Narciso (mitologia)

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Benczúr Gyula (1844-1920), Narcissus (1881), Magyar Nemzeti Galéria, Budapest

Narciso (in greco: Νάρκισσος) è un personaggio della mitologia greca, famoso per la sua bellezza. Figlio della ninfa Liriope e del dio fluviale Cefiso[1][2] (o secondo un'altra versione di Selene ed Endimione[3]), nel mito appare incredibilmente crudele, in quanto disdegna ogni persona che lo ama. A seguito di una punizione divina si innamora della sua stessa immagine riflessa in uno specchio d’acqua e muore cadendo nel fiume in cui si specchiava.

Esistono diverse versioni del mito: una proviene dai papiri di Ossirinco ed è attribuita a Partenio; un'altra si trova nelle Narrazioni di Conone, datata fra il 36 a.C. e il 17 d.C.; mentre le più note sono la versione di Ovidio, contenuta nelle Metamorfosi, e quella di Pausania, proveniente da Guida alla Grecia.

La versione ellenica[modifica | modifica sorgente]

Nicolas Poussin, Eco e Narciso (ca. 1629-1630), Museo del Louvre, Parigi

La versione ellenica del mito appare come una sorta di racconto morale in cui il superbo e insensibile Narciso viene punito dagli dèi per aver respinto tutti i suoi pretendenti di sesso maschile e, in un certo qual senso, lo stesso Eros. Il racconto è quindi pensato come una storia di ammonimento rivolto ai giovani.[4] Fino a poco tempo fa le due fonti per questa versione del mito erano un compendio delle opere di Conone, un greco contemporaneo di Ovidio, conservato nella Bibliotheca di Fozio[5] e un brano di Pausania, vissuto circa 150 anni dopo Ovidio. Un racconto molto simile è stato però scoperto nel 2004 tra i papiri di Ossirinco, che si crede messi per iscritto da Partenio. Questa versione precede quella di Ovidio di almeno cinquant’anni.

Il mito greco narra che Narciso aveva molti innamorati, che lui costantemente respingeva fino a farli desistere. Solo un giovane ragazzo, Aminia, non si dava per vinto, tanto che Narciso gli donò una spada perché si uccidesse. Aminia, obbedendo al volere di Narciso, si trafisse davanti alla sua casa, avendo prima invocato gli dei per ottenere una giusta vendetta.[6]

La vendetta si compì quando Narciso, contemplando in una fonte la sua bellezza, restò incantato dalla sua immagine riflessa, innamorandosi perdutamente di se stesso. Completando la simmetria del racconto, preso dalla disperazione e sopraffatto dal pentimento, Narciso prese la spada che aveva donato ad Aminia e si uccise. Dalla terra sulla quale fu versato il suo sangue, si dice che spuntò per la prima volta l'omonimo fiore.[6]

La versione romana[modifica | modifica sorgente]

Michelangelo Merisi detto Il Caravaggio: Narciso (1594-1596). Roma, Galleria nazionale d'arte antica.

Nel racconto narrato da Ovidio, probabilmente basato sulla versione di Partenio, ma modificata al fine di aumentarne il pathos,[7] Eco, una ninfa dei monti, si innamorò di un giovane vanitoso di nome Narciso, figlio di Cefiso, una divinità fluviale, e della ninfa Liriope.[1][2] Cefiso aveva circondato Liriope con i suoi corsi d'acqua e, così intrappolata, aveva sedotto la ninfa che diede alla luce un bambino di eccezionale bellezza. Preoccupata per il futuro del bimbo, Liriope consultò il profeta Tiresia il quale predisse che Narciso avrebbe raggiunto la vecchiaia, “se non avesse mai conosciuto se stesso.”[1]

Quando Narciso raggiunse il sedicesimo anno di età, era un giovane di tale bellezza che ogni abitante della città, uomo o donna, giovane o vecchio, si innamorava di lui, ma Narciso, orgogliosamente, li respingeva tutti. Un giorno, mentre era a caccia di cervi, la ninfa Eco furtivamente seguì il bel giovane tra i boschi desiderosa di rivolgergli la parola, ma incapace di parlare per prima perché costretta a ripetere sempre le ultime parole di ciò che le veniva detto; era stata infatti punita da Giunone perché l'aveva distratta con dei lunghi racconti mentre le altre ninfe, amanti di Giove, si nascondevano. Narciso, quando sentì dei passi, gridò: “Chi è là?”, Eco rispose: “Chi è là?” e così continuò, finché Eco non si mostrò e corse ad abbracciare il bel giovane. Narciso, però, allontanò immediatamente in malo modo la ninfa dicendole di lasciarlo solo. Eco, con il cuore infranto, trascorse il resto della sua vita in valli solitarie, gemendo per il suo amore non corrisposto, finché di lei rimase solo la voce.[1]

Nemesi, ascoltando questi lamenti, decise di punire il crudele Narciso. Il ragazzo, mentre era nel bosco, si imbatté in una pozza profonda e si accucciò su di essa per bere. Non appena vide per la prima volta nella sua vita la sua immagine riflessa, si innamorò perdutamente del bel ragazzo che stava fissando, senza rendersi conto che fosse lui stesso. Solo dopo un po' si accorse che l'immagine riflessa apparteneva a lui e, comprendendo che non avrebbe mai potuto ottenere quell’amore, si lasciò morire struggendosi inutilmente; si compiva così la profezia di Tiresia. Quando le Naiadi e le Driadi vollero prendere il suo corpo per collocarlo sul rogo funebre, al suo posto trovarono un fiore a cui fu dato il nome narciso. Si narra che Narciso, quando attraversò lo Stige, il fiume dei morti, per entrare nell'Oltretomba, si affacciò sulle acque limacciose del fiume, sperando di poter ammirare ancora una volta il suo riflesso.[1]

La versione di Pausania[modifica | modifica sorgente]

Pausania individua la fonte di Narciso a Tepsi, in Beozia. Lo scrittore greco trova poco credibile (usando le sue stesse parole “idiota”) che qualcuno non sia in grado di distinguere un riflesso da una persona reale, e cita una variante meno nota a cui dà più credito. In questa versione Narciso aveva una sorella gemella, del tutto somigliante a lui, con la quale andava spesso a caccia insieme. Narciso alla fine si innamorò di lei e quando questa morì, recandosi alla fonte, capiva di vedere la propria immagine, ma quel viso assomigliava così tanto alla sorella amata che gli era di grande consolazione. Pausania, inoltre, fa notare che il fiore narciso doveva esistere ben prima del personaggio omonimo, visto che il poeta epico Pamphos, vissuto molti anni prima, nei suoi versi narra che quando Persefone fu rapita da Ade stava raccogliendo proprio dei narcisi.[8]

Influenza culturale[modifica | modifica sorgente]

Il mito di Narciso è stato un'assidua fonte di ispirazione per gli artisti fino ai giorni nostri, anche ben prima che il poeta latino Ovidio includesse una versione del mito nel libro III delle sue Metamorfosi.

Pittura[modifica | modifica sorgente]

François Lemoyne, Narciso al fonte, (1728 circa). Amburgo, Kunsthalle.

Fra i principali pittori che si sono dedicati al mito di Narciso si possono citare: Caravaggio (Narciso al fonte, 1600 ca.), Poussin (Narciso ed Eco, 1630 ca.), Lemoyne (Narciso, 1728), Turner (Narciso ed Eco, 1804), Waterhouse (Eco and Narciso, 1903), Dalí (Metamorfosi di Narciso, 1937).

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Il mito e la figura di Narciso sono stati ripresi in secoli più recenti da vari poeti, ad esempio Keats e Alfred Edward Housman. Il mito ha influenzato la cultura omoerotica vittoriana, attraverso lo studio di André Gide del mito (Il Trattato di Narciso, 1891) e l'opera di Oscar Wilde.

Fëdor Dostoevskij utilizza in alcune poesie e romanzi personaggi con un carattere simile a Narciso (come Jakov Petrovic Goljadkin ne Il sosia, 1846). Nel romanzo di Stendhal Il rosso e il nero (1830) il personaggio di Mathilde mostra un tipico carattere narcisista.

Nei "Poemi Conviviali" il poeta Giovanni Pascoli dedica il poemetto "I Gemelli" a Narciso, traendo ispirazione dalla variante riportata da Pausania.

Nel 1930 la figura di Narciso è riproposta dallo scrittore tedesco Hermann Hesse col romanzo Narciso e Boccadoro, dove il personaggio è presentato in veste di monaco medievale.

Anche il libro di Paulo Coelho L'alchimista (1988) inizia con un riferimento a Narciso.

Seamus Heaney cita Narciso nel suo poema Personal Helicon dalla sua prima collezione Death of a Naturalist.[9]

Musica[modifica | modifica sorgente]

Sono state dedicate varie canzoni a questo tema: License to Kill di Bob Dylan si riferisce indirettamente a Narciso; il gruppo metal greco Septic Flesh ha inciso una canzone su Narciso (intitolata Narcissus) nel loro album Communion; il testo della canzone Reflection dei Tool è parzialmente incentrata sul mito di Narciso; altre canzoni inerenti al mito sono Narcissus di Alanis Morissette e The daffodil lament di The Cranberries.

A Narciso è dedicato il secondo brano del trittico dei 'Miti' op. 30 per violino e pianoforte scritti dal compositore polacco Karol Szymanowski

Fra gli autori italiani si può citare: La lira di Narciso, tratta dall'album Bianco sporco dei Marlene Kuntz, Parole di burro tratta dall'album Stato di necessità di Carmen Consoli, Una storia d'amore e di vanità di Morgan (Da A ad A. Teoria delle catastrofi), Narciso tratta dall'album omonimo album dei Pierrot Lunaire, La Cantata del Fiore di Nicola Piovani, Eco e Narciso di Francesco Camattini ed infine Eco e Narciso-il musical di Nicola e Gianfranco Salvio.

Adozione del termine "narcisismo" in psicologia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Narcisismo.

Nel 1899, Paul Näche è la prima persona ad utilizzare il termine "narcisismo" in uno studio sulle perversioni sessuali.

Nel 1911, Otto Rank pubblica il primo scritto psicoanalitico specificamente centrato sul narcisismo.[10]

Nel 1914, Sigmund Freud pubblica uno saggio sul narcisismo intitolato Introduzione al narcisismo, dove amplia il significato del termine introducendo i concetti di narcisismo primario e di narcisismo secondario o protratto.

Nel 1982, Havelock Ellis, un sessuologo inglese, usa il termine "narcissus-like" in un suo studio sull'autoerotismo, per indicare un tipo di perversione sessuale in cui l'individuo preferisce sessualmente il proprio corpo.[10]

Attualmente con il termine narcisismo si intende un disturbo della personalità e, in termini generali, l'amore, spesso patologico, che una persona prova per la propria immagine e per se stesso.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e Ovidio, Metamorfosi, 3. 339 - 509
  2. ^ a b Igino, Fabulae, 271
  3. ^ Nonno di Panopoli, Dionysiaca, 48.581
  4. ^ David Keyes, The ugly end of Narcissus: "It's thought that, in the liberal sexual atmosphere of ancient Greece, his story developed as a cautionary tale as to what could happen to beautiful young men who rejected their elders' advances".POxy Oxyrhynchus Online[1]
  5. ^ Fozio, Bibliotheca, codice 186.
  6. ^ a b Conone, Narrazioni XXIV [Fozio, Biblioteca 186.134b 28- 135 a. 4]
  7. ^ "This early version - a Greek poem - probably dates from the mid-first century BC and differs from the oft-quoted account by the Roman poet Ovid written about half a century later. 'Following this discovery it is becoming increasingly clear that the myth was altered by Ovid to broaden its appeal,' said the Oxford scholar who discovered the poem, Dr Benjamin Henry of the university's classics faculty." POxy: Oxyrhynchus Online, published in the BBC History Magazine, Vol. 5 No. 5 (May 2004), p. 9 POxy Oxyrhynchus Online
  8. ^ Pausania, Descrizione della Grecia, IX 31, 7-8
  9. ^ Cf. Ibiblio, Internet Poetry Archive: Text of the Poem Personal Helicon
  10. ^ a b Millon, Theodore, Personality Disorders in Everyday Life, 2004

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Un excursus sul mito di Narciso: Dal Novecento agli antichi. Volti e riflessi del mito di Narciso | medeaonline

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]