Poeti maledetti

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La nozione romantica di maledizione del poeta appare già nel 1832 nell’opera di Alfred de Vigny Stello, che espose il problema dei rapporti tra poeti e società, anticipante la pièce Chatterton[1]:

(FR)
« […] du jour où il sut lire il fut Poète, et dès lors il appartint à la race toujours maudite par les puissances de la terre… »
(IT)
« […] dal giorno in cui egli seppe leggere fu Poeta, e d’allora appartenne alla razza sempre maledetta dalle potenze della terra… »

Figura tragica spinta agli estremi, sprofondata non di rado nella demenza, l’immagine del poète maudit costituisce, in qualche modo, il vertice insuperabile del pensiero romantico. Esso domina una concezione della poesia caratteristica della seconda metà del XIX secolo.

L’espressione «poète maudit» (poeta maledetto) ha superato i limiti di un’epoca, e può oggigiorno qualificare altri autori oltre agli amici di Verlaine[2]. Essa designa in generale un poeta (ma anche un musicista, o artista in genere) di talento che, incompreso, rigetta i valori della società, conduce uno stile di vita provocatorio, pericoloso, asociale o autodistruttivo (in particolare consumando alcol e droghe), redige testi di una difficile lettura e, in generale, muore ancor prima che al suo genio venga riconosciuto il suo giusto valore. Questo appellativo di maledetto lo attribuì Verlaine a sé stesso, ma esso avvolge in un alone indefinibile autori di epoche diverse come Cecco Angiolieri, François Villon, Thomas Chatterton, Aloysius Bertrand, Gérard de Nerval, Charles Baudelaire, Lautréamont, Petrus Borel, Charles Cros, Germain Nouveau, Guy de Maupassant, Antonin Artaud, Émile Nelligan, Armand Robin, Olivier Larronde o ancora, John Keats, Edgar Allan Poe e il grande pittore Vincent van Gogh.

Il Maledettismo in Italia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Scapigliatura.

In Italia, sull’onda del mito romantico del reprobo, definito anche Maledettismo, viene a svilupparsi la Scapigliatura. Appartengono, tra gli altri (inclusi pittori e musicisti), i poeti Emilio Praga, Vittorio Imbriani, Giovanni Camerana, Iginio Ugo Tarchetti, Carlo Dossi e Arrigo Boito. La poetica si basa su un pensiero ribelle e rivoluzionario nei confronti della società. I poeti che fanno parte di questa scia letteraria hanno solitamente un'acconciatura alquanto strana per l’epoca: capelli arruffati, lunghi e variopinti, tanto da venir definiti "Scapigliati".

La morte, l’indifferenza e la ribellione costituiscono gli elementi fondamentali del Maledettismo, esso può ritenersi derivato dalla ritenuta impossibilità dell'artista di esprimere il suo essere nella sua società contemporanea; essa è la prigione dell'artista che finirà con il cercare espressioni che sfoceranno oltreché nella Scapigliatura, nel Dadaismo e nell'Ermetismo.

Verlaine e Les Poètes Maudits[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi I poeti maledetti.

Paul Verlaine definì Poeti maledetti (Poètes maudits) i poeti, frequentati personalmente, ai quali dedicò nel 1883 l’opera omonima. Essi sono Tristan Corbière, Stéphane Mallarmé, Arthur Rimbaud, Auguste Villiers de L'Isle-Adam, Marceline Desbordes-Valmore e Pauvre Lelian, pseudonimo dello stesso Verlaine.

Arthur Rimbaud[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Arthur Rimbaud.

Rimbaud è un caso a parte. Se consideriamo la lettera, con inclusa la poesia Ce qu'on dit au Poète à propòs de Fleurs, spedita da Rimbaud al parnassiano Théodore de Banville, appare chiaro la rottura con quel mondo letterario. Rimbaud brucia le tappe, e quando scrive Une Saison en Enfer ha già scavalcato il muro, ed è lontanissimo, sottoterra. Fa tabula rasa di tutto ciò che poteva commuoverlo al mondo, compresa la forma e qualsiasi ideale poetico, chiudendo con tutto il passato, compreso Baudelaire, giudicandolo vissuto in un ambiente troppo artistico.

[…] Baudelaire è il primo veggente, re dei poeti, un vero Dio. Benché vissuto in un ambiente troppo artistico; e la forma tanto vantata è in lui meschina. Le invenzioni dell’ignoto richiedono forme nuove.[3]

La poesia, per Rimbaud è un modo di cogliere l’essenza profonda della realtà. Il poeta è il veggente in grado di rivelare questa realtà sconosciuta, e in merito a ciò risulta particolarmente significativa la lettera del 15 maggio 1871 di Rimbaud indirizzata a Paul Demeny, la cosiddetta Lettera del Veggente, nella quale ribadisce una totale sregolatezza dei sensi[4] per giungere all’Ignoto (Inconnu).

Già due giorni prima, a G. Izambard, Rimbaud scriveva

(FR)
« Je veux être poète, et je travaille à me rendre voyant : vous ne comprendrez pas du tout, et je ne saurais presque vous expliquer. Il s'agit d'arriver à l'inconnu par le dérèglement de tous les sens. Les souffrances sont énormes, mais il faut être fort, être né poète, et je me suis reconnu poète»
(IT)
« Voglio essere poeta, e io lavoro per rendermi veggente: voi non potreste capirci abbastanza, e io non saprei come spiegarvi. Si tratta di arrivare all'ignoto mediante una sregolatezza di tutti i sensi. Le sofferenze sono enormi, ma bisogna essere forti, essere nato poeta, e io mi sono riconosciuto poeta. »
(J. A. Rimbaud, lettre à Georges Izambard, Charleville, 13 maggio 1871.)

Il marchio infamante di maledetto Rimbaud se l’è meritato più di chiunque altro, per la sua lucida rivolta, per la sua intelligenza, per la sua indefessa tenacia nel volere metodicamente scardinare l’ovvio, facendo piazza pulita di ogni tipo di categorizzazione, tanto da potersi definire lui stesso come un essere senza cuore.

Sviluppi del mito del Maledetto[modifica | modifica sorgente]

L’appellativo venne usato anche in riferimento a Olindo Guerrini, poeta italiano vissuto verso la fine del XIX secolo e, più giustamente, ad un altro autore italiano, Dino Campana, la cui poetica visionaria è stata spesso accostata a quella dei maudits; chiarissimo è infatti l’influsso di questi ultimi nell’opera Canti Orfici.

Un forte legame moderno coi "maudits" ed in particolare con Rimbaud si ravvisa nella poetica e nella musica di Jim Morrison.

Il mito dell’artista maledetto ugualmente riecheggia in molti gruppi e cantanti del jazz e del rock. A Patti Smith, in particolare, è stato attribuito il soprannome di "sacerdotessa maudit del rock".

Eredità del maledettismo[modifica | modifica sorgente]

Ad oggi, oltre agli autori già citati, ne sono comparsi altri, anche in tempi recenti, che hanno alimentato il mito del poeta maledetto, e questi sono: Antonin Artaud, Karel Hynek Mácha, Marceline Desbordes-Valmore, Alejandra Pizarnik, Nikolaus Lenau, Salvatore Toma, Antonio Verri, Gilberte H. Dallas, Jean-Pierre Duprey, André Frédérique, Roger Milliot, Gérald Neveu, Jacques Prevel, André de Richaud, Roger-Arnould Rivière, Armand Robin, Jean-Philippe Salabreuil e Ilarie Voronca.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Alfred de Vigny, Consultations du Docteur Noir: Stello ou les Diables bleus, testo consultabile sul sito di Gallica
  2. ^ Pierre Seghers, Poètes maudits d'aujourd'hui: 1946-1970, éd. Seghers, Paris, 1973
  3. ^ […] Baudelaire est le premier voyant, roi des poètes, un vrai Dieu. Encore a-t-il vécu dans un milieu trop artiste; et la forme si vantée en lui est mesquine. Les inventions d'inconnu réclament des formes nouvelles. - Lettera (detta del Veggente) del 15 maggio 1871 di Arthur Rimbaud indirizzata a Paul Demeny,
  4. ^
    (FR)
    « Le Poète se fait voyant par un long, immense et raisonné dérèglement de tous les sens »
    (IT)
    « Il Poeta si fa veggente mediante una lunga, immensa e ragionata sregolatezza di tutti i sensi »
    (Arthur Rimbaud, lettera a Paul Demeny, 15 maggio 1871)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]