Agdistis

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Nella mitologia greca, Agdistis (in greco, Ἄγδιστις) era il nome di un ermafrodita a cui vengono legate diverse leggende.

Il mito[modifica | modifica wikitesto]

Una notte, durante un sonno agitato, Zeus fece un sogno in cui giaceva con una donna, il suo seme arrivò fino sulla terra generando Agdistis, un giovane. Subito fu evirato dagli altri dei diventando una donna; dal membro perduto nacque una pianta di mandorlo. La pianta quando crebbe attirò l’attenzione di Sangaride, figlia del dio fluviale Sangario, la quale prese una mandorla e la nascose nel suo corpo, rimanendo incinta. Da questa gravidanza nacque Attis, ragazzo di indubbia bellezza che fece innamorare diverse donne fra cui l’ignara Agdistis. Alla vigilia delle nozze di Attis con un'altra donna, Agdistis si presentò facendo impazzire suo “figlio” che si evirò, l’ermafrodito si disperò tanto che gli dei concessero al suo corpo l’incorruttibilità.

Pareri minori[modifica | modifica wikitesto]

Secondo altri mitografi, Zeus voleva giacere con Cibele, ma lei non voleva, quindi Zeus cavalcò la terra, nel tentativo di possederla. Nel pieno delle forze, il dio eiaculò su una pietra, la quale fecondata fu chiamata Agdos, perché Cibele era raffigurata da una pietra di una scogliera. La storia prosegue similmente alla precedente, con la differenza che questa volta non era una pianta di mandorlo, ma di melograno e che a raccogliere il seme fosse Nana (altri dicono sempre la stessa Sangaride). In questa versione del mito, Attis era desiderato sia da Agdistis sia da Cibele, la prima lo fece impazzire fino a farlo uccidere, la seconda seppellì il suo corpo. Dal sangue nacquero delle viole, mentre Agdistis ebbe in premio che il corpo del defunto non solo non si corrompesse mai, ma anche che i suoi capelli continuassero a crescere.

Diffusione del culto[modifica | modifica wikitesto]

Anatolia, Egitto, Lesbo e Ramnunte.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
  • Arnobio, Adversus Nationes, 5,5
  • Pausania, Periegesi della Grecia, Libro VII 19. 9
Fonti secondarie

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