La morte a Venezia

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La morte a Venezia
Titolo originale Der Tod in Venedig
1913 Der Tod in Venedig Expl. 57 von 60 sign..jpg
Edizione Fischer, 1913
Autore Thomas Mann
1ª ed. originale 1912
Genere racconto
Lingua originale tedesco
Ambientazione Venezia, 19... (così definito dall’Autore)
Protagonisti Gustav Aschenbach (scrittore di successo)

La morte a Venezia (titolo originale Der Tod in Venedig) è un racconto lungo (o 'romanzo breve') dello scrittore tedesco Thomas Mann pubblicato nel 1912. Considerata come una delle opere più significative di Mann, è certamente una delle più note al grande pubblico anche grazie all’omonimo film del 1971 per la regia di Luchino Visconti e al melodramma Morte a Venezia (1973) del compositore Benjamin Britten.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Gustav "von" Aschenbach è un famoso autore cinquantenne, recentemente nobilitato per onorarne il successo artistico; ha quindi acquisito l'aristocratico "von" da aggiungere al nome. Egli è un uomo che ha interamente dedicato l'esistenza alla propria arte, in una maniera quantomai disciplinata e costante, metodica fino al limite dell'ascesi. Una creatività faticosa ma socialmente fruttuosa.

Rimasto vedovo, sente all'improvviso nel suo animo l’impetuoso desiderio di viaggiare, avere nuove esperienze, provare cambiamenti, per cui si appresta a partire per una località mediterranea, anche nella speranza di migliorare così la sua salute, minata da problemi cardiaci. Decide quindi di prendersi una vacanza, anche per far riposare i nervi scossi.

Dopo una falsa partenza in direzione di Pola, sulla costa della Dalmazia ai confini dell'Impero austro-ungarico, insoddisfatto comprende, come preso da improvvisa illuminazione, che deve andare a Venezia; prende una suite al grand'Hotel des Bains all'isola del Lido di Venezia. Tra gli ospiti del grande albergo in cui alloggia, la sua attenzione quella sera stessa mentre si trova a cena cade su una nobile famiglia polacca in vacanza: tra di loro vi è un ragazzo di più o meno quattordici anni abbigliato con un vestito alla marinara.

Aschenbach ne rimane folgorato, letteralmente abbagliato, e si rende conto che l'adolescente è estremamente bello, tale e quale un'antica scultura greca. Le sue due sorelle maggiori, invece, sono così gravemente vestite da sembrar quasi delle suore. In seguito, mentre l'uomo continua a spiare amorevolmente il ragazzo e la sua famiglia in spiaggia, coglie per caso il suono di quello che pare esser il suo nome: Tadzio. Il giovane finisce per incarnare ai suoi occhi l’ideale di bellezza classica, grecizzante, alla quale l'artista venuto dal nord da sempre maggiormente aspira.

Presto però il tempo caldo e molto umido comincia ad incidere non proprio favorevolmente sulla salute di Gustav, il quale prende la decisione di ripartire il prima possibile per trasferirsi in un luogo più salubre. La mattina in cui ha programmato la partenza scorge ancora una volta Tadzio, e l'uomo viene preso da un fortissimo sentimento di rimpianto. Quando raggiunge la stazione ferroviaria e scopre che i suoi bagagli sono stati inviati per errore da un'altra parte si ritrova costretto a tornar indietro: finge d'esser arrabbiato ma intimamente è felicissimo.

Decide così di rimanere all'Hotel in attesa del ritorno dei bagagli smarriti. Durante i giorni seguenti l'interesse di Gustav nei confronti del ragazzino si trasforma in una vera e propria ossessione: sta ad osservarlo in continuazione, segretamente lo segue in giro per tutta la città lagunare, su e giù tra le calli e i ponti. Una sera, all'uscita dal ristorante dell'albergo Tadzio voltandosi ad un tratto verso di lui rivolge a Gustav un sorriso affascinante, quasi invitante: sconvolto, l'uomo lo paragona al Narciso della Mitologia greca. Precipitatosi fuori Gustav, nel giardino vuoto, ha il coraggio finalmente di confessar a sé stesso la verità: "Ti amo!"

Dopo qualche giorno Gustav, durante un'escursione nella città oppressa da una esiziale afa estiva, nota degli avvisi del "Dipartimento della Salute" che consigliano d'evitar di mangiare frutti di mare; si comincia inoltre a sentire dappertutto un forte odore di disinfettante. Le autorità comunque continuano categoricamente a negar che possa trattarsi di qualcosa di grave.

Aschenbach pare ignorar il pericolo, in quanto in qualche modo gli piace pensare che il male che sta vivendo Venezia sia un po' simile alla propria intima sofferenza di natura amorosa tenuta rigorosamente celata. Una sera sulla veranda gli ospiti dell'albergo vengono intrattenuti musicalmente da una banda d'artisti di strada; durante quest'esibizione Gustav estasiato cerca di rubare almeno uno sguardo al bel Tadzio, che si trova appoggiato noncurante al parapetto della ringhiera in una posa statuaria. Infine i loro occhi s'incontrano, seppur per un brevissimo momento, e a Gustav rimane la sensazione che vi possa esser un'attrazione reciproca.

In seguito cerca d'informarsi sulle effettive condizioni di sicurezza pubblica; dopo esser stato ripetutamente rassicurato che l'unico rischio attualmente esistente per la salute sia lo scirocco, viene informato da un inglese che è invece in atto una grave epidemia di colera. A questo punto Gustav considera l'opportunità di avvisar immediatamente la madre di Tadzio del pericolo; decide tuttavia di non farlo, per non veder partire l'amato ragazzo e perderlo così per sempre.

Una notte l'uomo ha un sogno intriso di dionisismo orgiastico, il che gli rivela la natura prettamente sessuale dei suoi sentimenti verso Tadzio; in seguito inizia a fissare l'adolescente sempre più apertamente e a pedinarlo: ma, anche così, i sentimenti dell'uomo (anche se vissuti intensamente nel proprio intimo) non si esternano mai oltre qualche fuggevole scambio d'occhiate.

Durante tutto il tempo del suo soggiorno, l’intera esistenza di von Aschenbach inizia a ruotare ossessivamente attorno a Tadzio, simbolo per lui di una gioventù svanita, ma anche oggetto di impulsi omosessuali che lo scrittore non era consapevole di possedere (o forse aveva fino a quel punto represso), pur senza desiderare però di concretizzare sessualmente la sconvolgente attrazione.

Gustav sembra incominciar anche a preoccuparsi per il proprio volto; nel tentativo di ringiovanire, va dal barbiere e si fa tingere capelli e baffi e truccar il viso così da renderlo più attraente. Così imbellettato segue per l'ennesima volta Tadzio attraverso Venezia, oppressa da un caldo infernale. Persolo di vista nel cuore della città, esausto ed assetato, compra alcune fragole mature e le mangia riposando in una piazzetta deserta; contemplando tra sé e sé l'ideale platonico della bellezza.

Il racconto si conclude alla spiaggia del Lido, dove von Aschenbach, disteso nella sua sedia a sdraio pare indebolito e malaticcio, sta osservando Tadzio giocare con gli amici, come aveva già fatto tante altre volte prima. Il ragazzo ad un tratto lascia i compagni e, dopo aver litigato con uno di loro ed esserne stato picchiato, si dirige al largo guadando lentamente le acque basse ma, prima di svanire alla sua vista, volge e condivide un ultimo sguardo col suo ammiratore morente. È come se l'adolescente avesse voluto fargli un ultimo segno; cerca d'alzarsi per seguirlo, per poi crollar di traverso sulla sedia.

Lo scrittore rimane totalmente estasiato dall’ineffabile bellezza del ragazzo, il quale alza il braccio verso l’orizzonte a voler indicare qualcosa, e nel delirio degli ultimi istanti di vita Gustav immagina se stesso intento a seguirlo verso un ideale irraggiungibile ultraterreno. Il suo corpo ormai esanime viene scoperto poco dopo.

Riferimenti a persone reali[modifica | modifica wikitesto]

Gustav Mahler[modifica | modifica wikitesto]

È opinione diffusa che il personaggio di von Aschenbach, si ispiri in parte al compositore Gustav Mahler. Il film di Luchino Visconti ricavato dal racconto nel 1971, infatti, è fortemente legato a questa identificazione, che ha influenzato diverse parti originali della sceneggiatura che si sono andate ad integrare sulla trama del racconto.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Morte a Venezia.

August von Platen[modifica | modifica wikitesto]

Il nome di Gustav von Aschenbach contiene invece allusioni ad un altro artista, il celebre poeta tedesco omosessuale August von Platen (August = Gustav; Ansbach, il luogo di nascita di von Platen = Aschenbach). L’ispirazione a Platen è resa più esplicita dal fatto che anche il poeta tedesco, come il personaggio di Mann, morì di colera in Italia, a Siracusa.

Autobiografia[modifica | modifica wikitesto]

La moglie di Thomas Mann, Katia, ricorda che l’idea della storia nacque durante una vacanza che fece nella primavera del 1911 con Thomas a Venezia:

« Tutti i dettagli della storia, a partire dall’improvvisa apparizione del pittoresco straniero nel cimitero, sono frutto dell’esperienza... Il primissimo giorno nella sala da pranzo, vedemmo la famiglia polacca, che appariva esattamente nel modo in cui la descrisse mio marito: le ragazze erano vestite in modo abbastanza convenzionale ed austero, e il bellissimo e affascinante ragazzino di tredici anni indossava un vestito alla marinara con colletto aperto e merletti molto graziosi. Attirò immediatamente l’attenzione di mio marito. Quel ragazzo era straordinariamente attraente, e mio marito lo osservava in continuazione con i suoi compagni sulla spiaggia. Non lo inseguì per tutta Venezia - questo non lo fece - ma il ragazzo lo affascinò, e pensava spesso a lui... Ricordo ancora che mio zio, il consigliere privato Friedberg, un famoso professore di diritto canonico a Lipsia, era indignato: "Che scandalo! E perdippiù un uomo sposato e con famiglia!"[1]»

Lo stesso Mann menzionò questa storia in una lettera scritta all’amico Phillipp Witkop il 18 luglio 1911, mentre ci stava ancora lavorando:

« Sono nel mezzo di un’opera: una cosa veramente molto strana che ho portato con me da Venezia, una novella seria e pura nei toni, che riguarda un caso di pederastia in un artista attempato. Dirai, "Hum hum!" ma è abbastanza decorosa[2]»

Il vero Tadzio[modifica | modifica wikitesto]

Il ragazzo che sembra abbia ispirato il personaggio di "Tadzio" era il barone Władysław Moes, il cui primo nome era di solito abbreviato in Władzio o Adzio.

La sua identità fu scoperta dal traduttore di Thomas Mann, Andrzej Dołęgowski, intorno al 1964 e pubblicata dalla stampa tedesca nel 1965. Alcune fonti riferiscono che lo stesso Moes non seppe di essere l'ispiratore della storia fino a che non vide la versione cinematografica di Visconti nel 1971.

Władysław Moes nacque nel 1900, quindi aveva solo 11 anni quando fu visto a Venezia dai coniugi Mann, più giovane sia dei ricordi di Katia Mann che della finzione letteraria. Morì nel 1986, quindi a differenza del suo omologo letterario non fu, per sua fortuna, destinato ad una morte precoce, come supponeva Aschenbach basandosi sul colorito pallido del fanciullo.

Moes è sepolto nel cimitero di Powązki a Varsavia. È stato anche soggetto di una biografia, Il vero Tadzio di Gilbert Adair.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

La morte a Venezia 1912

Edizioni de La morte a Venezia[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni originali:

  • Der Tod in Venedig, München: Hyperion 1912.

Traduzioni in italiano:

  • La morte a Venezia, con Cane e padrone, Milano: Mondadori, 1957.
  • La morte a Venezia, con Tonio Kroger e Tristano, traduzione di Enrico Filippini, Milano: Feltrinelli, 1971.
  • La morte a Venezia, traduzione di Anita Rho, Torino: Einaudi, 1971.
  • La morte a Venezia, traduzione di Francesco Saba Sardi, Milano: Bompiani, 1985.
  • La morte a Venezia, introduzione di Cesare Cases, traduzione di Bruno Maffi, Milano: Rizzoli, 1987.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Monografie:

  • Frank Donald Hirschbach, The Arrow and the Lyre: A Study of the Role of Love in the Works of Thomas Mann, M. Nijhoff, L'Aia 1955; passim (specialmente la sezione The Loves of Two Artists: Tonio Kröger and Death in Venice, op. cit., pp. 14-segg).
  • Jaume Radigales, Muerte en Venecia. Luchino Visconti. Estudio Critico, Barcelona: Paidos 2001.
  • Gilbert Adair, La vera storia di Tadzio, l’icona bionda di Morte a Venezia, Arcana, Roma 2002.

Articoli

  • Lee Slochower, ‘The Name of Tadzio in Der Tod in Venedig’, German Quarterly, vol. 35, No. 1 (gennaio 1962).
  • "Oldenbourg Interpretationen", Nr. 61, Der Tod in Venedig, München 1993, ISBN 3-486-88660-6.
  • Ursula Geitner, Männer, Frauen und Dionysos um 1900: Aschenbachs Dilemma. In: "Kritische Ausgabe" 1/2005, 4-sgg. ISSN: 1617-1357.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Katia Mann, Unwritten Memories
  2. ^ Da Morte a Venezia, tradotto e curato da Clayton Koelb, Norton Critical Edition; p.93.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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