Castello di Angers

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Castello di Angers
Vista della Rocca di Angers
Vista della Rocca di Angers
Ubicazione
Stato Contea di Angiò
Stato attuale Francia Francia
Regione Paesi della Loira Paesi della Loira
Città Angers
Coordinate 47°28′12″N 0°33′36″W / 47.47°N 0.56°W47.47; -0.56Coordinate: 47°28′12″N 0°33′36″W / 47.47°N 0.56°W47.47; -0.56
Informazioni generali
Tipo Fortezza
Stile Medievale
Funzione strategica Residenziale e difensiva
Inizio costruzione XIII secolo
Termine costruzione XVI secolo
Altezza 40 m
Condizione attuale Aperto al pubblico
Proprietario attuale Stato francese (Ministero della cultura e della comunicazione)
Sito web angers.monuments-nationaux.fr

Vedi bibliografia

voci di architetture militari presenti su Wikipedia

Il castello di Angers, detto anche castello dei Duchi d’Angiò, si trova nella città di Angers, nel dipartimento del Maine e Loira, in Francia. La fortezza sorge su un promontorio che domina il Maine. Il sito fu frequentato sin dall'antichità per la sua posizione difensivo-strategica. Successivamente i conti di Angiò vi posero la loro capitale, finché, sotto i Plantageneti, il regno di Francia acquisì la contea di Angiò. Luigi IX fece costruire l'attuale castello nel XIII secolo, trasformato dai duchi d'Angiò in palazzo signorile nel XV secolo. Yolanda d'Aragona vi partorì Renato d'Angiò. Nel XVII secolo, a seguito delle guerre di religione, il re ordinò la distruzione del castello, ma solo la parte superiore delle torri venne abbattuta. Durante la seconda guerra mondiale la fortezza fu poi trasformata in una prigione, poi in presidio e deposito di munizioni. Dall'inizio del XXI secolo ospita l'arazzo dell'Apocalisse ed è una delle attrazioni più visitate del Maine e Loira.[1] L'apertura al turismo è gestita dal Centre des monuments nationaux.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La posizione del castello di Angers è strategica in quanto si trova sulla collina occidentale della città, nel punto più alto di Angers, a 47 metri di altezza sul livello marino. L'elevazione del castello oscilla tra i 35 e i 45 metri. Si affaccia sul fiume Maine, che scorre ad un'altitudine sul livello marino di circa 20 metri. La collina è composta di scisto d'ardesia, materiale molto estratto nel periodo medioevale.[2]

Prime occupazioni[modifica | modifica wikitesto]

Gli insediamenti antichi sul sito

Nel 1997 venne rinvenuto un tumulo a ovest della corte, sotto i resti del castello del vecchio conte. Costruito intorno al 4500 a.C., il tumulo consisteva in quattro o cinque camere sepolcrali, costruite con muri a secco, alcune delle quali sono collegate all'esterno tramite un corridoio.[3] È di circa 17 metri di diametro, è rafforzato sul lato sud con un contrafforte ed è costituito interamente da lastre di scisto; la lavorazione delle lastre lascia intendere che il sito fosse attivo nel neolitico.[3]

La teoria di un insediamento gallico della tribù degli Andecavi sul luogo è stata respinta per le poche prove a sostegno dell'ipotesi.[4] Tuttavia la campagna di scavi preventivi condotta tra il 1992 e il 2003 potrebbe finalmente dimostrare l'esistenza di un villaggio esistito tra la fine degli insediamenti di La Tène (80-70 a.C.) ed il periodo augusteo (10 a.C.).[5] La presenza di reperti archeologici e di resti di un muro con travi orizzontali e la scoperta di una suddivisione dell'area in settori[2] permettono di riconsiderare l'ipotesi di un villaggio gallico sul sito del castello.[5]

Durante l'occupazione romana, verso la fine del I secolo, il sito venne trasformato in una vasta piattaforma di 3600 m² circondato da mura con contrafforti che si affacciava sul Maine. Vennero edificati un tempio e le sue dipendenze,[2][6] con due stanze termali: una con un camino ed un impianto di scarico delle acque, l'altra con dei tubi che portarono l'acqua calda al palazzo conteale fino al X secolo.[7] Alla fine del III secolo, la migrazione dei popoli germanici fece piombare la zona un crescente stato di insicurezza: di conseguenza, da gente del posto si rifugiò nella città di Giuliomago ed un'alta cinta di 10-12 metri venne eretta intorno alla città. Parte dei bastioni gallo-romani che attraversano l'attuale castello da ovest ad est, lungo l'antica rocca del I secolo, sono stati distrutti per costruire le attuali mura.[2] All'estremità occidentale, nella galleria dell'Apocalisse, nella cappella di Saint-Laud, si trovano i resti di una antica torre difensiva.[8] Esiste anche una porta denominata "porta Chanzé", i cui resti sono sepolti nel bastione sud-ovest.[4]

Gli scavi condotti tra il 1992 e il 2003 hanno dimostrato l'occupazione del sito tra il VII e il IX secolo. Sono stati trovati resti di edifici di buona qualità costruttiva e di giardini che corrisponderebbero ad una residenza episcopale: ciò concorda col fatto che il vescovo di Angers risulta il proprietario del sito del castello durante la metà del IX secolo.[2]

Palazzo conteale[modifica | modifica wikitesto]

L'area occupata dall'antico palazzo rispetto all'edificio attuale: si trovava sul lato vicino al fiume

Nell'851 il vescovo di Angers, Dodon, permise al conte di Angiò di stabilirsi sulla propria terra, "vicino la cinta".[9] Nonostante questa posizione permettesse una perfetta visuale del Maine in un momento in cui Angers era vulnerabile per le incursioni dei Normanni, ciò non impedì a questi ultimi di saccheggiare più volte la città. Allo stesso tempo anche i Bretoni compirono diverse incursioni e conquistarono una parte del territorio angioino. In quel periodo di incertezza e di invasioni i conti di Angiò costruirono quello che sarebbe diventato il palazzo del Conte, su volontà del re Carlo il Calvo.[10] Tale castello non fu mai assediato e venne molto poco fortificato, perché i conti di Angiò gradualmente sottomisero Poitou, il Maine, la Normandia e l'Aquitania. Viene menzionato come palazzo residenziale e non come fortezza. Pertanto era prevalentemente composto da edifici abitativi.[11]

Venne costruita una grande sala da pranzo all'estremità occidentale del promontorio, che poggiava sull'antica cinta gallo-romana: negli scritti dell'epoca viene nominata una torre, probabilmente identificabile con una parte delle fortificazioni antiche.[10] La cappella di Sainte-Geneviève, la chiesa del palazzo, accolse alla fine del IX secolo le reliquie di San Laud, che gradualmente diedero il nome al luogo di culto.[12] Nel X secolo venne eretto un forno su basi di colonne trovate durante gli scavi di fondazione.[13] Nell'XI secolo fu ampliata la Sala Grande verso nord da 300 a 500 m².[2]

Nel XII secolo il palazzo passò sotto il controllo della dinastia dei Plantageneti. Nel 1131 o 1132 venne devastato da un incendio. Durante la ricostruzione, la Sala Grande fu restaurata e dotata dell'attuale porta.[11] Gli appartamenti continuarono ad ampliarsi verso la parte nord e sud del cortile.[2] Infine, la nuova cappella Saint-Laud fu eretta immediatamente fuori dalle mura romane, che rimangono nelle fondazioni del suo lato settentrionale. Si tratta di una cappella ad una sola navata a volta a botte spezzata, con una sola abside rivolta a sud.[14] L'Angiò diventò parte del regno Plantageneto: il palazzo perse il suo ruolo di centro politico ed i Plantageneti radunarono la loro corte ad Angers molto raramente.[15] L'intero palazzo piombò nel degrado.[2]

Fortezza reale[modifica | modifica wikitesto]

El Greco, San Luigi, re di Francia, ed un paggio, 1585-1590

Nel 1214, dopo la battaglia di Bouvines e Roche-aux-Moines, il re di Francia Filippo Augusto conquistò l'Angiò a Giovanni Senza Terra ed unì la provincia al territorio del regno, che così si avvicinò al Ducato di Bretagna, territorio ostile al regno di Francia. I Bretoni riuscirono a conquistare Angers nel 1227, ponendo a guardia dell'Angiò il duca Pietro I di Bretagna,[10] ma furono subito cacciati dalle truppe della reggente Bianca di Castiglia e di Luigi IX.[16] Bianca iniziò subito dopo la costruzione di una fortezza reale per contrastare le azioni dei Bretoni;[17][18] per fare ciò venne ampliato un castello con cinta muraria preesistente la cui costruzione era stata iniziata da Giovanni Senza Terra nel 1202.[10] I religiosi di Saint-Laud e parte degli abitanti della città vennero espulsi per erigere una fortezza estesa oltre 2,5 ettari.[19] Quasi un quarto del vecchio quartiere religioso di Saint-Maurice d'Angers fu distrutto per permettere l'espansione dell'edificio.[10] Come materiale da costruzione venne usato lo scisto presente nelle rocce del luogo: l'estrazione della pietra, effettuata ai piedi dei bastioni, contribuì ad ampliare i fossati.[10] Per la costruzione del castello il re pagò più di 5000 lire e venne istituita una tassa per i cittadini di Angers.[12] La costruzione richiese una decina di anni (1230-1242),[18] conferendo all'edificio il suo attuale aspetto: essa era come è ancor'oggi caratterizzata dalla presenza di una cinta di oltre 800 metri di lunghezza intervallata da 17 torri. Solo il lato nord, ripido, di fronte al Maine, non fu mai dotato di torri.[20] Luigi IX decise anche di dotare la città di mura di cinta.[21]

Nell'Angiò venne confinato il fratello di Luigi IX, Carlo I di Sicilia, che diede origine alla linea Capetingia dell'Angiò. Anche se Carlo venne richiamato dal papa in Italia, non trascurò il castello di Angers, garantendo il suo mantenimento e miglioramento.[12] Si ispirò proprio a questo castello per costruire il suo Castel Nuovo a Napoli.[22] I suoi successori, però, si preoccuparono poco della fortezza, che ritornò di proprietà del re nel 1290. Angers perse il suo ruolo politico ed il palazzo tornò nuovamente nell'oblio.[19]

Castello ducale[modifica | modifica wikitesto]

L'Angiò divenne un ducato nel 1360, dopo che una nuova dinastia, dopo la casa di Valois, si insediò ad Angers. Luigi I d'Angiò vi soggiornò di rado, così come il suo successore Luigi II.[12] Luigi I, tuttavia, prima, nel 1370, sistemò l'alloggiamento del siniscalco dietro la porta della Città, poi restaurò la Sala Grande, che fu dotata di nuove finestre più grandi e fu arricchita della presenza di un grande camino. Fece anche costruire una nuova cucina, quattro volte più grande della precedente, risalente al periodo ducale.[23] Incaricò il suo architetto e contabile, Macé-Delarue, della manutenzione e riparazione del castello.[24]

Il suo successore, Luigi II, fece erigere intorno al 1410 l'ala Reale.[23] Yolanda d'Aragona, moglie di Ludovico II, fece costruire una nuova cappella per ospitare la reliquia della Vera Croce d'Angiò, che in precedenza era ospitata presso l'Abbazia di La Boissiere, dove però risultava minacciata dagli Inglesi.[12] Nel 1409 diede alla luce, negli appartamenti del castello, suo figlio Renato.[12] Il castello venne anche rinforzato in previsione delle incursioni inglesi. Nel 1443 il Duca di Somerset sbarcò in Normandia con 8000 uomini e giunse alle porte di Angers. Una salva di artiglieria sparata dal castello uccise uno dei capitani di Somerset, che decise di togliere l'assedio per porlo al castello di Pouancé.[12] Sotto il regno del duca Renato d'Angiò, l'ala Reale fu arricchita di una galleria. Renato, nel 1450, fece costruire anche un corpo di guardia e vari altri edifici.[25][18]

Ritorno sotto l'autorità reale[modifica | modifica wikitesto]

Jean de Court, Enrico III prima della sua ascesa o suo fratello il duca di Alençon, 1570 circa

Renato d'Angiò entrò in conflitto con suo nipote, re Luigi XI di Francia, riguardo l'eredità del ducato. Luigi XI decise di prenderlo con la forza e si presentò ad Angers nel 1474 seguito dal suo esercito, costringendo così Renato a cedergli le terre. Luigi XI installò subito un presidio nel castello e ne affidò il comando a Guillaume de Cerisay.[26] Nel 1485 Carlo VIII fece scavare nuovamente i fossati fino ad allora inutilizzati e quindi caduti in disuso.[27] Successivamente, Jean Bourre venne nominato capitano del castello e lo dotò di artiglieria.[27]

Nel 1562 venne deciso di adeguare il castello alle nuove tecniche di guerra. L'architetto Philibert Delorme[12] fu nominato responsabile dei lavori da Jehan de l'Espine.[28] Venne posta l'artiglieria sulle terrazze a sud, dal lato del cortile, e dietro alla parete nord tra la porta e la casa del governatore. Venne costruito un bastione davanti alla porta ai Campi.[28]

Nel 1585, durante le guerre di religione, i cattolici ed i protestanti combatterono per il possesso del castello. Enrico III diede l'ordine di raderlo al suolo, in modo che nessun'altra fazione potesse più usarlo contro di lui. Fu il governatore del castello, Donadieu de Puycharic, l'incaricato di demolire il castello. Le torri vennero abbassate e la merlatura abbattuta, ma la demolizione fu lenta e venne sospesa per sei volte, poi finalmente abbandonata alla fine delle guerre. Le gru incaricate di distruggere la fortezza restarono piantate sul sito fino alla metà del XVIII secolo.[12]

Nel 1595 vennero collocate le nuove terrazze di artiglieria,[28] dotando il castello di poderose opere di difesa. Il castello era ancora abitato nel 1648, quando i cittadini di Angers si ribellarono contro il governatore, e poi di nuovo durante il movimento de La Fronda. Il castello fu utilizzato come prigione militare e casa di riposo.[12] Nel 1661 Luigi XIV ordinò a d'Artagnan di arrestare Nicolas Fouquet, sovrintendente delle finanze reali, che il sovrano sospettava di appropriazione indebita di dodici milioni di lire dal Tesoro Reale. Dopo il suo arresto nel castello di Nantes, Fouquet fu portato al castello di Angers, dove visse per tre settimane.[12] Nel corso del XVIII secolo alloggiò nel palazzo una piccola guarnigione comandata da un luogotenente del re[12] ed il castello cominciò a soffrire la mancanza di manutenzione.[28]

Dalla Rivoluzione ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Durante la Rivoluzione, nel 1789, il castello divenne la sede del Comitato rivoluzionario di Angers. A inizio del messidoro dell'anno I (fine giugno 1793), i Vandei, di ritorno dalla Virée de Galerne, invano assediarono la città e la sua fortezza.[28] Questa venne poi nuovamente utilizzata come prigione durante il Terrore e le guerre di Vandea.[12]

Nel 1806 venne autorizzata la demolizione del fortino della porta dei Campi per la costruzione di un viale. Il castello fu trasformato l'anno seguente in carcere civile e militare. Nel 1813 la cappella venne modificata per contenere duecento marinai inglesi prigionieri delle guerre napoleoniche. Due anni più tardi, dopo la definitiva sconfitta dell'imperatore, i prussiani occuparono la fortezza. Venne ripresa nel 1817 dall'esercito francese, che l'adibì ad arsenale e guarnigione. Nel 1857 il Consiglio Generale divenne il proprietario del castello per la somma di 20000 franchi, ma si dovette occupare della manutenzione delle parti storiche del sito. Il castello fu classificato come monumento storico nel 1875 per proteggere il palazzo dai danni provocati dai soldati, che danneggiavano la casa Reale e la cappella costruendo strutture militari.[28]

Nel 1912 la città di Angers prese in affitto i fossati ed i giardini e vi collocò cervi e caprioli nel 1936.[12] Si aprirono negoziati sulla proprietà del castello tra l'esercito e la Direzione Generale di Belle Arti. Nel mese di luglio del 1939 le trattative si conclusero e vennero attuati piani di restauro.[12] Il progetto fu interrotto dalla seconda Guerra Mondiale. I tedeschi occuparono il sito e vi depositarono le loro munizioni. Il 15 e 16 maggio 1944 l'esercito tedesco evacuò gli uomini presenti e le munizioni per paura dei bombardamenti alleati. Dieci giorni dopo, il 25 e 26 maggio, Angers subì il primo bombardamento. Sei bombe caddero sul castello, di cui tre all'interno della cinta muraria. Una volta della cappella cedette, la casa Reale prese fuoco ed i tetti crollarono.[28]

L'incendio del castello

Nel 1945 iniziò la ricostruzione della cappella sotto la direzione dell'architetto Bernard Vitry. Gli edifici militari furono smantellati. Nel 1948 vennero sistemati i giardini e il castello venne aperto al pubblico. Il restauro della cappella venne completato in tre anni[28] e questa venne inaugurata dal vescovo di Angers.[12] Nel 1952 fu presa la decisione di costruire un edificio per ospitare l'arazzo dell'Apocalisse. Questo nuovo stabile fu aperto il 30 luglio 1954.[12]

Tra il 1992 e il 2003, una serie di scavi archeologici preventivi furono condotti dall'AFAN e dall'INRAP sotto la galleria dell'Apocalisse, che stava venendo restaurata. Questi scavi permisero la scoperta dei resti del palazzo conteale e delle tracce delle occupazioni neolitiche, galliche e romane.[2] Nel 2007 venne rimodernata la zona della reception e della biglietteria. Nel febbraio 2009 fu preparato un nuovo spazio per la galleria dell'Apocalisse, dove inoltre si possono ammirare, tramite una vetrata, i resti degli insediamenti antichi e delle mura del palazzo conteale.[29]

Il 10 gennaio 2009 un incendio scoppiato a causa di un malfunzionamento di un radiatore[30][31] distrusse la casa Reale. Grazie al pronto intervento dei dipendenti i preziosi arazzi vennero messi al sicuro e non subirono danni; il tetto dell'edificio, tuttavia, fu distrutto. Il danno fu stimato 2 milioni di euro. Il ministro della Cultura Christine Albanel promise la ricostruzione dell'edificio danneggiato il secondo trimestre dello stesso anno,[32] anche se alla fine ci vollero ben tre anni ed il costo triplicò.[33] L'incendio danneggiò il tetto, ma l'apporto d'acqua per spegnere l'incendio rovinò anche la muratura, richiedendone una radicale ricostruzione.[34]

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

L'aspetto esterno della fortezza risale quasi interamente ai tempi di Luigi IX e richiama il ruolo militare del castello in modo monumentale. Al contrario, gli interni e gli edifici della corte, successivamente costruiti tra Luigi I d'Angiò e Renato d'Angiò, ricordano il ruolo residenziale della Corte d'Angiò tra i secoli XIV e XV.

Mappa del complesso. A: porta della città; B: porta dei campi; C: torre del mulino; D: loggia regale; E: castelletto; F: galleria dell'Apocalisse; G: sala grande; H: cappella; I: alloggio del governatore; J: corte; K: giardino; L: giardino sulla terrazza.

La struttura si sviluppa su un'altura, quasi trenta metri più in alto rispetto al sottostante fiume. I giardini del complesso circondano il complesso palatino a sud e ad est: sono racchiusi dalle mura. Queste cominciano dalla cosiddetta Torre del Molino, affacciata sul fiume sottostante, esposta verso nord, e sono arricchite da diciassette torrioni: proseguendo verso sud-est, tra il terzo e il quarto si apre la porta della Città, rivolta a nord-est, dopo che le mura hanno curvato bruscamente verso sud-ovest, tra il nono ed il decimo si apre la porta dei Campi, diametralmente opposta ed esposta a sud-ovest. Dove i bastioni sono le torri laterali di una porta, sono più vicini tra di loro. In corrispondenza della porta dei Campi, il muro che circonda il complesso svolta verso nord-ovest, per poi proseguire, con una leggera curvatura, in questa direzione.

Il lato verso il fiume, che prospetta verso nord-ovest, non è fortificato. È lungo questo lato che si sviluppa, attorno ad una corte, il nucleo centrale del complesso: ponendo il punto d'osservazione al centro della corte, verso il fiume si trova un'area che un tempo ospitava la cosiddetta Sala Grande, della quale rimane solo la porta d'accesso; proseguendo in senso antiorario la corte è circondata su due lati dal loggiato dell'Apocalisse, culminante nella sua estremità orientale in quello che è noto come Castelletto; chiude la corte il corpo principale del complesso, costituito dalla loggia reale e dalla cappella palatina. Nell'area più orientale della struttura, al di là del cortile e a ridosso della Porta dei Campi, si trovano un cortiletto posto su una terrazza e l'alloggio del Governatore.

Mura[modifica | modifica wikitesto]

La fortezza fatta costruire da San Luigi nel 1230 comprende diciassette torri costituite da un'alternanza di scisto e tufo.[12][35] Queste sono alte trenta metri circa e larghe diciotto metri. Prima del XVIII secolo esisteva, fuori dalle mura, verso il Maine, la torre Guillon, che veniva utilizzata per l'approvvigionamento del castello, e che fu demolita nel 1832.[36] Le imponenti mura costruite tra il 1230 e il 1240 su iniziativa di San Luigi hanno una circonferenza di circa 800 m.[37] In tutto la fortezza copre un'area di 25.000 m².[36] Nel lato nord, il ripido strapiombo ha fatto sì che non fosse ritenuto necessario applicarvi opere difensive. Tra i torrioni terzo e quarto e nono e decimo si aprono due porte, note come Porta della Città e Porta dei Campi.

I sistemi di difesa del castello, lungo in totale 660 metri,[38] comprendevano anche le mura della città: nel 1422, durante la guerra dei Cent'anni, si diceva che il centro abitato era una sorta di bastione inferiore della fortezza.[10] Nel 1537 la città di Angers era detta addirittura "il cortile del castello".[10]

Torre del mulino[modifica | modifica wikitesto]

Con i suoi 40 metri, è la torre più alta. Deve il suo nome al fatto che nel XVI secolo sorreggeva un mulino a vento, ma fungeva pure da torre da guardia.[39] È stata ristrutturata nel XVI secolo dopo il livellamento delle torri, finalizzato a far spazio ai cannoni. Le torri, un tempo, erano più alte di 12 metri e coperte da una garitta in ardesia.[18] A destra di questa torre troviamo i Bastioni di Donadieu de Puyaric che fece rinforzare le vecchie cortine di Luigi d'Angiò.[40]

La terrazza della porta dei Campi domina il giardino del fossato del castello. Una piattaforma invece domina il Maine.

Porta della Città[modifica | modifica wikitesto]

La porta della città, rivolta verso nord, consente il collegamento tra il castello e la città. Rispetto alla porta dei Campi, fu meno curata e costruita principalmente di scisto, con delle sottili linee di calcare. L'ingresso della porta della Città è affiancato da due torri circolari, la terza e la quarta. Questa porta fu ricostruita nel XV o XVI secolo per ospitare due ponti levatoi: uno, doppio, per far passare i carri, e l'altro per l'attraversamento pedonale.[41]

La sua difesa era simile alla porte dei Campi. C'erano diverse saracinesche e guardiole per molti arcieri, alcune delle quali vennero trasformate in cannoniere. Dietro alla porta c'era la sala delle guardie, sovrastata da un arco. Queste camere vennero ridisegnate sotto Luigi I.[42]

Porta dei Campi[modifica | modifica wikitesto]

Anche la porta dei Campi, rivolta a sud-est, consente il collegamento tra il castello e la città. Si presenta per due terzi costituita da pietra calcarea, mentre l'ultimo terzo contiene strati alternati di calcare e scisto.[41]

Due torri fiancheggiano un cancello, a cui si accedeva tramite un ponte levatoio, poi da un altro ponte che doveva essere azionato da una singola corda a partire da un'apertura sopra la porta.[43]

L'ingresso era poi protetto da quattro arcieri (due per lato) posti allo stesso livello dell'ingresso; questo venne poi difeso con un sistema di doppia saracinesca. Infine, a rafforzare quest'ingresso molto ben difeso, venne aggiunta una porta, della quale rimangono le tracce di una cerniera e una chiusura.[44]

All'ingresso si trova una sala a volta del XIII secolo che sosteneva le camere di guardia e che ora sorregge le stanze del governatore.[45]

Per ricordare i 600 anni del regno di Renato, l'Atelier Perrault Frères costruì un ponte provvisorio.[46]

Fossati[modifica | modifica wikitesto]

I fossati furono scavati durante la costruzione della fortezza nel regno di San Luigi. A sud separarono il castello, costruito sull'omonima collina, dal sobborgo di Esvière. A nord segnano il confine tra la città ed il castello. Vennero ampliati nei secoli XIV e XVI e attualmente raggiungono 11 m di profondità e 30 m di larghezza.[18] Sebbene il Maine passi ai piedi del castello, quindi ci sia abbondanza di acqua, i fossati non ne vennero mai riempiti interamente, soprattutto a causa della pendenza del terreno.[47]

Sotto il re Renato i fossati furono trasformati in corridoi per lo svolgimento di tornei, molto amati dal sovrano. Nel XVIII secolo i fossati divennero giardini ed orti. La città di Angers acquisì i fossati nel 1912; dal 1936 al 1999, vi vissero caprioli e cervi.[12] Attualmente i fossati ospitano dei giardini.[18]

Complesso interno[modifica | modifica wikitesto]

Cortile[modifica | modifica wikitesto]

Il cortile superiore, cioè quello signorile

Il cortile è diviso in due parti. L'organizzazione degli edifici costruiti tra i secoli XIV e XV divide l'interno della fortezza tra il cortile basso, detto cortile della guarnigione, e il cortile signorile, delimitato dalla Casa Reale, la cappella, il corpo di guardia ed altri edifici abbattuti (aree comuni, cucine), ora sostituiti dalla galleria dell'Apocalisse.

Strutture abbattute[modifica | modifica wikitesto]

Sala Grande[modifica | modifica wikitesto]

La sala Grande del castello di Angers risale al periodo conteale, cioè il IX secolo. Si tratta di una sala per riunioni e cerimoniali dove conte esercitava il potere. La prima sala, grande 300 m², fu ampliata nel XI secolo fino a 500 m².[2] Nel XII secolo, probabilmente dopo l'incendio del 1131, la sala Grande si dotò di piccole finestre ad arco e della porta attuale, semicircolare, decorata con bastoni spezzati.[48] L'ex aula carolingia fu modificata nuovamente verso la fine del XIV secolo e vennero aperte grandi bifore. Fu installato un camino monumentale. La porta del XII secolo si è conservata fino ad oggi. Dei documenti risalenti dal 1370 menzionano, dal lato del Maine, lo sviluppo delle finestre e del camino.[49]

Cappella di Saint-Laud[modifica | modifica wikitesto]

Probabilmente nel castello esisteva già alla fine del IX secolo una cappella intitolata a Santa Genoveffa, che ricevette in questo periodo le reliquie del vescovo di Coutances, Laud, che diede il nome alla chiesa.[12]

Verso il 1060 il conte d'Angiò Goffredo Martello creò un capitolo di canonici al fine di garantire il culto. La cappella fu distrutta una volta all'inizio del XII secolo, quindi ricostruita e consacrata dal vescovo di Angers Renaud Martigné l'8 giugno 1104.[12] La chiesa venne nuovamente distrutta da un incendio e fatta ricostruire nel 1131 da Enrico II. Anche se parzialmente nascosta dalla ricostruzione del Castello ad opera di San Luigi, funse da cappella del castello fino al XIV secolo, quando venne sostituita dalla nuova cappella voluta da Iolanda d'Aragona.[12]

I resti della cappella sono stati scoperti nel 1953 durante lo scavo della galleria dell'Apocalisse. Si scoprì che misurava cinque metri per cinque ed era chiusa da una volta in pietra semicircolare. Ci sono ancora, sulle colonne della parete nord, dei capitelli scolpiti.[50] Ora la cappella è visibile dalla galleria dell'Apocalisse insieme ai resti di una torre gallo-romana.[51]

Strutture non abbattute o moderne[modifica | modifica wikitesto]

Galleria dell'Apocalisse[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Arazzo dell'Apocalisse.

La galleria, alta 4,5 metri,[38] fu costruita tra il 1953 e il 1954 dal capo architetto dei monumenti storici Bernard Vitry per ospitare l'omonimo arazzo.[52] È alta nove metri ed è leggermente ribassata rispetto al suolo in modo da non superare l'altezza delle pareti. La galleria forma un angolo retto e cade sul percorso dei vecchi edifici che chiudevano la corte signorile. La prima parte è lunga 40 metri, la seconda 56.[12] Per renderla armonica con gli edifici circostanti le facciate furono rivestite interamente con dello scisto. All'interno, la galleria presenta dei rigonfiamenti in larghezza dovuti alla presenza delle torri della cinta.[53]

L'arazzo dell'Apocalisse è conservato qui dal 1954, nonostante le aperture che lasciano passare la luce esterna ne rovinino i colori.[54] Furono perciò installate delle tende nel 1975, e nel 1980 vennero posizionate delle barre affinché l'arazzo non venisse a contatto con il muro. Inizialmente la galleria aveva uno sfondo rosso, quindi, nel 1982, questo venne sostituito da uno beige e nel 1996 da uno blu scuro. Per limitare il degrado dei colori, la temperatura viene mantenuta costante e la luce è filtrata.[55] Nella galleria si trovano anche spiegazioni riguardanti gli usi e i costumi tipici del XIV secolo.[38]

Castelletto[modifica | modifica wikitesto]

Il castelletto è l'entrata al cortile signorile venendo da ambo le porte. Fu fatto costruire dal duca Renato d'Angiò e venne completato nel 1456.[56] È opera dell'architetto angioino Guillaume Robin.[48]

Sopra il passaggio per accedere al cortile, si compone di due piani con una torretta che ospita la scala. È affiancato da tre torri sporgenti sostenute da contrafforti e coperte da un tetto conico,[56] proprio come nel castelletto del castello di Saumur.[57] Le torrette sono fuori dall'asse dell'edificio, così da conferirgli un aspetto asimmetrico. Il tetto dell'edificio principale è il risultato di una modifica apportata durante la costruzione.[58] Il portico d'ingresso ha un arco ribassato sormontato da un archivolto. Dal lato del cortile l'arco parte da un lato da un capitello, mentre dall'altro scende a terra direttamente.[48]

L'interno è costituito da un piano e da un sottotetto.[48] Il piano venne in seguito abitato dal figlio di Renato, Giovanni II di Lorena; quindi divenne una prigione nel 1707.[58]

Cappella[modifica | modifica wikitesto]

All'interno del castello si trova la cappella costruita su volontà di Iolanda d'Aragona, moglie di Luigi II d'Angiò.[23] La sua costruzione iniziò nel 1405 e si concluse nel 1413.[59][37] Dedicata a San Giovanni Battista,[60] con la sua unica navata rettangolare ed i tre archi angioini, essa riprende lo stile architettonico gotico-angioino.[61] L'edificio è ampio (lungo 22,85 metri e largo 11,90) e basso (le volte sono di 14,90 metri) con le decorazioni tipiche del XV secolo.[60] Le tre chiavi di volta sono finemente scolpite: la prima rappresenta le braccia di Luigi II e Iolanda, la seconda è decorata con lo scudo coronato di Luigi II, la terza contiene una doppia croce, simbolo della Vera croce d'Angiò, reliquiario di proprietà della Casa d'Angiò che venne esposto nella cappella tra il 1412 e il 1456.[61] Le porte visibili ora sono quelle gotiche originali.[12]

Sul lato sud è stato collocato oratorio signorile, o loggia:[62] costruito sotto Iolanda, venne migliorato da Renato che vi aggiunse un triplo arco scolpito. L'oratorio è decorato, dal lato della cappella, con cornici di pietra, anche se tutti gli ornamenti più importanti sono stati distrutti durante l'occupazione militare dell'edificio.[62]

Vi si accede tramite una porta esterna o dalla cappella. Un camino, nascosto dall'esterno da un contrafforte ed un pinnacolo, riscaldava la struttura.[61][56]

L'illuminazione avviene principalmente attraverso il lato rivolto verso est. Inoltre ogni trave è illuminato da due finestre, una a nord ed una sud. Le finestre originali sono state distrutte. Tuttavia è ancora possibile trovare nel baldacchino sud della prima campata i resti di un vetro colorato quattrocentesco originariamente appartenente all'abbazia di Louroux. Trasportato nel 1812 presso la chiesa di Vernantes, fu posto nel 1901 presso il Museo di Archeologia e ricomposto nella cappella del vecchio ospedale di San Giovanni d'Angers. Giunse nella cappella del castello nel 1951.[61] Un ritratto raffigura il re Renato e sua moglie Giovanna di Laval inginocchiati in preghiera di fronte alla Vergine.

Casa Reale[modifica | modifica wikitesto]
La casa Reale

La casa Reale fu fatta costruire da Luigi II d'Angiò nel 1410:[37] in quel periodo gli edifici si allungavano fino quasi al Maine per tornare alla sala Grande, chiudendo il cortile,[63] mentre oggi rimane solo il tratto di edificio adiacente alla cappella, essendo stata parzialmente distrutta nel 1858.[64]

Galleria del re Renato[modifica | modifica wikitesto]
La galleria del re Renato restaurata in seguito all'incendio

La Galleria del re Renato fu costruita tra il 1435 e il 1453 dal duca Renato d'Angiò. È composta da quattro blocchi separati da contrafforti, sotto ognuno dei quali sono state costruite due finestre per l'illuminazione dei due piani della galleria. Gli architetti del duca d'Angiò, Jean Gendrot e André Robin, eseguirono una facciata in gran parte in vetro, molto insolita nel XV secolo.[65] La galleria misura quindici metri di larghezza con una lunghezza di ventitré metri e vi sono ben undici finestre. Le chiavi di volta del primo piano sono decorate con disegni degli stemmi di Renato d'Angiò o con la croce d'Angiò. Nella parte inferiore della galleria una porta murata testimonia l'antica presenza di altri edifici, ora distrutti.[48]

La scala è nell'angolo formato dalla cappella e dalla Casa reale e collega il primo ed il secondo piano della casa. Inoltre, tramite la stessa scala, si accede alla soffitta della cappella.[63] La parte superiore della scala è chiusa da sedici volte separate da nervature. Dove queste si incontrano si leggono due lettere del motto di Renato: EN DI EU EN SO IT (En Dieu, en soit, in italiano: Sia secondo la volontà di Dio).[63]

La costruzione della galleria e della scala permise l'accesso indipendente ad alcune parti del palazzo. Fornisce anche un doppio accesso e all'alloggio del Siniscalco d'Angiò e al cortile nord, dove si tenevano feste e cerimonie.[65][66]

Alloggio del governatore[modifica | modifica wikitesto]
L'abitazione del governatore

L'edificio attuale risale al XVIII secolo,[18] mentre le due ali che lo fiancheggiano sono della seconda metà del XVI secolo.[52] Durante la costruzione del palazzo attuale venne aperta una grande vetrata sul lato est. L'edificio ha quattro camere al primo piano. Nel secondo, le finestre furono posizionate per ottimizzare l'illuminazione e non lasciare nessun angolo al buio.[53]

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Gestione[modifica | modifica wikitesto]

Il castello è gestito dal Centre des monuments nationaux e nel 2013 ha ospitato 184 518 visitatori.[67] Il suo amministratore, dal 2011, è Patricia Corbet,[68] succeduta a Antoine Lataste (dal 2009 al 2011),[69] a sua volta successore di Gérard Cieslik (2006-2009).[70]

Per visitare il monumento[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello è aperto in orari differenziati l'inverno e l'estate: dal 2 maggio al 4 settembre è visitabile dalle 9.30 alle 18.30, dal 5 settembre al 30 aprile dalle 10.00 alle 17.30; giorni di chiusura sono il 1º gennaio, il 1º maggio, 1º novembre, l'11 novembre e il 25 dicembre. Per quanto riguarda la tariffa d'accesso, questa è 8,50 € per gli adulti e 5,50 € per chi godesse di riduzione: l'accesso è gratuito per le persone sotto i 18 anni e per i cittadini europei sotto i 26. Chi visitasse il monumento facendo parte di un gruppo costituito da più di 20 persone, gode di una riduzione, pagando un biglietto da 6,50 € per l'accesso.[71]

Visite ed entrate negli anni[modifica | modifica wikitesto]

Anno 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013
Accessi 173 702  168 806  171 404  170 991  160 583  171 378  141 171  145 724  139 543  136 367  150 150  143 883  188 550  168 607  180 931  166 533  184 518 
Entrate 597 939  601 754  599 258  553 324  582 120  593 759  558 333  576 061  633 107  657 222  724 658  760 515  671 293  578 072  614 403  697 726  776 322 
Fonti [72] [72] [72] [72] [72] [72] [73] [74] [75] [76] [77] [78] [79] [80] [81] [82] [67]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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  14. ^ Mallet, p. 15.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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