Movimento lesbico

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Una coppia di lesbiche sposate al San Francisco pride 2004.

Movimento lesbico è un termine generico che comprende varie posizioni e prospettive politiche ma con esso normalmente si intende l'insieme di attività (culturali, sociali, etc.) e comportamenti finalizzati al riconoscimento e alla tutela dell'identità e dei diritti civili delle donne lesbiche.

Si esplicita in contesti politici, gruppi e associazioni attraverso le quali costruire un agire comune.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il "femminismo lesbico" degli anni Settanta e inizio Ottanta[modifica | modifica wikitesto]

Il lesbismo coscientemente praticato e politicamente influente è un fenomeno assai recente il cui sorgere in Italia è databile all'incirca a metà anni settanta. Il primo nodo che le donne omosessuali politicamente impegnate negli anni Settanta si trovano a dover sciogliere è proprio quello di operare una distinzione tra omosessualità e lesbismo. Parlare di omosessualità significa considerare esclusivamente la "peculiarità" riguardante l’ambito strettamente sessuale; questo è ritenuto riduttivo o quanto meno insufficiente dalle donne lesbiche che criticano la società in quanto patriarcale, una società che nega la possibilità di una sessualità altra rispetto a quella etero-riproduttiva univocamente destinata al piacere/potere dell'uomo.

Parlare di lesbismo quindi significa porsi in una situazione di alterità rispetto al modello di vita vigente ed essere intenzionate a sovvertirlo. Dopo la metà degli anni Settanta si comincia a discutere tra donne del lesbismo come di un fatto politico, non più prettamente personale, che investe l’esistenza e induce a costruire e sperimentare nuovi modi di intendere le relazioni interpersonali, la vita e la sessualità stessa. Nel 1974 un numero del giornale del FUORI! (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano)[1] interamente redatto da donne[2] documenta come le istanze femministe (contestazione al patriarcato capitalista e maschilista e alla misoginia dei "fratelli omosessuali") fossero presenti anche nell’ambito di un’organizzazione omosessuale "mista" di donne e uomini federata al Radicali, attivissimo nella lotta per i diritti civili e la liberazione dall’oppressione eterosessual-razzista.

La stragrande maggioranza delle donne che dalla fine degli anni Settanta cominceranno ad ingrossare le file del vero e proprio movimento lesbico sono donne con alle spalle una militanza nel movimento femminista; le stesse donne associate al FUORI! si definiscono lesbiche e femministe. Il rapporto tra lesbismo e femminismo è quindi molto stretto e questa vicinanza è ragione sia di arricchimento che di profonde divergenze. In molti documenti infatti si ribadisce, da parte delle lesbiche, il desiderio di non creare ulteriori separazioni fra donne, strumentali al potere patriarcale che da sempre le vuole divise per diminuirne la forza; il ritenersi parte integrante dell’allora diffusissimo movimento femminista; l’impegno forte e costante nel sostenere battaglie quali quelle per divorzio e aborto sebbene queste non siano battaglie prettamente lesbiche.

D'altronde, il fatto che le donne lesbiche comincino a parlare di più ed a "venir fuori" anche solo all'interno del proprio collettivo femminista separatista è da considerarsi un fatto importantissimo per il movimento tutto. Un caso particolarmente felice e degno di nota è, da questo punto di vista, quello del collettivo romano di via Pompeo Magno, coordinamento di gruppi femministi dove lesbiche e non convivono in armonia.

L’apporto delle lesbiche può considerarsi determinante per l’evoluzione della pratica e del pensiero femminista. Le lesbiche sentono visceralmente la questione "sessualità", cosa che impedisce loro di circoscrivere i momenti della vita privata da quelli della vita pubblica, da qui la necessità di conoscere se stesse e le altre e di scardinare gli stereotipi legati alla ruolizzazione maschio/femmina nei rapporti amorosi tra donne. La coscienza di una sessualità e di uno stile di vita propri, ovvero libera dall’ingerenza anche solo simbolica del mondo maschile, è la dimostrazione del fatto che le donne non sono il complemento oggetto dell’uomo. La cosiddetta rivoluzione sessuale, per le donne non è liberazione se lascia inalterato il sistema patriarcale di ineguaglianza tra i sessi. I rapporti tra donne, intesi in senso lato come relazioni privilegiate che non implicano necessariamente il momento amoroso, sono la pratica politica da seguire per costruire un’identità "donnica" (il termine venne coniato proprio dal "Pompeo Magno"[3]).

Il femminismo deve infatti volere qualcosa di più della semplice mediazione con il maschio, poiché ciò sarebbe come ridurlo ad un’area dove parcheggiare richieste di piccole concessioni all’interno di una struttura sociale che rimarrebbe sostanzialmente inalterata. La relazione tra donne permette di fornirsi di strumenti nuovi, non inquinati dal potere patriarcale e di far scaturire una nuova contraddizione: quella donna-donna (ossia tra donne eterosessuali e lesbiche), emersa dal cambiamento dell'oggetto del proprio agire, del proprio pensare, della propria affettività. Infatti, ad eccezione del già citato Pompeo Magno, la convivenza tra lesbiche femministe e femministe separatiste all’interno dei medesimi collettivi non è facile. Da principio c’è la tendenza a considerare il lesbismo come una scelta personale, eventualmente inseribile nel contesto più ampio del diritto all’autodeterminazione delle donne, ma anche dopo il superamento di quest'idea le difficoltà permangono, soprattutto a livello delle pratiche politiche. Le lesbiche non vogliono rispondere a scadenze imposte dall’esterno: distinguono fra politica dei desideri (a partire dalle aspirazioni e dalle esigenze delle donne) e politica dei bisogni (prodotto di un pensare/agire che continua ad avere l’uomo come unico referente autorevole). I piani sono evidentemente molto diversi e poiché nei bisogni rientra pressoché tutto il contingente, le lesbiche sono di fatto assenti, almeno formalmente, da momenti rivendicativi quali eventi pubblici o manifestazioni, incluse quelli omosessuali.

A partire dalla seconda metà degli anni Settanta nascono i primi collettivi esclusivamente lesbici: Rifiutare a Roma, Donne Omosessuali a Milano, Brigate di Saffo a Torino, Artemide e Identità Negata sempre a Roma e collettivo Narciso (parte di Lambda). È questo un momento di critica sia delle lesbiche nei confronti delle etero che viceversa; oggetto del contendere è soprattutto la concezione del separatismo, per le lesbiche più integrale, per le etero limitato all'ambito politico. È impossibile fornire date precise ma circa nel 1978-1979 avviene qualcosa di molto simile ad una rottura, ad una separazione tra femministe eterosessuali e femministe lesbiche. I perché di questo apparente allontanamento sono molteplici; sicuramente influì il fatto che, dopo essere stato all’apice delle sue forze e delle sue possibilità, il movimento femminista non riesce più a riunire in sé tutte le differenze che esso stesso aveva contribuito a far sviluppare dal Settanta in poi.

Nel corso degli anni Ottanta il Movimento lesbico continua a crescere sia nell’elaborazione teorica che nel numero di luoghi di aggregazione e d’incontro, autonomo ma in continuo contatto con il resto dell’ancora esistente Movimento femminista.

Politica dei diritti civili[modifica | modifica wikitesto]

La politica lesbica è tesa soprattutto a sviluppare:

  • Attività culturali a favore del lesbismo
  • Attività sociali a favore del lesbismo
  • Argomenti e studi relativi alla Storia del lesbismo

E finalizzata in particolare a:

  • Riconoscimento e tutela dell'identità e della visibilità lesbica
  • Tutela e promozione dei diritti civili, combattendo le discriminazioni

Tra gli altri temi sviluppati dalla politica lesbica, di particolare rilevanza sono quelli relativi alla salute ed alla sessualità, al lavoro (con il contrasto e la denuncia delle discriminazioni nei confronti delle lesbiche e delle donne), alla creazione di reti e di luoghi di aggregazione, all'informazione.

Simboli lesbici al Pride di Roma 2007

Negli Stati Uniti la comunità lesbica è radicata sul territorio e rivendica i propri diritti; la realtà italiana in materia è relativamente più recente; un ravvisato ritardo è dovuto all'influenza della forte presenza in Italia del cattolicesimo; critiche vengono mosse, in questo senso, anche ai partiti della sinistra, privi di una cultura aperta nei confronti degli omosessuali e delle lesbiche. La politica del movimento lesbico non sempre coincide con il movimento dei diritti civili inteso in senso eterosessuale, ma rivendica una totale posizione alternativa con ricerca di modelli diversi. Spesso l'accentuazione astratta del termine "politica" ha portato a un rafforzamento su temi quali i diritti civili, che ha determinato una rimozione della matrice rivoluzionaria del desiderio lesbico.

Per "riconoscimento dei diritti civili" il movimento delle lesbiche intende:

  • Esplicitazione del divieto di discriminazione per orientamento sessuale
  • Riconoscimento e tutela delle coppie di fatto eterosessuali e omosessuali
  • Poter scegliere se contrarre matrimonio o no con la propria compagna
  • Poter essere madre del figlio della propria compagna e poter adottare assieme a lei
  • Accesso delle persone singole a tutte norme in materia di genitorialità

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "FUORI! Mensile di liberazione sessuale"
  2. ^ estratto pp1-12 da FUORI n. 13 del 1974: "Fuori! Donna")
  3. ^ si intende il "Movimento femminista romano" di via Pompeo Magno, vedere ad esempio "All'ultimo respiro" di Bianca Pomeranzi

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., Memoria irregolare. Vent'anni di testi lesbici selezionati da Bollettina del CLI, BLI 2003
  • Collettivo "Il colpo della strega" (a cura di), Dalle donne in politica...alla politica delle donne (Atti del seminario), Università di Roma "La Sapienza", marzo 1995
  • Rosanna Fiocchetto, L'amante celeste - La distruzione scientifica della lesbica, Il dito e la luna, Milano 2003.
  • A cura di Monia Dragone, Cristina Gramolini, Paola Guazzo, Helen Ibry, Eva Mamini, Ostilia Mulas; saggi di Emma Baeri, Carmela Casole, Lidia Cirillo, Eleonora Dall'Ovo, Daniela Danna, Monia Dragone, Moira Ferrari, Cristina Gramolini, Paola Guazzo, Helen Ibry, Marina La Farina, Eva Mamini, Luki Massa, Nerina Milletti, Ostilia Mulas, Giovanna Olivieri, Barbara Romarri, Valeria Santostefano, Roberta Vannucci; "Il movimento delle lesbiche in Italia", Il dito e la luna, Milano 2008, ISBN 8886633556, ISBN 9788886633550.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

LGBT Portale LGBT: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di LGBT