Achille Starace

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Achille Starace
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Camera del Regno d'Italia
Achille Starace in Africa Orientale in divisa da bersagliere
Achille Starace in Africa Orientale in divisa da bersagliere
Luogo nascita Sannicola
Data nascita 18 agosto 1889
Luogo morte Milano
Data morte 28 aprile 1945
Professione politico
Partito PNF
Legislatura XXVII, XXVIII, XXIX, XXX
Achille Starace

Segretario del Partito Nazionale Fascista e Presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano
Durata mandato 12 dicembre 1931 –
7 novembre 1939

Achille Starace (Sannicola, 18 agosto 1889Milano, 29 aprile 1945) è stato un militare, politico e dirigente sportivo italiano. È stato per otto anni (dal 1931 al 1939) segretario del Partito Nazionale Fascista, presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, commissario straordinario della Lega navale italiana, luogotenente generale della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato a Sannicola (LE), all'epoca frazione di Gallipoli, da una storica famiglia di armatori e commercianti napoletani trapiantati a Gallipoli. Rinunciò agli studi a Venezia per intraprendere la carriera militare raggiungendo in breve il grado di sottotenente.

L'episodio del Caffè Biffi e la grande guerra[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prima guerra mondiale.

Il giovane Starace già nell'agosto 1914, mentre era seduto al caffè Biffi di Milano, ingaggiò una rissa contro manifestanti pacifisti, che portando al collo dei fazzoletti rossi e sventolando bandiere rosse, sfilavano nella Galleria gridando slogan contro la guerra. Starace, da solo, li aggredì gridando loro: "Traditori d'Italia, non permetteremo che facciate dell'Italia una Svizzera di albergatori e di camerieri". Afferrata l'asta di una bandiera la spezzò e con quella affrontò coloro che gli venivano incontro. L'azione di Starace suscitò l'ammirazione degli altri avventori e i giornali diedero ampio risalto alla notizia.[1][2]

Coerentemente partecipò alla prima guerra mondiale, comandato dal colonnello (poi generale) Sante Ceccherini. Nel corso del conflitto ottenne la promozione ad ufficiale dei bersaglieri oltre a una medaglia d'argento, quattro di bronzo, due croci al valor militare, oltre a numerosi riconoscimenti anche dall'esercito francese. Il colonnello Ceccherini chiese per Starace un'altra medaglia d'argento, nonché la promozione a maggiore per merito di guerra, ma le sue richieste non furono accolte.

Caduto il regime, un sedicente vecchio commilitone (che rimase anonimo) il 25 settembre 1943 consegnò un memoriale a un fiduciario della polizia politica contestando la legittimità della concessione della medaglia d'argento. Tuttavia, per la tempistica e la modalità di tale consegna esistono diversi dubbi su questa vicenda[3]. Inoltre (come rileva Antonio Spinosa nella sua biografia) Starace ottenne la medaglia d'argento non per l'episodio ricordato dall'informatore, bensì per una azione di portaordini sul Veliki.

L'appartenenza alla massoneria del suo comandante, il generale Ceccherini, alimentò il dubbio che lo stesso Starace fosse affiliato alla Massoneria, alla quale venne effettivamente affiliato il 15 marzo 1917 nella Loggia "Vedetta" di Udine, venendo promosso compagno d'arte e maestro il 6 agosto 1917, come ricorda Vittorio Gnocchini nella voce dedicata a Starace in L'Italia dei Liberi Muratori. È comunque da rilevare che Padre Pietro Tacchi-Venturi, esponente dell'alto clero Vaticano, ancora nel 1938 fosse convinto dell'affiliazione di Starace alla Massoneria.

Si sposò presto, lasciando la moglie sempre a Gallipoli per il seguito della carriera.

Il dopoguerra - gli scontri in Alto Adige[modifica | modifica sorgente]

Nel primo dopoguerra Starace divenne un fedelissimo di Benito Mussolini, dal quale ricevette l'incarico di radicare il fascismo nel Trentino-Alto Adige e nelle Venezie, dove si trovava anche Farinacci. Negli anni del primo dopoguerra (1920) fu perciò fondatore del Fascio di Trento. Il programma politico di Starace a Trento e Bolzano prevedeva una forte italianizzazione dei nuovi territori acquisiti all'Italia e la destituzione di tutti i sindaci eletti sotto il precedente governo asburgico. Irriducibile avversario di Starace fu il borgomastro di Bolzano Julius Perathoner, il quale non nascondeva i suoi sentimenti pangermanisti e il desiderio di ricongiungere l'Alto Adige al Tirolo austriaco. Più volte Perathoner si rifiutò di esporre il tricolore italiano sugli edifici pubblici e per contrastare l'entrata in circolazione della Lira italiana fece stampare banconote con il valore espresso in Corone, in modo da richiamare la Corona austro-ungarica[4].

Il 24 aprile 1921, in occasione della Fiera campionaria di Bolzano, avvennero scontri tra sud-tirolesi e fascisti nel corso dei quali morì un maestro elementare che accompagnava i suoi scolari durante una processione tradizionale in occasione della fiera; ci furono 66 feriti. Due fascisti furono tratti in arresto, ma mai processati: anche il tentativo della vedova di avere giustizia o almeno il pagamento dei danni dopo la caduta del fascismo e la fine della guerra non ebbe alcun esito, perché a suo tempo la pratica era stata "insabbiata", come riporta Romano Bracalini[5]. Questi scontri passarono alla storia come "Domenica di sangue".

Il 2 ottobre 1921 le squadre di Starace occuparono il municipio di Bolzano imponendo l'affissione di un ritratto di re Vittorio Emanuele III. Il giorno dopo occuparono anche il palazzo della Provincia obbligando il governatore Luigi Credaro alle dimissioni. Dopo due giorni di occupazione i fascisti consegnarono l'edificio alle autorità italiane con una cerimonia che prevedeva gli onori ai gagliardetti fascisti da parte dei militari[6]. Sempre nell'ottobre 1921, al Congresso di Roma, Starace fu nominato vicesegretario del Partito Nazionale Fascista, carica che mantenne fino all'ottobre del 1923.

La marcia su Roma[modifica | modifica sorgente]

Starace partecipò alla marcia su Roma stabilendo il proprio quartier generale a Verona dove aveva il compito di occupare tutti i principali centri di potere della città (questura, prefettura, poste, telegrafo e la sede del quotidiano Corriere del Mattino). Dopo la buona riuscita del piano gli squadristi di Starace si diressero a Milano.

Il fascismo al potere[modifica | modifica sorgente]

Nel 1923 a Starace viene affidato l'incarico di creare la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (MVSN) di cui Starace sarebbe divenuto luogotenente generale. Nell'ottobre 1923 lasciò l'incarico di vice-segretario nazionale del partito per assumere quello di comandante della Milizia di Trieste.

Alle elezioni politiche italiane del 1924 fu eletto deputato nel collegio di Sannicola, ma compresso nella sua regione d'origine da Caradonna e Crollalanza, aveva perso alla lunga la sua base locale e non era più molto radicato sul territorio. Inoltre la costituzione (1923 e 1927) delle due nuove province di Taranto e Brindisi, a danno della Lecce di Starace, era un fattore di un suo ulteriore indebolimento politico. Starace ritornò alla vicesegreteria del partito nel 1926. Il 18 dicembre 1928 Starace fu inviato a Milano per controllarne la federazione, sospettata di illeciti. In seguito alle indagini emersero precise responsabilità del podestà di Milano Ernesto Belloni che fu inizialmente sospeso a tempo indeterminato dal partito, poi fu espulso e condannato a cinque anni di confino. Lo scandalo travolse anche il federale di Milano Mario Giampaoli che fu destituito. Il 19 maggio 1929 Starace comunicò a Mussolini il buon esito delle indagini e l'avvenuta destituzione di tutti i colpevoli.

« Dopo cinque mesi di lavoro durante i quali ho compiuto ogni sforzo per corrisponder sia pure in parte alla fiducia che in me avete riposto vi garantisco che il fascismo milanese riordinato nella sua organizzazione e rinsaldato nello spirito è più che mai sensibile all'onore di ricevere vostri ordini. Starace »
(Dalla lettera inviata da Starace al Duce, al termine delle indagini svolte a Milano 19 maggio 1929)

Segretario del PNF[modifica | modifica sorgente]

Starace (al centro) e Italo Balbo (primo da destra) all'Alfa Romeo.

La sua fedele acquiescenza nei confronti di Mussolini gli consentì di fare carriera: il 7 dicembre 1931 fu nominato segretario nazionale del partito fascista, sostituendo Giovanni Battista Giuriati anche se ciò comportò obiezioni.

In questa veste operò per diffondere una capillare presenza del partito nella vita della società, coinvolgendo nella fascistizzazione le masse, in organizzazioni ed in manifestazioni che includevano ed inquadravano «fascistamente» i cittadini, dalla scuola elementare all'università, al dopolavoro.

Achille Starace a cavallo salta un'auto a Villa Borghese a Roma 1934

Starace ottenne meno successo di quanto ne ottenne Goebbels in Germania. In particolare il suo insistere sulla continua esibizione di uniformi e sulla pratica callistenica e ginnica (viste come fondamento del motto latino mens sana in corpore sano) fecero assumere a certe manifestazioni della "vita pubblica" fascista ritmi e aspetti teatrali.

Al fine di fascistizzare anche le organizzazioni giovanili, Starace portò sotto il controllo diretto del PNF sia l'Opera nazionale balilla che era diretta da Renato Ricci; sia i fasci giovanili che furono sciolti e fatti confluire nella nuova Gioventù italiana del littorio (GIL) intorno alla quale si stringevano i figli della lupa e le giovani italiane.

Alla fine di agosto 1932, Starace a bordo di un'auto raggiunse la residenza di Mussolini a Villa Carpegna senza essere identificato dal servizio di sicurezza. Il fatto rimarcò un dissidio fra Starace e l'Arma dei carabinieri. Fu anche presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, dal 1933 al 1939, in un periodo in cui il movimento sportivo era utilizzato dal regime per fini propagandistici.

Autorevole storiografia ha valutato con severità il ruolo storico di Starace quale segretario del PNF:

« Che Starace fosse un uomo di scarsa intelligenza, animato da una mentalità grettamente militaresca e niente affatto politica, che lo portava a scambiare la forma esteriore, l'apparenza delle cose con la loro sostanza è pacifico. Da qui il suo appagarsi ed entusiasmarsi per risultati apparentemente grandiosi ma in realtà effimeri, quali un inquadramento di masse di anno in anno sempre più numerose ma organizzate con criteri esclusivamente burocratici, una partecipazione di esse alla vita del regime solo su basi emotive e coreografiche (in parte coattive), uno "stile di vita" che - mancando di contenuti veramente sentiti ed espressi dall'intima consapevolezza di operare per una società nuova e di poter contribuire al suo formarsi con un proprio apporto creativo - era quasi sempre il frutto solo di un generico adattamento, esteriore, superficiale e spesso opportunistico, ad un rituale, ad una retorica, ad una pianificazione dall'alto dei successivi gradi del cursus fascista, che, pertanto, erano sentiti come qualcosa di estraneo e di imposto e suscitavano, a seconda dei casi, noia, insofferenza, scetticismo, irrisione. Ugualmente, è fuori dubbio che la presenza di un tale uomo a capo del PNF incise alla lunga su tutto il tessuto morale del regime ed ebbe su di esso una influenza indubbiamente negativa. Su questo tipo di valutazione non è possibile non concordare con i critici anche più radicali di Starace. »
(Renzo De Felice[7])

Guerra d'Etiopia[modifica | modifica sorgente]

Soldati italiani subito dopo l'occupazione di Gondar
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra d'Etiopia.

Mussolini inviò Starace in Etiopia il più tardi possibile. La spiegazione più probabile per il ritardo è che Mussolini, pur desideroso di evidenziare una valida capacità militare delle formazioni fasciste, non volesse turbare il delicato equilibrio fra le forze armate filomonarchiche e le forze militari di partito.

A marzo Starace parti infine per l'Abissinia raggiungendo Asmara. Il 15 marzo 1936 Starace ripartì alla volta di Gondar alla testa di una colonna motorizzata, composta in prevalenza da camicie nere e bersaglieri occupando la città il 1º aprile.[8] La colonna guidata da Starace proseguì poi la sua marcia su Gorgorà raggiungendo il lago Tana e poi Bahar Dar. Su questa impresa Starace scrisse al ritorno in Italia un'opera intitolata La marcia su Gondar. L'opera staraciana pur ottenendo un notevole successo non godé della prefazione di Mussolini[9], che toccò invece alla Guerra d'Etiopia del maresciallo Pietro Badoglio. Raccolse comunque l'apprezzamento di Gabriele D'Annunzio, che glielo fece pervenire per lettera il 28 febbraio del 1937 e che fu pubblicato sul Corriere della Sera.

Il declino politico[modifica | modifica sorgente]

Nel 1939 il consenso al regime appare in calo (restrizioni suntuarie, prospettive di guerra, alleanza con i tedeschi). Anche Ciano subiva un appannamento, tuttavia la neutralità proclamata dal suocero lo rilanciò. Il 29 ottobre 1939 Mussolini comunica a Starace la sua destituzione da segretario del partito, e il suo assegnamento alla Milizia volontaria per la sicurezza nazionale come capo di stato maggiore.

Forse l'allontanamento di Starace fu il tentativo da parte di Mussolini di ritrovare il consenso della piccola borghesia, base sociale del regime, che vedeva sempre più allarmata crescere la tentazione della guerra. Secondo Renzo De Felice infatti Starace avrebbe assunto, almeno inizialmente, atteggiamenti filogermanici eccessivi[10]: il Manifesto del razzismo Italiano fu infatti una creazione di Starace, anche se non esclusiva; anche la rivista La difesa della razza avrebbe visto Starace quale entusiasta promotore.

Starace salta nel cerchio di fuoco allo Stadio dei Marmi, a Roma, nel 1938.

Più recentemente, lo storico Roberto Festorazzi avanzò il dubbio che difficilmente Starace avrebbe potuto essere stato allontanato dalla segreteria a causa di un atteggiamento filotedesco, essendo questo diventato l'indirizzo della politica estera italiana, e che forse i motivi potessero essere altri.[11]

Il 21 dicembre 1940 Puntoni, aiutante del re, riceve il colonnello Amé, capo del SIM, che gli accenna a frequenti rapporti fra Ciano, Farinacci, e Starace: "...lascerebbero credere a una cospirazione antimonarchica"[senza fonte] Vera o no che fosse quest'ultima ipotesi, Farinacci si distingue per le accuse a Badoglio (notoriamente dalla parte del sovrano) in relazione all'attacco alla Grecia, e critico per la condotta bellica contro i greci sarebbe stato anche Starace; Farinacci fu anche l'unico - fra gli uomini di spicco del fascismo - a difendere Starace dopo la sua caduta politica.[senza fonte]

Arrivato sul fronte greco, Starace partecipò alla Campagna italiana di Grecia dove nel 1941 fu ferito e rimpatriato. Il 16 maggio 1941 fu rimosso dall'incarico di capo di stato maggiore della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, con comunicazione giunta da Mussolini tramite lettera. Le ragioni politiche del drastico allontanamento di Starace da ogni carica di rilievo debbono essere tuttora chiarite in sede storica: all'epoca si ipotizzarono alcuni commenti negativi relativi alle deficienze dell'esercito italiano palesatesi nell'invasione della Grecia.

Gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Nell'agosto 1943 il capo della polizia Senise fece arrestare Starace, che fu condotto a Forte Boccea (probabilmente per la sua qualità di alto ufficiale dell'esercito), venendo rilasciato poco tempo dopo. Il 23 agosto 1943 sono arrestati Muti, Bottai, Galbiati e Teruzzi, accusati di avere collegamenti sospetti con l'ambasciata tedesca. Dopo l'8 settembre del 1943 aderì alla Repubblica Sociale Italiana, nella quale tuttavia restò emarginato da ogni incarico politico di rilievo, tanto da dover consumare i suoi pasti da solo nelle mense di guerra.

Mussolini, anzi, si stancò presto delle sue lagnanze, espresse in missive inviate quasi quotidianamente come al tempo in cui, da segretario del Partito, inviava giornalieri rapporti. Con il sospetto che fosse invischiato in qualche oscura trama massonica insieme a Badoglio, Starace fu arrestato ed internato nella prigione degli Scalzi di Verona per oltre sei mesi e poi nel campo di concentramento di Lumezzane dal 30 giugno al 9 settembre 1944. Dopo la sua liberazione, Mussolini diede ordine che non gli fosse consentito avvicinarlo (disse testualmente: "Se si presenta ancora qui buttatelo giù per le scale"[12]) e che non gli venissero inoltrate le lettere che Starace proseguiva a scrivere.

Starace restò quindi politicamente isolato e privo di grandi risorse economiche, in un modesto appartamento di Milano sito in viale Libia dove si coltivava un piccolo orto, sostenuto economicamente dalla figlia e dalla Federazione fascista di Milano.[13] In questo periodo crea una società d’affari immobiliari, la Glaxo, ma l’iniziativa fallisce perché il suo nome è molto inviso, tant’è che i suoi due nipoti, figli del suo unico rampollo maschio Luigi, lo cambieranno in “Viola”, nome della madre[12].

La fucilazione[modifica | modifica sorgente]

Il corpo senza vita di Benito Mussolini accanto a quello della sua compagna Claretta Petacci e a quelli di altri gerarchi fascisti fucilati, esposti a Milano il 29 aprile 1945, in piazzale Loreto, nello stesso luogo in cui i fascisti avevano fucilato alcuni partigiani. I corpi, da sinistra verso destra, sono quelli di:

La mattina del 28 aprile del 1945 Starace, uscito di casa in tuta da ginnastica si apprestava ai quotidiani esercizi quando, credendo di riconoscerlo, alcuni partigiani gli rivolsero la parola mentre si allontanava. "Starace, dove vai?" gli chiesero, per sentirsi rispondere placidamente: "Vado a prendere il caffè". Bloccato, l'ex gerarca venne condotto in un'aula del Politecnico dove venne sommariamente processato e condannato a morte per fucilazione.

Achille Starace arrestato dai partigiani

Venne trascinato fuori dall'aula e caricato su un autocarro scoperto con il quale girò tutta la città[senza fonte], subendo una gogna pubblica: venne coperto di insulti, sputi e lanci di sassi e materiale organico[12]. Per l'esecuzione fu portato in piazzale Loreto dove nel frattempo erano stati appesi alla pensilina di una stazione di servizio, i cadaveri di Mussolini, di Petacci e di altri gerarchi. Non intimorito rivolse il saluto romano al duce prima di cadere fulminato dal plotone di esecuzione.[14][15]

Prima di essere colpito gridò: "Fate presto, invece di picchiare e di insultare un uomo che state per fucilare!"[12]. Il cadavere fu in seguito appeso insieme agli altri corpi.

Starace nella vita quotidiana italiana[modifica | modifica sorgente]

Volute con convinzione da Starace, furono rese obbligatorie alcune forme con le quali il fascismo (o perlomeno Starace) si proponeva di caratterizzare la vita pubblica degli italiani. Queste pratiche quotidiane venivano rese obbligatorie e diffuse attraverso i fogli d'ordine del PNF, che furono raccolti dal giornalista Asvero Gravelli nel Vademecum di stile fascista.

Una delle più note è la sostituzione della stretta di mano (considerata una «mollezza» anglosassone) col saluto romano, codificato fin nell'angolatura del braccio teso, che doveva ergersi a 170 gradi dal busto, con le dita della mano tesa, unite. La "vecchia" stretta di mano divenne uso da perseguire[16], ed in uno dei suoi innumerevoli fogli scrisse: «"Dedito alla stretta di mano", ecco la nota caratteristica da segnare nella cartella personale di chi persista in questa esteriorità caratteristica di scarso spirito fascista.».

Seguirono l'uso del «voi» al posto del «lei» nella lingua parlata e scritta e l'obbligatorietà dell'uso della divisa al sabato (il «sabato fascista») e alle feste. Starace istituì anche, per i gerarchi del Partito, periodiche manifestazioni ginnico-acrobatiche che prevedevano per i partecipanti l'esibizione in esercizi di prestanza e agilità sul tipo del salto nel cerchio di fuoco.

Motto fascista ancora parzialmente visibile su una casa di Caggiano

Stabilì le articolate forme del collettivo «saluto al Duce» (che lo stesso interessato avrebbe definito «una litania cui manca solo di risponder amen») e prescrisse che la parola «duce» si dovesse scrivere con tutte le lettere maiuscole. Suggerì inoltre di decorare le facciate libere delle case con scritte riproducenti motti, slogan fascisti o il nome del duce; intervenne perché nell'erigendo quartiere romano di San Basilio, una delle case popolari in costruzione (in realtà un gruppo di tre palazzine) avesse una pianta riproducente la parola «DVX», così che fosse «leggibile» dagli aerei in transito.

Propose anche di istituire l'obbligo di concludere tutte le lettere private con la frase «Viva il DUCE», ma Mussolini, ragionevolmente intuendo quale effetto sarebbe potuto scaturire nel caso di lettere non allegre, ad esempio di messaggi di condoglianze, oppure di comunicazioni poco gradevoli, categoricamente lo proibì, malgrado le sue insistenze. Fu invece d'accordo nell'iniziativa che prevedeva di lasciare le luci dello studio di palazzo Venezia accese tutta la notte, così che i passanti potessero immaginare che Mussolini stesse lavorando anche di notte, qualunque ora fosse. Per non affondare nel ridicolo, però, pare che Mussolini incaricasse un commesso di spegnere le luci dopo la mezzanotte.

Con la fase dell'autarchia, Starace sviluppò il progetto (già abbozzato da altri) di incrementare l'uso dell'orbace, una lana grezza e assai resistente prodotta in Sardegna, al posto dei tessuti tradizionali. La campagna dell'orbace quanto meno alimentò utilmente l'economia rurale dell'isola e di orbace furono infatti le uniformi della Milizia e delle organizzazioni giovanili del regime.

Starace promosse inoltre una campagna per l'italianizzazione dei termini stranieri di uso comune. Tramite un concorso pubblico furono trovati termini di successo quali «tramezzino» per sandwich, «autorimessa» per garage, «pallavolo» per volley. A parte recuperare il termine «pallacorda» per il tennis, altre soluzioni furono infelici o di nessun mordente, quali «mescita» per bar (usato però oggi ancora come definizione di bevanda "sciolta" o al bicchiere), «coda di gallo» per il cocktail, «cialdino» per cachet, «arzente» per cognac. In una campagna di divieto della musica d'oltreoceano, il brano musicale St. Louis Blues dovette essere inciso dal cantante genovese Natalino Otto con il titolo «Le tristezze di San Luigi», mentre diversi personaggi dello spettacolo (come Renato Rascel o Wanda Osiris) dovettero modificare il proprio nome d'arte.

Starace e Mussolini in una foto del 1938.

Opere[modifica | modifica sorgente]

La marcia su Gondar della colonna celere A.O. e le successive operazioni nella Etiopia occidentale, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1936

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— 24 agosto 1936[17]
Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia
— 17 maggio 1919[17]
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
Medaglia di bronzo al valor militare (4 volte) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare (4 volte)
Croce al Merito di Guerra - Concessione per Valore Militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce al Merito di Guerra - Concessione per Valore Militare
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia commemorativa della Marcia su Roma, oro - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della Marcia su Roma, oro
«in occasione della sua nomina a Segretario del P.N.F.»
— 7 dicembre 1931

[18]

Medaglia commemorativa della Marcia su Roma, argento - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della Marcia su Roma, argento
«la medaglia in argento venne concessa ai 19 comandanti delle colonne delle squadre organizzate per convergere su Roma.»
— 1923
Croce di anzianità (20 anni) nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria Croce di anzianità (20 anni) nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Roberto Festorazzi, Starace, il mastino della rivoluzione fascista, Milano, Mursia, 2002, p. 23 "Quell'azione...destò una profonda impressione, suscitando l'approvazione di quanti erano seduti al Biffi e ai tavolini degli altri locali. I giornali uscirono con la cronaca dell'incidente e l'ardito sottotenente da poco richiamato alle armi ebbe il suo momento di gloria.
  2. ^ Franco M. Pranzo, "Starace", su Historia n° 142, settembre 1969 pag. 31:"Il gesto coraggioso piacque a quanti in quel momento erano seduti al Biffi e negli altri locali della Galleria e in breve intorno al sottotenente dei bersaglieri si formò un cerchio plaudente."
  3. ^ Roberto Festorazzi, Starace, il mastino della rivoluzione fascista, Milano, Mursia, 2002, p. 25 "Ciò che rende dubitabiile l'attendibilità del testimone è soprattutto il fatto di essere anonimo, per non parlare delle modalità irrituali con cui il collaboratore di polizia riferisce di aver raccolto la confidenza. L'uomo che racconta l'episodio di guerra è infatti "un ex bersagliere" il quale avvicina per caso l'informatore dell'OVRA dopo un'adunata del regime, domandando dove fosse una certa strada di Milano che non conosceva.
  4. ^ Roberto Festorazzi, Starace, il mastino della rivoluzione fascista, Milano, Mursia, 2002, p. 35 "Perathoner...si rifiutò per tre volte di esporre il tricolore, accanto alla bandiera tirolese, in piazza Walter e, per ostacolare la circolazione della nuova moneta, la lira, fece coniare banconote da cento, cinquanta, venticinque e dieci corone".
  5. ^ "L'autorità inquirente di Bolzano si rivolge alla polizia delle città di provenienza dei fascisti, inviando fotografie delle squadracce. Ma le autorità della vecchie province rispondono che sono «al monento impegnatissime, e bisogna aver pazienza». Così, quando nel secondo dopoguerra la vedova dell'insegnante Innerhofer incaricherà un legale di agire contro i colpevoli, almeno per il risarcimento dei danni, non si potrà fare nulla «in quanto nulla risulta dalle duecento pagine del fascicolo processuale»."
  6. ^ Roberto Festorazzi, Starace, il mastino della rivoluzione fascista, Milano, Mursia, 2002, p. 38 "Starace ottenne che, durante la cerimonia che segnava il trapasso dei poteri, i reparti militari tributassero onori ai gagliardetti fascisti.
  7. ^ Renzo De Felice, Mussolini il duce. I. Gli anni del consenso 1929-1936, Einaudi, Torino 1974 (seconda edizione), pagg. 216-7.
  8. ^ Roberto Festorazzi, Starace, il mastino della rivoluzione fascista, Milano, Mursia, 2002, p. 144 "Starace si conquistò la gloria sul campo con l'impresa dei Gondar. Alla testa di un imponente corpo di spedizione motorizzato, il gerarca partì da Asmara il 125 marzo e in soli 15 giorni, dopo una marcia forzata di seicento chilometri, raggiunse la città santa di Gondar."
  9. ^ Roberto Festorazzi, Starace, il mastino della rivoluzione fascista, Milano, Mursia, 2002, p. 153 "Il volume, intitolato La marcia su Gondar, fu un vero best-seller. Stampato da Mondadori, il libro non piacque però a Mussolini, il quale infastidito dal titolo che scimiottava un'altra e ben più decisiva marcia, quella su Roma, gli negò la prefazione."
  10. ^ Roberto Festorazzi, Starace, il mastino della rivoluzione fascista, Milano, Mursia, 2002, p. 176 "Renzo De Felice imputò la causa dell'allontanamento di Starace alla sua presunta ostinazione filohitleriana e interventista".
  11. ^ Roberto Festorazzi, Starace, il mastino della rivoluzione fascista, Milano, Mursia, 2002, p. 173 "Fosse stato davvero funzionale a una linea politica intransigentemente bellicista, probabilmente il bersagliere di Gallipoli sarebbe rimasto al suo posto. Invece affacciamo il dubbio che la sua destituzione non fosse unicamente dovuta a un inevitabile logoramento, ma a una incrinatura sotterranea della sua fedeltà politica al Duce, almeno sul piano della politica estera".
  12. ^ a b c d Augusto Benemeglio, Achille Starace, il caporale del Duce,
  13. ^ Franco M. Pranzo, "Starace", su Historia n° 142, settembre 1969 pag. 31:"Si hanno le prove che fu aiutato dalla Federazione fascista con un assegno mensile che non bastava certo a farlo vivere in mezzo agli agi."
  14. ^ Pierluigi Baima Bollone. Le ultime ore di Mussolini, Mondadori, oscar storia, 2005, p.198: "Achille Starace, che è stato arrestato per strada, ha subito un processo sommario ed è stato trasportato a piazzale Loreto per l'esecuzione. Apparentemente senza paura, rivolge al cadavere appeso di Mussolini, il saluto romano, subito dopo viene fucilato.
  15. ^ Antonio Spinosa, L'uomo che inventò lo stile fascista, Mondadori, Milano, 2002
  16. ^ In ambito sportivo, il famoso calciatore Giuseppe Meazza venne ammonito dalla commissione sportiva per aver stretto la mano all'inizio di una partita del campionato di calcio all'avversario Giovanni Vincenzi
  17. ^ a b Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  18. ^ [dal libro Guerre e Decorazioni 1848-1945 di Giuseppe Morittu]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bari A./Guarino T. Legami di sangue. Famiglie e vicende all'ombra di Achille Starace. Edizioni Giuseppe Laterza, Bari 2011.
  • Festorazzi R. Starace. Il mastino della rivoluzione fascista. Mursia, Milano 2002. ISBN 9788842529637
  • Spinosa A.Starace.Rizzoli, Milano 1988.
  • Puntoni P.Parla Vittorio Emanuele III. Palazzi editore, Milano 1958.
  • Setta S.Achille Starace. In: Uomini e volti del fascismo. Roma 1980.
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Giovanni Giuriati dicembre 1931 - 31 ottobre 1939 Ettore Muti

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