Georges Brassens

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Georges Brassens
Fotografia di Georges Brassens
Nazionalità Francia Francia
Genere Chanson
Folk
Cabaret
Periodo di attività 1947 – 1980
Album pubblicati 12
Studio 12
Live 1 Georges Brassens in Great Britain
Raccolte 0

Georges Brassens (Sète, 22 ottobre 1921Saint-Gély-du-Fesc, 29 ottobre 1981) è stato un cantautore, poeta, scrittore e attore francese.

È considerato a livello internazionale come uno dei più grandi maestri in assoluto della canzone d'autore.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

L'infanzia e la giovinezza[modifica | modifica sorgente]

Georges Brassens nacque a Sète, piccolo porto mediterraneo nella regione della Linguadoca-Rossiglione, il 22 ottobre 1921; crebbe in un ambiente familiare umile ma sereno da padre francese e madre italiana: Jean-Louis Brassens, muratore, ed Elvira Dagrosa, casalinga originaria di Marsico Nuovo, in Basilicata, vedova di guerra e già madre di una bambina. I suoi nonni materni si chiamavano Michele Dagrosa e Maria Dolce.[1]

Brassens respirò musica sin dall'infanzia: la madre amava in ugual modo la musica lirica e la canzone popolare, soprattutto le melodie accompagnate con il mandolino. Fu proprio su questo strumento che il piccolo Georges apprese le basi che gli permisero, in seguito, l'apprendimento della chitarra; possedeva un buon orecchio musicale e si dimostrò sempre più interessato alla musica che alla scuola e agli studi; a quattordici anni cominciò a scrivere le sue prime canzoni.

Al liceo, Georges Brassens fece un incontro che si rivelò determinante per il suo avvenire: il suo professore di lettere, Alphonse Bonnafé, una personalità fortemente anticonformista, riuscì a catturare il suo interesse e, grazie a lui, il giovane Brassens conobbe la poesia francese; cominciò ad impegnarsi seriamente nella scrittura di poesie e testi di canzoni. In terza liceo, disgraziatamente, venne sospeso dalla scuola: in seguito ad alcuni piccoli furti compiuti dagli alunni della scuola nelle case degli allievi più benestanti, un compagno fece il suo nome (la canzone Les quatre bacheliers allude appunto a questo episodio); il padre lo prese allora a lavorare con sé, nell'impresa edile di famiglia. La passione per la musica, però, non si interruppe, al contrario; Georges si appassionò particolarmente ad un grande interprete del momento, Charles Trenet, del quale cercava di imitare lo stile.

L'arrivo nella capitale[modifica | modifica sorgente]

Brassens nel 1964

Nel 1940, a diciott'anni, Brassens decise di stabilirsi a Parigi, presso una zia; nella capitale, oltre a lavorare come operaio alla Renault, cominciò a frequentare le biblioteche e a studiare i testi fondamentali della poesia francese, da Villon a Hugo, da Apollinaire a Verlaine. Con lo scoppio della guerra, la fabbrica di automobili presso cui Brassens lavorava venne bombardata, e i tedeschi entrarono a Parigi; fu allora costretto a rientrare a Sète, dalla sua famiglia.

Soltanto in seguito all'Armistizio, Brassens poté far ritorno a Parigi; questa volta, non provò nemmeno a cercare un lavoro: aveva deciso di consacrarsi interamente alla musica e alla poesia. Fu così che, nel 1942, pubblicò a proprie spese le sue prime raccolte poetiche A la venvole e De coups d'épée dans l'eau, che rivelavano già la sua vena satirica e anticonformista. Nel 1943, in seguito ad un decreto di lavoro obbligatorio (STO) imposto dai tedeschi al governo francese, Brassens si trovò costretto a lavorare presso la Bmw, nel campo di lavoro di Basdorf, vicino a Berlino; fu qui che conobbe Pierre Onteniente (soprannominato da Brassens Gibraltar), prigioniero come lui, il quale diverrà uno dei suoi migliori amici e il suo uomo di fiducia.

In questo periodo, Brassens fu costretto ad interrompere i suoi studi, ma non smise di scrivere canzoni; a questo periodo risale, per esempio, il testo di Pauvre Martin. Nel 1944, approfittando di una licenza di quindici giorni, Brassens fece ritorno a Parigi, dove si nascose presso i coniugi Jeanne e Marcel Planche, figure fondamentali per la vita e l'opera del cantautore; fu a loro, la sua nuova famiglia, che Brassens dedicò canzoni quali Jeanne, La cane de Jeanne e Chanson pour l'Auvergnat.

Inizialmente, avrebbe dovuto restare a casa Planche finché la guerra non fosse finita e lui non fosse stato libero; in realtà, vi restò più di vent'anni, fino al 1966, conducendo un'esistenza serena, malgrado le ristrettezze. Fu proprio nella casa al numero 9 dell'Impasse Florimont (nel XIV arrondissement), tra gatti e animali di ogni specie, che Brassens compose la maggior parte delle sue canzoni. Componeva cominciando dalla scrittura dei testi, adattando poi la melodia al pianoforte, senza avere nessuna conoscenza in materia di solfeggio e di armonia.

A partire dal 1946 cominciò la sua collaborazione al Libertaire, rivista anarchica; simpatizzante degli ideali anarchici, per tutta la vita Brassens esprimerà, con l'irriverenza delle sue canzoni, la sua volontà di lottare contro l'ipocrisia della società e le convenzioni sociali; nei suoi testi, prende posizione in favore degli emarginati, degli ultimi e contro ogni tipo d'autorità costituita. In particolare lungo tutto l'opera di Brassens ritroviamo una viva opposizione contro le figure del giudice e del poliziotto, nel celebre brano l'Hécatombe, Brassens tifa dalla sua finestra per le "massaie gendarmicide" che si stanno battendo contro degli agenti venuti a sedare una rissa. Nel 1947, Brassens pubblicò il suo primo romanzo, La lune écoute aux portes; nello stesso anno, scrisse alcune tra le sue più grandi canzoni, come Brave Margot, La mauvaise réputation e Le gorille; quest'ultimo brano, nel quale Brassens si oppone con forza alla pena di morte, fu boicottato dalla radio di Stato per molti anni.

In questo periodo, Brassens conobbe Joha Heiman (che lui chiamava Püppchen, 'bambola'), la donna d'origine estone che sarebbe diventata la compagna di una vita; i due non vissero mai assieme e non ebbero figli, ciononostante restarono uniti fino all'ultimo giorno di vita del cantautore. Fu a lei che dedicò La non-demande en mariage (la 'non domanda di matrimonio).

Gli inizi[modifica | modifica sorgente]

Gli anni Cinquanta videro Brassens impegnato in una lunga ed ostinata gavetta nei cabaret parigini; Jacques Grello, un celebre chansonnier, lo sentì cantare ed, entusiasta, lo invitò ad esibirsi nel suo cabaret, il Caveau de la République, e in altri locali in voga, come il Lapin agile a Montmartre e la Villa d’Este; il pubblico, però, non condivideva il giudizio di Grello, e i primi concerti furono dei veri e propri fiaschi.

All'inizio del 1952, alcuni amici convinsero Brassens a sottomettersi ad un provino nel celeberrimo cabaret di Montmartre, Chez Patachou; la proprietaria, la stessa Patachou, rimase estasiata e volle cantare i suoi brani nel proprio locale, facendolo così conoscere al grande pubblico; fu sempre lei a convincere Brassens, che si vedeva soltanto nei panni del compositore, ad interpretare lui stesso le sue canzoni. Fu l'inizio del successo.

La carriera[modifica | modifica sorgente]

Brassens in concerto nel 1964

Brassens cominciò ad esibirsi in numerosi locali parigini e a raccogliere un certo successo presso il pubblico e i critici, malgrado alcuni suoi testi suscitino scalpore e scandalo. La consacrazione arrivò quando Patachou presentò a Brassens Jacques Canetti, direttore artistico della casa discografica Polydor e proprietario del cabaret Les Trois Baudets; grazie all'impegno di Canetti, Brassens poté, dopo una tournée estiva, registrare il suo primo album, La mauvaise réputation, che ottenne un grande successo.

Nel 1953, il 16 ottobre Brassens debuttò al prestigioso music-hall parigino dell'Olympia; proponeva, oltre ai suoi testi, brani ripresi da poeti celebri come François Villon (Ballade des dames du temps jadis), Victor Hugo (Gastibelza), Paul Fort (Le petit cheval); il 1953 fu anche l'anno di pubblicazione del romanzo La tour des miracles. Nel 1954, oltre a ricevere il Gran Premio del Disco dell'Accademia Charles Cros, pubblica il suo secondo album, Les amoureux des bancs publics, a cui fece seguito, l'anno seguente, Chanson pour l'Auvergnat.

Negli anni successivi, spinto da Jacques Canetti, fu più volte in tournée in Europa e in Africa del Nord; si dedicò a recital e, anche se per una volta soltanto, al cinema: nel 1956, interpretò un ruolo quasi autobiografico nel film Porte des Lilas di René Clair. Con i primi guadagni ottenuti, Brassens comprò la casa dell'Impasse Florimont, dove viveva con Jeanne e Marcel. Nel 1957, assieme a Pierre Onteniente, Brassens creò le Editions Musicales 57 e pubblicò Je me suis fait tout petit, mentre continuava a dividersi tra l'Olympia, l'Alhambra e Bobino.

Sin dalla fine della guerra, Brassens aveva sofferto di coliche nefritiche e di calcoli renali che gli impedirono, talvolta, di portare a termine i suoi spettacoli; pur rallentato dalle sue condizioni di salute, Brassens non mancò mai all'appuntamento e continuò a pubblicare dischi a cadenza regolare: del 1958 è Le Pornographe, mentre Le Mécréant e Les trompettes de la renommée uscirono rispettivamente nel 1960 e nel 1961. Nel 1964, Brassens fece nuovamente capolino al cinema: la sua canzone Les copains d'abord (pubblicata lo stesso anno nell'album omonimo) rientra nella colonna sonora del film Les Copains di Yves Robert.

Nel 1966, oltre a lasciare definitivamente l'abitazione condivisa con Jeanne e Marcel per stabilirsi poco lontano, nel XV arrondissement, Brassens pubblicò l'album Supplique pour être enterré à la plage de Sète; la canzone che dà il titolo al disco diverrà il suo testamento messo in musica. Nel 1967 ricevette il Premio di poesia dell'Académie française. L'anno seguente, all'epoca degli avvenimenti politico-sociali del '68, Brassens si trovava in un letto d'ospedale, dopo un'operazione di asportazione di calcoli; ciononostante, appoggiò, anche se non direttamente, la causa dei rivoluzionari. Poco prima della sua morte, qualcuno gli chiese che cosa facesse durante le giornate del maggio '68, perché non si fosse schierato pubblicamente; la sua risposta ('Soffrivo di coliche nefritiche') venne interpretata come un'irriverenza tra le tante, ma rispecchiava la realtà; Brassens, senza che nessuno lo sapesse, affrontava la sua malattia in silenzio. Nello stesso anno, il 24 ottobre, l'amica Jeanne morì, all'età di settantasette anni. Nel gennaio del 1969, su iniziativa della rivista Rock et Folk e della radio RTL, Brassens partecipò ad un'intervista che divenne un evento storico, in compagnia di Léo Ferré e Jacques Brel, altri due pilastri della canzone d'autore francese; nello stesso anno, oltre a continuare le esibizioni a Bobino, Brassens pubblicò La Religieuse, il suo decimo disco. Negli ultimi anni, i problemi di salute l'avevano fatto invecchiare prematuramente: dopo aver acquistato una casa a Lézardrieux, in Bretagna (regione che amava al punto da studiare la lingua bretone), nel 1973 disse addio alle scene, con un'ultima tournée in Francia e in Belgio e pubblicando il suo penultimo disco, Fernande.

Due anni dopo, nel 1975, Brassens ricevette il Gran premio della città di Parigi; nel 1977, in seguito all'uscita del suo ultimo lavoro, Don Juan, salì un'ultima volta sul palco di Bobino; fu il suo ultimo concerto. Nel 1979 Brassens accettò la proposta del musicista Moustache, suo vecchio amico, di partecipare alla registrazione di un album in cui i suoi titoli più celebri venivano ripresi in versione jazz. Alla fine dell'anno ricevette il Gran Premio del disco dalle mani del sindaco di Parigi, Jacques Chirac.

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Tomba di Georges Brassens e della compagna Joha Heiman,
cimitero du Py a Sète. Nella stessa tomba sono sepolti anche la sorella e il cognato del cantante.

Affetto da un cancro, nel novembre del 1980, Brassens si sottopose all'ennesima operazione. Dopo aver passato l'estate nella sua casa in Bretagna, trovò ricovero presso il suo amico e medico Maurice Bousquet, a Saint-Gély-du-Fesc, vicino a Montpellier. È lì che, alle 23.15 del 29 ottobre 1981, Georges Brassens si spense all'età di sessant'anni.

Fu inumato a Sète, nel cimitero du Py, soprannominato il cimitero dei poveri, per distinguerlo dal Cimitero marino, in cui giace il poeta Paul Valéry, che sovrasta il paese. In questo modo, la sua volontà, espressa nella canzone-testamento Supplique pour être enterré à la plage de Sète, di essere sepolto nella spiaggia del suo villaggio natale, fu quasi rispettata.

Aneddoti e curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Contrariamente ad un'idea diffusa, il suo strumento di composizione preferito era il piano.
  • Corne d'aurochs fu realmente il soprannome di uno dei suoi amici.
  • Georges Moustaki compose in onore suo e della sua cerchia di amici la canzone Les amis de Georges.
  • Jean Ferrat compone una canzone in suo onore: À Brassens (1964).
  • Più artisti hanno rieseguito le canzoni di Brassens in un album intitolato Les oiseaux de passage (come il titolo di una sua canzone). A quest'album hanno partecipato artisti come Bénabar, Yann Tiersen, Tarmac.
  • Il giovane Fabrizio De André rimase colpito dai dischi di Brassens che il padre Giuseppe gli portò dalla Francia al punto da cambiare drasticamente il suo stile e traducendo in seguito vari brani in italiano di colui che poi chiamerà "il mio Maestro".
  • Dal primo lavoro di Brassens, La Mauvaise Réputation, prende il nome la band italiana laMalareputazione.
  • Il parco costruito nella città di Parigi, ubicato nei pressi del vecchio mattatoio, è stato battezzato Parc Georges Brassens. Il cantante visse buona parte della sua vita parigina a qualche centinaio di metri da lì, in un arrondissement lontano da quelli centrali, ancora denso di un'umanità reale.
  • Durante tutta la sua carriera, Brassens riprese, mise in musica ed interpretò delle poesie di Francois Villon, Paul Verlaine, Louis Aragon, Antoine Pol, Paul Fort, Victor Hugo, Jean Richepin, Francis Jammes e altri.
  • Nel 2009 il "Festival di poesia civile" di Vercelli istituisce il "Premio Georges Brassens".
  • Una fermata della Linea 3 del Tram di Parigi è dedicata al cantautore francese.
  • 6587 Brassens è un asteroide scoperto nel 1984, così chiamato in onore del poeta e cantautore francese.
  • Il cantante e scrittore lombardo Nanni Svampa ha tradotto diversi testi di Brassens in italiano ed in dialetto milanese. Ha dedicato quattro album interamente a Brassens: "Nanni Svampa canta Brassens" (1964, 1971), "Cantabrassens" in Cabaret italiano (1977), "W Brassens" (1999), "Donne, gorilla, fantasmi e lillà - Omaggio italiano a George Brassens" (2004).
  • Il cabarettista Alberto Patrucco, noto per la partecipazione a Zelig e Colorado Cafè, ha tradotto ed interpretato le canzoni di Brassens in due album interamente dedicati all'autore: "Chi non la pensa come noi" (2008) e "Segni (e) particolari" (2014), quest'ultimo insieme ad Andrea Mirò e con la partecipazione di Ale e Franz, Eugenio Finardi, Ricky Gianco, Enzo Iacchetti, Enrico Ruggeri

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Altri dischi[modifica | modifica sorgente]

  • Georges Brassens chante les chansons de sa jeunesse (Georges Brassens canta le canzoni della sua gioventù)
  • 20 ans d'Emissions à Europe1 (extraits d'interviews et chansons) (20 anni di emissioni a Europe1, estratti di interviste e canzoni)
  • Dernières chansons de Brassens par Jean Bertola (Ultime canzoni di Brassens interpretate da Jean Bertola); più che un disco di Brassens, può essere considerato come un omaggio di un suo amico e stretto collaboratore, Jean Bertola, che ricalcandone lo stile e la voce, ha cercato di dar vita a frammenti di testo e melodie incomplete lasciate dal cantautore.

Traduzioni e adattamenti[modifica | modifica sorgente]

Le canzoni di Brassens sono state interpretate da numerosi cantanti francesi e, nonostante la difficoltà di rendere la lingua utilizzata da Brassens, sono state tradotte in varie lingue. In Italia Nanni Svampa ha tradotto molte canzoni di Brassens sia in dialetto milanese, sia in italiano.

Georges Brassens (a destra) con il cantante Nanni Svampa, traduttore delle canzoni del cantautore francese in dialetto milanese

Moltissimi cantautori si sono ispirati a Brassens: in Italia, Fabrizio De André lo considerava un maestro, tanto che alcune delle sue più famose canzoni (Il gorilla, Morire per delle idee, Le passanti, Delitto di paese, Marcia nuziale, Nell'acqua della chiara fontana) non sono altro che delle traduzioni e degli adattamenti delle canzoni di Brassens; lo stesso cantautore francese, che conosceva un po' di italiano grazie anche alle origini della mamma, ebbe occasione di vedere le traduzioni delle sue canzoni e le giudicò eccellenti, assieme a quelle di Nanni Svampa, che però a quel tempo traduceva i suoi testi prevalentemente in dialetto milanese.

Tuttavia De André e Brassens non si conobbero mai di persona: il cantautore genovese era al corrente del brutto carattere di Brassens e temeva di andare incontro ad una delusione incontrando quello che per tanti anni era stato il suo modello assoluto. Altri cantautori italiani che hanno tradotto diverse canzoni di Georges Brassens sono Beppe Chierici, che, come Svampa, al repertorio dello chansonnier dedicò interi album e spettacoli, e Gianni Stefani, che le ha tradotte in veneto alto-vicentino. Inoltre un cantautore spagnolo, Paco Ibáñez, tradusse in lingua castigliana molte delle sue canzoni, alcune delle quali vennero interpretate dallo stesso Brassens, come per esempio "La mala reputación". Altri brani di Brassens sono stati tradotti e cantati in italiano da Paolo Capodacqua.

Le canzoni tradotte in Italia[modifica | modifica sorgente]

Qui di seguito sono riportati i titoli di alcune sue canzoni, con a fianco i corrispondenti titoli delle traduzioni e relativi autori e interpreti.

Titolo originale Titolo della traduzione (autori e/o interpreti)
Brave Margot Brava Margot (Beppe Chierici)
Ghita (Giorgio Ferigo)
La Rita de l'Ortiga (Nanni Svampa)
Chanson pour l'auvergnat Canzone per gente anonima (Beppe Chierici)
Canzon per el rotamatt (Nanni Svampa)
Dans l'eau de la claire fontaine Nell'acqua della chiara fontana (Fabrizio De André)
Nell'acqua di una chiara fontana (Beppe Chierici)
Fernande Palmira (Beppe Chierici)
Quand pensi a la Cesira (Nanni Svampa)
Hécatombe Ecatombe (Beppe Chierici)
Al mercà de Porta Romana (Nanni Svampa)
Il suffit de passer le pont Quando passo il ponte con te (Daniele Pace
Gigliola Cinquetti)
Je suis un voyou Mi sont on malnatt (Nanni Svampa)
J'ai rendez-vous avec vous Appuntamento con te (Beppe Chierici)
Doman te porti a ballà (Nanni Svampa)
L'assassinat Delitto di paese (Fabrizio De André)
I assassit (Nanni Svampa)
La complainte des filles de joie Canzone per le ragazze di vita (Beppe Chierici)
Donne di piacere (Nanni Svampa)
La femme d'Hector La moglie di Totò (Beppe Chierici)
La fille à cent sous La ragazza da cinque lire (Beppe Chierici)
La donna de cent cinquanta franc (Nanni Svampa)
La légende de la nonne (testo di Victor Hugo) La leggenda della suora (Giuseppe Setaro)
La marche nuptiale Marcia nuziale (Fabrizio De André, Gino Paoli)
El sposalizzi (Nanni Svampa)
La marine (testo di Paul Fort) Amori marinai (Alessio Lega)
La mauvaise herbe L'erba matta (Nanni Svampa)
La mauvaise réputation La cattiva reputazione (Beppe Chierici)
El disgrazià (Nanni Svampa)
Jerbata (Giorgio Ferigo)
La non-demande en mariage La non domanda di matrimonio (Beppe Chierici)
La non domanda di matrimonio (Nanni Svampa)
La prière (testo di Francis Jammes) Madonna varda giò (Nanni Svampa)
La rose, la bouteille et la poignée de mains La rosa, la bottiglia e la stretta di mano (Beppe Chierici)
La traîtresse La mia ganza (Nanni Svampa)
Le gorille Il gorilla (Fabrizio De André)
El gorilla (Nanni Svampa)
Ocjo al gorila (Giorgio Ferigo)
Le mauvais sujet repenti Il cattivo soggetto pentito (Beppe Chierici)
El rochetè (Nanni Svampa)
Le mécréant Il miscredente (Nanni Svampa)
'L miscredent (Gipo Farassino)
Le nombril des femmes d'agents L'ombelico della moglie di un agente (Beppe Chierici)
El bamborin de la miée d'on ghisa (Nanni Svampa)
Le parapluie Il parapioggia (Beppe Chierici)
L'ombrella (Nanni Svampa)
Le Père Noël et la petite fille La Leggenda di Natale (ispiratosi da questa canzone Fabrizio De André)
Le temps ne fait rien à l'affaire Chi è stronzo, resta così (Beppe Chierici)
Se l'è on cojon, l'è on cojon (Nanni Svampa)
Le testament Testamento (Beppe Chierici)
El testament (Nanni Svampa)
Le verger du roi Louis (testo di Théodore de Banville) La morte (Fabrizio De André, con nuovo testo scritto da lui, estraneo all'originale)
Le vin Il vino (Giuseppe Setaro)
Les amoureux des bancs publics I panchett (Nanni Svampa)
Les copains d'abord Gli amici miei (Beppe Chierici)
I compagni miei (Giuseppe Setaro)
Les lilas I lillà (Beppe Chierici)
Les passantes (testo di Antoine Pol) Le passanti (Fabrizio De André)
Les sabots d'Hélène Gli zoccoli di Lena (Beppe Chierici)
Les trompettes de la Rennomée Le trombe della celebrità (Beppe Chierici)
Tromboni de la pubblicità (Nanni Svampa)
Trompoette d'la selebrità (Gipo Farassino)
L'épave Il relitto (Beppe Chierici)
L'orage L'uragano (Beppe Chierici)
El temporal (Nanni Svampa)
La Fessée Lo Sculaccione (Fausto Amodei)
Marinette Marinetta (Beppe Chierici, Claudio Baglioni)
La Ginetta (Nanni Svampa)
Mourir pour des idées Morir per delle idee (Fabrizio De André)
Oncle Archibald Zio Arcibaldo (Beppe Chierici)
Zio Arcibaldo (Giuseppe Setaro)
Pauvre Martin Tristo Martino (Beppe Chierici)
Poer Martin (Nanni Svampa)
Tonton Nestor Barba Lenart (Giorgio Ferigo)
Une jolie fleur Un bel fiore (Beppe Chierici)
L'era on bell fior (Nanni Svampa)

Premi[modifica | modifica sorgente]

Brassens non ricercò mai riconoscimenti ufficiali e non si considerò mai un poeta, ottenne però alcuni importanti premi:

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Luis-Jean Calvet, Georges Brassens, petite Bibliothèque Payot, 1991, ISBN 2-228-89486-9

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

In italiano[modifica | modifica sorgente]

  • "Nanni Svampa canta Brassens" testi di Georges Brassens e Nanni Svampa, Verona: Anteditore, 1975
  • Nanni Svampa, "Canzoni e risate: ovvero Fare l'amore con un'ostetrica è un po' come leccare un gelataio", Lato side, 1979
  • Antonello Lotronto - Georges Brassens attraverso le sue canzoni - Ripostes Editore, Salerno - 1985.
  • Nanni Svampa, Mario Mascioli, "Brassens", con una interessante introduzione che riporta l'intervista rilasciata da Brassens al suo "fan", amico, giornalista e sacerdote cattolico André Sève. Franco Muzzio Editore, 1991
  • Maurizio Cucchi (a cura di), "Georges Brassens Poesie e canzoni. Testo originale a fronte", Guanda, 1994
  • Mirella Conenna, "Georges Brassens: lingua, poesia, interpretazioni", Schena, 1998
  • Nanni Svampa, "Scherzi della memoria", Ponte alle Grazie, 2002
  • Riccardo Bertoncelli, "Belin, sei sicuro?: storia e canzoni di Fabrizio De André", Giunti Editore, 2003
  • Nanni Svampa, "W Brassens. I testi delle canzoni in milanese e in italiano", Lampi di Stampa, 2006
  • Gianfranco Brevetto (a cura di) "Georges Brassens - Una Cattiva Reputazione" una serie di contributi da parte di esperti italiani ed europei ed alcune interviste tra cui quelle a Gino Paoli e Nanni Svampa, Aracne 2007
  • Georges Brassens - Le strade che non portano a Roma - Coniglio Editore, Roma 2009
  • Daniela Soave Vighesso, Salvo Lo Galbo - G. Brassens, 5h,40' (Riflessioni e appunti tra un treno, un pullman e una quenelle di quinoa) - Medea, 2012
  • Brassens in italiano 110 canzoni tradotte da Giuseppe Setaro con accordi Sestante edizioni, 2012
  • Margherita Zorzi, "Georges Brassens, il maestro irriverente", Zona 2012

A fumetti[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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