Stanza (poesia)

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In poesia, una stanza è una porzione di una grande composizione come un poema.

Nella poesia moderna, il termine è spesso equivalente a strofa, ovvero ad un gruppo di versi che sono associati da un preciso schema di rime; nella musica vocale popolare, una stanza è quasi sempre un verso che si differenzia dal ritornello o refrain.

Dopo il contributo di Dante Alighieri, si comincia a considerare stanza anche una strofa di otto versi che rappresenta l'unità ritmica della rima finale.

Una delle forme più comuni di stanza, nella poesia delle lingue europee è rappresentata dai testi di musica sacra e da quelli degli inni.

Una manifestazione meno ovvia di stanza si trova nei sonetti che pur essendo un tutt'uno possono essere suddivisi in stanze con il seguente schema di rime seguito da una coppia finale:

In metrica, si definisce "stanza" sia la strofa di una canzone (cioè una struttura di più versi cui è associato un determinato schema di rime), sia un testo poetico di una sola strofa. Posteriormente a Dante, "stanza" è anche il gruppo di otto versi che costituisce l’unità rimica dell’ottava rima.

Meno ovvie manifestazioni di stanze si trovano anche nei sonetti, che anche se stampati come una sola unità, possono essere spezzati in stanze con lo stesso schema ritmico, ABAB per le quartine seguito dallo schema ABC CBA per le terzine, come da questo sonetto di Dante Alighieri:


« Guido, i' vorrei che tu e Lapo ed io

fossimo presi per incantamento,
e messi in un vasel, ch'ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio;
sì che fortuna od altro tempio rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse 'l disio.
E monna Vanna e monna Lagia poi,
con quella ch'è sul numer de le trenta,
con noi ponesse il buono incantatore:
e quivi ragionar sempre d'amore,
e ciascuna di lor fosse contenta,
sì come i' credo che saremmo noi. »

(Dante Alighieri)

Tuttavia la stanza, in poesia, è anche qualcosa di più complicato, ma di cui tutti fanno esperienza. Dante Alighieri, nella Vita Nuova, ce ne offre un esempio concreto: "Misimi ne la mia camera, là ov'io potea lamentarmi sanza essere udito;" "e anzi ch'io uscisse di questa camera propuosi di fare una ballata"(cap. XII); " mi ritornai nella camera delle lagrime" "E in questo pianto stando, propuosi di dire parole, ne le quali, parlando di lei, significasse la cagione del mio trasfiguramento". Dante, in questa camera, quindi, incontra un luogo dove pensare, e trovare la forza, le parole per comporre le sue poesie. È insomma una sorta di topos outopos, cioè uno spazio non spazio. In parole più semplici è un luogo dove il poeta si isola per creare una condizione mentale in grado di farlo interagire con un mondo diverso, quello delle idee. Come scrive Fernando Salsano la stanza è il luogo "che offre al poeta il conforto della solitudine e della meditazione", ma è anche luogo della creazione poetica, e di un'elaborazione fantasmatica del vissuto che ne è presupposto e che, come spiega Giorgio Agamben, rende possibile l'appropriazione, in forma di visione e di parola, di ciò di cui altrimenti il soggetto mai potrebbe appropriarsi. La stanza è insieme la concretizzazione e il simbolo di tale dimensione: è lo spazio che contiene e rende possibile la relazione fra il poeta e i fantasmi del suo desiderio, lo spazio attraverso il quale l'esperienza esistenziale comunica con il suo "oltre", e cioè con quel tessuto di visioni, immagini e parole che è il rovescio della trama del reale e la materia prima della poesia. In se, inoltre, la stanza contiene tre diverse dimensioni: l'ambiente in cui il poeta si ritira per creare, lo spazio della dinamica interiore da cui la parola poetica scaturisce e la forma che essa assume traducendosi in scrittura. Quindi in essa è dato cogliere, sul piano figurale, l'unità di un'esperienza che si presenta contemporaneamente come esistenziale, visionaria e verbale; in altre parole come reciproca implicazione e reversibilità di realtà, fantasma e parola in seno all'atto creativo. Questa stanza, inoltre, non è solo propria dei poeti, a chi non è capitato di chiudersi in camera propria a piangere un amore, o di ascoltare la musica con le cuffie, ad alto volume per isolarsi dal mondo esterno, ed entrare nel piano dell'immaginazione, e, guardando al di fuori della finestra della camera, del treno, del pullman, dell'auto, scoprire di non vedere l'orizzonte, ma una persona a voi cara, o ciò o chi amate.