Cecco Angiolieri
Cecco Angiolieri (Siena, 1260 circa – Siena, 1312) è stato uno scrittore e poeta italiano, contemporaneo di Dante Alighieri e appartenente alla storica casata degli Angiolieri. La critica contemporanea sostiene che Cecco fu meno ribelle di come lo presentarono i romantici, i quali lo rivendicarono con forza ai loro ideali. È fuori di dubbio, comunque, che visse una vita perlomeno avventurosa.
Indice |
[modifica] Biografia
Cecco Angiolieri nasce a Siena nel 1257, nella ricchezza più totale e vi muore nel 1312-1313 circa. Il padre era il ricco banchiere Angioliero degli Angiolieri. Quest'ultimo era anche cavaliere, fece parte dei Signori del Comune nel 1257 e nel 1273 e appartenne all'ordine dei Frati della Beata Gloriosa Vergine Maria, i cosiddetti "Frati gaudenti", e partecipò col figlio alla guerra di Arezzo del 1288; è probabile che fosse ancora in vita nel 1296. La madre era Lisa de' Salimbeni, appartenente alla potente famiglia senese.
Nel 1281 era fra i Guelfi senesi all'assedio dei concittadini ghibellini asserragliati nel castello di Torri di Maremma (nei pressi di Roccastrada), tenuto dai ghibellini - la famiglia di Cecco aveva tradizioni guelfe - e fu più volte multato per essersi allontanato dal campo senza la dovuta licenza. Da altre multe fu colpito a Siena l'anno successivo, l'11 luglio 1282, per essere stato trovato nuovamente in giro di notte dopo il terzo suono della campana del Comune. Altra multa lo colpì nel 1291 in circostanze analoghe. Oltretutto, nel 1291 fu implicato nel ferimento di Dino di Bernardo da Monteluco, pare con la complicità del calzolaio Biccio di Ranuccio, ma solo quest'ultimo fu condannato.
Militò come alleato dei fiorentini contro Arezzo nel 1289 ed è possibile che qui abbia conosciuto Dante Alighieri. Il sonetto 100[1], datato tra il 1289 e il 1294, sembra confermare che i due si conoscessero, in quanto Cecco si riferisce a un personaggio (un mariscalco) che entrambi dovevano conoscere di persona (Lassar vo’ lo trovare di Becchina, / Dante Alighieri, e dir del mariscalco).
Intorno al 1296 fu allontanato da Siena, a causa di un bando politico. Si desume dal sonetto 102 (del 1302-1303), indirizzato a Dante allora già a Verona, che in quel periodo Cecco si trovasse a Roma (s'eo so’ fatto romano, e tu lombardo[2]). Non sappiamo se la lontananza da Siena dal 1296 al 1303 fu ininterrotta. Il sonetto testimonierebbe anche della definitiva rottura tra Cecco e Dante (Dante Alighier, i’ t’averò a stancare / ch'eo so’ lo pungiglion, e tu se’ ’l bue[3]). Tuttavia non sono attestate risposte (tantomeno proposte) dantesche, per cui, se tenzone fra i due vi fu, ci rimane solo la parte composta da Cecco (e non sappiamo nemmeno se è tutta, peraltro). Inoltre, nelle opere di Dante, Cecco non è mai nominato, né suoi componimenti sono citati.
Nel 1302 Cecco svendette per bisogno una sua vigna a tale Neri Perini del Popolo di Sant'Andrea per settecento lire ed è questa l'ultima notizia disponibile sull'Angiolieri in vita. Proprio per questa ragione si oppose a ogni forma di politica proclamandosi una persona libera e indipendente. Si ritiene che questa sua imposizione sia dovuta al bando politico che lo allontanò da Siena
Dopo il 1303 fu a Roma, sotto la protezione del cardinale senese Riccardo Petroni. Da un documento del 25 febbraio 1313 sappiamo che i cinque figli (Meo, Deo, Angioliero, Arbolina e Sinione - un'altra figlia, Tessa, era già emancipata) - rinunciarono all'eredità perché troppo gravata dai debiti. Si può quindi presupporre che Cecco Angiolieri sia morto intorno al 1310, forse tra il 1312 e i primi giorni del 1313. La tradizione lo vuole sepolto nel chiostro romanico della Chiesa di San Cristoforo a Siena.
[modifica] I sonetti
[modifica] Il problema del testo: numero dei sonetti e autenticità
Cecco Angiolieri ha composto circa 128 sonetti che hanno come motivi ricorrenti: la storia del suo amore schiettamente sensuale per Becchina, la passione per il vino, il gioco, la taverna, l'odio dei genitori che non gli danno denaro per i suoi vizi e piaceri. Lui faceva parte dei comico-realistici. I suoi componimenti sono caratterizzati da quel linguaggio violento, colorito, esagerato, disperato.
[modifica] Prima del 1956
[modifica] Dal 1956 ad oggi
[modifica] Le tematiche
La poetica di Cecco Angiolieri rispetta tutti i canoni della tradizione comica toscana. A differenza di Folgòre da San Gimignano e altri epigoni è l'unico che fa ampio uso della parodia (parà: contro e odé: canto) per rovesciare tutti i caratteri propri dello stilnovismo. La donna-angelo diventa una creatura terrena, finanche volgare. Viene catapultata nei locali notturni, quelli che noi oggi chiameremmo tabarin. Emerge anche la presenza di un padre spilorcio che a causa della sua parsimonia non permette a Cecco di scialacquare per conquistare le belle donne. Le protagoniste sono la moglie, pettegola e arcigna, e l'amante Becchina, sensuale e meschina, con la quale alterna momenti di diatribe con momenti di passioni incontrollate.
[modifica] La malinconia
Il termine deriva dalla teoria degli umori di Ippocrate, studioso di medicina, secondo il quale teoria gli umori (cioè i liquidi: sangue, flegma, bile gialle e bile nera, quest'ultima è proprio la melancolia) se si trovavano in proporzioni equilibrate, garantivano la salute fisica, mentre in caso di non equilibrio provocavano malattie (a cui si rimediava per esempio con il salasso). La bile nera, anche detta "umor nero", deriva dai termini greci melaina (nero) e cholè (bile) la quale era responsabile appunto di un sentimento di insoddisfazione incessante che provocava umore cupo e negativo.
[modifica] S'i' fosse foco, ardere' il mondo
All'inizio del Trecento, epoca in cui la poesia era dominata dal "Dolce Stil Novo", che rappresentava l'amore con immagini di grande delicatezza e ricercata eleganza, l'irriverente Cecco Angiolieri compose versi di forte provocazione e che tessevano l'elogio delle passioni terrene.
Il celebre sonetto S'i' fosse foco, arderei 'l mondo appartiene a una secolare tradizione letteraria goliardica improntata all'improperio e alla dissacrazione delle convenzioni. L'Angiolieri si colloca all'interno, e sulla vetta di una "scuola" poetica parodistica che è quella dei poeti giocosi; fra i quali si annoverano Rustico di Filippo, Meo de' Tolomei, Folgore da San Gimignano, Pieraccio Tedaldi, Pietro de' Faitinelli. Lo stile "giocoso" si risolve spesso in un gioco letterario anche raffinato e socialmente accettato proprio perché convenzionale.
Il sonetto ha avuto anche una trasposizione musicale ad opera del cantautore genovese Fabrizio De André, nell'album Volume III del 1968; a un differente livello, è citato nella canzone della puntata Il rapimento di Gino nella serie a cartoni animati Gino il Pollo.
Come buona parte dei sonetti di Cecco, anche questo sonetto ha avuto diverse lectiones a seconda delle edizioni. Si cita qui dall'edizione Marti del 1956[4].
| «
S'i' fosse foco, ardere' il mondo; |
|
|
(Cecco Angiolieri)
|
[modifica] Curiosità
Cecco Angiolieri è tra i personaggi di una novella del Decameron (la quarta della nona giornata).
[modifica] Note
- ^ In wikisource l'edizione seguita è quella a cura di Gigi Cavalli, che riproduce l'ordinamento dei sonetti proposto da Maurizio Vitale.
- ^ Rime, Sonetto CII
- ^ Rime, Sonetto CII
- ^ Mario Marti, Poeti giocosi del tempo di Dante, Rizzoli, Milano 1956, p. 200. Il sonetto è il numero 82 (LXXXVI nell'edizione Vitale).
[modifica] Bibliografia
[modifica] Testi
- I sonetti di Cecco Angiolieri editi criticamente ed illustrati per cura di Aldo Francesco Massera, Zanichelli, Bologna 1906
- Aldo Francesco Massera (1917). Nuovi sonetti di Cecco Angiolieri. Studj Romanzi XIII: 79-99.
- Aldo Francesco Massera, Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli, Laterza, Bari 1920, vol. I, pp. 63–138 (testo) e vol. II, pp. 82–92 e 127-136 (note critiche e annotazioni).
- Cecco Angiolieri, Il Canzoniere, a cura di Carlo Steiner, UTET, Torino 1925.
- Aldo Francesco Massera, Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli, nuova edizione a cura di Luigi Russo. Laterza, Bari 1940, pp. 63–138 (testo), 330-340 (note critiche), 375-384 (annotazioni) e 409 (nota aggunta di Luigi Russo).
- Mario Marti, Poeti giocosi del tempo di Dante, Rizzoli, Milano 1956, pp. 113–250.
- Maurizio Vitale, Rimatori comico-realistici del Due e Trecento, 2 voll. UTET, Torino 1956, vol. I, pp. 259–455.
- Cecco Angiolieri, Rime, a cura di Gigi Cavalli, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1959, ISBN 9788817120173
- Gianfranco Contini, Poeti del Duecento, 2 voll. Ricciardi, Milano-Napoli 1960, vol. II, pp. 367–401 (testo) e 883-885 (nota ai testi).
- Cecco Angiolieri, Le Rime, a cura di Antonio Lanza, Archivio Guido Izzi, Roma 1990, ISBN 9788885760189
- Cecco Angiolieri, Rime, a cura di Raffaella Castagnola, Mursia, Milano 1995, ISBN 8842518417.
- Cecco Angiolieri, Sonetti, a cura di Menotti Stanghellini, Il Leccio, Monteriggioni 2003, ISBN 9788886507967.
[modifica] Saggi
- Alessandro D'Ancona (gennaio 1874). Cecco Angiolieri da Siena poeta umorista del secolo decimoterzo. Nuova Antologia XXV (1): pp. 5-57. Poi in Alessandro D'Ancona, Cecco Angiolieri da Siena poeta umorista del secolo decimoterzo in Studj di critica e storia letteraria, 2ª edizione, 2 voll., Bologna, Zanichelli [1880], 1912, vol. I, pp. 163-275.
- Aldo Francesco Massera (1901). La patria e la vita di Cecco Angiolieri. Bullettino Senese di Storia Patria VIII: pp. 435-452.
- Nino Fattovich, La poesia amorosa di Cecco Angiolieri, Estratto dall'"Annuario del Liceo-Ginnasio Dante Alighieri di Fiume", Fiume, Stabilimento tipografico de «La Vedetta d'Italia» S.A., 1923.
- Luigi Russo (novembre 1926). Cecco Angiolieri e la critica. Leonardo II (11): pp. 303-305. Poi in Luigi Russo, La critica moderna e gli antichi in Problemi di metodo critico, Bari, Laterza, 1929, pp. 195-205.
- Natalino Sapegno (maggio-giugno 1929). La lingua e l'arte di Cecco Angiolieri. Convivium I (3): pp. 371-382.
- Adele Todaro, Sull'autenticità dei sonetti attribuiti a Cecco Angiolieri, Palermo, Boccone del Povero, 1934.
- Domenico Guerri (1934). Cecco Angiolieri. Revisione delle rime del "beffardo". Rivista di sintesi letteraria I (4): pp. 419-436.
- Aurelio Roncaglia (1941). Per due sonetti di Cecco Angiolieri ed uno di Jacopo da Leona. Giornale Storico della Letteratura Italiana CXVIII (353-354): pp. 81-92.
- Mario Marti, Cecco Angiolieri e i poeti autobiografici tra il 200 e il 300, Galatina, 1946.
- Bruno Maier, La personalità e la poesia di Cecco Angiolieri, Bologna, Cappelli, 1947.
- Mario Marti (1950). Per una nuova edizione dei sonetti di Cecco Angiolieri. Convivium XVIII, Nuova serie I (3): pp. 441-450.
- Mario Marti (1950). Sui sonetti attribuiti a Cecco Angiolieri. Giornale storico della letteratura italiana CXXVII (379): pp. 253-275.
- Bruno Maier (1953). La poesia di Cecco Angiolieri e i suoi problemi. Ausonia VIII (3): pp. 28-37.
- Mario Marti, Cecco Angiolieri in Cultura e stile nei poeti giocosi del tempo di Dante, Pisa, Nistri-Lischi, 1953, pp. 83-129.
- Anna Razzini (1954). Intorno all'autenticità delle Rime ascritte a Cecco Angiolieri. Filologia Romanza I (1): pp. 30-38.
- Mario Marti (1955). Per un'edizione dei giocosi e di alcune questioni di metrica antica. La Rassegna della Letteratura Italiana LIX (1): pp. 41-47.
- Peter E. Bondanella (1972). Cecco Angiolieri and the Vocabulary of Courtly Love. Studies in Philology LXIX: pp. 55-71.
- Luigi Peirone, La coscienza dello stile "comico" in Cecco Angiolieri, Savona, Sabatelli, 1979.
- Franco Suitner, La poesia satirica e giocosa nell'età dei comuni, Padova, Editrice Antenore, 1983. ISBN 9788884552945
- Elena Landoni (1989). Note su Cecco Angiolieri: antistilnovismo o antipoesia?. Testo 17: pp. 3-31. Poi inElena Landoni, Note su Cecco Angiolieri: antistilnovismo o antipoesia? in Il «libro» e la «sentenzia». Scrittura e significato nella poesia medievale: Iacopone da Todi, Dante, Cecco Angiolieri, Milano, Vita e Pensiero, 1990, pp. 141-178. ISBN 8834304462
- Elena Landoni, La grammatica come storia della poesia. Un nuovo disegno storiografico per la letteratura italiana delle origini attraverso grammatica, retorica e semantica, Roma, Bulzoni, 1997. ISBN 8883190459
- Paolo Orvieto, Lucia Brestolini, La poesia comico-realistica. Dalle origini al Cinquecento, Roma, Carocci, 2000. ISBN 9788843015269
- Fabian Alfie, Comedy and Culture. Cecco Angiolieri's Poetry and Late Medieval Society (in inglese), Leeds, Northern Universities Press, 2001. ISBN 1902653432
- Stefano Carrai e Giuseppe Marrani (a cura di), Cecco Angiolieri e la poesia satirica medievale, Tavarnuzze - Impruneta, SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2005. ISBN 8884501806
- Menotti Stanghellini, La grande rapina ai danni di Cecco Angiolieri, bisessuale, il nemico di Dante, Monteriggioni, Il Leccio, 2007. ISBN 8889184213
- Corrado Calenda, Tra inosservanza e trasgressione: poeti giocosi e realistici tra Due e Trecento in Gli "irregolari" nella letteratura: eterodossi, parodisti, funamboli della parola : atti del Convegno di Catania, 31 ottobre-2 novembre 2005, Roma, Salerno editrice, 2007, pp. 31-49. ISBN 8884025605
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
Wikisource contiene opere originali di Cecco Angiolieri
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Cecco Angiolieri
Wikiquote contiene citazioni di o su Cecco Angiolieri
[modifica] Collegamenti esterni
- Rime di Cecco Angiolieri, testi con concordanze, lista delle parole e lista di frequenza (edizione Cavalli)
- bibliografia su Cecco Angiolieri - dal repertorio online Regesta Imperii
- "S'i' fossi foco" in audio MP3
- Rime. Download gratuito in diversi formati, da liberliber.it (edizione Cavalli)
- Cecco Angiolieri e la poesia realistico-borghese
- L'edizione del 1906 di Cecco Angiolieri a cura di Aldo Francesco Massera.
- Edizione Giuliotti del 1914
- Testo, note e annotazioni dell'edizione Massera del 1920
- Nota aggiunta di Luigi Russo all'edizione Massera