempre per risparmiare, venne scelta della manodopera poco esperta, che rese necessaria una semplificazione delle tecniche di misurazione e costruttive. Per esempio il modulo tra colonna e colonna, che si ripete proporzionalmente in tutto l'edificio, non veniva calcolato tra gli assi centrali delle colonne, ma più semplicemente tra i punti esterni delle basi. Questo modulo (10 braccia fiorentine, circa 5, 84 metri) definisce anche l'altezza dalla base della colonna al pulvino compreso, la larghezza del portico, il diametro degli archi, l'altezza del piano superiore misurata oltre il cornicione; mezzo modulo è il raggio delle volte e l'altezza delle finestre; il doppio del modulo è l'altezza dal piano del calpestio del portico al davanzale delle finestre. Il risultato, forse inaspettato per lo stesso Brunelleschi, fu quello di un'architettura estremamente nitida, dove si può cogliere spontaneamente il ritmo semplice ma efficace delle membrature architettoniche, percependo ad esempio sotto il portico la successione ideale di cubi sormontati da semisfere inscrivibili nel cubo stesso.

Il modulo calcolato in maniera tradizionale, tra i centri delle colonne, dà la misura di undici braccia, che venne usato nel corpo centrale dell'ospedale e in altre architetture di Brunelleschi come San Lorenzo e Santo Spirito.

Gli elementi decorativi[modifica | modifica sorgente]

Il capitello corinzio con pulvino

La trabeazione ha delle semplici modanature digradanti e le colonne sono coronate da capitelli compositi con pulvino, secondo la tipologia preferita da Brunelleschi che si ispirò forse agli ornamenti romanici di San Pier Scheraggio o di Santi Apostoli. Anche l'uso dell'arco a tutto sesto venne ripreso dal passato recente dell'architettura cittadina, come la Loggia della Signoria, mentre le finestre con timpano triangolare assomigliano da vicino a quelle del Battistero di San Giovanni. Un altro elemento che divenne ricorrente nell'architettura di Brunelleschi furono gli oculi nei pennacchi tra arco e arco, come si trovano ad esempio nella Sagrestia Vecchia o nell'affresco della Trinità di Masaccio, il cui schema prospettico si sospetta che fosse stato fornito da Brunelleschi stesso. I rilievi in terracotta invetriata bianca e azzurra con i celebri putti non sono però coevi all'epoca di Filippo: vennero aggiunti solo nel 1487 da Andrea della Robbia. Essi sono caratterizzati dalla presenza all'interno del tondo della figura di un neonato in fasce, divenuto poi il simbolo dello Spedale stesso.

Il piano superiore[modifica | modifica sorgente]

Benozzo Gozzoli, Esequie di Sant'Agostino (1464-1465), Sant'Agostino, San Gimignano

Il piano superiore, che risale solo a dopo il 1435, è decorato solo dal marcadavanzale dove si trova una finestra rettangolare con timpano in corrispondenza di ciascun arco. Forse questo piano non faceva parte del progetto originale e senza di esso si sarebbero visti dalla piazza i corpi di fabbrica attorno al cortile, in perfetta convergenza prospettiva col loggiato. Esiste una documentazione iconografica di come l'ospedale doveva apparire senza il piano superiore nella lunetta con le Esequie di sant'Agostino di Benozzo Gozzoli (1464-1465) nella chiesa di Sant'Agostino di San Gimignano.

Affreschi del portico[modifica | modifica sorgente]

Il loggiato è decorato da alcune lunette ad affresco: la più antica, risalente al 1459, è quella sulla porta d'accesso alla chiesa, dipinta da Giovanni di Francesco e raffigurante il Padre Eterno con i santi Martiri Innocenti, mentre le due lunette alle estremità e la volta che fronteggia la porta principale sono opera di Bernardino Poccetti (inizio del XVII secolo); quella sopra la porta di destra, dipinta da Gasparo Martellini con Gesù e i fanciulli, risale invece al 1843.

I chiostri[modifica | modifica sorgente]

Gli spazi interni vennero razionalizzati con grande cura e furono da modello per tutte le costruzioni ospedaliere successive: un'area per uomini ed una per donne che erano indipendenti. Nel lungo chiostro delle donne Brunelleschi usò esili colonnine in stile ionico, lo stile "femminile" per eccellenza. Molti erano gli artifici e gli accorgimenti tecnici, come la presenza di cavature nelle colonne d'angolo che fungessero da grondaia.

La costruzione proseguì sotto la direzione di Francesco Della Luna, che si occupò degli spazi destinati alle donne, compreso il loro chiostro. L'ospedale fu consacrato l'11 aprile 1451 dal vescovo Sant'Antonino Pierozzi.

La chiesa[modifica | modifica sorgente]

La chiesa degli Innocenti

La chiesa dell'ospedale, alla quale si accede dal porticato quasi a fianco della ruota, fu intitolata a Santa Maria degli Innocenti. Fu rimodernata internamente nel 1786 da Bernardo Fallani e da Sante Pacini, che affrescò la volta con Mosè salvato dalle acque.

L'altare maggiore, proveniente dalla distrutta chiesa di San Pier Maggiore, fu realizzato nel Seicento in pietre dure, ed è ornato da un'Annunciazione di Mariotto Albertinelli e di Giovanni Antonio Sogliani. L'altare è inquadrato da un arco con due colonne e una balaustrata in marmo. Ai lati ci sono due cantorie; l'organo di quella di sinistra è coperto da un velario con Rachele che piange i figli; su quello di destra Il sogno di Giuseppe, due pitture di Sante Pacini, il quale ha decorato anche il soffitto, mentre Giovacchino Masselli decorò le altre pareti.

Oltre al fonte battesimale della fine del Trecento o degli inizi del Quattrocento, la chiesa conserva anche una tela seicentesca di Matteo Rosselli, raffigurante la Vergine in gloria fra i Santi Martino e Gallo. Questa tela fu eseguita a spese dello "spedalingo" Pieri, il quale volle rammentare con esso la riunione dei tre Ospedali degli Innocenti, di San Gallo e di San Martino alla Scala.

Il museo[modifica | modifica sorgente]

Galleria dello Spedale degli Innocenti
La Pinacoteca dell'Ospedale
La Pinacoteca dell'Ospedale
Tipo arte, arredi
Indirizzo Piazza Santissima Annunziata - Firenze
Sito Sito ufficiale
Bambino ferito, dettaglio dalla pala dell'Adorazione dei Magi del Ghirlandaio

Il complesso degli Innocenti, oltre a un ricco Archivio storico, custodisce anche la Pinacoteca dello Spedale, allestita nel salone soprastante il loggiato brunelleschiano. In questa zona fu predisposto nell'Ottocento uno sciagurato lavoro di realizzazione di un attico sopra la facciata per ingrandire i locali a disposizione dell'Istituto, dopo la decurtazione di altri ambienti. Per finanziare tali lavori fu venduta una parte rilevante delle oltre 300 opere d'arte dell'Istituto (secondo l'inventario del 1840), che andarono disperse per il mondo. Rimasero solo 77 opere, che cinquant'anni dopo furono raccolte in uno spazio attiguo nell'antico refettorio delle donne. In seguito ai danni dell'alluvione del 1966 fu predisposto un restauro complessivo della struttura, ripristinando l'aspetto originario dell'edificio, con la demolizione dell'attico e la reintegrazione del grande salone (1971) dove oggi è sistemata la collezione di dipinti, sculture, oggetti d'arte pertinenti allo Spedale, o provenienti da altre istituzioni religiose soppresse. La collezione è piccola ma vanta alcune opere di grandissimo pregio. Fra queste lo stendardo processionale dello Spedale raffigurante la Madonna con i piccoli Innocenti, con il loggiato brunelleschiano sullo sfondo, eseguito nel 1445 da Domenico di Michelino e poi restaurato agli inizi del Cinquecento dalla bottega di Francesco Granacci.

Proveniente dall'altar maggiore della chiesa dello Spedale è la grande pala raffigurante l'Adorazione dei Magi, uno dei capolavori di Domenico Ghirlandaio su tavola, dipinta dal 1485 al 1488 in collaborazione con Bartolomeo di Giovanni, autore dei sette pannelli della predella. Nella grande pala, curata nei minimi dettagli, figurano i Magi riccamente vestiti che presentano due bambini feriti alla Madonna, chiaro riferimento agli scopi assistenziali dello Spedale. Sullo sfondo infatti è rappresentata la strage degli innocenti, accanto ad un magnifico paesaggio con una città portuale che testimonia lo studio da parte del Ghirlandaio delle opere di scuola fiamminga. A sinistra è raffigurato san Giovanni Battista in ginocchio davanti a un giovane Magio vestito di giallo che offre una coppa; alle spalle di quest'ultimo il pittore avrebbe raffigurato se stesso accanto al committente dell'opera, il responsabile dell'Istituto, vestito di nero. Sulla destra compaiono riccamente vestiti i membri dell'Arte della Seta, patroni dello Spedale, mentre dietro alla Madonna sono raffigurati due personaggi simbolo dell'impegno di laici e religiosi nella opera assistenziale. Chiudono in alto un coro di angeli in atto di cantare il Gloria, del quale sorreggono entro un cartiglio la partitura musicale, e un arco rinascimentale che riporta la data di completamento dell'opera.

Bellissima è anche la brillante terracotta invetriata raffigurante la Madonna col Bambino, eseguita da Luca della Robbia nel 1448, di uno smagliante bianco, colorato solo negli occhi e nel basamento di blu. Di notevole interesse la Madonna col Bambino, angeli e santi di Piero di Cosimo (1490 circa) e la Madonna col Bambino e un angelo di Sandro Botticelli, opera giovanile ispirata a un'analoga Madonna di Filippino Lippi agli Uffizi.

Interessante documentazione della vita all'interno dello Spedale è l'affresco di Bernardino Poccetti, nell'ex refettorio delle donne, raffigurante la Strage degli Innocenti e scene della vita dei neonati.

Vita nell'ospedale[modifica | modifica sorgente]

La ruota

L'Arte della Seta finanziava lo Spedale tramite il versamento obbligatorio di un contributo da parte dei suoi iscritti. Per la gestione era eletto uno "spedalingo", affiancato da tre "operai".

Inizialmente i fanciulli abbandonati potevano essere deposti in una pila, una sorta di conca simile a un'acquasantiera, situata sotto il porticato, sostituita successivamente da una "finestra ferrata". Nel 1660 la finestrella attraverso la quale venivano introdotti i piccoli abbandonati venne spostata all'estrema sinistra. Le madri disperate potevano così appoggiare i loro figli (i gittatelli), e suonare la campanella, facendoli entrare al riparo senza essere viste. Spesso lasciavano delle lettere o dei "segnali" di riconoscimento insieme ai neonati. Molto frequentemente si trattava di medaglie spezzate a metà, con le quali si sperava, presentando l'altra metà, di ottenere un ricongiungimento con i figli in tempi migliori. La notte del 3 giugno 1875 la ruota venne definitivamente murata.

Bernardino Poccetti, Strage degli innocenti (dettaglio), 1610

Nel 1448, a tre anni dall'apertura, i registri riportano 260 piccoli ospiti; nel 1560 erano diventati 1320 e nel 1681 più di tremila. Per garantire un sufficiente allattamento, gli spedalinghi ricorrevano spesso alla prestazione di donne di campagna, che ricevevano i bambini in fasce in balia. Già nel 1577 venne predisposto l'allattamento artificiale tramite l'acquisto di una vacca dalla Romagna, che produceva quattro fiaschi di latte al giorno, somministrato ai bambini tramite "certi bicchierini fatti apposta col pippio".

I bambini potevano essere adottati, ma più di frequente venivano dati a famiglie affidatarie che li riconsegnavano all'età di sette anni. I maschi venivano istruiti con gli studi essenziali e poi erano mandati nelle botteghe a imparare un mestiere. Le femmine, invece, venivano spesso tenute nell'ospedale per curarne il funzionamento e per lavorare per l'Arte della Seta. Fino a 25 anni le ragazze vestivano di bianco, poi di azzurro e, al compiere dei 45, di nero.

Grande timore destavano le epidemie, che si cercava di evitare lavando i bambini con "aceti forti". Nel 1756 fu effettuato nell'ospedale il primo esperimento in Italia di vaccinazione contro il vaiolo.

Uno spaccato della vita quotidiana nell'ospedale è testimoniato dall'affresco della Strage degli Innocenti di Bernardino Poccetti che in vecchiaia, dal 1610, si stabilì nell'ospedale con la moglie in cambio della decorazione ad affresco di alcuni locali. Nella parte destra di tale affresco, conservato nel vecchio refettorio, si vede uno spaccato dell'edificio, con una donna, in fuga dalla strage, che sembra dirigersi per abbandonare il proprio figlio avvicinandosi al portico; all'interno si vedono i preparativi per il pranzo, la scuola e la preghiera davanti all'altare prima di coricarsi; in primo piano si vedono le balie che allattano i trovatelli sorvegliate da un'anziana priora, mentre all'estrema destra alcune bambine rendono omaggio al granduca Cosimo II venuto in visita, condotto dal priore Roberto Antinori e da tre dignitari tra i quali lo stesso Poccetti, in secondo piano.

Influenza nell'architettura[modifica | modifica sorgente]

Lo Spedale degli Innocenti in piazza Santissima Annunziata

L'architettura dello Spedale degli Innocenti ebbe una lunga influenza sull'architettura successiva. La tipologia di loggiato sopraelevato ed affacciato su una piazza cittadina fu ripresa fedelmente nell'Ospedale di San Paolo, sempre a Firenze, o nell'Ospedale del Ceppo a Pistoia.

Ma soprattutto in piazza della Santissima Annunziata la facciata determinò la conformazione urbana di tutti gli edifici adiacenti: dalla metà del XV secolo Michelozzo e poi Leon Battista Alberti ristrutturarono la basilica della Santissima Annunziata, aggiungendo un vestibolo porticato sulla facciata, e dal 1516 Antonio da Sangallo il Vecchio e Baccio d'Agnolo edificarono sul lato opposto della piazza un loggiato gemello, la loggia dei Servi di Maria; nel 1601 infine venne completato da Giovanni Battista Caccini il portico su tutto il lato nord, creando nella piazza un continuum prospettico che si coglieva specialmente provenendo da piazza del Duomo, percorrendo via dei Servi sulle orme della tradizionale processione che aveva luogo ogni capodanno fiorentino, il 25 marzo.

Prese invece le distanze dal loggiato brunelleschiano Leon Battista Alberti, che al posto dell'austera regolarità preferì una più ricca varietas elegante ed armoniosa. Sulle colonne infatti preferiva porre le architravi, mentre come base degli archi scelse soprattutto i pilastri, rifacendosi all'architettura imperiale romana.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

A Firenze i cognomi "Innocenti" o "Degl'Innocenti" o "Nocentini", ancora molto diffusi, sono un retaggio del cognome dato anticamente ai trovatelli. A partire dal XIX secolo invece i trovatelli ebbero, sistematicamente, cognomi di fantasia - dati da parroci, ufficiali di stato civile o dallo scrivano degli Innocenti - per evitare che ne fosse palesata l'origine.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Filippo Baldinucci, Vita di Filippo di ser Brunellesco architetto fiorentino, edizione di Niccolò Carli, Firenze 1812.
  • Elena Capretti, Brunelleschi, Giunti Editore, Firenze 2003. ISBN 88-09-03315-9
  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7212-0
  • Eugenio Battisti, Filippo Brunelleschi, Electa Editrice, Milano 1976.
  • Giovanni Fanelli, Brunelleschi, Karl Robert Langewiesche Verlag 1988. ISBN 3-7845-6162-4
  • Heinrich Klotz, Filippo Brunelleschi: The Early Works and the Medieval Tradition, Rizzoli Intl Pubns 1990. ISBN 0-8478-1211-1
  • Lucia Sandri (a cura di), Gli Innocenti e Firenze nei secoli. un ospedale, un archivio, una città, Firenze Spes, 1996.
  • Stefano Filipponi, Eleonora Mazzocchi, Ludovica Sebregondi (a cura di), Il mercante, l'ospedale, i fanciulli. Santa Maria Nuova e la fondazione degli Innocenti, Nardini Editore, Firenze 2010.
  • Gli Innocenti e la città. L'ospedale dalle origini al Granducato mediceo, "Quaderni del Mudi/2", Istituto degli Innocenti, Firenze 2008.
  • Il Rinascimento dei bambini. Gli Innocenti e l'accoglienza dei fanciulli tra Quattrocento e Cinquecento, Quaderni del Mudi/1", Istituto degli Innocenti, Firenze 2007.
  • Stefano Filipponi, Eleonora Mazzocchi (a cura di), Madri, figlie, balie. Il Coretto della chiesa e la comunità femminile degli Innocenti, "Quaderni del Nudi/3", Nardini Editore, 2010.
  • G. Di Bello, L'identità inventata. Cognomi e nomi dei bambini abbandonati a Firenze nell'Ottocento, CET, Firenze, 1993.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]