Basilica di Saint-Denis

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Coordinate: 48°56′08″N 2°21′35″E / 48.935556°N 2.359722°E48.935556; 2.359722

Basilica di Saint-Denis
Facciata
Facciata
Stato Francia Francia
Regione Flag of Île-de-France.svg Île-de-France
Località Blason de Saint-Denis.svg Saint-Denis
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare San Dionigi di Parigi
Diocesi Diocesi di Saint-Denis
Stile architettonico Gotico
Inizio costruzione 1136
Completamento XIII secolo

La basilica di Saint-Denis (in francese: Basilique Saint-Denis) è un famoso edificio gotico, situato nell'omonimo comune della cintura di Parigi. Dal 1966 è diventata cattedrale della diocesi di Saint-Denis ed ha il rango di basilica minore. È monumento storico di Francia dal 1862.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La navata

San Dionigi fu il patrono di Francia e, secondo la leggenda, il primo vescovo di Parigi. Sul suo luogo di sepoltura venne inizialmente eretto un piccolo santuario, finché Dagoberto I, re dei Franchi dal 628 al 637, fondò l'Abbazia di Saint-Denis, come monastero benedettino.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Abbazia di Saint-Denis.

Dopo una breve fioritura, l'Abbazia conobbe un lungo periodo di decadenza a causa dell'incuria degli abati e delle guerre. Nel 750, con la nomina ad abate di Fulrado, l'abbazia si avviò ad un periodo di grande ricchezza e splendore grazie all'attività instancabile di questo abate, consigliere e diplomatico prediletto da Pipino il Breve, da Carlomanno I e dallo stesso Carlo Magno, nonché dai papi Zaccaria, Stefano II, Paolo I e Adriano I. Tutti costoro concessero all'abbazia guidata da Fulrado privilegi e beni.

La basilica, nella sua forma attuale, è una pietra miliare dell'architettura gotica e venne cominciata nel 1136, cioè solo pochi decenni dopo la prima struttura protogotica mai costruita: la cattedrale di Chartres ad opera del Vescovo Fulberto. Per questo motivo la basilica è considerata uno dei primi edifici costruiti in questo stile insieme alla cattedrale di Sens. La struttura gotica di Saint-Denis fu iniziata nel 1136 dall'abate Sugerio, nel coro, deambulatorio e nella facciata. Spinto da esigenze estetiche, come chiarisce nelle proprie opere De administratione e De consacratione, ma anche da necessità teologiche e politiche ben precise, Sugerio apporta in un primo momento significative e profonde modifiche alla facciata dell’edificio: la struttura romanica originaria viene abbattuta per essere sostituita da un monumentale ingresso; si accede all’edificio attraverso tre portali ricchi di decorazioni scultoree, che diventeranno un motivo ricorrente nelle cattedrali francesi (il portale centrale è sovrastato da un rosone) le navate vengono ampliate, uno dei due campanili viene demolito. Successivamente, tra il 1140 e il 1144, Sugerio si occupa del rifacimento del coro introducendo soluzioni architettoniche ancora più radicali che inaugureranno il gotico d’Oltralpe. Si ritiene, dal momento che nei documenti ufficiali non si accenna al nome di un architetto, che lo stesso Sugerio abbia rivestito un ruolo determinante nell’ideazione del nuovo coro, sintetizzando l’unione tra dottrina religiosa, pensiero politico e forma artistica sancita dalla presenza in scultura e in vetrata di immagini di principi e sovrani, di vescovi locali e patroni [1] Nella parte più interna del coro si estende un’abside profonda di tre campate a terminazione semicircolare (l’estremità semicircolare costituisce il vero e proprio presbiterio) circondata da un doppio deambulatorio per consentire l’afflusso di fedeli, ovvero un corridoio, suddiviso in due passaggi concentrici, retrostante l’altare principale, impostato a raggiera. Lungo il perimetro di tale struttura si collocano nove cappelle radiali, tra loro comunicanti, sormontate da volte ogivali pentapartite; sulla parete di ciascuna cappella si aprono due finestre incluse in archi a sesto acuto, ampie e luminose, per un totale di quattordici che riducono la muratura a pura cornice scheletrica, aumentando notevolmente la luce. Nel deambulatorio più interno le coperture sono crociere a quattro vele. Il sistema architettonico mira a liberare il volume interno, unificare gli ambienti e inondarli di luce. A suddividere gli ambienti interni si articolano due serie, anch’esse concentriche, di colonne e non di pilastri, di reminiscenza romana e pertanto dotate di forte valenza politica: non a caso infatti il nuovo ambiente che viene a crearsi trasmette una ben precisa concezione del potere, inseparabile dalla monarchia cristiana, che in Francia è incarnata nella dinastia capetingia. La diffusione geografica del modello gotico di Saint-Denis coincide con l’estensione territoriale della corona francese, che nel XII secolo si poneva l’obiettivo di raggiungere un’effettiva unità politica, ostacolata dalla frammentazione del potere in una miriade di contee e marchesati: adottare tale paradigma architettonico equivale anche ad allinearsi con quello che è il primo embrione di Stato nazionale francese e riconoscere il potere di Parigi come capitale. [2]Le navate e la ricostruzione della parte superiore del coro fu compiuta nel XIII secolo dall'architetto Pierre de Montereau.

La chiesa era anche il sacrario dei re di Francia, infatti tutti i sovrani defunti dal X secolo al 1789, ad eccezione di tre, vennero sepolti qui, e l'abbazia contiene anche alcuni notevoli esempi di monumenti sepolcrali. Durante la Rivoluzione francese le tombe vennero profanate e i resti dei re gettati in fosse comuni. La maggior parte dei monumenti funerari fu salvata dall'archeologo Alexandre Lenoir, che li richiese come oggetti per il suo museo dei monumenti francesi.

Napoleone Bonaparte fece riaprire la chiesa nel 1806. Con il primo esilio di Napoleone all'Elba i Borboni, ritornati al potere, ordinarono di ricercare i resti di Luigi XVI e Maria Antonietta, che furono ritrovati il 21 gennaio 1815 e vennero inumati nella cripta della basilica. Nel 1817 fu riaperta la fossa comune dove erano sepolti i re di Francia, ma fu impossibile distinguere i singoli resti, che furono pertanto raccolti in un ossario nella cripta, con due lastre di marmo che ricordano i nomi dei monarchi inumati.

Luigi XVIII, alla sua morte nel 1824, fu sepolto al centro della cripta, vicino alla tomba di Luigi XVI e Maria Antonietta. Vennero inoltre ricollocati i monumenti funerari trasportati al museo dei monumenti francesi sotto la direzione dell'architetto Eugène Viollet le Duc, famoso restauratore di edifici gotici. Venne infine trasportato nella cripta anche il corpo del re Luigi VII che era stato in precedenza sepolto nell'abbazia di Saint-Pont e la cui tomba non era stata distrutta dai rivoluzionari.

Sovrani sepolti[modifica | modifica sorgente]

La tomba di Luigi XII e della moglie Anna di Bretagna, in un dipinto del 1867 di Emil Pierre Joseph de Cauwer
Tomba di Luigi XVI e di Maria Antonietta

I sovrani sepolti sono:

San Luigi rifiutò l'inumazione di Ingeburge di Danimarca.

Altri personaggi sepolti[modifica | modifica sorgente]

Priorati delle case dipendenti da Saint-Denis[modifica | modifica sorgente]

L'abbazia di Saint Denis controllava un certo numero di conventi retti da un priore, ma dipendenti dall'abbazia stessa.

Gli archivi di Saint-Denis[3] hanno conservato i nomi dei priori che hanno governato i conventi dipendenti dall'Abbazia di Saint-Denis:

Elenco degli abati e dei gran priori di Saint Denis[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Abbazia di Saint-Denis.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Storia dell'Arte, dalle origini al Trecento, G. Dorfles, M. Ragazzi, C. Maggioni, M. G. Recanati, ATLAS
  2. ^ La Storia dell'Arte, 5. Il Gotico, Electa editore
  3. ^ Archivi che si trovano negli Archives nationales de France

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (FR) M.me D'Ayzac, t. Ier, l'Histoire de l'abbaye de Saint-Denys, 1865, p. CXXIII e segg.
  • (FR) Félicie d'Ayzac, Histoire de Saint-Denys, Imprimerie nationale, Paris, 1861, tome I, p. cxxiii et suivantes (contient la liste complète des abbés de Saint-Denis)
  • Dom Michel Félibien, Histoire de l'Abbaye royale de Saint-Denis, Paris, 1706 (contient la liste complète des abbés de Saint-Denis)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]