Mignon (storia)

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Enrico, duca d'Anjou
in un ritratto di François Clouet (1570)
Il giovane principe si fa notare per la sua eleganza e il suo gusto per il lusso.
« [...] tutti ricciuti, impomatati, con i capelli iridescenti, cosparsi di cipria violetta e di unguenti profumati che lasciano al loro passaggio per le strade, piazze e case una scia fragrante.[1] »

Mignon è il nome dato nel XVI secolo ai favoriti del re di Francia Enrico III (1551-1589).

Presentazione[modifica | modifica sorgente]

Enrico III allontana dagli affari di Stato i nobili di grandi famiglie che non hanno smesso, dall’inizio delle Guerre di religione, di litigare per il potere. Al contrario promuove alla corte degli uomini di piccola nobiltà, ai quali affida alte responsabilità. Desidera appoggiarsi a questi uomini nuovi per governare. La sua corte vede dunque apparire un cerchio molto ristretto di favoriti che conoscono, grazie al loro protettore, una folgorante fortuna. Ironicamente verranno chiamati "i mignons" (in italiano carini, graziosi).

I Mignon[modifica | modifica sorgente]

Tra i più celebri nomi figurano quelli di:

Ma i due collaboratori più vicini al re, gli archimignons, erano:

Ritratto di un re[modifica | modifica sorgente]

Si dice di Enrico III che fosse il favorito di sua madre, Caterina de' Medici. I suoi contemporanei lo trovavano bello ma particolarmente effeminato e questo, forse perché fu allevato da italiani di costumi dissoluti.

Il re, di vasta cultura, era in effetti molto preoccupato del suo aspetto, e della moda. Così, il giorno della sua incoronazione nella cattedrale di Reims il 13 febbraio 1575, cambiò sette volte l’abito, e lui stesso aveva cucito le gemme sulle stoffe cerimoniali. Due giorni dopo, per il suo matrimonio con Louise de Vaudémont, è lui che pettina la sposa e impiega così tanto tempo ad acconciare i capelli della sua promessa sposa che la cerimonia viene rinviata al pomeriggio.

Enrico fu pure oggetto di scherno dai suoi contemporanei. È che all’epoca, si tollera ancora male, in una corte che ha sempre promosso la bruta virilità e considerato la raffinatezza come debolezza, la propensione di Enrico III e della sua cerchia per la cultura e il senso dei festeggiamenti. In questo Rinascimento, Enrico si libera dunque degli avanzi di una feudalità brutale e i pregiudizi si sono affrettati a catalogarlo.

Profilo dei mignon[modifica | modifica sorgente]

Certo, i favoriti d’Enrico III, influenzati dal loro signore, si imbellettano e si incipriano, portano anelli agli orecchi, pizzi e fronzoli ma sono, come il loro protettore, dei famosi donnaioli e dei soldati che dimostrano il loro valore sul campo di battaglia. La morte del duca di Joyeuse ne è un esempio. I mignon sono anche coraggiosi e prestanti, fieri, spesso violenti e provocatori.

Enrico III, un donnaiolo[modifica | modifica sorgente]

Se Enrico III si è circondato da una corte di «mignon», la Storia dimentica che il termine è completamente privo, a quest’epoca, di connotazioni omosessuali. Così, contrariamente all’immagine che ci è pervenuta, Enrico amava le donne e ebbe diverse amanti:

  • Louise de La Béraudière du Rouhet
  • Renée de Rieux de Châteauneuf
  • la bella Maria di Clèves, sposa d’Enrico di Condé, è la donna che ha amato più appassionatamente. Quando apprende la sua morte nell’ottobre del 1574, cade in un profondo dolore. Si rifiuta di mangiare per dieci giorni, alternando crisi di sconforto e processioni di penitenti in un delirio mistico che fanno temere per la sua ragione.
  • si era invaghito, poco tempo prima, della bella Veronica Franco, incontrata a Venezia dopo la sua fuga dal suo regno di Polonia
  • prese infine come sposa e regina Louise de Vaudémont, incontrata in Lorena durante il suo viaggio per raggiungere la Polonia. Era stato colpito dalla sua somiglianza con Marie de Clèves.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Castelot, Regina Margot: una vicenda umana tra fasto, amore, crudeltà, guerre di religione e esilio, p. 167

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • André Castelot, Regina Margot: una vicenda umana tra fasto, amore, crudeltà, guerre di religione e esilio, Milano, Fabbri Editore, 2000.
  • Dara Kotnik, Margherita di Navarra. La regina Margot, Milano, Rusconi libri, 1987.ISBN 8818230166
  • Orsola Nemi & Henry Furst, Caterina de' Medici, Milano, Bompiani, 2000. ISBN 8845290778
  • Jean Orieux, Caterina de' Medici. Un'italiana sul trono di Francia, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1988. ISBN 8804304642