Hugo von Hofmannsthal

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« Siamo fatti della stessa materia di cui s'intessono i sogni, / e i sogni sollevano le palpebre / come i piccoli bambini sotto i ciliegi, / dalla cui corona il suo cammino oro pallido / la luna piena inizia attraverso la grande notte [...] E tre cose sono una: un uomo, un oggetto, un sogno »
(Hugo von Hofmannsthal, Terzine sulla caducità, III.[1])
Hugo von Hofmannsthal in una fotografia del 1893.

Hugo von Hofmannsthal (Vienna, 1 febbraio 1874Vienna, 15 luglio 1929) è stato uno scrittore, drammaturgo e librettista austriaco.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Il nonno August Emil, ebreo d'origini praghesi, ma residente a Vienna, era un industriale della seta quando, per sposare a Milano Petronilla di Rho, nel 1839 si convertì al cattolicesimo. I due ebbero come figlio Hugo von Hofmannsthal, laureato in giurisprudenza e bancario, il quale nel 1873 sposò Anna Fohleutner, di buona famiglia notarile. Ma quando il loro unico figlio Hugo nacque, ogni discendenza e privilegio pratico erano spariti, e i genitori del poeta vivevano modestamente, con il solo stipendio di funzionario di banca del padre.

Nel 1884, Hugo è un enfant prodige che legge molti classici in originale, dimostrando musicalità e disposizione alle lingue. Il padre, che ha visto la fortuna famigliare decadere e non ha altri figli, poneva grandi aspettative nel figlio[2], portandolo presto a teatro e in società. A 16 anni, Hofmannsthal (come si nobilitava il cognome da quando nel 1835 erano diventati nobili) già pubblicò le prime poesie, sia pure sotto pseudonimo.

Man mano che si faceva conoscere, suscitava forti impressioni, tanto che Hermann Bahr (del gruppo dei "Jung Wien") lo riteneva un genio. Altri incontri dell'epoca comprendono Gustav Schwarzkopf e Stefan George nel famoso Caffè Griensteidl, frequentato dagli artisti "moderni" della città. Quando si diplomò, nel 1892, fece un viaggio premio nella Francia meridionale, poi si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza, e conobbe il barone Leopold von Andrian zu Werburg, da quel momento amico che condivise passioni per l'operetta e la letteratura e che lo aiutò nella decisione di cambiare facoltà.

Dopo il servizio militare, si iscrisse a Lettere, al corso di Filologia romanza dove si laureò nel 1897. Questa volta il viaggio finale degli studi lo portò a Varese, in bicicletta. Due anni dopo frequentava Auguste Rodin e Maurice Maeterlinck e aveva già rappresentato la sua prima opera (Die Frau im Fenster), e nel 1901 sposò Gertrud Schlesinger, stabilendosi nel villaggio di Rodaun, non lontano da Vienna. Ormai la sua vita era tutta dedicata alla poesia e al dramma. Giunto alla notorietà molto presto e altrettanto precocemente, in seguito a una profonda crisi creativa[3], si era allontanato però dalla poesia e dal lirismo delle prime opere per dedicarsi interamente al teatro.

Il rischio che aveva intuito era quello di perdersi nell'estetismo fine a sé stesso. Nel 1901 nacque la figlia Christiane e l'anno dopo il figlio Franz (un terzo, Raimund, nascerà nel 1906). Era anche l'anno della pubblicazione della famosa lettera (Ein Brief, su «Der Tag» del 18 ottobre 1902) che si ritiene espressione della sua crisi poetica. Tra i sodali, c'erano anche Rudolf Borchardt e Max Reinhardt, ma conobbe anche Otto Brahm e André Gide, tuttavia l'incontro più importante avvenne con Richard Strauss, musicista con il quale collaborò per oltre vent'anni, dando origine a un dramma musicale in cui la parte librettistica assumeva un rilievo letterario di primo piano. Il primo frutto di questa collaborazione fu l'Elettra, di cui Hofmannsthal scrisse il libretto rielaborando la tragedia da lui stesso creata tra il luglio e il settembre del 1903.[4]

L'opera Elettra andò in scena il 25 gennaio 1909. Altrettanto importanti furono almeno Il cavaliere della rosa ("prima": 26 gennaio 1911) e Ariadne auf Naxos ("prima": 25 ottobre 1912),[5] che imposero la coppia nei migliori teatri del mondo. Nel 1913 i due artisti si recarono a Roma, ma la guerra interruppe la loro attività e Hofmannsthal venne richiamato come ufficiale di riserva in Istria e poi a Vienna, presso l'«Archivio di guerra», da cui venne spedito in missioni diplomatico-culturali in Polonia, Svizzera, Svezia e altri Stati.

Nel 1915 morì suo padre (la madre era già scomparsa dal 1904) e pur non pubblicando tutto, anzi abbandonando e riprendendo più volte diversi testi (apparsi anche postumi), continuò a viaggiare toccando Berna, Zurigo, Praga, Venezia, Salisburgo, Parigi, Berlino, Roma ecc. e fondò la rivista «Neue Deutsche Beiträge» (1922-1927). Altre sue opere furono Jedermann (durante il rilancio del Festival di Salisburgo, ma la rappresentazione offese Karl Kraus), Die Frau ohne Schatten (1919), Die ägyptische Helena (1928) e Arabella (uscita postuma nel 1933).

Ma anche le opere in prosa o teatrali non destinate immediatamente alla musica si moltiplicarono, e nel 1924 raccolse i sei volumi di Gesammelte Werke (altre raccolte complessive uscirono nel 1945-1959 in 15 volumi e dal 1975 in 38 volumi). Anche l'epistolario con Strauss vide luce durante la vita del poeta (nel 1926). Nel 1928 la figlia si sposò con Heinrich Zimmer e il poeta era pieno di impegni (tra l'altro anche un volume di saggi che uscirà nel 1931 con il titolo Die Berührung der Sphären) ma, l'anno dopo, la tragedia si abbatté su di lui. Il 13 luglio il figlio Franz si suicidò e due giorni dopo, mentre si preparava ad accompagnarlo al cimitero, Hofmannsthal venne colpito da emorragia cerebrale, morendo in poche ore.

Carriera[modifica | modifica sorgente]

L'opera di Hofmannsthal è alquanto complessa, densa di simbolismo. Alcune sue creazioni come la Torre o l'Andrea, furono assai sofferte, con continui rifacimenti e ripensamenti. L'opera della maturità, L'uomo difficile, descrive la crisi di un aristocratico, reduce dalla tremenda esperienza della prima guerra mondiale[6] e del tramonto dell'impero Austro-Ungarico, il quale vive "al di là delle parole" avendo perso qualsiasi fiducia nella possibilità di comunicare, di trasmettere il proprio pensiero agli altri. Egli giudica la sua solitudine indiscutibile.

L'apparente frivolezza della commedia che si conclude con l'aperta e quasi "indecente" dichiarazione della bella Hélène, che con la sua audacia lo costringe ad arrendersi al mondo esterno, non deve trarre in inganno. La commedia denota, come tutta l'opera, una profondità inconsueta, di forte influenza freudiana. Anche le opere saggistiche sono numerose e interessanti, così il carteggio con Richard Strauss che descrive impietosamente le difficoltà di rapporto fra due personalità creative e geniali.

Idee[modifica | modifica sorgente]

Hofmannsthal fu sostenitore, nel dopoguerra, di uno sforzo culturale che desse all'Europa la possibilità di riappropriarsi della propria identità culturale integrata, uscita frantumata dal conflitto. In quest'ottica promosse il Festival di Salisburgo. Fu inoltre il primo ad utilizzare il termine Konservative Revolution (Rivoluzione conservatrice) il 10 gennaio 1927 durante una conferenza a Monaco di Baviera il cui tema era "La letteratura come spazio spirituale della nazione".[7], per indicare quel movimento culturale tedesco critico con il parlamentarismo di Weimar, e nostalgico per i valori tradizionali della Germania.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Antologie

  • Piccoli drammi (Il ventaglio bianco, La donna alla finestra, La miniera di Falun), tr. Ervino Pocar, Carabba, Lanciano 1922; Rusconi, Milano 1971
  • Liriche e drammi, tr. Leone Traverso, presentazione di Carlo Bo, Sansoni, Firenze 1942; Le lettere, Firenze 1988
  • Viaggi e saggi, a cura di Leone Traverso, Vallecchi, Firenze 1958
  • Canto di vita e altre poesie, tr. Elena Croce, Einaudi, Torino 1971 ISBN 8806031279 ISBN 8806312782
  • Narrazioni e poesie, a cura di Giorgio Zampa, «I Meridiani» Mondadori, Milano 1972 ISBN 8804102330
  • La mela d'oro e altri racconti, a cura di Gabriella Bemporad, Adelphi, Milano 1982 ISBN 8845904903
  • Saggi italiani, a cura di Lea Ritter Santini, tr. Marta Keller, Mondadori, Milano, 1983
  • L'Austria e l'Europa: saggi 1914-1928, Marietti, Casale Monferrato 1983 ISBN 8821165558
  • L'ignoto che appare: scritti 1891-1914, a cura di Gabriella Bemporad, tr. Gabriella Bemporad, Leone Traverso, Giorgio Zampa, Adelphi, Milano 1991 ISBN 8845907139
  • La rivoluzione conservatrice europea, presentazione di Damir Barbaric, ed. it. a cura di Jan Bednarich e Renato Cristin, Marsilio, Venezia 2003 ISBN 8831782215

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Traduzioni libere in linea[modifica | modifica sorgente]

  • La traduzione integrale della Lettera a Lord Chandos (Ein Brief) di H. von Hofmannsthal, testo tedesco a fronte e un breve commento all'opera, è presente sulla Rete[8].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Und drei sind eins: ein Mensch, ein Ding, ein Traum: « Verso stupendo [...] L'anima, secondo questo vero e proprio credo del simbolismo, vanifica le cose trasformandole in sogni; o, nel senso della preesistenza, l'anima vive veramente solo se s'identifica, sognando, con quelle cose che sono vere e sognate a un tempo ». Cfr. L. Mittner, Storia della letteratura tedesca, III, 1, 1971, p. 995.
  2. ^ Hermann Broch dirà che svolse la funzione che il padre di Mozart ebbe nei confronti del proprio figlio
  3. ^ testimoniata dalla famosa Lettera di Lord Chandos. Si veda però Fausto Cercignani, Hugo von Hofmannsthal e la crisi esistenziale di Lord Chandos, in Hugo von Hofmannsthal, Lettera di Lord Chandos, a cura di G. Lacchin, Milano, Mimesis Ed., 2008. Il saggio si trova anche in Studia austriaca X, Milano, 2002, pp. 91-105.
  4. ^ Vedi Fausto Cercignani, Elettra e la prigione dell’io. La tragedia e il “libretto” di Hofmannsthal, in Studia austriaca XIV, Milano, 2006, pp. 43-79. E si veda anche il filmato "Prima delle Prime - Elettra alla Scala" http://wn.com/fausto_cercignani]
  5. ^ Per l'elaborazione della Ariadne auf Naxos vedi Fausto Cercignani, L’ideale eroico e la sua negazione nel “libretto” di Hofmannsthal, in Ariadne auf Naxos, a cura di F. Degrada, Milano, Edizioni del Teatro alla Scala, 2000, pp. 108-129. Il saggio si trova anche in Studia austriaca VIII, Milano, 2000, pp. 105-134.
  6. ^ Vedi Fausto Cercignani, Hofmannsthal fra teatro e filosofia. Con particolare riguardo a «L’uomo difficile», in La filosofia a teatro, a cura di A. Costazza, Milano, Cisalpino, 2010, pp. 369-385.
  7. ^ Riccardo Calimani, Destini e avventure dell’intellettuale ebreo, Mondadori, Milano 1996, pp. 165-167
  8. ^ Heinrich F. Fleck (file .pdf)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 103209512 LCCN: n79072867