Piero il Fatuo

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Signoria di Firenze
De' Medici
Coat of arms of the House of Medici.svg

Cosimo il Vecchio
Piero il Gottoso
Lorenzo il Magnifico
Piero il Fatuo
Giovanni, papa Leone X
Giuliano, duca di Nemours
Figli
Lorenzo, duca di Urbino
Figli
Giulio, papa Clemente VII
Ippolito
Figli
Alessandro, duca di Firenze
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Agnolo Bronzino, ritratto di Piero de' Medici detto il Fatuo

Piero di Lorenzo de' Medici, detto il Fatuo o lo Sfortunato (Firenze, 15 febbraio 1472Garigliano, 28 dicembre 1503), è stato un politico e militare italiano, figlio primogenito di Lorenzo de' Medici e Clarice Orsini e quindi fratello di Giovanni de' Medici futuro Papa Leone X.

Giovinezza ed educazione[modifica | modifica wikitesto]

Piero fu figlio di Lorenzo il Magnifico e di Clarice Orsini. Benché il giovane fosse stato educato sin dall'infanzia per succedere al padre come Signore di Firenze e direttore del Banco di famiglia e nonostante i notevolissimi precettori per lui scelti come Agnolo Poliziano prima e (dopo uno scontro tra il Poliziano e Clarice) Bernardo Michelozzi poi[1], dimostrò di non avere talento per tali ruoli, essendo privo di carisma e dotato di un carattere arrogante e indisciplinato. Infatti, in occasione di una visita del signore di Bologna Giovanni Bentivoglio a Firenze nel 1485, il giovane Piero fu criticato dal politico filomediceo Niccolò Michelozzi per l'eccessiva ricchezza d'abiti e costumi, cosa che poteva suscitare fastidio negli altri magnati fiorentini.[1]. Negli anni seguenti (1486-1492), il giovane Medici accolse per conto del padre il cardinale Giuliano della Rovere e nel 1489 andò come ambasciatore a Milano in occasione del matrimonio del giovane duca Gian Galeazzo Maria Sforza e Isabella d'Aragona.[1]

Il Governo (1492-1494)[modifica | modifica wikitesto]

Insuccessi diplomatici e crisi interne[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte del padre, avvenuta l'8 aprile del 1492, Piero prese il comando della città molto facilmente, come avvenne per Lorenzo all'indomani della morte del padre Piero il Gottoso nel 1469. Il carisma e l'abilità con cui il padre ottenne il controllo della vita politica fiorentina giovò infatti a Piero, giovane ventunenne privo di qualsiasi abilità e sensibilità politica. La prova della sua inettitudine, Piero la diede pochi mesi dopo la sua ascesa al potere. Il giovane Medici tentò invano d'ottenere un'alleanza con Rodrigo Borgia, appena asceso al soglio pontificio col nome di papa Alessandro VI, in occasione del suo viaggio a Roma nel novembre del 1492 per rendergli omaggio.[1] Rodrigo Borgia non prestò infatti alcuna attenzione alla proposta di matrimonio tra sua figlia, Lucrezia Borgia, e il fratello di Piero, Giuliano duca di Nemours. Ancor più deleteria fu la politica interna: l'ostentato clientelismo politico suscitò varie congiure all'interno di Firenze, delle quali la più sorprendente fu quella organizzata dai suoi cugini, membri del ramo detto dei popolani. Per questo motivo, furono espulsi nella primavera del 1494.[1] Per quanto concerne la politica culturale promossa dai suoi avi, Piero si segnalò per il disinteresse che manifestò verso ogni forma di cultura. Benché non fosse un ignorante, il giovane Medici non ebbe buoni rapporti con gli artisti patrocinati dal padre, tra cui in particolare Michelangelo Buonarroti. Si racconta che il giovane Medici avesse così poca considerazione per l'artista prediletto dal padre da ordinargli, durante la grande nevicata del 20 gennaio 1494, di realizzare una statua di neve.[2]

Ritratto come fanciullo nella Cappella Sassetti, Consegna della regola, Domenico Ghirlandaio

La discesa di Carlo VIII[modifica | modifica wikitesto]

Dopo questo breve periodo di relativa calma, il fragile equilibrio pacifico tra gli stati italiani, faticosamente costruito da Lorenzo il Magnifico, crollò con la decisione del re Carlo VIII di Francia di attraversare le Alpi con un esercito per prendere il Regno di Napoli sul quale vantava diritti ereditari (1494). Tutti gli stati italiani videro con grande apprensione la discesa di un così grande esercito per la penisola e a Firenze tutti gli occhi erano puntati su come si sarebbe comportato Piero con un ospite tutto sommato non ostile, ma anche così ingombrante.

La fortezza di Sarzana. Per l'arrendevolezza con cui Piero la cedette a Carlo VIII di Francia, il 9 novembre 1494 scoppiò una grande rivolta antimedicea a Firenze, cacciando la famiglia e dando inizio al "secondo esilio" (il primo fu quello del 1433).

Al momento di attraversare la Toscana, dove doveva lasciare delle truppe di retroguardia che garantissero le comunicazioni, Piero tentò la via della neutralità. Quando l'esercito francese entrò nei territori della Repubblica fiorentina, per non scatenare una guerra forse persa in partenza, Piero fu costretto alla resa: una resa però incondizionata, alla quale Piero non pose nessuna condizione e accettò tutto quello che Carlo chiedeva. Fu così che il francese ottenne il libero passaggio in terra di Toscana, oltre a quattro piazzeforti in zone di confine e strategiche (come la fortezza di Pietrasanta, per il cui controllo si erano date battaglia fino allo stremo Lucca, Pisa e Genova). Tutto questo verso la fine di ottobre.[1] I cronisti più oppositori ai Medici riportarono anche di come Piero si sarebbe inginocchiato davanti al re baciandogli le babbucce, una notizia forse frutto di eccessiva fantasia denigratoria, ma comunque ebbe l'effetto di infiammare a Firenze la folla.

L'esilio (1494-1502)[modifica | modifica wikitesto]

La cacciata[modifica | modifica wikitesto]

Saputo dell'atteggiamento più o meno servile di Piero, Fra Girolamo Savonarola (già nemico dei Medici) e il partito antimediceo aspettavano da tempo una scintilla per far scattare una rivolta popolare da lungo tempo coltivata attraverso le infuocate prediche del frate domenicano, ormai non più frenabile dalla personalità carismatica di Lorenzo il Magnifico. I fiorentini, sobillati, si rivoltarono il 9 novembre[1] e saccheggiarono il Palazzo Medici in via Larga e restaurarono la Repubblica, corretta nel senso di una maggiore presenza popolare e di una spiccata teocrazia da Savonarola (fu per esempio dichiarato Gesù Cristo Re unico di Firenze). La statua della Giuditta di Donatello fu in quell'occasione tolta da una fontana del palazzo mediceo e collocata solennemente in Piazza della Signoria a simbolo della tirannia scacciata dal popolo. Il ramo principale della famiglia Medici fu esiliato, mentre il ramo secondario, schieratosi con i rivoltosi, fu richiamato in patria e prese il nome di Popolano per distinguersi dagli odiati parenti (Lorenzo il Popolano e suo fratello Giovanni avrebbero forse voluto con questo gesto accattivarsi i cittadini e farsi magari eleggere a loro volta signori della città).

Esilio e morte[modifica | modifica wikitesto]

Piero in un primo momento si rifugiò a Venezia con la famiglia, grazie all'intervento di Philippe de Commines. Dopo vari anni in cui tentò di entrare a Firenze con la forza, appoggiandosi ora a Siena, ora a Venezia, ora ai francesi, Piero nel 1501 venne nominato governatore di Cassino e del suo distretto, da Luigi XII di Francia,[3] per questo si trovò coinvolto nelle guerre tra spagnoli e francesi per il controllo del regno di Napoli e con esso il feudo di Montecassino. Durante uno spostamento di battaglia dell'esercito francese, al quale Piero il Fatuo si era unito, la sua imbarcazione, molto pesante per il carico di armi, si rovesciò facendolo annegare nel fiume Garigliano, nei pressi di Cassino.[1]

Sepoltura[modifica | modifica wikitesto]

Venne sepolto nell'abbazia di Montecassino 1503, di cui suo fratello, il cardinale Giovanni de' Medici (futuro papa Leone X) era abate[1]. Tempo dopo il futuro papa Clemente VII allora ancora cardinale ne commissionò un monumento funebre a Francesco da Sangallo situato all'interno della Basilica dell' abbazia di Montecassino.[3]

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Sposò nel 1488 Alfonsina Orsini, parente di sua madre e da essa ebbe quattro figli:

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Piero de' Medici Padre:
Lorenzo de' Medici
Nonno paterno:
Piero de' Medici
Bisnonno paterno:
Cosimo de' Medici
Trisnonno paterno:
Giovanni di Bicci de' Medici
Trisnonna paterna:
Piccarda Bueri
Bisnonna paterna:
Contessina de' Bardi
Trisnonno paterno:
Alessandro de' Bardi
Trisnonna paterna:
Emilia Pannocchieschi dei Conti di Vernio
Nonna paterna:
Lucrezia Tornabuoni
Bisnonno paterno:
Francesco Tornabuoni
Trisnonno paterno:
Simone Tornabuoni
Trisnonna paterna:
 ?
Bisnonna paterna:
Selvaggia degli Alessandri
Trisnonno paterno:
Maso degli Alessandri
Trisnonna paterna:
Nanna Cavalcanti
Madre:
Clarice Orsini
Nonno materno:
Jacopo Orsini, signore di Monterotondo
Bisnonno materno:
Orso Orsini, signore di Monterotondo
Trisnonno materno:
Francesco Orsini, signore di Monterotondo
Trisnonna materna:
Costanza Annibaldeschi
Bisnonna materna:
Lucrezia Conti
Trisnonno materno:
Ildebrandino Conti
Trisnonna materna:
Caterina di Sangro
Nonna materna:
Maddalena Orsini dei signori di Bracciano
Bisnonno materno:
Carlo Orsini, signore di Bracciano
Trisnonno materno:
Giovanni Orsini, signore di Galera
Trisnonna materna:
Bartolomea Spinelli
Bisnonna materna:
Paola Orsini dei conti di Tagliacozzo
Trisnonno materno:
Giacomo Orsini, conte di Tagliacozzo
Trisnonna materna:
Isabella Marzano
Predecessore Signore di fatto di Firenze Successore
Lorenzo il Magnifico 1492-1494 Girolamo Savonarola

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i Piero de Medici nell'Enciclopedia Treccani.
  2. ^ Piero de Medici e Michelangelo.
  3. ^ a b Mariano Dell'Omo, MONTECASSINO un'abbazia nella storia, Arti Grafiche Amilcare Pizzi S.p.A., 1999, p. 462, ISBN 88-8256-506-8.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mariano Dell'Omo, MONTECASSINO un'abbazia nella storia, Arti Grafiche Amilcare Pizzi S.p.A., 1999 ISBN 88-8256-506-8.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 46635701 LCCN: nr93027978