Castello di Blois

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Coordinate: 47°35′07.8″N 1°19′51.42″E / 47.585501°N 1.33095°E47.585501; 1.33095

Castello di Blois
Facciata delle Logge
Facciata delle Logge
Ubicazione
Stato attuale Aperto al pubblico
Regione Centro Centro
Città Blois
Informazioni generali
Tipo Castello
Stile Gotico
Gotico fiammeggiante
Rinascimentale
Neoclassico
Inizio costruzione XIII secolo
Termine costruzione XVII secolo
Costruttore Colin Biart
Jacques Sourdeau
Jules de La Morandière
Domenico da Cortona
François Mansart
Sito web http://www.chateaudeblois.fr/

[senza fonte]

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Scalone monumentale dell'ala Francesco I

Il castello di Blois è uno dei principali castelli della Valle della Loira; la città da cui prende il nome, Blois, è il capoluogo del dipartimento francese del Loir-et-Cher e si trova lungo il fianco di una collina sulla riva destra della Loira. È stato la residenza di numerosi sovrani di Francia e Giovanna d'Arco vi fu benedetta dall'arcivescovo di Reims prima della spedizione destinata a liberare Orléans assediata. Il castello reale di Blois raccoglie intorno ad un singolo cortile una rassegna di architettura francese dal Medioevo al periodo classico, il che lo rende un edificio importantissimo per comprendere l'evoluzione dell'architettura nei secoli.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Durante il regno di Carlo il Calvo, nell'854, il castrum Blisum, costruito sulle rive della Loira, venne attaccato dai Vichinghi. La fortezza, ricostruita, si trovava al centro della regione governata dai conti di Blois, potenti feudatari dei secoli X e XI i cui possedimenti si estendevano dalla regione di Blois e Chartres allo Champagne. La prima roccaforte, il "grande torrione" fu innalzata da Tebaldo I di Blois nel X secolo. Un documento del 1080 mostra Tebaldo III intento ad amministrare la giustizia "nella fortezza di Blois, nel cortile dietro al palazzo, vicino alla torre, sullo spiazzo tra le camere del palazzo".[1] Alla fine del XII secolo fu costruita la collegiale di Saint-Sauveur nel cortile antistante.[2]

Nel XIII secolo il castello fu ricostruito dalla famiglia di Châtillon, della Borgogna. Il cronista Jean Froissart la descrive come "grande e bella, forte e generosa, una delle più belle nel regno di Francia." L'ultimo discendente della famiglia, Guy II de Blois-Châtillon, vendette nel 1392 Blois a Luigi d'Orléans, fratello di Carlo VI, che ne prese possesso nel 1397, alla morte di Guy. Quando Luigi d'Orleans fu assassinato a Parigi nel 1407 per ordine di Giovanni di Borgogna, duca di Borgogna, la sua vedova, Valentina Visconti, si ritirò a vivere a Blois, dove morì l'anno seguente, dopo aver inciso sui muri del castello: Rien ne m’est plus, plus ne m’est rien.

Nel 1429, prima della partenza per l'assedio di Orléans, Giovanna d'Arco venne benedetta nella cappella del castello da Renault de Chartres, arcivescovo di Reims. Il figlio di Luigi d'Orleans, Carlo, fu fatto prigioniero dagli inglesi. Al suo ritorno dalla prigionia, nel 1440, il castello di Blois divenne un grande centro culturale; vi si effettuò un concorso di poesia in cui François Villon espose la sua Ballade du concours de Blois. Si distrussero inoltre le parti rimanenti del vecchio castello per renderlo più abitabile. Della fortezza di questo periodo rimangono attualmente solo la sala grande, del XIII secolo, e la torre cilindrica di Foix.[3]

Rinascimento[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 giugno 1462 nacque nel castello Luigi, figlio di Carlo d'Orléans. Egli divenne re di Francia nel 1498 con il nome di Luigi XII;[4] il castello medievale dei conti di Blois divenne allora residenza reale e Luigi ne fece la sua sede principale togliendo importanza al castello di Amboise.[5] Nei primi anni del Cinquecento, tra il 1498 e il 1503, Luigi XII iniziò insieme ad Anna di Bretagna (sua moglie dal 1499) la ricostruzione del castello in stile tardo gotico, senza fortificazioni, sotto la direzione degli architetti Colin Biart e Jacques Sourdeau (che lavorarono qui anche più tardi, durante la costruzione dell'ala Francesco I),[6] e la creazione di un giardino rinascimentale ora scomparso. Fece anche costruire la cappella di Saint-Calais. Il cronista Jean d'Auton scrive "tutto nuovo e sontuoso che sembrava opera del re".[7] Favorito da Luigi XII come residenza invernale, il castello di Blois divenne teatro di numerosi incontri diplomatici: il matrimonio di Cesare Borgia nel 1499, il ricevimento dell'arciduca Filippo d'Austria nel 1501, il matrimonio di Guglielmo IX, marchese di Monferrato, e Anna, figlia del duca Renato d'Alençon nel 1508, il fidanzamento tra Margherita d'Angoulême e il duca Carlo IV di Alençon nel 1509, il soggiorno di Machiavelli nel 1501 e nel 1510. Anna di Bretagna morì nel castello il 9 gennaio 1514. Il suo funerale fu celebrato nella chiesa di Saint-Sauveur, vicino al castello.

Jean clouet, ritratto di Francesco I di Francia, 1527-1530 ca.

Claudia di Francia, figlia di Luigi XII e Anna di Bretagna, sposò nel 1514 il cugino Francesco d'Angoulême, pronipote di Luigi d'Orléans. Questo salì al trono nel 1515 e Claudia, volendo lasciare il castello d'Amboise, rimodernò quello di Blois per installarvi la corte. Quello stesso anno Francesco diede il via alla costruzione di una nuova ala in stile rinascimentale e commissionò una delle più importanti librerie del tempo. La direzione dei lavori fu affidata all'architetto italiano Domenico da Cortona,[4] a cui si deve la scalinata monumentale. Ma la costruzione si bloccò dopo la morte della moglie del re nel castello nel 1524; Francesco abbandonò il castello di Blois a favore di quello di Fontainebleau,[8] dove fu trasferita la grande biblioteca, che costituì il nucleo della Biblioteca Nazionale. Tuttavia Blois non venne dimenticato, in quanto Claudia di Francia vi aveva collocato i suoi sette figli educati da Caterina de' Medici. il 18 ottobre 1534 il castello fu teatro dello "scandalo dei cartelli": vennero affissi ovunque dei volantini contro la messa da parte dei sostenitori della chiesa riformata, e ne fu posto uno anche sulla porta della camera del re. Questo evento segnò l'inizio della soppressione del protestantesimo in Francia dopo un periodo di relativa tolleranza.

Dopo questi avvenimenti Blois ricevette nel 1539 la visita di Carlo V, e Pierre de Ronsard incontrò proprio nel castello, a un ballo nell'aprile 1545, Cassandra Salviati, che gli ispirò Les Amours de Cassandre. Il figlio di Francesco I, Enrico II, incoronato re di Francia, fece il suo ingresso solenne a Blois nel mese di agosto 1547 accompagnato da "donne nude a cavallo" (forse volendo inscenare il mito di Zeus e di Europa, il che turbò molti di quelli che stavano assistendo). Nel 1556 Caterina de' Medici fece rappresentare davanti al re la tragedia Sofonisba prima opera teatrale a rispettare la regola tradizionale delle tre unità.

Il castello di Blois rimase la residenza principale dei successori di Enrico II e, in particolare, di Francesco II e Carlo IX. Francesco II vi soggiornò soprattutto nell'inverno 1559 con la moglie Maria Stuarda, già anziana. Nell'aprile 1572 venne firmato un trattato con l'Inghilterra e si celebrò nella cappella il fidanzamento di Enrico di Navarra (poi Enrico IV) con Margherita di Francia. Sempre a Blois Enrico III convocò gli Stati Generali nel 1576, che si radunarono nella grande sala ora chiamata "degli Stati"; sempre lo stesso re richiamò qui gli Stati Generali del 1588-1589. All'interno del castello, nella sua stanza al secondo piano, assassinò il 23 dicembre 1588 il suo nemico, il duca di Guisa; il fratello di quest'ultimo, il cardinale di Lorena, fu ucciso il giorno successivo. Poco dopo, il 5 gennaio 1589, Caterina de' Medici morì.

Ancien régime[modifica | modifica wikitesto]

Il castello fu occupato dal successore di Enrico III, Enrico IV, che vi soggiornò nel 1589, 1598 e 1599. Nel 1598 fece aggiungere nuove costruzioni al castello, note grazie ai disegni di du Cerceau. Chiese ad Arnaud de Saumery di costruire una galleria di 200 metri di lunghezza nel giardino di Luigi XII. Ma questi progetti non furono mai completati e finirono per crollare nel 1756. Alla morte di Enrico IV, nel 1610, il castello divenne luogo di esilio volontario per la vedova Maria de' Medici e venne abitato da Richelieu dopo il passaggio di Luigi XIII e Anna d'Austria nel 1616. Relegata a Blois nel 1617 dal figlio Luigi XIII, Maria de' Medici decise di far costruire una residenza nell'angolo nord-ovest, che commissionò all'architetto Salomon de Brosse. La prigionia della madre è ricordata da una lapide nel seminterrato dell'ala Gaston d'Orléans. Dopo due anni di reclusione, la regina fuggì dal castello la notte tra il 21 e 22 febbraio 1619, secondo la tradizione con una scala di corda, ma molto probabilmente con la complicità di qualcuno, dopo di che si riconciliò temporaneamente con il figlio.

Cortile interno del castello di Blois nel XVIII secolo in un'incisione di Jacques Rigaud

Nel 1626 Luigi XIII assegnò la contea di Blois al fratello Gastone d'Orléans come regalo di nozze. Quest'ultimo vi si trasferì nel 1634 da Orléans.[8] Gastone nutrì sempre un profondo affetto per il castello, dicendo che "l'aria di Blois lo aveva guarito". Nel 1635 il castello venne nuovamente ampliato con un'ala progettata da François Mansart, ma i problemi finanziari nel 1638 bloccarono il progetto e Gastone, non potendo risiedere nella nuova parte dell'edificio, poiché le scale non erano ancora state costruite e mancava ancora un piano, fu costretto a occupare l'ala Francesco I, che, se il progetto fosse stato portato a termine, sarebbe stata distrutta. Le modifiche negli appartamenti reali risalgono a questo periodo. Gastone qui vi conobbe la Fronda, nel 1652-1653, e qui morì il 2 febbraio 1660, lasciando il castello abbandonato.

Dimenticato da Luigi XIV, il castello non venne più abitato. Nel XVIII secolo il re assegnò degli appartamenti del castello ad ex servitori; intorno al 1720, la Régence volle relegarvi il parlamento in esilio. Luigi XVI nel 1788 propose un piano per distruggere il castello,[8] insieme al castello della Muette, e il castello di Madrid, a Neuilly, mentre il Dipartimento della Guerra propose di adattarlo a caserma. Questa ultima proposta prevalse[8] ed il castello fu occupato dalla Royal Comtois, reggimento di cavalleria.

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Durante la Rivoluzione il castello fu abbandonato per 130 anni e i giacobini desideravano eliminare ogni traccia della monarchia svuotando il palazzo dei mobili, delle statue e di altri oggetti.[8] La chiesa di Saint-Sauveur, che si trovava nel cortile, venne venduta a Guillon, che la distrusse interamente.[2] Lo stato del castello era così disastrato che si ritenne opportuno demolirlo, fino a quando Napoleone decise di venderlo alla città di Blois il 10 agosto 1810. Tuttavia, per mancanza di fondi, il castello fu nuovamente utilizzato come caserma.[8] Nel 1834 la metà meridionale dell'ala d'Orleans venne distrutta per collocare le cucine militari. La presenza dei soldati al castello, tuttavia, non impedì l'apertura al pubblico dell'ala Francesco I durante la Restaurazione. Il castello venne visitato da Victor Hugo, Balzac e Alexandre Dumas.

Nel 1841,[9] durante il regno di Luigi Filippo, il castello fu classificato patrimonio storico grazie all'impegno di Prosper Mérimée.[10] Félix Duban nel 1846 curò il restauro degli appartamenti reali dell'ala Francesco I, combinando colori accesi (il rosso e il blu) con l'oro.[11] Assistito da Jules de La Morandière, Duban disegnò le decorazioni interne ispirandosi alle stampe d'epoca e all'opera dello studioso Louis de la Saussaye.[12] Il restauro proseguì fino alla morte di Félix Duban nel 1871 e il castello fu trasformato in museo. Nuovi restauri furono condotti tra il 1870 e il 1879 sotto la direzione di Jules de la Morandière.

Nel 1850 Pierre-Stanislas Maigreau-Blau, sindaco di Blois, decise di fondare il museo di Belle Arti di Blois, che avrebbe dovuto avere sede nell'ala Francesco I del castello. In quel momento infatti che le province francesi promuovevano i loro musei, incoraggiando lo studio delle arti. Il sindaco di Blois difese il suo progetto: "Non c'è nessun dipartimento in Francia, al giorno d'oggi, che non abbia un museo. [...] È necessario considerare i vantaggi di questi tipi di attività. Noi sappiamo che sono potenti mezzi di incoraggiamento per le arti e le scienze, offrendo lo studio di modelli o collezioni". Il museo fu finalmente aperto nell'ala Luigi XII nel 1869.

Un secondo restauro avvenne tra il 1880 e il 1913, affidato ad un ispettore generale dei monumenti storici, Anatole de Baudot, che si occupò di risistemare la struttura, il pavimento e alcuni ornamenti e sviluppò lo scarico dell'acqua piovana. Alphonse Goubert, successore di Baudot come capo del progetto, decise di riabilitare l'ala Gastone d'Orléans, facendo costruire una scala in pietra basandosi sugli schizzi di Mansart. Nel 1921 venne creato anche un museo lapidario nelle antiche cucine del castello.

Durante la seconda Guerra Mondiale la facciata sud (soprattutto l'ala Luigi XII) fu danneggiata dai bombardamenti e le finestre della cappella furono distrutte. L'opera di restauro, iniziata nel 1946, venne affidata a Michel Ranjard.

Il 23 maggio 1960 fu emesso un francobollo raffigurante il castello.

Il castello attualmente è di proprietà della città di Blois. Nel 1990 fu condotto un nuovo restauro da parte di Pierre Lebouteu e Patrick Ponsot. Furono restaurati i tetti, le facciate esterne e i pavimenti, in particolare quelli dell'ala Francesco I. Gilles Clément, paesaggista, si occupò di sistemare il parco.

Tuttora continuano piccoli restauri mirati; il castello ricevuto 260 226 visitatori nel 2003.[13]

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Il castello di Blois è composto principalmente da tre ali di stile gotico, rinascimentale e neoclassico, anche se rimangono tracce del castello medievale.

Castello medioevale[modifica | modifica wikitesto]

Sala degli Stati[modifica | modifica wikitesto]

L'interno della Sala degli Stati.

Costruita per volere del conte di Blois Tebaldo VI nel 1214 (la data esatta è stata stabilita tramite il metodo della dendrocronologia, effettuata sulle travi), la Sala degli Stati è la più antica sala gotica civile di Francia[14] ed un esempio importante del gotico duecentesco. Usata come palazzo di Giustizia dai conti di Blois, fu sede degli Stati Generali nel 1576 e 1588.[11][15] È stata restaurata nel 2006 e 2007 per preservare la policromia e mantenere integre le travi in legno di quercia. Si trova all'estremità settentrionale dell'ala Francesco I. Misura circa trenta metri per diciotto ed ha due navate, separate da una fila di sei colonne[15] con staffe per sostenere le due volte a botte giustapposte con le travi di quercia.

La decorazione pittorica è opera di Félix Duban che la restaurò tra il 1861 e il 1866,[15] ma nel farlo si ispirò alla policromia tipica del XIII secolo; lui dipinse i circa 6 720 gigli. Le grandi finestre che si aprono sul timpano, il camino e la scala neogotica sono sempre opera di Duban; solo la piccola bifora del frontone occidentale è originale, mentre le grandi bifore sono del XV secolo.[16] Gli emblemi in vetro di Luigi XII e Anna di Bretagna sono opera del pittore e vetraio Paul-Charles Nicod, mentre il pavimento di terracotta policroma è di Jules Loebnitz.[16]

Lapidario[modifica | modifica wikitesto]

Il museo Lapidario, adiacente alla sala degli Stati, è collocato nelle ex cucine dei tempi di Francesco I e raccoglie sculture dei secoli XVI e XVII provenienti dalle varie ali del castello (doccioni in pietra, salamandre di intonaco realizzate sotto la direzione di Felix Duban per sostituire quelle distrutte durante la Rivoluzione, pietra e gesso della fascia scolpita da Simon Guillain e restaurata da Alfred Jean Halou del frontone dell'ala Gastone d'Orléans), la testa del busto di Gastone d'Orleans nelle vesti di Ercole, in gesso, realizzato da Alfred Jean Halou nel 1915, i reperti trovati nel Loir-et-Cher, gli oggetti medioevali rinvenuti nella altura del castello, risalenti al periodo carolingio, dei calchi in gesso prodotti da Felix Duban.

Torre Foix[modifica | modifica wikitesto]

La torre Foix.

Questa torre circolare, che si trova dietro al palazzo medioevale, vicino all'ala Gastone d'Orléans, è quello che rimane delle fortificazioni feudali del XIII secolo.[17] Da essa si gode un bel panorama della città, della Loira e di Saint-Nicolas di Blois. Questa torre difendeva durante il Medioevo l'angolo sud-ovest del castello e la porta Foix, ai piedi dell'altura rocciosa. Perse il suo ruolo difensivo nel XVI secolo e Gastone d'Orleans vi fece costruire sulla sommità un osservatorio astronomico dalla forma di una piccola casa con mattoni rossi e pietre,[18] accessibile da una scala a torretta,[16] costruita anch'essa nel XVII secolo. La torre ha quattro piani: i tre superiori sono illuminati da piccole feritoie mentre quello inferiore, che ora si trova nel seminterrato, è cieco; un tempo, prima del reinterramento della terrazza, costituiva il piano terra.

Le fortificazioni della città e del castello sono annoverate tra i monumenti storici dal 6 novembre 1942.[19]

Ala Luigi XII[modifica | modifica wikitesto]

L'ala Luigi XII vista dal cortile con la galleria e la cappella.

Si entra nel castello attraverso l'ala Luigi XII, del 1498-1503,[20] caratterizzata dalla facciata in mattoni rossi e pietra bianca, in stile franco-fiammingo, o gotico fiammeggiante, con molti lucernari adorni di pinnacoli, l'alto tetto di ardesia e la mansarda abitabile. L'ingresso è sormontato da una statua equestre di Luigi XII: si tratta di una copia realizzata dallo scultore Charles Émile Seurre nel XIX secolo da un originale di Guido Mazzoni, distrutto nel 1792.[21] Lo stile è ancora fortemente influenzato dal gotico, con pinnacoli e mancanza di simmetria e regolarità nella pianta e nella disposizione delle finestre;[22] tuttavia quest'ala è stata costruita tra il 1498 e il 1503 e alcuni elementi, come i candelabri sui pilastri, l'uso dell'arco ribassato e la decorazione delle colonne[23] sono già di stile rinascimentale.

Quest'ala è spesso paragonata al castello di Verger, dove lavorò anche Colin Biart.

Museo delle Belle Arti di Blois[modifica | modifica wikitesto]

Interno del museo, ospitato nell'ala Luigi XII.

Un corridoio conduce alle diverse stanze per evitare di dover passare attraverso tutti gli ambienti per attraversare l'ala, il che è una novità rispetto al modo di costruzione medioevale.[24]

L'ala ospita dal 1869 il Museo delle Belle Arti di Blois.[4] Le otto sale della galleria contengono una selezione di dipinti e sculture dal XVI al XIX secolo. La galleria è una raccolta di arazzi francesi e fiamminghi del XVI e XVII secolo. Il gabinetto dei ritratti contiene dipinti dei secoli XVI e XVII provenienti dai castelli di Saint-Germain-Beaupré e Beauregard: sono visibili Madame de Noailles, il Duca di Chevreuse, la Grande Mademoiselle, la Duchessa di Beaufort, Anna d'Austria o Maria de' Medici. In una stanza dei secoli XVII e XVIII si conserva una serie di cinquanta medaglioni in terracotta di Jean-Baptiste Nini.[25]

Torre dei Campi[modifica | modifica wikitesto]

Questa torre del cortile laterale, inclusa nell'ala Luigi XII, si trova vicino alla sala degli Stati. Sempre di stile gotico fiammeggiante, costruita in mattoni e pietra, ha un alto tetto di ardesia con abbaini e parapetti decorati circondati da una cornice finemente scolpita.[23] Si possono notare alcune sculture tra cui il porcospino di Luigi XII in bassorilievo.

I restauratori hanno nascosto, al livello di una finestra del primo piano, un cherubino con i capelli, il naso e il sorriso dell'ex sindaco di Blois, Jack Lang.[26]

Cappella di Saint-Calais[modifica | modifica wikitesto]

L'abside della cappella.

La cappella di Saint-Calais si trova all'estremità dell'ala Luigi XII, nel cortile del castello. Oggi, di questa cappella privata del re, costruita a partire dal 1498 e consacrata nel 1508 da Antoine Dufour, vescovo di Marsiglia e confessore della regina, rimangono solo le volte gotiche del coro, essendo stata distrutta la navata da Mansart nella costruzione dell'ala Gastone d'Orléans.[21][27][22] Le moderne vetrate di Max Ingrand, risalenti al 1957, rappresentano diverse figure storiche. La facciata è stata costruita da Félix Duban e Jules de La Morandière nel 1870.[22]

Galleria di Carlo d'Orléans[modifica | modifica wikitesto]

La galleria, unita alla cappella di Saint-Calais, costruita tra il 1440 ed il 1445,[28] una volta era lunga il doppio, ma fu parzialmente distrutta nel XVII secolo insieme alla cappella.[21] Costruita nella metà del XV secolo, è il primo edificio in cui la pietra e i mattoni sono utilizzati insieme.[29] La galleria è sostenuta da arcate molto ribassate. Si alternano colonne a forma di rombo, scolpite con il giglio e l'ermellino reale, a pilastri con sculture circolari.

Ala Francesco I[modifica | modifica wikitesto]

La facciata interiore dell'ala Francesco I.

Nell'ala Francesco I, di stile rinascimentale, l'architettura e le decorazioni sono caratterizzate dall'influenza della moda italiana. Anche se la costruzione di quest'ala avvenne solamente dodici anni dopo quella dell'ala Luigi XII, cioè tra il 1515 e il 1524,[20] l'arte italiana è prorompente e influenza non solo i motivi decorativi, ma anche la disposizione e la forma stessa dell'edificio.[30]

La scalinata[modifica | modifica wikitesto]

L'elemento più importante di quest'ala è la scala monumentale, ottagonale,[30] di cui tre lati sono incassati dentro l'edificio stesso. La scala "ricercate come l'avorio della Cina" secondo Balzac, è coperta con aggrovigliate sculture rinascimentali, ornamenti all'italiana (statue, balaustre, candelabri) e gli emblemi reali (salamandre, corone, "F" di Francesco "C" di Claudia) e mostra una bella visuale sulle colline grazie ad ampie finestre che danno sul cortile. La sua volta elicoidale lastricata, sostenuta dall'esterno con contrafforti rettangolari, è un simbolo del Rinascimento francese e dell'innovazione dell'architettura e dimostra che le scale, in quel periodo, stavano diventando, più che un elemento funzionale, un'aggiunta estetica.

Facciate[modifica | modifica wikitesto]

La parte posteriore dell'ala, accessibile dalla galleria della Regina, costituisce la facciata delle Logge, costruita sette metri più avanti delle antiche fortificazioni, caratterizzata da una sequenza di nicchie non comunicanti tra di loro. Queste logge, anche se ispirate alle facciate del cortile di San Damaso in Vaticano, opera di Bramante,[31][27] mostrano nella loro costruzione alcuni elementi francesi, come la presenza di torrette, la disposizione irregolare delle nicchie, le strutture sovrastanti ecc.[32] Sui davanzali delle torrette sono rappresentate le dodici fatiche di Ercole e altre scene raffiguranti l'eroe greco (in particolare Ercole e il Centauro, Ercole e l'Idra di Lerna, Ercole e il Toro di Creta, Ercole e Anteo, Ercole e Caco). Questa facciata in passato dava sui giardini creati da Luigi XII.

La facciata interna è ornata da bifore che si alternano a lesene con capitelli all'italiana che attraversano le mondanature presenti tra i piani. La cornice nella parte superiore della facciata presenta, sovrapposta, una serie di motivi del primo Rinascimento; corre lungo la parte anteriore e scavalca lo scalone monumentale. Il tetto alto e la presenza di doccioni lungo la facciata mostra ancora un retaggio di stile gotico che non è stato completamente abbandonato dagli architetti.[30]

Nonostante la sua apparente omogeneità, l'ala di Francesco I comprende la sala degli Stati, a sinistra della facciata delle Logge.

Appartamenti reali[modifica | modifica wikitesto]

Gli appartamenti reali di quest'ala sono stati restaurati da Félix Duban seguendo la corrente del Romanticismo.[33] Gastone d'Orleans, infatti, aveva fatto distruggere un quarto dell'ala Francesco I, compresi gli appartamenti privati ​​del re. Gli appartamenti pubblici si affacciavano sul cortile e quelli privati ​​nei giardini, ora non più esistenti.

Il primo piano contiene gli appartamenti della regina.

Galleria della Regina[modifica | modifica wikitesto]
La galleria della Regina.

Le piastrelle in terracotta invetriata della galleria, posizionate da Félix Duban su un modello del XV secolo, sono state restaurate alla fine del XX secolo. Formano disegni geometrici blu, bianchi e gialli. Si possono ammirare alcuni strumenti antichi, tra cui un clavicembalo italiano di Giovanni Antonio Baffo, del 1572, restaurato nel 1880 da Leopoldo Franciolini; un mandolino in terracotta del 1875 realizzato per Giosafat Tortat; un violino in terracotta del 1867, opera di Ulysse Besnard; una sacca da maestro di ballo in legno, intarsiata in avorio.

La galleria è inoltre decorata con busti di re di Francia, tra cui un busto di bronzo e marmo di Enrico II, di Germain Pilon; un busto di Francesco I del XVI secolo, di autore sconosciuto, acquisito nel 1926, rimaneggiato da Louis-Claude Vasse nel 1756, in gesso patinato da un'opera in bronzo del Louvre; un busto di Carlo IX in gesso patinato, un busto di Enrico III in gesso patinato, un busto di Enrico IV in gesso.

Si può vedere anche un busto in gesso di Pierre de Ronsard, ornato da un epitaffio in marmo nero risalente al 1607. La galleria contiene inoltre numerosi dipinti, tra cui un olio su rame, presumibilmente un ritratto della principessa di Conti, del 1610, e un olio su tela di C. Martin, Maria de' Medici e il delfino, del 1603. Oltre a questo è presente una collezione di monete antiche con l'effigie di Luigi XII, Francesco I, Enrico II, Carlo IX, Enrico III ed Enrico IV.

Ufficio della Regina[modifica | modifica wikitesto]
L'ufficio della Regina.

L'ufficio di Maria de' Medici, chiamato Studiolo, è tappezzato da pannelli di legno che nascondono quattro armadi dal meccanismo segreto (gli armadietti si aprono premendo un pedale nascosto nel battiscopa),[34] il che conferì a quest'ambiente il nome di camera dei segreti.[35] I 237 pannelli in legno intagliati con disegni diversi (arabeschi, maschere, candelabri ecc.) sono originali del 1520[36] ma il camino e il soffitto sono stati ricostruiti da Félix Duban. Gli armadi non erano finalizzati a nascondere i veleni, come alcuni autori romantici sostengono, ma erano utilizzati per esporre opere d'arte e libri preziosi. Il soffitto è decorato con gigli e, al centro, uno stucco quadrato in cui si intrecciano l'H e la C di Enrico II e Caterina de' Medici. Una scala consente l'accesso al gabinetto nuovo, al piano superiore.

Camera della Regina[modifica | modifica wikitesto]
La camera della Regina.

Questa stanza divenne la camera reale di Caterina de' Medici, morta il 5 gennaio 1589.[36] Il monogramma di Enrico II e Caterina de' Medici, composto dalla H e da due C intrecciate ed inserito con i restauri ottocenteschi,[36] è presente ovunque in questa stanza, anche sul camino, restaurato da Félix Duban nel 1845. La sala è riccamente arredata con un letto a baldacchino in quercia e faggio della fine del XVI secolo, restaurato nel XIX secolo, con telaio e gambe scanalate caratteristiche del regno di Enrico IV, decorato agli angoli con colonne a spirale; una cassa con coperchio a semicircolare, in quercia, in stile francese XVII secolo, decorata con un pannello raffigurante la decapitazione di Giovanni il Battista; un armadio in noce a due ante del XVI secolo, restaurato nel XIX secolo, con intarsi in madreperla e avorio; una scrivania spagnola chiamata Bargueno del XVI secolo, con gambe del XIX secolo, in noce, avorio e metallo.

Sala delle guardie[modifica | modifica wikitesto]

La sala dei capitani delle guardie della regina, formata da due parti, dispone di due camini rinascimentali ornati con la salamandra di Francesco I e l'ermellino di Claudia di Francia. Uno dei camini è decorato con nicchie dorate. Si può osservare un busto di Francesco I in gesso, opera di Jean-Baptiste Halou del 1850, un armadio in legno intagliato, una tavola di Isidore Patrois, Francesco I conferisce a Rosso i titoli ed i benefici dell'abbazia di San Martino, e una scultura moderna in argento, ebano ed oro di Goudji, Salamandra, nutrisco et extinguo, donata dall'artista nel 2007.

La sala delle guardie è stata costruita sui lati della cortina medioevale. Le pareti sono state dipinte tra il 1845 e il 1847 da Vitet, che si ispirò alla moda rinascimentale. Attualmente l'ambiente è dedicato alla storia delle armi e della loro evoluzione dal XV al XVII secolo. Presenta una importante collezione di armi antiche, tra cui varie armi ad asta, una falce, una partigiana, una corsesca, un'alabarda ed un'armatura.

La camera è arredata anche con una cassa di legno di quercia spagnola del XIX secolo intagliata e decorata con scene di battaglie e assedi e un'altra cassa di legno intagliata con decorazioni geometriche.

Le pareti hanno vari dipinti, tra cui La partenza dei lanzichenecchi, olio su tela di Gustave Jacquet, donato dallo Stato nel 1868; Baillard che orna Francesco I; Burguignon nel suo laboratorio, olio su tela di Jean-Alexandre-Rémi Couder, del 1851.

È presente anche una collezione di bronzi, tra cui La battaglia del duca di Clarence, di Émilien di Nieuwerkerke, del 1839; Richard de Warwick combattente, di Theodore Gechter, del XIX secolo e Caccia al cinghiale.

Oratorio[modifica | modifica wikitesto]
L'oratorio.

L'oratorio si ispira alla biblioteca di Anne de Montmorency, al castello di Écouen, del 1550 circa. Le vetrate risalgono al XIX secolo. Contiene anche un trittico appartenente alla regina.[36]

Gabinetto nuovo[modifica | modifica wikitesto]

Il secondo piano ospita gli appartamenti del Re, che contengono il gabinetto nuovo (quello di Enrico III), ricostruito da Félix Duban a partire da un frammento rappresentante una sirena. La parete è decorata con un arazzo raffigurante Paride, principe di Troia. Sul balcone si trova un dipinto di un gabinetto in legno del XVII secolo.

Galleria Duban[modifica | modifica wikitesto]

La galleria Duban contiene disegni, stampe e oggetti che ricordano il lavoro dell'architetto, tra cui il restauro del castello di Blois.

Camera delle Guise[modifica | modifica wikitesto]

Questa stanza ospita una collezione di dipinti dei principali personaggi ed eventi delle guerre di religione. Molti pittori del XIX secolo si sono ispirati all'assassinio del duca di Guisa. Si trovano in questa sala diversi dipinti, alcuni dei quali sono piuttosto famosi: Enrico III ed i suoi compagni, di Ulysse, XIX secolo; Enrico III porta per il piede il cadavere del duca di Guisa, olio su tela di Charles Bartholomew Durupt, 1833; La Duchessa di Nemours e Enrico III, di Arnold Scheffer; Processione e cerimonia funebre in onore del duca di Guisa, Arnold Scheffer, 1868; Il cardinale di Lorena esce di prigione (detto anche Assassinio del cardinale di Guisa), olio su tela di Alebert de Médine, 1857; Enrico di Lorena, duca di Guisa, detto il Balafré, olio su tela di anonimo, XIX secolo; L'assassinio del duca di Guisa, olio su tela di Paul Delaroche.

Sala del Consiglio[modifica | modifica wikitesto]

La sala del Consiglio ha un grande camino decorato con una salamandra d'oro e mobili preziosi realizzati nel XIX secolo in stile rinascimentale, che ricordano il lusso principesco del XVI secolo. Vi si trovano un meccanismo di raffreddamento del vino in legno di castagno, di Taylor e figli, presentato all'Esposizione Universale del 1862; un tavolo ottagonale di marmo e legno del XIX secolo sostenuto da gambe intagliate a forma di sirene, su cui poggia un vaso di granito orbicolare della Corsica del XIX secolo; un armadio di noce a due ante, impreziosito con avorio, smalto e pietre preziose e risalente al 1862, costruito da John Deeble Crace; un buffet a due ante con avorio, smalti e pietre preziose, sempre del 1862, progettato da Peter Joseph Janselme.

La sala del Consiglio è inoltre decorata con varie statue, tra cui una statua di Enrico IV fanciullo di gesso, di François Joseph Bosio. L'originale, commissionato all'artista dal Comune di Parigi, fu inviato al salone nel 1824.

La stanza è dotata anche di numerosi dipinti, tra cui Un page, olio su tela di Ferdinand Roybet.

Sala del Re[modifica | modifica wikitesto]

La stanza è arredata con una sedia pieghevole in stile rinascimentale italiano posta sotto un baldacchino decorato con gigli del XIX secolo in legno intagliato e dorato; una credenza di rovere francese del XIX secolo; una poltrona in noce del XIX secolo con l'emblema di Francesco I; un armadio francese a due ante in noce del XIX secolo; un tavolo allungabile all'italiana in noce del XVI secolo con parti del XIX secolo; diversi arazzi.

Il suo camino monumentale è uno dei più grandi e più imponenti del castello. Dipinto e dorato con l'effigie di Francesco I (salamandre e gigli) e Claudia di Francia (ermellino), è decorato con un misto di elementi in stile italiano come putti, ghirlande di fiori e frutta, foglie, candelabri e festoni, e altri in stile medievale, come draghi. Questa sontuosa decorazione non è solamente opera di Félix Duban, in quanto recenti restauri hanno rivelato tracce di policromia risalenti agli anni tra il 1515 e il 1520, che fanno presumere che Duban abbia semplicemente restaurato i colori già esistenti.

Galleria del Re[modifica | modifica wikitesto]

Questa galleria contiene una collezione di ceramiche neo-rinascimentale del XIX e XX secolo, tra cui molte opere di Ulysse Besnard, costituite da vasi e piatti decorati.

Camera del Re[modifica | modifica wikitesto]
La camera da letto del re.

La stanza è il luogo in cui si dice sia morto il duca di Guisa, mentre si gettava ai piedi del letto del re dopo essere stato colpito da otto sicari. Per ricordare il re Duban arricchì volontariamente la camera con decorazioni d'oro e fece porre dei gigli reali nell'alcova. La stanza è arredata con un letto matrimoniale italiano del XVI secolo, restaurato nel XIX secolo, intagliato, dipinto e dorato, e un armadio francese con due ante della fine del XVI secolo, in noce.

Torre Château-Renault[modifica | modifica wikitesto]

La torre si trova nella continuazione dell'ala Francesco I e la domina con il suo camminamento ed il suo alto tetto. Dal lato del giardino prosegue la facciata delle logge con le aperture più piccole e una decorazione simile (pannelli e pilastri scolpiti). Mostra un panorama degli antichi giardini reali dove si trova il padiglione Anna di Bretagna e la serra degli aranci: quest'area è anche chiamata "Bains de la Reine" ed è un monumento storico dal 12 luglio 1886.[37]

Ala Gastone d'Orléans[modifica | modifica wikitesto]

Facciata dell'ala Gastone d'Orléans.

La realizzazione di quest'ala, in stile neoclassico, fu affidata a François Mansart tra il 1635 e il 1638, anno in cui i lavori si interruppero per la mancanza di fondi.[30] Quest'ala occupa il fondo del cortile ed è posta di fronte all'ala Luigi XII, sul luogo in cui si trovavano il padiglione di Maria de' Medici e il palazzo di Carlo IX. La facciata presenta tre ordini di colonne e semicolonne di tre stili diversi: dorico, ionico e corinzio. Il frontone centrale è decorato con le sculture di Minerva, a destra e Marte, a sinistra. La sua incompiutezza provocò reazioni di rimpianto per la bellezza della costruzione o di repulsione verso il cattivo gusto architettonico posto all'interno del contesto rinascimentale.[38]

Mansart costruì uno scalone d'onore sormontato da una doppia cupola ornata con sculture allegoriche attribuite a Simon Guillain e Michel Anguier. Un portico concavo ammorbidisce il corpo anteriore centrale, con le sue colonne scanalate, alcune delle quali rimangono ancora incompiute dopo l'abbandono dei lavori.

L'ala ospita la biblioteca comunale, mostre temporanee, congressi e concerti.[30] Ha inoltre contenuto tra il 1903 e il 1914 il museo di storia naturale di Blois, prima che questo fosse spostato nell'ex palazzo vescovile nel 1922. Tornato al castello dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, rimase nel sottotetto dell'ala Gaston d'Orléans fino al 1984, quando le collezioni furono trasferite ai giacobini, dove il museo riaprì.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sito ufficiale del castello.
  2. ^ a b Elenco dei beni storici, ministero della cultura francese.
  3. ^ richesheures.net.
  4. ^ a b c Francia del Nordovest, p. 112.
  5. ^ Fabbri, p. 35.
  6. ^ Sito del castello.
  7. ^ Sito del castello.
  8. ^ a b c d e f Fabbri, p. 36.
  9. ^ O nel 1840, secondo il sito Richesheures.net.
  10. ^ Ministero della Cultura Francese.
  11. ^ a b Poisson, p. 44.
  12. ^ Duban
  13. ^ Salone Quid, 2005.
  14. ^ Sito della Città di Blois.
  15. ^ a b c Fabbri, p. 43.
  16. ^ a b c Sito del castello.
  17. ^ Tresidder, p. 126.
  18. ^ photo-evasion.com.
  19. ^ Ministero della Cultura francese.
  20. ^ a b Poisson, p. 158.
  21. ^ a b c Poisson, p. 41.
  22. ^ a b c Fabbri, p. 38.
  23. ^ a b Martin, p. 58.
  24. ^ richesheures.net.
  25. ^ Sito del castello.
  26. ^ Guide du routard Châteaux de la Loire, Hachette, 2006-2007.
  27. ^ a b Poisson, p. 43.
  28. ^ Poisson, p. 157.
  29. ^ 37-online.net.
  30. ^ a b c d e Fabbri, p. 39.
  31. ^ France de la Renaissance, guida Gallimard, p.106.
  32. ^ Lesueur, p. 189
  33. ^ Fabbri, p. 41.
  34. ^ Tresidder, p. 127.
  35. ^ Grive, Santini, p. 92.
  36. ^ a b c d Fabbri, p. 42.
  37. ^ Ministero della Cultura francese.
  38. ^ Sito del castello.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) Farid Abdelouahab, Regards objectifs: Mieusement et Lesueur photographes à Blois, Parigi, Somogy, 2000, ISBN 2-85056-436-2.
  • (FR) Jean-Pierre Babelon, Châteaux de France au siècle de la Renaissance, Parigi, Flammarion/Picard, 1989.
  • (FR) Henri Bidou, Le Château de Blois, Parigi, 1931.
  • (FR) Thierry Crépin-Leblond, Le Château de Blois, Parigi, Editions du Patrimoine, 2002.
  • (FR) Louis De la Saussaye, Histoire du château de Blois, 1840.
  • (FR) Yves Denis, Histoire de Blois et de sa région, Privat, 1988.
  • (FR) Gérard Denizeau, Larousse des châteaux, Parigi, Larousse, 2003.
  • (FR) Félix Duban, Bruno Foucart, Félix Duban, les couleurs de l'architecte 1798-1870, Blois, Maisonneuve & Larose, 2001.
  • Patrizia Fabbri, Arte e storia: Castelli e città della Loira, Bonechi, 2006, ISBN 978-88-476-1861-9.
  • (FR) Jean-Louis Germain, Thierry Crépin-Leblond, Marie-Cécile Forest, Cécile Reichenbach, Viviane Aubourg, Blois, un château en l'an Mil, Blois, 2000.
  • (FR) Pierre-Gilles Girault, Le château royal de Blois, Editions Jean-Paul Gisserot, 2009.
  • (FR) Catherine Grive, Raphaëlle Santini, La France des Rois, Petit Futé, 2010, ISBN 978-2-84768-213-7.
  • (FR) Frédéric Lesueur, Le château de Blois tel qu'il fut, tel qu'il est, tel qu'il aurait pu être, A. & J. Picard, 1970.
  • (FR) Henry Martin, L'art gothique, Volume 3 di La grammaire des styles, Flammarion, 1947.
  • (FR) Jean-Marie Pérouse de Montclos, Le guide du patrimoine: Centre, Val de Loire, Parigi, Hachette, 1988.
  • Georges Poisson, Castelli della Loira, Novara, Istituto geografico de Agostini, 1963.
  • (FR) Jules Roussel, Le Château de Blois, extérieurs, intérieurs, cheminées, détails de sculpture, Armand Guerinet, 1900.
  • Jack Tresidder, Valle della Loira, Mondadori, 1999, ISBN 88-04-46023-7.
  • Vedere la Francia di Nordovest, Firenze, Edizioni Primavera - Le guide del Gabbiano, 1989, ISBN 88-09-45073-6.

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