Villa medicea di Artimino

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Coordinate: 43°46′54.68″N 11°02′39.45″E / 43.781856°N 11.044292°E43.781856; 11.044292

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Ville e Giardini medicei in Toscana
(EN) Medici Villas and Gardens in Tuscany
Villa 100 camini.jpg
Tipo culturale
Criterio C (ii) (iv) (vi)
Pericolo No
Riconosciuto dal 2013
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda
Veduta del prospetto frontale
La cappelina affrescata, Passignano e Poccetti

La Villa Medicea di Artimino, chiamata anche La Ferdinanda o Villa dei cento camini, si trova su un poggio dirimpetto a quello del piccolo paese medievale di Artimino, una frazione del comune di Carmignano (Prato). Oggi è sede di congressi, ricorrenze e eventi speciali, mentre al piano interrato è stato allestito il Museo archeologico comunale.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La villa fu costruita per desiderio del Granduca Ferdinando I de' Medici. Filippo Baldinucci racconta che il granduca durante una delle frequenti battute di caccia sul Monte Albano, si fosse fermato proprio su questo poggio, in compagnia dell'ormai anziano architetto Bernardo Buontalenti, e colpito dalla suggestione del luogo, avesse espresso il desiderio di far costruire proprio in quel luogo una villa per sé e per la sua corte.

La villa venne costruita in soli quattro anni, dal 1596 al 1600 ed è un capolavoro della maturità del celebre architetto; rappresenta una summa stilistica delle altre ville medicee e ne chiude la stagione, completando il sistema regionale delle tenute dei Medici. L'anziano architetto, ammalato di gotta, diresse i lavori da Firenze, a riposo nella sua casa in Via Maggio, mentre sul posto operarono i suoi collaboratori Santi Maiani e Gherardo Mechini.

L'inconfondibile sagoma coronata dai numerosi camini e comignoli, domina la zona circostante come un bastione verso la gola nella quale l'Arno si serra contro il masso della Gonfolina. Senza la mediazione di un vero e proprio parco l'edificio si inserisce direttamente in un ambiente in parte boscato, in parte agricolo, imponendosi con la sua mole geometrica. Simbolicamente era il luogo per la percezione visiva dell'intero granducato, per questo Ferdinando commissionò al pittore fiammingo Giusto Utens una serie di 17 lunette con le ville medicee da collocare in un apposito salone detto appuntodelle Ville; disperse nel Novecento oggi sono riunite al Museo di Firenze com'era a Firenze, anche se tre sono perdute, mentre nella villa sono state in seguito sistemate delle copie. Attiguamente, nella sala detta delle Guerre, lo stesso pittore realizzò altrettante lunette con scene di battaglie, che sono completamente andate disperse.

La villa era la favorita di Ferdinando per il periodo estivo e al piano nobile fu fatta decorare ad affresco da Domenico Passignano e Bernardino Poccetti con soggetti mitologici e allusivi alle virtù di Ferdinando: sono ancora visibili le decorazioni del salone centrale, degli appartamenti granducali, della loggia e dalla cappella. Esisteva poi un "guardaroba", decorato da eccezionali dipinti come il Ritratto di Pietro Aretino di Tiziano, oggi presso la Galleria Palatina e il Bacco di Caravaggio, in mostra presso gli Uffizi.

Per le attività venatorie granducali, fu creato il grande Barco reale, una enorme bandita, recitata da un alto muro per circa 50 km che aveva come punto di riferimento e baricentro, proprio la villa di Artimino.

Nel 1782 la villa fu venduta dal Granduca Pietro Leopoldo di Lorena al marchese Lorenzo Bartolomei e in seguito passò per via ereditaria ai conti Passerini (1848); quindi fu venduta nel 1911 alla famiglia Maraini.

Verso il 1930 vennero approntate alcune modifiche all'architettura della villa, costruendo un nuovo scalone e ristemando il giardino.

Nell'autunno del 1944 la villa fu gravemente danneggiata dalle artiglierie militari, ma il restauro fu tempestivo e venne terminato già nella primavera del 1945.

Nel fattempo si contarono altri passaggi di proprietà. Nel 1979 la famiglia Riva effettuò una vendita all'incanto che disperse gli arredi e i dipinti della villa. Oggi ospita un centro congressuale ed alberghiero, mentre nei sotterranei è stato ricavato il Museo Archeologico Comunale di Artimino.

L'architettura[modifica | modifica sorgente]

La scalinata

La villa è composta da un solido corpo centrale con due lunghe facciate simmetriche e quattro bastioni sporgenti agli angoli, due alti fino al tetto (dal lato occidentale, verso la campagna) e due tagliati al primo piano in modo da creare due terrazze (sul lato verso la città).

Nell'architettura della villa Buontalenti ripropone l'immagine di semplicità delle ville di un secolo prima, con semplici superfici murarie intonacate, pur tuttavia con una tensione tra vuoti e pieni che rivela l'appartenenza al periodo manierista.[1]

Sulla facciata principale si trova uno scalone sospeso, realizzato nel 1930, che raggiunge una loggetta con le quattro colonne doriche al piano nobile tramite un arco rampante, e, più in basso, si divide in due rampe simmetriche curvate. L'architetto Enrico Lusini la realizzò basandosi su un disegno originale del Buontalenti e distrusse una originaria scala a rampa unica.

Anche il muro esterno eretto per ricavare un giardino non è coerente con il progetto iniziale che prevedeva un rapporto diretto tra architettura e paesaggio circostante, intenzionalmente progettato senza mediazione alcuna.

Architettonicamente interessante è anche la Paggeria, che si trova a destra della villa, vicino agli scavi archeologici che hanno messo in luce un'area sacra appartenente ad un abitato etrusco. Si tratta di un edificio caratterizzato da un portico ad archi ribassati al piano terra e da un loggiato architravato al piano primo, e che è attribuito allo stesso Buontalenti. Oggi ospita un albergo e ristorante. Poco distante un edificio colonico, rimaneggiato, che riprende il portico della paggeria e che è anch'esso attribuito al Buontalenti.

La sala delle ville[modifica | modifica sorgente]

Belvedere con Pitti, lunetta affrescata (1599-1602)

Tra il 1599 e il 1602 l'artista fiammingo Giusto Utens dipinte le 17 famose lunette delle ville medicee, che con precisione calligrafica e con una inconsueta prospettiva "a volo d'uccello", decoravano la cosiddetta Sala delle Ville.

Queste rappresentazioni, tutt'oggi celebri per il loro aspetto piuttosto fiabesco e idilliaco, erano un vero e proprio catalogo catastale con il quale il granduca controllava le sue proprietà principali sparse in tutta la Toscana, analogamente alle sale con le carte geografiche affrescate che si possono ammirare in molti palazzi di governo. Per i ricercatori moderni insostituibile è il loro valore di documento dell'epoca e rappresentano un punto di riferimento obbligato per qualsiasi studio sulle ville medicee.

La sala era composta da tre lunette sulla parete frontale, sei su ciascuna parete laterale, e due sulla parete con l'ingresso, dove il portale occupava lo spazio di una lunetta. La loro rimozione risale probabilmente al periodo della vendita di Pietro Leopoldo (1782), e probabilmente vennero mantenute nelle collezioni granducali per il loro valore topografico. In quell'occasione tre andarono disperse (così come le 17 lunette dell'attigua Sala delle Guerre, mai più ritrovate), e dopo vari passaggi approdarono a una degna collocazione all'interno del Museo topografico di Firenze com'era a Firenze, in deposito permanente della soprintendenza.

Rappresentano la Villa del Trebbio, di Cafaggiolo, di Castello, La Petraia, La Magia, Palazzo Pitti e Boboli, Lappeggi, Poggio a Caiano, Montevettolini, Seravezza, Marignolle, Collesalvetti, L'Ambrogiana e Pratolino.

Ad Artimino vennero in seguito inserite delle copie e, verso i primi del Novecento, vennero arbitariamente reintegrate con tre vedute riprese da stampe settecentesche non in prospettiva a volo d'uccello, con Careggi, Cerreto Guidi e Poggio Imperiale. Forse una lunetta rappresentava Artimino stessa. Le vedute novecentesche sono andate disperse ed oggi la sala è decorata da semplici riproduzioni degli affreschi delle ville più antichi.

Il Museo archeologico comunale[modifica | modifica sorgente]

Il grande cratere etrusco decorato a figure rosse

Il Museo Archeologico Comunale fu fondato nel 1983 per ospitare i più importanti materiali di scavo rinvenuti nel comune di Carmignano. Ampliato in due successive riprese, nel 1987 e nel 1992, è stato a lungo nei sotterranei della villa medicea, mentre oggi è stato riallestito nel borgo di Artimino, nelle antiche stalle granducali, addossate all'esterno della cinta muraria.

Vanta una collezione di reperti soprattutto etruschi che sebbene piccola, è composta da alcuni pezzi di straordinario pregio e di grande interesse scientifico perché in alcuni casi sono i ritrovamenti più a settentrione nel loro genere e quindi in un certo senso delimitano l'area di influenza etrusca conosciuta per alcune tipologie di oggetti e materiali. In effetti la scoperta di una città etrusca ad Artimino rappresenta una tappa importante nella conoscenza della presenza etrusca a nord dell'Arno. L'area del Montalbano doveva rappresentare una zona di transito tra l'Etruria interna e gli insediamenti etruschi oltrappenninici (come Marzabotto) e con quelli sub-appenninici posti nell'area pedecollinare sul bordo della piana fiorentina (come Fiesole). Oggi la consapevolezza di una presenza etrusca, non occasionale o di transito, nella Toscana settentrionale si è consolidata con la scoperta dell'insediamento urbano di Gonfienti.

I reperti del museo coprono un arco cronologico che va dal VII secolo a.C. alla prima età romana imperiale, e provengono dall'area urbana di Artimino e dalle necropoli di Prato Rosello, e di Comeana (Tombe di Boschetti e Tumulo di Montefortini). Lungo le pareti sono allineate alcune steli e cippi arcaici, oltre a delle urnette cinerarie del periodo ellenistico.

I migliori reperti appartengono al Tumulo di Montefortini ed alla Tomba dei Boschetti, tra i quali un elegante incensiere in bucchero a traforo, scelto come simbolo del museo, e uno splendido corredo per il cerimoniale del vino, con un grande cratere per la mescita, decorato a figure rosse con personaggi legato ai riti dionisiaci iniziatici, in ottime condizioni di conservamento, e il corrispettivo servizio da simposio in bronzo, con tutta una serie di contenitori e strumenti per la preparazione, il filtraggio e il servizio del vino.

Più recente è la sala che ospita una riproduzione della Tomba del Guerriero, dove sono stati trovati gli oggetti esposti in una vetrina, tra i quali la spada e la lancia in ferro.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Renato Barilli, Maniera moderna e manierismo, 2004.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Video sulla Villa di Artimino
  • Isabella Lapi Ballerini, Le ville medicee. Guida Completa, Giunti, Firenze 2003.
  • Daniela Mignani, Le Ville Medicee di Giusto Utens, Arnaud, 1993.
  • Bruno Zevi, Architettura in nuce, Istituto per la Coll. Culturale, Venezia - Roma, 1960.

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