Coming out

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Nel mondo LGBT l'espressione coming out è usata per indicare la decisione di dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere.

Questa espressione deriva dalla frase inglese coming out of the closet ("uscire dal ripostiglio" o "uscire dal nascondiglio", ma letteralmente "uscire dall'armadio a muro"), cioè "uscire allo scoperto". In italiano la traduzione letterale sarebbe "uscir fuori", ma questa forma non ha prevalso su quella inglese, a differenza di quanto accaduto con lo spagnolo salir del armario e il francese sortir du placard[senza fonte]. Con questo significato, comunque, è utilizzato in italiano il verbo "dichiararsi" o l'espressione "uscire allo scoperto".

L'espressione abbreviata comunemente usata, coming out, ha un contenuto ironico, in quanto era – e in parte è ancora – l'espressione usata per indicare il "debutto in società" di una giovane adolescente, di solito al ballo delle debuttanti.

In Italia, l'espressione coming out, che indica una scelta deliberata, è molto spesso confusa con outing, che indica invece l'esposizione dell'omosessualità di qualcuno da parte di terze persone senza il consenso della persona interessata. Il refuso è tuttavia talmente imperante da essere ormai difficilmente correggibile.

L'opposto di una persona che ha fatto coming out ("dichiarata") è indicata nel gergo gay col termine "velato".

Il coming out per chi lo vive[modifica | modifica sorgente]

Il coming out, per chi lo vive, è un processo generalmente mai concluso, in quanto, nella vita, si conoscono sempre nuove persone e - in una società che considera l'eterosessualità come la 'norma' e l'omosessualità come una condizione di diversità , così come considera un'identità maschile normale per un uomo e un'identità femminile normale per una donna , - ogni volta si deve decidere se, come e quando esplicitare la propria condizione. Di questo processo si tendono ad identificare due fasi; la prima, chiamata anche coming out interiore, e la seconda, quella più conosciuta, in cui l'individuo si dichiara alla società.

Coming out interiore[modifica | modifica sorgente]

Il coming out interiore è la prima fase ed è il momento in cui un individuo si rende conto di avere sentimenti e/o desideri sessuali per persone dello stesso sesso, oppure di avere un'identità di genere psichica non corrispondente a quella fisica, ne acquisisce consapevolezza ed impara ad accettarli come una parte integrante della propria personalità. Questo primo momento è di solito caratterizzato da una forte carica emotiva ed è fonte di stress. Ciò è dovuto in parte al fatto che si tratta di un momento in cui l'individuo si mette – o rimette – in discussione, ma, soprattutto, perché la nostra società tende alla eteronormatività, tende cioè ad escludere, negandoli o vestendoli di un'immagine negativa, tutti quei comportamenti che si allontanano dalla eterosessualità o dalla propria identità fisica. Quanto più è forte all'interno di una società questa spinta a negare la legittimità di comportamenti che si allontanano da quelli considerati "canonici", tanto maggiore sarà lo stress vissuto dall'individuo, anche per la mancanza di esempi positivi da seguire per riuscire ad integrare questi nuovi sentimenti e pulsioni all'interno della propria identità. In una prima fase spesso si cerca ogni indizio che possa dimostrare il contrario di ciò che si sta scoprendo. Una volta che si è preso atto che "non c'è niente da fare" si passa all'accettazione della propria condizione.

Dichiarazione alla società[modifica | modifica sorgente]

Questa seconda fase, a meno di non essere famosi e di fare coming out attraverso i media, è un processo graduale e mai concluso. Le ragioni del coming out possono essere politiche (vedi la sezione Storia del Coming out) ma anche pratiche: quando si è ormai dichiarato la propria appartenenza ad una minoranza non si ha più lo stress di doversi nascondere e si può godere delle piccole gioie della vita a viso aperto; alcuni studi hanno provato che il grado di visibilità di una persona in un gran numero di situazioni sia fortemente correlato con una mancanza di stress e di nevrosi. Inoltre, la conclusione di questa fase porta generalmente ad una crescita interiore, soprattutto in termini di sicurezza in sé stessi.

Età del coming out[modifica | modifica sorgente]

Per quanto sia chiaro a tutti che il coming out verso la società può avvenire in un qualsiasi momento della vita dell'individuo, cioè quando lo stesso si sente pronto o ne sente la necessità, è meno risaputo che anche il coming out interiore può avvenire in diversi momenti. Contrariamente a quello che si crede non esiste "un'età del coming out"; il coming out interiore può avvenire nell'infanzia (ad esempio durante l'asilo), nell'adolescenza o nell'età adulta ed ogni periodo della vita dell'individuo presenta problemi e caratteristiche proprie. Il momento dipende anche dal "grado" di omosessualità dell'individuo, cioè se è omosessuale oppure bisessuale.

Nell'infanzia, il problema più grande è sicuramente la mancanza di mezzi psichici per affrontare la situazione e generalmente mancano totalmente i mezzi di paragone. Un esempio: in tutte le favole la bella di turno aspetta il cavaliere per godere del "...e vissero tutti felici e contenti". Eccezioni non ce ne sono, a meno di qualche esempio positivo in famiglia e quindi mancano generalmente persone adulte con cui aprirsi e parlare.

Durante l'adolescenza, l'individuo ha più mezzi psichici del bambino per affrontare la situazione ma è anche un periodo molto confuso della vita in cui si va incontro a grandi cambiamenti, sia fisici che psicologici e sociali. Ciò aggiunge stress a stress non facilitando il processo. Una famiglia (e non solo) spesso poco propensa all'espressione libera dell'individuo tenderà a bollare la cosa come "è solo una fase, passerà", lasciando all'adolescente l'impressione che i suoi sentimenti non siano presi sul serio.

Nell'età adulta, il coming out è per certi versi più facile in quanto l'individuo, è generalmente psicologicamente più forte e le motivazioni hanno più spesso a che fare con il vissuto dell'individuo.

Storia del coming out[modifica | modifica sorgente]

L'idea del coming out fu introdotta nel 1869 dall'omosessuale tedesco Karl Heinrich Ulrichs, un pioniere del movimento per i diritti di gay, lesbiche e transgender. Dato che egli vedeva nel coming out un mezzo di emancipazione e nell'invisibilità un ostacolo maggiore nel cambiare l'opinione pubblica, esortava altri omosessuali ad "uscire allo scoperto".

Magnus Hirschfeld tratta di nuovo lo stesso argomento nella sua opera principale, The homosexuality of men and women (1914), discutendo le potenzialità legali e sociali di diverse migliaia di persone coming out presso la polizia in modo da influenzare legislatori ed opinione pubblica (Johansson & Percy, p. 24).

Il primo importante statunitense a fare coming out fu il poeta Robert Duncan. Nel 1944, usando il suo nome nella rivista anarchica Politics, affermò che gli omosessuali erano una minoranza oppressa.

Nel 1951 Donald Webster Cory pubblicò The Homosexual in America, una pietra miliare, esclamando: «la società mi ha dato una maschera da indossare... Dovunque vada, in qualsiasi momento e davanti a qualsiasi sezione della società, io fingo». Cory era uno pseudonimo, ma la sua descrizione franca e soggettiva servì come stimolo ad una emergente autocoscienza omosessuale e a un nascente movimento omofilo. (Gross, p. 15)

Negli anni sessanta, Frank Kameny fu licenziato dalla sua posizione di astronomo nell'esercito, all'interno del servizio topografico, per comportamento omosessuale. Egli rifiutò di far passare il fatto sotto silenzio e combatté apertamente contro il suo licenziamento arrivando ad appellarsi alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Kameny, uno dei leader del nascente movimento statunitense per i diritti omosessuali, sosteneva un piano d'azione aggressivo. La pietra angolare della sua convinzione era: «We must instill in the homosexual community a sense of worth to the individual homosexual» «Dobbiamo instillare nella comunità omosessuale un sentimento di autostima nell'individuo in quanto omosessuale» Autostima che può essere raggiunta solo attraverso campagne condotte dagli stessi omosessuali. (Gross, p. 18) Il suo motto era: "Gay is good" (gay è buono, positivo).

In Italia, il primo omosessuale dichiarato fu Giò Stajano, di Sannicola, provincia di Lecce, nipote del gerarca fascista Achille Starace.

Utilizzo nella comunità LGBT[modifica | modifica sorgente]

Alcune persone che si identificano come lesbiche, gay, bisessuali, o queer, o che preferirebbero attività sessuali o relazioni con lo stesso sesso, si sono impegnate in rapporti eterosessuali o hanno avuto relazioni eterosessuali di lunga durata, fino al matrimonio (esempi famosi includono Elton John o il defunto Leslie Cheung). Questo comportamento "eterosessuale" apparente di persone, che definirebbero se stesse "gay" o "lesbiche" in altre situazioni, ha spesso fatto parte dell'essere "velati", creando una finzione tesa all'accettazione dell'ambiente eterosessuale (queste situazioni vanno distinte da quelle dei bisessuali in relazioni eterosessuali di lunga durata).

Altre persone "velate" (nascoste) non hanno contatti eterosessuali e semplicemente desiderano proteggersi dalla discriminazione e dal rifiuto non rivelando il proprio orientamento sessuale.

Questa pratica sembra in diminuzione di pari passo con l'accettazione sociale dell'omosessualità.

È stato osservato l'aumento della frequenza di comportamenti sessuali basati sulla situazione, cioè, praticare attività sessuali al di fuori di quella abituale a seconda della situazione. Per cui, alcuni credono che il fenomeno del coming out sparirebbe con la completa accettazione dell'omosessualità e degli omosessuali se non per scelta personale, nel senso che non sarebbe più necessario.

I coming out eterosessuali, pur esistenti, sono assolutamente minoritari.

Utilizzo nelle comunità transgender e transessuali[modifica | modifica sorgente]

Mentre la maggior parte delle persone si adatta al genere assegnato alla nascita, molte persone transgender o transessuali decidono a un certo punto di vivere secondo il ruolo di genere con cui si identificano maggiormente, e pertanto scelgono di annunciare la propria identità di genere e l'intenzione di cambiare il proprio ruolo di genere. A differenza dell'orientamento sessuale, fare coming out (e rivelarsi quindi come appartenenti a un genere opposto a quello di nascita) non è opzionale. Tuttavia, dopo la transizione, molte persone transgender e transessuali decidono (per quanto sia loro possibile) di nascondere il proprio genere d'origine. Quindi una persona transessuale o transgender può dover fare coming out due volte: durante la prima transizione, e poi nuovamente, qualora la persona trans stessa abbia raggiunto una notevole indistingubilità con il sesso opposto a quello di nascita, per rivelare la propria passata identità alle persone all'oscuro.

Fare coming out[modifica | modifica sorgente]

Per il coming out ci sono dei veri e propri codici di comportamento, forgiati dalle esperienze di persone che, in tempi successivi, hanno giudicato il proprio coming out non appropriato o più stressante del necessario. Generalmente si sconsiglia di fare coming out durante le vacanze e in momenti di stress, come durante un litigio.

Il coming out è un processo spesso graduale. È comune fare coming out prima con un amico o un familiare fidato, e successivamente con gli altri. Alcune persone sono "out" sul posto di lavoro, ma non con le proprie famiglie, e viceversa. Inoltre, il coming out non si fa una sola volta, ma è necessario farlo con ogni nuovo conoscente e situazione.

Prerequisito al coming out con gli altri, è fare coming out con sé stessi, cioè ammettere di essere gay, lesbiche, bisessuali, transgender o eccitati da forme sessuali non convenzionali. Questo è il primissimo passo nel processo di coming out: spesso richiede una ricerca interiore o un'epifania personale. Molte persone gay, lesbiche e transgender attraversano un periodo prima del coming out durante il quale credono che il loro orientamento sessuale, o i loro sentimenti crossgender siano una "fase", che siano modificabili, o rifiutano i propri sentimenti per ragioni religiose o morali. Fare coming out con sé stessi termina quel periodo di ambiguità e dà il via al processo di autoaccettazione.

Outing[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Outing.

L'atto di rivelare l'orientamento sessuale di una persona non visibile, contro la sua volontà, è chiamato outing. A volte viene utilizzato come arma politica, o per sottolineare la differenza tra lo stile di vita personale e pubblica.

Rivelare l'orientamento sessuale può trovare seguito penale. Ad esempio, nel 1957 Liberace denunciò il Daily Mirror per aver insinuato che fosse gay.

L'outing, per la comunità gay, è giustificato solo quando la persona in questione è una figura pubblica coinvolta attivamente nell'opprimere o nel negare i diritti proprio del gruppo di persone a cui loro stessi appartengono. In tali casi la "violenza" dell'outing può essere giustificata dal fine. Durante l'Affare Eulenburg, Brand, il fondatore del primo periodico omosessuale, Der Eigene, stampò un pamphlet che descriveva come il cancelliere imperiale era stato ricattato per la sua sessualità e aveva baciato Scheefer a incontri esclusivamente maschili ospitati da Eulenburg, e perciò, essendo gay, era moralmente tenuto a opporsi pubblicamente al Paragrafo 175, che ufficializzava la persecuzione degli omosessuali.

Il coming out oggi[modifica | modifica sorgente]

Oggi, le persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender sono più out che mai, soprattutto nei paesi occidentali più avanzati. La maggior parte ritengono che nascondersi sia una pratica che nuoce alla propria salute e stabilità. Uno dei maggiori periodici gay si chiama Out Magazine. Il coming out nella comunità omosessuale è visto come politicamente sano, persino un dovere o una necessità, argomentando che più le persone gay sono visibili, più è difficile essere oppressi da moralisti e bigotti. Altri credono che fare coming out nel modo tradizionale e "aperto" non sia sempre l'opzione più appropriata dal punto di vista personale o culturale. Un'alternativa potrebbe essere il cosiddetto "coming home" (ritorno a casa), presentare il partner dello stesso sesso a famiglia e amici come un amico stretto, tacendo l'identità omosessuale. Alla fine, è il singolo individuo a dover decidere quale opzione sia più adatta.

Judith Butler (1991) critica la metafora dell'in/out (dentro/fuori, nascosto/visibile) perché crea una ambiguità che finge che il cosiddetto armadio (closet, dentro al quale ci si "nasconde") sia oscuro, marginalizzante, e falso, mentre essere visibili riveli un'identità vera, essenziale. Diana Fuss (1991) spiega, «il problema, naturalmente, con la retorica dell'in/out[...] è che queste polemiche mascherano il fatto che la maggior parte di noi siamo sia visibili che nascosti allo stesso tempo.» Inoltre, "essere out", nel gergo gay, è proprio non essere out; essere out significa essere finalmente fuori dall'esteriorità e il senso di esclusione e le deprivazioni che un tale stato impone; oppure, detto in un altro modo, essere out diventa in realtà un essere in – nel regno della visibilità, del parlare liberamente, del culturalmente intelligibile. In altre parole, il coming out costruisce l'armadio che dovrebbe distruggere e la personalità che dovrebbe rivelare, «la prima apparizione dell'omosessuale come "specie" invece che come "aberrazione temporanea" è anche il momento della sparizione dell'omosessuale – nell'armadio.» Lauren Smith (2000) riassume, «essere "fuori dall'armadio", quindi, sia come gay che come eterosessuale, secondo Fuss e Butler, significa sempre nascondere o coprire un altro armadio.»

Tuttavia, Butler si presenta ugualmente come lesbica in occasioni pubbliche e sostiene che, «è possibile affermare che [...] rimane un imperativo politico usare questi errori necessari o categorizzazioni sbagliate [...] per rappresentare un soggetto politico oppresso.»

Note[modifica | modifica sorgente]


Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giovanni e Paola Dall'Orto. Figli diversi. Edizioni Sonda, Casale Monferrato, 2005.
  • Dossie Easton, Catherine A. Liszt. When Someone You Love Is Kinky. Greenery Press, 2000.
  • Fuss, Diana. Inside/Out: Lesbian Theories, Gay Theories. New York: Routledge, 1991.
  • Butler, Judith. Imitation and Gender Insubordination. 1991.
  • Thomas, Calvin. Straight with a Twist: Queer Theory and the Subject of Heterosexuality. University of Illinois Press, 2000.
  • Smith, Lauren. Queer Theory in the Composition Classroom. 2000.
  • Del Favero R./Palomba M. - 1996 'Identità diverse. Psicologia delle omosessualità Counseling e Psicoterapia per gay e lesbiche - Kappa Edizione

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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