Carcere

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Un carcere, in Italia, è definito come il complesso degli istituti di pena previsti dall'ordinamento penitenziario italiano, destinati all'espiazione della pena della reclusione od al trattenimento in custodia cautelare.

Possono essere condannati alla detenzione sia soggetti definitivamente condannati come anche soggetti in attesa di giudizio in relazione a reati di una particolare gravità[1], oltre che a reati di particolare allarme o pericolo sociale[2]: si parla in quest'ultimo caso di carcerazione preventiva o custodia cautelare.[3]

Ingresso del carcere di Regina Coeli a Roma

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Come nel resto d'Europa, dalla fine del secolo XVIII la prigione (o carcere) divenne un luogo di pena, anzi l'unica pena assieme alla multa ed alla pena di morte (che divenne di applicazione più rara dopo gli eccessi visti durante la Rivoluzione francese del 1789), abbandonandosi definitivamente le punizioni corporali come forma di pena e la pena di morte come supplizio (che durava parecchie ore durante le quali il condannato subiva sulla pubblica piazza orribili torture sino a che sopraggiungeva, il più lentamente possibile, la morte); le pene corporali tuttavia sopravvissero per parecchio come mezzo per mantenere la disciplina nel segreto delle prigioni (in Italia le pene corporali per i detenuti sono state abolite meno di cinquant'anni fa), pur essendo meno cruente di quelle dei vecchi regimi assolutistici, ove avevano lo scopo primario di terrorizzare in pubblico le folle per dissuaderle dal compiere violazioni delle leggi e ribellioni verso l'autorità costituita. La pena di morte fu abolita in Italia dopo la liberazione dal nazi-fascismo (25 aprile 1945), anche se formalmente con l'entrata in vigore dell'art. 27 della Costituzione repubblicana, in vigore dal 1º gennaio 1948.[4]

La costituzione ha superato, pur non negandola, la pregressa concezione punitiva della pena (quella che i giuristi definiscono la "funzione retributiva della pena", cioè il pagamento del debito creato verso la società con la violazione della legge), mutuando dalle teorie positivistiche che, poiché il reato viene commesso anche per difficoltà sociali o devianze o limiti antropologici od educativi del colpevole e quindi una parte di colpa è da ascrivere all'ambiente sociale del reo, la pena deve avere innanzitutto una funzione rieducativa e di riadattamento sociale e non può quindi essere crudele, pur dovendo mantenere anche una funzione di deterrente sociale e di corrispettivo verso la società[5]; infatti l'art. 27 della Costituzione recita anche: ...Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato... Del resto, poco dopo[6] l'Italia sottoscrisse la Convenzione per i diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, formata dal Consiglio d'Europa sotto l'egida delle Nazioni Unite, che vieta espressamente (tra l'altro) ogni tipo di tortura (art. 3) e la punizione senza equo processo (art. 6) in base a legge già in vigore al momento del reato (art. 7), anche se la relativa ratifica, cioè l'entrata in vigore in Italia di tale convenzione, divenne effettiva solo dal 10 ottobre 1955[7] e la legge penitenziaria del 1931 (di tutt'altra ispirazione) restò in vigore sino al 25 agosto 1975[8].

Disciplina normativa[modifica | modifica wikitesto]

Ai sensi dell'art. 59 della legge 26 luglio 1975 n. 354 ("Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà")[9] gli istituti penitenziari per adulti si dividono in quattro categorie:[10]

  1. istituti di custodia cautelare(156 istituti con 50.447 detenuti nelle case circondariali al 1.1.2014, di cui 28.662 condannati definitivamente, di regola a pene inferiori a tre anni[11]);
  2. istituti per l'esecuzione delle pene(42 case di reclusione con 10.822 detenuti al 1.1.2014, di cui 9.649 condannati definitivamente, di regola a pene superiori a tre anni complessivi[11]);
  3. istituti per l'esecuzione delle misure di sicurezza (7 istituti in Italia con 1.221 reclusi al 1.1.2014[11]);
  4. centri di osservazione (nessun istituto operante).


Istituti di custodia cautelare
Sono destinati ai reclusi in attesa di giudizio. L'articolo 60 dell'ordinamento penitenziario li distingue in case circondariali e mandamentali. Le prime sarebbero per la reclusione degli imputati a disposizione di qualunque autorità giudiziaria, le seconde per quelli a disposizione del pretore, ma con la soppressione della figura del pretore per la normativa che ha istituito il giudice unico (decreto legislativo 19 febbraio 1998 n.51) e quindi lo svuotamento del concetto di "mandamento" è venuta meno la distinzione funzionale tra i due tipi di casa: entrambi sono destinati alla custodia degli imputati a disposizione dell'autorità giudiziaria e dei fermati o arrestati e dei detenuti in transito, ma anche per i detenuti con pene definitive brevi (fino a tre anni)[12]. Le vecchie case mandamentali comunque non esistono più, essendosi ritenuti poco efficienti le carceri troppo piccole.
Istituti per l'esecuzione delle pene
Previsti dall'art. 61 dell'ordinamento penitenziario sono le case di arresto per l'espiazione della pena dell'arresto (mai istituite) e le case di reclusione per l'espiazione della pena della reclusione.[13]
Istituti per l'esecuzione delle misure di sicurezza
Individuati dall'art. 62 dell'ordinamento penitenziario, sono: le colonie agricole, le case di lavoro, le case di cura e custodia, gli ospedali psichiatrici giudiziari[14], questi ultimi già formalmente aboliti nel 2012, ma ancora provvisoriamente in funzione (con reclusi in diminuzione).
Centri di osservazione
Creati come istituti autonomi o sezioni di altri istituti nel 1961 con circolare ministeriale che per l'avvio di una sperimentazione relativa all'osservazione scientifica della personalità dei detenuti; questa sperimentazione fu avviata solo nell'istituto di Rebibbia, a Roma, e successivamente abbandonata.[15]

Spesso nello stesso Istituto penitenziario convivono sezioni che funzionano come case circondariali con altre sezioni destinate all'esecuzione delle pene.

La legge del 1975, modificata molte volte, soprattutto in merito alle pene alternative alla detenzione, stabilisce i principi generali cui deve attenersi la permanenza in carcere.

L'art. 1 recita:

« Il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona.
Il trattamento è improntato ad assoluta imparzialità, senza discriminazioni in ordine a nazionalità, razza e condizioni economiche e sociali, a opinioni politiche e a credenze religiose.
Negli istituti devono essere mantenuti l'ordine e la disciplina. Non possono essere adottate restrizioni non giustificabili con le esigenze predette o, nei confronti degli imputati, non indispensabili ai fini giudiziari.
I detenuti e gli internati sono chiamati o indicati con il loro nome.
Il trattamento degli imputati deve essere rigorosamente informato al principio che essi non sono considerati colpevoli sino alla condanna definitiva.
Nei confronti dei condannati e degli internati deve essere attuato un trattamento rieducativo che tenda, anche attraverso i contatti con l'ambiente esterno, al reinserimento sociale degli stessi. Il trattamento è attuato secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti.
 »

Ad oggi, l'attuazione pratica della legge quanto a "trattamento rieducativo" e "reinserimento sociale" è, stando alle cronache e alle testimonianze, generalmente assai carente. In particolare, il lavoro carcerario[16] è regolamentato da norme obsolete, che lo rendono una concessione - rara, e spesso arbitraria - anziché l'esercizio di un diritto e di una possibilità di effettivo reinserimento.

Il garante dei diritti dei detenuti[modifica | modifica wikitesto]

Per mantenere effettivi i diritti dei detenuti, così come garantiti dall' Ordinamento penitenziario, che per legge dovrebbero esser già garantiti dall'amministrazione penitenziaria e con la ulteriore vigilanza dei magistrati di sorveglianza, diverse regioni o comuni hanno istituito un garante dei diritti dei detenuti con funzione di sollecitazione verso l'amministrazione penitenziaria, garanti che poi hanno trovato riconoscimento legislativo dall'autorizzazione loro concessa di visitare le carceri ed incontrare i detenuti.

Dal 2014[17] è stato istituito il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà,[18] organismo dotato di effettivi poteri di controllo dello stato di detenzione, anche su indicazione dei garanti locali da vari comuni o regioni, nel mentre viene pure istituito un effettivo procedimento giudiziario avanti il magistrato di sorveglianza competente per l'accertamento ed il rimedio ad eventuali abusi.

Termini ed espressioni connesse[modifica | modifica wikitesto]

  • secondino è definita nel parlare comune la guardia carceraria
  • superiore è definita nel gergo dei detenuti la guardia carceraria
  • lavorante è definito dall'amministrazione chi svolge un lavoro (retribuito simbolicamente) in favore dell'amministrazione stessa, che può essere di pulizia uffici, cucina dei pasti per i detenuti, distribuzione dei pasti ai detenuti, manutenzione degli edifici dell'amministrazione, spesino
  • casanza è definito nel gergo dei detenuti il vitto fornito dall'amministrazione
  • peculio è giuridicamente definita la somma nella disponibilità del detenuto (in quanto nelle proprie tasche al momento dell'arresto o derivante da lavoro retribuito svolto all'interno del carcere o versata da terzi dall'esterno), depositata in apposito fondo (peculium era nel diritto romano il denaro od altri beni di proprietà di uno schiavo, in quanto derivante da assegnazioni del padrone o premi o mance, anche di terzi), utilizzabile solo per il sopravvitto, il pagamento delle spese di mantenimento sostenute dall'amministrazione, il sostegno economico alla propria famiglia od il pagamento di spese legali e non pignorabile per altri debiti del detenuto
  • sopravitto sono giuridicamente definiti i beni che un detenuto ha facoltà di acquistare all'interno del carcere con le somme disponibili come peculio
  • spesino è definito nel gergo dei detenuti il detenuto addetto, su controllo e designazione dell'amministrazione penitenziaria, a raccogliere le richieste dei detenuti per i generi da ottenere come sopravitto ed a consegnarli, dopo averli ottenuti dal magazzino dell'amministrazione

Dati sulla popolazione carceraria[modifica | modifica wikitesto]

In base ai dati attuali,[19]l'aumento della popolazione carceraria, anche in rapporto ai recenti ingressi immigratori[20], ha generato nell'ultimo decennio un forte sovraffollamento degli istituti di pena[21], che deteriora ulteriormente la qualità della vita dei detenuti, già provati per le condizioni di limitata libertà. Le difficoltà strutturali possono in taluni casi essere attenuate dalla qualità gestionale: un esempio è quello della Casa Circondariale di Forlì[22].

Più volte lo Stato ha cercato di ridurre le tensioni indotte dal sovraffollamento carcerario attraverso indulti (l'ultimo nel 2006) o amnistie (l'ultima nel 1989), che però, in assenza di interventi strategici sulla durata dei processi e sulle misure alternative alla detenzione, creano grandi dibattiti, ansia (spesso fomentata) nella pubblica opinione, e nessun miglioramento strutturale nella situazione carceraria complessiva[23].

Sin dal 1999 una raccomandazione del Consiglio dei Ministri della Comunità Europea invitava tutti gli stati aderenti ad adottare misure per evitare situazioni di sovraffollamento carcerario (REC 1999/22), ma l'Italia è stato l'unico Stato che ad oggi non è riuscita a dar seguito alla raccomandazione[24].

Il sistema che provoca il sovraffollamento è anzitutto l'abnorme ricorso alla carcerazione preventiva, cioè prima della condanna[25]; nonostante si siano più volte irrigidite le norme che consentono l'arresto prima del processo, nonostante i giornali siano pieni di notizie di colpevoli colti in flagrante a commettere gravi reati dopo poco scarcerati dai giudici, l'arresto prima del processo è diventata infatti un'abitudine dei giudici quando consegua a complesse e lunghe indagini che si vuole portino al riconoscimento della colpa da parte degli indagati, a comprova dell'accuratezza delle indagini eseguite: ed il miglior modo per ottenere una confessione è trattenere l'imputato in una condizione di particolare disagio, a cui può facilmente sottrarsi ottenendo gli arresti domiciliari od addirittura la libertà in attesa del processo, confessando il proprio reato ed accusando tutti i propri complici[26], con la conseguenza assurda che quasi metà dei carcerati è in attesa di processo restando in carcere solo perché non ha voluto confessare di aver commesso il reato[27], con l'ulteriore assolutamente abnorme conseguenza che circa metà di loro verrà poi assolta quando si farà il processo, nonostante magari le accuse o conferme dei complici che nel frattempo hanno ottenuto la scarcerazione[28].
Il responsabile dell' Unione Camere Penali Italiane (UCPI) ha affermato al riguardo[29]: "invece di depenalizzare, dal 1999 ad oggi abbiamo prodotto 320 nuove norme"..."Dovrebbe esserci un cambiamento culturale e uno delle norme. Gli stessi giudici hanno una visione del carcere come strumento d’indagine, quando dovrebbe essere invece l’extrema ratio".

L'altro fatto che ha provocato un eccezionale aumento del numero dei detenuti è la severità della normativa italiana in materia di spaccio o traffico o coltivazione di sostanze stupefacenti, tanto che oltre un terzo dei detenuti è in carcere per reati connessi alla droga; tale motivo di affollamento sta riducendosi poco alla volta, dopo che nel febbraio 2014 la Corte Costituzionale ha ripristinato una punizione più ridotta per lo spaccio di droghe cosiddette "leggere" .

La terza più evidente causa del soprannumero dei detenuti è la parsimonia con cui vengono concesse le misure alternative alla detenzione, che pur esistono dal 1975 in forme simili a quelle degli altri paesi. Infatti in Italia solo il 15% delle condanne vengono scontate con misure alternative alla detenzione in carcere, mentre sono ad esempio il 70% in Francia ed addirittura l'85% in Spagna ed in Gran Bretagna[30]. Infatti, secondo i dati ufficiali[31], in Italia al 31.12.2012 i condannati in affidamento esterno erano 6.803, oltre a 3.147 che usufruivano di misure speciali per tossicodipendenti e 36 utilizzatori di misure speciali per affetti da AIDS, a fronte di 65.701 detenuti presenti in carcere, oltre a 858 autorizzati ad uscire dal carcere per lavorare nelle ore diurne dei giorni feriali (regime definito di semilibertà). A seguito di tutta una serie di misure deflattive dell'elevato (in rapporto alla capienza degli istituti) numero di detenuti approvate con più provvedimenti tra il giugno 2013 ed il giugno 2014[32], i reclusi sono scesi al 30 giugno 2014 a 58.092, di cui 36.926 condannati definitivi[33], permanendo, seppur attenuata, la condizione di netto sovraffollamento. I detenuti sono diventati 54.195 (di cui 35.197 con condanna definitiva) al 30 settembre 2014[34] a seguito dell'impegno messo dal governo con varie misure per ridurne il più possibile il numero, soprattutto di quelli in attesa di giudizio e degli stranieri con brevi condanne definitive (che vengono di regola espulsi dall'Italia se non hanno i requisiti per ottenere misure alternative alla detenzione[35]), pur restando ancora nelle carceri italiane ancora 17.522 stranieri al 30 settembre 2014, di cui 2.891 cittadini marocchini, 2.854 rumeni e 2.409 albanesi[36]. Comunque la riduzione si è fermata lì, perché già al 31 ottobre 2014 il numero dei detenuti era risalito a 54.207 a fronte di una capienza degli istituti di pena di 49.327 posti[37].

La situazione nel 2009/2010[modifica | modifica wikitesto]

Nel settembre 2009 il numero dei detenuti italiani ha raggiunto i massimi livelli dal dopoguerra, con un totale attorno ai 64.000 (150% circa della capienza massima tollerabile e 280% della capienza massima regolamentare, in media - ma già ben oltre in molte regioni e per la popolazione maschile[38]), nonostante il calo dei numero dei reati negli ultimi due anni. Ma ovviamente la media è fatta di istituti modello (ad esempio Bollate) che rispettano la capienza regolamentare, di detenuti di alta pericolosità (soprattutto i condannati per mafia), che (scontando un regime di isolamento) sono in capienza regolamentare, di detenuti con lunghe pene che si cerca di mantenere entro la capienza tollerabile (che vuol dire il doppio della capienza regolamentare) e di detenuti in attesa di giudizio o con pene brevi (entro i tre anni), che si ritiene possano sopportare di più il sovraffollamento (di regola in quattro o cinque nella cella destinata ad un solo detenuto secondo la capienza regolamentare). Ciò ha prodotto una marcata riduzione degli spazi disponibili, e la scomparsa degli spazi comunitari, oltre ad un raddoppio dei numero di suicidi (45 nei primi sette mesi del 2009, rispetto al 2008); mentre il numero delle misure alternative erano scese al minimo storico (10.000)[39], soprattutto a causa delle norme restrittive della legge ex Cirielli.

L'Italia inoltre è stata per la prima volta condannata[40] dalla Corte Europea dei diritti dell'uomo per "trattamenti inumani e degradanti", con risarcimento danni a carico[39].

Il ministro della giustizia del governo Berlusconi, Angelino Alfano, ha annunciato un "piano carceri" con la costruzione di 17.000 posti in più entro il 2012, facendo approvare dal governo l'art. 20 del decreto legge 29 novembre 2008 n. 185, convertito poi nella legge n. 2/2009, con cui venivano decise procedure straordinarie particolarmente accelerato con la nomina di un commissario "ad hoc"[41]. Lo stesso ministro, nel gennaio 2009, aveva parlato di carceri fuorilegge. A tal fine Alfano prevedeva di recuperare fondi dalla Cassa delle ammende, ente preposto al finanziamento dei programmi di reinserimento, per l'edilizia carceraria[39].

Successivamente nel maggio 2010 lo stesso ministro Angelino Alfano, di fronte all'evidenza che il piano carceri, nonostante la nomina del un "commissario ad acta" e la sua successiva sostituzione con maggiori poteri per lo snellimento delle procedure prescindendo dalle farraginose procedure normali, sarebbe stato realtà solo nel giro di diversi anni, di fronte all'insostenibilità della situazione di estrema criticità con 64.000 detenuti in istituti fatti per ospitarne 24.000 (capienza regolamentare) o sino a 47.000 (capienza massima tollerabile), senza contare che vi erano (e vi sono) padiglioni chiusi per i lavori di ampliamento, propose ed ottenne l'approvazione del Consiglio dei ministri per un disegno di legge[42], che prevedeva che tutti i detenuti (esclusi i recidivi e quelli condannati per particolari reati previsti dall'art. 4 bis Ordinamento penitenziario, come ad esempio i mafiosi) potessero scontare presso il proprio domicilio (detenzione domiciliare) gli ultimi dodici mesi di pena provvisoriamente sino a quando non fosse attuato il piano carceri, attuazione ivi indicata nel 31.12.2013, beneficio in teoria applicabile a più di 10.000 detenuti. Nel contempo venivano pesantemente aumentate (triplicate) le pene per le evasioni dalla detenzione domiciliare (art. 385 Codice Penale). La relativa legge[43], soprannominata "svuotacarceri", entrò in vigore a dicembre 2010, quando i detenuti erano ormai diventati 67.000, ma sortì modesti effetti (circa 3.000 detenuti assegnati alla detenzione domiciliare) perché quasi tutti i magistrati di sorveglianza richiedono un verbale di accertamento dell'idoneità del domicilio (quindi regolarità urbanistica, impianti a norma, facile controllabilità da parte delle forze dell'ordine, consenso degli altri conviventi), mentre la maggior parte dei potenziali beneficiari aveva a disposizione solo abitazioni fatiscenti o, il più spesso, non avevano mai avuto un'abitazione effettiva in Italia. È curioso che già esisteva una norma dell'Ordinamento penitenziario che prevedeva la possibilità per i detenuti di scontare al proprio domicilio gli ultimi due anni di carcerazione[44], norma sino ad allora scarsamente applicata, ma il fatto di ribadirla con un provvedimento d'urgenza appariva come una sollecitazione ad una più ampia applicazione, senza contare che la competenza ad applicarla (nell'ambito di prima 12 e poi 18 mesi) è stata trasferita dai Tribunale di sorveglianza ai Magistrati di sorveglianza competenti. Tuttavia l'effetto sulla numerosità della popolazione carceraria è stato minimo perché la norma prevede che il Magistrato di Sorveglianza possa concedere la detenzione presso un proprio domicilio idoneo per gli ultimi mesi di pena, salvo (come detto) il caso di commissione di reati considerati non meritevoli del beneficio (recidiva e reati di cui all'art. 4 bis Ordinamento Penitenziario): ora è ben evidente che, prima di una valutazione il Magistrato di sorveglianza trattiene in carcere il detenuto, anche se condannato ad una pena breve, per farne valutare, per un periodo che ritenga congruo, il regolare comportamento, la pericolosità sociale, la situazione sociale e psicologica, l'idoneità del domicilio, ecc., adempimenti che potranno anche stati fatti per detenuti già da tempo in carcere, ma che sicuramente occorre fare per detenuti che arrivano in carcere anche con pene brevissime.[senza fonte]

La situazione nel 2011/2012[modifica | modifica wikitesto]

Nel febbraio 2012 è stato convertito in legge[45] il decreto legge nuovamente soprannominato svuota carceri emanato il 22.12.2011 dal Governo Monti, che cerca di ristabilire la situazione carceraria italiana evitando il provvedimento dell'indulto[46], ma che, limitandosi solo ad aumentare a diciotto mesi l'ultimo periodo di detenzione da scontare a domicilio, già fissato in dodici mesi dal precedente governo, ha prodotto solo il trasferimento in detenzione domiciliare di poco più di mille detenuti, restando tutti i limiti già evidenziati per il precedente provvedimento (legge 199/2010) del Governo Berlusconi, principalmente il fatto che buona parte dei detenuti non ha un "domicilio idoneo" ove restare in detenzione domiciliare. Tuttavia, in sede di conversione in legge del decreto, la ministra Paola Severino fece inserire nel provvedimento delle norme contro il fenomeno che ella definì delle "porte girevoli", cioè dell'arresto ogni anno di migliaia di persone da parte delle forze dell'ordine per piccoli reati (come rissa, furto, oltraggio a pubblico ufficiale, piccolo spaccio di stupefacenti, lesioni lievi, inottemperanza all'ordine di espulsione, ecc.) che soggiornavano per la maggior parte in carcere per meno di quattro giorni, cioè il tempo fissato per comparire davanti al giudice per la convalida dell'arresto, quando nella maggioranza dei casi venivano liberati perché avevano ottenuto una lieve condanna con la sospensione condizionale o con la sospensione in attesa di possibili misure alternative; ora le nuove norme prevedono di trattenere queste persone presso le camere di sicurezza della polizia o dei carabinieri e l'obbligo di esser condotte entro due giorni avanti al giudice, incaricato di decidere sulla loro incarcerazione o liberazione od assegnazione agli arresti domiciliari. Nonostante le camere di sicurezza fossero cadute in parziale disuso e quindi riprese ad essere usate un po' alla volta, queste norme hanno consentito una riduzione della popolazione carceraria più dell'ampliamento delle norme sulla detenzione domiciliare cui si è ora accennato, senza contare il trauma risparmiato a migliaia di persone ogni anno per l'ingresso in carcere, sia pure per soli quattro giorni. La ministra Severino ha tuttavia anche predisposto e fatto proporre dal Governo al Parlamento anche un disegno di legge che rimediava a tre storture che provocano un ingiustificato ingresso in carcere di persone che sarebbe opportuno non vi entrassero, ma il disegno di legge ha fatto in tempo ad essere approvato dalla Camera dei deputati ma non dal Senato, ove ne era fissata l'approvazione definitiva proprio nell'ultima seduta della legislatura nell'imminenza dello scioglimento anticipato delle Camere, ma in quella seduta, pur con il dispiacere espresso della ministra Severino, il Senato della Repubblica ha preferito accantonare tale provvedimento, dedicando l'ultimo tempo utile per approvare definitivamente la riforma della legge sull'esercizio della professione di avvocato[47]; buona parte delle norme allora accantonate sono poi state approvate nell'aprile 2014[48].

La situazione nel 2013/2014[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la nuova condanna dell'Italia l'8 gennaio 2013 da parte della CEDU - Corte Europea per i Diritti Umani[49], che accoglieva il ricorso di alcuni ex detenuti dei carceri di Busto Arsizio e Piacenza, ristretti in tre metri quadrati e mezzo di cella a testa[50], disponendo in loro favore un risarcimento per una somma complessiva di oltre 100.000 €, mentre in maggio 2013 veniva respinto dalla "Grande Chambre"[51] il ricorso dell'Italia contro tale decisione, riconfermando che, in caso di mancato ossequio dell'Italia entro un anno al rispetto dei diritti umani per i detenuti, la Corte avrebbe accolto centinaia di ricorsi già pendenti di detenuti ed ex detenuti, con conseguente condanna dell'Italia a risarcimenti per parecchie decine di milioni di euro, il problema del sovraffollamento carcerario è tornato di immediata attualità per il nuovo governo italiano. Così il ministro della giustizia del governo Letta, Anna Maria Cancellieri, ha proposto un riaggiustamento delle norme in materia di misure alternative alla detenzione, che da solo si sperava avrebbe potuto comportare sino a 4.000 scarcerazioni o soprattutto minori ingressi di detenuti (senza le nuove norme i detenuti aumentavano di 700 unità al mese, come differenza tra nuovi carcerati e detenuti rilasciati); dopo più rinvii per disaccordo con altri ministri su alcuni punti, il testo concordato è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il 26 giugno 2013[52]. La ministra ha tenuto a chiarire e ribadire in più interviste[53] che questo decreto non risolve il problema, ma lo attenua in piccola parte, mentre per la soluzione del problema sono necessari (e allo studio) interventi incisivi sulle norme vigenti, proposte financo dal Consiglio Superiore della Magistratura, oltre al completamento del "piano carceri", che, benché promesso tre anni prima come di rapidissima attuazione in relazione ai criteri adottati, potrà rendere disponibili circa 15.000 posti in più nelle carceri solo nel 2015/2016. La ministra, dopo aver espressamente chiarito che per rispettare il dettato della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sarebbe necessario un provvedimento di amnistia e (soprattutto) di indulto (provvedimento inviso alla maggior parte dei cittadini), ha comunque successivamente (il 27 giugno 2013) annunciato la costituzione di una commissione di 15 esperti (sia tecnici che politici) per esaminare le possibili soluzioni del problema del sovraffollamento carcerario[54], dichiarando altresì successivamente che "dobbiamo ringraziare l'Europa che ci ha messo con le spalle al muro. . . ci dice di fare quello che la nostra Costituzione prevede. . . in questi anni abbiamo perso la via maestra, abbiamo dimenticato la nostra civiltà. Siamo il paese di Beccaria, ma nella realtà pratica abbiamo una situazione che, ha ragione il Presidente della Repubblica[55], è ripugnante[56]. Infatti a metà del 2013 la popolazione carceraria, nonostante le misure messe in atto dai due governi precedenti negli ultimi due anni, si era di nuovo avvicinata ai massimi mai raggiunti nel 2010, arrivando il 28 giugno (secondo dati ufficiosi) ad un tetto di 66.090 detenuti[57], ovvero di 66.028 al 30 giugno 2013 (di cui 23.233 stranieri) secondo i dati ufficiali del Ministero della Giustizia[58], detenuti di cui uno su tre è gravemente malato, il 15% per patologie psichiatriche, ma molti anche per malattie infettive (tubercolosi, scabbia, AIDS, sifilide, ecc.), secondo un'indagine del Ministero della Sanità nel 2012; sembra che uno su tre dei malati (cioè uno su dieci detenuti) non sappia di essere ammalato e che vi sia in ogni caso scarsa disponibilità di medicinali per le cure[59], nonostante tutti i detenuti abbiano teoricamente diritto gratuitamente alle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale a parità con gli altri cittadini[60] (ma si pensi solo alla difficoltà per gli esami specialistici!)[61]. È pure da evidenziare che la stessa ministro chiarisce che siamo ben oltre il 150% della capienza massima tollerabile ed oltre il triplo della capienza regolamentare, perché diversi padiglioni rientranti nella capienza teorica sono chiusi per ristrutturazione. Infatti secondo i dati del ministero della Giustizia la capienza massima tollerabile (che è circa il doppio dei posti regolamentari) sarebbe di 47.040 posti, ma lo stesso DAP (Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria), che è un organo dello stesso ministero della giustizia, dichiara che la capienza massima tollerabile sarebbe di circa 45.000 posti se tutti i reparti fossero attualmente agibili, ma in realtà la capienza massima tollerabile risulta essere nel giugno 2013 di circa 37.000 posti[62](a fronte di più di 66.000 persone effettivamente recluse). Il decreto legge emergenziale[63] comunque, oltre a minimi aggiustamenti nella normativa con minimo effetto sulla popolazione carceraria del momento e poco effetto anche sull'incremento futuro, si occupa soprattutto di ampliare ancora i poteri e le dotazioni finanziarie e di personale del Commissario per il "piano carceri", che è l'unica soluzione che mette d'accordo tutti per risolvere il sovraffollamento dei detenuti, dopo che anche meno marginali interventi sulla normativa non hanno trovato l'accordo tra le forze politiche di governo in sede di Consiglio dei Ministri, mentre interventi un pochino più incisivi sono stati introdotti dal Parlamento in sede di conversione in legge del decreto d'urgenza[64], rinviandosi a future riforme in corso di separata approvazione interventi più efficaci.

L'effetto del decreto emergenziale (impropriamente definito "svuotacarceri"), anche nella versione definitiva, è comunque stato minimo se nei primi quattro mesi di applicazione la popolazione carceraria si è ridotta solo del 2%, permanendo quindi comunque in situazione di grave emergenza[65]; il Consiglio dei Ministri il 17 dicembre 2013 ha di conseguenza assunto nuovi provvedimenti tendenti alla riduzione del numero dei detenuti[66], che si prevede nell'arco dei successivi sei mesi possano portare ad una ulteriore riduzione del numero dei detenuti di circa 3.000 unità[67], senza che comunque, anche se tale risultato fosse raggiunto, il problema, pur lievemente ridotto, non permanga[68], tant'è che i detenuti al 31.12.2013 sono 62.536 (circa il 50% in più della capienza massima tollerabile)[69]. Solo la sensibile riduzione delle pene per le cosiddette droghe leggere (marijuana, hashis e derivati) disposta dal 13 febbraio 2014 con sentenza della Corte Costituzionale[70] potrà provocare una più sensibile riduzione della popolazione carceraria[71], che si stima possa portare riduzioni di pena ad un massimo di 10.000 persone attualmente detenute[72], restando comunque solo attenuato, ma non risolto, il problema, tant'è che al 31.05.2014 i detenuti sono ancora 58.861[73], contro una capienza massima tollerabile di circa 47.000 posti (dato ufficiale, peraltro contestato dal partito radicale perché asseritamente comprendente anche padiglioni vuoti in corso di ristrutturazione).

La situazione è stata riassunta nel giugno 2013 da Andrea Riccardi, presidente della Comunità di Sant'Egidio e già ministro del governo Monti, con queste parole: "non si tratta di praticare una posizione lassista che metta a rischio la sicurezza degli italiani. Ma un carcere, concepito in modo inumano, è una forma di isolamento, non recupera i detenuti, ma predispone a nuovi comportamenti criminosi. La condizione carceraria è rivelatrice di come il nostro Stato, in questo campo, sia al di sotto di uno standard serio di civiltà. La nostra giustizia diventa ingiusta ed inumana."[74] La ministro Anna Maria Cancellieri ha altresì pubblicamente chiarito che "il regolamento penitenziario va applicato al 100%, mentre ad ora resta ancora inapplicato. . . quando in un metro quadrato uno deve fare tutto, cosa vogliamo, che si riconcili con la società o che la prenda a pugni?"[75], mentre lo stesso Presidente della Repubblica ha ribadito più volte "l'insostenibilità della situazione delle carceri", dichiarando anche: "nessuno neghi la gravità dell'emergenza, lo Stato non rispetta la Costituzione"[76] e la Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini[77], ha definito il grande carcere di Regina Coeli a Roma "magazzino di carne umana", in occasione di una sua visita il 22 luglio 2013.[78]. Più di recente (10 maggio 2014) Nicola Caputo, consigliere regionale del Pd in Campania e candidato alle elezioni europee, ha affermato che "Le carceri italiane sono diventati dei veri e propri lager. I cittadini detenuti che stanno scontando le loro pene non posso essere maltrattati e vedere a rischio anche la loro sopravvivenza"[79], nel mentre anche il Consiglio d'Europa contestualmente riconferma la problematicità della situazione[80]

L'insostenibilità della situazione carceraria italiana è stata addirittura oggetto di un messaggio alle Camere da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, letto in entrambe le aule dai rispettivi presidenti il giorno 8 ottobre 2013. Ivi il Capo dello Stato denuncia la "perdurante incapacità del nostro Stato nel garantire i diritti dei detenuti in attesa di giudizio ed in esecuzione pena", come proclamato e garantito dalla nostra Costituzione[81] e dai trattati internazionali sottoscritti dall'Italia[82], nonché "la inderogabile necessità di porre fine senza indugio" alla situazione, mentre "l'Italia viene a porsi in condizione umiliante sul piano internazionale per la violazione dei principi sul trattamento umano dei detenuti"[83]. Un ulteriore schiaffo all'Italia in materia è arrivato da Londra il 18 marzo 2014, ove la Westminster Magistrates' Court ha deciso di non procedere all'estradizione in Italia del pluripregiudicato Domenico Rancadore, accusato di mafia e arrestato nella capitale britannica dalla polizia inglese su indicazione di quella italiana dopo 20 anni di latitanza, con la motivazione ufficiale della giustizia inglese che il sistema carcerario in Italia non offre le adeguate garanzie per il trattamento dei detenuti[84]; per di più, nonostante l'Italia abbia chiarito che si tratta di un esponente di spicco di Cosa nostra, destinatario di un ordine di carcerazione per una condanna definitiva a 7 anni di reclusione per i reati di associazione di tipo mafioso, estorsione ed altri gravi delitti, inserito nell'elenco dei latitanti più pericolosi del Ministero dell'Interno italiano, è stato scarcerato e lasciato nel suo domicilio privato a Londra, con il solo obbligo del braccialetto elettronico[84].

La ministra della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, il 4 novembre 2013 si è recata a Bruxelles ed a Strasburgo per chiarire che è ferma intenzione del Governo italiano dare riscontro entro pochi mesi alle censure contro l'Italia della Corte di Giustizia Europea e della Corte Europea dei diritti dell'uomo (CEDU) in tema di sovraffollamento carcerario, illustrando i programmi di prossima attuazione ed impegnandosi altresì ad una qualche forma di risarcimento verso i detenuti che hanno sofferto condizioni di sovraffollamento nelle prigioni italiane, così come imposto dalla sentenza CEDU dell'8 gennaio 2013, impegnando il Governo italiano al suo puntuale rispetto in ogni punto entro il termine da quella sentenza assegnato (maggio 2014)[85], impegno poi ribadito in una nuova visita a Strasburgo anche dal nuovo ministro della Giustizia Andrea Orlando il 24 marzo 2014. Una delega al governo ad intervenire ancora nell'immediato futuro sulle pene alternative al carcere è stata definitivamente approvata il 2 aprile 2014[86]. Anche se i risultati non sembra siano raggiunti, il ministro Orlando ha dichiarato che esporrà in una visita a Strasburgo entro maggio 2014 quanto fatto e quanto vi è ancora in programma di fare per ottenere i risultati richiesti per il 28 maggio 2014 nel periodo immediatamente successivo a tale data, contando che ciò sia sufficiente[87]; ed in effetti, all'esito della visita del 22 maggio 2014, sembra che egli abbia trovato comprensione per i progressi compiuti dall'Italia e per la sufficienza delle misure in corso di prossima attuazione[88], da valutarsi nella riunione del Consiglio europeo il 3 giugno 2014 [89], ma Rita Bernardini[90], Segretaria Nazionale di Radicali italiani, ha presentato il giorno dopo (23 maggio 2014) un dossier di 54 pagine di analisi della situazione attuale "ancora molto lontana dal garantire ai 60.000 detenuti nelle carceri italiane trattamenti che non violino l’art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo" ed il senatore Enrico Buemi, capogruppo Psi in commissione Giustizia e in commissione Antimafia, è pessimista[91]; il ministro, al dichiarato scopo di segnare un cambiamento rispetto alla passata gestione delle carceri, ha poi anche revocato l'incarico al magistrato che ha diretto negli ultimi anni il Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria[92]. In effetti, la posizione del Governo italiano ha trovato la comprensione del Consiglio d'Europa, che il 5 giugno 2014 ha valutato positivamente l'impegno profuso dal governo italiano per risolvere il problema, sia per i parziali risultati già raggiunti (diminuzione del numero di 7.000 detenuti, pari al 10% del totale di un anno prima) sia per l'attivazione di procedure che porteranno gradualmente nel tempo ad ulteriori graduali riduzioni sia per l'inizio nell'adozione di migliori pratiche di gestione delle carceri, rinviando di un ulteriore anno la verifica sul raggiungimento degli obiettivi[93], anche se i radicali non mancano di segnalare che l'assicurare ad ogni detenuto almeno tre metri quadrati in cella (compreso lo spazio del letto) ha comportato la "deportazione" di centinaia di detenuti dai carceri più affollati (ad esempio Poggioreale di Napoli) verso carceri in luoghi lontani e scomodi (soprattutto in Sardegna), impedendo di fatto i contatti con le famiglie e spingendoli ad una situazione ancora più disperata[94], pur di "gabbare" l'Europa[95]. Peraltro la CEDU ha alfine (novembre 2014) ritenuto sufficienti i rimedi risarcitori introdotti e respinto tutti i ricorsi pendenti da parte di detenuti od ex detenuti italiani[96].
Una ulteriore pesante critica al sistema giudiziario penale e carcerario italiano arriva anche dall'ONU[97]: l’Italia dovrebbe fare uno sforzo per "eliminare l’eccessivo ricorso alla detenzione e proteggere i diritti dei migranti". A chiedere alle autorità italiane "misure straordinarie" sul tema è un comunicato del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria reso noto al termine di una visita di tre giorni in Italia (7-9 luglio 2014). "Quando gli standard minimi non possono essere altrimenti rispettati, il rimedio è la scarcerazione", ha detto Mads Andenas, Presidente del Gruppo. Gli esperti ricordano le raccomandazioni formulate dal Presidente Giorgio Napolitano nel 2013, incluse le proposte in materia di amnistia e indulto, e le considerano "quanto mai urgenti per garantire la conformità al diritto internazionale". Il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite evidenzia anche che "il regime detentivo speciale previsto dall’articolo 41 bis" per i mafiosi non è ancora stato allineato agli obblighi internazionali in materia di diritti umani"[98].

Il risarcimento ai detenuti per trattamenti contrari al senso di umanità[modifica | modifica wikitesto]

Dal 28 giugno 2014[99] è in vigore una legge che stabilisce un risarcimento ai detenuti che hanno subito condizioni di abnorme sovraffollamento[100] od altri trattamenti contrari al senso di umanità, secondo l'interpretazione di tali concetti effettuato dalla CEDU - Corte europea per i diritti dell'uomo ed appunto in applicazione dell'invito espressamente formulato dalla CEDU all'Italia. Tale risarcimento, su domanda dell'interessato al Magistrato di sorveglianza, consiste in uno sconto di pena di un giorno ogni dieci giorni di carcerazione subita in condizioni inumane, se il periodo di eccessiva afflizione è stato superiore a quindici giorni; per detenuti già scarcerati o per periodi inferiori a 15 giorni è stabilito un risarcimento di 8 euro al giorno, sempre su domanda dell'interessato, ma al Tribunale civile del capoluogo di distretto di Corte d'appello. Le stesse modalità di risarcimento pecuniario sono previste per chi abbia subito un periodo di detenzione ingiusta (indipendentemente, in questo caso, dalle condizione di detenzione), non compensabile con pene derivanti da altre condanne. Tali risarcimenti sono soggetti a decadenza se non richiesti entro sei mesi dalla scarcerazione. Tuttavia il Consiglio Superiore della Magistratura, esprimendo il 31 luglio 2014 un parere al riguardo su richiesta del Ministro della Giustizia, ha espresso dubbi sulla costituzionalità della norma sia per l'inadeguatezza dell'importo sia soprattutto per la forfettizzazione del risarcimento senza rapporto con l'effettivo pregiudizio subito caso per caso[101]. Il 13 novembre 2014 la CEDU - Corte europea dei diritti umani ha respinto tutti i ricorsi - ben 3.564 - ricevuti negli ultimi anni dai carcerati italiani contro il sovraffollamento degli istituti penitenziari; secondo i giudici europei, i rimedi risarcitori di recente introdotti in Italia sono validi e i ricorrenti possono ora ottenere giustizia dai tribunali italiani[102]

La situazione femminile e dei bambini[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Istituto a custodia attenuata per detenute madri con prole fino a tre anni.

Le donne sono una percentuale assai bassa della popolazione carceraria italiana: nel 2006 erano 1.670, contro 37.335 uomini (il 4,3% in media della popolazione detenuta, a fronte di una media europea del 5%)[103]. Ciò è da attribuirsi fondamentalmente alla possibilità da parte delle detenute di accedere a trattamenti particolari (detenzione domiciliare, custodia attenuata e così via).

L'ordinamento penitenziario italiano prevede che le madri detenute con prole inferiore ai tre anni debbano usufruire di trattamenti alternativi alla detenzione finalizzati a non traumatizzare eccessivamente i figli, che fino a quell'età devono in ogni caso rimanere sotto la tutela del genitore di sesso femminile, se è quest'ultima a chiederlo espressamente. Tali trattamenti spaziano dalla detenzione domiciliare al soggiorno in istituti dedicati. Nonostante tali misure e nonostante le promesse del ministro della Giustizia Alfano[104] lanciando il progetto "Mai più bambini in carcere", vi sono ancora diversi bambini presenti nelle carceri italiane[105] [106], anche se la loro presenza è in decremento, principalmente come conseguenza dell'applicazione delle particolari misure alternative alla carcerazione di cui le donne madri possono usufruire, come previsto dall'ordinamento penitenziario e dalle successive leggi 8 marzo 2001 n. 40 e 21 aprile 2011 n. 62.

Il 5 febbraio 2013 è stato siglato a Roma, presso la Casa Circondariale Maschile di Rebibbia – Nuovo Complesso, un Protocollo d'Intesa tra il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e Telefono Azzurro finalizzato “ad instaurare forme di collaborazione stabili e organiche mirate a garantire un supporto concreto a tutti quei bambini i cui genitori sono in carcere”[107] Secondo una recente ricerca finanziata dall'Unione europea e svolta in collaborazione con l'Amministrazione Penitenziaria, sono oltre 900 mila in Europa e 95 mila in Italia i bambini che ogni anno entrano in carcere per incontrare il proprio genitore.

Statistiche sui decessi[modifica | modifica wikitesto]

In 10 anni nelle carceri italiane sono morti più di 1.800 detenuti: a causa di suicidi accertati (circa un terzo del totale), assistenza sanitaria insufficiente o ritardata, overdose o per cause non chiare[108], ricordando che chi viene trasportato dalla prigione in ospedale in punto di morte, non risulta conteggiato tra i morti in carcere (perché formalmente è morto in ospedale, anche se si tratta della maggior parte delle morti effettive):

Anno numero morti suicidi
2000 165 61
2001 177 69
2002 160 52
2003 157 57
2004 156 52
2005 172 57
2006 134 50
2007 123 45
2008 142 46
2009 175 72
2010 184 66
2011 186 66
2012 154 60
2013 148 49
Totale 2237 802

Come si evince dalla tabella, il tasso di suicidi in carcere è altissimo: nel periodo che va dal 1980 al 2012 è stato di circa 20 volte quello registrato nella popolazione libera. La ricerca più completa sul suicidio in carcere, con dati sempre aggiornati, è curata dall'Agenzia "Ristretti Orizzonti"[108]. I suicidi avvengono prevalentemente nelle carceri più affollate e nei periodi iniziali della pena - cioè quando l'individuo deve confrontarsi con la prospettiva del tempo vuoto da trascorrere rinchiuso - e in quelli finali, quando per l'individuo ormai ridotto a dipendere anche mentalmente dall'istituzione totale in cui ha vissuto per anni e anni, privato nel tempo di relazioni, famiglia, risorse economiche, tutto ristretto a determinati parametri imposti per motivi di sicurezza dall'ordinamento penitenziario, la porta del carcere si apre solo verso il nulla. Il tasso di suicidi nei carceri italiani è tra i più alti di tutti i paesi occidentali: ad esempio dieci volte tanto di quanto accade negli Stati Uniti d'America[109].
Che la situazione nelle carceri italiane sia inumana, lo dimostra anche l'elevatissimo tasso di suicidi tra il personale della polizia penitenziaria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ nel diritto italiano dall'agosto 2013 si tratta di delitti punibili con la reclusione superiore nel massimo a cinque anni
  2. ^ come ad esempio lo stalking
  3. ^ DIZIONARIO DEL CITTADINO - Custodia cautelare
  4. ^ deliberazione dell'Assemblea Costituente 22 dicembre 1947 in Gazzetta Ufficiale n. 298 del 27 dicembre 1947
  5. ^ cfr. anche la voce diritto penale in merito alla funzione retributiva della pena
  6. ^ a Roma il 4 novembre 1950
  7. ^ con Legge 4 agosto 1955 n. 848, portante: "Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 e del Protocollo addizionale alla Convenzione stessa, firmato a Parigi il 20 marzo 1952" in Gazzetta Ufficiale n. 221 del 24 settembre 1955
  8. ^ data di entrata in vigore della legge 26 luglio 1975 n. 354, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 9 agosto 1974 n. 212
  9. ^ Legge 26 luglio 1975 n. 354. Per il testo vedi nel sito del Ministero della Giustizia
  10. ^ Sito ufficiale Ministero di Grazia e Giustizia
  11. ^ a b c dati del Ministero della Giustizia contenuti nel Decreto ministeriale 10 giugno 2014 - Approvazione del Piano della performance 2014-2016
  12. ^ Sito ufficiale Ministero di Grazia e Giustizia
  13. ^ Sito ufficiale Ministero di Grazia e Giustizia
  14. ^ Sito ufficiale Ministero di Grazia e Giustizia
  15. ^ Sito ufficiale Ministero di Grazia e Giustizia
  16. ^ Vedi anche Il lavoro per i detenuti
  17. ^ in base all'art. 7 del decreto-legge 23 dicembre 2013 n. 146 pubblicato il 23.12.2013 sulla Gazzetta Ufficiale, poi convertito definitivamente in legge
  18. ^ composto di tre membri nominati dal Presidente del Consiglio dei ministri, non ancora nominati a distanza di otto mesi dall'istituzione dell'organo
  19. ^ I dati aggiornati sono sempre disponibili alla pagina Statistiche sulla giustizia e il sistema penitenziario da ristretti.it ed anche sul sito www.giustizia.it alla sezione "Statistiche"
  20. ^ i detenuti extracomunitari, a giugno 2005, erano il 32,26% dell'intera popolazione carceraria (Fonte: Fondazione Ismu [1])
  21. ^ Gli istituti penitenziari italiani sono divisi in Case Mandamentali, Case Circondariali, case di Reclusione, Centri d'Osservazione, Istituti per le Misure di Sicurezza. Ad ogni tipo d'istituto, corrisponde una particolare categoria di detenuti, determinata dalla condizione giuridica in cui si trovano i ristretti.
  22. ^ Il carcere (quasi) modello esiste: è quello di Forlì
  23. ^ Per l'analisi statistica del sovraffollamento carcerario si vedano i dati 2006 del Ministero della Giustizia [2]
  24. ^ Raccomandazione del Consiglio dei Ministri della Comunità Europea REC 1999/22 del 30 settembre 1999
  25. ^ in un'audizione al Senato, la ministra della Giustizia Anna Maria Cancellieri ha fornito i seguenti dati relativi al 15 maggio 2013: detenuti totali 65.891, dei quali 24.691 in attesa di giudizio, così come riportato dal settimanale "Famiglia Cristiana" a pag. 39 del n. 25 del 23 giugno 2013, editrice Periodici San Paolo s.r.l. con sede in Alba (CN), piazza San Paolo 14
  26. ^ giornale "Il Foglio", 13 giugno 2014, articolo di Giuliano Ferrara "Giustizia: arresti per confessare, il carcere preventivo genera mostri"
  27. ^ settimanale "Panorama" del gruppo editoriale Mondadori, Mario Rossetti nell'ambito dell'articolo "Giustizia: le idee ci sono, ora il manifesto per una riforma" a pagg. 18-19 dell'edizione del 30 dicembre 2013, afferma "Il processo è scomodo per il PM. Per questo la custodia cautelare viene spinta al massimo: per farti confessare e farti cedere al patteggiamento"
  28. ^ "manette facili, ma un arrestato su due poi viene assolto" di Alessio Di Carlo (Segretario Associazione "Radicali Abruzzo") sul giornale abruzzese "Il Centro" del 18 agosto 2014 ..."la statistica afferma che il 50% delle persone detenute in carcerazione preventiva viene poi assolto ... in questo Paese la carcerazione preventiva è stata sovente adoperata, cosa che tuttora accade, come strumento per indurre confessioni, più o meno genuine".
  29. ^ Domenico Ciruzzi (Ucpi e Presidente della camera penale di Napoli); serve amnistia e indulto, il carcere non è "strumento d’indagine" Roma, 12 luglio 2014
  30. ^ cfr. www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-01-26/cambio-passo-politica-penale-095919, nonché www.fabiopizzul.it/index.php/2013/10/10/per-uscire-dallemergenza-carceri/.
  31. ^ dal sito www.giustizia.it
  32. ^ misure che vanno da uno sconto extra di pena per chi comporta bene a sconti per chi ha subito condizioni di sovraffollamento (quasi tutti) a limitazione della custodia cautelare preventiva ed allìampliamento della possibilità di misure alternative
  33. ^ dati ufficiali del Ministero della giustizia, rilevabili dalla sezione "statistiche" del sito ufficiale www.giustizia.it
  34. ^ http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.wp?previsiousPage=mg_1_14&contentId=SST1052158
  35. ^ ad esempio perché non hanno un alloggio idoneo ove trascorrere la detenzione domiciliare
  36. ^ dati del ministero della giustizia, dal sito www.giustizia.it - sezione statistiche
  37. ^ dati del ministero della giustizia, dal sito www.giustizia.it - sezione statistiche
  38. ^ Andrea Maria Candidi, "Gli istituti scoppiano anche in Lombardia", Il Sole 24 Ore, 7 settembre 2009
  39. ^ a b c Donatella Stasio, "Misure alternative all'attesa infinita del piano carceri", Il Sole 24 Ore, 7 settembre 2009
  40. ^ CEDU-Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, sentenza 16/07/2009 nel procedimento Sulejmanovic contro Italia n. 22635/09
  41. ^ il commissario straordinario è poi stato nominato con l'art. 44 bis del decreto legge 30 dicembre 2008 n. 207, poi convertito nella legge n. 14/2009
  42. ^ presentato alla Camera dei deputati con il numero c.3291
  43. ^ legge 26 novembre 2010 n. 199, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 281 del 01.12.2010
  44. ^ art. 47ter, comma 1 bis e seguenti, Ordinamento Penitenziario (legge 26 luglio 1975 n. 354), così come modificato dalla legge 10 ottobre 1986 n. 663
  45. ^ legge 17 febbraio 2012 n. 9 in Gazzetta Ufficiale n. 42 del 20.02.2012 di conversione con modificazioni ed integrazioni del Decreto Legge 22.12.2011 n. 211
  46. ^ Legge n. 9/2012 cosiddetta svuota carceri: quando il sovraffollamento diventa un'emergenza in DirittoPenale.eu, 24 febbraio 2012. URL consultato il 24 febbraio 2012.
  47. ^ vedasi il Resoconto sommario dell'858ª seduta dell'assemblea (plenaria) del Senato della Repubblica del 21 dicembre 2012, consultabile in www.senato.it/service/PDF/PDFserver/BGT/697127.pdf alle pagine VII-VIII
  48. ^ "Deleghe al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio. Disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili", Testo approvato in via definitiva il 2 aprile 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 100 del 2 maggio 2014 come legge 28 aprile 2014 n. 67
  49. ^ Corte Europea per i diritti Umani (CEDU), sentenza 08.01.2013 Torreggiani ed altri contro Repubblica italiana, ricorsi n. 43517/09-46882/09-55400/09-57875/09-61535/09-35315/10-37818/10, consultabile tra le decine di altre sentenze che condannano l'Italia per violazione dei diritti umani (molto poco lusinghiero primato europeo) sul sito del Ministero della Giustizia www.giustizia.it
  50. ^ l'80% dei detenuti italiani nel periodo 2009-2013 aveva a disposizione in cella meno di tre metri quadrati a testa, compreso lo spazio occupato dalle brande a castello, nota esplicativa dell'autore
  51. ^ una sorta di "Sezioni unite" della Corte CEDU, che decide in grado d'appello, nota esplicativa dell'autore
  52. ^ decreto legge 1º luglio 2013 n. 78, in Gazzetta Ufficiale n. 153 del 02.07.2013
  53. ^ ade esempio: ADN-Cronos, 22.08.2013 - Carceri: Cancellieri, decreto non svuota un bel niente
  54. ^ quotidiano "La repubblica", Gruppo editoriale L'espresso, 28 giugno 2013
  55. ^ Giorgio Napolitano, in più occasioni ed in particolare il 6 febbraio 2013, in occasione di una visita al carcere milanese di S. Vittore
  56. ^ ADN, 22.08.2013, 12.52, riportato anche in "Giustizia News On Line", Quotidiano telematico del Ministero della Giustizia-Reg. Trib. di Roma n. 234 il 08/06/2005
  57. ^ intervista a Donato Capece, responsabile del SAPPE-Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, pubblicata su www.ristretti.org il 29.06.2013, sito consultato il 01.07.2013
  58. ^ www.giustizia.it
  59. ^ dati tratti dall'indagine di Chiara Lalli pubblicata sul sito www.giornalettismo.com, richiamata il 28.06.2013 sul sito www.ristretti.org, sito consultato il 01.07.2013
  60. ^ art. 1 Decreto Legislativo n. 230/1999 sul riordino della sanità penitenziaria
  61. ^ cfr. dichiarazioni di Rosaria Iardini, presidente dell'associazione ANLAIDS
  62. ^ settimanale "Famiglia Cristiana", pag. 39 del n. 25 del 23 giugno 2013, editrice "Periodici San Paolo s.r.l., piazza San Paolo 14, Alba (CN)
  63. ^ decreto legge 1º luglio 2013 n. 78 in Gazzetta Ufficiale del 2 luglio 2013
  64. ^ definitivamente approvato l'8 agosto 2013
  65. ^ i dati ufficiali del Ministero della Giustizia indicano un decremento da 66.098 detenuti a 64.323 nei quattro mesi di luglio, agosto, settembre e ottobre 2013; cfr. sito ufficiale www.giustizia.it (Sezione statistiche) consultato il 28.11.2013
  66. ^ decreto legge 23 dicembre 2013 n. 146, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 300 del 23.12.2013, in vigore dal 24.12.2013, convertito, con modificazioni, nella legge 22 febbraio 2014 n. 10
  67. ^ cfr. sito www.governo.it ed agenzia stampa Italpress 18.12.2013 ore 18.56
  68. ^ la ministra dichiara la probabile scarcerazione, che dovrà comunque esser decisa dai magistrati competenti, di circa 1.700 detenuti in tempi ragionevolmente brevi, sino a raggiungere alla scadenza dei tempi fissati dal CEDU, le 3.000 unità complessive per effetto delle norme così introdotte e 4.500 nuovi posti carcere in sei mesi, restando comunque un soprannumero di almeno 10.000 unità
  69. ^ dati del ministero della giustizia sul sito www.giustizia.it, consultato il 13.01.2014
  70. ^ che ha abrogato la cosiddetta legge Fini-Giovanardi sull'equiparazione delle droghe leggere a quelle pesanti
  71. ^ nei soli pochi giorni di fine febbraio di applicazione delle più ridotte pene per le droghe leggere la popolazione carceraria si è ridotta a 60.828 detenuti al 28.02.2014, secondo i dati del ministero della giustizia
  72. ^ da "lettera43", quotidiano online del 12 febbraio 2014 cfr. www.lettera43.it
  73. ^ dato ufficiale del Ministero della Giustizia www.giustizia.it sezione statistiche
  74. ^ Andrea Riccardi, editoriale sul settimanale "Famiglia Cristiana" a pag. 33 del nº 25 del 23 giugno 2013, editrice Periodici San Paolo s.r.l., piazza San Paolo 14, Alba (CN)
  75. ^ ADNkronos, 22.08.2013, 14.15, riportato anche il 22.08.2013 su "Giustizia Newsonline-Quotidiano telematico del Ministero della Giustizia, Reg. Trib. di Roma n. 234 del 08/06/2005, numero del giovedì 22 agosto 2013
  76. ^ in più occasioni, ma con particolare enfasi il 6 febbraio 2013, subito dopo una visita al carcere milanese di San Vittore
  77. ^ terza carica dello Stato, dopo il presidente della Repubblica ed il presidente del Senato, in carica dal 16 marzo 2013
  78. ^ (al momento presenti 1.050 detenuti a fronte di una capienza massima tollerabile di 750 detenuti) cfr. www.roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_luglio_22/bol, consultato nell'agosto 2013
  79. ^ www.campanianotizie.com, 11 maggio 2014 e www.ristretti.it, 12 maggio 2014
  80. ^ cfr. www.duit.it sito di "Diritti Umani in Italia", Rivista giuridica ISSN 2240 - 2861, 16 Maggio 2014, Il problema del sovraffollamento nelle carceri persiste: pubblicato il report del Consiglio d'Europa
  81. ^ art. 27 della Costituzione
  82. ^ prima di tutto la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, in sigla CEDU; poi la Convenzione internazionale per i diritti dell'uomo ed la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura ed altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti, la quale fissa anche la superficie minima da fruire da parte di ciascun detenuto
  83. ^ parole del messaggio presidenziale citate, tra i molti che le riportano, su www.repubblica.it/politica del giorno 08.10.2013
  84. ^ a b Mafia. Londra si oppone all'estradizione di un latitante: carceri italiane inadeguate - Rai News
  85. ^ l'intero testo del discorso è riportato sul sito del ministero della Giustizia www.giustizia.it/giustizia.it/mg_6_9.wp?previous?Page=mg_6_9&contentId=NOL962852
  86. ^ "Deleghe al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio. Disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili", Testo approvato in via definitiva dalla Camera dei deputati il 2 aprile 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 100 del 2 maggio 2014 come legge 28 aprile 2014 n. 67, in vigore dal 17 maggio 2014, anche se per buona parte delle norme occorrerà attendere i decreti delegati che il governo emetterà, trattandosi di legge delega per la parte relativa all'ampliamento delle misure alternative al carcere
  87. ^ intervista rilasciata al quotidiano romano "Il messaggero" (giornalista Silvia Barocci) e pubblicata il 20 maggio 2014 a pag. 9
  88. ^ intervista di Dimitri Buffa al ministro Orlando pubblicata il 23 maggio 2014 sul quotidiano "Il tempo" ed articolo "Carceri, l’Italia convince il Consiglio d’Europa", di Danilo Paolini sul quotidiano "Avvenire" del 23 maggio 2014
  89. ^ "agenzia Ansa" del 23 maggio 2014
  90. ^ unitamente a Laura Arconti e all’avvocato Debora Cianfanelli, quotidiano Il Tempo, 23 maggio 2014
  91. ^ agenzia Ansa, 23 maggio 2014: Buemi (Psi): pessimisti su pronunzia Cedu per Italia
  92. ^ intervista al quotidiano "Il manifesto" pubblicata il 29.05.2014 a pagg. 7-8
  93. ^ tra la pluralità di fonti, vedasi ad esempio l'articolo di Francesco Grignetti sul quotidiano "La stampa" di Torino del 06.06.2014
  94. ^ Rita Bernardini, segretaria dei "Radicali Italiani", sul quotidiano "Il tempo" di Roma del 06.06.2014
  95. ^ i termini "deportazione" e "gabbare" sono fra virgolette in quanto espressamente affermati dalla Bernardini, così come riportato dal quotidiano "Il tempo" di Roma del 06.06.2014
  96. ^ agenzia ANSA, 13 novembre 2014 "Sovraffollamento carceri, Strasburgo giudica validi rimedi risarcitori italiani"
  97. ^ Giustizia: l’Onu all’Italia "carceri troppo affollate? trovate alternative alla detenzione…", articolo di Monica Ricci Sargentini sul quotidiano Corriere della Sera del 12 luglio 2014
  98. ^ Giustizia: "diritti garantiti o scarcerazioni…", la richiesta dell’Onu all’Italia di Eleonora Martini, quotidiano "Il Manifesto", 13 luglio 2014 ed inoltre: Giustizia: l’Onu all’Italia "carceri troppo affollate? trovate alternative alla detenzione…", articolo di Monica Ricci Sargentini sul quotidiano Corriere della Sera del 12 luglio 2014
  99. ^ in forza del decreto legge 26 giugno 2014 n. 92 in Gazzetta Ufficiale n. 147 del 27 giugno 2014, espressamente adottato in ossequio alle prescrizioni della CEDU-Corte europea dei diritti dell'uomo, poi convertito definitivamente con la legge 11 agosto 2014 n. 117
  100. ^ cioè la disponibilità di meno di tre mq all'interno della cella per ciascun detenuto, invece dei sette previsti dalla normativa, peraltro riducibili alla metà come situazione temporanea (definita capienza tollerabile), ormai diventata un obbiettivo da raggiungere, anziché una situazione eccezionale
  101. ^ Agi, 31 luglio 2014: Csm - Troppo pochi 8 euro al giorno per risarcire un detenuto per le "condizioni inumane o degradanti" vissute in un carcere sovraffollato. Questa la posizione espressa dal Csm con un parere, approvato oggi in plenum a larga maggioranza (19 voti a favore, astenuti il laico della Lega Ettore Albertoni e il togato di Magistratura Indipendente Antonello Racanelli), sul decreto legge che prevede misure compensative per i detenuti. La norma, osserva Palazzo dei Marescialli, può essere esposta anche a "problemi di compatibilità costituzionale sotto il profilo della effettiva tutela in relazione al combinato disposto" degli articoli 117 della Costituzione (che prevede il rispetto dei vincoli degli ordinamenti comunitari) e dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani. "L’obiettiva esiguità del quantum risarcitorio da liquidarsi - si legge nel parere messo a punto dalla Sesta Commissione (relatrice la togata di Unicost Giovanna Di Rosa) e richiesto dal ministro Andrea Orlando - senza che alcuna discrezionalità sul punto residui al giudicante, potrebbe infatti essere sospettata di svuotare di contenuto la tutela offerta dalla disposizione sovranazionale, la cui violazione non darebbe luogo ad un effettivo ristoro per equivalente da parte dell’amministrazione". Inoltre, "al di là della evidente esiguità della somma - osserva il Csm - chiaramente riconducibile al timore che il riconoscimento di importi assai cospicui a favore dei danneggiati possa gravare eccessivamente sulle finanze dello Stato, la previsione di un siffatto limite appare discutibile anche sotto il profilo della rigidità del tasso di risarcimento previsto per legge, senza che sia prevista alcuna possibilità di graduarlo in ragione della gravità del pregiudizio eventualmente accertato".
  102. ^ agenzia ANSA, 13 novembre 2014 "Sovraffollamento carceri, Corte respinge 3.564 ricorsi ++ Strasburgo giudica validi rimedi risarcitori italiani"
  103. ^ fonte: ISTAT
  104. ^ nel discorso di inaugurazione dell'anno giudiziario 2009 in Roma il 27 gennaio 2009, riportato sul sito del ministero della giustizia
  105. ^ al 01.08.2014 ci sono 55 mamme e 58 bambini nelle carceri italiane - dati forniti da "A Roma, Insieme". Solo nel Nido del carcere di Rebibbia, dove l’Associazione opera, il numero è di 18 mamme e 19 bambini
  106. ^ Giustizia: una legge inapplicata fa restare i bimbi in carcere di Chiara Arroi su www.lindro.it, 1 agosto 2014; Mamme e bambini potrebbero stare in Case Famiglia Protette, ma non succede. Raccontano Gioia Passarelli e Gustavo Imbellone
  107. ^ Progetto “Bambini e carcere” – Protocollo d’intesa tra Telefono Azzurro e Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, consultabile sul sito del ministero della giustizia
  108. ^ a b Morire di carcere. Dossier 2000-2010, ristretti.it. URL consultato il 05-05-2010.
  109. ^ i dati dell' U.S. Department of Justice - Boreau of Justice Statistics segnalano una media di 0,12 suicidi ogni mille detenuti come media degli ultimi dieci anni

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene
  • C. Brunetti - M. Ziccone, Manuale di Diritto Penitenziario, Simone editore, Napoli, 2010;
  • C. Brunetti, Pedagogia penitenziaria, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2005;
  • C. Brunetti, Thule - Il segno del comando, Romanzo ambientato in carcere, ISBN 9788891052353.
  • C. Brunetti - C. Sapia, Psicologia penitenziaria, E.S.I., Napoli, 2007;
  • A. Cassese, Umano-disumano: commissariati e prigioni nell'Europa di oggi, Laterza, Roma, 1994.
  • Cruells, M., Ingareda, N., (a cura di), Women integration and Prison, Aurea Editores, Barcellona, 2005.
  • Defilippi, C., Bosi, D., Il sistema europeo di tutela del detenuto, Giuffrè, Milano, 2001.
  • Ferrajoli, L., Diritto e ragione. Teoria del garantismo penale, Laterza, Roma-Bari, 2009.
  • Michel Foucault, Sorvegliare e punire. Nascita della prigione, Einaudi, Torino 1993.
  • Michel Foucault, Sorvegliare e punire, Einaudi, Torino 1976
  • Carlo Maria Martini, Non è giustizia. La colpa, il carcere e la parola di Dio, Mondadori, Milano, 2003
  • Gallo, E., Vincenzo, R., Il carcere in Europa. Trattamento e risocializzazione, recupero e annientamento, modelli pedagogici e architettonici nella galera europea, Bertani, Verona 1983.
  • Gonin D., Il corpo incarcerato, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1994.
  • Ignatieff, M., Le origini del penitenziario. Sistema carcerario e rivoluzione industriale inglese, 1750-1850, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1982.
  • Migliori, S., Carcere, esclusione sociale, diritto alla formazione, Carocci Faber editore, Torino 2007
  • Murdoch, J., The treatment of prisoners. European standards, Council of Europe Publishing,Strasbourg 2006.
  • Tommaso Buracchi, Origini ed evoluzione del carcere moderno, 2004 http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/asylum/buracchi/
  • L. Castellano - D. Stasio, Diritti e castighi, il Saggiatore, Milano 2009. ISBN 978-88-428-1585-3
  • PEN, Scrittori dal Carcere - Antologia PEN di testimonianze edite e inedite, Universale Economica Feltrinelli, Milano, 1998.
  • AA.VV., Contabilità penitenziaria, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2006;
  • Pierre Clémenti, Carcere italiano, il Sirente, Fagnano Alto, 2007. ISBN 978-88-87847-12-3;
  • L. Re, Carcere e globalizzazione. Il boom penitenziario negli Stati Uniti e in Europa, Laterza, Roma-Bari, 2006.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]