Giacinto (mitologia)

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Apollo e Giacinto, dipinto a olio di Méry-Joseph Blondel.

Giacinto (in greco: Ὑάκινθος), è un personaggio della mitologia greca. Nel mito letterario rappresenta un giovinetto di eccezionale bellezza amato dal dio Apollo, ma assai ammirato e desiderato anche da Zefiro, il vento di ponente.

Mito[modifica | modifica wikitesto]

Figlio del re di Sparta Amicla (progenitore dei cittadini di "Amyclae"-Amykles) e di Diomeda o, secondo altri, di Ebalo oppure di Pierio re originario di Pella in Macedonia e Clio, fu un giovane principe[1] . L'amore di Apollo nei suoi confronti era tanto grande che, pur di stare costantemente vicino al ragazzo, tralasciava tutte le sue principali attività ed accompagnava l'inseparabile amante ovunque egli si recasse.

Un giorno i due iniziarono una gara di lancio del disco; Apollo lanciò per primo ma il disco, deviato nella sua traiettoria da un colpo di vento alzato dal geloso Zefiro[2], finì col colpire alla tempia Giacinto, ferendolo così a morte[3]. Apollo cercò di salvare l'adolescente tanto amato adoperando ogni arte medica a sua conoscenza, ma non poté nulla contro il destino. Decise, a quel punto, di trasformare il bel ragazzo in un fiore dall'intenso colore, quello stesso del sangue che Giacinto aveva versato dalla ferita.

Il dio, prima di tornarsene in Cielo, chinato sul fiore appena creato scrisse di proprio pugno sui petali le sillabe "ai", "ai", come imperituro monumento del cordoglio provato per tanta sventura, che lo aveva privato dell'amore e dell'amicizia del giovane. Tale espressione di dolore, tuttora, si vuol ravvisare nei segni che sembrano incisi sulle foglie del Giacinto e che sono simili alle lettere A e I (segno dei lamenti divini per la perdita subita).

L'episodio è narrato nel X libro delle Metamorfosi di Ovidio. Secondo il poeta latino furono invece le lacrime divine a colorare i petali del fiore appena creato, imprimendogli così il segno imperituro del dolore provato; tale fiore mitologico è stato identificato nel tempo con varie piante differenti, tra cui l'Iride, il Delphinium e la viola del pensiero: anche altre figure semidivine morte nel fiore della loro giovinezza sono stati trasformati in "protettori della vita vegetativa", ad esempio Narciso, Ciparisso e lo stesso Adone.

Lo Pseudo Apollodoro dice che anche Tamiri fu conosciuto per esser stato uno dei precedenti amanti di Giacinto, pertanto anche il primo essere umano ad aver amato un altro maschio e dando in tal modo origine alla pederastia[4].

"La morte di Giacinto" di Giovanni Battista Tiepolo, 1752-3.

Culto a Sparta[modifica | modifica wikitesto]

Secondo una versione spartana locale del mito Giacinto, assieme a sua sorella Polyboea, sono stati assunti nell'alto dei Cieli fino a giungere ai Campi Elisi per opera delle tre Dee Afrodite, Atena ed Artemide[5].

Il suo culto in qualità di eroe greco si svolgeva ad Amykles, un villaggio della Laconia a sudovest di Sparta risale all'età micenea. Il santuario (temenos) è cresciuto attorno al tumulo rappresentante la sua tomba ed il quale si trovava, durante l'epoca della Grecia classica, ai piedi della statua di Apollo. I miti letterari servono quindi a collegarlo con i culti locali ed identificarlo col dio.

Giacinto era il nume tutelare di una delle principali feste spartane, le Giacinzie, che si tenevano annualmente ogni estate; la festa durava tre giorni, il primo dei quali era dedicato al lutto per la morte dell'eroe divinizzato, li ultimi due invece celebravano la sua rinascita in qualità di "Apollo Hayakinthios"[6] Le Giaconzie esistevano ancora ai tempi dell'impero romano.

Anche a Mileto si svolgevano feste in suo onore, le "Hyacinthotrophies"; uno dei mesi del calendario dorico prende il suo nome, "hyakinthios"[7]. La figura di Giacinto appare sulle prime monete della città della Magna Grecia Taranto[8].

Apollo, tra Giacinto e Ciparisso di Aleksandr Andreevič Ivanov (pittore), 1834.

Interpretazione[modifica | modifica wikitesto]

Il nome Giacinto è di origine pre-ellenica, come indicato dal suffisso -nth[9]. Secondo l'interpretazione del mito classico, la sua storia è una metafora della morte e rinascita della Natura, il tutto assistito dalla nuova divinità apollinea giunta assieme ai Dori ed è molto simile al mito riguardante Adone.

Parimenti è stato suggerito anche che Giacinto fosse una divinità pre-ellenica soppiantata da Apollo attraverso il "caso" della sua morte, al quale rimane associato nell'epiteto di "Apollon Hyakinthios".

Bernard Sergent, allievo di Georges Dumézil, crede che sia piuttosto una leggenda iniziatica, a fondazione della concezione sociale data dalla pederastia spartana. Apollo insegna come diventare un giovane uomo compiuto; infatti, secondo Filostrato , Giacinto apprende non solo il lancio del disco, ma anche tutti gli esercizi della Palestra (il Gymnasium), il tiro con l'arco, l'arte della musica, la divinazione ed infine anche a suonare la cetra. Inoltre, Pausania riferisce che Giacinto, nella statuaria, è talvolta rappresentato con la barba, a volte senza barba; evoca anche la sua apoteosi, rappresentato sul piedistallo della statua rituale come giovane ad Amyclae, suo luogo di culto. Il poeta Nonno menziona la risurrezione del giovane da Apollo.

Per Sergent la morte e risurrezione, così come l'apoteosi, rappresentano il passaggio all'età adulta.

Nell'arte[modifica | modifica wikitesto]

"Mote di Giacinto" di Aleksandr Aleksandrovič Kiselëv.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pseudo-Apollodoro 3. 10.3; Pausania il Periegeta 3. 1.3, 19.4
  2. ^ Luciano di Samosata, Dialoghi degli Dèi; Servio, commentario a Virgilio Ecloghe 3. 63; Filostrato, Immagini 1. 24; Ovidio Metamorfosi (Ovidio) 10. 184.
  3. ^ Pseudo-Apollodoro, 1. 3.3.
  4. ^ Pseudo-Apollodoro, 1. 3.3.
  5. ^ Pausania il Periegeta 3. 19. 4
  6. ^ Come sottolinea Colin Edmonson, "Un Graffito da Amykla", Hesperia 28 .2 (aprile-giugno 1959: 162-164) p. 164, bibliografia nota 9.
  7. ^ Pierre Chantraine, Dictionnaire étymologique de la langue grecque, Klincksieck, 1999 (nouvelle édition mise à jour), article « Template:Grec ancien », p. 1150 a.
  8. ^ Malkin I. Myth and territory in the Spartan Mediterranean. Cambridge UP. 2003. pag.113
  9. ^ Come il suffisso non-greco -nth indica, Giacinto era una divinità indigena a Amyklae in Laconia", commenta Nobuo Komita, "Note sul Dio pre-greco Amyklaean Giacinto", (1989 testo on-line)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Fonti moderne[modifica | modifica wikitesto]

  • Henri Jeanmaire, Couroi et Cureti: Essai sur l'éducation et sur les spartiate riti d'adolescenza dans l'Antiquité hellénique, Lille, Bibliothèque universitaire 1939.
  • Timothy Gantz, Early Greek Myth, Baltimore, Johns Hopkins University Press, 1993.
  • Karl Kerenyi, The Heroes of the Greeks, New York/London, Thames and Hudson, 1959.
  • Sergent, Bernard (1986). Homosexuality in Greek Myth
  • Bernard Sergent , Homosexualité et initiation chez les peuples indo-européens (Omosessualità e iniziazione tra i popoli indoeuropei), Paris, Payot, coll. "Storia", 1996 ( ISBN 2-228-89052-9 ).