Movimento lesbico
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Movimento lesbico è un termine generico che comprende varie posizioni e prospettive politiche ma con esso normalmente si intende l'insieme di attività (culturali, sociali, etc.) e comportamenti finalizzati al riconoscimento e alla tutela dell'identità e dei diritti civili delle donne lesbiche.
Si esplicita in contesti politici, gruppi e associazioni attraverso le quali costruire un agire comune.
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[modifica] Storia
[modifica] Il "lesbofemminismo" degli anni '70 e inizio '80
Il lesbismo coscientemente praticato e politicamente influente è un fenomeno assai recente il cui sorgere in Italia è databile all'incirca a metà anni '70. Il primo nodo che le donne omosessuali politicamente impegnate negli anni ‘70 si trovano a dover sciogliere è proprio quello di operare una distinzione tra i suddetti due termini: da una parte omosessualità e lesbismo dall’ altra. Parlare di omosessualità significa per loro considerare esclusivamente un "peculiarità" riguardante l'ambito strettamente sessuale. Questo è considerato riduttivo e quanto meno insufficiente dalle donne lesbiche che criticano la società in quanto patriarcale, una società che nega la possibilità di una sessualità altra rispetto a quella etero-riproduttiva univocamente destinata al piacere/potere del maschio. Parlare di lesbismo quindi significa porsi in una situazione di alterità rispetto al modello di vita vigente ed essere intenzionate a sovvertirlo. Dopo la metà degli anni '70 si comincia a discutere del lesbismo come di un fatto politico, non più prettamente personale, che investe l’esistenza di parecchie donne e le induce a costruire e sperimentare nuovi modi di intendere le relazioni interpersonali, la vita e la sessualità stessa. Questo tipo di contestazione, estremamente sessuata, al patriarcato capitalista e maschilista comincia a prendere forma ed a rendersi pubblica a partire dal 1974, anno di pubblicazione di un documento molto importante: un numero del giornale del FUORI!(Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) interamente redatto da donne[1], ovviamente lesbiche, dedicato in parte a tematiche lesbiche ed in parte ad un acceso dibattito tra le donne del FUORI! ed i vari collettivi femministi allora esistenti in Italia. Il primo momento di visibilità politica della realtà lesbica quindi si è verificato nell’ambito di un’organizzazione di omosessuali donne e uomini federata ai Radicali, attivissima in Italia nella lotta per i diritti civili e la liberazione dall’oppressione eterosessual-razzista.
L'influenza culturale esercitata dalla Chiesa ha agito ad un livello tale che da principio non è semplice aprire un dibattito costruttivo sul lesbismo neanche all'interno dell'allora già forte movimento femminista.[senza fonte] Eppure si può dire che la stragrande maggioranza delle donne che a partire dal '78/'79 cominceranno ad ingrossare le file del vero e proprio movimento lesbico, sono donne con alle spalle una militanza spesso assai attiva nel movimento femminista e che le stesse donne associate al FUORI! si definiscono lesbiche e femministe. Il rapporto tra lesbismo e femminismo è quindi molto stretto e questa loro vicinanza è ragione sia di arricchimento che di profonde divergenze. In molti documenti si ribadisce, da parte delle lesbiche, il desiderio di non creare ulteriori separazioni fra donne in quanto da considerarsi estremamente strumentali al potere patriarcale; il voler essere ritenute parte integrante dell'allora diffusissimo movimento femminista; l'impegno forte e costante nel sostenere battaglie quali quelle per divorzio e aborto sebbene queste non siano affatto battaglie prettamente lesbiche. D'altronde il fatto che le donne lesbiche comincino a parlare di più ed a "venir fuori" anche solo all’interno del proprio collettivo femminista separatista è da considerarsi un fatto importantissimo per il movimento tutto.
Un caso particolarmente felice e degno di nota è, da questo punto di vista, quello del collettivo romano di via Pompeo Magno, dove lesbiche e non convivono in armonia. In altre città d’Italia la situazione è meno tranquilla. L'apporto delle lesbiche può considerarsi determinante per l'evoluzione della pratica e del pensiero femminista. Le lesbiche sentono visceralmente la questione "sessualità", cosa che impedisce loro di circoscrivere i momenti della vita privata da quelli della vita pubblica. L'autocoscienza lesbica è da principio molto sessuata anche a causa della necessità di conoscere se stesse e le altre e di scardinare gli stereotipi legati alla ruolizzazione maschio/femmina nei rapporti amorosi tra donne. La coscienza di una sessualità e di uno stile di vita propri, ovvero libera dall'ingerenza anche solo simbolica del mondo maschile, è considerata la dimostrazione vivente del fatto che le donne non sono il complemento oggetto dell'uomo. La rivoluzione sessuale è equivalente alla distruzione del patriarcato e quindi alla liberazione. I rapporti tra donne, intesi ampiamente come relazioni privilegiate che non implicano necessariamente il momento amoroso, sono l'esemplificazione di una pratica politica che deve tendere a costruire un’identità "donnica" (il termine venne coniato proprio dal Pompeo Magno).
Il femminismo deve infatti essere qualcosa di diverso dalla semplice mediazione con il maschio, poiché ciò sarebbe come ridurlo ad un’area di parcheggio accanto al mondo maschile del fare. La relazione tra donne permette di fornirsi di strumenti nuovi, non inquinati dal potere patriarcale e di far scaturire una nuova contraddizione: quella donna-donna emersa dal cambiamento dell'oggetto del proprio agire, del proprio pensare, della propria affettività. Eppure, ad eccezione del già citato Pompeo Magno, la convivenza tra lesbiche femministe e femministe separatiste all'interno dei medesimi collettivi non è facile. Da principio si esprime la tendenza a considerare il lesbismo come una scelta personale eventualmente inseribile in un contesto più ampio. Anche in seguito al superamento di quest'idea le difficoltà permangono soprattutto a livello degli obiettivi politici. Le lesbiche non hanno un programma definito con scadenze precise, quali invece possono essere il divorzio o la legge per l'interruzione volontaria di gravidanza, e fondano la loro pratica politica in base ad un "distinguo". Le lesbiche scindono fra politica dei desideri e politica dei bisogni e fanno dei primi il loro cavallo di battaglia, poiché considerano i secondi come il prodotto di un pensare/agire che continua ad avere l'uomo come unico referente autorevole. Nei bisogni rientra pressoché tutto il contingente, che però è tale poiché le donne non smettono di essere nutrici dell’uomo. Si parla invece di desideri allorché si considera come unico referente politico la donna, la sua capacità di esprimersi e di creare. I piani sono evidentemente molto diversi.
A partire dal 1977 circa nascono i primi collettivi esclusivamente lesbici: "Rifiutare" a Roma, "Donne Omosessuali" a Milano, "Brigate di Saffo" a Torino, "Artemide" e "Identità Negata" sempre a Roma e "collettivo Narciso" (parte di "Lambda"). È da considerarsi come un momento di grande critica sia delle lesbiche nei confronti delle etero che viceversa. Oggetto del contendere è soprattutto la concezione del separatismo, per le lesbiche molto più integrale, per le etero strettamente politico. Le divergenze si rincontreranno solamente nel corso degli anni ‘80 a proposito dell'elaborazione teorica e del pensiero della differenza. La costituzione di gruppi di lesbiche autonomi è un'istanza estremamente sentita in molte città. Forse unica eccezione è ancora il Pompeo Magno di Roma dove lesbiche e non, trovano un modus vivendi. Ma anche il Pompeo Magno si spaccherà, forse più per richiesta di solidarietà ed influenza delle altre lesbiche italiane che per un'esigenza sentita in primis. È impossibile fornire date precise ma nel '78/'79 è in atto qualcosa di molto simile ad una rottura, ad una separazione. I perché di questo apparente allontanamento sono molteplici. Sicuramente ha il suo peso il fatto che, all’apice delle sue forze e delle sue possibilità, il movimento femminista non riesce a riunire in sé tutte le differenze che esso stesso aveva contribuito a far sviluppare dal '70 in poi: una di queste differenze sono appunto le lesbiche e la loro politica.
Nel corso degli anni ‘80 il Movimento lesbico continua a crescere sia in forme politicizzate che come luogo di aggregazione e d’incontro. In modo autonomo ma in continuo contatto con il resto dell’ancora esistente Movimento femminista.
[modifica] Politica dei diritti civili
La politica lesbica è tesa soprattutto a sviluppare:
- Attività culturali a favore del lesbismo
- Attività sociali a favore del lesbismo
- Argomenti e studi relativi alla Storia del lesbismo
E finalizzata in particolare a:
- Riconoscimento e tutela dell'identità e della visibilità lesbica
- Tutela e promozione dei diritti civili, combattendo le discriminazioni
Tra gli altri temi sviluppati dalla politica lesbica, di particolare rilevanza sono quelli relativi alla salute ed alla sessualità, al lavoro (con il contrasto e la denuncia delle discriminazioni nei confronti delle lesbiche e delle donne), alla creazione di reti e di luoghi di aggregazione, all'informazione.
Negli Stati Uniti la comunità lesbica è radicata sul territorio e rivendica i propri diritti; la realtà italiana in materia è relativamente più recente; un ravvisato ritardo è dovuto all'influenza della forte presenza in Italia del cattolicesimo; critiche vengono mosse, in questo senso, anche ai partiti della sinistra, privi di una cultura aperta nei confronti degli omosessuali e delle lesbiche. La politica del movimento lesbico non sempre coincide con il movimento dei diritti civili inteso in senso eterosessuale, ma rivendica una totale posizione alternativa con ricerca di modelli diversi. Spesso l'accentuazione astratta del termine "politica" ha portato a un rafforzamento su temi quali i diritti civili, che ha determinato una rimozione della matrice rivoluzionaria del desiderio lesbico.
Per "riconoscimento dei diritti civili" il movimento delle lesbiche intende:
- Esplicitazione del divieto di discriminazione per orientamento sessuale
- Riconoscimento e tutela delle coppie di fatto eterosessuali e omosessuali
- Poter scegliere se contrarre matrimonio o no con la propria compagna
- Poter essere madre del figlio della propria compagna e poter adottare assieme a lei
- Accesso delle persone singole a tutte norme in materia di genitorialità
[modifica] Note
[modifica] Voci correlate
[modifica] Bibliografia
- AA.VV., Memoria irregolare. Vent'anni di testi lesbici selezionati da Bollettina del CLI, BLI 2003
- Collettivo "Il colpo della strega" (a cura di), Dalle donne in politica...alla politica delle donne (Atti del seminario), Università di Roma "La Sapienza", marzo 1995
- Rosanna Fiocchetto, L'amante celeste - La distruzione scientifica della lesbica, Il dito e la luna, Milano 2003.
[modifica] Collegamenti esterni
- Arcilesbica
- Gruppo Soggettività Lesbica sul sito UniversitàDelle Donne.
- Tamles - periodico di informazione lesbica
- "Omofonie, fonti per la storia del movimento e del pensiero omosessuale"
- Fuoricampo Lesbian Group Officina di Studi, Arte e Politica lesbica.

