Margherita di Valois

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Margherita di Valois
Regina di Francia e di Navarra
Margherita di Valois.
Particolare dello schizzo di François Clouet
(circa 1572).
Regno 2 agosto 1589 - 17 dicembre 1599
Nome completo Margherita di Valois-Angoulême
Altri titoli Principessa Reale di Francia
Duchessa di Valois
Duchessa di Etampes
Duchessa di Senlis
Contessa dell'Agenois
Contessa della Rouergue
Contessa di Auvergne
Contessa di Marle
Viscontessa di Carlat
Signora di La Fère
Signora di Rieux
Signora di Rivière
Signora di Verdun
Signora dell' Albigenois
Nascita Saint-Germain-en-Laye
14 maggio 1553
Morte Parigi
27 marzo 1615
Luogo di sepoltura Cappella dei Valois
Predecessore Luisa di Lorena-Vaudémont
Successore Maria de' Medici
Consorte Enrico IV di Francia
Casa reale Dinastia Valois-Angoulême
Padre Enrico II di Francia
Madre Caterina de' Medici

Margherita di Valois, soprannominata la Regina Margot nel XIX secolo, (Saint-Germain-en-Laye, 14 maggio 1553Parigi, 27 marzo 1615), fu una principessa francese del ramo dei Valois-Angoulême della dinastia dei Capetingi, figlia di Enrico II di Francia e dell'italiana Caterina de' Medici e regina consorte di Francia e Navarra come prima moglie di Enrico IV di Francia.

Margherita è passata alla storia soprattutto per i numerosi amanti che le furono attribuiti, per il presunto rapporto incestuoso con i fratelli e per il matrimonio con il protestante Enrico di Navarra. Queste nozze, simbolo di riconciliazione tra cattolici e ugonotti, vennero usate come esca per la strage di San Bartolomeo in cui morirono migliaia di protestanti.

Tuttavia Margherita era famosa tra i suoi contemporanei oltre che per la sua seducente bellezza anche per la sua vasta cultura. Fu un'attiva intellettuale, una protettrice delle arti e anche scrittrice e poetessa. Intervenne attivamente nelle polemiche letterarie e nel 1594 scrisse le sue Mémoires compiendo un gesto doppiamente inaugurale: fu la prima donna ad avere l’audacia di raccontare la propria vita e al tempo stesso aprì la strada all’autobiografia moderna.

Ultima discendente dei Valois, fu esclusa a causa della legge salica dalla successione al trono, sul quale salì invece il marito, con il nome di Enrico IV di Francia dal quale divorziò nel dicembre 1599. Dopo l’annullamento delle nozze tornò a Parigi, dove si adoperò sia per rendere stabile la posizione politica del re, suo ex-marito, ma anche per rafforzare la sua singolare posizione di moglie ripudiata. E da gran mecenate qual era si circondò anche di un numeroso gruppo di scrittori, filosofi, musici, poeti e studiosi. Morì a Parigi a sessantauno anni con il titolo di duchessa di Valois.

Indice

[modifica] Famiglia

Nacque il 14 maggio 1553 nel castello reale di Saint-Germain-en-Laye. Settima figlia di Enrico II e di Caterina de' Medici venne battezzata con il nome di Margherita in onore della prozia, Margherita d'Angoulême la sorella di Francesco I.

Tre dei suoi fratelli divennero re di Francia: Francesco II, Carlo IX e Enrico III. Tra le sue sorelle, Elisabetta di Valois divenne la terza moglie di Filippo II di Spagna, mentre Claudia di Valois sposò Carlo III di Lorena. Ebbe molto poco tempo per conoscere suo padre, ferito mortalmente in una giostra nel 1559, quando Margherita aveva appena sei anni. Con sua madre Caterina ebbe rapporti distanti, provando per lei un misto di ammirazione e di timore: «Non soltanto non osavo parlarle, ma bastava un suo sguardo a farmi trasalire per il timore di aver fatto qualcosa a lei sgradito».[1] Questo timore reverenziale era legato ad un profondo risentimento, poiché Caterina non faceva mistero della preferenza che nutriva per Enrico duca d'Angiò. E fu anche uno dei motivi che spingerà la futura regina di Navarra ad allearsi con il fratello Francesco Ercole, duca d'Alençon.[2]

Con il fratello maggiore Enrico ebbe rapporti differenziati nel corso della sua vita, in gioventù furono legati da una profonda complicità, ma in età adulta si sarebbero odiati a vicenda. Riguardo Carlo, un altro fratello maggiore, Margherita lo ricorderà sempre nelle proprie Mèmoires come un "buon fratello".[3] Sarebbe stato proprio Carlo IX (lui solamente) a dare a Margherita, durante l'infanzia, il celebre soprannome di Margot.[4]

[modifica] Biografia

[modifica] Infanzia e giovinezza

Margherita trascorse i primi anni di vita a Saint-Germain-en-Laye affidata alle cure di Charlotte de Courton, una dama dai costumi irreprensibili, che oltre a farle da madre la doveva proteggere dalla "novità protestante".[5] Priva delle tare fisiche e psichiche di cui soffrivano gli altri fratelli e sorelle,[6] venne inizialmente allevata con Elisabetta e Claudia, le sue sorelle maggiori, ricevendo un'educazione classica e umanistica.[7] Parallelamente a queste materie, la principessa ricevette insegnamenti di carattere più mondano, come la danza, la musica, l’equitazione, tre specialità nelle quali in seguito eccellerà.[8] La principessina venne infine trasferita ad Amboise, da cui veniva richiamata saltuariamente a partecipare come comparsa ai maggiori avvenimenti familiari. Ad Amboise, Madame de Courton, insieme al cardinale de Tournon, inculcò a Margherita il disgusto verso l'eresia ugonotta, cercando di costruire in lei una salda fede cattolica.

Caterina de' Medici con i figli (da destra): Enrico, Margherita, Carlo IX e Francesco. 1561 circa.

Dopo che le sue sorelle si trasferirono all'estero nel 1559, a seguito dei loro matrimoni, fu cresciuta insieme ai ai restanti fratelli e quando, nel 1560, suo fratello maggiore Carlo salì al trono, dopo la morte dell'altro fratello maggiore Francesco II, Margherita visse a corte insieme ai restanti fratelli e al giovane Enrico di Navarra. Figlia di una delle casate regnanti più importanti e potenti d'Europa, già durante l'infanzia fu al centro di vari piani matrimoniali. Alla fine del 1560 la mano di Margherita era stata offerta al figlio di Filippo II di Spagna, don Carlos, ma le trattative sfumarono; cattivo esito ebbero anche quelle per sposarla a Rodolfo, figlio di Massimiliano II. Fra il 1564 e il 1566, la principessa e l'intera corte accompagnarono Carlo IX nel suo lungo viaggio per tutta la Francia.

Quando nel 1568, Enrico duca d'Angiò partì per prendere il comando delle armate reali, affidò a Margherita il compito di difendere i suoi interessi con la madre. La missione affidatale la trasformò: «Ero diventata qualcosa di più di ciò che fino ad allora ero stata, tanto cominciavo ad avere fiducia in me stessa»[9] Margherita vi si dedicò coscienziosamente ma, nel frattempo nacque una relazione romantica fra la principessa ed Enrico di Guisa, l'ambizioso leader dei cattolici intransigenti.

L'idillio venne scoperto dal duca d'Angiò, che riferì alla madre tutta la vicenda e poiché i Guisa erano sostenitori di una monarchia che dovesse prendere misure radicali contro gli ugonotti (politica contraria a quella della famiglia reale), un matrimonio tra Margherita e il giovane duca appariva assolutamente impensabile. La reazione della famiglia reale fu molto violenta, soprattutto perché erano in corso degli accordi matrimoniali,[10] con Sebastiano I di Portogallo, ma in questa occasione la trattava fallì a causa di un intervento del re di Spagna, che fece pervenire alla regina madre la notizia - in realtà infondata - che il sovrano portoghese era prossimo alla morte.[11]

[modifica] Le "nozze vermiglie"

Nel 1570, per concludere un'alleanza fra i cattolici e gli ugonotti francesi dopo anni di guerre di religione, Margherita venne designata al principe ugonotto Enrico di Navarra, che oltre ad essere l'erede di vasti possedimenti nel sud-ovest del paese era anche il presunto erede della corona di Francia dopo i Fils de France (sebbene la prospettiva della sua successione fosse ancora lontana). Quando Caterina informò la figlia del suo progetto matrimoniale, quest'ultima si limitò a risponderle che non aveva altra volontà che ubbidire agli ordini materni, ma che la madre non doveva dimenticare il sincero attaccamento che aveva per la fede cattolica.[12]

Nel 1572, la madre di Enrico, la fervente ugonotta Giovanna III di Navarra, giunse a Parigi su invito di Caterina per iniziare le trattative del matrimonio che furono lunghe e difficili. La regina Giovanna non si fidava di Caterina e richiese la conversione di Margherita al protestantesimo. Alla fine però, cedette di fronte alla testardaggine della principessa, intenzionata a mantenere la sua fede, e, sotto la spinta del partito protestante, diede il suo consenso al matrimonio con il figlio Enrico, che di fatto avrebbe ricevuto una dote notevole, comprendendo non solo Agen e Cahors, ma anche 300.000 scudi.[11] Giovanna morì poco dopo e il figlio salì al trono come Enrico III di Navarra. Quanto a Margherita, ella accettò, sotto costrizione di sua madre e del re Carlo e dopo non poche esitazioni. La fanciulla era infatti ancora innamorata del bel duca di Guisa (seppur quest'ultimo si fosse affrettato a sposarsi con la vedova Caterina de Cléves, dopo lo scandalo che era avvenuto a causa della sua relazione con Margherita) ed è per questo che il re di Francia non vedeva l'ora di far sposare la sorella, pensando così che la smettesse di pensare al duca lorenese.

Nel luglio 1572, il giovane re di Navarra arrivò a Parigi accompagnato da 1500 gentiluomini ugonotti vestiti si nero per la recente morte della madre di Enrico. Il contratto di matrimonio venne firmato il 16 agosto al Louvre e senza attendere la dispensa papale necessaria all'unione di due persone di fede differente e imparentate (erano cugini di secondo grado: la nonna dello sposo, Margherita d'Angoulême, era la sorella del nonno della sposa, Francesco I), l'unione esecrabile, secondo la definizione dei gesuiti, fu celebrata il 18 agosto 1572 dal cardinale di Borbone, in qualità di zio di Enrico e non di prete. Alle nozze non assistette alcun ambasciatore delle nazioni cattoliche.[13]

La scena descritta nelle proprie Mèmoires da Margherita durante la notte di Bartolomeo. Dipinto di Alexandre-Évariste Fragonard. XIX secolo. Museo del Louvre.

Margherita indossava un abito di porpora e coperto da un manto d'ermellino e uno strascico da otto àune; portava, racconta lei stessa, «tutti i gioielli della corona».[14] I cattolici presero posto su un ampio podio costruito sul sagrato davanti alla cattedrale di Notre-Dame, dove si sarebbe svolta la cerimonia. Mentre la sposa ascoltava la messa, gli ugonotti (convenuti ad assistere al matrimonio del loro leader) passeggiavano, insieme al giovane re, attorno al sagrato della chiesa.[15] Dentro la chiesa, il duca d'Angiò prese il posto del futuro sposo.[16] A cerimonia conclusa venne richiamato il re di Navarra che si affiancò alla neo regina di Navarra nel corteo nuziale.[17] Alle nozze seguirono tre giorni di sontuosi festeggiamenti.

Per approfondire, vedi la voce Notte di San Bartolomeo.

La mattina di venerdì 23 agosto, un colpo d'archibugio ferì al braccio l'ammiraglio di Coligny, un capo del partito protestante. L'indomani, all'alba del 24 agosto, festa di San Bartolomeo, i parigini furono svegliati dalle campane che suonavano a morto, dando così inizio al massacro di tutti gli ugonotti presenti in città, molti dei quali giunti a Parigi proprio in occasione delle nozze di Margherita, che in seguito a ciò vennero chiamate "le nozze vermiglie".[18] Al Louvre, il re di Navarra fu costretto ad abiurare la fede ugonotta per quella cattolica. Pochi giorni dopo la strage, Caterina de' Medici propose alla figlia di far annullare il matrimonio con il re di Navarra. Margherita rifiutò non volendo abbandonare il marito, che riteneva essere caduto in una trappola: «Pensavo infatti che se ci fossimo separati gli sarebbe capitato qualcosa di male.»[19]

Nelle proprie Mèmoires, Margherita si limita a raccontare le minime cose che ha visto al castello, ma che furono sufficienti a far nascere in lei un grande risentimento contro la madre che non solo l'aveva data in sposa ad un ugonotto, imprigionandola così in una situazione senza sbocchi, ma non si era preoccupata neppure di mettere a rischio la stessa vita della figlia pur di perseguire i suoi scopi politici: non lo avrebbe mai dimenticato.[20][21] Margherita narra anche che il visconte Gabriel de Leran, un ugonotto giunto a Parigi nel seguito di suo marito, durante la strage, inseguito dalle guardie di re Carlo IX, si rifugiò nella sua camera da letto. Grazie all'intercessione di Margherita, l'uomo venne risparmiato dal massacro. Nel XIX secolo, questo episodio verrà narrato in forma leggermente diversa nel romanzo La Regina Margot di Alexandre Dumas.

[modifica] Intrighi di corte e l'ambasciata nelle Fiandre

Margherita e il duca d'Alençon (a destra) raffigurati su un arazzo.

Nel 1573, il duca d'Angiò venne eletto come re di Polonia e Lituania dalla Dieta polacca e poco tempo dopo arrivarono a Parigi gli ambasciatori che recavano al loro nuovo re la corona del regno. Margherita ebbe modo di incantare gli ospiti con il suo fascino e la sua conoscenza del latino, che era la lingua utilizzata nei vari discorsi di saluto.[22] Nelle sue Mémoires, Margherita sottolineò il fatto che in fanciullezza non si era ad altro che a frivoli passatempi, ma subito dopo il matrimonio, negli anni di reclusione al Louvre, ebbe il fermo proposito di migliorarsi intellettualmente.[23] Fu per questo che cominciò a frequentare alcuni salotti letterari (antenati di quelli del XVIII secolo) alimentando la sua cultura.[24] Dopo i festeggiamenti la famiglia reale accompagnò il nuovo re di Polonia fino alla frontiera in Lorena. Pure questa volta Enrico chiese alla sorella di mettersi al suo servizio e Margherita accettò.

Iniziarono gli intrighi dei Malcontenti guidati da Francesco duca d'Alençon che voleva imporsi come successore di Carlo IX. I piani vennero appoggiati dal re e dalla regina di Navarra. Quest'ultima, inizialmente contraria, appoggiò la causa dei moderati (tradendo l'alleanza stipulata con il fratello maggiore) per motivi politici: con questa nuova alleanza contava di rimanere ancora sulla scena politica divenendo un'intermediaria preziosa tra cattolici e ugonotti.[25] La cospirazione però fallì a causa dello stesso Francesco che all'ultimo svelò il piano alla madre. Carlo IX si infuriò, Francesco ed Enrico vennero confinati al castello di Vincennes. Gli altri cospiratori cercarono di liberarli, ma ancora una volta il piano fallì a causa di Charlotte de Sauve (amante di Enrico e di Francesco) spia di Caterina de' Medici che questa volta fece chiamare in giudizio i due uomini da una corte speciale per rispondere della loro slealtà, mentre i restanti cospiratori vennero arrestati.[26]

Enrico di Navarra chiese alla moglie di scrivergli un memoriale tale da non creare danno né a lui, né agli altri.[27] Scrisse Margherita: «Dio sa che quanto scrissi fu di suo pieno soddisfacimento e che i membri della commissione di inchiesta rimasero meravigliati di una scrittura così ben fatta.»[28] Anche il duca d'Alençon si salvò dal processo, il cui fine ultimo era solo quello di spaventarli. Infine il 30 maggio 1574 Carlo IX morì di tubercolosi, ormai giunta alla fase terminale. Il nuovo re, Enrico III fuggì dalla Polonia e si ricongiunse alla famiglia nella città di Lione il 6 settembre. Margherita era impaurita dal suo ritorno, poiché il nuovo re, sapeva che lei lo aveva tradito per allearsi al duca d'Alençon.

Una volta lasciati in libertà condizionata sotto la sorveglianza della corte, il duca Alençon nel 1575 e poi il re di Navarra nel 1576, riuscirono infine a scappare. Enrico non aveva avvisato la moglie della sua fuga: i loro rapporti si erano deteriorati, soprattutto a causa dell'influenza di Charlotte de Sauve.[29] Dopo le fughe di suo marito e di suo fratello, Margherita si ritrovo reclusa al Louvre con delle guardie appostate davanti alle sue stanze, poiché Enrico III la riteneva complice del marito e del fratello Francesco.[30] Il duca d'Alençon però, alleatosi agli ugonotti, prese le armi e rifiutò di negoziare con il fratello finché la sorella fosse stata prigioniera. Margherita fu dunque liberata e assistette ai negoziati di pace accanto a sua madre. Si giunse a un risultato molto vantaggioso per i protestanti e per il duca d'Alençon: la pace di Beaulieu.

Margherita, regina di Navarra nel 1577. Dipinto di Nicholas Hilliard.

Poco dopo che venne firmata la pace di Beaulieu, Enrico di Navarra richiese la presenza della moglie accanto a sé. Il re di Navarra intendeva servirsi di Margherita per i suoi scopi e non voleva permetterle di aiutare i piani del fratello Francesco (i due amici si erano divisi a causa dei diversi scopi di ognuno). Margherita non ottenne però l'assenso della madre per partire verso la Navarra.[31]

Nel 1577, con il pretesto di un bagno di cure nelle acque termali di Spa, Margherita partì in estate con un sfarzoso seguito per le Fiandre. Il paese si era ribellato al dominio spagnolo nel 1576 e sembrava disposto ad offrire un trono a un principe straniero tollerante e disponibile a fornire loro le forze diplomatiche e militari necessarie alla conquista della loro indipendenza. Margherita pensava di far ottenere quella corona al fratello Francesco. Pure Enrico III accettò la proposta della sorella perché si sarebbe finalmente liberato di un fratello scomodo e fastidioso.

Margherita dedicò due mesi alla sua missione: ad ogni tappa del viaggio, in fastosi ricevimenti, si intratteneva con gentiluomini ostili alla Spagna e facendo le lodi del fratello tentava di persuaderli ad allearsi con lui. Conobbe anche il governatore dei Paesi Bassi, Don Giovanni d'Austria, il vincitore di Lepanto, con il quale ebbe un incontro cordiale. La situazione però volse al peggio in pochi giorni. Margherita apprese con stupore che Don Giovanni si era impadronito di Namur in nome di Filippo II poco dopo la sua visita.[32] Per Margherita il ritorno in Francia fu movimentato. Dovette attraversare un paese in piena insubordinazione e allo stesso tempo c'era il rischio che gli spagnoli la facessero prigioniera: «L'unico mio passaporto era la speranza in Dio» ricorderà nelle Mémoires.[32] Margherita riuscì infine ad arrivare a Parigi il 12 novembre, accolta da tutta la corte, ma il fratello Francesco non riuscì a far fruttare i contatti utili che la sorella gli aveva procurato.

[modifica] La corte di Nérac: amore e letteratura

L'atmosfera a corte era assai tesa. Si moltiplicavano gli scontri tra i mignons di Enrico III e i sostenitori di Alençon. La situazione rimase stabile fino al 1578, quando Alençon chiese di assentarsi. Enrico III però, venuto a conoscenza della sua presunta partecipazione ad un complotto, lo fece arrestare in piena notte e lo confinò nella sua stanza, dove Margherita lo raggiunse. Qualche giorno dopo Francesco riuscì nuovamente a fuggire, grazie a una corda gettata dalla finestra di sua sorella.[33]

Poco dopo Margherita, che aveva negato ogni suo coinvolgimento alla fuga, ottenne l'autorizzazione a raggiungere suo marito in Navarra. Non a tutti la scelta della regina sembrava sensata, per alcuni era una follia; scrisse l'ambasciatore inglese: «Credo che nessuno di noi possa prevedere che cosa verrà fuori da questa specie di secondo matrimonio.»[34] Per la partenza, il re ricoprì la sorella di doni e le dette un seguito degno del titolo che portava (più di trecento persone), aumentandole persino la dote. Al seguito di Margherita si aggiunge la madre che come il figlio pensava che il viaggio di Margherita fosse l'occasione di allestire sontuosi ricevimenti nelle città sud-ovest per rafforzare i freddi legami con la famiglia reale. Margherita e la madre ricevettero il benvenuto dal re di Navarra a Castéras. Margherita si era preparata molto per quell'incontro, curando ogni suo minimo dettaglio[35]: malgrado i successi che aveva ottenuto nelle città visitate la giovane regina si sentiva ancora in una posizione precaria e voleva rendersi indispensabile al marito, perciò si era preoccupata di fare colpo su di lui.[36] Enrico però non dedicò loro che frasi di convenienza, seppur con la naturale esuberanza. Dopo la partenza di Caterina, la coppia soggiornò brevemente e Pau, dove Margherita soffrì per la proibizione di praticare il culto cattolico.

Il castello di Nérac.
Margherita abbellì le sale del castello con arazzi, mobili, specchi, tendaggi, dipinti, marmi italiani, argenterie. Nei giardini verranno piantati alberi rari ed è costruita una serra per coltivare degli agrumi. Venne perfino deviata l'acqua del Baïse per formare laghetti artificiali ed alimentare le fontane. Tutto ciò comportò enormi debiti per Margherita che vendette persino le sue proprietà in Francia.[37]

Gli sposi si stabilirono a Nérac, capitale del ducato d'Albret, che faceva parte del regno di Francia e in cui pertanto non era applicata l'intolleranza religiosa che c'era a Pau, parte di Béarn. Qui Margherita visse, per sua stessa ammissione, gli anni più felici della sua vita.[38] La regina ridiede alla sua piccola corte lustro e il prestigio, facendo di Nérac un'importante centro culturale.[38] Il poeta ugonotto Théodore Agrippa d'Aubigné, compagno d'armi del Navarra, implacabile nemico di Margherita, scrisse che la regina « insegnò al re suo marito che quando era senza amore un cavaliere era senz'anima, e questo amore lei lo praticava apertamente, volendo con ciò mostrare che l'ammissione pubblica era un segno di virtù e che la segretezza era sinonimo di vizio.»[38] Sully invece ricordò: «La corte fu un tempo dolce e piacevole; perché non si parlava d'altro che d'amore e di piaceri e di passatempi che da essi dipendevano».

Intorno a Margherita si era formata una vera e propria accademia letteraria: oltre ad Agrippa frequentavano la corte anche Guillaume de Salluste Du Bartas, Guy Du Faur de Pibrac e Michel de Montaigne. Con l'autore dei Saggi, Margherita ebbe anche molti scambi culturali e nello stesso periodo, pare abbia avuto una relazione amorosa con il visconte di Turenne. La corte di Nérac fu così celebre per le avventure amorose che Shakespeare vi trovò l'ispirazione per il suo Pene d'amor perdute.[38]

Nel 1579 scoppiò la settima guerra di religione, detta la guerra degli amanti. Si pensò infatti che il pretesto per questa guerra fossero le ingiurie e i pettegolezzi, nel contegno sprezzante che Enrico III e i suoi favoriti si compiacevano di tenere nei confronti dei regnanti di Navarra, soprattutto su Margherita che collezionava amanti sotto gli occhi di tutti, anche del marito compiacente.[39] Gli ugonotti guasconi reputarono opportuno combattere per difendere l'onore del loro signore. Il conflitto in realtà fu provocato da un'inadeguata attuazione degli accordi presi nell'ultimo editto di pace e da uno scontro avvenuto tra Enrico di Navarra e un luogotenente del re in Guienna, regione sotto la giurisdizione del re di Navarra. Durò poco, in parte anche grazie a Margherita che suggerì di appellarsi al fratello Francesco per portare avanti le trattative: queste ultime furono rapide e portarono alla pace di Fleix nel 1580.

Fu allora che Margherità si innamorò profondamente del primo scudiero di suo fratello, Jacques de Harlay de Champvallon, che per lei era «un bel miracolo della natura».[40] Le lettere che ella gli aveva indirizzato illustrano una concezione dell'amore legata al neoplatonismo, in cui si privilegiava l'unione delle menti a quella dei corpi (sebbene ciò non significhi che Margherita rifiutasse l'amore fisico) al fine di giungere alla fusione delle anime.

[modifica] Tra due corti: l'esilio dal Louvre

Dopo la partenza del fratello, Margherita dovette subire l'astio di Françoise de Montmorency, detta la Fosseuse, sua damigella d'onore e quattordicenne amante del re di Navarra. Françoise rimase pure incinta divenendo ancora più insolente con la regina[41] ed Enrico chiese alla moglie di assistere l'amante nel parto. Infine, come scrisse Margherita nella sue memorie: «Dio ha voluto che ella non partorisse che una bambina, la quale morì subito».[42]

Enrico III di Francia, fratello di Margherita. Ritratto di François Quesnel.

Il 29 gennaio 1582 Margherita lasciò Nérac che aveva ormai perso ogni attrattiva per lei che, sommersa dai debiti, si sentiva come in esilio. Il marito non è d'accordo con la moglie e cerca di farla desistere, ma infine acconsente ad accompagnarla fino a Poitiers. Caterina de' Medici che aveva raggiunto la figlia e il genero a La Mothe-Saint-Héray, informata che Enrico non sarebbe giunto con loro a Parigi si infuriò e portò al Louvre la figlia e, con lei, Fousseuse. Tuttavia, arrivata a Parigi, la regina-madre cacciò da corte l'amante del genero.[43] Enrico si infuriò per ciò che era accaduto all'amante, ma non tornò ugualmente a Parigi.

Fu presto chiaro che l'ascendente che Margherita aveva sul marito era pressoché inesistente, perciò la sua presenza a corte era inutile, per non dire perniciosa.[44] Margherita non solo incoraggiò le satire contro il fratello re che alternava una vita dissoluta a crisi mistiche, ma si adoperò apertamente a favore delle ambizioni del fratello Alençon; lei stessa poi era al centro di continui scandali.[44] Quando nel giugno del 1583 cadde malata, le voci affermavano che era rimasta incinta di Champvallon. Fu in questo periodo che Enrico III, durante una crisi mistica, venne informato della reputazione scandalosa della sorella e, dopo un'accurata indagine sulla morale della sorella, Enrico III cacciò Margherita dalla corte, un'azione senza precedenti che attirò le attenzioni di tutta Europa, soprattutto a causa della partenza della regina di Navarra che venne accompagnata da molte umiliazioni.[45] Enrico III, attraversando il corteo di sua sorella, la ignorò, ma fece fermare la sua carrozza e arrestò dei servitori di Margherita, che lui stesso interrogò riguardo a un presunto aborto.[46]

Un ritorno in Navarra appariva impossibile, poiché il re di Navarra rifiutava di riprenderla con sé, a causa delle numerose voci che circolavano sul suo conto. Margherita durante questo tempo restò nell'incertezza, tra la corte di Francia e quella di Navarra, attendendo che si concludessero i negoziati. I guerrafondai protestanti trovarono in questa situazione il casus belli che attendevano e il re di Navarra ebbe il pretesto per impadronirsi di Mont-de-Marsan, che Enrico III accettò di cedergli per chiudere la questione.

[modifica] Agen: la rivolta

Otto mesi dopo la sua partenza, Margherita poté infine riunirsi col marito, che non aveva fretta di rincontrarla e che le mostrò ben poco interesse. Poco dopo il suo arrivo a Nérac, Margherita si rese conto di essere invisa alla popolazione e che lo stesso marito la ignorava completamente. Enrico in quel periodo era infatti completamente ammaliato dalla sua amante del momento, l'imperiosa Diane d'Andoins, detta la belle Corisande ed era indifferente alle copiose lacrime che versava la moglie.[47] Ai mali di Margherita si aggiunse la morte di Alençon avvenuta nel giugno del 1584. La perdita del suo principale alleato, contribuì a rendere la sua situazione ancora più delicata. Tutto ciò la indusse ad allearsi con i nemici del fratello e del marito la Spagna e la Lega cattolica, invece che sostituirsi al fratello defunto come capo dei moderati.[44][48]

Per sfuggire ai nemici di Nérac ove molti la volevano morta, prima fra tutti la Corisande,[49] Margherita si trasferì nella cattolica Agen, città che faceva parte della sua dote e di cui lei era contessa. I piani furono chiari quando iniziò la rivolta della Lega guidata dal duca di Guisa. Rinnegando persino il nome di regina di Navarra e firmandosi come «Marguerite de France», ma soprattutto facendo rafforzare le fortificazioni della città e reclutando delle truppe con le quali si lanciò all'assalto delle città circostanti, Margherita iniziò la sua rivolta personale affiancando la Lega contro il regno di Navarra e la Corona francese.[50]

Enrico III di Navarra, marito di Margherita.
Margherita in una bambola storica di George S. Stuart.

Ben presto però la situazione apparve insostenibile alla città di Agen, che da ridente e ricca cittadina si mutata in una città semidistrutta, povera e falciata dalla peste. I cittadini che si videro coperti da ulteriori tasse per pagare le spese di guerra e che si videro le case distrutte per allargare la cerchia di mura cittadine si ribellarono alla loro contessa e si accordarono con un generale del re; Margherita quindi dovette fuggire dalla città in tutta fretta.[51] A novembre la regina di Navarra si stabilì allora al castello di Carlat, di cui era proprietaria e insieme ad un gruppo di nobili radunò in fretta un esercito e tentò di impadronirsi della regione dell'Agenais, ma fallì. All'arrivo delle truppe regali, Margherita dovette nuovamente fuggire. Trovò rifugio un po' più a nord, nel castello d'Ibois, un tempo appartenuto a sua madre Caterina. Nell'ottobre del 1586 fu però assediata dalle truppe del fratello e per un mese dovette attendere per sapere cosa ne sarebbe stato di lei.

Nell'ottobre 1586, Enrico III scrisse: «Più esamino la faccenda, più mi rendo conto dell'infamia che ci reca questa disgraziata. La miglior cosa che possa fare Dio è riprendersela».[52] Il re di Francia infine decise di rinchiudere la sorella nel castello di Usson, prigione ai tempi di Luigi XI.

[modifica] Usson: la prigionia

La regina di Navarra rimase imprigionata nella fortezza di Usson per diciannove anni: dal 1586 al 1605. Per un certo periodo Margherita si aspettò che il duca di Guisa intervenisse a salvarla, ma il duca morì ucciso in un'imboscata tesa dal re di Francia. La detenzione della sovrana però, non fu dura, poiché il marchese di Canillac e la moglie, i suoi carcerieri, agevolarono le sue condizioni dopo essere stati abbindolati dalla sua bellezza e dalle sue belle parole.[53] La regina Caterina, che in passato aveva aiutato la figlia, negli ultimi tempi se ne disinteressò completamente,[54] tanto che alla sua morte diseredò sia la figlia che il genero ugonotto.

Alla morte del carceriere, avvenuta nel 1589, Margherita divenne effettivamente la padrona di Usson e rassegnata alla solitudine assaporò «la serenità e la pace dello spirito» dato che ormai non dipendeva più a nessuno. Ad Usson, come a Nérac, Margherita poté formare una nuova corte di umanisti, cantori, scrittori e intellettuali. Il castello venne restaurato per suo ordine: vennero ricoperte le pareti con drappi e sete cangianti. Anche le sue rendite non furono più così modeste da quando sua cognata, Elisabetta d'Asburgo, vedova di re Carlo IX, le mandò metà delle sue pensioni.[55] Il 2 agosto 1589, morì assassinato re Enrico III di Francia, Enrico di Navarra divenne così re di Francia con il nome di Enrico IV e Margherita, seppur prigioniera, divenne legalmente regina di Francia.

Dopo cinque anni di prigionia, convinta che il peggio fosse passato e che il suo esilio stesse per finire, la sovrana riprese i contatti con il marito riconciliandosi con lui. Ormai non provava più rancore nei suoi confronti offrendogli fedeltà e aiuto dal punto di vista politico.[56] Margherita invece rimase altre quattordici anni in Alvernia, durante i quali avvenne in lei un mutamento profondo. La morte dei suoi parenti stretti la l'aveva liberata oltre che da nemici anche da una configurazione familiare in cui aveva un posizione ambigua tra i figli di Caterina de' Medici.[57] Durante questo periodo la regina si tenne occupata leggendo, pregando, scrivendo e immergendosi nella musica.[58] Nel 1590, Margherita venne contattata dal vecchio ammiratore Brantôme che le dedicò nel 1593 il Discours sur la reine de France et de Navarre. Questo lusinghiero panegirico vago e pieno di inesattezze spronò Margherita a scrivere le sue Mémoires nella quali ella giustificò le sue azioni e cercò di migliorare la propria immagine pubblica.[59] Nello stesso anno, Enrico IV propose alla moglie di annullare il loro matrimonio. Era stato spinto a questa decisione dai ministri, preoccupati dalla mancanza di eredi legittimi e dall'amante Gabrielle d'Estrées che voleva sposarlo per diventare regina.

Per la prima volta Margherita ebbe modo di tenere in mano le sorti della famiglia reale e la sua politica matrimoniale, di cui era stata vittima sin dalla giovinezza. Come pretesti per l'annullamento, vennero usati la violenza e il vizio di consenso.[60] Ciò che interessava particolarmente la regina era la questione economica, morta la cognata e sommersa di debiti, Margherita nelle sue lettere al marito mischiava dichiarazioni d'affetto a informazioni riguardo presunti intrighi rivolti contro il re.[61] I trattativi durano così sei anni, anche per negare all'amante del re di diventare regina. Mentre nelle lettere ufficiali la chiamava "sorella", nell'intimità non esitava ad esprimere giudizi più onesti: «Mi ripugna mettere al mio posto una donna di così bassa estrazione...»[62] Ma alla morte di Gabrielle, Margherita decise di dare il suo consenso all'annullamento, anche a seguito dell'offerta di generose ricompense.

Dopo le indagini del tribunale per l'annullamento, il 17 dicembre 1599, Papa Clemente VIII annullò il loro matrimonio. Grazie all'annullamento, Margherita ottenne l'Agenois, la Condomois, Rouergue e il ducato di Valois; in aggiunta ebbe anche diritto a una pensione e Enrico IV annullò tutti i debiti che aveva conseguito fino a quel momento. Le fu lasciato il titolo di "regina di Francia" e ottenne quello di "duchessa di Valois". Dunque, il 17 dicembre 1600, il re sposò in seconde nozze la principessa fiorentina Maria de' Medici.

[modifica] Il ritorno a Parigi

Schizzo raffigurante la "Regina Margherita" verso il 1605.

A partire dal 1603 insorsero dei problemi nelle applicazioni degli accordi del 1599, riguardo alle rendite, ai suoi diritti sulle terre di sua appartenenza e sul rimborso dei suoi debiti. Enrico IV cedette continuamente alle richieste dell'ex moglie non solo per l'ostinazione di quest'ultima, ma anche perché ne aveva bisogno. A Parigi era sorto un grave problema con Henriette de Balzac d'Estragues, nuova amante di Enrico che le aveva promesso (prima delle nozze con Maria de' Medici) di sposarla se avesse partorito un maschio (con l'errore di consegnarle un impegno scritto), ed il fatto era accaduto. La donna e la sua famiglia erano determinati a servirsi di quest'arma attraverso un complotto, nel quale era immischiato anche Carlo di Valois (il figlio illegittimo di Carlo IX) fratellastro di Henriette.[63]

Già nel 1601, nel periodo della prima gravidanza di Maria de' Medici, Enrico IV aveva informato l'ex moglie dei complotti di Carlo. Margherita gli aveva promesso fedeltà, ma usò l'occasione per ricordare al re che il nipote le aveva "usurpato i beni della regina sua madre". La situazione del complotto si complicò notevolmente e l'ambasciatore di Toscana la riassume così nel febbraio 1604: «Alcuni sostengono che il matrimonio del re con Margherita di Valois è sempre valido, e ai loro occhi il Delfino è illegittimo. La marchesa di Verneuil, valendosi della promessa del re, considera il suo proprio figlio l'unico legittimo, e il Delfino un bastardo.»[64] Margherita decise così di rinunciare al titolo di "regina" che poteva solo aumentare la confusione e come ultima carta decide di destinare, con un legato, tutti i suoi beni al Delfino Luigi. Questo atto sia simbolico che materiale servì ad Enrico IV per legittimare la transizione dinastica avvenuta tra i Valois e i Borbone e permise a Margherita di divenire un personaggio chiave del nuovo regime.[64] Tuttavia, per poter nominare suo erede Luigi, bisognava che rientrasse in possesso dei suoi beni in Alvernia detenuti da "malvagio nipote". Nel febbraio 1604, Carlo di Valois venne arrestato e Margherita scrisse a Sully di voler intraprendere un processo contro il nipote e con l'appoggio del re di far riconoscere i propri diritti. Margherita chiese così al re di poter tornare a Parigi, ed ella partì all'inizi del luglio 1605.[65]

Il 26 luglio, Margherita ed Enrico IV si rincontrarono, dopo quasi vent'anni, a Boulogne-sur-Seine. I due trascorsero insieme tre ore e senza nessuna difficoltà ristabilirono la loro amicizia fraterna.[66] Il 6 agosto la Regina Margherita incontrò il Delfino Luigi e Maria de' Medici. Da molto tempo Margherita rimpiangeva di non aver avuto figli,[67] ma immediatamente provò verso il Delfino un profondo affetto materno, che il bambino ricambiò subito chiamandola: «Maman-fille».[66] Riallacciati i rapporti con l'ex-marito – attuando progetti volti a rafforzare la posizione del re in Francia - Margherita divenne anche amica della regina Maria, che aiutò a riportare il Louvre agli antichi splendori.[68]

Presto Margherita si comprò una residenza a Parigi: l'Hôtel de Sens, dove accolse i più brillanti intellettuali del momento e delegazioni di parigini che venivano a rendere omaggio all'ultima discendente della casata Valois. Questa residenza venne però abbandonata da Margherita dopo l'esecuzione dell'assassino di un suo favorito.[69] Si trasferì subito al castello di Madrid, per poi restituirlo al re per comprarsi una residenza di campagna ad Issy. Ciò le fu possibile perché il 30 maggio 1606, il Parlamento di Parigi le riconfermò i suoi diritti sull'intera eredità materna a discapito del nipote. Tempestivamente pagati tutti i debiti, con le rendite e le entrate assicurate, la sovrana abbellì Issy nello stile rinascimentale, tanto che la residenza venne chiamata "Olympus". Margherita adempì anche alla promessa fatta al re, designando il Delfino, erede di tutte le sue proprietà.

L’hôtel de la Reine Marguerite. Oggi questo palazzo non esiste più, fatta eccezione per una cappella nella corte Bonaparte della scuola di Belle Arti.

Nel 1607, Margherita fece costruire sulla riva sinistra della Senna, di fronte al Louvre, un palazzo di sua proprietà (L’hôtel de la Reine Marguerite) dove diede fastosi ricevimenti con spettacoli teatrali e balletti che duravano sino a notte inoltrata e da grande mecenate qual era, aprì un salotto letterario in cui organizzò una società di scrittori, filosofi, poeti e studiosi (tra i quali Marie de Gournay, François Maynard, Étienne Pasquier e Théophile de Viau).[70] Nello stesso periodo, Margherita continua le sue opere di carità, distribuendo denaro e viveri ai mendicanti.[71]

L'assassinio di Enrico IV, avvenuto il 14 maggio 1610, giorno del suo cinquantasettesimo compleanno sconvolge la sua vita. Addolorata per la scomparsa del re si recò immediatamente dalla regina Maria che ottenne la reggenza per il figlio minorenne re Luigi XIII. Anche grazie a Margherita la reggente riuscì a prendere le redini del regno, ma essendo meno generosa del marito, i debiti Margherita cominciarono nuovamente ad aumentare. Nel dicembre 1610, venne scelta come madrina per la "piccola Madama" Enrichetta.[72] Nell'agosto 1612, venne incaricata di ricevere l'ambasciatore spagnolo, il duca di Pastraña, per trattare i futuri matrimoni reali: il grande ricevimento in onore di Anna d'Austria ebbe luogo nel palazzo di Margherita anziché al Louvre.[73] La reggente però, mal consigliata da Concino Concini, finì per inimicarsi tutte le classi sociali (gli affari interni non si sarebbero stabilizzati fino all'arrivo di Richelieu). Durante questo periodo difficile, Margherita tentò di persuadere i nobili ribelli a tornare alla corte borbonica.[74] L'ultimo suo incarico pubblico fu di presenziare la sessione conclusiva degli Stati Generali, nell'autunno 1614.[75] In quella assemblea si prese un raffreddore che l'avrebbe accompagnata sino alla morte. Il 25 marzo fece testamento e il giorno successivo si confessò.

Margherita di Valois, ultima discendente legittima dell'antica dinastia reale, si spense a sessantuno anni il 27 marzo 1615, a Parigi. Inizialmente sepolta nella cappella di Saint-Augustin, venne poi traslata un anno dopo nella cappella dei Valois, voluta da Caterina de' Medici a Saint-Denis.[76]

[modifica] Margherita nella cultura popolare

[modifica] Letteratura

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[modifica] Ascendenza

Re di Francia
Valois-Angoulême

Francesco I (1515-1547)
Enrico II (1547-1559)
Francesco II (1559-1560)
Carlo IX (1560-1574)
Enrico III (1574-1589)
Albero genealogico di tre generazioni di Margherita di Valois
Margherita di Valois Padre:
Enrico II di Francia
Nonno paterno:
Francesco I di Francia
Bisnonno paterno:
Carlo di Valois-Angoulême
Bisnonna paterna:
Luisa di Savoia
Nonna paterna:
Claudia di Francia
Bisnonno paterno:
Luigi XII di Francia
Bisnonna paterna:
Anna di Bretagna
Madre:
Caterina de' Medici
Nonno materno:
Lorenzo de' Medici duca di Urbino
Bisnonno materno:
Piero il Fatuo
Bisnonna materna:
Alfonsina Orsini
Nonna materna:
Madeleine de La Tour d'Auvergne
Bisnonno materno:
Giovanni III de La Tour d'Auvergne
Bisnonna materna:
Giovanna di Borbone

[modifica] Note

  1. ^ Mémories de Marguerite de Valois, pag. 62
  2. ^ Craveri, Amanti & Regine - Il potere delle donne, p. 61
  3. ^ Viennot, Margherita di Valois - La vera storia della regina Margot, p. 38
  4. ^ Viennot, p. 22
  5. ^ La governante doveva anche proteggere la verginità della principessa, unica garanzia per trasmettere senza alcuna contestazione i beni e il sangue degli antenati. La leggenda nera che si sarebbe creata attorno a Margherita avrebbe affermato che questa esigenza fosse stata trascurata nel suo caso.(Viennot, pp.17-19)
  6. ^ Craveri, p. 60
  7. ^ L'apprendimento delle lingue antiche, soprattutto del latino (e a volte del greco), costituiva un percorso quasi obbligatorio. A questo si aggiungeva lo studio della grammatica e della retorica. Le principesse dei regni di Francia, Inghilterra e Spagna erano capaci, già a tredici o quattordici anni, di comporre arringhe o poemi, sia in francese che latino. A vent'anni Margherita capisce perfettamente il latino e parla il greco e padroneggia con disinvoltura anche l’italiano e lo spagnolo.(Viennot, pp.17-19)
  8. ^ Viennot, pp.17-19
  9. ^ Mémories de Marguerite de Valois, pag. 63
  10. ^ La regina madre richiamò la figlia all'ordine infliggendole con le proprie mani una lezione memorabile: secondo l'ambasciatore di Spagna, Caterina avrebbe picchiato a sangue la ragazza, strappandole persino le vesti. Tutto ciò affinché non dimenticasse che "una figlia di Francia" non era autorizzata a prendere iniziative. Secondo alcuni anche Carlo IX sarebbe intervenuto nel pestaggio, riempiendo di botte la sorella, ma se fosse realmente accaduto, Margherita non avrebbe serbato per tutta la vita un affettuoso ricordo del fratello maggiore, come effetti avvenne. (Viennot, p. 38) Lo attestano svariate espressioni usate nelle Mèmoires: "il magnanimo re Carlo", "quel principe ardimentoso", "quell'animo grande e regale", "tutto il sostegno e il conforto della mia vita", ecc. (Viennot, p. 411)
  11. ^ a b Castelot, Regina Margot, pp. 68-70
  12. ^ Craveri, p. 62
  13. ^ Nemi & Furst, Caterina de' Medici, pp. 255-256
  14. ^ Mémoires de Marguerite de Valois, pag. 71
  15. ^ Castelot, p. 78-79
  16. ^ Viennot, p. 43-44
  17. ^ Secondo un aneddoto, Margherita non avrebbe pronunciato il "sì" durante la cerimonia del matrimonio, ma avrebbe lanciato uno sguardo appassionato al duca di Guisa, evitando così di rispondere: Carlo IX, con un colpo leggero e rabbioso le avrebbe fatto abbassare la nuca e quel gesto sarebbe stato interpretato come un segno d'assenso. Secondo alcuni storici, questa versione molto romanzata dell'accaduto, venne inventata successivamente come ulteriore scusa per ottenere l'annullamento delle nozze. Nei suoi Mèmoires, Margherita non cita questo avvenimento e pare che molti altri testimoni abbiano confermato che la cerimonia nuziale si sia svolta normalmente. (Viennot, pp. 43-44)
  18. ^ Haldane, Regina di Cuori - Margherita di Valois, p. 60
  19. ^ Caterina le chiese sotto giuramento se Enrico e Margherita avessero consumato il matrimonio, perché se non lo avessero fatto, sarebbe stato possibile ottenere il divorzio. Scrisse Margherita: « La pregai di credere che avevo abbastanza esperienza per giudicare quanto mi chiedeva, ma che in ogni caso, dal momento che a lui ero sposata, desideravo rimanere sua moglie.» (Mémories de Marguerite de Valois, pag. 79)
  20. ^ Orieux,Caterina de'Medici - Un'italiana sul trono di Francia pp. 439-440
  21. ^ La ricostruzione degli eventi che Margherita fa nelle proprie Mémoires - l'unica proveniente da un membro della famiglia reale - costituisce un esplicito attacco a sua madre Caterina: anche se l'iniziativa dell'attentato all'ammiraglio (che venne ucciso durante il massacro) non venne attribuita direttamente alla madre, era stata lei a persuadere Carlo IX della necessità di eliminare sia Coligny che i restanti capi protestanti venuti a Parigi per il matrimonio del re di Navarra. Caterina aveva fatto temere al figlio l'ipotesi di un complotto, organizzato dai migliaia di protestanti presenti a Parigi, con l'intento di ordire un massacro partendo dal Louvre, come risposta all'attentato a Coligny. Mémories de Marguerite de Valois, pag. 74
    Nelle stesse Mémoires di Margherita però dimostrano che il complotto temuto dalla regina madre non era una fantasia. Ci si riferisce alla riunione che stava avvenendo nella camera matrimoniale di Enrico di Navarra a cui assistette la stessa Margherita. (Mémories de Marguerite de Valois, pag. 77)
  22. ^ Gli ambasciatori si recarono da Margherita, che li ricevette «così riccamente abbigliata e con tanta maestà» che l'Elettore Palatino, Siradu Albert Lanski, a incontro terminato, avrebbe affermato che «dopo aver visto una simile beltà, non desidera vedere più niente al mondo». Il vescovo Adam Ronarski, le rivolse un lungo discorso in latino e, nello stupore generale, la "Perla dei Valois" gli rispose nella medesima lingua in un discorso non meno lungo (mentre gli altri membri della famiglia reale dovettero servirsi di un interprete) venendo elogiata dai polacchi e chiamata "dea dell'eloquenza" o "seconda Minerva".(Haldane, p. 68)
  23. ^ Haldane, p. 68
  24. ^ Viennot, pp. 56-57
  25. ^ Viennot, pp. 62-63
  26. ^ Due loro complici furono però arrestati e decapitati: erano Annibale de Coconas e Joseph Boniface de la Môle, amante di Margherita. Entrambi saranno immortalati nella Storia grazie al romanzo di Alexandre Dumas: La Regina Margot.(Castelot, pp. 119-120)
  27. ^ Questo memoriale scritto Margherita è Mémoire justificatif pour Henri de Bourbon.
  28. ^ Mémories de Marguerite de Valois, pag. 82
  29. ^ Viennot, p. 86
  30. ^ Castelot, p. 143
  31. ^ Il motivo del rifiuto di Caterina era il riavvicinamento di Enrico alla religione ugonotta e anche gli emissari inviati dal re di Navarra per portare la moglie in Navarra vengono cacciati in malo modo.(Viennot, pp. 91-92)
  32. ^ a b Kotnik, Margherita di Navarra - La regina Margot, p. 106
  33. ^ Orieux, p. 589
  34. ^ Kotnik, p. 116
  35. ^ «Da tre giorni se ne sta chiusa nella sua stanza, sola con tre cameriere, una armata di rasoio, l'altra di creme, l'altra ancora di fuoco. È sempre immersa nell'acqua, bianca come un giglio, tutta profumata, si strofina ristrofina, avvolta in una nube di incenso come una fascinosa fattucchiera nel fuoco dei suoi alambicchi e, stando a quanto dice ai suoi intimi, sostiene che fa tutto questo solo per piacere a se stessa». Scrisse Caterina al figlio Enrico III. (Craveri, p. 77)
  36. ^ Haldane, p. 151
  37. ^ Kotnik, p. 130
  38. ^ a b c d Craveri, pp. 77-79
  39. ^ Orieux, p. 612
  40. ^ Castelot, p. 194-195
  41. ^ Kotnik, p. 1444
  42. ^ Mémories de Marguerite de Valois, pag. 201
  43. ^ Orieux, pp. 631-632
  44. ^ a b c Craveri, p. 80
  45. ^ Dopo aver raccolto materiale a sufficienza pare che Enrico III, durante una festa, davanti agli occhi dell'intera corte, abbia puntato il dito contro la sorella e l'abbia accusata di condotta immorale, di prostituzione, elencandole uno per uno i nomi degli amanti che le sono stati attribuiti. Le rimproverò orge, cattive alleanze, la corruzione della gioventù, l'aver trascinato nel fango il nome della famiglia coprendola anche di pesantissimi insulti. Margherita si impietrì, non avendo neppure la forza di rispondere. Infine il re le ordinò perentoriamente: «Non avete nulla da fare qui! Raggiungete vostro marito e partite domani!». Margherita allora si sarebbe alzata e con testa alta avrebbe lasciato la sala. Secondo alcuni storici la scenata del re alla sorella è talmente stupefacente da negarne l'autenticità. Ci sono però alcune lettere, fra il re di Navarra e il re di Francia, che sembrano alludere a questo fatto che ha tanto umiliato Margherita. (Castelot, pp. 212-214)
  46. ^ Kotnik, p. 159
  47. ^ Un contemporaneo, La Huguye, rimase colpito dalle copiose lacrime versate dalla regina di Navarra e scrisse: «Mai vidi occhi più rossi dei suoi. Mi destò gran pietà vederla seduta accanto al marito, impegnato in non so quali vani discorsi con i cortigiani, senza che lui né gli altri le rivolgessero la parola.» La regina infatti non si era mai sentita, né mai stata così sola. (Kotnik, p. 164)
  48. ^ Nel frattempo la regina cominciò ad accarezzare delle ambizioni. Il suo primo grande amore poteva diventare il sovrano di Francia e alcuni pensavano anche di sopprimere la legge salica, ciò avrebbe permesso a Margherita di salire sul trono francese.(Castelot, pp. 224-226)
  49. ^ Diana voleva diventare sposa di Enrico. Margherita non mangiò né bevve più niente senza prima farlo assaggiare, pare infatti che una sua dama fosse morta in preda a lancinanti dolori dopo aver bevuto un po' di brodo a lei destinato. (Kotnik, p. 167)
  50. ^ Castelot, pp. 224-226
  51. ^ Kotnik, pp.169-175
  52. ^ Kotnik, p.180
  53. ^ Castelot, pp. 242-243
  54. ^ Dal momento che Enrico di Navarra, dopo la morte di Alençon, era diventato il legittimo erede al trono di Francia e poiché dal matrimonio con Margherita non erano nati eredi, Caterina de' Medici desiderava che prendesse in moglie la preferita delle sue nipoti, Cristina di Lorena (che alla fine sposò il granduca di Toscana). (Kotnik, p. 179)
  55. ^ Margherita tentò di ricevere altri soldi anche dal re di Spagna Filippo II rappresentandosi come ultimo baluardo cattolico in Francia. Non ricevendo risposte dal re spagnolo, la regina di Navarra cercò di vendere alcune gemme a Lione che però le vennero rubate, cercò così l'aiuto del granduca di Toscana, uomo influente nei mercati di Lione.(Viennot, pp. 182-183)
  56. ^ Questo particolare viene testimoniato da una lettera di margherita rivolta a Jacques da La Fin servitore del nuovo re di Francia. (Viennot, pp. 185-186)
  57. ^ La morte l'aveva liberata da un fratello che considerava il suo alter ego e che detestava, da una madre che era sempre stata re e che non le aveva mai dato fiducia e da un fratello minore che aveva sempre aiutato come fosse stato più grande di lei. Ormai doveva solo mutare la situazione che faceva di lei una "cattiva moglie". (Viennot, p. 187)
  58. ^ Lesse opere di Orazio, Ovidio, Dante, Petrarca e Boccaccio, (Castelot, p. 259) ma anche letture esoteriche. (Viennot, p. 189)
  59. ^ Viennot, p. 192
  60. ^ Erano state citate anche altre motivazioni, fra cui la mancanza di figli e la mancanza di dispensa papale, obbligatoria per l'unione fra consanguinei, che era giunta solo dopo le nozze. (Viennot, pp. 200-201)
  61. ^ Viennot, p. 200
  62. ^ Kotnik, p. 200
    Dopo la morte di Gabrielle, Margherita confesserà a Sully: «Se innanzi a ora ho creato lungaggini e interposto dubbi e difficoltà. ne conoscete le cause bene come nessun altro, non volendo vedere al mio posto una tal screditata bagascia, che consideravo persona indegna di detenerlo, né capace di far gioire la Francia dei frutti ch'essa desidera.» (Viennot, p. 202)
  63. ^ Viennot, p. 208
  64. ^ a b Viennot, p. 209
  65. ^ Prima di lasciare Usson, dispose che vi si continuassero in perpetuo le opere di bene che ella continuamente faceva. (Haldane, p. 272)
  66. ^ a b Haldane, p. 275
  67. ^ Viennot, p. 213
  68. ^ Craveri, pp. 84-85
  69. ^ L'evento portò all'aumento di libelli contro Margherita. Alcuni di questi versi vennero scritti sui muri stessi del castello. Margherita, addolorata dalla morte del suo favorito, decise così di lasciare il castello, seppur, come sua madre Caterina de' Medici, non si fosse mai preoccupata degli attacchi del popolino, anzi a volte pure vi si divertiva. (Haldane, p. 277)
  70. ^ Di questo palazzo rimane solo la cappella, voluta da Margherita per ringraziare Dio, così scrive la sovrana al pontefice Paolo V, di averla aiutata durante il "pericolo assai grande" in cui si era trovata ad Usson. (Viennot, pp. 223-224)
  71. ^ Viennot, p. 230
  72. ^ Margherita era già stata scelta come madrina per il battesimo di Gastone d'Orléans, avvenuto il 15 giugno 1610.
  73. ^ Haldane, p. 285
  74. ^ Una delle sue ultime lettere la scrisse al duca di Nevers, figlio della sua grande amica Henriette de Nevers. (Haldane, p. 285)
  75. ^ Margherita fu incaricata di negoziare con i rappresentati del clero. Scrisse al cardinale di Sourdis di stare attento a non provocare oltre misura il Terzo stato, a danno del bene del regno. (Haldane, p. 286)
  76. ^ Quando la cappella venne demolita nel 1719, le sepolture dei genitori di Margherita furono trasferite nella chiesa dell'Abbazia, mentre i suoi sparirono misteriosamente senza più essere ritrovati. (Haldane, p. 287)

[modifica] Bibliografia

[modifica] Altri progetti

Predecessore: Regina di Francia e di Navarra Successore: [[Immagine:{{{immagine}}}|30x30px]]
Luisa di Lorena 2 agosto 1589 - 24 ottobre 1599 Maria de' Medici I
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