Caterina de' Medici
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| Caterina de' Medici | ||
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| Caterina de' Medici, dipinto di François Clouet (1555) | ||
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| Regno | 10 giugno 1547 - 10 luglio 1559 | |
| Incoronazione | 10 giugno 1549, Saint-Denis | |
| Predecessore | Eleonora d'Asburgo | |
| Successore | Maria Stuart | |
| Nome completo | Caterina Maria Romula di Lorenzo de' Medici | |
| Altri titoli | Contessa d'Auvergne Duchessa d'Urbino Reggente al trono di Francia |
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| Nascita | Firenze, 13 aprile 1519 | |
| Morte | Castello di Blois, 5 gennaio 1589 | |
| Luogo di sepoltura | Abbazia di Saint-Denis | |
| Casa reale | Medici | |
| Padre | Lorenzo II de' Medici | |
| Madre | Madeleine de La Tour d'Auvergne | |
| Consorte | Enrico II di Francia | |
| Figli | Francesco Elisabetta Claudia Luigi Carlo Enrico Margherita Francesco Vittoria e Giovanna |
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| « Era lei che faceva tutto, e il re non muoveva paglia senza che lei lo sapesse. » | |
Caterina Maria Romula di Lorenzo de' Medici, meglio nota come Caterina de' Medici (Firenze, 13 aprile 1519 – Castello di Blois, 5 gennaio 1589), fu regina consorte di Francia dal 1547 al 1559 come sposa di Enrico II di Francia.
Figlia di Lorenzo II de' Medici, duca d'Urbino, e di Madeleine de la Tour d'Auvergne, nelle sue vene scorreva sangue francese e italiano. Sembra che il nome Caterina le sia stato dato in memoria di Caterina Sforza, la madre di Giovanni dalle Bande Nere, il quale aveva sposato Maria Salviati, riunendo così i due rami della famiglia Medici. Il suo bisnonno paterno era Lorenzo il Magnifico e il papa Leone X, quindi, era suo prozio.
All'età di quattordci anni venne data in sposa al futuro Enrico II di Francia. Fu madre dei re Francesco II, Carlo IX, Enrico III e delle regine Elisabetta (regina di Spagna) e Margherita (regina di Navarra e di Francia). Prima regina poi Reggente di Francia, Caterina de' Medici è una figura emblematica del XVI secolo. Il suo nome è legato alle guerre di religione contro le quali ha lottato tutta la sua vita. Sostenitrice della tolleranza civile, tentò numerose volte di seguire una politica di conciliazione con l'aiuto dei propri consiglieri, fra cui il celebre Michel de l'Hôspital.
Una leggenda nera che la perseguita da tempo immemorabile ne ha fatto una persona austera, attaccata al potere e persino malvagia. Caterina de' Medici è stata poco a poco rivalutata dagli storici che oggi riconoscono in lei una delle più grandi regine di Francia. Il suo ruolo nel massacro della notte di San Bartolomeo tuttavia contribuisce ancora oggi a farne una figura controversa.
Indice
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[modifica] Biografia
[modifica] La giovinezza
Caterina Maria Romula di Lorenzo de' Medici nacque a Firenze il 13 aprile 1519. Qualche giorno dopo la bambina rimase orfana di entrambi i genitori. Ancora in fasce venne portata a Roma dove venne inizialmente affidata alla nonna paterna, Alfonsina Orsini e alla morte di quest'ultima subentrarono le zie della bimba: Lucrezia Salviati e Clarice Strozzi.[2]
Nel 1523 suo zio venne eletto Papa con il nome di Clemente VII: per il Pontefice la bambina rappresentava un'importante pedina politica. A sei anni la bambina venne riportata Firenze assieme ai due cugini Alessandro e Ippolito, due giovani Medici illegittimi.[3] Nel 1529, dopo la discesa dei Lanzichenecchi e il saccheggio di Roma, Caterina venne presa in ostaggio dai fiorentini che si erano ribellati alla famiglia Medici. La città venne però presa d'assedio dalle truppe pontificie.
Caterina lasciò nuovamente Firenze e ripartì per Roma, sotto stretto ordine dello zio, dove riscosse un grande successo in società; la sua attrazione per le cose belle e raffinate, e la sua accurata educazione la resero assai piacevole ai nobili romani. Pure il Papa, sinceramente affezionato a lei, la teneva in grande considerazione.[4] In questo periodo, Caterina apprese che erano in corso delle trattative per il suo matrimonio. Alla fine, dopo aver ponderato a lungo sulla sua decisione, il Pontefice scelse Enrico di Valois, secondogenito di Francesco I come sposo di Caterina.
[modifica] Il matrimonio di Caterina
Clemente VII accompagnò la nipote a Marsiglia dove si sarebbe svolta la cerimonia nuziale. Caterina si innamorò immediatamente,[5] quest'ultimo invece distolse lo sguardo dalla ragazzina dalla non eclatante bellezza: la fiorentina era tracagnotta, magra, aveva il viso rotondo, gli occhi sporgenti e le labbra grosse.[5] Il matrimonio celebrato il 28 ottobre ed organizzato da Francesco I fu splendido: la sposa apparve con indosso un veste di broccato d'oro su un cavallo coperto da un manto d'argento.[5] Verso mezzanotte, dopo un grandioso banchetto, la giovane coppia si ritirò nella camera nuziale: il matrimonio venne consumato la prima notte di nozze. Sia il re che il Papa, dopo aver constatato che il matrimonio era stato consumato ritennero l'accordo concluso.
A Parigi finì presto la felicità. L'aristocrazia iniziò a lamentarsi di quella che veniva definita da tutti una misera mesalliance. La giovane Medici imparò in fretta sia le abitudini di corte, che un francese impeccabile (l'unico neo rimase un leggero accento italiano nella pronuncia che contribuiva a ricordare che fosse una "straniera"[6]), si mostrò allegra, compiacente, affettuosa, modesta ed obbediente.[7] Caterina riuscì anche a stabilire un'ottima intesa con le altre donne della famiglia reale: con la regina Eleonora, con la colta Margherita di Navarra, sorella del re e con la cognata Margherita di Francia. Allo stesso modo, riuscì a farsi benvolere da Francesco I che rimase conquistato dall'attaccamento che gli dimostrava Caterina concedendole di entrare nella sua cerchia di favoriti.[7]
La morte di papa Clemente VII il 25 settembre 1534 minò ulteriormente la fragile posizione di Caterina alla corte di Francia: il successivo pontefice, Paolo III ruppe l'alleanza con la Francia e rifiutò di pagare l'enorme dote di Caterina.[8]
[modifica] Delfina di Francia
A differenza della restante famiglia reale, il principe Enrico non mostrò alcun interesse per la moglie, cominciando anzi a mostrare amore per Diana di Poitiers.
La posizione di Caterina si aggravò ulteriormente quando la morte inaspettata del Delfino Francesco, fece di Enrico e Caterina gli erede al trono francese. A quel punto anche la disparità di condizione tra i due sposi apparve ancora più scandalosa poiché Caterina non era di origine nobile, ma "soltanto" una Medici.[7]
La situazione divenne ancora più opprimente quando nel 1537 Enrico, in Italia per cercare di conquistare il ducato di Milano, fece un figlia con una fanciulla italiana.[9] La notizia dilagò a corte e Caterina venne indicata come unica responsabile della sterilità della giovane coppia. La giovane Medici si vide perduta perché «non pochi tentano di persuadere il re e il Delfino, suo marito, a ripudiarla perché necessario assicurare alla Francia la discendenza regale» scrisse Bratôme.[10] Caterina venne però inaspettatamente aiutata da Diana di Poitiers e Anne d'Étampes, l'amante di Francesco I, le quali la appoggiarono solamente per scopi personali.[11] Conscia del precario equilibrio in cui si trovava, Caterina chiese aiuto al re che le dette il suo appoggio: «Figlia mia, dio ha voluto che voi foste mia nuora e la mogli del delfino, io non voglio diversamente».[12]
Mentre il rapporto fra il Delfino e Diana di Poitiers cessò di essere platonico, Caterina cominciò a frequentare alchimisti per guarire dalla sua sterilità.[13] Infine Diana di Poitiers le consigliò di consultarsi con il medico di corte, Jean Fernel che individuò un'anomalia fisica nell'organo sessuale di Caterina. Seguendo i consigli del medico Caterina rimase finalmente incinta.
Il 19 gennaio a Fontainebleau Caterina dette alla luce un figlio maschio che venne battezzato Francesco. Dopo il primo parto ne sarebbero seguito ben nove. Dei dieci figli di Caterina, solo sette sopravvissero all'infanzia e non sempre in buone condizioni di salute.[14] Nei tempi successivi, fino alla morte, Francesco I dette ascolto con sempre maggior interesse le idee della nuora riguardo gli affari di stato. Alla morte del monarca per il quale nutriva un'incondizionata ammirazione e amicizia, Caterina si addolorò molto.[15]
[modifica] Regina di Francia
Alla morte di Francesco I, Caterina ottenne dal marito la possibilità di elargire gratifiche e posizioni privilegiate a tutti gli amici fiorentini che l'avevano seguita in Francia.[16] L'unico cruccio della regina rimase Diana di Poitiers che venne insignita di tutti gli onori ed accrebbe sempre di più il proprio ascendente sul re, ottenendo anche l'incarico di educare i figli dei sovrani.[17] L'amante cominciò però a diffidare sempre di più dell'ostentata riservatezza e sottomissione che mostrava Caterina e così, temendosi un po' reciprocamente le due donne cercarono di ottenere ciò che volevano mostrando in pubblico un rapporto quasi civile, che a corte non mancava di destare stupore.[18]
Nel suo nuovo ruolo di regina, Caterina si dedicò soprattutto all'arte, dedicandosi alle ricette dei convivi, alle danze e soprattutto all'utilizzo dei profumi esclusivamente creati per lei.[19] Il 10 giugno 1549, Caterina venne consacrata regina di Francia nella basilica di Saint-Denis. Pure in questa occasione Diana, fu in una posizione di primissimo piano durante tutta la cerimonia. Sei giorni dopo Caterina affianca il marito nell'ingresso trionfale a Parigi dove la coppia reale viene accolta con gioia dalla popolazione.[20]
A partire dal 1552, Enrico II riprese le guerre nell’est del regno contro Carlo V. Durante questo periodo, Caterina venne nominata reggente e controllò l'approvvigionamento e i rinforzi delle armate con l'aiuto del conestabile Anne de Montmorency.[21] Dopo la disfatta di San Quintino, su ordine del re Caterina si recò personalmente al consiglio municipale di Parigi, per chiedere di dare soldi e uomini per continuare la campagna in Italia, ottenendoli. [22] Dopodiché la sovrana tornò nuovamente in ombra, astenendosi dall’entrare in fazioni o intrighi, ma ormai la sua figura era cambiata agli occhi del re e l’importanza di Caterina aumenterà come viene dimostrato dalla sempre maggiore attenzione degli artisti verso di lei.[23]
La situazione politica si ristabilì nel 1558: a gennaio venne riconquistata Calais e in aprile vennero celebrata le nozze del Delfino con Maria Stuart.[24] Un anno dopo venne firmata la pace di Cateau-Cambrésis. Questo trattato tuttavia fece sì recuperare alla Francia i territori persi durante la guerra, ma le fece rinunciare a tutti i possedimenti nella penisola italiana. Scrisse Bratôme: «Con un tratto di penna dovemmo rendere tutto, furono imbrattate e annerite con quattro gocce d’inchiostro tutte le nostre belle vittorie passate.»[25]
Il 10 luglio 1559 Enrico II morì in seguito ad una ferita all'occhio, ricevuta durante una giostra contro Gabriel de Montgomery, organizzata in occasione del matrimonio della figlia Elisabetta con Filippo II di Spagna, celebrato per procura in quei giorni. Caterina, per manifestare il proprio dolore, assunse un lutto strettissimo decidendo di vestirsi di nero esprimendo in tal modo che piangeva la morte del "marito" e non quella del "re" (all'epoca infatti il lutto regale si esprimeva solitamente con il bianco).[26] Secondo le usanze dell'epoca Caterina per esprimere il suo lutto scelse un simbolo: una lancia spezzata e un motto, Lacrymae hinc, hinc dolor: «Da qui le mie lacrime, da qui il mio dolore».
[modifica] Il regno di Francesco II
All'ascesa al trono di Francesco II, Caterina de' Medici intervenne solamente nella ridistribuzione dei favori reali. Recuperò i gioielli della corona che Enrico II aveva donato a Diana di Poitiers e le fece restituire il castello di Chenonceau in cambio di quello a Chaumont. Decise di non opporsi ai Guisa che dal giorno stesso della morte di Enrico II, con un colpo di stato avevano assunto di fatto la direzione del governo: «I Guisa si comportano da re» osservò in quei giorni l'ambasciatore inglese.[27]
Il giovane re era completamente infatuato della giovane moglie Maria Stuart, la quale, nipote dei Guisa, era uno straordinario asso nella manica per le ambizioni della casata lorenese che grazie a lei riusciva a sottrarre il re dall'autorità materna e di godere della sua fiducia: Caterina aveva da sempre diffidato dei Guisa e della nuora.[28] Caterina ebbe però l'accortezza di dissimulare i propri sentimenti e trattò la nuora come una regina: si eclissava dinanzi a lei, almeno in pubblico e le offrì pure le bellissime perle che ella aveva portate in dote al momento del matrimonio.[29]
Nel frattempo, aumentarono i conflitti fra la casata Borbone, alleata ai protestanti e quella dei Guisa. Le contese, mutate in sanguinosi complotti, raggiunsero l'apice nella "congiura di Amboise". Il colpo di stato, imputato ai Borbone, diretto contro i Guisa e la famiglia reale fallì e venne represso nel sangue.[30] Il massacro seguito alla congiura sgomentò l'intera Francia e Caterina sconcertata decise, nel suo ruolo (mai confermato[31]) di reggente, di convocare gli Stati Generali a Orléans. L'assemblea mai convocata nei due regni precedenti, si sarebbe tenuta il 13 dicembre 1560. Ma il 5 dicembre 1560, Francesco II che aveva sempre avuto una salute malferma morì per un ascesso cerebrale.[32] La morte di Francesco II pose realmente fine allo strapotere dei Guisa e Maria Stuart venne costretta dalla regina madre a tornare in Scozia per sistemare la grave crisi religiosa che si stava verificando.[33]
[modifica] Il regno di Carlo IX
[modifica] La reggenza
Caterina riuscì ad ottenere il beneplacito dei cugini del giovane Carlo IX, Antonio di Borbone e da suo fratello il principe di Condé, in cambio della liberazione di quest'ultimo che era stato arrestato e condannato a morte per tradimento, e si fece riconoscere reggente dal Consiglio privato della corona e dai principi del sangue.[34]
Il 13 dicembre, la regina madre espresse il suo pensiero politico di tolleranza religiosa davanti agli Stati Generali. E nonostante la disapprovazione sia dei cattolici che dei protestanti, Caterina perseverò nella sua scelta di conciliazione, ispirata dalle opere di Erasmo da Rotterdam.[35] Spronata dal cancelliere Michel de l'Hôspital convocò i capi di entrambe le dottrine per cercare una soluzione, ma il "Colloquio di Poissy" fu un fallimento.
Il 17 gennaio 1562 Caterina promulgò l'Editto di gennaio che costituì una vera rivoluzione: l'editto autorizzava la libertà di coscienza e di culto per i protestanti, a condizione che questi restituissero tutti i luoghi di culto di cui si erano appropriati. L'Editto di gennaio tuttavia non ebbe successo e il 1° marzo 1562, avvenne la strage di Wassy. Le versioni dello svolgimento dei fatti riportate da fonti cattoliche e protestanti divergono. L'unica cosa certa è che il duca di Guisa e i suoi uomini uccisero tra le cinquanta e sessanta persone e ferendone un centinaio.[36] Mentre il Guisa venne accolto a Parigi come un salvatore, sia i cattolici che i protestanti utilizzarono il massacro come mezzo di propaganda. Iniziarono così le guerre di religione che sarebbero durate trentasei anni.
La prima guerra di religione cominciò nel 1562. Il principe di Condé e l'ammiraglio de Coligny si allearono con l'Inghilterra ed altre nazioni estere e sollevarono contro i cattolici un esercito, con il quale conquistarono varie città. Inizialmente Caterina cercò un compromesso, ma infine fece creare un esercito, capitanato dal duca di Guisa, per salvare il trono del figlio.[37] Partecipò ella stessa all'assedio di Rouen, città conquistata dai calvinisti, che grazie a lei capitolò.[38] Durante l'assedio morì Antonio di Borbone che combatteva a fianco della regina madre. Tempo dopo, una spia ugonotta, su ordine di Coligny, uccise il duca di Guisa che stava tenendo d'assedio Orleans. L'accaduto scosse Caterina: la reggente comprese che sarebbe potuto accadere a lei o ai suoi figli.[39]
Il 19 maggio 1563 venne pubblicato a Parigi l'editto di Amboise, con il quale si pose fine al conflitto. La pace venne stipulata dal principe di Condé e dal conestabile de Montmorency: «la pace è fatta, sono certo che la troverete conveniente» scrisse il conestabile a Caterina.[40] Caterina tuttavia non si fece illusioni su questa pace: «È un tirarsi indietro per spiccare meglio il salto!» dichiarò.[41] Dopo la pace, Caterina riuscì a riconquistare Le Havre, città che era stata data in pegno dall'ammiraglio di Coligny e il principe di Condé a Elisabetta d'Inghilterra, che li aveva aiutati durante la guerra. Questo scontro riuscì a riunire i cattolici e i protestanti in un sentimento nazionale.[42] Le Havre venne presa d'assalto e si arrese il 30 luglio e il giorno dopo la reggente e il re suo figlio entrarono in città per essere acclamati: «Fu la rivincita della fiorentina» scrisse Chantonnay, l'ambasciatore spagnolo.[43]
[modifica] Il proseguimento della politica di tolleranza
Il 15 agosto 1563 Carlo IX dichiarato maggiorenne, si affrettòi a dire che il governo dello Stato apparteneva a sua madre. Dopo la dichiarazione della maggiore età del figlio, Caterina decise di intraprendere con il figlio un lungo e impegnativo viaggio (che sarebbe durato oltre due anni) in tutta la Francia, con lo scopo di unificare la nazione attorno al re.[44] La corte partì da Parigi il 30 gennaio 1564: durante questo viaggio Caterina e la sua corte visitarono le più importanti città francesi, alcune delle quali non avevano mai ricevuto la visita di un sovrano. Grazie al viaggio, Caterina poté incontrare le sue figlie Claudia ed Elisabetta. Quest'ultima, sposa del re di Spagna, incontrò la madre a Bayonne.[45] Filippo II non volle incontrare Caterina, mandando invece il duca d'Alba che si permise addirittura di consigliare alla regina madre di epurare la corte da tutti i protestanti.[46]
Nel 1567 ebbe luogo la seconda guerra di religione. Fu la volta della "sorpresa di Meaux" durante la quale gli ugonotti cercarono di rapire la famiglia reale che però riuscì a rifugiarsi a Parigi. Caterina decise così di cercare un nuovo compromesso, nonostante fosse furibonda per l'umiliazione che aveva subito suo figlio, rientrato per vie traverse a Parigi.[47] Dopo uno scontro vicino Parigi, dove era stato ferito a morte, il conestabile di Montmorency spirò il 12 novembre 1567.[48] Infine si giunse alla pace: l'editto di Amboise era stabilito per intero.
Gli ugonotti turbati dalla violenza che il duca d'Alba stava perpetrando contro i ribelli protestanti nelle Fiandre, si riunirono a La Rochelle, dove vennero raggiunti dalla regina di Navarra Giovanna III, accompagnata da suo figlio Enrico. Rifiutata una mediazione da parte di Elisabetta d'Inghilterra, Caterina accettò le dimissioni di Michel de l'Hôspital, il quale nell'ultimo consiglio aveva avuto un alterco con il cardinale di Lorena.[49] Infine dopo numerose battaglie, in una delle quali morì il principe di Condé, e dopo difficili trattative venne firmata la pace di Saint-Germain che dava libertà di culto agli ugonotti. La regina madre era felice, di diverso avviso era il papa che scrisse a Carlo IX: «Questa pace che si dice conclusa tra voi e gli eretici diverrà fonte di più gravi mali per la Francia.»[50]
Finito il conflitto, Caterina riprese le trattative di matrimonio per i quattro figli che le restavano e che lei voleva accasare regalmente. Avrebbe voluto che Enrico d'Angiò sposasse la regina d'Inghilterra seppur ella avesse diciassette anni di più, ma egli si era rifiutato: Caterina allora provò ad offrire alla regina inglese l'ultimogenito, il sedicenne Francesco d'Alençon. Nel marzo 1571, Carlo IX sposò Elisabetta d'Asburgo, figlia di Massimiliano II. Caterina doveva però riconciliarsi con l'ammiraglio di Coligny e la regina di Navarra. Decise così di far sposare sua figlia Margherita al figlio della regina di Navarra, Enrico, che durante l'ultima guerra era stato nominato capo delle forze ugonotte insieme a suo cugino Enrico di Condé.
Nel 1572, Giovanna III di Navarra, giunse a Parigi su invito di Caterina per iniziare le trattative del matrimonio che furono lunghe e difficili. Giovanna richiese la conversione di Margherita al protestantesimo, ma la principessa rifiutò e la regina fu costretta a dare ugualmente il suo consenso alle nozze.[51] La regina di Navarra però non assistette al matrimonio: morì all'alba del 10 giugno 1572.[52] A luglio arrivò Enrico III di Navarra accompagnato da 800 gentiluomini ugonotti vestiti di nero per il recente lutto. L'unione esecrabile, secondo la definizione dei gesuiti, venne celebrata senza dispensa papale[53] il 18 agosto 1572 nel sagrato di fronte Notre Dame de Paris. Alle nozze non assistette alcun ambasciatore delle nazioni cattoliche.[54]
[modifica] La notte di San Bartolomeo e le sue conseguenze
La mattina del 23 agosto, un colpo d'archibugio ferì al braccio l'ammiraglio di Coligny, uno dei capi del partito protestante e consigliere del re. L'indomani, all'alba del 24 agosto, ebbe inizio al massacro di tutti gli ugonotti presenti in città, molti dei quali giunti a Parigi proprio in occasione delle nozze: la carneficina prese il nome di "notte di San Bartolomeo". Al Louvre, il re di Navarra fu costretto ad abiurare la fede ugonotta.[55]
I pamphlet ugonotti accusarono Caterina di essere la principale responsabile del massacro; la misoginia e la xenofobia ne fecero un perfetto capro espiatorio. Ritenuta subdola e astuta, venne sospettata di essere una discepola di Machiavelli e che avesse allevato i figli con gli stessi concetti.[56] Caterina, ricorrendo al suo ottimismo, si dimenticò del massacro che fu una grande sconfitta per la sua idea di tolleranza; ma dopotutto aveva ottenuto ciò che voleva: il mantenimento della corona per il figlio e il potere nelle proprie mani.[57]
Nel popolo il fanatismo religioso non si era spento e si stava diffondendo anche un grande malcontento nei confronti della monarchia, che non era riuscita a proteggere i suoi sudditi. Nelle città come La Rochelle, in cui il credo ugonotto era più radicato, venne messa in discussione l'autorità regale. Per ristabilirvi il potere regale, Enrico d'Angiò prese d'assedio la città per parecchi mesi, senza successo. Caterina ebbe però l'occasione di riscattare suo figlio quando giunse la notizia della sua elezione come re di Polonia. Nel 1573, Enrico d'Angiò dovette lasciare Parigi in direzione di Cracovia, capitale del suo nuovo regno.
Nel 1574, mentre Carlo IX agonizzava minato dalla tubercolosi, il duca d'Alençon e il re di Navarra si posero a capi del partito moderato, i Malcontenti. Questo partito, mirava a nominare Francesco successore di Carlo IX, al posto del duca d'Angiò noto per la sua intolleranza relligiosa. Vennero organizzati vari complotti, che però fallirono uno dopo l'altro. A causa di uno di questi, Enrico e Francesco vennero reclusi al castello di Vincennes.[58] La regina madre fece chiamare in giudizio Francesco ed Enrico da una corte speciale per rispondere della loro slealtà.[59] Il 30 maggio 1574, dopo aver firmato un'ordinanza che designava ancora una volta sua madre come reggente,[60] Carlo IX spirò mormorando: «Ah! Madre mia».[61]
[modifica] Il regno di Enrico III
[modifica] L'instancabile ricerca della concordia
Il nuovo re, fuggito dalla Polonia, arrivò a Lione dove fu accolto da tutta la corte. Enrico era il figlio preferito della madre e l'unico, assieme alla sorella Margherita, a godere di buona salute, a essere colto, intelligente e atto al comando.[62] Il re volle accanto a sè la madre, investendola delle funzioni di primo ministro, ma fin dall'inizio non volle la sua intromissione nella sua vita privata.[62][63] Per iniziare scelse da solo la moglie, la mite Luisa di Lorena-Vaudémont, si circondò di favoriti, i mignons, ed infine, cosa più grave, mise nel suo stile di governo i suoi sbalzi d'umore.[64][65]
Il compito della regina madre, cioè quello di vigilare sulle scelte politiche senza irritarlo, fu reso ancora più difficile dai complotti di Francesco la cui gelosia verso Enrico sfociò in un odio contraccambiato. Nel 1576, Francesco si alleò con i principi protestanti contro la corona, mettendo in serio pericolo il trono. Il 6 maggio 1576, venne firmata la pace di Beaulieu molto vantaggiosa per gli ugonotti e per il duca d'Alençon. In risposta a questa pace malvista, i cattolici guidati da Enrico di Guisa si riunirono nella Lega Cattolica. Queste minacce alla pace angosciavano la regina madre che insisté nel far firmare ai capi della Lega un documento nel quale davano la parola di non ribellarsi alla Corona.[66]
Nel 1578, Caterina iniziò un secondo viaggio per la Francia che la portò a Nérac, capitale del re di Navarra, con il quale riconciliò la figlia Margherita. Lasciata la figlia Nérac, continuò il suo viaggio (che sarebbe durato tredici mesi) per pacificare le regioni meridionali di Francia.[67][68] Quando giunse a Parigi, il popolo e il Parlamento uscirono fuori le mura per una lega, a renderle omaggio, manifestandole la loro gratitudine per la sua opera di pacificazione del regno.[69]
L'ambasciatore di Venezia, oltre a lodare le sue gesta, scrisse anche che ella aveva «piuttosto sopito che regolato i contrasti della Guyenne, della Linguadoca, della Provenza e del Delfinato».[70] Infatti nel 1579, scoppiò la settima guerra di religione. Il conflitto durò poco, in parte anche grazie a Margherita che suggerì di appellarsi al fratello Francesco per portare avanti le trattative, che portarono alla pace di Fleix nel 1580.[71]
Nel frattempo nel 1580, intervenne personalmente nella successione al trono del Portogallo. Nel 1582 inviò una spedizione navale per aiutare i portoghesi a riconquistare il loro paese invaso dal re di Spagna. La spedizione fu però un completo fallimento.[72] Mutando completamente il proprio atteggiamento, Caterina assecondò i piani di Monsieur nella sua iniziativa di conquista delle Fiandre spagnole che si rivelò però un insuccesso.[73]
Sempre nel 1582, sua figlia Margherita tornò al Louvre. Caterina ed Enrico speravano che il ritorno a Parigi della moglie spronasse il re di Navarra a seguirla per tenerlo lontano dagli ugonotti, ma non fu così. L'ascendente che Margherita aveva sul marito era inesistente e perciò la sua presenza a corte era inutile, per non dire perniciosa: incoraggiò le satire contro re Enrico III (i due si odiavano reciprocamente) e si adoperò a favore delle ambizioni di Francesco nelle Fiandre.[74] Infine, nell'agosto 1583, Enrico III cacciò la sorella dalla corte.[75]
[modifica] La guerra dei "tre Enrichi"
Il 10 giugno 1584, morì di tubercolosi il duca Francesco d'Alençon. «Vedo morire tutto dinanzi a me»[76] si lamentò Caterina che dovette così dimenticare il possibile fidanzamento fra il figlio ed Elisabetta I d'Inghilterra.[77] Con la morte del duca, scomparve l'erede alla corona francese, poiché il matrimonio del re era sterile.[65] In linea di successione il trono sarebbe passato a Enrico di Navarra un ugonotto. Mentre il sovrano, nonostante fosse un cattolico convinto, si dichiarava a favore del cugino (a condizione che abiurasse l'eresia), la Lega cattolica, venduta al re di Spagna,[78] contestò l'autorità reale e progettarono di far salire sul trono il cardinale Carlo di Borbone, zio paterno del re di Navarra.
La regina madre tentò una pacificazione, ma costretto dalla Lega il 7 luglio 1585, Enrico III firmò il Trattato di Nemours che aboliva ogni tolleranza religiosa per gli eretici.[79] Enrico di Navarra reagì all'iniziativa e rinforzò le sue armate con protestanti provenienti da tutto il regno guerreggiando contro la Lega e la corona. Ne scaturì la "Guerra dei tre Enrichi": Enrico di Guisa, Enrico di Navarra e Enrico III di Valois che se li ritrovò entrambi come nemici. Chi fra i primi due avesse vinto sarebbe divenuto re di Francia soppiantando l'ultimo Valois.[80]
Nel frattempo anche la regina di Navarra si era unita alla Lega cattolica. Rifugiatasi ad Agen, città di cui lei era contessa, fece rafforzare le fortificazioni e reclutò delle truppe con le quali si lanciò all'assalto delle città circostanti.[81] Ma gli abitanti della cittadina le si ribellarono e Margherita dovette fuggire. Nell'ottobre 1586 venne catturata a Carlat dalle truppe del fratello che decise di rinchiuderla ad Usson, dove la regina rimase diciannove anni. Caterina si disinteressò completamente della figlia, che definì «il tormento della mia vita terrena»,[82] cercando anzi di promuovere il matrimonio fra il re di Navarra e sua nipote Cristina di Lorena. A Londra invece, Elisabetta I d'Inghilterra sfruttando lo stato di crisi della Francia, fece decapitare Maria Stuart. Caterina giudicò la cosa come un affronto: «Ecco il frutto delle nostre sventure e dei nostri disordini.»[83]
Inizialmente il re si schierò con la Lega, ma temendo poi il potere dei Guisa, ordinò loro di non entrare a Parigi, dove si erano radunati nel frattempo gli svizzeri, mercenari del re di Francia. Il 12 maggio 1588 gli estremisti cattolici parigini provocarono un'insurrezione contro gli svizzeri: fu "la giornata delle barricate". In quei momenti Caterina era a letto ammalata, ma facendosi forza si fece portare in portantina per le strade della città e con l'aiuto della nuora, la regina Luisa cugina dei Guisa, riuscì ad ammansire la folla inferocita.[84] Tutto ciò in realtà è una tattica per permettere a Enrico III di fuggire da Parigi con i suoi ministri.
[modifica] La sconfitta e la morte
Caterina in salute precaria cercò di riappacificare il re e il duca di Guisa: «Mai» disse, «vidi una simile sventura e così poche vie d'uscita.» Nonostante tutto riuscì a riavvicinare i due uomini. Infine partì per Chartres dove era fuggito Enrico III. Il 1º luglio 1588, il sovrano finse di riconciliarsi con Enrico di Guisa, firmando il "Patto d'unione", con il quale il re attribuiva praticamente tutti i poteri al duca.[85] Questo patto fu l'ultimo atto politico di Caterina, con il quale intendeva restituire al figlio il suo potere e il suo posto di sovrano.
L' 8 settembre, Enrico III con autorità cacciò otto consiglieri fra i più devoti della madre, sostituendoli con altri a lui devoti. Il rimaneggiamento del Consiglio costituì un duro colpo per Caterina, causandole un immenso dolore.[86] Il 16 settembre si aprirono a Blois gli Stati Generali. Nel discorso d'apertura Enrico III rese un pubblico omaggio alla regina madre, che meritava non solo il nome di madre del re, ma anche quello di madre dello Stato e del regno, ma concluse di non essere più disposto a transigere sull'obbedienza dei sudditi.[87]
Il 24 ottobre, Caterina ebbe la gioia di veder siglato il contratto di matrimonio fra Cristina di Lorena e Ferdinando I de' Medici. Alla sposa donò tutte le sue proprietà in Toscana, mille scudi d'oro e la serie di tappezzerie della corte dei Valois. La regina madre disse alla nipote:«Avete la fortuna di partire verso un paese che vive in pace, se restate qui, vedreste la rovina del mio povero regno.»[88]
Dieci giorni prima di Natale venne costretta a letto, colpita da una congestione polmonare.[89] Il 23 dicembre senti un trambusto nella camera sopra la sua. Poco dopo entrò Enrico III che la avvertì della morte del duca di Guisa, assassinato dai Quarante-cinq :«Io ho ucciso il re d Parigi e finalmente sono re di Francia».[90] Caterina inebetita rimase a lungo in silenzio, poi recuperando la lucidità disse al figlio:«Iddio voglia che sia come sperate, e che non vi siate nominato con le vostre mani re di Niente».[90][91]
Il giorno di Natale, Caterina apprese che il figlio aveva fatto uccidere il cardinale di Guisa, uno dei più pericolosi leghisti, a colpi d'alabarda.[92] Da subito si pensò che Caterina fosse stata complice del figlio nel duplice assassinio e ciò fu un ulteriore colpo per la debole salute della regina madre: «Ecco i vostri inganni, Signora! Voi ci avete attirati qui con le belle parole e con la promessa di mille false garanzie: Voi ci avete ingannati tutti!» Le urlò il cardinale di Borbone durante un colloquio e lei se ne andò in lacrime.[93]
La mattina del 5 gennaio 1589, si sentì così debole da voler fare testamento, non essendo in grado di scrivere detto con gran fatica.[94] Volle essere seppellita accanto al marito nella basilica di Saint-Denis, dove aveva già preparato da tempo il posto. Secondo le consuetudini distribuì lasciti e elemosine ai suoi servitori e amici. Lasciò il castello di Chenonceaux alla regina Luisa. I beni che possedeva nell'Auvergne vennero destinati al priore d'Angoulême, figlio naturale di Enrico II. Soltanto la figlia ribelle e il genero eretico restarono provvisoriamente senza eredità.[95] Alle due del pomeriggio Caterina spirò: aveva sessantanove anni.[96]
Il corpo fu imbalsamato e il funerale venne celebrato il 4 febbraio nella chiesa di San Salvatore di Blois, dove venne seppellita: i parigini, furibondi per la morte dei Guisa, non avevano permesso alle spoglie della sovrana di giungere a Saint-Denis. Sei mesi dopo Enrico III venne assassinato dal monaco Jacques Clément. Al momento Enrico III assediava Parigi con il re di Navarra, che gli successe con il nome di Enrico IV, iniziatore della dinastia Borbone.[97] Fu proprio lui, seguendo la politica di tolleranza e di riconciliazione di Caterina a salvare l'integrità del regno.[98] Nel 1610, alla morte di Enrico IV, Diana di Francia, figlia di Enrico II e Filippa Ducci, fece traslare la salma di Caterina a Saint-Denis vicina a quella di Enrico II.
Nel 1793, i rivoluzionari violarono i sepolcri regali gettando i resti dei loro corpi in una fossa comune.[99]
| « Ma vi prego, cosa avrebbe potuto fare una povera donna che la morte del marito aveva lasciato con quattro figli piccoli, mentre due famiglie, la nostra [Borbone] e quella dei Guisa, volevano appropriarsi della corona? Non era forse necessario che ella rappresentasse strane parti per ingannare gli uni e gli altri, proteggendo i suoi figli, che hanno regnato successivamente grazie alla saggezza di una donna tanto accorta? Io mi stupisco che non abbia fatto di peggio. » | |
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(Enrico IV di Francia in risposta ai suoi cortigiani che denigravano Caterina de' Medici.[99])
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[modifica] Caterina de' Medici nella cultura popolare
[modifica] Storiografia
La personalità di Caterina de' Medici è difficile da delineare con precisione perché alla sua figura è da sempre legata una leggenda nera. La tradizione popolare ne ha perpetuato la memoria facendo di lei l'incarnazione della spietatezza, del machiavellismo e del dispotismo, dimenticando l'ottimismo che la sovrana mostrava in qualunque occasione. Per molto tempo persino gli storici hanno divulgato questa immagine senza rendersi conto dei propri errori. Si è dovuto attendere il XX secolo perché la storiografia tradizionale della regina fosse completamente rimessa in questione da storici come Jean Hippolite Mariéjol, Janine Garrisson[100], Jean-Louis Bourgeon[101], Arlette Jouanna[102], Denis Crouzet[103], Sutherland[104] e Knecht.
Dall'epoca delle guerre di religione sia i cattolici che i protestanti hanno deriso e disdegnato la politica di tolleranza della regina madre. Un'efficace propaganda rivolta contro i Valois ha perpetuato un'immagine completamente falsata della regina. La sconfitta dei Valois nel 1589 non ne ha permesso la riabilitazione. Peggio, nel XVII secolo, gli storici ed i memorialisti hanno deliberatamente disprezzato questi ultimi per elevare ancor più l'immagine della nuova dinastia dei Borbone. Si dimenticò allora che i risultati ottenuti da Enrico IV prima e da Richelieu poi non furono che la pura continuità della politica di Caterina de' Medici.
Nel XVIII secolo la saggia politica della regina è percepita come un dispotismo opprimente ed arbitrario. La denuncia dei re del resto andava di moda. Marat ripeté con la descrizione dell'oscurantismo le storie più sordide per denunciarli. In questo modo la Rivoluzione Francese diede un aspetto definitivo alla leggenda nera di Caterina de' Medici. Nel XIX secolo, la scuola repubblicana e la tradizione popolare ripresero tutti i pregiudizi perpetuando la leggenda, come nel romanzo La Regina Margot di Alexandre Dumas o il Sur Catherine de Médicis di Honoré de Balzac,[105] senza tener conto della totale discordanza tra fatti e leggende.
Oggi la figura di Caterina de' Medici è stata riabilitata dagli storici, tuttavia una opinione popolare tradizionalmente negativa continua ad esistere. In alcuni castelli della Francia, ad esempio, qualche guida continua ancora a raccontare, senza fondamento alcuno che tale armadio di Caterina de' Medici era servito a nascondere i veleni[106], ovvero le storie più sordide che impressionano il pubblico. Tutto questo ha contribuito ad alimentare la leggenda nera di Caterina de' Medici sino ai giorni nostri.
[modifica] Leggenda nera
| Caterina e l'astrologo |
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Cosimo Ruggieri fu un molto temuto astrologo, apprezzato e consultato dalla regina Caterina de' Medici[107]. Durante l'inchiesta che portò all'arresto ed alla condanna a morte del conte Boniface de La Môle, amante della regina di Navarra Margherita di Valois figlia di Caterina, e del suo amico Annibal de Coconas, si trovò presso il de La Môle una figurina di cera con il cuore trafitto da aghi. Non ci furono dubbi sul fatto che questa statuetta provenisse dalla bottega di Cosimo Ruggeri. Poichè il de La Môle era accusato di aver cospirato contro il Re Carlo IX, che stava morendo di tisi tra dolori lancinanati, il sospetto che la statuetta ne fosse la causa portò a far condannare al carcere a vita il Ruggeri. La difesa del de La Môle che sostenne si trattasse solo di una pratica magica per far innamorare una donna, evitò al Ruggeri la condanna a morte. Ma il temutissimo Astrologo non restò a lungo in prigione, il timore per i suoi poteri occulti lo fece liberare di lì a poco. |
I principali tratti attribuiti dalla leggenda nera alla figura di Caterina de' Medici sono:
- una donna dominatrice che cercò di accaparrarsi il potere. Bisogna considerare che Caterina de' Medici aveva la legittimità dalla propria parte. In quanto regina madre, preservare l'eredità dei suoi figli fu per lei un obbligo. Poiché la Francia era messa sottosopra dalle lotte tra fazioni, far rispettare la monarchia e salvaguardare l'integrità del regno era suo dovere. Poiché ebbe preso a cuore questa sua funzione, Caterina de' Medici fu una donna di potere così come lo era stata la sua vicina Elisabetta I. Alla stessa maniera di Francesco I o Enrico IV, anche lei cercò di rendere il potere regale più forte.
- una donna malvagia che è pronta a ricorrere ai mezzi più estremi per conservare il potere. Cosa non si è detto su questi famosi veleni, su queste trappole segrete o ancora su questi assassini che avrebbe tenuto a suo servizio. Sono insinuazioni per la gran parte senza alcun fondamento. Gli storici hanno creduto a torto che fosse stata lei ad organizzare il massacro della notte di San Bartolomeo. Alcuni l'hanno persino immaginata esaminare con sdegno il mucchio di cadaveri dei protestanti massacrati nel cortile del Louvre.
- una adepta del machiavellismo. Gli avversari di Caterina l'accusavano di tergiversare tra i partiti e persino di creare la discordia per regnare meglio. In realtà Caterina de' Medici non si fidava di alcun partito e passò la sua vita a cercar di contenere le loro ambizioni per mettere in luce solamente il re. Sono il degrado del potere reale e la debolezza dei suoi mezzi che obbligano Caterina de' Medici ad appoggiarsi ora a questo ora a quel partito.
- una italiana che lascia che la Francia venga governata dagli stranieri. Per molte cose Caterina era considerata come una straniera. È vero che aveva un accento italiano. Quando arrivò in Francia per sposare il duca d'Orléans sapeva a mala pena parlare il francese. D'altro canto, la regina ha effettivamente introdotto nella corte e al potere alcuni dei suoi famigliari di origine italiana come i Gondi e i Birague. Ma la maggior parte di questi era cresciuta in Francia e possedeva una cultura ed un'intelligenza raffinata fondata sulla squisita poliedricità del rinascimento italiano. La loro politica fu sempre rivolta al servizio del loro paese di adozione,purtroppo.
- una donna irritabile divorata dalla gelosia. Gli scrittori hanno avuto la tendenza a esagerare l'odio di Caterina de' Medici verso Diana di Poitiers, favorita di suo marito. È vero che Caterina non provava alcuna simpatia per colei che chiamava "la puttana del re", ma da qui ad immaginarla una selvaggia vendicativa nei riguardi della favorita alla morte di Enrico II è andare un po' troppo lontano. I romanzieri hanno ripreso a torto la leggenda che Diana de Poitiers fosse incaricata dell'educazione dei figli reali e che ciò causava amarezza alla regina. In realtà Caterina de' Medici vegliava sui suoi figli molto di più di quanto facesse Diana.
[modifica] Cinema
- Intolerance, con Josephine Cromwell. (1916)
- Le perle della corona, con Marguerite Moreno. (1937)
- La Regina Margot, con Françoise Rosay. (1954)
- Diana, la cortigiana, con Marisa Pavan. (1956)
- Le armi della vendetta, con Isa Miranda. (1964)
- Maria Stuarda, regina di Scozia, con Katherine Kath. (1972)
- La Regina Margot, con Virna Lisi. (1994)
[modifica] Miniserie Televisive
- La Reine Margot, con Alice Sapritch. (1961)
- The Massacre of St Bartholomew's Eve, con Joan Young. (1966)
- Elisabetta Regina, con Margaretta Scott. (1971)
- La Dame de Monsoreau, con Maria Meriko. (1971)
- Le Chevalier de Pardaillan, con Dominique Blanchar. (1988)
- Catherine de Médicis : Le Tocsin de la révolution, con Alice Sapritch. (1989)
- Saint-Germain ou la Négociation , con Marie-Christine Barrault. (2003)
- Henri IV, con Hannelore Hoger. (2009)
[modifica] Usi e costumi introdotti da Caterina a Corte
Non soddisfatta della cucina della corte di Francia Caterina dei Medici fece venire a Parigi cuochi dalla Toscana e fondò così la “famosa” cucina francese.[108][109] Fu lei a dividere nella cucina i cibi salati da quelli dolci e a portare sulle tavole francesi la forchetta.
Fu lei a diffondere l'uso delle mutande presso le dame della corte francese, in quanto, amando molto cavalcare, era un indumento essenziale.[7]
[modifica] Ascendenza
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| Caterina de' Medici | Padre: Lorenzo II de' Medici |
Nonno paterno: Piero il Fatuo |
Bisnonno paterno: Lorenzo de' Medici |
| Bisnonna paterna: Clarice Orsini |
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| Nonna paterna: Alfonsina Orsini |
Bisnonno paterno: Roberto Orsini |
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| Bisnonna paterna: Caterina Sanseverino |
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| Madre: Madeleine de La Tour d'Auvergne |
Nonno materno: Giovanni III de La Tour |
Bisnonno materno: Luigi I di Vendôme |
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| Bisnonna materna: Giovanna di Monfort-Laval |
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| Nonna materna: Giovanna di Borbone-Vendôme |
Bisnonno materno: Giovanni di Borbone-Vendôme |
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| Bisnonna materna: Isabelle de Beauvau |
[modifica] Discendenza
| Nome | Nascita | Morte | Note |
|---|---|---|---|
| Francesco | 1544 | 1560 | Delfino di Francia fino alla morte del padre. Nel 1558 sposò Maria Stuart divenendo così re consorte di Scozia. Divenne re di Francia ad appena quindici anni, regnando un solo anno. Morì per un ascesso cerebrale. Non ebbe discendenza. |
| Elisabetta | 1545 | 1568 | Data in sposa al re di Spagna Filippo II al quale dette solo figlie femmine: Isabella Clara Eugenia e Caterina Micaela. Elisabetta morì a ventitre anni a causa di un aborto. |
| Claudia | 1547 | 1575 | Di salute cagionevole venne data in sposa a Carlo III di Lorena al quale diede nove figli. L'ultimo parto le fu fatale: morì a ventisei anni. |
| Luigi | 1549 | 1550 | Insignito del titolo di duca d'Orléans, morì nella prima infanzia. |
| Carlo Massimiliano | 1550 | 1574 | Salì al trono di Francia all'età di dieci anni. Fino ai tredici anni fu sotto la reggenza della madre. Nel 1570 sposò Elisabetta d'Asburgo, dalla quale ebbe una bambina, Maria Elisabetta (1572-1578). Dalla amante Marie Touchet, ebbe un figlio illegittimo Carlo (1573-1650). Morì di tubercolosi all'età di ventiquattro anni. |
| Enrico Alessandro Edoardo | 1551 | 1589 | Venne eletto re di Polonia nel 1573, ma alla morte di Carlo IX, fuggì e salì al trono di Francia. Il 15 febbraio 1575 sposò Luisa di Lorena-Vaudémont. Famoso per il suo uso di circondarsi da favoriti, i mignons, combatte a lungo contro la Lega cattolica, ma venne sconfitto. Morì assassinato da un monaco cattolico fanatico il 2 agosto 1589. Non ebbe discendenza, fu l'ultimo re della casata Valois. |
| Margherita | 1553 | 1615 | Soprannominata la "regina Margot" nel XIX secolo. Regina di Francia e di Navarra, fu la prima moglie del futuro re Enrico IV di Francia (il loro matrimonio fu annullato nel 1599). Ricordata solitamente per la sua vita dissoluta, Margherita fu soprattutto un'attiva intellettuale, una protettrice delle arti e anche scrittrice e poetessa. La sua opera più importante furono le Mémoires, le prime scritte in Francia da una donna. Non ebbe discendenza. |
| Francesco Ercole | 1555 | 1584 | Nacque con una leggera forma di nanismo e durante la giovinezza il suo volto venne deturpato dal vaiolo. Aspirò per tutta la vita al trono di Francia e complotto varie volte con l'aiuto di Margherita e di Enrico di Navarra, soprattutto contro il fratello Enrico III. Si mise a capo della fazione dei Malcontenti durante le guerre di religione francesi. Morì trentenne di tubercolosi. Non ebbe discendenza. |
| Vittoria | 1556 | 1556 | Gemella di Giovanna. Morì due settimane dopo la nascita. |
| Giovanna | 1556 | 1556 | Gemella di Vittoria. Morì nel ventre materno. |
[modifica] Note
- ^ Cloulas, Caterina de' Medici, p. 5
- ^ Anche i parenti francesi, da parte di madre, erano interessati alla sorte di questa loro lontana nipote, poiché ereditava i possedimenti francesi appartenuti alla defunta madre.
(Melotti, Caterina de' Medici, p. 33) - ^ Provava disprezzo per Alessandro di cui non sopportava la rozzezza e la scarsa cultura, mentre rimaneva affascinata dalle buone maniere e dalla cultura di Ippolito con il quale strinse un'intima amicizia. (Melotti, p. 34)
- ^ Melotti p. 38
- ^ a b c Orieux, Caterina de' Medici. Un'italiana sul trono di Francia, p. 71
- ^ Melotti, p. 63
- ^ a b c d Craveri, Amanti e regine. Il potere delle donne, pp. 23-24
- ^ Orieux, p. 81
- ^ La bimba che nacque, venne battezzata Diana ed allevata da Diana di Poitiers, mentre Filippa Ducci, la madre, venne rinchiusa in convento. (Orieux, p. 113)
- ^ Orieux, p. 113
- ^ Il timore di Diana era che la nuova sposa di Enrico fosse più pericolosa ed impulsiva della mansueta Caterina. Per Madame d'Étampes invece era favorevole aiutare Caterina per fare in modo che Enrico in seconde nozze non sposasse Diana sua acerrima nemica. (Melotti, p. 75)
- ^ Orieux, p. 115
- ^ Orieux, pp. 123-124
- ^ Orieux, p. 126
- ^ Orieux, pp. 141-142
- ^ Melotti, p. 83
- ^ Nemi e Furst, Caterina de' Medici, p. 68
- ^ Melotti, pp. 83-84
- ^ Melotti, pp. 84-85
- ^ Melotti, p. 86
- ^ Nemi e Furst, pp. 79-80
- ^ I notabili approvarono rapidamente all’unanimità la proposta e ciascuno di loro offrì immediatamente 3.000 franchi mentre gli altri soldi sarebbero stati raccolti immediatamente dagli abitanti della città e dei sobborghi. (Nemi e Furst, pp. 92-94)
- ^ Nemi e Furst, pp. 92-94
- ^ Fraser, Maria Stuart. La tragedia di una regina, p. 85
- ^ Caterina uscì dal suo solito riserbo e gettandosi ai piedi del re fece una scenata insorgendo contro Montmorency che aveva notevolmente contribuito alla conclusione di questa pace tanto umiliante per la Francia. Dopo questa scenata Caterina si ritirò nelle sue stanze e si mise a leggere. D’improvviso entrò Madame de Poitiers che le domandò cosa stesse leggendo: «Leggo la storia di questo regno e vi trovo che di tanto in tanto, in tutte le epoche, le puttane hanno diretto gli affari del re.» Era noto infatti che la stessa Diana aveva contribuito a far firmare ad Enrico II quella pace tanto umiliante per la Francia. (Nemi e Furst, pp. 98-99)
- ^ Nemi e Furst, p. 108
- ^ Craveri, pp. 38-39
- ^ I primi erano troppo potenti e cattolici intransigenti erano avversi ad una politica di tolleranza religiosa sperata da Caterina. In più, la casata dei Guisa era in stretti rapporti con Diana di Poitiers e ciò non faceva che aumentare il risentimento della regina madre verso di loro. Caterina era invece gelosa della nuora per la sua bellezza e la sua aria seducente: le riconosceva il fatto di aver portato grande felicità al figlio, ma non perdonava a Maria il fatto che usasse il proprio ascendente sul re per allontanarlo dalla madre. (Craveri, p. 40)
- ^ La sua capacità di dissimulazione fu perfetta quando, durante un'occasione pubblica, Maria definì Caterina "quella mercante fiorentina": nessuno le lesse sul viso gli effetti di quelle parole che risultarono molto dolorose. (Orieux, p. 206)
- ^ Caterina venne sospettata da molti, senza prove, di aver voluto ella stessa questa tragedia. In verità, l'unica cosa che le importava era difendere ad ogni costo il trono dei Valois: la violenta repressione seguita ai fatti di Amboise era per la regina madre la punizione per il tradimento alla corona di Francia e non la punizione contro il fanatismo religioso protestante. (Melotti, p. 109)
- ^ Melotti, p. 110
- ^ Si sospettò all'epoca che Caterina si volesse sbarazzare facendo morire il figlio, dei Guisa e della nuora, ma questa fu una calunnia dei suoi detrattori. (Orieux, p. 225)
- ^ Orieux, pp. 227-228
- ^ Craveri, p.43
- ^ Melotti, p. 114
- ^ Orieux, pp. 262-263
- ^ Orieux, pp.267-268
- ^ Caterina fece puntare la sua artiglieria al completo contro i bastioni, ordinando che venissero parati diecimila colpi di cannone contro le mura della città. Quando le mura crollarono, la regina trascinò le sue truppe attraverso la breccia creata e il 20 ottobre 1562, Rouen capitolò. (Orieux, p. 272)
- ^ Orieux, p. 276
- ^ L'editto di Amboise però creò grande malcontento: limitava se non annullava i diritti religiosi del popolo e della borghesia, salvaguardandoli solo soltanto per la nobiltà.
- ^ Castelot, Regina Margot, p. 33
- ^ Nemi e Furst, p. 175
- ^ Nemi e Furst, p. 179
- ^ Questa decisione venne presa ricordando la politica di Francesco I che amava spostarsi da un castello all'altro per farsi ammirare e creare con il popolo un legame più personale.
- ^ Al momento della separazione da Elisabetta, Carlo e Caterina piansero a dirotto, mentre la regina di Spagna si mostrò meno commossa, influenzata com'era dalle ragioni che opponevano suo marito alla politica di sua madre. L'amore materno di Caterina venne ferito: ma era il prezzo che doveva pagare per la sua politica, che le imponeva di mettere al primo posto le ragioni di stato invece dei sentimenti personali. (Melotti, p. 121)
- ^ Castelot, p. 44
- ^ Nemi e Furst, p. 215
- ^ Dopo la morte del conestabile, Caterina volle che il comando dell'esercito fosse affidato al fratello del re, Enrico d'Angiò, suo figlio prediletto, nonostante il re si fosse opposto alla nomina. Carlo IX era infatti molto geloso del fratello. (Nemi e Furst, p. 217)
- ^ Nemi e Furst, pp. 225-226
- ^ Nemi e Furst, p. 238
- ^ Vannucci, Caterina e Maria de' Medici, p. 148
- ^ L'autopsia rivelò che era morta tisica all'ultimo stadio. Gli storici ugonotti affermarono però che era stata avvelenata da Caterina, senza soffermarsi a cercare il motivo del delitto. Giovanna sarebbe stata un'alleata sicura di Caterina e già da tempo la regina di Navarra era grata alla regina madre per averla difesa di fronte al papa: il matrimonio tra Margherita ed Enrico non avrebbe solo rinsaldato quel vincolo. (Nemi e Furst, pp. 250-251)
- ^ La dispensa papale era necessaria all'unione di due persone di fede differente e imparentate. Margherita ed Enrico di Navarra erano cugini di secondo grado: la nonna dello sposo, Margherita d'Angoulême, era la sorella del nonno della sposa, Francesco I
- ^ Nemi e Furst, p. 255-256
- ^ Margherita nelle proprie Mémoires accuserà la madre di aver deciso l'uccisione dei capi ugonotti per impedire lo scoppio di una guerra civile causata dal mancato assassinio di Coligny (che si sarebbe poi trasformata in una strage indiscriminata), ma non di essere responsabile dell'attentato all'ammiraglio. Caterina avrebbe fatto credere a Carlo IX l'esistenza di un complotto ugonotto che mirava allo sterminio della famiglia reale e le stesse Mémoires di Margherita dimostrano che l'idea del complotto non era del tutto inventata. (Mémories de Marguerite de Valois, da pag. 74 a pag.77)
- ^ Craveri, pp. 52-54
- ^ Melotti, pp. 136-137
- ^ Garrisson, Enrico IV e la nascita della Francia moderna, p. 56
- ^ I due si salvarono e nel 1575 il duca d'Alençon,e poi il re di Navarra nel 1576, riuscirono infine a scappare da corte.
- ^ Melotti, p. 139
- ^ Orieux, p. 497
- ^ a b Craveri, p. 55
- ^ Enrico III non si lasciava controllare facilmente, dicendole che mentre i suoi fratelli erano divenuti re da bambini lui, al contrario, aveva l'età per governare da solo. (Melotti, p. 142)
- ^ Il re infatti alternava una vita dissoluta a crisi mistiche, esponendosi al biasimo dei sudditi di entrambe le religioni
- ^ a b Craveri, p. 56
- ^ Nemi e Furst, p. 330
- ^ Il viaggio venne fatto sul dorso di mulo e per due notte dormì in una tenda fra gli stagni e il mare. Ella prendeva tutto con pazienza perché come disse una volta in un impeto di sincerità: «l'importante è che, grazie a Dio, il comando è tutto in mano mia.» (Nemi e Furst, p. 347)
- ^ Grazie al suo intervento mentre era in Navarra, venne firmato, il 28 febbraio 1579, il Trattato di Nérac dai rappresentanti delle due religioni.
- ^ Scrisse l'ambasciatore di Venezia Gerolamo Lipomano: « In principio, i francesi non volevano riconoscere la sua intelligenza, la sua prudenza, ma, ora, la considerano qualcosa di sovrumano. Nei recenti disordini ha saputo sempre imporre la sua mediazione.»(Orieux, p. 585)
- ^ Nemi e Furst, p. 351
- ^ Viennot, Margherita di Valois. La vera storia della regina Margot, pp. 134-135
- ^ Orieux, p. 623
- ^ Orieux, pp. 627-628
- ^ Craveri, p. 80
- ^ Viennot, p. 156
- ^ Orieux, p. 644
- ^ Nell'agosto 1579, Monsieur era andato a visitare la regina d'Inghilterra e sembrava che i due si fossero innamorati.
- ^ Nemi e Furst, pp. 367-368
- ^ Nemi e Furst, p. 372
- ^ Melotti, p. 147
- ^ Castelot, pp. 224-226
- ^ Castelot, p. 219
- ^ Orieux, p. 672
- ^ Orieux, pp. 682-683
- ^ Orieux, pp. 683-684
- ^ Orieux, pp. 686-687
- ^ Craveri, p. 57
- ^ Orieux, pp. 689-690
- ^ Craveri, p. 58
- ^ a b Orieux, pp. 693-694
- ^ Il giorno di Natale Caterina disse ad un monaco:« Ah, lo sventurato, che cosa ha fatto! Pregate per lui, che ne ha più mai bisogno e che vedo precipitarsi incontro alla rovina, e che temo perda il corpo, l'anima e il regno!» (Craveri, p. 58)
- ^ Orieux, pp. 694-695
- ^ Orieux, p. 696
- ^ Orieux, p.697
- ^ Castelot, p. 250
- ^ Corse voce che fosse stata avvelenata, così il re fece praticare un'autopsia. si scoprì che Caterina era morta a causa di una polmonite che aveva causato un ascesso al cervello. (Orieux, p. 700)
- ^ Dei Valois rimase solo Margherita che acconsentì all'annullamento delle nozze con il re di Francia a seguito dell'offerta di generose ricompense. Morì nel 1615: con lei si estingueva una stirpe che aveva regnato la Francia per oltre due secoli e mezzo. (Melotti, p. 156)
- ^ Craveri, p. 59
- ^ a b Orieux, p. 705
- ^ Janine Garrisson, Catherine de Médicis : l'impossible harmonie. Payot, Paris, 2002, p 141-144. Storica protestante Janine Garrison si differenzia dagli storici contemporanei, come Orieux, Cloulas e la Bertière che non osano uscire dai canoni della leggenda.
- ^ Jean-Louis Bourgeon, L'assassinat de Coligny, Genève, Droz, 1992. Jean-Louis Bourgeon smentisce categoricamente la leggenda che fa di Caterina de' Medici, l'organizzatrice del massacro di San Bartolomeo.
- ^ Arlette Jouanna (et al.), Histoire et dictionnaire des guerres de religion, 1559–1598, Robert Laffont, coll. « Bouquins », 1998, p.771-774
- ^ Denis Crouzet, Le haut cœur de Catherine de Médicis. Une raison politique aux temps de la Saint-Barthélemy, Albin Michel, coll. « Histoire », 2005. Denis Crouzet mette in evidenza i tentativi della regina a cercare la pace a qualsiasi costo.
- ^ Anche lui ha messo in discussione la «stupida tesi della gelosia materna» che secondo la storiografia ufficiale avrebbe spinto Caterina a far uccidere Coligny, mettendo a repentaglio due anni di sforzi laborosi per ripristinare l'armonia. (Viennot, p. 46)
- ^ Janine Garrisson, op.cit., p 141.
- ^ Destini di donne - Caterina dei Medici (tedesco)
- ^ spazioinwind.libero.it; vedi anche: fr:Côme Ruggieri
- ^ mangiar bene
- ^ Cucina Toscana
[modifica] Bibliografia
- (FR) Mémoires de Marguerite de Valois, reine de France et de Navarre
- André Castelot, Regina Margot: una vicenda umana tra fasto, amore, crudeltà, guerre di religione e esilio, Milano, Fabbri Editore, 2000.
- Ivan Cloulas, Caterina de' Medici, Firenze, Sansoni editore, 1980.
- Benedetta Craveri, Amanti e regine. Il potere delle donne, Milano, Adelphi, 2008. ISBN 9788845923029
- (FR) Denis Crouzet, Le haut cœur de Catherine de Médicis. Une raison politique aux temps de la Saint-Barthélemy, Albin Michel, coll. « Histoire », 2005 (ISBN 2226158820).
- Antonia Fraser, Maria Stuart. La tragedia di una regina , Milano, Mondadori, 1996 . ISBN 8804413328
- (FR) Janine Garrisson, Catherine de Médicis : l'impossible harmonie. Payot, collection « Collection Portraits intimes », Paris, 2002. 165 p. ISBN 2-228-89657-8.
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| Predecessore: | Regina di Francia | Successore: |
|---|---|---|
| Eleonora d'Asburgo | 10 giugno 1547 - 10 luglio 1559 | Maria Stuart |