Decadentismo

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Jove decadent, dipinto di Ramon Casas (1899)

Con il termine decadentismo si intende un movimento artistico e letterario sviluppatosi in Europa, a partire dalla seconda metà dell'Ottocento fino agli inizi del Novecento, che si contrappone diametralmente alla razionalità del positivismo scientifico e del naturalismo.

Origine del termine[modifica | modifica sorgente]

Il termine "decadentismo" deriva dal francese décadent, che ha due significati: quello negativo, riferito alla nuova generazione dei poeti maledetti che davano scandalo incitando al rifiuto della morale borghese, e quello positivo, inteso come nuovo modo di pensare, come diversità ed estraneità rispetto alla società contemporanea. Inoltre, si riferisce alla rivista "Le Décadent" creata dai decadenti chiamata così provocatoriamente.

Questo tema della "decadenza sociale" e della crisi di valori con forti risvolti esistenziali fu ripreso da un gruppo di scrittori, che intitolarono una rivista con il nome di Le Decadent, che trattava proprio i vari aspetti della crisi. Nello stesso anno, il poeta Paul Verlaine pubblica Poètes maudits, opera dedicata ai tre suoi amici Tristan Corbière, Stéphane Mallarmé, e Arthur Rimbaud, che divennero noti con il nome di "poeti maledetti". Tale qualifica vestì gli esponenti del decadentismo di una certa aura mitica, che continuerà nei loro epigoni.

Il termine originariamente indicava quindi un determinato movimento letterario nato nella Parigi di fine Ottocento. Siccome all'interno di questo movimento vi erano altre correnti che poi si sarebbero sviluppate autonomamente, la storiografia letteraria italiana, nel Novecento, ha assunto il termine a designare un intero movimento letterario di portata europea. L'uso del termine con questo suo secondo significato è prevalentemente diffuso in Italia mentre in altri paesi sono preferite diverse denominazioni, quali ad esempio il simbolismo in Francia.

La critica ufficiale, per descrivere questi atteggiamenti assunti da alcuni intellettuali, usò il termine "decadentismo" proprio per ricordare la sensazione di crollo di una civiltà. La critica usò questo termine con un'accezione negativa ma gli intellettuali che facevano parte di quel gruppo, definito come “decadente”, ribaltarono il significato, arrivando ad indicare un privilegio spirituale e ne fecero una sorta di bandiera da esibire con orgoglio e dedizione.

Il fenomeno dell'imperialismo[modifica | modifica sorgente]

Agli inizi degli anni ottanta e novanta del XIX secolo si avvertiva in Francia uno stato d'animo caratterizzato da un senso di disfacimento e termine di una civiltà; si avvertiva un prossimo crollo, un cambiamento epocale. I poeti esprimevano lo smarrimento della coscienza e la crisi dei valori di fine Ottocento che erano stati sconvolti dall'avvento del positivismo, dalla rivoluzione industriale e da un progressivo scatenarsi degli imperialismi. In questo periodo l'uomo si sente in contrasto con la società che lo circonda, insensibile e distaccata di fronte alle sue esigenze. La prima causa è lo sviluppo dell'Imperialismo, cioè la volontà delle grandi potenze europee (come la Francia, l'Inghilterra, la Germania ecc.) di estendere sempre più i propri possedimenti attraverso un imponente sviluppo industriale e bellico, che poté permettere la conquista di colonie in Asia ed in Africa, paesi capaci di fornire mano d'opera e materie prime a basso costo. Ciò è visto come missione di civiltà verso popoli barbari e primitivi ma che nascondeva nelle grandi potenze una forte volontà espansionistica e concorrenziale. Le borghesie europee, che nel corso dell'800 avevano combattuto all'interno dei loro stati per il trionfo degli ideali, nati dalla Rivoluzione Francese del 1789, voltano le spalle alle masse popolari, disattendendo così ai principi di liberté, egalité e fraternité. Ottenuto il potere in accordo con i sovrani regnanti, la borghesia, depositaria dell'economia, cura i propri interessi e conduce un tipo di vita perbenista e conformista ed è insensibile verso il popolo. Nascono così le prime "questioni sociali", i sindacati (per tutelare i doveri ed i diritti del lavoratore) e le lotte proletarie fra capitale e lavoro dipendente. L'intellettuale, portavoce della crisi popolare, si chiude così in sé stesso, ricercando l'individualismo, l'egoismo e l'alibi per non affrontare una realtà grigia e senza stimoli, pressoché incomunicabile.

Il crollo del positivismo[modifica | modifica sorgente]

Il positivismo, movimento dedito al progresso e alla ricerca scientifica, si era rivelato sostanzialmente incapace di dare risposte soddisfacenti all'uomo nelle sue esigenze estetiche e di gusto, essendo le scoperte scientifiche "sentite" da molti quasi come un segno di limitazione. L'uomo tende infatti ad interrogarsi su di sé, sui suoi bisogni, sui suoi desideri, assai più di quanto si occupi della realtà fisica o naturale, perché incapaci di coinvolgere più di tanto sentimenti e aspirazioni. Gli interrogativi degli uomini in generale, concernenti più il loro mondo e i loro prodotti che la realtà extra-umana, percepiscono la scienza come relativamente estranea ai loro bisogni. Infatti, tutte le risposte (tra cui esistenziali) che l'uomo cercava attraverso la scienza non furono trovate o risultarono poco convincenti. La scienza dovette ammettere i suoi limiti, come per i fenomeni naturali, che non era propriamente in grado di spiegare, ma solamente di classificare e categorizzare. Inoltre le nuove teorie, come quella della fisica quantistica (principio di indeterminazione di Heisenberg) ammisero la casualità, la probabilità e l'improbabilità, la definizione matematica e l'inesattezza come realtà di cui prendere coscienza. Inoltre la relatività di Einstein rivoluzionò la fisica tradizionale mostrando come i fenomeni siano basati su indeterminatezza e relatività, dipendendo dal luogo in cui ci si trova, dalla velocità e dalla direzione del movimento.

La ragione e la scienza apparvero insufficienti: la loro logica, fredda e distaccata, le loro spiegazioni lasciavano insoddisfatte le domande più pressanti e le istanze fondamentali dello spirito. Allo stesso modo la filosofia di Kierkegaard rifiutò l'idealismo di Hegel che sommergeva nell'astrazione l'uomo, ignorando la sua individualità ed il suo tormento interiore, la sua possibilità di essere libero contro le rigide leggi della natura e gli schemi esteriori della morale. Le correnti filosofiche antipositivistiche, di impronta spiritualistica ed irrazionalistica, si moltiplicarono: si ricordano il misticismo di Arthur Schopenhauer, il vitalismo di Friedrich Nietzsche, l'intuizionismo di Henri Bergson, il contingentismo di Boutroux, il neoidealismo di Benedetto Croce. La crisi del positivismo determinò un ritorno allo spiritualismo che, nelle sue varie forme, riaffermò il valore della volontà, della libertà e della spiritualità umana, riscoprendo, contro l'arido razionalismo, gli impulsi più reconditi dell'animo, l'intuizione, il mistero. Il razionalismo è ormai finito, travolto dalla crisi della borghesia ottocentesca, e la letteratura sente il bisogno di scandagliare quegli angoli più remoti dell'anima dove spesso stanno anche il male, il vizio, l'apatìa, la lussuria, la voluttà, la noia.

La nascita della psicoanalisi di Sigmund Freud fu interpretata come una base scientifica del Decadentismo, in quanto riusciva a spiegare i vari istinti e riflessi inconsci che erano alla base della creazione poetica e letteraria di ogni artista decadente. L'eroe decadente si chiude infatti sempre più in sé stesso, cercando di ascoltare quelle voci interiori e quelle folgorazioni che lo portavano a trovare le famose "correspondances", cioè le corrispondenze che collegano in modo misterioso tutte le cose. Tali corrispondenze derivano dal fatto che l'artista decadente afferma che la realtà non è conoscibile attraverso le teorie scientifiche, quindi l'unico mezzo per attingere alla realtà nuda e schietta è il totale abbandono all'empatia e all' irrazionalità .Dette corrispondenze, che uniscono il mondo in un Tutto, in un'unica entità di base, coinvolgono direttamente l'uomo. Il precursore è Charles Baudelaire che sottolinea i due aspetti entro cui si dibatte la crisi dell'intellettuale: lo Spleen (noia e disgusto della vita) e l'Ideal (ricerca di un ideale, come fuga verso mondi lontani, esotici, dalla natura incontaminata o verso "paradisi artificiali"). Non a caso gli artisti più ammirati da Baudelaire sono Edgar Allan Poe e Richard Wagner, nelle cui creazioni emergono alcuni tratti salienti del Romanticismo e del Simbolismo.

Il decadentismo in Europa[modifica | modifica sorgente]

All'inizio del XX secolo lo scrittore entra in crisi vedendo fallire i propri obiettivi di guida, capace di risolvere i mali della società, che aveva durante il Romanticismo. Si sente emarginato e si chiude in se divenendo protagonista di una serie di esperienze che lo portano a sentirsi "vittima" per la sua incapacità di impegnarsi nella società. Gli artisti perdono così la loro fiducia nella ragione e si lanciano verso un mondo misterioso che suppongono si celi dietro la realtà; tra loro si diffonde un senso di sconfitta.

Il decadentismo in Italia[modifica | modifica sorgente]

In Italia si è soliti individuare due periodi distinti di decadentismo: il primo, di cui facevano parte D'Annunzio, Pascoli e Fogazzaro, ancora caratterizzato dalla necessità di costruire miti decadenti. Al contrario nel secondo, di cui occorre ricordare in particolare Pirandello, Svevo e Siciliani, la coscienza della crisi è ormai acquisita e la realtà viene sottoposta ad una critica molto lucida e distruttiva. Il termine "Decadente" fu, in origine usato in senso dispregiativo, per indicare giovani poeti che vivevano fuori dalle norme comuni, considerati appunto simboli di una "decadenza sociale" che disprezzava il progresso e la fede nella scienza del positivismo. Più tardi passò a designare la dilagante "decadenza" della società materialista di fine secolo, orientata verso l'esaltazione delle conquiste tecnologiche e alla quale gli intellettuali si sentivano estranei. Essi, infatti, si considerano decadenti, con un atteggiamento di superiorità spirituale, in quanto inclini a cogliere i segni della raffinatezza e dell'eleganza intellettuale delle epoche e periodi di "decadenza" rispetto al normale.

Gli aspetti del Decadentismo[modifica | modifica sorgente]

Il poeta veggente[modifica | modifica sorgente]

Il Decadentismo è caratterizzato da una nuova tipologia di poeta: esso non è più il vate che guidava il popolo del Romanticismo, né il promotore della scienza come nell'Illuminismo o cantore della bellezza nel Rinascimento. Diventa così veggente, cioè colui che vede e sente mondi arcani ed invisibili in cui si chiude scoprendo «l'universale corrispondenza e analogia delle cose [...] E in tal modo il Dio perduto vive come una memoria e un desiderio» (Francesco Flora).[1]

Il poeta è così un artista solitario, capace di scavare nell'interiorità umana e nel mistero dell'ignoto. Anche la parola poetica cambia: non si usa più per descrivere sentimenti ma, soprattutto, per decifrare sensazioni e per illuminare l'oscuro che è in noi utilizzando un linguaggio polisemico comprensibile solo da spiriti che riescono a percepire le stesse sensazioni. Da qui la grande importanza della poesia come mezzo per esprimere il proprio intimo. Caratteristica generale è quindi un forte senso d'individualismo e soggettivismo. Per la sua oscurità l'argomento della poesia sfugge alla comprensione del lettore che può interpretarla in modi differenti.[2]

La nuova forma metrica[modifica | modifica sorgente]

Il Decadentismo trova nelle strofe e nei versi liberi i giusti mezzi per esprimere le rivelazioni del proprio interiore con tutte le sue nuances (sfumature), poiché, a differenza delle forme metriche tradizionali, più chiuse e rigide, permettono un'esposizione priva dell'interferenza della ragione, assumendo ritmi liberi, creati di volta in volta dal poeta.[2]

La nuova poesia è «pura atmosfera musicale che porta l'eco di un nuovo e misterioso mondo ignoto agli antichi» (Walter Binni).[2]

Esempi di testi che si possono consultare in questa nuova corrente letteraria sono: la Lettera del veggente di Arthur Rimbaud, per il suo contenuto, e L'Arte poetica di Paul Verlaine, per la sua forma.[2]

Le poetiche[modifica | modifica sorgente]

Grazie alla natura intrinseca del decadentismo, connesso alle tematiche della vita interiore e del mistero, questo movimento diede origine a diverse correnti o poetiche particolari. Fra le tante sono presenti il simbolismo, l'estetismo, l'impressionismo, il surrealismo, il dadaismo, e nell'ambito italiano il panismo, l'ermetismo, il futurismo e il crepuscolarismo.

Simbolismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Simbolismo.
Ritratto di Violette Heymann, di Odilon Redon (1910)

Il simbolismo è una corrente artistica nata in Francia nel XIX secolo, in netto contrasto con i canoni imposti in precedenza dal realismo. Il simbolismo infatti tende ad una descrizione soggettiva piuttosto che ad una oggettiva, al contrario del realismo. Questa sua natura lo porta ad avere un grande sviluppo con la nascita del decadentismo, che predilige il lato misterioso e onirico piuttosto che quello scientifico e reale. Gli esponenti più importanti di questa corrente furono Charles Baudelaire, Paul Verlaine, Arthur Rimbaud e Stéphane Mallarmé e, per quanto riguarda l'Italia, Giovanni Pascoli, il simbolista per eccellenza.

In contrasto con la simbologia tipicamente medievale - conosciuta per la natura intellettuale e razionale ed espressa spesso tramite l'uso di allegorie - il simbolismo decadente viene definito istintivo, e predilige le sensazioni e le corrispondenze segrete tra tutte le cose, così come figure retoriche come l'analogia, la metafora o la sinestesia, scovate tramite folgorazioni ed intuizioni dal poeta veggente. Anche per l'arte il simbolismo fu un movimento culturale di notevole importanza e che andava sempre più delineandosi con l'impressionismo.

Estetismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Estetismo.
Lo specchio, di Frank Dicksee (1896)

L'estetismo nasce come movimento che tende a sviluppare le idee proposte dal parnassianesimo, corrente culturale sorta in Francia negli anni '60 dell'800, e si fonda sull'imperativo del "l'arte per l'arte", vedendo dunque in questa l'unico e sommo fine della letteratura. L'estetismo è pure una reazione al romanticismo e al suo mimetismo naturale e sentimentale, secondo cui la vita determina l'arte. Con l'estetismo la classica dicotomia vita-arte si risolve nella coincidenza dei due termini, tendendo così a fare della propria vita la prima delle opere d'arte, fornendo un'immagine di sé totalmente arealistica, estetizzata, ovvero deformata in favore del bello, unico valore morale del movimento. Nasce quindi la figura del Dandy, l'eccentrico che si diverte a stupire il pubblico con atteggiamenti trasgressivi.

Quella dell'estetismo viene spesso considerata la più frivola delle correnti affini al Decadentismo, in quanto il solo scopo è quello di esaltare il gusto del bello e dell'arte, tanto da mettere i valori sociali e familiari in secondo piano.[senza fonte] Tra gli esponenti di questa corrente ricordiamo Joris Karl Huysmans, con "À rebours" (Controcorrente), Oscar Wilde con "Il ritratto di Dorian Gray" e Gabriele D'Annunzio con "Il piacere".

Panismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Panismo.
Affresco allegorico raffigurante Pan con il flauto, Reggia di Caserta

Il panismo deriva dal greco παν, tutto, e si riferisce alla tendenza del confondersi e mescolarsi con il Tutto e con l'assoluto, due concetti chiave del decadentismo. In D'Annunzio il tutto prende la forma della natura, riferimento al dio greco Pan, divinità dei boschi e tutte quelle che hanno a che fare con la natura.

È evidente l'uso di questa tecnica all'interno della poesia La pioggia nel pineto in cui il poeta si fonde con la natura, la quale ripercorre allo stesso tempo il suo corpo e i suoi sentimenti. Il panismo viene espresso da D'Annunzio soprattutto in Alcyone. Le parole e le immagini si fanno evanescenti, mentre il linguaggio è analogico ed evocativo.

Questa del panismo è una concezione decadente della realtà che consente di attribuire alla natura caratteristiche umane e all'uomo di immergersi nella natura, attenuando fino quasi ad annullare la distinzione tra il soggetto-poeta e l'oggetto-natura.

Ermetismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ermetismo.
Litografia raffigurante Ermete Trismegisto, da cui prende il nome la corrente ermetista.

Durante il ventennio fascista si sviluppa il movimento ermetico dove si realizza un rinnovamento del linguaggio, che appare diverso e svincolato dagli schemi tradizionali della poesia. Il termine fu coniato nel 1936 dal critico letterario Francesco Flora, per indicare che si trattava di una poesia pura e fuori dagli schemi. Il compito della poesia ermetica era di portare alla luce l'essenza segreta del reale, scoprendo i lati più nascosti dell'animo umano e delle cose, testimoniando la sofferenza esistenziale.

La poesia ermetica interpreta una condizione spirituale nuova e legata alle vicende storiche italiane (prima guerra mondiale, dopoguerra, fascismo...) ed esprime il disagio dell'uomo sui problemi della società. I temi più trattati sono: il senso di solitudine di un mondo ostile, l'angoscia che deriva dal non comprendere il significato della vita, l'impossibilità di stabilire un rapporto armonioso con l'universo e con le persone. La metrica tradizionale è superata, con il trionfo del verso libero, la punteggiatura talvolta viene abolita o ridotta al minimo.

I poeti ermetici ricorrono all'uso della metafora, della sinestesia, dell'analogia per rendere carichi di significati i loro messaggi. Malgrado la vulgata scolastica tenda a considerare tra i poeti ermetici Giuseppe Ungaretti e Salvatore Quasimodo, la definizione di ermetismo fa in realtà riferimento alla sola terza generazione poetica del Novecento italiano, per la quale i due poeti (e in particolare il primo) costituivano fondamentali modelli.

Crepuscolarismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Crepuscolarismo.
Tramonto a Venezia, di Monet, Bridgestone Museum of Art, Tokyo (1908)

Agli albori del Novecento si afferma il gruppo dei poeti crepuscolari. Il termine crepuscolare fu designato nel 1910 dal critico Giuseppe Antonio Borgese per indicare il tramonto della grande stagione della poesia italiana ottocentesca (rappresentata da Leopardi e Carducci); in seguito l'espressione si limita ad indicare i toni dimessi della poesia a cui si contrapporrà l'esperienza dannunziana e quella futurista. Nelle loro composizioni si descrive il mondo piccolo-borghese, nei suoi aspetti banali e quotidiani: i pomeriggi deserti della domenica, le giornate grigie di pioggia, le corsie bianche degli ospedali, gli interni domestici delle case di provincia. Il linguaggio scelto è poeticamente dimesso e ha un andamento piano e discorsivo, vicino alla prosa, perfettamente adatto a rappresentare una realtà antieroica. La poesia crepuscolare si sviluppò in un periodo di tempo assai limitato, nel primo decennio del secolo scorso, annoverando autori come Corrado Govoni, Marino Moretti, Sergio Corazzini e Guido Gozzano.

Superomismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Oltreuomo e Friedrich Nietzsche.
Nell'Eternità, di Paul Schad-Rossa

Altra corrente legata al decadentismo è il superomismo, teorizzato in chiave filosofica da Nietzsche nelle sue opere, soprattutto in Così parlò Zarathustra con l'ideazione dell'Übermensch (tradotto come "superuomo", ma anche con "oltreuomo") e molto utilizzata da D'Annunzio, che si giudicava egli stesso superuomo. Lo possiamo definire come il potenziale che porta l'uomo vicino a Dio, al massimo di se stesso, abbattendo tutti i vincoli, i limiti e i condizionamenti esterni. Per D'Annunzio il superuomo è colui che, grazie alla cultura, diventa un modello per gli altri e si pone alla loro guida.

Decadentismo nell'arte[modifica | modifica sorgente]

Venere Verticordia, di Dante Rossetti (1866)

In campo artistico, la corrente decadentista si è diffusa soprattutto nell'Europa centrale e occidentale. Il movimento trovò corrispettivi in correnti che presero nomi diversi a seconda del paese in cui si svilupparono, come ad esempio il Liberty o Stile Floreale in Italia, L'Art Nouveau in Francia, il Jugendstil in Germania, la Secessione viennese in Austria,il Bauhaus in Germania, il Modern Style in Gran Bretagna e il Modernismo catalano in Spagna.

Tuttavia, gli artisti influenzati dal decadentismo o che condividevano gli ideali della corrente, non si definirono mai "decadentisti". Piuttosto si affiancarono ad altri movimenti artistici, alcuni dei quali correlati a quello decadentista, oppure nati subito dopo l'inizio del declino del decadentismo. Tra questi si annoverano soprattutto Edvard Munch, James Ensor, Gustav Klimt, Odilon Redon, Alexandre Séon, Jean Delville e Carlos Schwabe.

L'unica vera trasposizione artistica affermatasi con il termine decadentista fu quella della Confraternita dei Preraffaelliti, sorta nel settembre del 1848 ed esauritasi verso l'inizio del Novecento nel Regno Unito. Tra i suoi esponenti principali si annoverano Dante Gabriel Rossetti, William Hunt, Ford Madox Brown, John Everett Millais, William Morris, Frederic George Stephens, Thomas Woolner, James Collinson, Edward Burne-Jones ed il tardivo John William Waterhouse.

Artisti e scrittori decadentisti[modifica | modifica sorgente]

Le rose di Eliogabalo, di Lawrence Alma-Tadema, collezione privata (1888)
L'Anima Raggiunge, di Edward Burne-Jones, Joseph Setton Collection, Parigi (1868-1870)
La morfina, di Santiago Rusiñol (1894)
La Riconciliazione di Titania e Oberon, di Joseph Noel Paton (1847)
Frenesia dell'Esultanza, di Władysław Podkowiński (1894)
Il bacio, di Gustav Klimt, Österreichische Galerie Belvedere, Vienna (1907-1908)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Attalienti, op. cit., p.516.
  2. ^ a b c d Attalienti, op. cit., p.517.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Magliozzi, et al., Il Decadentismo in Spazi e testi letterati, edizione verde, Napoli, Ferraro editori, marzo 2005, pp. 7 - 16, ISBN 88-7276-583-8.
  • Cristoforo Attalienti, Il Decadentismo in Il libro di letteratura - Gli autori le opere della letteratura italiana dalle origini ad oggi, Napoli, Fratello Ferraro editori, febbraio 1994, Pagg.512-520, ISBN 88-7276-053-4.
  • Binni Walter, La poetica del decadentismo, 1996, ed. Sansoni.
  • Mario Praz, The Romantic Agony, 1930.
  • Philippe Jullian, Esthétes et Magiciens, 1969; Dreamers of Decadence, 1971.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  • AA. VV., «Decadentismo » la voce nella Enciclopedia Italiana, Volume 12, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1931.
  • Mario Praz, «Decadentismo » la voce nella Enciclopedia del Novecento, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1977.
  • Italo Pantani, «Decadentismo » la voce nella Enciclopedia Italiana - VII Appendice, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.