Luigi VI di Francia

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Luigi VI
Ritratto di Luigi VI "il Grosso"
Ritratto di Luigi VI "il Grosso"
Re di Francia
Arms of the Kingdom of France (Ancien).svg
In carica 29 luglio 1108 –
1º agosto 1137
Predecessore Filippo I di Francia
Erede Luigi VII di Francia
Successore Luigi VII di Francia
Nome completo Luigi VI Capeto di Francia
Nascita Parigi, 1º dicembre 1081
Morte Béthisy-Saint-Pierre, 1º agosto 1137
Sepoltura Basilica di Saint-Denis, Francia.
Casa reale Capetingi
Padre Filippo I di Francia
Madre Berta
Consorte Adelaide di Savoia
Coniugi Luciana di Rocherfort
Adelaide di Savoia
Figli * Filippo (1116-1131)
Religione Cristiano cattolico
Re di Francia
Capetingi

Arms of the Kingdom of France (Ancien).svg

Figli
Figli
  • Luigi VI
Luigi VI

Luigi VI, detto il Grosso, in francese Louis VI le Gros (Parigi, 1º dicembre 1081Béthisy-Saint-Pierre, 1º agosto 1137), fu re di Francia dal 1108 alla sua morte. Fu il quinto re di Francia della Dinastia Capetingia.

Luigi era il figlio maschio primogenito del re di Francia Filippo I e di Berta (1055 – 30 luglio 1094).[1] Egli fu promotore delle associazioni commerciali dei borghesi delle città, garantì le proprietà delle abbazie, combatté fermamente il brigantaggio e regolò i conflitti fra i suoi vassalli tramite una giustizia reale, ma, soprattutto su consiglio dell'abate Sugerio di Saint-Denis, ebbe un alto concetto della regalità, che riuscì ad imporre su tutto il territorio nazionale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Luigi venne allevato assieme a Sugerio, che diverrà abate di Saint-Denis. I due diventarono molto amici e in seguito Luigi lo promosse suo consigliere.

Gli anni giovanili e co-reggenza[modifica | modifica wikitesto]

Il 24 maggio 1098, ad Abbeville, Luigi venne fatto cavaliere e poco più tardi fu associato al trono del padre secondo l'usanza dei primi Capetingi. Comunque Luigi, correggente del padre, da questo momento guidò le truppe e governò al posto di Filippo, e nonostante gli intrighi[2] della matrigna, Bertrada di Montfort, divenne re di fatto. Fino alla morte del padre fu impegnato nella lotta contro i vassalli ribelli all'autorità del re e in particolare contro il reggente del ducato di Normandia,[3], il re d'Inghilterra Guglielmo il Rosso, che aveva invaso il Vexin francese e aveva formato una coalizione di nobili anti-capetingi.

Per fortuna di Luigi una buona parte di nobili gli rimase fedele e resistette agli attacchi di Guglielmo sino a dissuaderlo, nel 1099, a continuare l'impresa. Dopo il ritorno[4], nel 1100, del duca, Roberto II, la situazione migliorò per tornare conflittuale dopo che, nel 1106, la Normandia era stata conquistata[5] dal nuovo re d'Inghilterra, Enrico I Beauclerc.

Lotta contro il banditismo dei baroni[modifica | modifica wikitesto]

Luigi VI

Filippo I morì il 28 luglio 1108 a Melun e il 3 agosto seguente Luigi venne incoronato re con il nome di Luigi VI. Il nuovo sovrano continuò a combattere i baroni che ovunque, protetti dalle loro fortezze, rapinavano mercanti e pellegrini ed inoltre rapinavano i contadini requisendogli ogni genere di prodotti (vino, grano e bestiame) e saccheggiavano le chiese ed i monasteri. Tra costoro se ne ricordano due che si distinsero per le loro efferatezze e crudeltà: Tommaso di Marle, che fu sconfitto e ucciso solo[6] nel 1130 e Ugo di Le Puiset, che si alleò sempre con i nemici di Luigi VI e morì, nel 1118, in Terra santa dove si era recato ad espiare le proprie colpe e dove tra l'altro era diventato conte di Giaffa.

Comunque la lotta contro i baroni l'occupò per tutta la durata del suo regno, sia che dovesse ripristinare l'ordine e l'autorità di qualche vescovo scalzato e anche maltrattato da qualche barone, sia per fare restituire le proprietà sottratte dai medesimi, illegalmente e con la forza, specialmente a vedove e orfani, ed infine per punire chi si macchiava di delitti nei confronti di nobili altolocati o di personaggi influenti a corte. In tutti questi casi, se il reprobo non si presentava alla convocazione, per giustificarsi, Luigi VI era pronto a ricorrere alle armi, anche quando, con l'avanzare degli anni, il suo corpo si era appesantito e le campagne militari gli costavano molta fatica. Infatti Luigi VI aveva un'alta considerazione della sua carica. Emblematica rimase la sua risposta che diede a chi gli faceva presente le molte difficoltà, tra cui non ultima la conquista di un castello ritenuto inespugnabile, di un'impresa che si accingeva a compiere: «Quale disonore verrebbe mai alla maestà della corona se dovessimo tirarci indietro per paura di un bandito».

Durante il regno di Luigi VI, la famiglia Garlande ebbe modo di occupare tutte le più importanti cariche del regno, con Anselmo siniscalco di Francia dal 1107 alla sua morte, avvenuta all'assedio del castello di Le Puiset, nel 1118; un fratello di Anselmo, il chierico Stefano, oltre che ricoprire diverse importanti cariche ecclesiastiche, fu cancelliere del regno a partire dal 1106, mentre un terzo fratello, Gilberto, fu maggiordomo capo della corte. Un quarto fratello, Guglielmo, nel 1118, divenne siniscalco al posto di Anselmo e, quando Guglielmo morì, Stefano divenne siniscalco, oltre che cancelliere. Stefano avrebbe ottenuto da Luigi VI anche la nomina ad arcivescovo di Parigi, ma il papa Pasquale II mise il veto; Stefano, pur conducendo una vita indegna[7] per un ecclesiastico, riuscì ad accumulare un potere immenso[8], che lo rese inviso a tutti, specialmente agli ecclesiastici.

Stefano venne privato del titolo di siniscalco e cacciato da corte, assieme al fratello Gilberto, nel 1127, da Luigi VI su pressione della moglie, Adelaide di Savoia che riteneva di essere trattata da Stefano con poco rispetto. Stefano che riteneva la carica di siniscalco sua di diritto si oppose e resistette al re, suo signore per tre anni, quando, nel 1130, si dovette umiliare e sottomettere, rinunciando alla carica di siniscalco, mantenendo però quella di cancelliere. Luigi VI per quattro anni non rinnovò la carica di siniscalco che venne riassegnata a Raul I di Vermandois, solo nel 1134.

Lotta contro il re d'Inghilterra, Enrico I[modifica | modifica wikitesto]

Luigi VI il Grosso non approvava la prigionia del suo suddito, il duca di Normandia, Roberto II; inoltre nel ducato serpeggiava un certo malcontento che appoggiava il piccolo (circa 6 anni) pretendente, Guglielmo Cliton, figlio del duca, Roberto II, che Luigi ovviamente fomentava. Nel 1109, Enrico sicuro padrone della Normandia, iniziò le ostilità con Luigi VI e, nel 1111, riuscì a mettere insieme una formidabile coalizione contro il re di Francia che comprendeva tra gli altri, Tebaldo IV di Blois, suo zio, Ugo I di Champagne, conte di Troyes e Ugo di Le Puiset. La ribellione si concluse, nel 1113, con il trattato che riconosceva a Enrico I la sovranità anche sulla Bretagna e sul Maine.

La guerra riprese, nel 1116, con continue scaramucce nel Vexin. Nel 1119, dopo che Luigi VI aveva occupato la piazzaforte di Les Andelys, attaccò Enrico nella vicina piana di Brémule, ma fu sconfitto e umiliato[9]. Allora Luigi chiese a papa Callisto II di fare da arbitro e nel concilio di Reims, del 20 e 21 ottobre 1119, Luigi VI prese la parola[10] e accusò Enrico I, da sempre suo alleato, di fargli la guerra, del trattamento che Enrico riservava a suo fratello, Roberto II di Normandia, suo suddito, rinchiuso in una prigione da quasi quindici anni ed infine del fatto che, nel 1112, aveva fatto proditoriamente arrestare il suo ambasciatore, il normanno, Roberto II di Bellême, e non l'aveva più rilasciato. Enrico rispose ma soprattutto colmò di doni il papa dicendosi pronto ad una trattativa di pace, che si concluse, nel 1120, con la restituzione delle rispettive conquiste e l'omaggio al re di Francia da parte di Guglielmo Adelin, figlio di Enrico I ed erede al trono d'Inghilterra; inoltre il castello di Gisors rimase ad Enrico I.

Nel 1124, Enrico I Beauclerc si alleò col proprio genero, l'imperatore germanico Enrico V, che invase la contea di Champagne, arrivando sino a Reims, dove si fermò, perché lo attendeva un imponente esercito[11], che lo costrinse a rientrare in Germania.

La successione nella contea delle Fiandre[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 marzo 1127, il conte delle Fiandre, Carlo I il Buono, senza eredi legittimi, venne assassinato nella chiesa di San Donaziano a Bruges, mentre era intento alle sue devozioni. I pretendenti erano molti, Guglielmo di Ypres, Teodorico di Alsazia, Arnoldo di Danimarca, Baldovino IV di Hainaut ed altri tra cui, Goffredo il Barbuto, duca del Brabante, ma il re di Francia, Luigi VI, chiamato dai fiamminghi, si precipitò ad Arras, e convocò i notabili fiamminghi perché eleggessero il suo candidato, suo cognato e pretendente alla corona inglese e al ducato di Normandia, Guglielmo Cliton. Guglielmo venne eletto e fu subito confermato da Gand, Bruges, Lilla, Saint-Omer ed assieme al re si avviò verso Bruges, attraversando buona parte della contea, accolto con entusiasmo. A Bruges vennero catturati e giustiziati gli assassini di Carlo I il Buono.

Luigi VI il Grosso

Rientrato Luigi VI a Parigi, Guglielmo attuò però una politica poco attenta alle esigenze dei borghesi predominanti nelle città fiamminghe e in poco tempo i suoi rivali presero coraggio e Teodorico di Alsazia, che aveva ora il controllo di Gand e Bruges fu, di fatto, eletto nuovo conte e nel febbraio 1128, anche per gli aiuti finanziari di Enrico I d'Inghilterra, quasi tutte le Fiandre erano per Teodorico. Luigi allora convocò una grande assemblea ad Arras, dove Teodorico venne scomunicato e con le sue truppe si diresse a Lilla, città in cui Teodorico si era rinchiuso. Luigi dovette però abbandonare Lilla e lo scontro avvenne tra Teodorico, che sembrava dovesse soccombere e Guglielmo che però morì all'assedio di Alost. Con la morte di Guglielmo, senza eredi, Teodorico, fu riconosciuto conte, come Teodorico I, da tutta la contea, e il re di Francia, Luigi VI, dovette accettare il fatto compiuto e così Teodorico I successe a Guglielmo.

Il ducato d'Aquitania[modifica | modifica wikitesto]

I rapporti tra il re di Francia e il duca d'Aquitania, nel recente passato non erano stati dei migliori, in quanto il duca non rendeva omaggio al re di Francia; nel 1137, durante un pellegrinaggio a San Giacomo di Compostela, il duca, Guglielmo X morì, sembra il Venerdì santo, e, nei titoli di duchessa d'Aquitania e di Guascogna e contessa di Poitiers, gli successe la figlia, Eleonora. Guglielmo, però, prima di morire, per paura che la giovane figlia potesse essere preda di qualche suo vassallo o di qualche altro feudatario, propose al re di Francia Luigi VI di fare sposare i loro due legittimi eredi: Eleonora ed il futuro re di Francia Luigi VII. Luigi VI accettò di buon grado il matrimonio, pensando che il regno di Francia dalla Loira si sarebbe esteso sino ai Pirenei ed al Mar Mediterraneo.

Il matrimonio tra Eleonora e Luigi di Francia fu celebrato, il 25 luglio 1137, a Bordeaux e durante il viaggio verso Parigi, gli sposi furono incoronati duchi d'Aquitania nella cattedrale di Poitiers, ma il ducato non venne riunito alla corona di Francia, Eleonora rimase duchessa e Luigi, duca consorte; fu altresì stabilito che il loro primo figlio sarebbe stato re di Francia e duca d'Aquitania, quindi la fusione dei due domini, sarebbe avvenuta con una generazione di ritardo. Ma mentre Luigi VII, nel suo viaggio per Parigi, prendeva possesso dell'Aquitania, il primo di agosto del 1137, Luigi VI morì, di dissenteria, dovuta all'eccesso di cibo (che già l'aveva portato all'obesità), nel castello di Béthisy-Saint-Pierre, nella foresta di Compiègne, non distante da Senlis, al ritorno da una spedizione punitiva contro il signore di Saint-Brisson-sur-Loire. Gli successe il figlio Luigi VII detto il Giovane, che originariamente, avrebbe voluto farsi monaco.

Luigi VI fu inumato nella Basilica di Saint-Denis

Matrimoni e discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Luigi VI sposò:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Berta era figlia del conte d'Olanda, Fiorenzo I e di Gertrude di Sassonia
  2. ^ Bertrada di Montfort, secondo le cronache del tempo, più di una volta, tentò di far assassinare Luigi, per sostituirlo con uno dei propri figli.
  3. ^ Il fratello del duca di Normandia, il re d'Inghilterra Guglielmo il Rosso, aveva ricevuto la Normandia in pegno per il prestito che Roberto II di Normandia aveva ricevuto dal fratello per recarsi in Terra santa, al seguito della prima crociata.
  4. ^ Il reggente del ducato di Normandia, il re d'Inghilterra Guglielmo il Rosso, nel 1100, era morto.
  5. ^ Il duca, Roberto II, catturato dopo la Battaglia di Tinchebray, venne privato del ducato di Normandia, dal fratello il nuovo re d'Inghilterra, Enrico I Beauclerc, con l'approvazione del suo sovrano, il re di Francia, Filippo I, essendo stato dichiarato (non senza ragione) incapace di mantenere l'ordine e la pace nel suo territorio, fu portato in Inghilterra e imprigionato per il resto della sua vita.
  6. ^ Per la verità, Tommaso di Marle, scomunicato e assediato dalle truppe reali nel suo castello, nel 1115, aveva dovuto arrendersi a Luigi VI che, dopo l'assoluzione della chiesa, lo aveva perdonato e lasciato libero, per cui Tommaso aveva ripreso con le rapine e gli omicidi, per altri 15 anni.
  7. ^ Il vescovo di Chartres definì Stefano di Garlande «...un analfabeta, dedito al gioco e al libertinaggio», mentre san Bernardo di Chiaravalle lo descrisse come «...un uomo che serviva contemporaneamente due padroni, Dio e Mammona, ora con indosso la veste talare e la stola cantando messa, in una chiesa, ora con indosso l'armatura alla testa delle truppe».
  8. ^ Un cronista dell'epoca disse che «...il regno di Francia era completamente alla sua mercé».
  9. ^ Luigi VI il Grosso nella battaglia di Brémule abbandonò il suo cavallo e le sue insegne al nemico e dovette riparare nella piazzaforte di Les Andelys, dopo aver girovagato nella foresta di Musegros.
  10. ^ Il monaco normanno, Orderico Vitale, che pare fosse presenta, ci ha tramandato il discorso che <<massiccio, pallido, corpulento eloquente, Luigi VI il Grosso fece nell'occasione, portando al concilio anche il figlio di Roberto II di Normandia, Guglielmo Cliton, diciassettenne che era obbligato a vivere in esilio costretto dallo zio, Enrico I.
  11. ^ La maggior parte dei feudatari francesi si era allineata col proprio re, Luigi VI il Grosso, anche coloro che dieci anni prima si erano alleati col re d'Inghilterra, Enrico I Beauclerc. Sugerio di Saint-Denis, nel suo libro Vie de Louis VI le Gros asserisce che Luigi VI beneficiò dell'aiuto di «...una tale quantità di cavalieri e di gente che si sarebbero dette cavallette che nascondevano agli occhi la superficie della terra.» e facendo l'elenco dei nobili presenti, tra gli altri annovera il duca Ugo II di Borgogna, il conte Guglielmo II di Nevers, il conte Raul I di Vermandois, il conte Tebaldo II di Champagne, il conte Ugo I di Champagne, il conte Carlo I di Fiandra detto il Buono, il duca Guglielmo IX d'Aquitania, il conte Folco V d'Angiò e il duca Conan III di Bretagna.
  12. ^ Secondo lo storico Ivan Gobry, Luigi e Luciana furono solo fidanzati. Secondo lo storico Enrico d'Arbois di Jubainville, invece, il matrimonio non fu consumato
  13. ^ Gisella di Borgogna era figlia di Guglielmo I di Borgogna (1020 – Besançon, 1087), detto il Grande o l'Ardito, conte di Borgogna, conte di Mâcon e conte di Vienne

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Luigi VI di Francia Padre:
Filippo I di Francia
Nonno paterno:
Enrico I di Francia
Bisnonno paterno:
Roberto II di Francia
Trisnonno paterno:
Ugo Capeto
Trisnonna paterna:
Adelaide d'Aquitania
Bisnonna paterna:
Costanza d'Arles
Trisnonno paterno:
Guglielmo I di Provenza
Trisnonna paterna:
Adelaide d'Angiò
Nonna paterna:
Anna di Kiev
Bisnonno paterno:
Jaroslav I di Kiev
Trisnonno paterno:
Vladimir I di Kiev
Trisnonna paterna:
Rogneda di Polock
Bisnonna paterna:
Ingegerd Olofsdotter
Trisnonno paterno:
Olof III di Svezia
Trisnonna paterna:
Estrid degli Obotriti
Madre:
Berta d'Olanda
Nonno materno:
Floris I, conte d'Olanda
Bisnonno materno:
Dirk III d'Olanda
Trisnonno materno:
Arnulf, Conte d'Olanda
Trisnonna materna:
Lutgardis di Lussemburgo
Bisnonna materna:
Othelindis di Sassonia
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
?
Nonna materna:
Gertrud di Sassonia
Bisnonno materno:
Bernardo II di Sassonia
Trisnonno materno:
Bernhard I di Sassonia
Trisnonna materna:
Hildegarde di Stade
Bisnonna materna:
Eilika di Schweinfurt
Trisnonno materno:
Hendrik, conte di Schweinfurt
Trisnonna materna:
Gerberga di Henneburg


Predecessore Re di Francia Successore FrAnc.gif
Filippo I 1108–1137 Luigi VII

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Louis Halphen, "La Francia dell'XI secolo", cap. XXIV, vol. II (L'espansione islamica e la nascita dell'Europa feudale) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 770–806.
  • Z.N. Brooke, "Gregorio VII e la prima disputa tra impero e papato", cap. XII, vol. IV (La riforma della chiesa e la lotta fra papi e imperatori) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 353–421.
  • Louis Alphen, La Francia: Luigi VI e Luigi VII (1108-1180), cap. XVII, vol. V (Il trionfo del papato e lo sviluppo comunale) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 705–739

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