Piero Strozzi

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Pietro Strozzi
Piero Strozzi.jpg
1510 - 21 giugno 1558
Nato a Firenze
Morto a Thionville
Cause della morte Colpito da un colpo di archibugio all'assedio di Thionville
Religione cattolica
Dati militari
Paese servito Drapeau du royaume de France.png Regno di Francia
Anni di servizio 1536 - 1558
Grado maresciallo di Francia
Guerre
Battaglie
  • Assedio di Torino del 1536
  • Battaglia di Montemurlo del 1537
  • Assedio di Lussemburgo del 1543
  • assedio della Mirandola
  • Assedio di Metz del 1552
  • Assedio di Siena del 1554
  • Battaglia di Marciano della Chiana del 1554
  • Assedio di Calais del 1558
  • Assedio di Thionville del 1558
Comandante di
Decorazioni

Fonti nel testo

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Piero o Pietro Strozzi (1510Thionville, 21 giugno 1558) è stato un condottiero italiano, membro della famiglia patrizia fiorentina degli Strozzi, figlio di Filippo Strozzi e di Clarice de' Medici.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma degli Strozzi

Primogenito di casa Strozzi, venne avviato inizialmente alla carriera ecclesiastica, per poi preferire quella militare.

Nel 1537 suo padre Filippo, che era considerato l'uomo più ricco d'Italia,[senza fonte] era sceso dalla Francia con un esercito di esuli fiorentini decisi a riprendere la città dopo la scelta del nuovo granduca, ma fu sconfitto nella battaglia di Montemurlo, trovando la morte nel carcere della Fortezza di San Giovanni in Firenze meglio conosciuta come Fortezza da Basso. In seguito alla battaglia di Montemurlo lui e molti altri esuli fiorentini trovarono rifugio in Francia e a Venezia. Piero in particolare si accattivò particolari simpatie alla corte di Caterina de' Medici, che non gradiva la nuova generazione dei Medici al potere. Passato al servizio di Francesco I di Francia, combatté contro gli spagnoli a Serravalle Scrivia.

Nel 1539 si sposò a Venezia con Laudomia de' Medici, sorella di Lorenzino de' Medici (amico del padre) dalla quale ebbe due figli. Sebbene strettamente imparentato con i Medici, la sua famiglia fu spesso in contrasto con il ramo principale, in particolare contro Cosimo I de' Medici.

L'impresa di Marano[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1542 alcuni sudditi della Serenissima, guidati da un mercante Udinese, Beltrame Sacchia, s'impossessarono violentemente, ma con considerevole astuzia, della piccola città fortificata di Marano Lagunare, una roccaforte strategica nei territori contesi del Friuli. Non è chiaro se i congiurati avessero agito di propria iniziativa, ma, temendo la risposta violenta ed immediata delle truppe austriache dislocate a Gradisca d'Isonzo, gli avventurieri offrirono la cittadina a Piero Strozzi, che l'accettò volentieri e vi inviò un suo emissario. Le autorità veneziane, decise a impedire che la guerra d'Italia del 1542-1546, che già vedeva Francia e Spagna contrapposte, coinvolgesse i suoi territori, manifestarono energicamente la loro contrarietà ad un intervento di truppe austriache o della piccola flotta spagnola di stanza a Trieste contro gli Strozziani, ma simultaneamente ordinarono il bombardamento e la distruzione del fortino eretto dagli uomini di Sacchia a Lignano. Strozzi però non riuscì ad interessare il Re di Francia alla sua iniziativa e un contrattacco austriaco pareva sicuro. Strozzi godeva però di particolari amicizie a Venezia, specie quella del patriarca di Aquileia Marino Grimani e cercò di negoziare con la Serenissima la cessione della cittadina dietro compenso di denaro, minacciando di cederla altrimenti al Gran Sultano. Della trattativa con Strozzi la signoria incaricò Antonio Cappello, che concluse un accordo, che vide la Repubblica acquisire Marano per 35.000 ducati.

Il tentativo di saccheggiare Monopoli[modifica | modifica wikitesto]

Conservò per tutta la vita un odio profondo per i Medici, al punto di tentare nel 1543 di sorprendere e saccheggiare la città di Monopoli con l'aiuto di galee turche. Lo scopo era di danneggiare il Viceré di Napoli don Pietro di Toledo, suocero del suo acerrimo nemico il duca Cosimo I de' Medici, che ne aveva sposato la figlia Eleonora. Il progetto di Piero venne sventato dal duca grazie ad una spia, che rivelò il piano al viceré.

L'assedio della Mirandola[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1551 Piero Strozzi tornò in Italia dove diede prova luminosa delle sue capacità militari durante l'assedio della Mirandola. La guerra era nata dalla successione nel ducato di Parma e Piacenza, a Pier Luigi Farnese, figlio riconosciuto di papa Paolo III. Assassinato Pier Luigi dal consuocero, l'imperatore Carlo V, il pontefice aveva veduto dissolversi il sogno di fondare una casa principesca, si era impegnato a convincere il concistoro dei cardinali a consegnare le due città al figlio di Pierluigi, Ottavio, in forma legale, ma Ottavio prevenne il nonno occupando Parma con gesto di ribaldo. Per il gesto Paolo III morì, forse, di crepacuore.

Ferrante I Gonzaga, governatore imperiale di Milano, ebbe ordine dall'imperatore Carlo V di occupare Parma. Il giovane duca ribelle trovò l'appoggio dei francesi, desiderosi di rientrare, dopo Pavia, nel gioco italiano. La Francia assoldò lo Strozzi, che raccolse soldati alla Mirandola, la cittadella il cui signore era stato dichiarato fellone da Carlo e si era venduto alla Francia. Si combatté sotto le mura di Parma e di Mirandola, che sostenne lo sforzo preminente contro schiaccianti forze papali.

Le mura di nuova concezione, disegnate per un uso rivoluzionario delle artiglierie, consentirono a poche centinaia di difensori di avere ragione di 2-3.000 avversari, uccidendone oltre 1.000. Fu il trionfo dello Strozzi, che ne uscì con la fama di primo generale italiano, e del giovane signore della Mirandola, Ludovico Pico.

La battaglia di Marciano della Chiana ed il tramonto del condottiero[modifica | modifica wikitesto]

Piero Strozzi avrebbe dissolto la propria fama, dopo pochi anni, il 2 agosto 1554, nella battaglia di Marciano della Chiana (o di Scannagallo).

Quando Cosimo si preparò ad attaccare Siena, Piero insieme con il fratello Leone accorse, per difendere l'antica repubblica, con un esercito di truppe francesi. Assediati dai fiorentini e dagli imperiali, l'11 giugno 1554 Piero tentò una sortita dalla città con diecimila uomini, dirigendosi verso Pontedera. Sperando di raggiungere Firenze attraverso la Val di Nievole, colse di sorpresa i nemici. Dopo un esito inizialmente favorevole, le truppe di Piero si ritirarono a Pistoia in attesa di aiuti via mare portati da Leone Strozzi. Ma Leone era morto colpito da un'archibugiata vicino a Castiglione della Pescaia e il mal tempo impedì alle navi di attraccare. Così Piero riuscì solo a rientrare fortunosamente in Siena.

Piero tentò un nuova sortita il 2 agosto, ma fu sconfitto a Marciano della Chiana, tradito dalla errata manovra di Ludovico Pico Della Mirandola, che, al comando della cavalleria, gli scoprì il fianco ai mediceo-spagnoli. La tradizione vuole che la causa della rotta della cavalleria franco-senese fosse del portabandiera francese, Righetto del Campana, che, corrotto dai Fiorentini con dodici fiaschi pieni di monete d'oro, fuggì subito dopo l'inizio dello scontro.

Persa Siena, la resistenza continuò a Montalcino (1556). Col tramonto di Strozzi, nemico giurato di Cosimo I, ritrovavano la sicurezza i Medici a Firenze, uscivano i francesi dal gioco italiano.[1].

Nel 1556 fu nominato Sovraintendente alle armate pontificie e signore di Épernay. Nel 1558 partecipò all'assedio di Thionville, presso Calais. Enrico II lo creò, Maresciallo di Francia nel (1558), ma il 21 giugno dello stesso anno morì, colpito da un'archibugiata, durante l'assedio di Thionville.

Viene generalmente considerato come l'inventore dei Dragoni, cioè delle truppe di archibugieri a cavallo.

Suo figlio Filippo fu pure un comandante.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I precedenti diplomatici della guerra, condotti dal cardinale Alessandro, fratello di Ottavio, la preparazione militare, gli scontri iniziali, il lungo assedio, la sua fine repentina, per l'uccisione del nipote del papa che comandava l'esercito assediante, sono stati ricostruiti, sulle cronache locali, nel romanzo storico di Antonio Saltini, L'assedio della Mirandola, Edizioni Diabasis, 2004.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Batini, Capitani di Toscana, Firenze, Edizioni Polistampa, 2005, pp. 182 – 195 ISBN 88-8304-915-2
  • Mauro Bonciani, Le grandi battaglie toscane, Casa Editricee le Lettere, ABC Tipografia, Sesto Fiorentino (Fi), 2011.

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