François Villon
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| « Eh Dieu! si j'eusse étudié / du temps de ma jeunesse folle ... » | |
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(François Villon)
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François Villon - vero nome François de Montcorbier (Parigi, 1431 o 1432 – dopo il 1463) è stato un poeta francese, ladro e vagabondo che visse per lungo tempo come un bandito, emarginato e ricercato.
Per quattro volte arrestato per episodi di malavita, fino a essere condannato a morte, fu sempre rilasciato ma poi nuovamente catturato e imprigionato[1]
Fu proprio in carcere che scrisse le sue opere maggiori. Per il valore dei suoi versi - e principalmente per il suo capolavoro poetico, i poemi raccolti nei Testamenti - è ritenuto uno dei precursori della corrente letteraria dei maudits, i poeti maledetti.
Nelle parole di Charles Augustin Sainte-Beuve, uno dei maggiori critici letterari del XIX secolo, Villon può essere considerato
| « l'anello più lontano cui i poeti francesi moderni si possono riallacciare in maniera più agevole. » |
Le uniche fonti contemporanee di cui si dispone circa la sua vita, oltre alle sue opere, sono sei documenti amministrativi relativi ai processi cui fu sottoposto. Tali documenti sono stati scoperti da Marcel Schwob a fine Ottocento. È quindi necessario - nell'analizzare la complessa figura di questo poeta - separare i fatti stabiliti con una certa attendibilità dalla leggenda Villon, alimentata dall'autore medesimo attraverso la sua produzione letteraria[2].
La sua opera più conosciuta è La ballata degli impiccati.
Indice |
[modifica] Le nevi di un tempo
Secondo molti critici, dalla sua poesia viene fatta derivare la forma della villanella da cui sarebbe venuta successivamente la canzone napoletana di ambientazione agreste.
Pressoché sconosciuto al tempo in cui visse, Villon ebbe notorietà solo a partire dal XVI secolo quando le sue opere furono recuperate e pubblicate da Clément Marot. Il famoso verso "Mais ou sont les neiges d'antan?" ("Dove sono le nevi di un tempo?") è forse uno fra i più tradotti e citati della letteratura.
Della giovinezza e della vita di Villon, nonostante la voluminosa biografia pubblicata nel 1982 da Jean Favier, non si sa in definitiva molto, eccetto che nacque a Parigi da umile famiglia, probabilmente lo stesso anno di Vlad III, il conte Dracula.
Anche il suo vero nome è controverso: fra i vari che gli sono stati attribuiti, i più attendibili sono quelli di François de Montcorbier o François des Loges; nella storia della poesia però è rimasto con il nome di Villon, che con un gioco di parole potrebbe far riferimento al furetto, dando così già una chiave di lettura del personaggio. Analogamente al nome, anche la stessa data di nascita (1431 o 1432) è dibattuta; quella di morte, poi, è addirittura sconosciuta poiché da un certo punto in avanti non si hanno notizie certe sulla sua vita.
[modifica] La vita
[modifica] La prima giovinezza
Orfano di padre, fu affidato dalla madre - per la quale avrebbe poi scritto una delle sue più famose ballate - ad un benefattore, Guillaume de Villon, canonico e cappellano di Saint-Benoît-le-Bétourn, che lo mandò a studiare quando era all'incirca ventenne alla Facoltà delle arti di Parigi. Raggiunto il diploma nel 1452, il giovane Villon abbandona gli studi preferendo affrontare l'avventura per vivere come un bohèmien ante litteram. Erano gli anni successivi alla guerra dei cento anni, colmi di brutalità e di epidemie.
Il 5 giugno 1455 avvenne l'episodio che gli cambiò la vita e che è storicamente provato: mentre passeggiava in compagnia di un prete di nome Giles e di una ragazza chiamata Isabeau, incontrò nella rue Saint-Jacques un bretone, Jean le Hardi, maestro d'arte, in compagnia a sua volta di un religioso, tale Philippe Chermoye o Sermoise o Sermaise; scoppiò una rissa, non si sa per quale motivo, nella quale Chermoye rimase ferito mortalmente. Accusato dell'uccisione del religioso, Villon fu costretto a lasciare Parigi.
[modifica] Poeta e malfattore
Catturato, venne in qualche modo rilasciato nel gennaio 1456; aveva circa venticinque anni (come testimoniano documenti ufficiali) e - se non bastasse - un alias in più, quello di Michel Mouton. Passò i cinque anni successivi peregrinando, non senza altre disavventure, lungo la valle della Loira fino a raggiungere Angers dove viveva un suo zio monaco.
Fu prima di lasciare Parigi che compose ciò che è ora conosciuto come Petite testament (Piccolo testamento) o Le Lais (Lascito), opera che mostra parte della profonda amarezza e rammarico per il tempo sciupato (e che è riscontrabile anche nel suo lavoro successivo, Le grand testament, Il grande testamento). In realtà, i veri guai per Villon erano ancora solo all'inizio.
Nel 1458 in base alla delazione di un complice, Guy Tabarie, venne incriminato per una rapina compiuta due anni prima nella cappella del collegio di Navarra. Villon fu così costretto a darsi ancora una volta alla macchia e a trovare rifugio e protezione grazie a nobili amici che non si sa né come né dove avesse conosciuto.
Arrestato nuovamente nell'estate del 1461, per ordine del vescovo Thibault d'Aussigny a Meung-sur-Loire, per un altro furto in una chiesa, fu amnistiato e rimesso in libertà il 2 ottobre dello stesso anno.
Rientrato a Parigi, non fece a tempo a scrivere Il testamento che incappò nuovamente (1462) nelle maglie della giustizia, sempre a causa di furti e risse. Fu torturato, processato e condannato, ma il giudizio annullato il 5 gennaio del 1463.
Bandito dai giudici, Villon fece da allora perdere ogni sua traccia.
[modifica] La poesia di Villon
Villon ha rinnovato tanto la forma poetica del suo tempo quanto - e forse ancor maggiormente - i suoi temi.
Ha cantato le donne di Parigi e quelle del tempo che fu, inclusa la Grosse Margot, ha riconosciuto il valore dell'amicizia e pregato inginocchiato davanti a Notre-Dame: acuto osservatore e profondo conoscitore della cultura e dello spirito medievale, con una sorta di controtempo ritmico e sincopato ha stravolto i valori e le regole dell'ideal cortese fino ad allora in uso ponendoli in burla con audaci innovazioni del linguaggio.
| La ballata delle cose da niente |
| (Ballade des menus propos - 1458) So vedere una mosca nel latte, / So valutare dal colletto la giubba / So distinguere un cavallo da un mulo, / Principe, so tutto in fin dei conti, / |
Nonostante la parvenza baldanzosa e il suo fare scanzonato, i suoi versi sono spesso contrassegnati da tristezza e rimpianto: Il grande testamento, si è detto, è considerato il suo capolavoro e completa il Lascito (Lais, o Il piccolo testamento).
Ne Il grande testamento, lungo poema iniziato a scrivere nel 1462 in forma autobiografica in duemilaventitré versi suddivisi in centottantasei stanze alternate a tre rondeau e sedici ballate - traspare l'angoscia per la morte che Villon sente prossima dopo la condanna che gli è stata sentenziata contro; con singolare quanto suggestiva ambiguità, il poeta ricorre ad misto di riflessioni esistenziali, invettive e fervori religiosi, usando accenti sinceramente patetici e assolutamente innovativi per l'epoca.
[modifica] Opere principali
- Il piccolo testamento (Le lais o Petit testament - 1456)
- Il grande testamento (Le testament o Le grand testament - 1461)
- La ballata degli impiccati (Ballade des pendus o L'épitaphe Villon, L'epitaffio di Villon - pubblicato postumo nel 1489)
- La ballata del buon consiglio (Ballade du bon conseil)
[modifica] Note
- ^ Buona parte, se non la quasi totalità, del materiale costituente il presente articolo è stata ripresa, e comunque adattata, dalle corrispondenti versioni inglese e francese di Wikipedia. Contestualmente alla versione inglese, anche in questo caso parte delle notizie riguardanti la vita di François Villon sono state desunte dalla versione del 1911 - di pubblico dominio - della Encyclopaedia Britannica.
- ^ Vedi (FR) Approfondimento biografico: un articolo di Gert Pinkernell
[modifica] Altri progetti
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Wikiquote contiene citazioni di o su François Villon
[modifica] Collegamenti esterni
- (FR) Société François Villon - versioni originali degli scritti di Villon
- (FR) Le grand testament e altri versi
- La canzone d'autore: Villon e la musica di Georges Brassens e Fabrizio De André


