Karl Kraus

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« L'erotismo dell'uomo è la sessualità della donna. »
(K. Kraus, da Detti e contraddetti)
Targa in memoria di Karl Kraus

Karl Kraus (Jičín, 28 aprile 1874Vienna, 12 giugno 1936) è stato uno scrittore, giornalista, aforista, saggista, commediografo, poeta e autore satirico austriaco.

Viene generalmente considerato uno dei principali autori satirici di lingua tedesca del XX secolo, ed è noto specialmente per le sue critiche altamente ironiche e taglienti alla cultura, alla società, ai politici tedeschi e ai mass media.

I primi anni di vita[modifica | modifica sorgente]

Kraus nacque in una ricca famiglia ebraica, da Jakob Kraus, un fabbricante di carta e da sua moglie Ernestine Kantor, a Jičín, in Boemia, oggi nella Repubblica Ceca. La famiglia si trasferì a Vienna, in Austria nel 1877.

L'infanzia di Kraus rappresenta il terreno fertile su cui crebbe lo scrittore polemico e satirico; tre fattori essenziali ne determinarono presto l'identità: l'essere austriaco, l'essere ebreo e la appartenenza a una famiglia borghese benestante. È anche per la convivenza di questi tre elementi che Kraus divenne presto protagonista di una grande lotta contro il mondo e, tacitamente, contro se stesso. I suoi rapporti con la cultura ed il pensiero borghese furono, per esempio, molto contraddittori, e manifestati più o meno esplicitamente attraverso un odio nutrito verso una classe sociale che tuttavia non riuscì mai ad abbandonare.

Karl Kraus era un bambino molto delicato, incline alla malattia, ed afflitto già durante la sua prima infanzia da evidenti sintomi di una deviazione della colonna vertebrale, nonché da miopia. Il suo più grande biografo, Paul Schick, ricorda come la madre si preoccupò sempre molto teneramente della sua salute, e come Kraus soffrì tremendamente dopo la sua prematura scomparsa.

Ciò che più di ogni altra cosa riuscì a risvegliare lo spirito critico e curioso di Kraus durante i suoi primi anni scolastici fu l'incontro con ciò che la sua famiglia non poteva e non avrebbe mai potuto offrirgli: l'arte, la poesia, la musica, il teatro. Come riconobbe anche Walter Benjamin, che scrisse copiosamente sulla vita e le opere di Kraus, furono proprio le poesie che Kraus trovò sui banchi di scuola a fornirgli un primo vero modello di scrittura creativa. Autori definiti talvolta "naif", ma anche essenzialmente sinceri, che Kraus ricorderà e dai quali apprese il ritmo, il suono della parola.

Un secondo ma altresì importante ruolo, nell'accrescere l'interesse del giovane Kraus alla letteratura e alla critica in generale, è rintracciabile nelle figure di alcuni suoi professori, uomini spesso da lui considerati come forme di vita onniscienti, modelli, cause di nuovi spunti critici. Paul Schick descrive come Kraus avesse una particolare attitudine nel sapere imitare il tono di voce dei suoi docenti e di come egli stesso più volte ricordi, quanto fosse divertente annotare i loro errori, durante le lezioni. Il professore che udì le prime riflessioni linguistiche di Kraus, timoroso di non sapere "addomesticare" la lingua tedesca, fu Heinrich Sedlmayer, che nell'anno 1887 fu il suo insegnante di tedesco.

Sempre durante i primi anni di scuola Kraus prese coscienza della questione ebraica. Come tutti i suoi contemporanei, assistette al rigido sistema educativo asburgico, che predicava il principio di libertà religiosa separando ebrei e cristiani durante le ore di religione. Kraus visse tali separazioni e l'obbligo di frequenza con grande imbarazzo. Ebbe contrasti con alcuni professori ebrei particolarmente dogmatici e furono probabilmente questi ultimi a scatenare in Kraus una forte inclinazione negativa verso la religione e criticherà nelle sue satire future l'innata capacità di alcuni docenti asburgici, nel " togliere quell'ultimo briciolo di auto-coscienza rimasta agli ebrei dell'epoca".[1]

In pochi anni Kraus si trovò ad essere uno studente modello, circondato da grandi sommosse; iniziò a riflettere come scuola e famiglia patriarcale fossero doveri e schemi prestabiliti, in un mondo che lo ripugnava. Iniziò a vedere la corruzione e la falsità della politica nella lingua e nelle arti in genere.

Gli esordi letterari[modifica | modifica sorgente]

Nel 1892 Kraus si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza di Vienna ed iniziò la sua lunga collaborazione giornalistica. Nello stesso aprile, infatti, venne pubblicata sulla Wiener Literaturzeitung una sua recensione dell'opera teatrale di Gerhart Hauptmann, dal titolo "Die Weber": fu la sua prima pubblicazione. Kraus tentò proprio in questi mesi persino una carriera teatrale, senza ottenere alcun successo. Soffriva la rigidità delle materie giuridiche e decise presto di cambiare materie di studio, passando ad aree più umanistiche e a lui congeniali, come germanistica e filosofia. Non portò mai a termine i suoi studi, ma iniziò proprio in quegli anni ad instaurare nuove amicizie con i più noti letterati viennesi dell'epoca, a frequentare il noto Café Griensteidl, a scrivere numerosi articoli sulle più prestigiose riviste della città.

Le sue amicizie si trasformarono però molto presto in terribili bersagli di critica e satira, come dimostra la sconcertante pubblicazione dei uno dei testi più provocatori e coraggiosi della Vienna fin de siècle: Die demolierte Literatur (La letteratura demolita), che scrisse nel 1896 in occasione dell'imminente demolizione del Café Griensteidl, ritrovo dei suoi ex compagni letterati. Fu con la pubblicazione di questo articolo, poi ristampato anche come singolo Pamphlet, che iniziò il grande successo giornalistico di Kraus.

Dello sbeffeggiato gruppo "Jung Wien", facevano parte tra gli altri Peter Altenberg, Leopold Andrian, Hermann Bahr, Richard Beer-Hofmann, Felix Dörmann, Hugo von Hofmannsthal e Felix Salten. Dopo che nel 1897 Kraus ruppe con questo gruppo in seguito al suo articolo di satira, venne nominato corrispondente per il quotidiano Breslauer Zeitung. L'anno successivo, come sostenitore non compromesso nella causa dell'assimilazione ebraica, attaccò il sionista Theodor Herzl, con il suo polemico Eine Krone für Zion ("Una corona per Sion") (1898).

Opere successive[modifica | modifica sorgente]

Nel 1899 rinnegò il Giudaismo, e il 1º aprile di quello stesso anno pubblicò il primo numero della rivista satirica Die Fackel ("La Fiaccola"), da lui fondata e che continuò a dirigere, pubblicare e scrivere fin quando morì. Da qui lanciò i suoi attacchi contro l'ipocrisia morale e intellettuale, la psicoanalisi, la corruzione dell'impero degli Asburgo, il nazionalismo del movimento pangermanico, le politiche economiche liberiste, e molte altre tematiche.

Anche se agli inizi Die Fackel era simile a riviste come Weltbühne, si distinse in seguito per l'indipendenza editoriale di cui Kraus poteva godere grazie ai propri fondi. Nei primi dieci anni, contribuirono al giornale molti eminenti scrittori ed artisti come Peter Altenberg, Richard Dehmel, Egon Friedell, Oskar Kokoschka, Else Lasker-Schüler, Adolf Loos, Heinrich Mann, Arnold Schönberg, August Strindberg, Georg Trakl, Frank Wedekind, Franz Werfel, Houston Stewart Chamberlain e Oscar Wilde. Dopo il 1911 tuttavia, Kraus era solitamente l'unico autore. Tra gli autori sostenuti da Kraus c'erano Peter Altenberg, Else Lasker-Schüler e Georg Trakl.

Die Fackel prendeva di mira la corruzione, i giornalisti e i comportamenti brutali. I nemici più noti erano Maximilian Harden, per quanto riguarda lo scandalo Harden-Eulenburg, Moriz Benedikt (proprietario della Neue Freie Presse), Alfred Kerr, Hermann Bahr, Imre Bekessy e Johannes Schober.

Tomba di Karl kraus a Vienna, Zentralfriedhof

Oltre ai suoi scritti, Kraus effettuò durante la sua carriera numerose conferenze pubbliche che ebbero un grande seguito, mettendo in scena, tra il 1892 e il 1936 circa 700 esibizioni in singola persona; lesse drammi di Bertolt Brecht, Gerhart Hauptmann, Johann Nestroy, Goethe e Shakespeare[2], e interpretò anche le operette di Offenbach, accompagnato dal piano e cantando da solo in tutti i ruoli. Ad esempio Elias Canetti, che seguiva regolarmente le conferenze Kraus, intitolò il secondo libro della propria autobiografia - composta da tre volumi - "Die Fackel im Ohr" (traducibile liberamente come "ascoltando cose illuminanti"), sia in riferimento alla rivista che al suo autore; il libro è stato tradotto in italiano col titolo "Il frutto del fuoco" (il capitolo in cui parla di Kraus e della sua rivista si intitola "Karl Kraus e Veza"). In molti ritengono che il capolavoro di Kraus sia la commedia satirica Gli ultimi giorni dell'umanità, che a partire dalla tragedia della Prima guerra mondiale arriva ad episodi apocalittici riportando i commenti dell'ambivalente personaggio, "il Grumbler" (soprannome che indica un amante degli scacchi) e "l'Ottimista". Kraus iniziò a lavorare all'opera nel 1915 e la pubblicò nella sua forma definitiva nel 1922. Edward Timms ha osservato che l'evoluzione di Kraus da conservatore aristocratico a repubblicano democratico determina quelle che possono essere prese per inconsistenze strutturali nel testo, come in una faglia geologica. Ma forse la lettura può essere un'altra.

Kraus non si sposò mai, ma dal 1913 fino a quando morì ebbe una stretta relazione con la baronessa Sidonie Nádherný von Borutin (1885-1950). Nel 1911 venne battezzato come cattolico, ma nel 1923 lasciò la Chiesa.[senza fonte]

Alcune delle opere principali[modifica | modifica sorgente]

Alcuni dei suoi lavori sono stati ripubblicati negli ultimi anni:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sull'atteggiamento di Kraus nei confronti dell'ebraismo vedi anche Fausto Cercignani, Il fine secolo viennese. Arthur Schnitzler, Richard Beer-Hofmann e Karl Kraus, in Studia austriaca – “Sprach-Wunder”. Il contributo ebraico alla letteratura austriaca, Milano, CUEM, 2003, pp. 33-49.
  2. ^ Sul progetto ventennale di letture teatrali e riscritture di Shakespeare: il Theater der Dichtung (Teatro della poesia) vedi anche Irene Fantappiè Karl Kraus e Shakespeare. Recitare, citare, tradurre, Macerata, Quodlibet Studio. Lettere, 2012, ISBN 9788874624553

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Karl Kraus by L. Liegler (1921)
  • Karl Kraus by W. Benjamin (1931)
  • Karl Kraus by R. von Schaukaul (1933)
  • Karl Kraus in Selbstzeugnissen und Bilddokumenten by P. Schick (1965)
  • The Last Days of Mankind: Karl Kraus and His Vienna by Frank Field (1967)
  • Karl Kraus by W.A. Iggers (1967)
  • Karl Kraus by H. Zohn (1971)
  • Wittgenstein's Vienna by A. Janik and S. Toulmin (1973)
  • Karl Kraus and the Soul Doctors by T.S. Szasz (1976)
  • Masks of the Prophet: The Theatrical World of Karl Kraus by Kari Grimstad (1981)
  • McGraw-Hill Encyclopedia of World Drama, vol. 3, ed. by Stanley Hochman (1984)
  • Karl Kraus: Apocalyptic Satirist by Edward Timms (1986)
  • The Paper Ghetto: Karl Kraus and Anti-Semitism by John Theobald (1996)
  • Karl Kraus and the Critics by Harry Zohn (1997)
  • Karl Kraus, Apocalyptic Satirist by Edward Timms (2005)
  • Piero Buscioni, Karl Kraus, in "il Fuoco", Firenze, Polistampa, gennaio-giugno 2009
  • Fausto Cercignani, Il fine secolo viennese. Arthur Schnitzler, Richard Beer-Hofmann e Karl Kraus, in Studia austriaca – “Sprach-Wunder”. Il contributo ebraico alla letteratura austriaca, Milano, CUEM, 2003, pp. 33-49
  • Karl Kraus, Non c’è niente da ridere (a proposito di giornalisti, esteti, politici, psicologi, stupidi e studiosi), Antologia di satire curata da Simone Buttazzi con postfazione di Irene Fantappiè, Prato, Piano B Edizioni, 2012, ISBN 978-88-96665-51-0
  • Irene Fantappiè, Karl Kraus e Shakespeare. Recitare, citare, tradurre, Macerata, Quodlibet Studio. Lettere, 2012, ISBN 9788874624553

Bibliografie di studi critici[modifica | modifica sorgente]

  • O. Kerry, Karl Kraus-Bibliographie, Kosel, München, 1970
  • S.P. Scheichl, Kommentierte Auswahlbibliographie zu Karl Kraus in "text + kritik", München, 1975

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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