Wilhelm von Gloeden

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Wilhelm von Gloeden nel 1891

Wilhelm von Gloeden (o von Glöden) detto il barone Guglielmo (Wismar, 16 settembre 1856Taormina, 16 febbraio 1931) fu un fotografo tedesco che lavorò soprattutto in Italia.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Von Gloeden, piccolo nobile tedesco del Meclemburgo, nacque nel castello di Völkshagen.[1] Si laureò in storia dell'arte all'Università di Rostock (1876), poi proseguì in pittura alla Grossherzoglich-Sächsische Kunstschule Weimar (1876–1877), scuola d'arte esistita dal 1860 al 1910. Sofferente di quella che sembra essere stata tubercolosi, si trasferì a Taormina in Sicilia nel 1878. Secondo alcuni storici, data la sua ricchezza, egli procurò una considerevole scossa all'economia locale di questa povera zona d'Italia.

Von Gloeden, iniziò a fotografare ragazzi negli anni ottanta dell'Ottocento, al contempo realizzò degli studi per ritratti di contadini del luogo e foto di paesaggi, trasformando il suo hobby in una professione redditizia dopo il 1895, quando la sua famiglia ebbe un crollo economico. Da tempo una celebrità locale a Taormina, il suo lavoro (e i suoi modelli) attirarono in Sicilia personaggi in vista dell'epoca, come Oscar Wilde, il "re dei cannoni" Friedrich Alfred Krupp, Richard Strauss, nonché l'imperatore tedesco Guglielmo II, anche se è opportuno ricordare che la fama di Taormina, come meta turistica d'élite, si andava affermando già da tempo.

La maggior parte dei lavori di von Gloeden si colloca in questo periodo fino allo scoppio della prima guerra mondiale. Le sue idilliache "illustrazioni di Omero e Teocrito", ovvero fotografie di giovani scarsamente vestiti in pose classiche, vennero anche riprodotte come cartoline e godettero di una certa popolarità come souvenir per turisti.

Accoglienza della sua opera[modifica | modifica sorgente]

Ragazzo drappeggiato, foto di Wilhelm von Gloeden

Wilhelm von Gloeden è noto soprattutto per i suoi studi pastorali di nudo maschile di ragazzi siciliani, di Taormina, che fotografava assieme ad anfore o costumi dell'antica Grecia, per suggerire una collocazione idilliaca nell'antichità. Si trattava tuttavia di una messa in scena pretestuosamente arcadica volta a mascherare il fine ultimo di tali immagini: stimolare le fantasie omoerotiche di facoltosi turisti stranieri.

Da un punto di vista moderno, il suo lavoro è notevole per il suo uso sapiente e controllato dell'illuminazione, così come per l'elegante messa in posa dei suoi modelli. Alla perfezione artistica dei suoi lavori contribuirono anche l'uso innovativo dei filtri fotografici e di lozioni per la pelle di sua invenzione.

La prima esposizione monografica dedicata all'opera di Von Gloeden fu allestita in Italia solo nel 1978, a Spoleto, in occasione del Festival dei Due Mondi.

Atteggiamento sociale verso il suo lavoro[modifica | modifica sorgente]

Caino
Le tre Grazie

Von Gloeden, che fu un professionista della fotografia, realizzò diversi tipi d'immagini per accontentare diverse richieste del mercato: dal paesaggio taorminese e siciliano, alle foto di monumenti artistici, alle foto di personaggi in costume folkloristico (queste prime tre categorie ebbero un ottimo veicolo di diffusione nella cartolina turistica, e contribuirono alla fama di Taormina), al reportage (documentò gli effetti del catastrofico terremoto di Messina del 1908) alle immagini classicheggianti a quelle di nudo, soprattutto maschile.

Le foto di nudo sono oggi indubbiamente quelle meglio note al grande pubblico, tuttavia le immagini che ottennero la più vasta attenzione in Europa e oltreoceano al suo tempo furono di solito piuttosto caste, con primi piani o modelli vestiti in toga, e generalmente attenuavano le implicazioni omoerotiche.
Foto più audaci, in cui i ragazzi erano completamente nudi o che, per via di contatti visivi o (timidamente) fisici, erano più erotiche, erano vendute discretamente alla sola clientela che ne avesse fatto esplicita richiesta, anche per mezzo di agenti che trattavano le sue immagini in varie nazioni europee, ed è un esempio di nudo integrale maschile la fotografia "Dioniso a villa Lysis" dove è presente un giovanetto nudo, del quale sono visibili le natiche. Anche se Gloeden fu sempre molto attento a non infrangere i limiti della "decenza" e di quel decoro che era molto importante nel piccolo paese in cui aveva scelto di vivere (a tutt'oggi non è emersa nessuna sua foto che avesse un contenuto esplicitamente sessuale, anche se ciò è probabilmente dovuto al fatto che queste sono andate distrutte nel 1939 o perdute), si ebbe una forte reazione da parte del clero taorminese (don Marziani) che denunciò lo stato di "degrado morale e religioso" della gioventù del luogo, specialmente maschile, corrotta dal Gloeden e "vittima di vizi abominevoli".[2] Ciò è ben documentato nel recente ed esaustivo saggio di Mario Bolognari che smonta il mito di una "presunta età dell'oro" taorminese e in cui si approfondiscono gli aspetti antropologici della vicenda gloedeniana, mettendone in evidenza la sistematica e continua opera di rimozione collettiva dei risvolti più scomodi da parte della comunità locale.

Considerati i tempi piuttosto bigotti e omofobici, è comunque interessante notare il fatto che von Gloeden e larga parte del suo lavoro furono generalmente accettati e rispettati, sia pure con qualche voce critica (persino sulla stampa del tempo). Ciò, tuttavia, almeno a livello locale, fu per un tornaconto economico, ossia per salvaguardare un certo tipo di turismo che potremmo definire onestamente "turismo sessuale".

La popolarità del suo lavoro in Germania, Inghilterra e Stati Uniti invece può probabilmente essere attribuita a tre ragioni principali:

  • Egli era un fotografo esperto e di talento.
  • Le tematiche classiche e pittoriche che caratterizzavano i suoi lavori fungevano da "copertura" e "paravento" (al carattere omoerotico delle raffigurazioni).
  • Le nuove tecniche permettevano la riproduzione di massa e la vendita del suo lavoro sotto forma di cartolina.

"Il Moro", erede di Gloeden[modifica | modifica sorgente]

Pancrazio Buciunì (1879-1963) detto "il Moro"

In totale il barone produsse oltre 3.000 scatti, che dopo la sua morte la sua unica erede donò a colui che era stato per molti anni il suo assistente e tuttofare Pancrazio Buciunì, anche noto come Il Moro per la sua pelle scura.
Buciunì proseguì, sia pure in tono drasticamente minore, l'attività di Gloeden, limitandosi a ristampare e vendere le immagini da lui scattate, aggiungendo nuovi scatti che egli stesso dichiarò essere di qualità inferiore. Nel 1939 molti negativi (su lastra di vetro) gli furono confiscati dalla polizia con l'accusa di essere pornografici. Buciunì fu assolto, ma una parte considerevole dei negativi uscì frantumata e inutilizzabile dalla prova.
Buciunì continuò a ristampare (sia pure per un mercato notevolmente ridotto, rispetto ai tempi del successo di Gloeden) dalle negative originali superstiti fino ad almeno gli anni Sessanta: queste immagini sono facilmente riconoscibili - anche quando sono firmate "vGloeden", per il fatto di essere stampate su carta fotografica moderna.
Le lastre superstiti sono oggi conservate dalla fondazione Alinari di Firenze, che commercializza per i collezionisti ristampe tirate coi metodi originali dell'epoca di Gloeden.

Altri fotografi simili suoi contemporanei[modifica | modifica sorgente]

La tomba di Gloeden a Taormina, 2005.

Il cugino di von Gloeden, Wilhelm von Plüschow, realizzò anche lui fotografie di nudi maschili a Roma. Da un punto di vista strettamente artistico, il lavoro di Plüschow è considerato inferiore a quello di von Gloeden, poiché la luce in Plüschow è spesso troppo dura, la cura dei dettagli minore (Gloeden, invece, aveva una cura maniacale dei dettagli) e la messa in posa meno curata al punto che spesso le posizioni dei modelli appaiono piuttosto artefatte.[senza fonte]

È da notare che Plüschow era già un fotografo affermato quando von Gloeden cominciò a fare fotografie nei primi anni '90. Fu quindi ipotizzato, senza nessuna prova, che von Gloeden sia stato istruito nell'allora difficile arte della fotografia dallo stesso Plüschow, mentre Gloeden stesso dichiarò, in uno scritto autobiografico, che il suo maestro era stato il taorminese Giuseppe Bruno[senza fonte].

La notorietà di Gloeden come fotografo di nudo maschile d'Italia soppiantò ben presto quella di Plüschow, e di conseguenza moltissimi lavori di quest'ultimo sono stati erroneamente attribuiti a von Gloeden.

Fino al 1907, il suo ex assistente Vincenzo Galdi produsse immagini nello stile di Plüschow. Le sue immagini mancano però a volte di eleganza, hanno una predilezione per il nudo femminile, e spesso si collocano al confine con la pornografia.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Mostre[modifica | modifica sorgente]

Mostre ed esposizioni sull'opera del barone:

  • Achille della Ragione - Mostra di foto di von Gloeden a Capri - Napoli 2009.[3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Alan Griffiths, Photographer - Wilhelm von Gloeden, Luminous-Lint. URL consultato l'11-04-2014.
  2. ^ Mario Bolognari, 2013, op. cit., pp. 236.
  3. ^ Festival di fotografia a Villa Lysis in Fondazione Capri. URL consultato il 21 aprile 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Raffaella Perna, Wilhelm von Gloeden. Travestimenti, ritratti, tableaux vivants, Milano, Postmedia, 2013, ISBN 978-88-7490-098-5.
  • Mario Bolognari e Franco Battiato, I ragazzi di von Gloeden. Poetiche omosessuali e rappresentazioni dell'erotismo siciliano tra Ottocento e Novecento, Reggio Calabria, Città del sole edizioni, 2013, ISBN 978-88-7351-576-0.
  • AA.VV., Dizionario della fotografia, Torino, Einaudi, 2008, ISBN 978-88-06-18461-2.
  • (ENIT) Italo Zannier (a cura di), Wilhelm von Gloeden. Fotografie, nudi, paesaggi e scene di genere, Fratelli Alinari-24 ORE, 2008, ISBN 8863020043.
  • Enrico Oliari, Catania, 1908: von Gloeden e il commercio di giovani da parte dei tedeschi in L'omo delinquente. Scandali e delitti gay dall'Unità d'Italia a Giolitti, Roma, Prospettiva editrice, 2006, ISBN 88-7418-425-5.
  • Vincenzo Mirisola e Giuseppe Vanzella, Sicilia mitica Arcadia. Von Gloeden e la «scuola» di Taormina, Modena, Gente di Fotografia, 2004, ISBN 88-88290-05-2.
  • Diego Mormorio, La lunga vacanza del barone von Gloeden, Roma, Peliti associati, 2002, ISBN 88-85121-76-4.
  • Roger Peyrefitte e Maria Lilith, Eccentrici amori, Milano, Longanesi, 1967.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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