Capitale (economia)

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Il termine capitale viene usato con varie accezioni nel campo dell'economia e della finanza.

In finanza e in ragioneria, il capitale si riferisce generalmente alla ricchezza finanziaria, con particolare riferimento a quella utilizzata per avviare o sostenere un'impresa. Inizialmente, si assume che altri tipi di capitale (ad esempio il capitale fisico), possano essere acquistati con il denaro o il capitale finanziario, in modo che non vi sia bisogno di un'ulteriore analisi per quest'ultimo. Quindi, la parola "capitale" è l'abbreviazione che sta per "capitale reale" o "beni di capitale" o mezzi di produzione. Saranno anche ignorati i problemi sull'aggregazione del capitale e il capitale di controversia.

Il capitale nella teoria economica classica[modifica | modifica wikitesto]

Nell'economia marginalista, il capitale è uno dei tre fattori di produzione, mentre gli altri sono la terra e il lavoro. I beni che hanno le seguenti caratteristiche sono capitale:

  • Possono essere usati nella produzione di altri beni (è questo che li rende un fattore di produzione).
  • Sono fatti dall'uomo, a differenza della "terra", che si riferisce a risorse naturalmente disponibili come luoghi geografici o minerali.
  • Non sono usati direttamente in processi produttivi, a differenza di materiali grezzi o semilavorati.

La terza parte della definizione non era sempre utilizzata dagli economisti classici. L'economista classico per eccellenza, David Ricardo, avrebbe usato la definizione precedente per il termine capitale fisso, includendo materie prime e prodotti intermedi come parte del suo capitale circolante.

Karl Marx aggiunge una distinzione che è spesso confusa con quella di Ricardo. Nella teoria Marxista, capitale variabile si riferisce all'investimento del capitalista nella forza-lavoro, visto come unica fonte di plusvalore. È chiamato "variabile" dato che l'ammontare del valore che può produrre varia con l'ammontare di quanto consuma. D'altra parte, il capitale costante si riferisce agli investimenti in fattori di produzione "non-umani", come gli impianti e i macchinari, che secondo Marx contribuiscono solo con il loro valore di sostituzione ai beni prodotti tramite il loro impiego. È costante nell'ammontare del valore impiegato nell'investimento originale, e rimane costante anche la remunerazione ottenuta in forma di beni prodotti.

L'investimento o l'accumulazione di capitale nella teoria economica classica è l'atto di creare un capitale maggiore rispetto a quello originale. Per investire, i beni devono essere prodotti in modo da non essere immediatamente consumati, ma usati per produrre altri beni come mezzi di produzione. L'investimento è fortemente collegato al risparmio, sebbene essi non siano la stessa cosa. Come Keynes notava, il risparmio significa non spendere tutte le entrate in beni o servizi, mentre l'investimento si riferisce allo spendere su uno specifico tipo di beni, ad esempio beni capitali.

L'economista di scuola austriaca Eugen von Böhm-Bawerk sostenne che l'intensità di capitale veniva misurata dalla durata (roundaboutness) del processo produttivo.

Ampliare la definizione di capitale[modifica | modifica wikitesto]

La teoria economica tradizionale generalmente considera il capitale come un oggetto fisico, come strumenti, edifici e veicoli che vengono utilizzati nel processo produttivo. Altri economisti hanno posto la loro attenzione su forme più ampie di capitale. Ad esempio, investimenti per l'aumento della conoscenza e l'educazione possono essere visti come il modo per costruire il capitale umano.

Alcune teorie utilizzano i termini capitale intellettuale o capitale della conoscenza, conducenti a discussioni e controversie sviscerate nei rispettivi articoli.

In generale, il capitale intellettuale è quello che produce nuovi "diritti di proprietà intellettuale", e che a sua volta è "qualsiasi cosa per la quale un soggetto possa vedere pagati dei diritti d'autore" Inoltre, ognuno può creare diritti di proprietà intellettuale semplicemente prendendo le idee di qualcun altro e poi brevettandole. Quindi il capitale intellettuale non ha bisogno di essere usato.

Classificazioni del capitale che sono state usate in varie teorie economiche includono:

  • Capitale naturale che è inerente alle ecologie ed è protetto da comunità per supportare la vita, ad esempio un fiume che fornisce acqua ai terreni agricoli.
  • Capitale infrastrutturale è un sistema di supporto creato dall'uomo per lo svolgimento e la facilitazione delle attività economiche. Di norma ci si riferisce al capitale infrastrutturale riguardo alla dotazione di strumenti di comunicazione (strade, ferrovie, sistemi di telecomunicazione, ecc.) che riduce agevolando lo scambio di merci e servizi oltre che agevolare le attività umane. Buona parte del capitale infrastrutturale si traduce in installazioni fisse (immobilizzazioni) ed è perciò fabbricato, il che spiega il vecchio termine capitale manifatturato, ma in parte nasce dall'interazione con il capitale naturale, per questo ha più senso descriverlo in termini dei suoi processi di apprezzamento/deprezzamento, piuttosto che dalle sue origini: gran parte del capitale naturale ricresce, il capitale infrastrutturale deve essere costruito e installato.
  • Capitale umano, derivante dagli investimenti in qualifiche ed istruzione. La teoria dello sviluppo umano riconosce il capitale umano come componente di elementi della società chiari e distintivi, imitativi e creativi:
    • Capitale sociale è il valore di un rapporto di fiducia tra individui in un'economia.
    • Capitale individuale che è inerente alle persone, tutelate da società, e offre manodopera per credito o denaro. Concetti paralleli sono quelli di 'talento]]', 'ingegnosità', 'direzione', 'corpi allenati' o 'capacità innate', che non possono essere riprodotti in modo attendibile usando qualsiasi combinazione. Nell'analisi economica tradizionale il capitale individuale è chiamato più frequentemente lavoro.

Sebbene sia ancora possibile calcolare il concetto macro-economico di capitale umano come salario, è raro o poco abituale farlo quando si tratta del processo di pianificazione degli investimenti: per questo, esso viene suddiviso in modelli specifici, che sono distinti quando si considerano i mezzi della loro identificazione, del loro investimento, e del loro utilizzo. Il termine "capitale umano" può così creare più problemi che altro. In parte come risultato, si sono sviluppate diverse letterature per descrivere sia il capitale naturale sia il capitale sociale. Questi termini riflettono un vasto consenso sul fatto che sia il capitale naturale, sia quello sociale, funzionano in modo simile al tradizionale capitale infrastrutturale ed industriale, e che quindi è completamente appropriato riferirsi ad essi come a due diversi tipi di capitale. In particolare, essi possono essere usati direttamente nella produzione di beni, oppure possono non essere utilizzati immediatamente nei processi produttivi, o, infine, incrementati (se non creati) dagli sforzi dell'uomo.

Vi è anche una letteratura sul capitale intellettuale e sulla legge di proprietà intellettuale. Tuttavia, questa sempre più frequentemente distingue i mezzi di investimento di capitale, e la collezione di potenziali ricompense per strumenti come brevetti, copyright (capitale individuale o creativo), e marchi registrati (capitale sociale).

Metodologie valutative del capitale economico[modifica | modifica wikitesto]

Da un punto di vista meramente pratico, la determinazione del valore economico di una entità (sostanzialmente quale prezzo è corretto attribuire a una società ovvero un complesso aziendale in senso più generico), costituisce un interrogativo di vitale importanza sia per quanto riguarda l'esempio classico della cessione ma anche per aspetti meno scontati come ad esempio l'adempimento degli obblighi previsti dalla disciplina degli International Accounting Standards (IAS/IFRS) in materia di redazione del bilancio. Per rimanere legati a un discorso meramente valutativo, le tecniche che oggigiorno vengono utilizzate dovrebbero, in linea di principio e secondo quanto indicato dalla dottrina, rispondere ai requisiti: razionalità (grandezze concettualmente valide), obiettività (praticamente applicabile partendo da basi credibili), neutralità (non essere influenzabile da interessi specifici) e stabilità (utilizzo di grandezze medio-normali).

I metodi valutativi sono diretti o indiretti. I metodi diretti possono essere diretti in senso stretto o basarsi sul metodo dei moltiplicatori di borsa mentre quelli indiretti (e specificatamente quelli che utilizzano grandezze flusso), possono essere teorici o semplificati; quest'ultimi, infine, si dividono, a loro volta, tra reddituali e finanziari.

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