Gay pride

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Immagine del palco del Gay Pride nazionale di Bologna (2008).
Carro al Gay Pride di Milano, giugno 2003.

L'espressione inglese Gay pride (letteralmente: "orgoglio gay") richiama in italiano due concetti distinti: quello di "Fierezza gay" e quello di Gay Pride Parade, la marcia dell'orgoglio gay che mantiene in vita la memoria dei moti di Stonewall del 1969.

Fierezza gay[modifica | modifica wikitesto]

L'orgoglio di essere quel che si è, da parte delle persone omosessuali. La resa del termine inglese pride ha creato in italiano numerosi equivoci attraverso la traduzione più usata, "orgoglio" (che in italiano è anche sinonimo di "superbia"), mentre la traduzione più corretta sarebbe semmai "fierezza", cioè il concetto opposto alla vergogna, vista come la condizione in cui sono state costrette a vivere, in passato, la maggior parte delle persone omosessuali.[1]

L'"orgoglio gay" si basa su tre assunti:

  1. che le persone dovrebbero essere fiere di ciò che sono,
  2. che la diversità sessuale è un dono e non una vergogna,
  3. che l'orientamento sessuale e l'identità di genere sono innati o comunque non possono essere alterati intenzionalmente.

Gay Pride Parade, marcia dell'orgoglio gay[modifica | modifica wikitesto]

L'uso più diffuso affermato in Italia è però quello come abbreviazione di "Gay Pride parade", cioè "marcia" (o "manifestazione") "dell'orgoglio gay". In questo senso nel linguaggio colloquiale "Gay Pride" indica normalmente la manifestazione e le iniziative che si svolgono ogni anno in occasione della "giornata dell'orgoglio LGBT", nei giorni precedenti o successivi alla data del 28 giugno, che commemora la rivolta di Stonewall di New York del 1969, data simbolica di inizio del movimento di liberazione omosessuale.

I Pride in Italia[modifica | modifica wikitesto]

La Rainbow Flag, bandiera del movimento gay.

La prima manifestazione pubblica di omosessuali in Italia ha luogo il 5 aprile 1972 a Sanremo, per protesta contro il "Congresso internazionale sulle devianze sessuali" organizzato dal Centro italiano di sessuologia, di ispirazione cattolica. Alla manifestazione parteciparono una quarantina di persone appartenenti alle associazioni omosessuali aderenti: il Front homosexuel d'action révolutionnaire (FHAR) francese, il Movement Homosexuel d'Action Révolutionnaire (MHAR) belga, il Gay Liberation Front britannico, l'Internationale Homosexuelle Révolutionnaire (IHR), di recente costituzione, ed il Fuori! italiano.[2] Tra gli esponenti italiani figurarono Angelo Pezzana, Mario Mieli ed Alfredo Cohen. Vi partecipò anche Françoise d'Eaubonne.

Nel 1978 furono organizzati a Torino i primi eventi specificamente correlati alle celebrazioni internazionali del gay pride: il sesto congresso del Fuori! ed una settimana del film omosessuale, tra il 19 ed il 25 giugno dello stesso anno.[3] Nel 1979, il collettivo Orfeo organizzò a Pisa il primo corteo in Italia contro le violenze subite da persone omosessuali. Episodi di violenza contro omosessuali erano frequenti e nell'estate del 1979 due ragazzi gay erano stati uccisi a Livorno. Il 24 novembre parteciparono circa 500 gay e lesbiche alla manifestazione, che rimarrà la più partecipata fino al 1994.[4]

Il 28 giugno 1981 a Palermo, presso Villa Giulia, si svolse la "festa dell'orgoglio omosessuale", a pochi mesi dalla nascita, il 9 dicembre 1980, sempre a Palermo, del primo circolo arci-gay italiano, da un'idea di Don Marco Bisceglia, sacerdote cattolico dell'area del dissenso, come reazione all'emozione suscitata dal ritrovamento dei corpi di due giovani amanti uccisi a Giarre, in provincia di Catania, a causa della loro relazione omosessuale. Il circolo di Palermo si chiamò ARCI Gay e fu il primo nucleo (presto imitato da altre città) di quella che sarebbe diventata nei decenni successivi la più nota organizzazione per i diritti gay d'Italia.

In Italia, il primo Gay Pride nazionale ufficiale si svolge nel 1994, a Roma, dopo un difficile accordo fra l'associazione nazionale, Arcigay, e il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, a cui fu affidata l'organizzazione[5]. Tra gli organizzatori Imma Battaglia e Vladimir Luxuria. Vi presero parte la parlamentare europea tedesca Claudia Roth, promotrice della risoluzione europea per i diritti degli omosessuali, ed esponenti del Partito Radicale, tra cui il sindaco di Roma Francesco Rutelli. La marcia, andando oltre le aspettative, vide la partecipazione di oltre diecimila persone.[6] Per il movimento italiano, abituato a manifestazioni di alcune centinaia di persone, fu un successo, che confermò la giustezza dell'approccio unitario. Il giornalista Gianni Rossi Barilli così ha scritto a proposito della manifestazione:

« Stupisce la varietà della partecipazione, il vedere una accanto all'altra realtà che normalmente non fanno politica insieme e spesso, quando la fanno, si combattono aspramente. »
(Gianni Rossi Barilli, Il movimento gay in Italia, p. 223)

L'anno seguente l'iniziativa si ripeté a Bologna, e nel 1996 a Napoli, con "Iesce sole". Nel 1995, durante una manifestazione nazionale di protesta a Verona, "Alziamo la testa", Franco Grillini dal palco lanciò l'idea d'una manifestazione nazionale anticlericale a Roma in occasione del Giubileo, che fu approvata da tutti i gruppi. I successivi Pride avrebbero dovuto essere le "prove generali" per una manifestazione d'imponenza mai vista prima in Italia.

Tuttavia nel 1997 iniziarono i problemi. Il Mieli, in parte esaltato proprio dal successo dei Pride, nel 1994 aveva lanciato la federazione Azione omosessuale (che sarebbe durata fino alla fine del 1997), col dichiarato intento di "rompere il monopolio politico esistente all'interno del movimento omosessuale italiano",[7] ossia in funzione anti-Arcigay. Il tentativo del Mieli di assumere l'egemonia del movimento gay italiano non fu ovviamente benvisto da Arcigay: le tensioni crebbero di anno in anno finché nel 1997 si arrivò a due Pride separati: uno a Roma guidato dal Mieli ed "Azione Omosessuale", l'altro a Venezia, con la presenza dei circoli Arcigay e Arcilesbica. I due Pride, complessivamente, ebbero un'affluenza inferiore a quella del primo Pride del 1994, invertendo la tendenza al graduale ma costante aumento dei partecipanti che aveva caratterizzato i Pride unitari.

Torino Pride - Stazione di Torino Porta Susa - 28 giugno 2014

L'anno precedente il Giubileo, il 1999, i due Pride separati (Arcigay a Como, Mario Mieli a Roma) toccarono in assoluto il punto più basso della partecipazione:[8] la comunità lgbt non capiva la ragione del contendere fra gli organizzatori ed espresse il suo dissenso disertando entrambi i Pride. Resisi conto della situazione, gli organizzatori fecero un passo indietro (una mossa resa più facile dallo sbandamento di Azione Omosessuale, discioltasi per dissensi interni nell'ottobre 1997). Arcigay annunciò che nel 2000 non avrebbe organizzato alcun Pride, invitando tutti a convergere su Roma, dove il Mieli stava organizzando un World Pride per la settimana dal 1° al 9 luglio 2000.

Anche così le tensioni non furono però superate: in particolare creò problemi la proposta che ogni associazione contribuisse al Pride in proporzione al numero dei soci, ma che le votazioni concedessero un voto ad ogni associazione. Arcigay, come federazione di gruppi, aveva da sola più militanti di tutte le altre associazioni sommate, e si sarebbe trovata così a pagare la maggior parte dei costi, potendo però contare nelle decisioni su un unico voto. Arcigay nazionale pertanto decise di uscire dall'organizzazione dell'evento, lasciando libertà di rimanervi per tutti i singoli circoli lo desiderassero. A poco a poco però anche i circoli più vicini al Mieli uscirono dall'organizzazione, e a pochi mesi dall'evento sembrava quindi profilarsi un fallimento.

La situazione fu modificata dall'attacco mosso dalla Chiesa cattolica[9] all'idea del Pride, causando non solo un inatteso compattamento all'ultimo minuto di tutte le realtà lgbt italiane, ma anche una partecipazione straordinaria che andò oltre il mezzo milione di persone (la presidentessa del Mieli, Imma Battaglia, dal palco gridò "Siamo un milione!"), e che non era stata prevista neppure dagli stessi organizzatori. Enorme fu l'afflusso all'evento anche di gente comune, che partecipò per solidarietà. All'evento presero parte molti personaggi noti anche internazionali tra cui: Gloria Gaynor, i Village People, RuPaul e Geri Halliwell.

L'esperienza del World Pride dimostrò ancora una volta che il movimento lgbt otteneva risultati ogni volta che si presentava unito, mentre la divisione causava la diserzione dei partecipanti. Negli anni successivi è così proseguita sì una certa tensione fra i gruppi romani (che sostengono che il Pride nazionale spetti "naturalmente" a Roma in quanto capitale) e il resto del movimento lgbt italiano (che ha optato per la scelta di un solo Pride nazionale "itinerante", assegnato di anno in anno ad una città diversa, accanto a vari Pride cittadini o regionali). Ciononostante, le tensioni di sono mantenute sempre sotto il livello di guardia, e la regola dei Pride nazionali unitari non si è più interrotta.

Torino Pride - 28 giugno 2014 - Piazza Statuto

Molto partecipato fu in particolare quello del 17 giugno 2007, in risposta al Family day, che si svolse nella stessa piazza (le stime arrivano fino a 500.000 partecipanti[10][11]). L'11 giugno 2011 a Roma si svolge il 18° Europride che coinvolge centinaia di migliaia di persone (alcune stime dicono 1 milione[12]). Guest star dell'evento è Lady Gaga, che tiene un lungo discorso a sostegno del movimento gay dal palco della manifestazione.

Il 26 giugno 2010 il Pride ritorna a Napoli dopo 14 anni. L'associazione i Ken onlus ha dato il via ad una nuova stagione di Pride in Campania che dal 2009 è patrocinata dal Comune di Napoli e dalla Regione Campania, ciò ha fatto sì che la manifestazione nazionale tornasse al Sud dell'Italia. Da "Jesce Sole" del 1996 si è passati " Alla Luce del Sole", slogan condiviso da tutte le associazioni ed organizzazioni locali (i Ken - arcigay - arcilesbica - famiglie arcobaleno - ATN) e nazionali. Per l'occasione il Comune di Napoli, oltre ad attivare numerosi servizi per la buona riuscita della manifestazione ha prodotto una campagna di sensibilizzazione ad hoc che è stata visibile in città per oltre un mese sia negli spazi classici dedicati alle affissioni che sui mezzi di trasporto pubblici e nelle stazioni delle metropolitane e funicolari. Grande l'affluenza dei partecipanti durante il corteo soprattutto campani, pacifico e coinvolgente con oltre 20 carri conclusasi con un comizio in piazza del Plebiscito.

Il 9 giugno 2012 a Bologna si è svolto il Pride Nazionale. La manifestazione si è svolta senza i carri e la musica che solitamente caratterizzano tali eventi, come forma di rispetto per le vittime del terremoto dell'Emilia. Ai terremotati è stato devoluto quanto era stato raccolto per l'allestimento dei carri.[13] Alla conclusione della manifestazione hanno preso la parola dal palco in Piazza Maggiore rappresentanti del movimento LGBT, tra cui Vladimir Luxuria, ed il sindaco di Bologna Virginio Merola,[14] che si è espresso per il riconoscimento del matrimonio civile tra persone dello stesso.[15]

Il 22 giugno 2013 a Palermo, per la prima volta nella storia dei gay pride italiani, hanno partecipato molte importanti cariche istituzionali: il presidente della camera, il ministro delle pari opportunità, il presidente della regione siciliana ed il sindaco della città ospitante.[16] Inoltre, per l'occasione, è stato istituito il Gay Village più grande d'Europa all'interno dei Cantieri Culturali della Zisa (50.000  m²[17], dove per 10 giorni sono stati organizzati concerti, mostre d'arte, convegni, rassegne cinematografiche, due discoteche e grandi spazi per la ristorazione e l'artigianato.[18] Appena tre giorni prima dell'inaugurazione il comune di Palermo aveva istituito il registro delle unioni civili,[19] proprio per lanciare un segnale concreto in occasione della manifestazione fortemente voluta dal sindaco e da lui stesso preannunciata durante la parata del gay pride cittadino dell'anno precedente.[20]

Cronologia gay pride nazionali in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Manifestazioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

  • 1994 - Roma (02/07)
  • 1995 - Bologna - Verona
  • 1996 - Napoli
  • 1997 - Roma (28/06) - Venezia
  • 1998 - Roma (27/06)
  • 1999 - Roma (29/06) - Como
  • 2000 - Roma (08/07 World Pride)

Gay pride nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Un solo Pride nazionale assegnato di anno in anno ad una città diversa

  • 2001 - Milano
  • 2002 - Padova
  • 2003 - Bari
  • 2004 - Grosseto
  • 2005 - Milano
  • 2006 - Torino
  • 2007 - Roma
  • 2008 - Bologna
  • 2009 - Genova
  • 2010 - Napoli
  • 2011 - Roma (Europride)
  • 2012 - Bologna
  • 2013 - Palermo
  • 2014 - Onda Pride (Milano, Palermo, Catania, Napoli, Lecce, Roma, Bologna, Perugia, Venezia, Torino, Alghero, Siracusa, Reggio Calabria).

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

I simboli del "gay pride" sono la bandiera arcobaleno, anche nota come Rainbow Flag, e il triangolo rosa, riscattato dall'uso fattone dai nazisti ai danni degli omosessuali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gianni Rossi Barilli, Il movimento gay in Italia, Milano, Feltrinelli, 1999, ISBN 88-07-81559-1.
  • Massimo Consoli, Maria Cristina Gramolini, Independence gay: alle origini del Gay pride, Bolsena, Massari, 2000, ISBN 88-457-0158-1.
  • (EN) Oliviero Toscani, Jack Lang, Gay Pride: history, Parigi, Scali, 2005, ISBN 2-35012-016-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]