André Gide

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André Gide
Medaglia del Premio Nobel Nobel per la letteratura 1947

André Gide (Parigi, 22 novembre 1869Parigi, 19 febbraio 1951) è stato uno scrittore francese, premio Nobel per la letteratura nel 1947.

Firma di Gide

Affermare la libertà, allontanarsi dai vincoli morali e puritani, ricercare l’onestà intellettuale che permette di essere pienamente sé stessi, accettando la propria omosessualità senza venir meno ai propri valori. Questi sono i temi centrali dell’opera e della vita di André Gide.

Influenzato dagli scritti di autori come Henry Fielding, Goethe, Victor Hugo, Dostoevskij, Stéphane Mallarmé, Nietzsche, Joris Karl Huysmans, Rabindranath Tagore, Roger Martin du Gard e Oscar Wilde (di quest'ultimo fu anche amico), scrisse varie opere di stampo autobiografico e di narrativa ed espose spesso al pubblico il conflitto e, a volte, la riconciliazione tra le due parti della propria personalità, divise dalla rigida educazione e dalle meschine regole sociali ed etiche impostegli dalla società della sua epoca.

Le sue opere, in particolare Corydon, Se il seme non muore e L'immoralista, hanno esercitato una grande influenza (soprattutto per i temi trattati) su vari scrittori successivi a Gide, in particolare su Rainer Maria Rilke, Jacques Rivière, Andre Malraux, Flann O'Brien, Jean-Paul Sartre, Albert Camus, Yukio Mishima, Roland Barthes e su scrittori omosessuali.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Infanzia[modifica | modifica sorgente]

André Gide nasce il 22 novembre 1869 a Parigi, figlio di Paul Gide, professore di diritto all'Università di Parigi, e di Juliette Rondeaux. Il padre, originario di Uzès, discende da un'austera famiglia protestante. Suo zio era l'economista politico Charles Gide. La madre appartiene ad un'agiata famiglia borghese di Rouen, un tempo cattolica ma convertita al Protestantesimo da diverse generazioni. L'infanzia di Gide è segnata dall'alternarsi di soggiorni presso la famiglia materna in Normandia, a Rouen e a La Roque, e di soggiorni dalla nonna paterna, a Uzès. Come emerge dalla sua opera, l'influenza diversa e a volte contraddittoria di queste due esperienze rivestirà grande importanza nella sua vita.

A Parigi, Gide vive con la famiglia in Rue des Médicis e successivamente in rue de Tournon, vicino ai giardini del Lussemburgo. Non lontano vive Anna Shackleton, scozzese, un tempo governante presso la famiglia Rondeaux e insegnante di Juliette, alla quale è legata ancora da una forte amicizia. Anna, grazie alla sua dolcezza, spensieratezza e intelligenza, svolge un ruolo importante nella formazione del giovane André: la sua morte, avvenuta nel 1884, evocata anche ne La porta stretta e in Se il seme non muore, segna profondamente Gide.

Il giovane André comincia nel 1876 a dedicarsi allo studio del pianoforte, che sarà per lui compagno lungo tutta la vita, rimpiangendo in tempi maturi il fatto di non aver avuto mai un buon professore che potesse fare di lui un vero musicista. Nel 1877 entra alla Scuola alsaziana (Ecole alsacienne), anche se la sua carriera scolastica sarà discontinua. È sospeso per tre mesi perché viene scoperto mentre si lascia andare a “cattive abitudini”, ed è riammesso solo quando considerato guarito; problemi di salute lo allontanano però di nuovo dagli insegnamenti. Malgrado le precauzioni di genitori e medici, la masturbazione (da lui nominata “vizio”[1] e che pratica con un forte senso di peccato e sconfitta) tornerà ben presto tra le sue abitudini, tanto che a ventitré anni scriverà di aver vissuto fino ad allora “vergine e depravato”[2].

La morte di suo padre, il 28 ottobre 1880, lo allontana ancora di più da un'istruzione normale. Con la morte di Paul Gide, André perde una relazione tenera e felice, che lo lascia solo di fronte a sua madre: “E mi sentii d'un tratto avvolto da questo amore, che si chiudeva ormai su di me”[3]. Juliette Gide, spesso presentata come una madre rigida e severa, prova per suo figlio un amore profondo, proprio come Gide per lei; avrà sempre a cuore l'istruzione del figlio, e lo seguirà nel suo percorso intellettuale – benché apportando delle contraddizioni in tale percorso.
Nel 1881, Juliette porta André prima in Normandia, dove affida la sua istruzione ad un precettore poco ispirato, poi a Montpellier, dallo zio Charles Gide. Zimbello dei compagni, Gide evita il liceo grazie ad una malattia nervosa più o meno simulata. Dopo una serie di cure, ritorna alla Scuola alsaziana nel 1882, ma ancora una malattia lo allontana dagli insegnamenti. Seguiranno diversi soggiorni tra Parigi e Rouen, dove il giovane Gide è affidato ad insegnanti privati dal talento variabile.

L'esaltazione religiosa e il rapporto con Madeleine[modifica | modifica sorgente]

Durante un soggiorno a Rouen, nell'autunno del 1882, André scopre il dispiacere segreto che sua cugina Madeleine coltiva a causa delle relazioni adultere della madre. In quell'emozione scopre “un nuovo oriente per la propria vita”[4]. Nasce allora una relazione lunga e tortuosa: Gide è affascinato dalla ragazza, dalla sua conoscenza del male, del suo senso rigido e conformista di ciò che si deve fare, tutte differenze rispetto al suo carattere che lo attirano. Si costruisce poco a poco un'immagine perfetta della cugina di cui si innamora, in modo puramente intellettuale e allo stesso tempo appassionato.

A partire dal 1883, segue le lezioni private del professor Bauer, e grazie a lui scopre, tra gli altri, il Diario di Amiel, che lo spingerà a scrivere il proprio diario intimo.

Tra il 1885 e il 1888, André vive un periodo di esaltazione religiosa, che condivide con la cugina Madeleine tramite una fitta corrispondenza e letture comuni. Studia a fondo la Bibbia e gli autori greci, e inizia a praticare l'ascetismo.

Nel 1887 torna nuovamente alla Scuola alsaziana, dove incontra Pierre Louÿs, con cui stabilisce un'amicizia fraterna, che gravita intorno alla letteratura e alla loro comune volontà di scrivere. L'anno successivo, durante la preparazione degli esami conclusivi della scuola superiore al liceo Henry IV, scopre i testi di Schopenhauer. Dopo la maturità, comincia a frequentare i salotti letterari, e incontra numerosi scrittori. La sua prima raccolta di scritti, I quaderni di André Walter, grazie alla quale spera di ottenere un primo successo letterario e la mano di sua cugina, incontra in effetti l'opinione favorevole della critica, ma non attira l'attenzione del pubblico.

Quest'opera gli permette di conoscere Maurice Barrès e Stéphane Mallarmé, grazie al quale il suo misticismo religioso si trasforma in misticismo estetico. Mentre stringe un'amicizia che risulterà duratura con Paul Valéry, si rovina la sua relazione con Pierre Louÿs, che lo accusa di egocentrismo, come del resto fa anche sua cugina. Madeleine rifiuta di sposarlo e si allontana sempre più da lui; comincia allora una lunga lotta, per vincere la sua resistenza e per convincere la famiglia, che si oppone a questa unione.

I viaggi[modifica | modifica sorgente]

Nel 1891, poco dopo aver scritto il Trattato di Narciso, Gide incontra Oscar Wilde, che lo spaventa almeno quanto lo affascina. Per Gide, che comincia ad allontanarsi da André Walter e dal suo ideale ascetico, Wilde incarna l'esempio stesso di un'altra esistenza. Comincia a leggere Goethe e scopre la legittimità del piacere, a differenza di quanto predicato dal puritanesimo che gli era familiare. Questo segna anche l'inizio delle tensioni con sua madre, che tuttavia cerca di aiutarlo nella conquista della cugina Madeleine, mentre tutta la famiglia e la ragazza stessa continuano ad opporsi all'unione.

Nel 1893, nasce un'amicizia, in un primo tempo solo epistolare, con Francis Jammes. È però un altro amico di André che gioca un ruolo chiave, il giovane pittore Paul Laurens; quest'ultimo invita Gide a seguirlo in un viaggio pagato con una borsa di studio. Il viaggio sarà per Gide l'occasione di una liberazione morale e sessuale, come descritto in[5] e nel romanzo L'immoralista; i due partono nell'ottobre 1893, con destinazione Tunisia, Algeria e Italia. Seppur malato, Gide in Tunisia scopre il piacere con un ragazzo, Ali, e successivamente in Algeria Paul e André proseguono la loro iniziazione tra le braccia della giovane Mériem. I due passano poi da Siracusa, Roma e Firenze. Gide prosegue poi verso la Svizzera, per consultare un medico, che lo rassicura circa la sua salute. Si stabilisce, sempre in Svizzera, a La Brévine, che farà da sfondo al suo racconto La sinfonia pastorale, mentre già lavora su Paludi e I nutrimenti terrestri.

Il matrimonio[modifica | modifica sorgente]

Nel 1895 si reca una seconda volta in viaggio in Algeria, dove incontra nuovamente Oscar Wilde affiancato da Lord Alfred Douglas («Bosie»). Quando torna in Francia, ritrova Madeleine che finalmente gli si fa più vicina. La morte improvvisa di sua madre, il 31 maggio 1895, è sinonimo per Gide di forte dolore, ma anche di liberazione. André e Madeleine annunciano il fidanzamento in giugno e in ottobre si sposano, anche se il matrimonio non sarà mai consumato. Partono in viaggio di nozze per sette mesi: Gide è tornato in salute, e si sente ormai frenato dalla presenza della moglie, sempre malata.

Passano dalla Svizzera, dove completa Paludi, che rappresenta una conclusione satirica il periodo simbolista, e si dedica sempre a I nutrimenti terrestri, che apre una nuova fase letteraria. Gide manterrà l'abitudine di considerare le sue opere come pietre durante il cammino, scritte come reazione le une alle altre, e che possono essere comprese solo attraverso una vista d'insieme. Gli sposini vanno poi in Italia e di nuovo in Algeria, a Biskra. Al ritorno in Francia, Gide è eletto sindaco a La Roque, dove ricopre il suo mandato senza però impegnarsi in politica. Nell'estate del 1896 termina I nutrimenti terrestri, che sarà pubblicato l'anno successivo raccogliendo consensi ma anche critiche, tanto sul tema quanto sulla forma.

Da L'immoralista a La porta stretta[modifica | modifica sorgente]

Nell'inverno del 1898, Gide firma la petizione di Zola sul caso Dreyfus, anche se rifiuta di interrompere le relazioni con quelli del suo entourage che si erano schierati su altre posizioni: anzi, cercherà di sforzarsi a capire le ragioni e poi convincere i suoi avversari. Durante un soggiorno a Roma scopre i testi di Nietzsche, e ritrova nel filosofo l'espressione dei suoi pensieri più reconditi: “La grande riconoscenza che gli devo, è di aver aperto una strada maestra là dove io non avevo tracciato che un sentiero”[6]. Il 1898 è anche l'anno di un'intensa attività di critica e di cronaca soprattutto sulle pagine de L'Ermitage.
Nel 1901, riesce a fare allestire una sua opera teatrale, ma la prima di Roi Candaule (scritto nel 1899) è un tale fiasco che Gide prende la decisione di snobbare il grande pubblico e il teatro.

Nel 1902 il romanzo L'immoralista ottiene un certo successo, ma l'autore, troppo facilmente assimilato al protagonista Michel, non si sente compreso: secondo lui, Michel è solo un'immagine virtuale di sé stesso, da cui si purifica nel momento stesso in cui scrive. Non pubblica quasi più niente fino al 1909, quando appare La porta stretta; la critica lo accoglie benevolmente, ma ancora una volta Gide non si sente capito, anche questa volta lo assimilano a Alissa, mentre il suo sforzo di empatia verso la sua eroina non è per niente un'approvazione, e la dimensione ironica dell'opera non viene colta.

La Nouvelle Revue Française, Corydon ed I Sotterranei del Vaticano[modifica | modifica sorgente]

Alla fine del decennio Gide crea la Nouvelle Revue Française, anche se non ne diventa ufficialmente direttore; nel 1911 la rivista si associa Gaston Gallimard per trovare un editore. È in questo periodo che Gide comincia a scrivere Corydon, saggio socratico che affronta i pregiudizi verso l'omosessualità e la pederastia.

Gli amici di Gide, a cui presenta la prima bozza del trattato, temono fortemente lo scandalo e le ripercussioni che il testo potrebbe avere sulla sua vita pubblica e privata, tanto che Gide decide prudentemente di stampare solo i primi due capitoli, anonimi e in poche copie, nel 1910. Completa l'opera nel 1917-18, e la pubblicherà col suo nome solo nel 1924. Nel 1913 Gide stringe una forte amicizia con Roger Martin du Gard, che resterà tra le persone più vicine allo scrittore fino alla morte.

L'anno successivo pubblica I sotterranei del Vaticano, concepito secondo l'autore come “un libro sbalorditivo, pieno di buchi e di omissioni, ma anche di divertimento, di cose buffe e parziali riuscite”[7], ma si rivelerà, da un punto di vista delle vendite, un fallimento: il romanzo è strutturato su più livelli, con almeno tre protagonisti che si intrecciano senza mai mescolarsi, un amorale che uccide per il solo gusto di farlo, un cattolico bigotto, un ateo frammassone e mangiapreti, il tono varia a seconda del protagonista, passando da uno stile tardo decadente ad uno decisamente veloce e satirico, molto moderno.

Solo che il romanzo, mettendo alla berlina egualmente cattolici bigotti ed atei mangiapreti, e per di più con un tema come l'omicidio gratuito (anticipando in questo, di vent'anni, Albert Camus), gli aliena le simpatie di tutto il potenziale pubblico. Gide viene pian piano allontanato dalla direzione effettiva della Nouvelle Revue Française, lasciata a Jacques Rivière et Gaston Gallimard.

Nel 1916 intraprende un ennesimo tentativo di conversione al cattolicesimo. Per Gide, la questione è più morale che religiosa: egli oscilla tra un paganesimo che gli permette di affermarsi nella propria felicità, e una religione che gli dà le armi necessarie a combattere il proprio peccato. Alla fine, la conversione non avrà luogo, a causa del rifiuto dell'istituzione ecclesiastica e per la non volontà di sostituire una verità passionale con una istituzionale, abbandonando il libero arbitrio. Inizia in questo periodo a scrivere l'opera autobiografica “Se il seme non muore”.

L'anno successivo Gide stringe un legame con il giovane Marc Allégret; se di solito amore e desiderio prendevano per lui strade diverse, questa volta il cuore e il corpo dello scrittore vibrano all'unisono. Poco tempo dopo, durante un viaggio in Inghilterra con Marc, Madeleine si allontana definitivamente da lui: tutti i dubbi che la donna riusciva ancora a scacciare circa il marito esplodono all'improvviso, decide dunque di bruciare le lettere che Gide le aveva scritto e ritorna dalla famiglia. Gide rimane sconsolato per questo abbandono (“Soffro come se lei avesse ucciso nostro figlio”, scrive[8]); ha tuttavia la possibilità di pubblicare Coryndon senza più temere ripercussioni sulla sua vita privata.

Gli anni venti[modifica | modifica sorgente]

All'interno della Nouvelle Revue Française, Gide mantiene comunque una funzione simbolica di figura di riferimento, scrive articoli e si occupa anche di scovare nuovi talenti. Negli anni venti, la sua reputazione continua a crescere, il suo pensiero è ascoltato e apprezzato, e Gide ha l'impressione di essere famoso anche senza essere stato letto né capito. La sua influenza gli costa gli attacchi della destra cattolica, che gli rimprovera i suoi valori, il suo intellettualismo, il ruolo sempre più preponderante della rivista sulla letteratura francese, e persino la sua lingua. Gide, sempre sostenuto da Roger Martin du Gard, si difende poco, ma difende sempre la Nouvelle Revue Française; diversi intellettuali di destra, tra cui François Mauriac e Léon Daudet, che malgrado le loro divergenze lo ammirano, rifiutano di attaccarlo senza però difenderlo.

Gide fornisce ai suoi detrattori materiale per attaccarlo, pubblicando in grande tiratura Coryndon, fino ad allora noto solo agli intimi, anche se tutti gli amici hanno tentato di dissuaderlo. Gide preferisce mettersi in gioco, ricordando il caso doloroso di Oscar Wilde, ed è disposto a calare la maschera. Ma alla fine, la pubblicazione (1924) cade nell'indifferenza, un po' perché il libro non è di gran valore, (come sostiene Pierre Lepape [9]), un po' perché l'opinione pubblica non è ancora pronta a parlare di questo tabù. Lo scandalo arriverà solo due anni dopo, con “Se il seme non muore”.

Nel frattempo la vita di Gide è scossa dalla nascita di sua figlia Catherine nell'aprile 1923, avuta da Elisabeth van Rysselberghe, figlia di un'amica di Gide, a cui Gide stesso aveva detto “Non mi capacito di vederti senza figli, e a non averne neppure io” [10]. Catherine sarà riconosciuta ufficialmente solo dopo la morte di Madeleine, a cui queste evento sarà tenuto nascosto. Gide si occupa anche del sostentamento di Marc Allégret, componendo così una famiglia fuori norma, con cui vive a Parigi. I falsari, opera pubblicata nel 1925, è il primo libro non scritto in funzione di Medeleine, ed è il primo che l'autore stesso non esita a definire un romanzo.

Il colonialismo e il comunismo[modifica | modifica sorgente]

Gide parte successivamente per diversi mesi in Congo con Marc, e durante il viaggio si appassiona all'esotismo e alla storia naturale. Più che da questi interessi, tuttavia, Gide è colpito dalla dura realtà del colonialismo. Si ribella inizialmente contro la messa in pratica dell'idea coloniale, denunciando errori amministrativi e inesperienza. Poi le sue indagini lo spingono a cogliere la perversità del sistema nel suo insieme; capisce anche che i responsabili, a Parigi, non solo non ignorano ciò che succede nelle colonie, ma lo tutelano anche. Spedisce la sua testimonianza che viene pubblicata su Le Populaire, ma la destra e le compagnie accusate sostengono che Gide non abbia le competenze per analizzare il problema. Eppure, inchieste amministrative danno ragione alle sue affermazione, tanto che un dibattito parlamentare finisce col promettere cambiamenti da parte del governo. Gide teme che l'opinione pubblica si dimentichi presto del problema, ma rifiuta però di impegnarsi politicamente sulla questione.

Durante gli anni trenta, Gide patisce una certa mancanza d'ispirazione, che riguarda non solo la scrittura, ma anche l'amore e i viaggi, per i quali prova ormai più curiosità che passione. Comincia però a interessarsi al comunismo, entusiasmato dall'esperienza russa nella quale vede una speranza, un laboratorio dell'uomo nuovo. Impegnandosi in questa direzione, Gide cede così alla tentazione di uscire dal purismo estetico e di utilizzare l'influenza di cui gode. La sua presa di posizione non è condivisa dai suoi amici: Martin du Gard non accetta volentieri l'idea che una vita passata a combattere i dogmi si concluda con questo “atto di fede”[11].

E del resto Gide mette la sua gloria in pericolo, senza apportare alla causa che il prestigio del suo nome, e non si sente a suo agio nelle riunioni politiche. In questa decisione, Gide impegna la sua persona – sebbene cosciente di essere strumentalizzato – senza però impegnare la sua penna, e si rifiuta di aderire all'“Associazione degli scrittori e artisti rivoluzionari”, per non compromettere l'autonomia della letteratura che ha sempre professato e difeso. Del resto, i nuovi compagni guardano con sospetto lo scrittore borghese che si unisce a loro: “Le idee di Gide sembrano non costargli molto; il signor Gide non ha sofferto abbastanza” scrive Jean Guéhenno[12]. Nel 1936, le autorità sovietiche lo invitano in URSS, e Gide accetta di partire con alcuni compagni. Le sue illusioni crollano: invece dell'uomo nuovo, trova solo il totalitarismo. Accetta la delusione e decide di pubblicare la sua testimonianza, “Ritorno dall'URSS”.

Il partito comunista francese, a partire da Louis Aragon, e le autorità sovietiche cercano di impedire la pubblicazione dell'opera, poi di distogliere l'interesse dal problema. Ma Gide non si accontenta più di fare solo osservazioni, e in “Ritocchi al mio ritorno dall'URSS” opera una vera e propria requisitoria contro lo stalinismo: “Spero che il popolo dei lavoratori capisca che è ingannato dai comunisti, così come loro sono ingannati da Mosca”. Gide arriva perfino ad essere tacciato di fascismo, l'opinione pubblica lo spinge verso destra, anche se lui rifiuta nettamente questa posizione. È arrivato il momento per Gide di allontanarsi dalla politica, che non gli ha dato quello che sperava. Sebbene sostenga la causa dei repubblicani spagnoli, Gide accetta la delusione e si concentra di nuovo nella letteratura.

A questo lutto politico ne succede uno più intimo, la morte di Madeleine il 17 aprile 1938. Dopo aver maledetto il suo sposo, Madeleine aveva finito con l'accettare il suo ruolo lontano ma essenziale nella vita dello scrittore. Gide racconta la stranezza e le difficoltà di quell'amore particolare in Et nunc manet in te, la cui prima tiratura è limitata agli intimi.

La Seconda guerra mondiale e gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Quando i tedeschi, conquistata Parigi, assumono il controllo della rivista Nouvelle Revue Française (NFR), Gide rifiuta di associarsi al comitato direttore, e dopo aver scritto un articolo sul primo numero, decide di non continuare a pubblicare. Scrive su Le Figaro la sua decisione d'abbandonare la rivista e rifiuta allo stesso tempo un posto come professore universitario.

Le critiche contro di lui si intensificano, e Gide decide di imbarcarsi per Tunisi, nel 1942. Durante l'occupazione della città, constata con sgomento gli effetti dell'antisemitismo. Più che di privazioni materiali, soffre di isolamento. Lasciata Tunisi per Algeri, dove incontra il generale de Gaulle, Gide accetta la direzione nominale de L'arche, una rivista letteraria diretta contro la NFR.

Finita la guerra, rientra in Francia solo nel maggio 1946, ma fatica a trovare il suo posto in un mondo letterario molto politicizzato. Mentre scrittori come Sartre utilizzano volentieri la loro fama a fini politici, Gide rifiuta di esporsi, e per esprimersi preferisce la pubblicazione di Teseo piuttosto che le tribune politiche.

Dopo il 1947, non scrive più nulla. Sempre affermando che non rinnega nulla di quello che ha fatto, Gide, scrittore che ha dato scandalo con opere come Corydon, accetta gli omaggi delle istituzioni conservatrici, come il Premio Nobel per la letteratura nel 1947. La sua preoccupazione principale è quella di pubblicare le sue ultime opere, in particolare il “Diario” (il primo tomo nel 1939, il secondo nel 1950). Nel 1950 comincia il suo ultimo quaderno, “Così sia o i giochi sono fatti”, nel quale si sforza di lasciar correre la sua penna.

Muore il 19 febbraio 1951, e viene sepolto vicino a Madeleine nel piccolo cimitero di Cuverville, nel dipartimento della Seine-Maritime.

Opere principali[modifica | modifica sorgente]

  • I quaderni di André Walter, 1891 (poi con Le poesie di André Walter)
    • trad. Daniele Gorret, Guanda, 1985
  • Il trattato di Narciso, 1891
    • trad. Antonio Prete, In forma di parole, 1989
    • trad. Carmen Saggiomo, ESI, 2005
  • Le poesie di André Walter, 1892
    • trad. Franco De Domenico, Ripostes, 1982
  • Il viaggio d'Urien, 1893
    • trad. Chiara Restivo, Sellerio, 1980
  • Il tentativo amoroso, 1893 (da Philoctète)
    • trad. Antonio Prete, In forma di parole, 1989
  • Paludi, 1895
    • trad. Aldo Camerino, Neri Pozza, 1946
    • trad. Franco Cordelli, Garzanti, 1988 e 1998
  • I nutrimenti terrestri, 1897
    • trad. Renato Arienta, Mondadori, 1948
    • trad. Maura Miglietta Ricci, Garzanti, 1988 e 1998 (revisione di Franco Cordelli)
    • trad. Gianni D'Elia, Einaudi, 1994
  • El Hadj ou le traité du faux prophète, 1899
    • trad. Anita Tatone Marino, Liguori, 1978
    • trad. Antonio Prete, In forma di parole, 1989
  • Philoctète, 1899
    • trad. Ada Caporali, Eclettica, 1947
  • Prometeo male incatenato, 1899
    • trad. Giuseppe Pintorno, Vita felice, 1994
  • Il re Candaule, 1901
    • trad. Corrado Pavolini, Mondadori, 1950 (in Teatro)
    • trad. Marco Longo, Prova d'autore, 2002
  • L'immoralista, 1902
    • trad. Eugenio Giovannetti, Jandi Sapi, 1945
    • trad. Oreste Del Buono, Rizzoli, 1958
    • trad. Emilio e Maria Castellani, Sansoni, 1967
    • trad. Eugenia Scarpellini, Garzanti, 1973 e 1984
    • trad. Maria Gallone, Bompiani, 1988
    • trad. Sam Carcano, a cura di Carlo Bo, Mursia, 1988
    • trad. Angela Cerinotti, Demetra, 1993
    • trad. Mariachiara Giovannini, Guaraldi, 1995
    • trad. Eugenia Scarpellini, La Repubblica, 2003
  • Saul, 1903
    • trad. Corrado Pavolini, Mondadori, 1950 (in Teatro)
  • Amyntas, 1906
  • Il ritorno del figliol prodigo, 1907
    • trad. Ada Caporali, Eclettica, 1947
    • trad. Rosanna Farinazzo e Renzo Bez, SE, 1989
  • La porta stretta, 1909
    • trad. Adolfo Franci, Bottega di poesia, 1925
    • trad. Irene Riboni, Treves, 1944
    • trad. Oreste Del Buono, Rizzoli, 1953
    • trad. Emilio e Maria Castellani e Roberto Rebora, Sansoni, 1967
    • trad. Roberta Ferrara, Einaudi, 1967
    • trad. Vanna Sanna, Garzanti 1973 e 1995
    • trad. Maria Gallone, Gulliver, 1985
    • trad. Sam Carcano, Mursia, 1988
  • Betsabea, 1912
    • trad. Ada Caporali, Eclettica, 1947
  • Souvenirs de la Cour d’Assises, 1914
    • trad. Giancarlo Vigorelli, Longanesi, 1949; poi Sellerio, 1982 e 1994
  • I sotterranei del Vaticano, 1914
    • trad. Cesare Giardini, Mondadori, 1933 e 1947
    • trad. Oreste Del Buono, Rizzoli, 1955 (Le segrete del Vaticano)
    • trad. Elena Spagnol Vaccari, Feltrinelli, 1965
    • trad. Roberto Ortolani, Garzanti, 1965
    • trad. Giovanni Gigliozzi, Newton Compton, 1991
  • La sinfonia pastorale, 1919
    • trad. Emilio Castellani, Frassinelli, 1944
    • trad. Armando Landini, Jandi Sapi, 1945
    • trad. Augusto Livi, Giannini, 1945
    • trad. Elina Klersy Imberciadori, Garzanti, 1955
    • trad. Augusto Donaudy, Rizzoli, 1960
    • trad. Emanuele Kanceff, Garzanti, 1973
    • trad. Maria Gallone, Gulliver, 1985
  • Isabelle (anche nel 1996 la sceneggiatura con Pierre Herbart)
    • trad. Mauro Janu, Sonzogno, 1933
    • trad. Maria Grazia Levij, Raimondi, 1949
    • trad. Augusto Donaudy, Marotta, 1960
    • trad. Marco Forti, Lerici, 1960; poi Garzanti, 1973
    • trad. Carla Songa, Rizzoli, 1963
    • trad. Luigia Songa Fumagalli, Alice, 2001
  • Corydon, 1920 (tiratura privata di 21 esemplari, poi nel 1924)
  • Dostoevskij, 1908 e 1923
    • trad. Maria Maraschini, Bompiani, 1946
  • I falsari, 1925
    • trad. Oreste Del Buono, Rizzoli, 1955 e 1966
  • Se il seme non muore, 1926
  • Fatti diversi, 1927
    • trad. Chiara Restivo, Sellerio, 1994 (come Il caso Redureau e fatti di cronaca)
  • Viaggio in Congo, 1927
  • Ritorno dal Ciad, 1928
    • trad. Franco Fortini, Einaudi 1988
  • La scuola delle mogli, 1929
  • La sequestrata di Poitiers, 1930
    • trad. Gisele Bartoli, Adelphi, 1976
  • Edipo, 1931
    • trad. Corrado Pavolini, Mondadori, 1950 (in Teatro)
    • trad. Carlo Terron, Sipario, 1995
  • Note su Chopin, 1931 e 1938
    • trad. Gianni Ferro, Nuova accademia, 1963; poi Passigli, 1997
  • Pagine del Diario 1929-1932, 1934
  • Perséphone, 1934
    • trad. Corrado Pavolini, Mondadori, 1950 (in Teatro)
  • I nuovi nutrimenti, 1935 (poi con I nutrimenti terrestri)
  • Nuove pagine del Diario 1932-1935, 1936
  • Ritorno dall'URSS, 1936
    • trad. Alfonso Ridola, Egea, 1946
    • trad. Giuseppe Guglielmi, Bollati Boringhieri, 1988
  • Postille al mio Ritorno dall'URSS, 1937
    • trad. Alfonso Ridola, Egea, 1946
    • trad. Giuseppe Guglielmi, Bollati Boringhieri, 1988
  • Diario 1889-1939, 1939
    • trad. Renato Arienta, Bompiani, 1949 (3 volumi: 1889-1913, 1914-1927 e 1928-1939)
  • Teseo, 1946
    • trad. Cristiano Grottanelli, Crescenzi, 1993
    • trad. Elisabetta Minervini, Palomar, 1996
    • trad. Ivana Sguanci e Francois Giraudeau, Polistampa, 2003
  • Le Porcès, opera teatrale tratta da Franz Kafka, 1947 (con Jean-Louis Barrault)
    • trad. Enrico Badellino, Einaudi, 1997
  • Et nunc manet in te, 1947
    • trad. Renato Arienta, Il Saggiatore, 1962; poi Mondadori, 1990; poi ES, 1994
  • Diario 1942-1949, 1950
  • Ainsi soit-il ou les jeux sont faits, 1952 (a cura di Martine Sagaert)
  • Consigli a un giovane scrittore, (Conseils au jeune écrivain, ed. 1956) con De l’influence en littérature, 1900
    • trad. Francesco Bruno, Archinto, 1993
  • Caro maestro, caro Simenon (lettere 1838-1950 con Georges Simenon)
    • trad. Chiara Agostini e Marco Vallora, Archinto, 1989
  • Marcel Proust, Lettere a André Gide (con cinque sue lettere e un testo)
    • trad. Lucia Corradini Caspani, SE, 2000
  • Le Grincheux, 1993 (testo ritrovato, a cura di Claude Martin)
    • trad. Carlo Angelino, Il melangolo, 2001 (come Autoritratto di un uomo scontroso)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ “Se il seme non muore”, I, cap. 7
  2. ^ Diario, marzo 1893
  3. ^ “Se il seme non muore”, I, cap 3
  4. ^ Se il seme non muore, I, cap. 5
  5. ^ Se il seme non muore, II, cap 1
  6. ^ Œuvres complètes – edizione francese, XV, p. 514
  7. ^ “Corrispondenza con J. Copeau, 8 juin 1912
  8. ^ “Diario”, 22 novembre 1918
  9. ^ André Gide le messager, pp. 462-463, Seuil, 1997
  10. ^ Les Cahiers de la petite dame, Maria van Rysselberghe, 29 agosto-13 settembre 1922
  11. ^ Gide Martin du Gard, “Corrispondenze”, 3 aprile 1933
  12. ^ rivista “L'Europe”, 15 febbraio 1933

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