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Categorie - Per orientarsi
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Temi generali
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Si definisce bisessualità l'orientamento sessuale di un soggetto che trae piacere nell'avere rapporti sessuali e/o è in grado di provare attrazione o sentimenti erotico-affettivi nei confronti di individui sia del proprio che dell'altro sesso. Tale orientamento può, in generale, essere accompagnato da fantasie erotiche, atteggiamenti e stili di vita specifici, così come può manifestarsi solo nell'adolescenza, oppure proseguire per l'intero periodo sessualmente attivo dell'interessato. Non è significativo, ai fini della definizione, che l'orientamento bisessuale si concretizzi realmente in rapporti sessuali, né che il ruolo assunto dal soggetto nel rapporto sessuale sia “attivo” o “passivo”.

Il termine bisessuale è stato coniato nel 1809 da alcuni botanici, per descrivere le piante provviste di organi riproduttivi sia maschili che femminili. Non è noto quando il termine sia stato applicato al contesto dell'orientamento sessuale.

Esistono anche alcuni termini alternativi per descrivere le varie forme di bisessualità ma, molti di essi, sono considerati neologismi non universalmente accettati.

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Associazioni
Lesben- und Schwulenverband in Deutschland
Abbreviazione LSVD
Fondazione 18 febbraio 1990
Scopo promozione e tutela dei diritti degli omosessuali
Sede centrale Germania Berlino
Presidente nessuno[1]
Sito web

La Lesben- und Schwulenverband in Deutschland (LSVD) è la più grande associazione LGBT della Germania, con oltre 3.000 soci e 70 organizzazioni affiliate.

Gli obiettivi dell'associazione Lesben- und Schwulenverband in Deutschland sono perlopiù di tipo politico.

Essa si batte a livello nazionale per l'adozione di una normativa antidiscriminatoria, per il trattamento fiscale delle unioni registrate, il servizio civile, l'adozione e l'affidamento congiunto da parte dei Lebenspartnerschaftsgesetz[2].

L'associazione si muove anche in ambito comunitario ed è attiva nella lotta contro le discriminazioni e per il riconoscimento dei diritti umani delle persone LGBTQ.

La LSVD È stata fondata il 18 febbraio 1990 a Lipsia nell'allora Repubblica Democratica Tedesca e inizialmente era denominata Schwulenverband in der DDR. Attualmente ha una sede rappresentativa in quasi tutte le provincie tedesche ed è riconosciuta come organizzazione non governativa di tipo consultivo presso le Nazioni Unite.

Il portavoce federale reclutò deliberatamente Volker Beck, Günter Dworek e Manfred Bruns, che erano in precedenza leader della associazione Bundesverband Homosexualität (BVH) nella Germania dell'ovest, al fine di creare un gruppo che rappresentasse l'intera Germania. Manfred Bruns, Frank Hoyer e Michael Schneidewind, furono i primi supervisori dell'associazione.

Nel 1992 condusse l'Aktion Standesamt, una campagna politica con la quale chiese la legalizzazione del matrimonio fra persone dello stesso sesso.

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Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La costituzione della associazione dà uguali diritti ad i membri del consiglio di amministrazione Satzung des LSVD
  2. ^ L'Eingetragene Lebenspartnerschaft è l'istituto giuridico tedesco della convivenza registrata.
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Attivisti
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Simon Tseko Nkoli (Soweto 26 novembre 1957, Johannesburg 30 novembre 1998) è stato un attivista sudafricano per i diritti delle persone omosessuali ed ha operato contro apartheid e AIDS.

Nato in una famiglia di lingua sesotho, è cresciuto in una fattoria nella provincia sudafricana del Free State[1], successivamente la sua famiglia si è trasferita a Sebokeng nel Gauteng. Nkoli sin da giovane ha aderito al Congress of South African Students (COSAS) e al United Democratic Front (UDF), una delle più importanti organizzazioni anti-apartheid degli anni ottanta del XX secolo.

Nel 1983, è entrato a far parte dell'Gay Association of South Africa, associazione composta prevalentemente da bianchi, in seguito ha fondato il Saturday Group, il primo gruppo gay dell'Africa nera.

Nkole ha fatto propaganda promuovendo boicottaggi nei comuni affacciati sul fiume Vaal. Nel 1984 è stato arrestato e imputato di tradimento. Assieme ad altre ventuno persone, tra le quali Popo Molefe e Patrick Lekota, ha rischiato la pena di morte[2] Verrà assolto e liberato solo nel 1988.

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Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Provincia nota anche con il nome di Vrystaat.
  2. ^ Il caso noto come "Delmas Treason Trial" vedeva imputati ventidue attivisti anti-apartheid. Undici degli accusati, tra cui Nelson Mandela, vennero giudicati colpevoli in tribunale. Le loro condanne vennero riformate nel 1989, in seguito all'appello avanti alla Corte Suprema.
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Letteratura
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La morte a Venezia (titolo originale Der Tod in Venedig) è un racconto dello scrittore tedesco Thomas Mann pubblicato nel 1912. Considerata come una delle opere più significative di Mann, è certamente una delle più note al grande pubblico anche grazie all’omonimo film del 1971 per la regia di Luchino Visconti e all’opera Morte a Venezia (1973) del compositore Benjamin Britten.

Il libro narra dell’anziano Gustav von Aschenbach (nel romanzo uno scrittore, mentre nel film è un compositore) che, dopo una vita totalmente dedicata alla creazione metodica, faticosa e fruttuosa della sua arte, sente nel suo animo l’impetuoso desiderio, il feroce bisogno di viaggiare, avere nuove esperienze, provare cambiamenti.

Si reca quindi a Venezia e tra gli ospiti dell’albergo, la sua attenzione cade su una famiglia polacca, di cui fa parte un bellissimo adolescente, Tadzio.

È appena scoppiata un’epidemia di colera asiatico e von Aschenbach programma di partire, salvo poi cambiare idea per restare vicino a Tadzio, anche se non ha mai avuto l’opportunità di parlare con il ragazzo. Arriva al punto di non avvisare la famiglia del ragazzino dell'epidemia in corso, non potendo sopportare l’idea di perderlo.

Durante il suo soggiorno, l’intera esistenza di von Aschenbach inizia a ruotare attorno a Tadzio, che è simbolo sia di una gioventù svanita sia di impulsi omosessuali che von Aschenbach ha fino a quel punto represso.

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Storia
Justitia et pax osculatae sunt - BS - Pinacoteca Tosio-Martinengo - foto G. Dall'Orto.jpg

Per storia del lesbismo si intende la storia dell'identità lesbica e del lesbismo nel corso dei secoli.

Malgrado la scarsità di documentazione disponibile, le prime tracce scritte si possono far risalire al Codice di Hammurabi (1792 a.C. circa), che cita la figura della salzikrum, la donna-uomo, che poteva contrarre matrimonio con altre donne.

La storica Judy Grahn ha messo in luce l'omosessualità presente negli inni ad Inanna scritti da Enkheduanna (2300 a.C. circa).

Tra il VII e il VI secolo a.C. la poetessa greca Saffo, nativa dell'isola di Lesbo, celebrò il suo amore per le donne. Da lei hanno avuto origine i termini lesbico e saffico. Ancora nel VI secolo a.C. Plutarco ricorda che a Sparta alcune donne trovavano l’amore tra le braccia di altre donne.

Più tardi, nel 160 a.C. Luciano di Samosata presenta, senza alcuna simpatia, le “donne mascoline”. Le hetairistriai, di cui parla Platone nel Simposio, diventano le tribadi (dal greco trìbein τρίβειν, "sfregare").

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Diritto

Il Matthew Shepard Act, ufficialmente Matthew Shepard and James Byrd, Jr. Hate Crimes Prevention Act, è una risoluzione adottata dal Congresso degli Stati Uniti il 22 ottobre 2009,[1] e promulgata in legge dal Presidente Barack Obama il 28 ottobre 2009[2], come postilla al National Defense Authorization Act (H.R. 2647). Il provvedimento espande l'Hate crimes in the United States del 1969 ai crimini motivati da gender, orientamento sessuale, identità di genere percepito o reale della vittima o disabilità.[3]

La legge inoltre:

  • rimuove il presupposto che la vittima si impegni in un'attività federale protetta, come il voto o andare a scuola;
  • conferisce alle autorità federali una maggiore capacità di impegnarsi nella lotta ai crimini d'odio;
  • prevede 5 milioni dollari all'anno in finanziamenti (dal 2010 al 2012) per aiutare le agenzie statali e locali a indagare e perseguire i crimini di odio;
  • chiede al Federal Bureau of Investigation (FBI) di tenere statistiche sui crimini d'odio contro i transgender. Gli altri gruppi sono già monitorati.[4]

La legge prende il nome di due vittime statunitensi di crimini d'odio Matthew Shepard e James Byrd, Jr.[5].

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Cinema
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New Queer Cinema è una espressione coniata nel 1992 dalla critica e giornalista femminista B. Rudy Rich in un articolo su "Village Voice".[6] La giornalista analizzando la stagione cinematografica appena conclusa, notò una ricca presenza di film a tematica omosessuale.

I film di quel periodo hanno segnato un traquardo importante per la comunità gay statunitense, e non solo. Il New Queer Cinema è riuscito a mobilitare la comunità LGBT pronta a dichiarare la propria identità anche grazie al grande schermo, riconoscendosi in un nuovo genere cinematografico lontano dai prodotti patinati e velati hollywoodiani. Le produzioni indipendenti a tematica gay sono aumentate con il proliferare di festival cinematografici a tema e con l'apertura a questo genere da parte di festival importanti, come quello di Berlino e il Sundance Film Festival. Destinata soprattutto ad un pubblico LGBT, questa nuova corrente è riuscita a catturare l'attenzione di un pubblico più variegato, interessato a produzioni d'avanguardia o a basso costo.

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Note
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